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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 24 settembre 2020

DESERTA LA GARA ATAC PER LA MANUTENZIONE DEI TRENI DELLA METRO


Va deserta la gara d’appalto, del valore di 66 milioni di euro, indetta da Atac per la manutenzione straordinaria di 51 treni della metropolitana. Era una delle gare d’appalto finanziate con i famosi 425milioni di euro messi a disposizione della Capitale dal Ministero delle Infrastrutture nell’ambito dei lavori di ammodernamento e messa in sicurezza della rete metropolitana cittadina.

Una sola offerta era stata presentata, si legge nelle carte, da parte della RTI CAF Italia-Vapor Europe che però è “risultata non valida in quanto condizionata rispetto alle prescrizioni e condizioni del Capitolato d’appalto”. Tradotto dal burocratese aziendale, l’offerta non rispondeva alle richieste. Per cui la stessa è “stata ritenuta inammissibile e la gara è stata dichiarata deserta”.
Appare clamoroso come una gara così sostanziosa, 66 milioni di euro, non sia stata ritenuta appetibile dalle varie società che si occupano di manutenzione dei convogli e questo getta una luce sinistra sulla reale appetibilità di Atac come stazione appaltante: per un’azienda “salvata” e che “rinasce” non è esattamente una ottima pubblicità.
Il nodo che dovrà essere sciolto è quello della manutenzione di questi treni per scongiurare il rischio di un fermo tecnico nei depositi per scadenza della revisione. Dall’azienda filtra comunque ottimismo: “non avremo problemi. Recupereremo in fase di esecuzione dei lavori di revisione il ritardo della fase di gara". 



mercoledì 16 settembre 2020

RIENTRO A SCUOLA, TRASPORTO PUBBLICO SNOBBATO


Un rientro a scuola, tutto sommato, tranquillo sul fronte trasporto pubblico. Il temuto “assalto alla diligenza” alla fine non c’è stato: la gente, genitori e bambini e studenti più grandi, alla fine ha scelto il mezzo privato in luogo di bus e metro.
Lo testimonia la nota diffusa all’ora di pranzo da Atac: sulla metro A la media è stata di 400 viaggiatori per treno contro una capienza di 1200 persone; sulla B, se ne sono registrare 600 (sempre con una capienza di 1200 persone a convoglio). E no in dissimile il servizio di superficie: abbiamo girato la città e solo in caso di particolari ritardi fra una vettura e l’altra capitava di vedere assembramenti. Ad esempio, alle 8.44, alla fermata 70831 di via Prenestina a largo Preneste, il tram 9006 in servizio sulla linea 5 era pieno. Due minuti dopo, è transitato un 14 vuoto e dietro un 19 ancora vuoto. Stesse scene per il 360, l’87 e il 77 in transito a via Magna Grecia o un 671 sua via Appia Nuova. 
Non è andato, però, tutto esattamente liscio come l’olio: Furio Camillo e Ponte Lungo, due fermate consecutive sulla linea A all’altezza dei Licei Augusto e Bertrand Russell sull’Appia Nuova, sono rimaste chiuse da inizio servizio, 5.30 della mattina, fino alle 8.30 Furio Camillo e, addirittura, ore 11.15, Ponte Lungo, con i soliti (e ignoti) “guasti tecnici” che da mesi si ripetono con allarmante frequenza nel silenzio tanto dell’Azienda quanto del Campidoglio.
Qualche disservizio si è registrato anche per le linee 990L, 188 e 906 dove un “guasto ai veicoli” ha sospeso il servizio per i viaggiatori nel complesso fra le 11.45 e le 18.15.
Tuttavia, a parte questi disservizi oramai quasi d’abitudine in città, “le rilevazioni effettuate da Atac da inizio servizio a metà mattinata confermano che l'attività si è svolta regolarmente sia in superficie che in metropolitana, non riscontrando criticità. In superficie sono state realizzate tutte le corse previste lungo le linee scolastiche. Situazione sotto controllo anche in metropolitana. Fra le 7 e le 9 del mattino il numero di viaggiatori si è mantenuto ampiamente al di sotto del limite dell'80% - pari a 960 viaggiatori per treno - previsto dalle normative. Il numero delle validazioni registrate, nell'orario considerato, è stato di 55.862, in lieve aumento rispetto alle 51.522 validazioni registrate il 10 settembre scorso, quando è stato raggiunto il picco di validazioni degli ultimi mesi, con un incremento percentuale di circa l'8%”.

martedì 8 settembre 2020

AUTOBUS E METRO. È GIÀ CAOS



Ancora sei giorni: tanti ne mancano alla riapertura delle scuole, il prossimo lunedì 14 settembre. E Atac è già in sofferenza: il servizio bus inizia a manifestare problemi di sovraffollamento già ora, le metropolitane hanno i cronici problemi di accessibilità, i trenini da Ostia e da Viterbo saltano corse (Atac le chiama “rimodulazioni”) e quello sulla Casilina è già al quarto deragliamento in otto mesi.
Andiamo per ordine: lunedì si riparte con le scuole. In mezzo all’incertezza sui protocolli, all’arrivo dei banchi a rotelle, rimane aperto il problema del trasporto pubblico. Già oggi i social sono invasi di immagini di vagoni delle metro pieni e di bus stracolmi, di rispettare il metro di distanza non se ne parla proprio e, frequentemente, capitano sotto gli occhi foto o video con i posti a sedere nelle vetture tutti al completo. 
Il problema rischia di diventare ancor più esplosivo con il rientro a scuola degli studenti: una concentrazione di centinaia di ragazzi che andrà a sommarsi all’utenza ordinaria.
Il problema porta subito alla querelle politica: “Mentre la Regione Lazio pubblica un bando per l'affidamento di servizi di trasporto pubblico integrativi ai servizi di linea per dal 14 settembre, nell'ottica di rafforzare il Tpl in coincidenza della riapertura delle scuole, il Comune di Roma cosa fa? Praticamente nulla”, scrive il consigliere comunale Marco Palumbo (Pd) che aggiunge: “Finora la cronaca quotidiana ci offre la fotografia di bus sovraffollati, in barba alle prescrizioni sul mantenimento della distanza di un metro tra passeggeri, e corse insufficienti a soddisfare la domanda di trasporto pubblico che è destinata a subire un notevole incremento a partire da lunedì prossimo, con l'avvio delle scuole. A fronte di promesse di una riorganizzazione del servizio complessiva e di un ampliamento della flotta, la Giunta Raggi tanto per cambiare si fa trovare impreparata alla ripartenza. Difficile pensare che in una settimana si riesca a compiere il miracolo”.
Insieme alle carenze del trasporto di superficie, continuano a registrarsi i problemi cronici di accesso alle stazioni metro per disabili e persone a ridotta mobilità. Da giorni sul sito istituzionale di Atac è scomparsa la percentuale di efficienza degli “impianti di traslazione” (scale mobili, montascale e ascensori) e in compenso si moltiplicano gli avvisi di impianti fermi: solo ieri, per la linea A, tutti gli impianti fermi a Colli Albani, Arco di Travertino, Porta Furba, Numidio Quadrato, Lucio Sestio, Giulio Agricola, con Battistini in chiusura “per motivi tecnici” a mezzanotte. Per la B, disservizi vari a Termini, Tiburtina, Piramide (le tre fermate principali della linea) Eur Magliana, Colosseo, Monti Tiburtini, Santa Maria del Soccorso e Cavour. Con i funzionari Atac che spiegano: problemi dovuti a turni di personale scoperti e in mancanza degli operatori di stazione, per legge si devono spegnere gli impianti. 

venerdì 28 agosto 2020

L’ORIGINALE MATEMATICA DI ATAC

Denunciano gli utenti: a Termini, metro A, in uscita funzionano solo due scale mobili sulle sei esistenti. Quattro, quindi, sono ferme. E giù foto e video. 
Peccato che il sito istituzionale di Atac non ne faccia menzione alcuna. 
Come già accade, ad esempio per i bus flambé, l’Azienda di via Prenestina ha un modo tutto suo di tenere le contabilità.
Per gli autobus che vanno a fuoco, Atac conta solo quelli totalmente inceneriti e solo se erano in servizio. Bus inceneriti ma fuori servizio non vengono considerati. E non parliamo neanche di quelli pesantemente danneggiati: ecco perché l’Azienda nelle sue veline riesce sempre a raccontare che va tutto bene e i bus flambé sono sempre di meno, tanto da essere arrivati fra i numeri negativi. E non importa che vi siano foto e video che dimostrino il contrario o che le matricole dei bus incendiati,dal giorno del rogo, siano scomparse dalle rilevazione in tempo reale. 
A fronte di accessi agli atti, poi, l’opaca Atac si trincera dietro l’inchiesta della magistratura (che dura dall’epoca della sostituzione del cavallo con il motore a scoppio), rifiutandosi di fornire alla stampa anche i dati che abitualmente inserisce nei comunicati, quelli, per intendersi, in ciclostile: “per cause da accertare” si è sviluppato un “principio di incendio” e rigorosamente “senza danni alle persone”.
Discorsi analoghi escono fuori sui numeri dei bus in servizio che, alla mattina, vengono propagandati al massimo ma poi, nei servizi di rilevazione in tempo reale crollano nel giro di mezz’ora. Controprova: ogni giorno @infoatac (l’account twitter ufficiale dell’Azienda) annuncia linee sospese per mancanza di vetture e gli utenti che si lamentano, sempre via twitter, per le attese infinite alle fermate.
Ora, la terza coincidenza - che, per dirla alla Sherlock Holmes, fa una prova - vengono segnalate scale mobili che non funzionano ma sul sito non se ne trova traccia. Per forza che poi viene propalata la bufala del 90% degli impianti funzionanti. 

giovedì 27 agosto 2020

ATAC, SCALE MOBILI REVISIONATE GIÀ ROTTE, FLAMBUS E LINEE FERME. IL SOLITO MENU

C’è un simbolo plastico e concreto del reale servizio reso, si fa per dire, da Atac ai romani e ai turisti: le scale mobili della stazione della metro A Battistini, giunte al terzo giorno consecutivo di chiusura. Scale mobili che sono state fermate a dicembre scorso (insieme a Cornelia e Baldo degli Ubaldi) per la sostituzione per la revisione generale ventennale obbligatoria: un normale atto amministrativo così mal organizzato dai pentastellati con ritardi clamorosi negli appalti da aver causato la chiusura di alcune stazioni rese inaccessibili e insicure proprio dal fermo delle scale mobili. A Battistini, però i lavori di revisione sono stati completati poche settimane (metà agosto) fa evidentemente con scarso successo visto che, da tre giorni, le scale sono nuovamente ferme.
Ferme in compagnia di quelle di Valle Aurelia (anch’esse sostituite evidentemente senza frutto) e di Cipro. Sulla linea B scale mobili ferme a Eur Magliana, Monti Tiburtini, Bologna e, poi, il capolavoro: ferme a Piramide nel lato che porta alla stazione Ostiense per la gioia dei viaggiatori.
Disastro ascensori fermi a Cinecittà, Subaugusta (linea A); Ponte Mammolo uscita fermata del Cotral, Libia, Termini, Bologna, Pietralata, Castro Pretorio (linea B). Montascale fuori uso su mezza linea A: Anagnina, Giulio Agricola, Lucio Sestio, Numidio Quadrato, Porta Furba, Colli Albani, Arco di Travertino, Spagna, Flaminio e Ottaviano. Tutte stazioni off limits per un disabile motorio in carrozzina. 
In mezzo a questo disastro, avanza rapidamente l’incubo dell’apertura delle scuole. “Visto il servizio-non servizio di Atac - spiega Fabrizio Panecaldo, ex consigliere comunale - forse è il caso di pensare a un servizio di car pooling, ovvero di genitori che, con la supervisione delle scuole, si organizzino per accompagnare e riprendere i ragazzi usando una macchina sola. Per farlo, le scuole dovrebbero scegliere un responsabile della mobilità che possa interfacciarsi con i genitori e organizzare questa soluzione tampone”.
E arriva anche al pettine un altro problema legato alla gestione schizofrenica della mobilità Campidoglio: i bus a noleggio, i 38 forniti dalla Cialone, sono in via di restituzione. Già sono stati rimandati da Cialone i 18 bus da 12 metri, nonostante l’azienda fornitrice si fosse dichiarata disponibile a trovare un accordo per farli rimanere a servizio della città. Rimangono ancora nel parco vetture Atac i 20 bus da 9 metri che in teoria servono quei quartieri o quei percorsi dove le vetture più grandi non transitano anche se già ieri le linee 020 e 188, servite da bus corti, erano state sospese per mancanza di vetture. Non esattamente un bel viatico per la riapertura delle scuole

PORTONACCIO, LA FERMATA DEL DEGRADO

C’è un immagine che condensa in un solo scatto il fallimento grillino: i rifiuti accumulati dietro la fermata Atac 81728 di via di Portonaccio, angolo via Tiburtina.
Mentre la gente aspetta, spesso per le mezze ore, il 409 o il 545, si leva un odore misto di bruciato e decomposizione. Le immagini si limitano solo ai rifiuti: la fermata, però, è anche circondata da un’arena tropicale di piante mai potate. 


ATAC, NUOVA STAGIONE SOLITO CAOS

Si riparte come si era chiuso: con scale mobili ferme, flambus, disagi e disservizi. Il mese di agosto non ha certo alleggerito la disastrata situazione di Atac: ieri ferme per ore tutte le scale mobili in uscita dalla stazione della metro B di Castro Pretorio. 
Da evidenziare peraltro come Castro Pretorio - con Piramide, Policlinico, Bologna, Tiburtina F.S., Quintiliani, Monti Tiburtini, Pietralata, Santa Maria del Soccorso, Rebibbia - è una di quelle stazioni dove scale mobili e tapis roulant devono essere completamente revisionati nel 2020 per l'obbligatorio check dopo 20 anni di vita. Trattandosi di manutenzione straordinaria l’appalto è di competenza diretta del Campidoglio e non di Atac ed è stato vinto dalla Schinlder con una spesa per il Comune di poco più di 9 milioni di euro per sostituire 22 scale mobili, 22 ascensori e 4 tapis roulant. Solo che al momento non si ha traccia di questi cantieri.
E così, per non farsi mancar nulla, ieri a Castro Pretorio le scale mobili erano offline come a Piramide, Bologna, Eur Magliana. E come da oltre 48 ore sono ferme anche le scale mobili di Battistini che, però, sono già state cambiate per la sostituzione ventennale con la fermata chiusa per mesi a causa dei soliti ritardi del Campidoglio grillino nel programmare e poi gestire l’appalto.
Per non farsi mancare nulla, poi, lunedì pomeriggio nuovo flambus, sulla Togliatti all’altezza della Prenestina: bus vuoto vecchio di 15 anni, Mercedes Citaro, fuori servizio, con principio di incendio spento dai vigili del fuoco. Il computo totale dei bus flambé, quindi, sale a 19 da inizio anno, con 15 vetture scomparse dalle rilevazioni a causa dei danni provocati dal fuoco.
Non bastasse la gestione dell’ordinario, anche le polemiche politiche tengono banco. I Verdi, prendendo spunto da uno studio di Agenzia della Mobilità sul rientro a scuola, chiedono alla Raggi di adottare una “rigida regolamentazione differenziata degli orari di uffici pubblici, scuola, commercio, servizi”. 
Il Pd, invece, denuncia come il bando emanato da Atac per la ricarica di un nuovo direttore generale sembri “una tavola apparecchiata per usare un termine caro alla Sindaca, per qualcuno dei soliti noti amici degli amici. Forse un direttore generale che si è distinto nel suo operato soprattutto con le aziende comunali spinte nella peggiore crisi della loro storia”. Il nome non c’è ma in Campidoglio c’è un solo Direttore Generale. “Il 4 settembre (data di scadenza del bando, ndr) chiederemo immediatamente la  lista dei curricula pervenuti sperando di non trovare i nomi di chi vorrebbe sopravvivere al mandato della Raggi, spostandosi dal Campidoglio ad Atac”. Abbiamo cercato il DG del Campidoglio, Franco Giampaoletti, che, però, ha scelto di non commentare limitandosi a ricordare come la scelta del DG spetterà all’Amministratore Unico di Atac, Giovanni Mottura.

martedì 11 agosto 2020

ATAC: DUE BUS FLAMBÉ E SITO IN TILT PER I RIMBORSI



Giornata di fuoco per il trasporto pubblico locale: concretamente di fuoco. Due bus Atac vanno a fuoco e, per soprammercato, si aggiunge anche una vettura Cotral distrutta da un incendio a Priverno (Lt).
Con quelli di oggi, per i trasporti capitolini si sale a 18 bus flambé da inizio anno. 
Si parte in mattinata: ad andare a fuoco (nel video) è un Mercedes Citaro del 2004 messo in servizio sulle navette sostitutive del tram 19.
L’incendio, che ha completamente diastrutto la vettura, è avvenuto in viale Regina Margherita, all’altezza dell’incrocio con via Nomentana. Come sempre la comunicazione di Atac si limita a parlare di cause in corso di accertamento (un accertamento tanto infinito quanto rigorosamente tenuto riservato) e di assenza di conseguenze per i passeggeri. 
Il secondo bus flambé del pomeriggio del 10 agosto
Passano poche ore e va a fuoco un secondo bus, matricola 3204, in servizio da dicembre 2013 - quindi uno di quelli più nuovi della flotta Atac - in servizio sulla linea 492. L’incendio è avvenuto in piazzale Sisto V, alle spalle della Stazione Termini e vicino l’ex Ministero dell’Aeronautica. 
Aggiornando le statistiche - che non corrispondono alla numerazione di Atac che pare averne una tutta sua che ormai sfocia quasi nei numeri negativi - siamo, dunque, arrivati a 18 bus incendiati da inizio anno. 
Di questi, 7 sono di Roma TPL (il privato che gestisce un centinaio di linee di periferia) e 11 di Atac. Dei 17 totali, due risultano recuperati e tornati in servizio e gli altri 15 (checché ne dica Atac) sono spariti dalle rilevazioni dei sistemi di controllo dai giorni dei rispettivi roghi. Sono 11 quelli che, stando alle immagini, risultano essere andati completamente distrutti: 5 di Roma TPL e 6 di Atac. Al momento, le statistiche riportano la linea 409 e la linea 20 express come quelle più interessate dai roghi con due vetture ciascuna: il 12 marzo a Ponte Tiburtino (vettura distrutta) e il 7 maggio in via dell’Acqua Bullicante (solo danni) per il 409; il 1 giugno in via Prenestina (solo danni) e il 5 luglio in viale della Sorbona (bus distrutto) per la 20 express. 
Non bastasse il giorno di fuoco, Atac è andata a bagno anche sui rimborsi per gli abbonamenti: decisi dalla Regione, senza incidere sui bilanci aziendali, da ieri mattina e fino al 30 settembre si possono chiedere i rimborsi per gli abbonamenti non goduti per i mesi di marzo e aprile. Solo che le code sono state infinite, il sistema è andato più volte in crash e, una volta compiuta correttamente la procedura, Atac comunica che la risposta arriverà per novembre. Insomma, al pc o alla fermata Atac si fa sempre attendere. 

IL QUINQUENNIO DI “SUCCESSI” DI VIRGINIA RAGGI


Il quinquennio di Virginia Raggi e dei 5Stelle in Campidoglio si può sintetizzare in tanta (scadente) propaganda e paralisi del Comune.
La prima cosa che emerge è proprio il fermo totale di tutte le principali attività della macchina capitolina: da quelle ordinarie a quelle straordinaria.
L’accelerazione degli ultimi giorni sullo Stadio della Roma è solo un palliativo elettorale che segue un quadriennio di inerzia. Come per Tor di Valle, l’incapacità decisionale dei grillini - persi in discussioni interne senza fine e senza costrutto in ossequio al principio dell’uno vale uno che si trasforma in un’impasse infinita - si è riverberata direttamente su tutte le grandi opere che sono al palo. Ferma la metro C che ha accumulato, di fatto, un ritardo di lavorazione pari esattamente al mandato pentastellato. Azzerato il prolungamento della B da Rebibbia a Casal Monastero, opera di cui si sono perse le tracce. Come per la metro D, ripescata dal cilindro poche settimane fa ma solo a livello di annunci. Scomparsi dai radar: la Città dei Giovani, le Torri dell’Eur, le caserme di via Guido Reni, la Raggi si è concentrata sulle due opere più inutili della storia: le funivie, strappate al nulla dalla necessità di imporre una traccia del passaggio dei grillini a Palazzo Senatorio. 
Lo stesso percorso delle grandi opere - tentennamenti e ripensamenti - lo si vede nella composizione della Giunta che ha cambiato un enorme numero di assessori. Un’invasione di “stranieri” che di Roma conoscono poco o niente ha preso possesso delle stanze del Campidoglio, arrivati tutti accompagnati dalla fanfara e ripartiti dopo qualche mese fra le polemiche: prima degli attuali ci sono stati tre assessori al Bilancio; due alle Partecipate, due al Commercio, uno ad Urbanistica, uno a Lavori pubblici, uno alla Mobilità, una alle Politiche sociali, una al Patrimonio. A questi va sommato l’assessorato alla Semplificazione, soppresso. Più il caos rifiuti.
Gli assessori all’Ambiente sono cambiati tanto quanto i manager di Ama. Il risultato finale è sotto gli occhi e i nasi di tutti i romani: chiacchiere a parte buone solo per intasare le caselle email dei giornali, Ama è arrivata al limite. I rifiuti restano in strada per settimane ovunque: al centro e in periferia, dove c’è il porta a porta spinto e dove ci sono i cassonetti. Il Piano rifiuti della Regione - usato come alibi dai 5Stelle dal 2018 - per quando non convincente ora è approvato. La Raggi ha rinnegato la prima parte del verbo grillino finendo per indicare Monte Carnevale, di fronte a Malagrotta da cui dista poco più di un km in linea d’aria, come sede della discarica di Roma. Ma, tempi tecnici a parte, la città è preda delle crisi dei rifiuti che con cicli sempre più ravvicinati fra loro e più lunghi nella durata stanno rendendo la Capitale un letamaio maleodorante. 
E con i rifiuti, si accompagna il verde: aiuole stile giungla, alberi che crollano per totale assenza di manutenzione e un monitoraggio che, a ogni crollo, ci viene propinato come fosse la panacea. 
Terzo settore in crisi, quello del trasporto pubblico. La propaganda grillina gira tutta attorno al concordato: un congelamento dei debiti, di cui solo una piccola parte viene pagata e, per il resto, un’Azienda che si tiene in piedi solo grazie alle sovvenzioni (sotto varie forme) pubbliche. Anche qui, chiacchiere a parte, siamo a 18 bus flambé nel 2020, metropolitane che hanno già fatto perdere ai romani oltre 17 giorni di tempo e management i quali, analogamente ad Ama, saltano come i tappi a capodanno. 
E questa lunga serie di “successi” della Giunta Raggi ha anche un’immediata eco in Consiglio comunale dove da ormai molto tempo, la maggioranza grillina è tale solo sulla carta riuscendo a mala pena a tenere il numero legale. Le sconfitte elettorali nelle urne - Politiche, Regionali, suppletive dei Municipi - si vedono anche in Aula Giulio Cesare dove i rapporti fra i consiglieri sono sempre più tesi.  

giovedì 6 agosto 2020

METRO A SINGHIOZZO: PERSI 17 GIORNI DA INIZIO ANNO




Prosegue inarrestabile il servizio a singhiozzo che Atac fornisce all’utenza: l’Azienda sarà anche salva, per parafrasare la propaganda grillina, ma in strada i mezzi non passano.
Ieri mattina, per il secondo giorno consecutivo, è rimasta chiusa la ferrovia Roma-Lido di Ostia fra Piramide e Acilia. Il motivo, in questo caso, è il rogo nell’area di Tor di Valle ma le scene sulle vetture sostitutive, al netto del mancato rispetto delle misure anti Covid, sono da paese del Quarto mondo.
La mattinata si era aperta con la chiusura in uscita della stazione Vittorio Emanuele della linea A della metro. E capita che Atac si perda i bus: alle 11.47 l’Azienda non era in grado di fornire i tempi di arrivo del 77 in direzione Piramide. In questi giorni, poi, il servizio di superficie viene svolto con una media della metà dei bus che erano disponibili prima della quarantena e, nonostante questo, capita ancora che Atac non riesca a garantire che sulle linee certificate come idonee per il trasporto disabili non vi siano bus con ostacoli: è successo ancora ieri, sulla linea 90, dove a mezzogiorno e mezzo girava la vettura 5271 non accessibile ai portatori di handicap.
Nei giorni scorsi, poi, si sono registrati guasti alla Metro B e alla C: due volte ciascuna il 2 agosto con rallentamenti e circolazione interrotta.
Fra circolazione interrotta, stazioni chiuse, rallentamenti da inizio anno Atac ha fatto perdere ai romani (almeno) 17 giorni, cioè un abbondante 8% del servizio che l’Azienda avrebbe dovuto fornire.
I dati provengono dall’account twitter ufficiale di Atac, @infoatac, che di norma avvisa con i cinguettii quando una linea si ferma o rallenta o chiude.
L’analisi nel dettaglio dimostra come la più tartassata sia la linea A: da inizio gennaio a fine luglio, sono stati persi 5 giorni e 23 ore in chiusure, e 2 giorni e 1 ora in rallentamenti. A volte si tratta di cose di pochi minuti ma altre volte sono stazioni che chiudono per ore o interruzioni lunghe delle linee per soccorrere passeggeri, guasti tecnici (tipologia di motivazione abusatissima da Atac senza che mai si sappia quale guasto fosse), scioperi, intervento delle forze dell’ordine. 
A seguire come linea tartassata c’è la C, che, per inciso, è la linea più nuova fra le tre e con i treni a guida automatica. Nei primi sette mesi del 2020 in totale si sono persi più di otto giorni di servizio: 4 con blocchi e sospensioni della circolazione e 4 con i rallentamenti. 
Paradossalmente, quindi, la migliore per prestazioni risulta la linea più vecchia di Roma, la B: qui si è perso un totale di un giorno e pochi minuti in termini di chiusure e nemmeno uno completo come rallentamenti che si verificano sì di frequente ma sono spesso di pochi minuti di durata. I bilanci staranno anche a posto, come sostengono i grillini, ma la gente non si sposta sopra i libri contabili.   

martedì 28 luglio 2020

STOP ALLA METRO UN GIORNO SU SEI



Giornata di passione infernale per le metropolitane capitoline: prima, intorno alle nove di mattina, si blocca la stazione Termini della B con forti rallentamenti dell’intera linea, poi si replica, intorno alle tre del pomeriggio, ma sulla C.
Nel giorno in cui la Raggi annuncia la conclusione dei carotaggi per la stazione Venezia, Atac regala ai romani una delle sue migliori performance sulle sotterranee. 
Partiamo dalla linea B: alle 9.24 Atac twitta su Termini: “causa guasto tecnico circolazione rallentata sull’intera linea”. Rallentamenti che proseguono fino a quasi le 11 di mattina quando finalmente l’Azienda annuncia il ripristino della regolare circolazione.  
Stessa criptica causa: il guasto tecnico - a richiesta Atac non ha saputo né voluto specificare di quale guasto si è trattato - si ripresenta intorno alle tre del pomeriggio sulla linea C. Stavolta però niente “semplici” rallentamenti. La terza linea metro di Roma si ferma del tutto in entrambi i sensi di marcia. Lo stop totale dura tre quarti d’ora. Verso le 15.45 Atac cinguetta la riattivazione del servizio nelle tratte fra San Giovanni e Mirti e fra Giardinetti e Pantano. Ma, per ancora un’altra ora e mezza, servono le famigerate navette sostitutive per la tratta centrale fra Giardinetti e San Giovanni. Solo alle sei del pomeriggio la circolazione è ripresa sull’intera linea anche se, ancora per un po’, si sono registrati ritardi e disagi per gli utenti.
Utilizzando l’account ufficiale dell’azienda, @infoatac, viene fuori un quadro desolante: almeno una volta a settimana si verifica qualche problema sulle linee metro.
Limitando l’analisi alla sola linea A, da inizio anno si sono registrare ben 32 chiusure di stazioni - una ogni sei giorni e spicci - e, fra quelle totali e quelle parziali, ben 14 sospensioni della linea. Ovviamente, in molti casi si tratta di chiusure e sospensioni che durano solo alcuni minuti che, però, specie nell’ora di punta, possono rappresentare un enorme problema per l’utenza: non solo lì per lì i convogli non passano o saltano una fermata ma quando il servizio torna regolare si sono accumulate code infinite. 
La dizione “guasto tecnico” tanto cara ad Atac che non fornisce mai spiegazioni esaurienti alla faccia della trasparenza, è stata utilizzata quattro volte per chiusura totale della linea, cinque per la chiusura solo di alcune tratte (Battistini-Ottaviano, Battistini-Termini, Anagnina-Cinecittà) e ben 10 volte per giustificare la chiusura di una stazione.
C’è la top ten delle stazioni chiuse: vince la medaglia di peggior stazione della linea A la fermata Furio Camillo che ha subito sette chiusure nel 2020 (9 nel 2019 e 18 nel 2017). Argento per Re Di Roma che in questo anno è rimasta chiusa sei volte. Terza sul podio, Repubblica che, dopo la lunghissima chiusura dovuta alle scale mobili rotte, in quest’anno è già stata chiusa 5 volte. Ultima testimonianza della solerte trasparenza di Atac: venti volte l’azienda ha chiuso stazioni metro nel 2020 con la generica motivazione di “guasto agli impianti di stazione”. 


martedì 14 luglio 2020

BONUS AD ATAC PER NON VIAGGIARE


Oltre un milione e 700mila in un solo mese di “km bonus”: ecco come Atac tiene in piedi i conti. Pazienza se poi il servizio vero reso all’utenza precipita. L’importante è trovare sempre nuovi bizantinismi contabili per non andare in fallimento. 
Dopo un semestre di silenzio, Atac ha finalmente reso pubblici i dati sul servizio reale offerto all’utenza nei primi tre mesi del 2020. 
Il raffronto con i primi trimestri degli anni scorsi è impietoso, nonostante oramai siano in servizio tutti i 227 bus acquistati dal Campidoglio: per il servizio di superficie (bus, filobus, tram e bus elettrici) sono stati effettivamente percorsi 21milioni e 657mila km. Erano 22 milioni nei primi tre mesi del 2019, 23,7 nel 2018 e 23,3 nel 2017. 
Per le tre linee di metropolitana siamo a 2,1 milioni percorsi quest’anno sostanzialmente in linea con gli anni precedenti. Non è ancora stato diffuso il dato sulle tre ferrovie concesse (Roma-Lido, Roma-Viterbo e Termini-Giardinetti). 
Scendendo nel dettaglio, però, si notano dati nuovi. Prima della quarantena, gli autobus avevano percorso quasi 7,2 milioni di km a gennaio e 6,8 a febbraio aumentando di molto rispetto al 2019 e superando di poco i livelli del 2018 e del 2017. 
Su marzo invece il servizio reale crolla. Va ovviamente evidenziato come proprio a inizio marzo siano state decise le misure di quarantena. E, con l’ordinanza Zingaretti sui trasporti, venne completamente rimodulato il servizio che assunse l’orario estivo con fine corse alle ore 21. 
A marzo 2020, dunque, il risultato in termini reali per chi alla fermata dell’autobus c’era nonostante la quarantena, è che fra autobus, bus elettrici, tram e filobus, il servizio di superficie ha percorso 6,6 milioni di km invece che gli 8,2 previsti con uno scostamento di un milione e 900mila km. Una perdita ingente, visto che Atac riceve i soldi dal Comune in base ai km percorsi. Per evitare il crollo dei conti oltre che quello del servizio, arriva in soccorso il Campidoglio che paga (con uno sconto del 25%) un eccezionale quantità di km bonus, quelli, “non effettuati per cause esogene”. In un solo mese il Comune ha sostenuto Atac pagando un’aggiunta di 1 milione e 735mila km bonus (la media mensile abituale è di 151mila km bonus). Per comprendere l’eccezionalità di questo bonus, basti un dato: nell’intero 2019 il Comune ha pagato 1 milione 812mila km bonus. Praticamente il solo mese di marzo 2020 vale quasi quanto tutto il 2019.

lunedì 13 luglio 2020

E I ROMANI SI MERITANO QUESTO?

TRASPORTI PUBBLICI
Atac, Crisi infinita. E Roma Tpl è in proroga
L’arrivo di nuovi bus - spacciato come una novità mentre, dopo Veltroni, ne acquistarono sia Alemanno che Marino - non riesce minimamente a compensare il tracollo di Atac. La Raggi e i 5Stelle hanno scelto la strada del concordato preventivo ma, nonostante le iniezioni di mezzi pagati dal Comune e non da Atac, l’Azienda arretra nel servizio erogato all’utenza tanto che, da gennaio 2020, non vengono neanche più pubblicati i rapporti mensili sullo stato del servizio erogato.
La prima rata dei creditori privilegiati del concordato sarà pagata in queste settimane ma tutti gli altri creditori senza privilegi slitteranno al 2023 e i funzionari Atac già hanno messo le mani avanti e, usando il Covid come argomentazione, chiesto l’aiuto del Governo per avere liquidità.  
L’altra società, il consorzio Roma Tpl, ha il contratto di servizio scaduto a maggio 2018. Da allora, il Comune a trazione grillina, non è stato in grado di indire una regolare gara d’appalto per trovare sul mercato il successore: dopo 3 proroghe, l’unico tentativo fatto è stato stangato dai giudici amministrativi che hanno bocciato la gara. Siamo giunti alla quarta proroga - ed è appena il caso di ricordare quante polemiche sollevò proprio la Raggi contro Marino per le proroghe - che scadrà a fine ottobre 2020 ma, visti i tempi ristretti che rendono sempre più difficile indire la nuova gara, si arriverà alla quinta.  

MANUTENZONE STRADE
Buche ovunque e risarcimenti
Nei primi tre anni di governo sul fronte manutenzione stradale il nulla o quasi. A testimoniarlo, le righe scritte nella Relazione annuale dell’Agenzia per il controllo della Qualità dei servizi pubblici del Comune (soggetto autonomo ma i cui vertici sono nominati dall’Assemblea capitolina, quindi dalla maggioranza 5Stelle) in cui si fa riferimento a una “ripresa” dell’attività nel 2018. Lo stato del manto stradale delle vie di Roma è sotto gli occhi di tutti. 
Gli stanziamenti disposti dal Campidoglio sono una goccia nel mare per la loro esiguità: a marzo scorso il “vanto” del Comune a 5Stelle era uno stanziamento complessivo di 322 milioni di euro, 95 per l’ordinaria e 266 per la manutenzione straordinaria. 
Le strade di Roma sono divise in due tipi: di competenza del Campidoglio e sono le consolari o comunque strade di grande rilievo e importanza, e quelle di competenza dei Municipi. In termini di misure, le strade di competenza del Comune sono 800 km lineari, pari a circa 11 milioni di metri quadri. Quelle di competenza dei Municipi, sono 4.700 km per una superficie di 45 milioni di metri quadri, vale a dire meno di 6 euro a metro quadro. Reti arancioni da pollaio a parte, il conto economico del disastro Raggi sulle strade lo fornisce ancora l’Agenzia per la Qualità: 7mila richieste di risarcimento danni per 1,7 milioni erogati fra il 2016 e il 2018.
GRANDI OPERE
Metro C e Stadio, troppo tempo perso 

Fra quelle pubbliche e quelle private, la Giunta Raggi si è contraddistinta per un quadriennio di assoluta indecisione. Impossibile dimenticare i tre anni persi a discutere (sui social) cosa fare della Metro C e altrettanto impossibile dimenticare come le due talpe che stanno scavando i tunnel siano ferme da un anno sotto i Fori Imperiali per l’incapacità di approvare gli atti necessari a farle proseguire.
L’intero complesso delle altre grandi opere di urbanistica - Torri dell’Eur, Mercati generali, Caserme di via Guido Reni - siano rimaste impantanate nelle sabbie mobili della palude grillina: ferme. 
Come fermo è la più grande opera privata in progettazione: lo Stadio della Roma. Ancora oggi, dopo quattro anni di Consiliatura, ci sono consiglieri che domandano “che succede se non lo votiamo”, dimostrando di non aver neanche capito le regole di base. In quattro anni la Raggi è riuscita nell’impresa di peggiorare il progetto e rallentare l’iter approvativo. Un capolavoro. 
Da quattro anni assistiamo alle buone intenzioni sull’acquisizione dalla Regione al patrimonio comunale delle due ferrovie ex concesse, Roma-Lido di Ostia e Termini-Giardinetti. Ma, oltre le chiacchiere mancano tutti gli atti amministrativi necessari a completare l’iter.   

IL NODO DEI RIFIUTI
Situazione al collasso e monnezza ovunque
Il capitolo rifiuti è forse quello dove più di tutte si è manifestata la nemesi delle favole grilline: da “no discarica” alla creazione della discarica a Monte Carnevale. Da mai più Malagrotta alla scelta di un sito, Monte Carnevale, appunto, prospiciente Malagrotta e da esso distante un chilometro e 200 metri. Da “la differenziata salverà Roma” a un più mogio rimettiamo i secchioni. 
Dopo quattro anni di “cura Raggi” i risultati sono semplicemente catastrofici: l’immondizia, con cicli sempre più ravvicinanti nel tempo e lunghi nella durata, rimane in strada. Ama è come mai avvenuto prima sull’orlo del fallimento tanto che il direttore generale del Campidoglio ha aperto a una possibile ricapitalizzazione dell’azienda. Il sistema di gestione del ciclo dei rifiuti è peggiorato: l’impianto Ama di via Salaria è andato a fuoco, quello di Rocca Cencia è al limite. Ci si appoggia a Manlio Cerroni e ai suoi impianti oppure ad altri privati. 
I vertici di Ama sono cambiati vorticosamente con sette avvicendamenti in quattro anni: Daniele Fortini, Alessandro Solidoro, Antonella Giglio, Lorenzo Bagnacani, Massimo Bagatti, Luisa Melara, Stefano Zaghis. Il risultato finale lo spiegano le tabelle dell’Agenzia per la Qualità dei Servizi del Comune: il voto dei romani ad Ama oscilla fra il 2,8 della pulizia stradale al 4,2 della raccolta.

VERDE PUBBLICO
Gli alberi vanno giù e la città è una giungla
A ogni bava di vento o pioggia che sia appena più intensa dell’acquerugiola, gli alberi della città vengono giù. E giù, peraltro, restano a lungo tanto che viene da domandarsi se il Campidoglio non stia sperimentando un sistema di decomposizione naturale. E per ogni albero caduto tocca anche sorbirsi la giaculatoria del monitoraggio: il Comune gli alberi li monitora sempre. Evidentemente monitora quelli sbagliati, visto che, nonostante questa intensa opera di controllo, gli alberi continuano a cadere.
Il verde pubblico della città ha superato il livello giungla urbana. Il Campidoglio gestisce direttamente 41 km quadrati di verde urbano cui va aggiunto un altro km e 700metri quadri di verde scolastico: 315mila alberi situati per il 54% nei parchi, per i 36% in strada pari a 1.200 km di filari alberati e per il 4% nelle scuole. 
I dati del Campidoglio, propaganda sui monitoraggi a parte, raccontano che nel solo 2012, ultimo anno di Alemanno, erano state effettuate 9500 potature. Nei primi tre anni del Governo Raggi, sono state superate le 10mila: praticamente meno di 3500 potature annue. E se nel 2012 erano stati piantati 1830 nuovi alberi contro 1400 abbattimenti e un saldo positivo di 430 nuove alberature, nei primi 3 anni Raggi il totale è 404 a fronte di 3806 abbattimenti e un saldo negativo di 3402 alberi che non ci sono più.

giovedì 9 luglio 2020

IN ARRIVO ALTRO VENERDÌ NERO PER LO SCIOPERO DEI TRASPORTI


Si avvicina il fine settimana e immancabile arriva lo sciopero del trasporto pubblico. 
Domani, venerdì 10 nella Capitale è stato indetto dalla Faisal Cisal uno sciopero del trasporto pubblico di 24 ore. Di fatto, a rischio sono tutti i trasporti pubblici che già di loro versano in uno stato al limite del comatoso: bus, tram e metropolitane più le ferrovie ex concesse Roma-Civitacastellana-Viterbo, Roma-Lido di Ostia e Termini-Giardinetti portano subire decurtazioni del servizio che, comunque, sarà obbligatoriamente garantito nelle fasce di rispetto. Quindi, trasporti regolari fino alle 8.30 di mattina e poi dalle 17 alle 20. 
Ad essere a rischio non sono solo i servizi offerti da Atac ma anche quelli di Cotral che in una nota spiega: “Il prossimo venerdì, 10 luglio, l'organizzazione sindacale Faisa Cisal ha proclamato uno sciopero di 24 ore con astensione dalle prestazioni lavorative dalle ore 8.30 alle ore 17 e dalle ore 20 a fine servizio. Saranno garantite tutte le partenze dai capolinea fino alle ore 8.30 e alla ripresa del servizio alle ore 17 fino alle ore 20. Tutte le informazioni sulla modalità di sciopero saranno disponibili sul sito internet cotralspa.it e sull'account Twitter@BusCotral".
Non bastasse, c’è anche uno sciopero del sindacato Usb, solo quattro ore dalle 9 alle 13, e che riguarda il servizio offerto da Roma Tpl, il consorzio privato che gestisce 100 linee periferiche per conto del Comune e il cui contratto di servizio è scaduto a maggio 2018 ed è giunto già alla quarta proroga con la quinta che si avvicina sempre più.

mercoledì 8 luglio 2020

ALTRO BUS FLAMBÉ, E SIAMO A 16



Ci risiamo: altro bus flambé. Siamo al sedicesimo da inizio anno, il terzo in una settimana. Stavolta è andata a fuoco, finendo totalmente carbonizzata, una vettura Atac da 18 metri (quelle snodabili) in servizio sulla linea 20 express. Giusto per aggiornare le statistiche è il secondo bus 18 metri che va a fuoco sulla linea 20 express: era già accaduto il 1 giugno sulla Prenestina all’altezza di via Longoni ma il fuoco aveva solamente danneggiato la vettura. Ieri, invece, autista e passeggeri salvi grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco che, però, non hanno potuto evitare che l’autobus si trasformasse in un pezzetto di carbone. 
Il computo del 2020, dunque, riporta un totale di 16 vetture incendiate. Di queste, sette sono di Roma Tpl - il consorzio privato che gestisce 100 linee di periferia con un contratto di servizio scaduto a maggio 2018 e già prorogato 4 volte dai 5Stelle - e nove di Atac. Di questi 16 autobus, 6 risultano solo danneggiati (due già rientrati in servizio) dal fuoco mentre gli altri 10 (metà Roma Tpl e metà Atac) risultano o totalmente distrutti o così pesantemente danneggiati da essere irrecuperabili. Limitandosi a quelli Atac, gli incendi sono avvenuti il 6 marzo nella rimessa Magliana alle 5 di mattina dove è andata distrutta la vettura 3063 in servizio sulla linea 905. Poi l’11 marzo, alle 10 e mezza di mattina, finisce bruciata la vettura 3174 in servizio sulla linea 791 a viale Marconi. Il giorno dopo brucia completamente il segmento posteriore del bus da 18 metri matricola 409 in servizio sulla linea 490 a ponte Tiburtino. L’ultimo carboncino di bus avviene il 13 maggio, dentro la galleria Giovanni XXIII alle 5 e mezza di mattina, alla vettura 7566 in servizio sulla linea 46 tanto che la Galleria venne chiusa per alcune ore per permettere la rimozione della carcassa. Di tutti questi roghi ci sono foto e video. 
Stando alla nota Atac, invece, i bus distrutti nel 2020 sono solo 3: “Con quello di oggi sono tre le vetture distrutte a causa di incendio dall'inizio dell'anno. Rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso i casi risultano dimezzati”. In realtà, andando a rivedere le tabelle del 2019, al 5 luglio risultavano distrutti o irrecuperabili 7 autobus, contro i 5 del 2020 e, in percentuale, quindi, non sono dimezzati ma ridotti del 28%. 
Il problema con Atac è la totale assenza di trasparenza: da gennaio non viene più neanche pubblicato il bollettino mensile dei km effettivamente percorsi da bus, metro e ferrovie concesse: l’ultimo è di dicembre 2018. E, nonostante svariate richieste di accesso agli atti, l’Azienda si rifiuta di esibire il computo esatto dei bus flambé. Chiusi nella ridotta del bunker della Cancelleria di via Prenestina, i vertici dell’azienda possono baloccarsi con la semantica e scegliere di inserire o meno un bus nell’elenco dei distrutti dal fuoco sulla base di parametri non verificabili da nessuno: articoli di fede nell’Atac per i bus flambé e i km macinati.  


giovedì 2 luglio 2020

FILOBUS TUTTI IN GARAGE E DOWN IL SISTEMA INFORMATICO PER GLI ABBONAMENTI



Nulla da fare: nonostante le verbose e prolisse rassicurazioni dell’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese, i filobus per Roma non girano più.
Il caso, denunciato da Il Tempo, riguarda l’intero parco vetture filobus della Capitale: nessuno fra i 45 BredaMenarinibus del Corridoio Eur Laurentino ma nessuno neanche fra i 30 Solaris Trollino.
Per i Breda il problema era il contratto di manutenzione, scaduto a maggio per la solita, cronica e totale incapacità dell’Amministrazione comunale di predisporre non solo un nuovo bando ma addirittura neanche la proroga dell’esistente. E sì che in Campidoglio di proroghe sul trasporto pubblico se ne intendono visto che Roma Tpl - il consorzio che gestisce 100 linee di periferia - è già giunto alla quarta proroga dal 2018 a oggi, senza che si veda il nuovo bando e con sempre più probabile quinta proroga in arrivo. 
Per i Trollino il problema sono le batterie che da tempo avrebbero dovuto essere sostituite.
Attacca il Pd: ieri "mercoledì 1 luglio, dalle promesse di Calabrese tutti i filobus sarebbero dovuti essere in strada, invece sono fermi e immobili come la giunta Raggi”, scrivono i consiglieri Ilaria Piccolo e Giovanni Zannola che aggiungono: “Atac non è evidentemente in grado di fare la manutenzione ai mezzi con l’alimentazione elettrica. A complicare le cose anche la liquidazione di Roma Metropolitane che avrebbe dovuto provvedere alla stesura di un nuovo contratto di manutenzione. Da qui la necessità del Campidoglio di trovare una nuova stazione appaltante che ancora non è stata individuata”.
Non bastasse il caos sui filobus, ieri sono saltati anche i rinnovi degli abbonamenti: chi, come ogni primo del mese, ha cercato di pagare dal tabaccaio o all’edicola il proprio abbonamento mensile, ha trovato il sistema in blackout causa aggiornamento della rete. Risultato: code infinite alle stazioni metro già sotto enorme pressione per le norme sul distanziamento sociale. Denuncia il consigliere della Lega, Davide Bordoni: “di restituire i soldi agli abbonati per i mesi di quarantena con i bilanci già compromessi della Municipalizzata romana neanche se ne parla, ma questi ulteriori disservizi scoraggiano chi, gradualmente, sta tornando a prendere i mezzi pubblici. Quello di questo settembre - aggiunge Bordoni - sarà un rientro drammatico per i cittadini e con l’apertura delle scuole il rischio è quello di un disastro nella mobilità. Come farà il nuovo amministratore unico a spiegare ai dipendenti Atac che il Comune a guida 5stelle li sta condannando al fallimento?”.

sabato 13 giugno 2020

CAMBIO DELLA GUARDIA IN ATAC, ARRIVA MOTTURA



Cambia la guida di Atac: ieri pomeriggio il Campidoglio, con una nota, ha ufficializzato l’arrivo di Giovanni Mottura come Presidente del Consiglio di Amministrazione e Amministratore delegato di Atac. Mottura prende il posto di Paolo Simioni approdato a maggio scorso all’Ente di assistenza al volo (Enav) come amministratore delegato. 
A Mottura il compito di completare il piano di rilancio di una delle aziende di trasporto pubblico più grandi d’Europa e di proseguire nel percorso tracciato”, scrive il sindaco, Virginia Raggi nella nota ufficiale. 
Laureato in Economia e Commercio, fondatore dello studio Mottura-Tron che svolge attività di consulenza societaria, amministrativo-contabile, di controllo aziendale e di ausilio al contenzioso e alle procedure giudiziarie (in ambito civile e penale), Mottura è esperto in diritto penale dell'economia e in amministrazione giudiziaria di patrimoni in sequestro. Da novembre dello scorso anno è il liquidatore di Roma Metropolitane S.r.l., società partecipata “in house” di Roma Capitale. Rimane da capire se il cambiamento ai vertici Atac si ferma qui o se arriveranno anche dei tecnici della mobilità ad affiancare Mottura.