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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 5 ottobre 2016

STADIO SENZA TORRI, TRENI E PONTI

Lo Stadio della Roma si farà, ma non più come lo avevamo ammirato nei plastici e nei prospetti per la stampa: avremo due grattacieli in meno, nessun nuovo ponte sorgerà sul Tevere e il prolungamento della Metro B non si farà più. Col risultato che per andare a vedere i giallorossi, i tifosi – finanche quelli di Decima, Malafede, Torrino più prossimi allo stadio – avranno una sola strada percorribile dove rimanere imbottigliati: la via del Mare. Con tanti saluti all’avveniristico progetto del presidente Pallotta e del costruttore Paransi.
Una rivoluzione urbanistica che il Tempo vi racconta in esclusiva. Tifosi a parte, gli altri protagonisti della partita potranno dirsi contenti: l’assessore grillino all’Urbanistica, Paolo Berdini, per aver ottenuto la riduzione delle cubature; Pallotta e Parnasi perché spenderanno meno (oltre mezzo miliardo sul miliardo e 650 milioni di euro previsti); si sistemeranno le torri dell’Eur dove potrebbe andare Unicredit; Telecom risparmia e potenzierà le sedi di Pomezia, Parco Leonardo e Torpagnotta; e Cassa Depositi e Prestiti si libererà dell’ingombrante scheletro delle Torri dell’Eur. C’è un sottile e assai complesso filo rosso che lega la storia delle Torri dell’Eur con quella dello Stadio di Tor di Valle. L’abbandono del progetto di fare dei grattacieli vicino il Laghetto il quartier generale di Telecom, libera una casella nel grande domino dello Stadio. Sembrano storie diverse, lontane, ma così non è. La seconda mossa di questo risiko urbanistico è quella del ricorso al Tar contro la decisione di Berdini di revocare il permesso a costruire all’azienda telefonica. Ricorso che non impedirebbe a Telecom di sciogliere la società con Cassa Depositi e Prestiti e di lasciare le Torri dell’Eur al loro destino. Davanti al Tar, però, il rischio è che gli atti della Giunta Raggi vengano annullati facendo tornare i due palazzi pronti per un nuovo «inquilino».

IL RUOLO DELLA BANCA 
A dar retta ai boatos capitolini potrebbe essere Unicredit già tirata in ballo per l’acquisizione di una delle tre torri progettate dall’archistar Daniel Libeskind, che dovevano venir su accanto allo Stadio come compensazione per le opere pubbliche, da utilizzare come centro direzionale della banca. Questa compensazione – sempre a dar retta ai funzionari del Campidoglio – avrebbe permesso al costruttore Luca Parnasi di fare pari e patta dei circa 500 milioni di euro della sua esposizione debitoria proprio con il gruppo Unicredit. Il 26 luglio 2016 il vicepresidente della banca, Paolo Fiorentino, «esce» da Unicredit. Il dirigente non sarebbe stato solo l’uomo che ha guidato il passaggio del pacchetto azionario dell’As Roma dai Sensi agli americani, ma anche il riferimento del Gruppo Parnasi dentro l’Istituto. Il 3 agosto 2016 Unicredit vara un piano di riassetto delle società del Gruppo Parnasi: con questo atto, di fatto, al costruttore rimangono in mano alcune aziende. La principale è la Eurnova, proprietaria dei terreni di Tor di Valle e partner della Roma nell’affaire Stadio. Insistenti indiscrezioni raccolte da Il Tempo in ambienti capitolini narrano di Unicredit pronta a «mollare» una delle tre torri dello stadio per traslocare, a costi molto più bassi, dentro quelle di Ligini all’Eur, che tornerebbero sul mercato qualora il Tar annullasse gli atti della Giunta Raggi. Tutto questo modificherebbe sostanzialmente le pre-condizioni economiche dell’affare Stadio. Fino a 6 mesi fa, Parnasi doveva portare a casa l’impianto come da progetto con le tre torri tutte intere, visto che una era già «assegnata» a Unicredit. La ristrutturazione agostana del debito e il «bonus» che Parnasi percepirà dalla Roma se il progetto verrà approvato in via definitiva avrebbero, di fatto, «messo in sicurezza» il costruttore. Che, quindi, ora potrebbe sedersi al tavolo delle trattative con il Comune con maggiore serenità.

IL GIOCO DI BERDINI 
L’Assessore grillino, per modificare il progetto, aveva una sola strada istituzionale: portare una nuova delibera in Consiglio comunale che cambiasse quella votata sotto Marino, diminuendo le cubature assegnate ai proponenti. Nelle sue dichiarazioni rese in occasioni ufficiali e non, Berdini ha sempre fatto fuoco e fiamme contro il progetto Stadio, definito uno «scempio urbanistico» costruito «in un deserto». Il 29 luglio, gli uffici comunali gli hanno fornito l’arma per sopprimere quello «scempio» ma lui non ha ritenuto di premere il grilletto: sulla sua scrivania è arrivata una relazione (prot. 141124/2016) letta da Il Tempo, in cui si mette nero su bianco che il progetto non rispetta i dettami della delibera di pubblico interesse. Quale occasione migliore per bloccare tutto rispedendo il dossier al mittente? Eppure Berdini non ha approfittato di un rigore a porta vuota. Sarebbe interessante capire perché. Sicuramente le vicende Olimpiadi, Torri dell’Eur e Fiera di Roma avrebbero reso difficile per la Raggi esprimere un altro «no» anche allo Stadio, dato che i tifosi non guardano tanto al voto espresso nelle urne ma al colore della maglia. Inoltre, il rischio di esporre il Campidoglio a una causa di risarcimento miliardaria – già ventilata nei mesi scorsi da ambienti romanisti – era troppo elevato. Però, a pagina 21 della relazione firmata dall’architetto Vittoria Crisostomi (la stessa che rappresenta il Comune in Conferenza di Servizi), si scrive che il progetto, nel calcolo della Superficie Utile Lorda, chiamata Sul (ovvero il parametro sul quale si calcola lo sviluppo in termini di cubature che un terreno può avere) non rispetta le norme e soprattutto viola le prescrizioni contenute nella delibera di pubblico interesse. Ma Berdini, come detto, ha preferito spedire il dossier in Regione dove si è aperta la pratica nella Conferenza di Servizi. L’ok finale alle nuove condizioni sarebbe per Berdini un gran risultato che gli eviterebbe critiche sia dai tifosi grillini che dai romanisti.

I PILASTRI 
Tre sono, secondo quanto si apprende, i pilastri sui quali Berdini dovrebbe basarsi per ottenere la cancellazione di due torri su tre. Il primo sono i calcoli per la «Sul». Il secondo è il problema dei parcheggi. Il terzo, il ponte carrabile sul Tevere a Parco de’ Medici con annessa strada di collegamento fra questo e l’asse via del Mare/Ostiense. Per quanto riguarda le cubature, già quando venne presentata la bozza di progetto a giugno 2015, gli uffici capitolini ravvisarono una serie di errori macroscopici. E anche nel dossier definitivo di maggio 2016, secondo la stessa «relazione Crisostomi», ci sono nuovi errori: i progettisti hanno escluso dal calcolo della «Sul» tutta una serie di elementi, come «serre, locali tecnici, spazi interamente chiusi come gli androni», lasciando dentro solo quelli che producono utili. Questi errori fecero infuriare Pallotta e costarono la poltrona al responsabile del progetto Mark Pannes che, a dicembre 2015, venne sostituito da David Ginsberg e i proponenti chiesero a tutti i tecnici di ricalcolare esattamente la «Sul».

ABBAGLI E PARCHEGGI 
Le imprecisioni che vengono ravvisate dagli uffici comunali anche nella versione 2016 del progetto potrebbero portare a una revisione dei metri cubi e, di conseguenza, a una riduzione del cemento rispetto al progetto presentato. Secondo paletto: i parcheggi. Sarebbero insufficienti, secondo gli uffici, a garantire il rispetto delle norme per la parte stadio e per l’area commerciale. La nuova Tor di Valle, infatti, deve essere considerata anche come una zona commerciale e, quindi, avere dei posti auto dedicati: non si può evitare una potenziale sovrapposizione fra chi va allo Stadio per una partita che si giochi in contemporanea all’orario di apertura dei negozi e chi invece vuole andare a fare shopping nei centri all’interno dell’impianto. Il risultato, perciò, dovrebbe essere un aumento della superficie da dedicare ai parcheggi. Che, per compensare, verrebbero affidati nella gestione e negli incassi ai proponenti (Pallotta e Parnasi) cambiando l’attuale delibera che prevede i posti auto come opera compresa fra quelle obbligatorie per legge (a standard) e non tra quelle di pubblico interesse. Ma c’è di più. Si potrebbe aprire anche un potenziale contenzioso: per assegnare la gestione di un servizio come i parcheggi occorre una gara d’appalto e non un affidamento diretto.

IL PONTE NON C’È PIU 
Il terzo passaggio che potrebbe essere tentato dal Campidoglio per ridurre le cubature date in compensazione alla Roma è contemporaneamente il più delicato e il più impattante. Ed è la cancellazione del ponte carrabile sul Tevere con svincolo sulla Roma-Fiumicino e con la strada di collegamento con Stadio e via del Mare/Ostiense. Il risultato composto di questi tre pilastri, quindi, diviene una variazione enorme della cubatura data a compensazione ma anche una altrettanto enorme riduzione delle opere sulle quali si basa non solo l’interesse sportivo della As Roma ma l’interesse pubblico della città: almeno due torri potrebbero andar via. Con un risparmio per il duo Parnasi-Pallotta, fra costo delle due torri e quello del ponte, che supera il mezzo miliardo di euro e una diminuzione del valore delle opere pubbliche che scendono da 445 milioni di euro a 340.

LA CONFERENZA FINALE 
Tutto questo valzer verrebbe fatto in Conferenza di Servizi e «reggerebbe» ad una sola condizione: l’accordo del Campidoglio con il presidente americano e il costruttore romano. Se Pallotta e Parnasi si opponessero in sede giudiziale chiedendo il rispetto della delibera di pubblico interesse del 2014 e dei suoi «paletti», Berdini potrebbe trovarsi in difficoltà. Ma l’intera operazione fra Torri dell’Eur e Unicredit muterebbe in modo fondamentale il quadro economico. A nessuno, a questo punto, converrebbe irrigidirsi. Soprattutto ai «proponenti» che non trarrebbero più giovamento da un progetto divenuto troppo ingombrante e poco vendibile. Non sarebbe più nell’interesse di Eurnova, qualora Unicredit «mollasse» davvero il presunto acquisto di una delle torri di Tor di Valle, spingere per la conferma complessiva del progetto. Da bravo imprenditore, Parnasi è uomo abituato a trattare e nulla fa ipotizzare una sua resistenza a questo nuovo assetto. Dal lato As Roma – contattata da Il Tempo – il discorso si rivela molto semplice: lasciateci fare la parte sportiva del complesso, a partire dallo Stadio, se poi spendiamo di meno, siamo più contenti. In Conferenza di Servizi, quindi, questi possibili nuovi accordi verrebbero fatti passare per prescrizioni e inseriti in variante. Se tutto quello che abbiamo fin qui rivelato dovesse verificarsi per Berdini sarebbe l’apoteosi: andando in Consiglio comunale, l’assessore farebbe votare all’Aula una variante che riscriverebbe anche parzialmente la delibera Marino, prendendo atto che sono intervenute delle modifiche accettate da tutte le parti. E il gioco è fatto.

giovedì 15 settembre 2016

PALLOTTA SOGNA: STADIO A FINE INVERNO


Per usare una metafora calcistica, si è trattato di un primo tempo di studio fra le due squadre. Questo in sintesi l’esito del primo incontro faccia a faccia fra i vertici del Campidoglio - il sindaco, Virginia Raggi, il vicesindaco, Daniele Frongia, e gli assessori alla Mobilità, Linda Meleo, e all’Urbanistica, Paolo Berdini - e la delegazione della Roma, guidata dal presidente, James Pallotta, affiancato dal direttore generale, Mauro Baldissoni, dall’amministratore delegato, Umberto Gandini, e dal responsabile del progetto stadio, David Ginsberg. Un incontro iniziato alle 11 e durato una quarantina di minuti. 


Le dichiarazioni ufficiali sia del patron giallorosso che del Campidoglio sono improntate al “bello stabile”. Pallotta: “È stato un ottimo incontro. Abbiamo discusso di alcune cose, parlato del progetto, di quello per cui lavoriamo ormai da tre anni e mezzo-quattro. È andata bene. Loro sanno che è importante e lo sappiamo anche noi. Sono molto aperti, è stata una buona riunione. Sono sempre stato ottimista sul fatto che costruiremo questo stadio. Non c’è motivo per cui non dovrebbe essere fatto e vogliamo farlo nel modo giusto”. 


Poi una sottile virata, rispetto alle dichiarazioni rilasciate il giorno prima al termine dell’incontro con il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, sull’inizio dei lavori: “Sono fiducioso del fatto che inizieremo a costruire per la fine dell’inverno”.
Anche il Sindaco, uscendo dal Campidoglio una mezz’ora dopo il termine dell’incontro, ai giornalisti che attendevano da oltre due ore, ha solo detto che “non si è parlato di dettagli tecnici che saranno affrontati in prossimi incontri” per poi rilasciare l’abituale post sulla sua pagina facebook: “è stato un incontro cordiale di conoscenza. Si è parlato di una possibile collaborazione tra il Comune e la Società per iniziative non solo legate al calcio ma allo sport in generale, in particolare a progetti dedicati ai più giovani. Tra gli obiettivi reciproci c'è quello di dare nuova linfa alle strutture e agli impianti sportivi della città. Tradizionalmente la nostra città è legata e vive con passione il gioco del calcio, una realtà importante da valorizzare a più livelli”. 
All’incontro hanno parlato la Raggi, Frongia e un po’ la Meleo. Berdini è rimasto silenzioso tutto il tempo e, quindi, i temi sono virati più sulla impostazione che la Giunta pentastellata vuole dare al governo cittadino, cercando di spiegare a Pallotta la visione di Roma e del suo futuro, che sui dettagli tecnici del progetto. Una visione, ovviamente, tutta incentrata sul ripristino della legalità. 

Meno tranquillità fra i 5stelle della Regione: Davide Barillari e Gianluca Perilli (fino a pochi giorni fa membro del minidirettorio di “supporto” alla Raggi) hanno puntualizzato: “Dobbiamo capire se è uno stadio pubblico o uno su un terreno privato da cui un privato avrà guadagni, se ci sarà una colata di cemento. Si deve pensare prima all’interesse dei cittadini e non andare verso un’ulteriore privatizzazione delle grandi opere di cui non abbiamo bisogno” (Barillari) e, Perilli, occorre “verificare che ci siano tutte le condizioni adatte. Ma non deve trasformarsi in una speculazione commerciale”, con la stoccata finale alla Raggi: “Il sindaco Raggi sa perfettamente come procedere nell’autonomia del proprio potere decisionale". 

venerdì 10 giugno 2016

ECCO LO STADIO DELLA ROMA/1



Il Tempo inizia oggi la pubblicazione e l’analisi del progetto definitivo per la realizzazione dello Stadio di Tor di Valle. L’analisi de Il Tempo prende le mosse dai tempi, che è la domanda che tutti i tifosi rivolgono: quando sarà realizzato lo Stadio?
Accantonata l’incognita “nuovo Sindaco”, la tempistica ipotizzata dalla società giallorossa e dai suoi 42 partner nel progetto è chiara: per la stagione 2019-2020 la Roma conta di giocare non più all’Olimpico ma a Tor di Valle. E questo, anche in vista dell’assegnazione dei Giochi Olimpici del 2024 può essere anche un ulteriore tassello da inserire nel dossier olimpico. Anche perché, secondo le date indicate nel cronoprogramma dalla società giallorossa, a fine dicembre 2022 tutto l’intero complesso, incluse le tre torri e palazzi e piazze annesse, sarà terminato, dando così un nuovo e riqualificato volto a un’area, quella di Tor di Valle, che oggi versa in un drammatico abbandono, fra topi, degrado, prostituzione, terreni trasformati in discarica. E, non a caso, a inizio maggio, prima ancora di portare le carte in Comune, la parte del progetto relativa all’impianto sportivo vero e proprio venne consegnata prima al Coni per una valutazione. Con grande e pubblica soddisfazione espressa dal presidente del Comitato Olimpico nazionale, Giovanni Malagò
Lo scorso lunedì 30 maggio la Roma spedì Baldissoni e Zanzi in Campidoglio e in Regione a depositare due copie identiche del progetto definitivo dell’impianto. 
Sembrano passati secoli, ma era solo pochi mesi fa quando la Roma di James Pallotta ha avviato le procedure per realizzare il suo stadio. Nell’estate 2014 la Conferenza di Servizi preliminare, poi il lungo dibattito in Consiglio comunale terminato con la Delibera di Pubblico interesse votata a maggioranza il 22 dicembre 2014. Poi, la presentazione alla stampa e alla città, in pompa magna, del(lo pseudo) progetto definitivo del 15 giugno 2015, che pochi giorni dopo venne rigettato dal Comune e dalla Regione per carenza di documentazione. Da quel momento, una ridda di voci, sussurri, spifferi. E tanto silenzio. Intervallato dall’avvicendamento alla guida del progetto Stadio fra Mark Pannes, uscito a dicembre, e David Ginsberg il cui subentro ha fatto segnare una grande spinta verso la conclusione del lavoro progettuale. In mezzo, le dimissioni di uno dei grandi sponsor dello Stadio, Ignazio Marino, la nomina di Tronca a Commissario straordinario che, fra nove giorni, lascerà il posto alla nuova Amministrazione che verrà indicata dai romani con il ballottaggio. 

Il “nuovo” progetto definitivo è composto da una mole immensa di documenti, se non altro, a testimoniare l’importanza e l’impatto in termini economici e occupazionali - sono in ballo, secondo quanto scritto nel progetto, “1.500-2000 maestranze del settore edile, mentre, a regime, l’impiego nei diversi comparti arriverà a oltre 4.000 unità, in aggiunta agli oltre 15.000 addetti del Business Park” - dell’opera. 

Ora, rimangono gli ultimi passaggi: il Campidoglio deve terminare l’esame preliminare delle carte per verificarne la rispondenza sia alle norme nazionali che ai dettami contenuti nella delibera di pubblico interesse. Una volta terminato questo passaggio - che la Roma prevede entro il 29 giugno - la palla passa in Regione: convocazione della Conferenza di Servizi decisoria per esaminare passo passo tutte le soluzioni progettuali ipotizzate. 180 giorni per poter dare il via al più grande cantiere privato degli ultimi decenni. 

martedì 31 maggio 2016

STADIO, LA VOLATA FINALE

E, alla fine, ce l’hanno fatta: la Roma ha consegnato ufficialmente nella tarda mattinata di ieri, come anticipato da Il Tempo, il progetto definitivo del nuovo Stadio di Tor di Valle. Il dossier è stato depositato e protocollato in Campidoglio, direttamente agli uffici dell’Assessorato all’Urbanistica, e anche in Regione, dove è stata consegnata una copia conforme a quella lasciata in Comune.Settantadue scatoloni formato A3 che occupano interamente una stanza di 25 metri quadri. Rigorosamente sotto chiave.




«I documenti - si legge nel comunicato ufficiale - consegnati in formato cartaceo ed elettronico, contengono oltre 3500 disegni progettuali e più di 50mila pagine di relazioni specialistiche. Il dossier definitivo è il risultato del lavoro congiunto e delle competenze di oltre 500 specialisti del settore tra ingegneri, architetti e consulenti appartenenti a più di 50 studi professionali».
I numeri spiegano da soli le differenze rispetto al progetto incompleto di un anno fa, scritto in «appena» 7041 pagine corredate da 567 allegati tra tavole, grafici e disegni. Stavolta è stata inserita anche una «guida» per individuare facilmente le integrazioni richieste e una certificazione ottenuta dalla società esterna specializzata Inarcheck, che ha verificato per conto dei proponenti l’effettiva completezza e rispondenza del progetto aggiornato ai requisiti di legge.




Dopo il deposito degli scatoloni, nel pomeriggio il dg giallorosso Mauro Baldissoni, accompagnato dal costruttore Luca Parnasi e dal suo braccio destro, è passato prima in Regione all’assessorato di Michele Civita e poi in Campidoglio da Francesco Paolo Tronca per due visite istituzionali, Il commissario straordinario della Capitale ha chiesto di avere una relazione sul progetto e ha promesso tempi brevi per il passaggio delle carte alla Regione.
«Questo è un giorno importante per il progetto - ha dichiarato il presidente della Roma James Pallotta - che apporterà un significativo impatto economico e sociale per la squadra, tifosi, la città e il Paese. Adesso aspettiamo di poter muovere il prossimo passo e costruire uno stadio di cui Roma può andare fiera». L’attesa, però, sarà ancora lunga: irrealistico l’obiettivo di posare la prima pietra entro fine anno, si può semmai puntare ad aprire i cantieri nella primavera del 2017.
«Il progetto creerà nuovi posti di lavoro sul territorio, promuovendo e attraendo investimenti stranieri nei prossimi anni», sottolinea il managing director di Stadio della Roma, David Ginsberg. «È un giorno importante e di grande soddisfazione - ha aggiunto il costruttore Luca Parnasi - è la dimostrazione di come, anche nella nostra città, si possano immaginare e sviluppare idee di qualità».
Filtrano le primissime indiscrezioni sul dossier. Si parla di una Curva Sud da 14mila posti, mentre le cubature complessive (974mila metri cubi) dovrebbero essere rimaste invariate, così come la spesa per le opere pubbliche: 320 milioni di euro sul totale stimato di 1 miliardo e mezzo di euro.
Alle dichiarazioni ufficiali della Roma e di Parnasi, si aggiunge anche una nota della Regione Lazio: «Restiamo ora in attesa della conferma del "pubblico interesse" da parte di Roma Capitale per avviare, come prevedono le disposizioni normative, la Conferenza dei servizi, dando piena e trasparente pubblicità a tutte le fasi dell'iter amministrativo. Inoltre è già insediato, l'Ufficio di scopo predisposto presso la Direzione regionale Urbanistica a cui e' stata attribuita la responsabilità del procedimento».




In realtà, ora il Campidoglio dovrà solo verificare che negli scatoloni ci siano tutte le carte necessarie, a termini di legge, per qualificare come «definitivo» il progetto e che nei documenti siano state recepite tutte le prescrizioni contenute nella delibera di pubblico interesse. Dopo di che, la palla passerà alla Regione per la Conferenza di Servizi finale, con una durata massima di 180 giorni. 

lunedì 25 aprile 2016

STADIO; IN CONSEGNA IL DOSSIER FINALE




In silenzio e pancia a terra: i tecnici, architetti, ingegneri, geometri, del team che sta lavorando sul progetto definitivo dello Stadio della Roma di Tor di Valle, ce l'hanno fatta. Il pacchetto è pronto e entro la prossima settimana, probabilmente metà settimana, sarà consegnato in Campidoglio. Siamo alla scelta del fiocco. Il Tempo aveva anticipato, nelle scorse settimane, che dal Gruppo Parnasi era partita un'email a tutti i tecnici di consegnare tutto entro l'8 aprile. Data poi slittata di una settimana a causa di piccoli ritardi da parte di alcuni progettisti. Da quel momento, riunioni su riunioni per chiudere il plico da portare da Tronca.

A giugno 2015, con la grande presentazione al Salone delle Tre Fontane dell'Eur, la Roma ci aveva già provato: il progetto presentato allora, però, era carente di una serie di documentazioni. In Campidoglio sedeva ancora Marino e Caudo, pur essendo un grande sostenitore del progetto, lo rimanda, di fatto, indietro. Passano le settimane e nel frattempo, salta Mark Pannes e arriva David Ginsberg dal Liverpool, uomo del fondo Raptor e specializzato nell'impiantistica sportiva, non a caso segnalato a Roma anche in questi giorni. E si rifanno i conti: costi sottostimati e entrate sovradimensionate. Tanto che, sotto Natale, vengono rifatti tutti i calcoli sui parametri matematici sui quali si calcolano le cubature degli edifici. Ora siamo al tentativo numero due. E, chiaramente, restano aperti i quesiti più tecnici: a Tronca, cosa verrà effettivamente consegnato? Sarà davvero il progetto completo in ogni sua parte. E, poi, come si comporterà il Commissario Straordinario? In teoria la legge non pone dei termini precisi per l'esame preliminare del Campidoglio del plico prima di girarlo in Regione per l'avvio della Conferenza di Servizi. Tronca potrebbe quindi tenere fermo il progetto per il tempo necessario all'insegnamento del nuovo Sindaco e lasciare la patata bollente a lui... O lei.

venerdì 22 gennaio 2016

STADIO AS ROMA, IL PATTO DELLA SVOLTA

Ci siamo. A giorni arriverà l’annuncio formale della joint venture fra Luca Parnasi e il Gruppo Pizzarotti di Parma. Un accordo che avrà enormi ripercussioni su Roma e potrebbe averne sul futuro Stadio di Tor di Valle.



Michele Pizzarotti
Secondo quanto Il Tempo apprende in esclusiva, l’accordo è in via di ultimazione anche se non è ancora stato formalizzato e prevede la creazione di una nuova società in cui il Gruppo di Parma avrà una netta maggioranza mentre Luca Parnasi manterrà una quota di minoranza
Luca Parnasi
Il gruppo che fa capo a Luca Parnasi negli ultimi anni, complice la crisi del settore immobiliare, si è esposto con le banche per una cifra superiore ai 400 milioni di euro (nel bilancio 2013 era indicato un indebitamento di poco superiore ai 447 milioni). 
Questa NewCo, nella quale il Gruppo Pizzarotti assorbirà parte del personale proveniente da Parnasi ma senza coprirne i debiti pregressi, si occuperà solo del settore costruzioni e partirà dalla gestione dell’Europarco Business Park, con le torri Wind e Eni, antistante il centro commerciale di Euroma2.

Ma, soprattutto, avrà un’opzione per entrare nell’affare dello Stadio di Tor di Valle. 

Poco meno di 978 mila metri cubi che contengono lo Stadio vero e proprio da 60mila posti progettato da Dan Meis, le tre torri disegnate da Daniel Libeskind; il Convivium con i suoi edifici bassi e la sua passeggiata; più le opere di interesse pubblico: tre ponti, un raccordo autostradale, il rifacimento della via del Mare/via Ostiense, la metropolitana con la nuova stazione Tor di Valle, i parcheggi. 


A quanto risulta, il management del Gruppo Pizzarotti, che non ha ancora incontrato il patron giallorosso, James Pallotta, ha visto sommariamente i rendering e i progetti, trovandoli ambiziosi

Essendo molti gli interlocutori interessati dal progetto, dalla Goldman Sachs alla Lend Lease, l’accordo sull’ingresso di Pizzarotti è ancora da definire. 

Tuttavia, considerando che la Eurnova di Parnasi, portando “in dotazione” all’affare i terreni di Tor di Valle, vanta diritto a una quota delle costruzioni future, non è affatto da escludersi che vi il Gruppo Pizzarotti vi possa giocare un ruolo di primissimo piano.



Il progetto definitivo, come oramai è stato più volte ribadito, è ancora in fase di ultimazione ma, secondo le notizie raccolte da Il Tempo, siamo oramai alla stretta finale, “a brevissimo”, come trapela senza però che vi sia una indicazione precisa della data. 
Dopo il viaggio di Parnasi a Miami insieme a molti degli uomini dello staff delle varie società impegnate nella progettazione, avvenuto proprio nei giorni della sostituzione di Garcia con Spalletti, erano trapelate come necessarie ancora tre o quattro settimane per completare tutto il dossier. Che, oramai, si sono ridotte a meno di due. 
E il Gruppo Pizzarotti, qualora l’”opzione” stadio divenisse realtà entrando quindi nell’accordo, sarebbe interessato, sempre secondo quanto si apprende, più alla costruzione della parte “privata” dell’impianto, che alle opere di interesse pubblico che vengono comunque giudicate da Parma come le infrastrutture “estremamente giuste e indispensabili” necessarie a collegare il futuro impianto al resto della città. 






Nella tarda serata di ieri, la Roma, con un comunicato ufficiale, ha annunciato di aver interrotto il rapporto con Mark Pannes, fino pochi mesi fa “braccio operativo” di Pallotta proprio per lo Stadio. “Abbiamo raggiunto un punto nel processo per lo Stadio - si legge nella nota - dove abbiamo bisogno di coinvolgere un team interamente dedicato a Roma e a Boston con esperienza del settore dello stadio per passare alla fase successiva per portare in vita questo importante progetto. Crediamo fermamente che abbiamo costruito, ora, il giusto team di esperti per consegnare il progetto per la squadra, per la città di Roma e per l’Italia nel suo complesso. Vorrei ringraziare Mark per il suo tempo e fatica e io gli auguro il meglio per il futuro“. Già la presenza di David Ginsberg e di Robert Needham all’ultimo incontro in Regione poco prima di Natale, così come anticipato da Il Tempo, aveva suscitato interrogativi in merito: “Il team del progetto, che è stato guidato da David Ginsberg nel corso degli ultimi mesi si appresta a presentare un dossier finale alla Conferenza di Servizi sotto la supervisione della Regione Lazio”.




Intanto, in attesa che il dossier definitivo prenda della Conferenza di servizi decisoria, torna a parlare dello Stadio anche l’ex assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo, che attribuisce i ritardi all’incertezza politica: “Questo è un investimento privato e i privati non investono in un contesto in cui non siamo certi dei tempi di rientro”. 

mercoledì 13 gennaio 2016

DUE NUOVI ALLEATI PER LO STADIO A TOR DI VALLE



Mentre si consuma l’epilogo dell’avventura di Rudi Garcia sulla panchina della Roma, Pallotta, in questi giorni, non deve occuparsi solo dei risultati sportivi della squadra. Sul tavolo degli incontri, infatti, c’è anche un’altra partita, quella del futuro impianto di Tor Di Valle. A Miami, insieme al dg Mauro Baldissoni, infatti, sono volati anche Luca Parnasi, il costruttore romano partner della Roma in questa avventura edilizia, insieme a una delegazione di persone dello staff che sta lavorando al progetto definitivo, a partire da Mark Pannes.

L’incontro, secondo quanto si apprende, è considerato un punto di svolta definitivo nella stesura e successiva consegna del dossier Stadio al Campidoglio e alla Regione Lazio, operazione obbligatoria per dare il via alla Conferenza di Servizi finale. Insomma, dopo molto attendere e tante voci, da questo appuntamento dovrebbe uscire il via libera finale alla consegna del plico. Cosa che potrebbe avvenire nelle prossime due o tre settimane.
Anche perché sembra che sia in dirittura d’arrivo la trattativa fra Luca Parnasi e il gruppo Pizzarotti che non dovrebbe entrare solo nell’affare Stadio ma anche in altre attività che Parsitalia ha in ballo, a partire dalle Torri dell’Eur. Sarebbero in definizione in queste ultime ore proprio i dettagli sugli accordi economici di questa joint venture che potrebbe far segnare, qualora tutto andasse in porto, una grande accelerazione anche sul futuro Stadio giallorosso. Fra le grandi opere realizzate dal Gruppo Pizzarotti figurano svariati ospedali sparsi nel mondo, una parte del nodo ferroviario dell’alta velocità fra Roma e Napoli, opere idrauliche, ferroviarie, metropolitane, tanto che il Gruppo era stato interpellato anche per la Metro D di Roma come promotore.


Odore di soldi, poi, all’ampia tavolata di Pallotta di queste ore, insieme a James Pallotta siede anche David Ginsberg.
Il manager del Fenway Group, insieme a Robert Needham del Fondo Raptor, ha partecipato all'ultima visita prenatalizia in Regione con l’assessore all’Urbanistica, Michele Civita combinata grazie ai buoni uffici di Fabio De Lillo, consigliere regionale di Ncd, ex assessore all’Ambiente della Giunta Alemanno, tifoso giallorosso e compagno di scuola di Baldissoni.  Ginsberg è uomo di alta finanza: nella sua carriera ha gestito moltissimi fondi speculativi, negli ultimi anni per la John W Henry & Co, e dal 2002 è vicepresidente dei Boston Red Sox, squadra di baseball che milita nella Major League e ha tra i soci DiBenedetto. Oggi, inoltre, Ginsberg è direttore del Liverpool FC e mantiene il suo ruolo di banchiere di investimenti, guidando il la Holding Raptor Group da lui fondata.




Si tratta, quindi, di un esperto banchiere il cui lavoro primario, al di là del mondo sportivo, è quello di reperire fondi da investire.