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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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domenica 12 novembre 2017

STADIO, LITI IN CAMPIDOGLIO FRA TECNICI COMUNALI


Uffici tecnici capitolini l’un contro l’altro armati sul progetto dello Stadio della Roma di Tor di Valle con litigate - c’è chi parla di scazzi furibondi - fra le diverse anime dell’Amministrazione comunale con funzionari un po’ sull’orlo di una crisi di nervi. E con la Raggi che mette in campo i pezzi pregiati: il dossier Stadio, almeno per il momento, lo gestirà il direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti

Le “frizioni” - come le chiamano i pompieri comunali - sono nate nelle ultime due riunioni convocate all’Assessorato all’Urbanistica, guidato da Luca Montuori, per affrontare il tema Stadio e “armonizzare” i diversi pareri in vista della non ancora convocata seconda seduta della Conferenza dei Servizi cui spetta il compito di decidere il destino del progetto della futura casa giallorossa. 

Due diverse riunioni in due giornate con grandi tensioni: da una parte, la Mobilità che evidenziava tutti i problemi legati alla insufficienza dei finanziamenti per il trasporto pubblico stabiliti dalla delibera Raggi di pubblico interesse. In sostanza, si argomentava che i tagli al trasporto pubblico decisi dalla Raggi per poter tagliare le cubature e le tre Torri, rendessero impossibile soddisfare il paletto - stabilito da Marino e confermato dalla Raggi - che metà dei tifosi, e cioè 27.500 persone, potesse utilizzare il trasporto pubblico (Roma-Lido di Ostia e ferrovia Fs Orte-Fiumicino aeroporto) per arrivare e andarsene dallo Stadio.
Dall’altro, anche i Lavori pubblici evidenziavano una carenza di progettazione legata alle opere di connessione diretta del Ponte dei Congressi con la futura nuova via del Mare/Ostiense unificata. 

Insomma, due problemi che, secondo alcuni, potrebbero portare addirittura all’espressione di un parere negativo sul progetto bocciando, quindi, la delibera Raggi che del progetto è la base. Secondo altri, invece, si tratterebbe di problemi che saranno senza dubbio risolti.

Fatto sta che, di fronte a queste obiezioni, sia i funzionari del Dipartimento Urbanistica che lo stesso assessore Montuori, avrebbero perso la pazienza, alzando di molto i toni e ribadendo che il coordinamento degli uffici è stato assegnato all’Urbanistica e che le visioni di Mobilità e Lavori pubblici sono troppo settoriali e perdono di vista il quadro generale. Dopo di che, ora il coordinamento del dossier Stadio è stato dato in carico a Franco Giampaoletti, direttore generale del Campidoglio, ancora da capire se a titolo definitivo, togliendolo a Montuori e all’Urbanistica, o solo temporaneamente e che - altro elemento che potrebbe influire - si avvicina velocemente il grande gioco dell’oca della riforma della macrostruttura (cioè dell’organizzazione interna degli uffici comunali). Entro pochi giorni dovrebbero concludersi le procedure di analisi delle domande presentate e, quindi, a breve si assisterà al grande valzer dei dirigenti comunali. Fra questi, è data sicura partente Annamaria Graziano, oggi a capo del Dipartimento Urbanistica, che potrebbe essere sostituita da Cinzia Esposito, già all’Urbanistica in passato e transitata a dirigere il Municipio di Ostia insieme al prefetto Vulpiani. Un avvicendamento, e nemmeno l’unico dato che si parla di nuovi arrivi e partenze anche a Mobilità e Lavori pubblici, che si verificherebbe proprio in concomitanza con le prossime sedute della Conferenza dei Servizi e che, quindi, potrebbe creare più di qualche problema nella gestione della pratica. Già nella scorsa Conferenza dei Servizi si era verificato un caso simile con la rappresentante del Campidoglio, Vittoria Crisostomi, sostituita in corsa da Fabio Pacciani. In quel caso, però, Pacciani ebbe a disposizione tutto il lavoro preparatorio portato avanti dalla Crisostomi. Qui, invece, usando una metafora calcistica, sarebbe come sostituire l’allenatore durante la partita. 



mercoledì 5 ottobre 2016

STADIO SENZA TORRI, TRENI E PONTI

Lo Stadio della Roma si farà, ma non più come lo avevamo ammirato nei plastici e nei prospetti per la stampa: avremo due grattacieli in meno, nessun nuovo ponte sorgerà sul Tevere e il prolungamento della Metro B non si farà più. Col risultato che per andare a vedere i giallorossi, i tifosi – finanche quelli di Decima, Malafede, Torrino più prossimi allo stadio – avranno una sola strada percorribile dove rimanere imbottigliati: la via del Mare. Con tanti saluti all’avveniristico progetto del presidente Pallotta e del costruttore Paransi.
Una rivoluzione urbanistica che il Tempo vi racconta in esclusiva. Tifosi a parte, gli altri protagonisti della partita potranno dirsi contenti: l’assessore grillino all’Urbanistica, Paolo Berdini, per aver ottenuto la riduzione delle cubature; Pallotta e Parnasi perché spenderanno meno (oltre mezzo miliardo sul miliardo e 650 milioni di euro previsti); si sistemeranno le torri dell’Eur dove potrebbe andare Unicredit; Telecom risparmia e potenzierà le sedi di Pomezia, Parco Leonardo e Torpagnotta; e Cassa Depositi e Prestiti si libererà dell’ingombrante scheletro delle Torri dell’Eur. C’è un sottile e assai complesso filo rosso che lega la storia delle Torri dell’Eur con quella dello Stadio di Tor di Valle. L’abbandono del progetto di fare dei grattacieli vicino il Laghetto il quartier generale di Telecom, libera una casella nel grande domino dello Stadio. Sembrano storie diverse, lontane, ma così non è. La seconda mossa di questo risiko urbanistico è quella del ricorso al Tar contro la decisione di Berdini di revocare il permesso a costruire all’azienda telefonica. Ricorso che non impedirebbe a Telecom di sciogliere la società con Cassa Depositi e Prestiti e di lasciare le Torri dell’Eur al loro destino. Davanti al Tar, però, il rischio è che gli atti della Giunta Raggi vengano annullati facendo tornare i due palazzi pronti per un nuovo «inquilino».

IL RUOLO DELLA BANCA 
A dar retta ai boatos capitolini potrebbe essere Unicredit già tirata in ballo per l’acquisizione di una delle tre torri progettate dall’archistar Daniel Libeskind, che dovevano venir su accanto allo Stadio come compensazione per le opere pubbliche, da utilizzare come centro direzionale della banca. Questa compensazione – sempre a dar retta ai funzionari del Campidoglio – avrebbe permesso al costruttore Luca Parnasi di fare pari e patta dei circa 500 milioni di euro della sua esposizione debitoria proprio con il gruppo Unicredit. Il 26 luglio 2016 il vicepresidente della banca, Paolo Fiorentino, «esce» da Unicredit. Il dirigente non sarebbe stato solo l’uomo che ha guidato il passaggio del pacchetto azionario dell’As Roma dai Sensi agli americani, ma anche il riferimento del Gruppo Parnasi dentro l’Istituto. Il 3 agosto 2016 Unicredit vara un piano di riassetto delle società del Gruppo Parnasi: con questo atto, di fatto, al costruttore rimangono in mano alcune aziende. La principale è la Eurnova, proprietaria dei terreni di Tor di Valle e partner della Roma nell’affaire Stadio. Insistenti indiscrezioni raccolte da Il Tempo in ambienti capitolini narrano di Unicredit pronta a «mollare» una delle tre torri dello stadio per traslocare, a costi molto più bassi, dentro quelle di Ligini all’Eur, che tornerebbero sul mercato qualora il Tar annullasse gli atti della Giunta Raggi. Tutto questo modificherebbe sostanzialmente le pre-condizioni economiche dell’affare Stadio. Fino a 6 mesi fa, Parnasi doveva portare a casa l’impianto come da progetto con le tre torri tutte intere, visto che una era già «assegnata» a Unicredit. La ristrutturazione agostana del debito e il «bonus» che Parnasi percepirà dalla Roma se il progetto verrà approvato in via definitiva avrebbero, di fatto, «messo in sicurezza» il costruttore. Che, quindi, ora potrebbe sedersi al tavolo delle trattative con il Comune con maggiore serenità.

IL GIOCO DI BERDINI 
L’Assessore grillino, per modificare il progetto, aveva una sola strada istituzionale: portare una nuova delibera in Consiglio comunale che cambiasse quella votata sotto Marino, diminuendo le cubature assegnate ai proponenti. Nelle sue dichiarazioni rese in occasioni ufficiali e non, Berdini ha sempre fatto fuoco e fiamme contro il progetto Stadio, definito uno «scempio urbanistico» costruito «in un deserto». Il 29 luglio, gli uffici comunali gli hanno fornito l’arma per sopprimere quello «scempio» ma lui non ha ritenuto di premere il grilletto: sulla sua scrivania è arrivata una relazione (prot. 141124/2016) letta da Il Tempo, in cui si mette nero su bianco che il progetto non rispetta i dettami della delibera di pubblico interesse. Quale occasione migliore per bloccare tutto rispedendo il dossier al mittente? Eppure Berdini non ha approfittato di un rigore a porta vuota. Sarebbe interessante capire perché. Sicuramente le vicende Olimpiadi, Torri dell’Eur e Fiera di Roma avrebbero reso difficile per la Raggi esprimere un altro «no» anche allo Stadio, dato che i tifosi non guardano tanto al voto espresso nelle urne ma al colore della maglia. Inoltre, il rischio di esporre il Campidoglio a una causa di risarcimento miliardaria – già ventilata nei mesi scorsi da ambienti romanisti – era troppo elevato. Però, a pagina 21 della relazione firmata dall’architetto Vittoria Crisostomi (la stessa che rappresenta il Comune in Conferenza di Servizi), si scrive che il progetto, nel calcolo della Superficie Utile Lorda, chiamata Sul (ovvero il parametro sul quale si calcola lo sviluppo in termini di cubature che un terreno può avere) non rispetta le norme e soprattutto viola le prescrizioni contenute nella delibera di pubblico interesse. Ma Berdini, come detto, ha preferito spedire il dossier in Regione dove si è aperta la pratica nella Conferenza di Servizi. L’ok finale alle nuove condizioni sarebbe per Berdini un gran risultato che gli eviterebbe critiche sia dai tifosi grillini che dai romanisti.

I PILASTRI 
Tre sono, secondo quanto si apprende, i pilastri sui quali Berdini dovrebbe basarsi per ottenere la cancellazione di due torri su tre. Il primo sono i calcoli per la «Sul». Il secondo è il problema dei parcheggi. Il terzo, il ponte carrabile sul Tevere a Parco de’ Medici con annessa strada di collegamento fra questo e l’asse via del Mare/Ostiense. Per quanto riguarda le cubature, già quando venne presentata la bozza di progetto a giugno 2015, gli uffici capitolini ravvisarono una serie di errori macroscopici. E anche nel dossier definitivo di maggio 2016, secondo la stessa «relazione Crisostomi», ci sono nuovi errori: i progettisti hanno escluso dal calcolo della «Sul» tutta una serie di elementi, come «serre, locali tecnici, spazi interamente chiusi come gli androni», lasciando dentro solo quelli che producono utili. Questi errori fecero infuriare Pallotta e costarono la poltrona al responsabile del progetto Mark Pannes che, a dicembre 2015, venne sostituito da David Ginsberg e i proponenti chiesero a tutti i tecnici di ricalcolare esattamente la «Sul».

ABBAGLI E PARCHEGGI 
Le imprecisioni che vengono ravvisate dagli uffici comunali anche nella versione 2016 del progetto potrebbero portare a una revisione dei metri cubi e, di conseguenza, a una riduzione del cemento rispetto al progetto presentato. Secondo paletto: i parcheggi. Sarebbero insufficienti, secondo gli uffici, a garantire il rispetto delle norme per la parte stadio e per l’area commerciale. La nuova Tor di Valle, infatti, deve essere considerata anche come una zona commerciale e, quindi, avere dei posti auto dedicati: non si può evitare una potenziale sovrapposizione fra chi va allo Stadio per una partita che si giochi in contemporanea all’orario di apertura dei negozi e chi invece vuole andare a fare shopping nei centri all’interno dell’impianto. Il risultato, perciò, dovrebbe essere un aumento della superficie da dedicare ai parcheggi. Che, per compensare, verrebbero affidati nella gestione e negli incassi ai proponenti (Pallotta e Parnasi) cambiando l’attuale delibera che prevede i posti auto come opera compresa fra quelle obbligatorie per legge (a standard) e non tra quelle di pubblico interesse. Ma c’è di più. Si potrebbe aprire anche un potenziale contenzioso: per assegnare la gestione di un servizio come i parcheggi occorre una gara d’appalto e non un affidamento diretto.

IL PONTE NON C’È PIU 
Il terzo passaggio che potrebbe essere tentato dal Campidoglio per ridurre le cubature date in compensazione alla Roma è contemporaneamente il più delicato e il più impattante. Ed è la cancellazione del ponte carrabile sul Tevere con svincolo sulla Roma-Fiumicino e con la strada di collegamento con Stadio e via del Mare/Ostiense. Il risultato composto di questi tre pilastri, quindi, diviene una variazione enorme della cubatura data a compensazione ma anche una altrettanto enorme riduzione delle opere sulle quali si basa non solo l’interesse sportivo della As Roma ma l’interesse pubblico della città: almeno due torri potrebbero andar via. Con un risparmio per il duo Parnasi-Pallotta, fra costo delle due torri e quello del ponte, che supera il mezzo miliardo di euro e una diminuzione del valore delle opere pubbliche che scendono da 445 milioni di euro a 340.

LA CONFERENZA FINALE 
Tutto questo valzer verrebbe fatto in Conferenza di Servizi e «reggerebbe» ad una sola condizione: l’accordo del Campidoglio con il presidente americano e il costruttore romano. Se Pallotta e Parnasi si opponessero in sede giudiziale chiedendo il rispetto della delibera di pubblico interesse del 2014 e dei suoi «paletti», Berdini potrebbe trovarsi in difficoltà. Ma l’intera operazione fra Torri dell’Eur e Unicredit muterebbe in modo fondamentale il quadro economico. A nessuno, a questo punto, converrebbe irrigidirsi. Soprattutto ai «proponenti» che non trarrebbero più giovamento da un progetto divenuto troppo ingombrante e poco vendibile. Non sarebbe più nell’interesse di Eurnova, qualora Unicredit «mollasse» davvero il presunto acquisto di una delle torri di Tor di Valle, spingere per la conferma complessiva del progetto. Da bravo imprenditore, Parnasi è uomo abituato a trattare e nulla fa ipotizzare una sua resistenza a questo nuovo assetto. Dal lato As Roma – contattata da Il Tempo – il discorso si rivela molto semplice: lasciateci fare la parte sportiva del complesso, a partire dallo Stadio, se poi spendiamo di meno, siamo più contenti. In Conferenza di Servizi, quindi, questi possibili nuovi accordi verrebbero fatti passare per prescrizioni e inseriti in variante. Se tutto quello che abbiamo fin qui rivelato dovesse verificarsi per Berdini sarebbe l’apoteosi: andando in Consiglio comunale, l’assessore farebbe votare all’Aula una variante che riscriverebbe anche parzialmente la delibera Marino, prendendo atto che sono intervenute delle modifiche accettate da tutte le parti. E il gioco è fatto.

giovedì 8 settembre 2016

IL COMUNE FA MELINA SULLO STADIO


Il coup de théâtre è arrivato martedì sera, intorno alle ore 20. 
A quell’ora, tramite posta elettronica certificata, il Campidoglio ha spedito in Regione non il sospirato parere di conformità del progetto alla delibera di pubblico interesse ma un’integrazione documentale di 16 pagine con le relazioni di Dipartimento Mobilità e Trasporti, Urbanistica, Tutela Ambientale, Lavori Pubblici e Acea. 
Una melina, di certo meno elegante di quella di Liedholm, ma sufficiente ad allungare, come in un grande gioco dell’oca, i tempi. La Regione, infatti, ha comunicato che “si ritengono differiti i tempi di indizione della Conferenza di Servizi” e ha annunciato che “entro questa settimana avrà luogo un incontro tra gli Uffici competenti di Comune e Regione per definire il prosieguo dell'iter amministrativo, con l'obiettivo di indire la Conferenza dei Servizi nei tempi previsti”. Tempi ufficialmente mai comunicati ma che, secondo gli uffici regionali, saranno comunque brevi.

Leggendo la lettera di accompagnamento, firmata da Annamaria Graziano, direttore dell’Urbanistica, e dall’architetto Vittoria Crisostomi, direttore della Trasformazione urbana, però, oltre che le carenze documentali nel progetto presentato, emerge anche la posizione della Giunta Raggi proprio sulla questione del pubblico interesse
È scritto, infatti: “si è valutato che solo in sede di Conferenza di Servizi, componendo le questioni di merito individuate dai dipartimenti nel corso dell’istruttoria, anche con eventuali modifiche poste dagli altri Enti convocati, sarà possibile configurare per intero e in forma definitiva […] i caratteri della variante e di conseguenza il permanere dei profili di interesse pubblico, che saranno confermati o meno da un atto del medesimo organo che si è già espresso con la Delibera 132/2014 (quella del consiglio comunale proprio sul pubblico interesse, ndr)”. 
In sostanza, la posizione della Giunta Raggi è: aspettiamo quello che esce della Conferenza di Servizi, soprattutto i pareri degli altri Enti. Finito l’esame delle carte, vediamo che ne esce prima di dire se il pubblico interesse viene confermato oppure no. E, nel caso, gli uffici dicono anche: spetta alla politica, nel caso, cambiare l’interesse pubblico in Consiglio comunale. 

E, finalmente, siamo in grado anche di verificare quali sono le carenze documentali che gli uffici capitolini hanno ravvisato nel progetto.

AMBIENTE
Si parte con il servizio cavi stradali che chiede l’esatta indicazione, numero e specie delle alberature da abbattere. Si passa poi al servizio aree fluviali che chiede “un puntuale approfondimento progettuale delle aree golenali e del Tevere che, benché esterni al perimetro, rappresentano un unicum territoriale”. Per il servizio “sostenibilità e energie” manca la previsione dei consumi energetici su base annua. Per gli “scarichi idrici” manca una “risposta chiarificatrice” sul problema dello smaltimento delle acque industriali; mentre esprime parere negativo all’impianto di evapotraspirazione (per lo smaltimento di acque domestiche tramite le piante) perché è previsto “solo dove non sono presenti reti fognarie”; infine, “pur non essendo di competenza” del servizio scarichi idrici, si chiedono chiarimenti sull’”impatto della maggiore affluenza delle acque meteoriche”. Il servizio cave e rifiuti inerti chiede un piano per la “gestione dei rifiuti prodotti” da scavi e demolizioni e di un “piano per l’utilizzo delle terre di scavo”; mentre il servizio gestione acustica chiede di “precisare numericamente l’incremento dei treni sulla Roma-Lido” e di “valutare l’impatto acustico” con le “opportune simulazioni”. Inoltre, lo stesso servizio chiede un calcolo dei livelli sonori degli effetti di mitigazione del suono operati dalle barriere acustiche sulla Roma-Fiumicino. Alcune prescrizioni, poi, più che carenza documentale, entrano proprio nel merito di quanto dovrà essere discusso in Conferenza di Servizi. È il caso del “parcheggio 03” che, per il servizio autorizzazioni ambientali va spostato “al fine di evitare la compromissione delle aree (ambientali) di medio livello” o, per gli altri parcheggi a raso, viene richiesta una incrementazione delle opere a verde. Infine verifiche vengono chieste dal servizio inquinamento olfattivo in relazione alla caratterizzazione chimica delle sostanze e alla necessità di mitigazioni olfattive.



MOBILITÀ
Per il servizio “trasporto privato” mancano alcune carte, come la relazione tecnica specialistica del ponte pedonale dalla stazione Magliana della ferrovia Roma-Fiumicino Aeroporto, la documentazione sugli studi di traffico nell’ambito delle attività di vendita e i progetti sulle modalità di accesso alle “aree pertinenziali” (carico e scarico, parcheggi) dei negozi, gli elaborati definitivi della pista ciclabile e quelli dell’accessibilità allo Stadio dai parcheggi e dalla Stazione. 
Per il servizio “trasporto pubblico”, ovviamente, manca il progetto sul potenziamento della Roma-Lido che, però, non era fra quelli previsti, data la preferenza per lo sfioccamento della Metro B.

LAVORI PUBBLICI
Per il dipartimento “sono stati integrati tutti gli elaborati mancanti richiesti (a giugno 2015,ndr), eccetto gli elaborati stato di fatto (quelli inerenti a com’è oggi la situazione), che necessitano di relazione generale o specialistica”. 
Va invece integrata “la connessione del sistema Stadio con il Ponte dei Congressi. Al riguardo – si legge nella relazione – nonostante il nuovo ponte venga citato nella relazione trasportistica, esso non compare tra gli interventi da attuare. Non è quindi mai simulato il sistema delle infrastrutture di viabilità dello Stadio con quello del Ponte”. Altra indicazione, poco preliminare e molto da discussione in Conferenza, è quella di “considerare l’opportunità di realizzare l’unificazione di via Ostiense e via del Mare fino a Viale Marconi e, in ogni caso, adottare soluzioni che non precludano la futura eventuale unificazione”. Va ricordato che l’unificazione dell’asse via del Mare/Ostiense è previsto dal Raccordo allo Stadio, rimanendo, salvo normale messa in sicurezza, con l’attuale conformazione dallo Stadio a viale Marconi.



ACEA

Per Acea, a parte alcune richieste di integrazioni progettuali su fogne e acque meteoriche, si chiedono approfondimenti di analisi sulle emissioni di odori incrementando nel numero quelle già fatte dai progettisti perché, pur se in linea con le rilevazioni di Acea stessa, non sono considerate sufficienti a fornire un quadro completo.

martedì 6 settembre 2016

STADIO, SI ENTRA NELL'ITER FINALE


Il gong suona alla mezzanotte di oggi. 
È il tempo “concesso” dalla Regione Lazio al Comune di Roma perché gli uffici capitolini possano inviare una lettera formale con la quale si assumono la responsabilità di affermare che il progetto sullo Stadio della Roma di Tor di Valle non risponde a quanto stabilito dalla delibera di pubblico interesse votata a dicembre 2014 dall’Assemblea Capitolina. 
Lo scorso 30 agosto, il Campidoglio aveva trasmesso il progetto alla Regione con alcune relazioni allegate. Ma, per gli uffici regionali, era necessario che a questa trasmissione fosse aggiunta una sorta di dichiarazione ufficiale con la quale il Comune attestava che il progetto rispondeva alle prescrizioni contenute nella delibera di pubblico interesse. 
Questa posizione della Regione aveva dato vita a un paio di botta e risposta a mezzo stampa fra Paolo Berdini, assessore comunale all’Urbanistica, e la Pisana. In sostanza, il Campidoglio sosteneva che questa sorta di “conferma” del pubblico interesse fosse implicita nella trasmissione stessa degli atti. Per uscire fuori da questo ginepraio, la Regione ha giocato sul silenzio-assenso: se entro il 6 settembre tu Comune non mi neghi questa conferma, la daremo per assodata. 
Sono le ultime ore, dunque, che, però, da quanto si apprende, trascorreranno tranquillamente senza che ci siano scambi ulteriori di corrispondenza fra la Pisana e gli uffici comunali. 
Ore che, in Regione, si stanno utilizzando per compilare la lista degli uffici da convocare per l’insediamento della Conferenza di Servizi. Il segretario generale della Regione, Andrea Tardiola, sta predisponendo le lettere di convocazione e sta esaminando se e come applicare la riforma Madia alla Conferenza di Servizi. 
In sostanza, secondo quanto Il Tempo ha appreso, quella che si aprirà nei prossimi giorni – la data precisa ancora non è stata fissata mentre la sede degli incontri dovrebbe essere con tutta probabilità quella degli uffici della Giunta regionale in via Cristoforo Colombo – potrebbe essere una conferenza molto ristretta: anche solo poco più di una decina di partecipanti in rappresentanza di svariati Enti e uffici. 

Il Campidoglio avrà un solo componente, come, per altro, già previsto nella stessa Delibera del 2014 in cui si fa riferimento al “rappresentante di Roma Capitale”, che parlerà per tutti i vari dipartimenti coinvolti (Ambiente, Sport, Urbanistica, Lavori Pubblici, Mobilità, Attività Produttive). La nomina di questo rappresentante, una nomina tecnica, è una competenza del dirigente del dipartimento in cui era incardinato il procedimento: nello specifico, quindi, è una nomina che spetta al direttore del Dipartimento Urbanistica, Annamaria Graziano. Che, con ogni probabilità, nominerà l’architetto Vittoria Crisostomi, direttore della Direzione Trasformazione Urbana, che, poi, è l’ufficio che specificatamente ha seguito più da vicino tutto l’iter dello Stadio. 
Fra gli enti e gli uffici che parteciperanno, salvo capire rappresentati da chi, sono previsti: Atac, Ama, Acea, Terna, Enel, Autorità di Bacino del Tevere, Prefettura di Roma, Vigili del Fuoco, Soprintendenza per l’area archeologica di Roma. Da verificare la presenza della Presidenza del Consiglio e del Ministero per i Beni Culturali e del Genio Civile. 
Fatti i debiti conti, quindi, già nella giornata di oggi è attesa una comunicazione ufficiale da parte della Regione e, nei prossimi giorni, finalmente, Comune, Regione, Enti vari e As Roma potranno sedersi al tavolo e aprire il corposo progetto: 55mila pagine da esaminare in 180 giorni.