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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 9 luglio 2020

METRO C SUPPPLICA CONTE: "COMMISSARIATECI"




Commissariate la Metro C e applicate il “modello Genova”. Lo chiede il Consorzio Metro C - il raggruppamento di imprese private che sta realizzando la terza linea di metropolitana romana - al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte
La richiesta è contenuta in una lettera che Metro C ha spedito a Conte, ai Ministri dei Trasporti, Paola De Micheli; dell’Economia, Roberto Gualtieri; alla Regione Lazio, al Campidoglio e a Roma Metropolitane (formalmente ancora la stazione appaltante). 
La lettera è un durissimo atto d’accuso e pur se il Comune non è mai nominato non è affatto difficile riconoscere il Campidoglio nell’”Amministrazione” e nel “Committente” iscritti nella missiva.
Paralisi operativa”, “assoluta inerzia”, “reiterati solleciti”, “gravità inaudita”, “ingiustificabili ostacoli”, “stato di paralisi in cui versa l’Amministrazione”: sono solo alcune delle espressioni che Metro C usa per descrivere un semplice fatto: da un anno le talpe sono ferme. Il cantiere è immobile e le poche lavorazioni che si stanno compiendo - con Agenzia per la Mobilità che si è affrettata a far uscire un comunicato di avanzamento del cantiere - non riguardano le talpe ma le lavorazioni di stazione a Colosseo. 
Un anno fa, il 5 luglio, Virginia Raggi twittava: “Metro C a piazza Venezia: ipotesi sempre più concreta. Inviato al MIT (Ministero delle Infrastrutture, ndr) progetto definitivo. Presto talpe in azione”. Dopo un anno le talpe, però, sono ancora ferme esattamente nello stesso punto aprendo inquietanti interrogativi sul significato temporale dell’avverbio “presto” usato dal Sindaco. 
Non è stata completata l’istruttoria di alcune varianti di fondamentale importanza per il prosieguo dei lavori”, scrive Metro C al Governo, “a distanza di circa 7 mesi dall’adozione della delibera CIPE con cui nel dicembre 2019 è stato finanziato il prolungamento delle gallerie fino a piazza Venezia e dopo circa 4 mesi dalla relativa pubblicazione, marzo 2020 l’Amministrazione non abbia ancora rimosso gli ingiustificabili ostacoli di ordine burocratico che continuano tuttora ad impedire l’approvazione del relativo progetto”. Un’inerzia che oltre a mettere gli operai in cassaintegrazione, rende “più incombente il rischio di vedere irreversibilmente danneggiate” le talpe “a causa del prolungato fermo e di non poterle più impiegare” per proseguire gli scavi “vanificando ogni sforzo compiuto per evitare” il tombamento delle stesse sotto i Fori Imperiali. Per questo, Metro C chiede al Governo di nominare un Commissario Straordinario e di applicare il decreto Semplificazione sul modello seguito per il Ponte di Genova. 
Oggi in Consiglio comunale è previsto il voto che manca a riprendere i lavori e che è atteso da mesi e, teoricamente, sul modello Genova, è proprio il Sindaco che dovrebbe essere il candidato ideale al ruolo di Commissario per bypassare i freni burocratici. Un’ipotesi tutt’altro che rassicurante. 

sabato 4 aprile 2020

METRO C, NUOVA GUERRA FRA CONSORZIO E COMUNE




Due email di Posta certificata e un comunicato piccato del Campidoglio: non c’è pace per la metro C. Dopo il salvataggio in extremis delle talpe che stanno scavando le gallerie dal tombamento causato dall’inerzia del Campidoglio grillino che, in tre anni, non è mai riuscito a decidere cosa fare della terza linea delle metro romana, ora la partita si sposta sulla ripresa degli scavi. 
Il Consorzio Metro C - quello che sta scavando i tunnel - spedisce due PEC a Comune, Regione, Governo più o meno con lo stesso messaggio: fateci ripartire, il Comune sta perdendo nuovamente tanto tempo. La prima è del 19 marzo e parla di “ingiustificata inerzia dell’Amministrazione” nell’approvare gli atti necessari a riprendere gli scavi. Una settimana dopo, seconda PEC, ancora più dura: il Consorzio aggiunge all’inerzia anche il fatto che rimanendo fermo lo scavo, rimangono fermi anche “molteplici lavorazioni” come la stazione Amba Aradam “il cui progetto architettonico risulta non approvato”. 
La replica piccata del Campidoglio è affidata alla penna dell’assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese: “si vogliono gettare ombre sul nostro operato. La prosecuzione della metro C non è a rischio, le 'talpe' che scaveranno fino a piazza Venezia non rimarranno ferme, Gli atti propedeutici alla ripartenza delle talpe, e la costruzione delle gallerie approderanno presto in Assemblea Capitolina. È partito il lavoro di verifica da parte degli Uffici di competenza, a cui seguirà il passaggio in Giunta Capitolina e infine l’ok dell’Aula”. Quando, però, l’Assessore non lo dice. 

La PEC del 19 marzo

E quella del 25


sabato 28 dicembre 2019

METRO C, SPUNTA SAXA RUBRA


La metro C “continuerà almeno fino a Clodio-Mazzini, i romani chiedono di andare oltre Farnesina e di arrivare a Saxa Rubra”: lo ripete da un po’ Virginia Raggi, sindaco di Roma. E lo ha ripetuto anche ieri, di fronte al ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, invitata a un sopralluogo al cantiere della stazione Amba Aradam/Ipponio della C. 
Oggi Amba Aradam/Ipponio è la via d’uscita degli elementi scavati dalle talpe che, ora, sono arrivate sotto via dei Fori Imperiali, in direzione piazza Venezia, appena dopo via di San Pietro in Carcere
Per dovere di cronaca: nel tracciato originale della linea C non c’è la fermata Saxa Rubra. Al massimo c’è quella Ospedale Sant’Andrea-Grottarossa. Ma tant’è.


Al sopralluogo - politicamente molto simile a un tour di ringraziamento alla De Micheli che ha messo una toppa al disastro della Giunta Raggi evitando il tombamento delle talpe stanziando in extremis 10 milioni di euro per proseguire gli scavi - c’era lo stato maggiore del Campidoglio: l’assessore alla Mobililtà, Pietro Calabrese, e il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, il presidente di Metro C, Franco Cristini, l'amministratore delegato Fabrizio Paolo Di Paola, e l'amministratore unico di Roma Metropolitane, Giovanni Mottura
Lontanissimi i tempi - 23 settembre 2013 - in cui i grillini  (firme di Raggi, De Vito, Stefàno e Frongia) presentavano in Consiglio una mozione per fermare la C a San Giovanni. Oggi, il nuovo verbo grillino è quello delle metro. 
Nonostante la stazione Amba Aradam, a causa dell’inerzia della Giunta pentastellata, non aprirà nel 2021 ma nel 2024, il sopralluogo è l’occasione, per il Sindaco, per rilanciare un’altra volta il Piano Urbano per la Mobilità sostenibile: “Ad agosto abbiamo approvato il Piano che disegna uno scenario della mobilità di Roma da qui a 10 anni predisposto insieme ai cittadini” che hanno espresso “una richiesta molto complessa di trasporto su ferro”. 
Il Ministero dei Trasporti - spiega ancora la Raggi - ha stanziato 10 milioni per continuare gli scavi fino a Colosseo. Amba Aradam sarà un’altra stazione museo, proprio come San Giovanni, perché negli scavi è stato ritrovato un ‘castrum’”. Giustamente, quindi, la Raggi chiede che il Mistero dei Beni Culturali partecipi in modo più incisivo alle opere: “chiederemo al Mibact una partecipazione maggiore per creare un sistema museale con tutti i reperti ritrovati negli scavi delle nostre metropolitane”. 
Per quanto vi siano ancora “molti step per il completamento della metro C” la Raggi rilancia: “la stazione di piazza Venezia sarà il nodo di scambio con la futura metro D”, ad oggi un’idea dell’èra Veltroni rimasta su carta
È la volta del ministro De Micheli: “Come ministero abbiamo appena approvato i 10 milioni per sbloccare la metro C e arrivare a piazza Venezia e sono contenta perché questa sarà un’opera che cambierà la vita dei romani”. Il Ministro ha poi aggiunto come “nei giorni scorsi sia stato approvato in Conferenza Stato-Regioni quasi mezzo miliardo di euro per tramvie e funivie a Roma”. Questi fondi serviranno a finanziare l’acquisto di 50 nuovi tram, la realizzazione delle linee tranviarie su viale Palmiro Togliatti e via Tiburtina e le funivie Battistini-Casalotti e Magliana. Il ministero di Porta Pia ha invece respinto le richieste del Campidoglio di finanziare anche il tram via Cavour-largo Corrado Ricci e la Roma-Giardinetti.





Foto 1 - I “conci” che vengono utilizzati per rivestire internamente le gallerie durante lo scavo
Foto 2 -L'area di cantiere di Amba Aradam/Ipponio lato via Norico
Foto 3 - I nastri trasportatori sui quali vengono caricati i materiali scavati dalle due talpe,
ora all’altezza del Campidoglio, e che fuoriescono a Amba Aradam
Foto 4 - Un momento dell’incontro di ieri. A sinistra: il presidente della Commissione Mobilità del Comune, Enrico Stefàno; il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli;
l’assessore capitolino alla Mobilità, Pietro Calabrese; il sindaco di Roma, Virginia Raggi

Foto 5 - La galleria “dispari” (quella che sarà percorsa dai treni in direzione Monte Compatri)
che collega la stazione Amba Aradam/Ipponio con quella di San Giovanni 

Foto 6 - Le due gallerie che collegano la stazione Amba Aradam/Ipponio con San Giovanni: la prima è
per i treni che andranno in direzione Monte Compatri, la seconda per quelli in direzione Clodio/Mazzini

Foto 7 - L’area delle future banchine della stazione Amba Aradam/Ipponio
Foto 8 - Uno dei monitor di controllo della talpa meccanica che sta scavando le gallerie

Foto 9 - Il monitor della talpa che mostra l’avanzamento dello scavo. Attualmente la TMB si trova
appena oltre l‘ingresso del Campidoglio di via di San Pietro in Carcere, sotto via dei Fori Imperiali.  
Foto 10 - L'ultimo tratto di galleria scavata con l’inizio del motore della talpa
Foto 11 - Le “Colonne d’Ercole”: qui finiscono i binari. Da questo punto in poi si sta scavando

mercoledì 11 settembre 2019

METRO C VERSO IL DISASTRO: RIPARTONO LE TALPE SENZA L'OK ALLA VARIANTE VENEZIA


Quarantotto giorni da oggi: poi - grazie all’inerzia e incapacità decisionale dell’Amministrazione Marino e, ancor di più per ragioni temporali, di quella Raggi - serviranno un’ottantina di milioni di euro per avere due talpe nuove e, semmai la revisione progettuale della tratta Venezia-Clodio della Metro C uscirà dal limbo dei buoni propositi per accedere a quello del mondo reale, si dovrà ricominciare a scavare da Clodio andando verso piazza Venezia.
Foto 1 - l'attuale collocazione delle talpe 
Questo è il risultato del perverso gioco tenuto prima dalla Giunta Marino poi da quella Raggi: tante chiacchiere sulla metro e pochi o zero atti concreti. E Roma Metropolitane - la società strumentale del Campidoglio che funge da stazione appaltante e di cui la compagine grillina in Comune ancora non sa cosa fare per il futuro - ha appena spedito al Consorzio Metro C l’ordine di riprendere a scavare, anche senza l’ok del Ministero delle Infrastrutture all’ultima variante di progetto
Questo è il quadro generale. Andando per ordine: la metro C viene costruita per tratte. Attualmente è in lavorazione la tratta 3, quella che va da San Giovanni a Colosseo, tratta fondamentale perché consente il cambio con la linea A e con la B. La tratta 2, originariamente piazza Venezia-piazzale Clodio, è un oggetto misterioso: il tracciato originale prevedeva dopo Venezia, fermate a Chiesa Nuova (Campo de’ Fiori e piazza Navona), poi una stazione a San Pietro, una a Ottaviano con nuova intersezione con la linea A e il capolinea a piazzale Clodio/Mazzini. Dal 2013, però, si parla di possibili alternative al tracciato soprattutto per la parte nell’ansa barocca del Tevere con il problema a Chiesa Nuova dei reperti archeologici di tutta l’area. Nulla di impossibile ma tutto molto costoso. In attesa di avviare, con atti protocollati, questa revisione del progetto, da Marino siamo passati alla Raggi con l’unico cambiamento che la stazione a piazza Venezia è stata spostata dalla tratta 3 alla 2 che, quindi, è diventata San Giovanni-Venezia.
Foto 2 - una delle due Tunnel Boring Machine (TMB), più semplicemente "talpe"
Se non che, il problema sulle talpe è questo: semplificando, il progetto originario prevedeva di fermare lo scavo con le talpe subito prima di piazza Venezia con le due grandi trivelle arrestate in prossimità del palazzo delle Generali. E qui sorge il problema: fermate in questo modo, le talpe vanno smontate.


Si staccano le trivelle vere e proprie che finiscono sepolte sotto decine di metri di terra, buone per gli archeologi del futuro, e si recuperano solo i motori. Per riprendere a scavare, quindi, servono nuove “punte” di questo gigantesco trapano. Il cui costo è più o meno di un’ottantina di milioni. Ma c’è anche di più: oltre il danno economico, la beffa è che, alla ripresa degli scavi, per riposizionare le trivelle nuove, sarà necessario ricominciare da piazzale Clodio, unico posto nel quale si potrà aprire il cratere per reimmettere le due talpe.

Foto 4 - ecco lo "scudo frontale", la vera e propria "punta del trapano" della trivella che costa 40 milioni a punta e che rischia di rimanere sepolta per sempre sotto via dei Fori Imperiali se il Ministero non facesse il miracolo di accelerare  il via libera alla variante di progetto

A inizio luglio di quest’anno, con un colpevole ritardo mai troppo sottolineato, il Campidoglio si sveglia e decide di riprendere il vecchio progetto (mai portato a termine) di Marino e cioè di far fermare le talpe dopo piazza Venezia e non prima. Con questa minima modifica - sono 190 metri di ulteriore trivellazione - si evita di dover smontare le macchine e tombarle perché sarebbero già pronte in direzione Chiesa Nuova indipendentemente da quale sia il tracciato effettivamente scelto. Questo enorme ritardo ha come conseguenza che per avere il via libera definitivo a questa modifica progettuale occorrono una serie di passaggi burocratici (genio civile, Cipe, Ministero) che richiedono, se va bene, un semestre di tempo. Roma Metropolitane, quindi, deve dare esecuzione ai lavori anche in assenza di tutti gli ok per evitare penali, spedisce l’ordine a Metro C di riprendere a scavare. La prima talpa è pronta a rimettersi in moto e a concludere il suo scavo per il 29 ottobre. La seconda partirà a metà ottobre e dovrebbe concludere il lavoro entro il 12 dicembre. Se il Ministero delle Infrastrutture dovesse accelerare i tempi e, entro il 29 ottobre, dare l’ok alla modifica progettuale di luglio, il problema sarà risolto. E sarebbe un miracolo del nuovo ministro, Paola De Micheli (Pd). In alternativa, c’è da attendersi quanto meno un’inchiesta della Corte dei Conti per il danno erariale provocato da questa Amministrazione. 

lunedì 9 settembre 2019

DA OGGI METRO B A MEZZO SERVIZIO



Si apre un periodo nuovamente di fuoco per il trasporto pubblico. La metro B, da questa sera, chiuderà prima per consentire una serie di lavori nella fermata Colosseo necessari a creare il corridoio di collegamento con la futura stazione della linea C
Il servizio sulla B sarà riprogrammato in 3 fasi: la prima (9 settembre-7 dicembre) prevede per la tratta Castro-Pretorio/Laurentina l’ultima partenza dai capilinea alle 21.00 e poi bus sostituitivi. Per la Castro Pretorio/Rebibbia e Castro Pretorio/Ionio servizio normale. Inoltre, nei fine settimana del 21 e 22 e 28-29 settembre, 12 e 13; 26 e 27 ottobre, sempre sulla Castro Pretorio/Laurientina, servizio interrotto per gli interi weeekend con le abituali sostituzioni con bus di superficie. Gli orari di servizio restano comunque invariati: dalla domenica al giovedì 5.30-23.30 e venerdì e sabato dalle 5.30 all’una e mezza di notte. Da evidenziare che nei fine settimana di chiusura totale della B, i bus seguiranno percorsi alternativi vista la pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali.
La seconda fase scatterà a febbraio 2020 e la terza a giugno 2021. Sul sito dell’Atac (https://www.atac.roma.it/page.asp?r=17034&p=159), nella sezione dedicata alla riprogrammazione per i lavori, è possibile trovare tutti i dettagli e le possibili alternative di percorso.
E dopo il tragico incidente del maggio scorso quando una donna di 33 anni cadde sui binari di Lepanto e, non riuscendo a risalire, rimase uccisa dal treno nel frattempo sopraggiunto, analogo episodio ieri a Termini, fortunatamente con conseguenza molto meno gravi: una donna inglese è rimasta incastrata con la gamba fra treno e banchina causando l’ovvio blocco della circolazione per un’ora circa fra San Giovanni e Ottaviano per consentire le operazioni di salvataggio da parte dei Vigili del Fuoco.
Foto: A. Parboni - 8/9/19, ore 15.45 - vi Flaminia, 999 fronte rimessa Grottarossa
Nel caos ci finisce anche il servizio di superficie di Atac. Dopo la diffusione dei dati sul servizio reso a maggio di quest’anno che segna un -15% abbondante su quanto invece l’Azienda da contratto di servizio avrebbe dovuto erogare e con un aumento di questo mancato servizio medio di oltre 1 milione di km/anno, nel mirino ci finiscono i nuovi bus, i “giovani turchi” provenienti dal caro acquisto fatto sulla piattaforma Consip direttamente dal Campidoglio, unico modo per tenere a galla Atac.
I bus turchi, prodotto dalla Industria Italiana Autobus di proprietà turca e prodotti sul Bosforo, della commessa sono 227. Ne sono arrivati più o meno un centinaio con il sindaco, Virginia Raggi, che li ha già presentati 5 volte per Roma, togliendone, ogni volta, una decina dal servizio per poter fare la passerella del momento. A questi, dalle rilevazioni elettroniche effettuate attraverso il sistema di monitoraggio, ne risulta mancante una media consistente, circa il 5% che, giornalmente, non risulta in servizio
Una possbile spiegazione: come dimostrano le foto scattate ieri pomeriggio a via Flaminia, proprio di fronte la rimessa Atac di Grottarossa, e le denunce di molti autisti Atac, queste vetture si rompono con grande facilità. Già dai primi giorni si sono susseguite spie accese, porte guaste, rotture dei motori. Atac minimizza e in Commissione Trasporti ha parlato di questi eventi usando l’espressione “mortalità infantile”. Resta il fatto che chiunque esca con una nuova vettura da un concessionario si augura di non vedere per molto tempo né carri attrezzi né officine. Ma, forse, questa normale aspettativa non vale per Atac. 

lunedì 5 agosto 2019

METRO C: SOLO IL MINISTTO PUÒ SVEGLIARE LE TALPE


Le due “talpe” che stanno scavando i tunnel della metro C sono arrivate entrambe ai Fori Imperiali, cioè alla futura stazione di scambio fra la C e la linea B di fronte al Colosseo. 
E si sono fermate. Dovranno arrivare a piazza Venezia e poi fermarsi in attesa che il Campidoglio decida davvero (con atti formali) cosa fare e quale percorso seguire: la revisione progettuale sempre annunciata ancora non è partita e, quindi, i tempi si allungano. 
E fra le prime carte sul tavolo del neoministro perle Infrastrutture, la Pd Paola De Micheli, ci sarà la Metro C. Perché fino a che il Ministero non firmerà il via libera al raggiungimento di Piazza Venezia, le talpe rimarranno ferme, nel limbo, sotto i Fori Imperiali. 
Con conseguenze importanti perché lo stop a Fori Imperiali, a cascata, ha effetti di blocco dei lavori anche indietro: a Amba Aradam Ipponio - la stazione con la Casa del Comandante e la Caserma dei legionari - è collocata la base di alimentazione delle talpe. Se le talpe si fermano, si ferma anche la base. Il risultato di questo capolavoro di ritardi, saranno nuovi ritardi anche per Amba Aradam Ipponio. 
Una colpa che l’Amministrazione Raggi condivide appieno e quasi in parti uguali con l’Amministrazione di Ignazio Marino: è dal 2013 che il Campidoglio era consapevole del problema su Piazza Venezia e la decisione di variare il progetto scavi e portare le talpe fino a piazza Venezia (pronte a proseguire quando sarà scelta la direzione successiva) è stata presa solo a inizio luglio 2019. In pratica, l’Amministrazione Raggi, persa nelle diatribe interne sulle grandi opere, si è fermata per un triennio anche solo per prendere una decisione banale come quella di spingere le talpe appena oltre piazza Venezia, pronte, appunto, a riprendere gli scavi se e quando la revisione del progetto per la tratta Venezia-Clodio sarà avviata e portata a termine. Per Marino invece la colpa si limita “solo”a due anni e mezzo di mancanza di decisioni. 
Ora, complice la crisi di Governo e il cambio alla guida del Ministero delle Infrastrutture, passato dalle mani del grillino Danilo Toninelli a quelle della De Micheli, da luglio a oggi nulla è stato fatto. La procedura prevede che sia il MIT ad approvare questa variante del progetto originario e, quindi ad autorizzare le talpe a spingersi fino a dopo piazza Venezia. 
Ogni settimana di ritardo, quindi, a questa autorizzazione corrisponderà a un allungamento dei tempi della C. Anche perché se Amba Aradam Ipponio è, di fatto, già bloccata a breve si dovranno fermare anche le opere nel pozzo sotto Villa Celimontana e, a seguire, nella stessa stazione Colosseo/Fori Imperiali. La ragione è semplice: le talpe scavano le gallerie che, poi, vengono allargate. E questa operazione non si può fare fino a che le talpe non si sposteranno. Al momento, a Fori Imperiali si sta realizzando il corridoio che collegherà la stazione Colosseo della Linea B con la futura stazione Fori della C: un’operazione che comporterà alcuni interventi invasivi (basta osservare che sono state installate delle reti di protezione sovrastanti le banchine della B) tanto che in queste settimane la B vedrà le sue corse limitate. 
La possibile previsione dei ritardi è di almeno un semestre sulla tabella di marcia: i 190 metri aggiuntivi che, rispetto al progetto originario, le talpe dovranno scavare dopo piazza Venezia, richiedono, dopo la decisione del Campidoglio, le approvazioni del Genio Civile, poi del Ministero delle Infrastrutture e del Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) e, infine la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Per completare questo iter, difficilmente si potrà scendere sotto i 6 mesi di tempo: se il calendario ottimistico pensava per il 2024 di aprire Amba Aradam-Ipponio e Fori Imperiali è probabile che queste scadenze vadano riviste. 


mercoledì 26 giugno 2019

METRO C, LA PRIMA TALPA A COLOSSEO


Colosseo-Fori Imperiali: la prima delle due talpe che sta scavando la linea C della metro è a pochi metri dalla futura intersezione fra la “linea verde” e la metro B, di fronte all’Anfiteatro Flavio. 
Metro C, infatti, ha reso noto l’ultimo aggiornamento sulla posizione delle talpe: la prima è praticamente arrivata a Colosseo, la seconda ha superato il pozzo di Villa Celimontana.
Manca poco, quindi, e le due talpe finiranno per essere sepolte lì, sotto via dei Fori Imperiali. L’inerzia più totale del Comune di Roma - versioni Alemanno, Marino e Raggi - sta per determinare l’interramento delle due talpe: nel 2010, Giunta Alemanno, Roma Metropolitane ordina al consorzio costruttore, Metro C, di sospendere le attività di progettazione della tratta T2, quella che va da piazza Venezia a piazzale Clodio passando sotto Corso Vittorio Emanuele prima e a Ottaviano San Pietro poi. 
Sospensione in attesa di “superiori decisioni dell’Amministrazione comunale” che, però, non sono mai arrivate. Con Marino una fetta del Pd voleva deviare il percorso direttamente verso Flaminio. Poi con i 5Stelle, Paolo Berdini arrivò a teorizzare il capolinea a Corviale. Poi lo stop a Colosseo. Poi, finalmente il rinsavimento del Campidoglio e il via libera alla prosecuzione ma, al di là di una richiesta di revisione del progetto per il “dopo piazza Venezia”, nulla è stato fatto. 
E così, di inerzia in inerzia, di centralità delle piste ciclabili e di altri marginalia simili, il Campidoglio sta condannando le talpe a rimanere a disposizione per gli archeologi del futuro: tecnicamente non è possibile realizzare un manufatto di fine tratta da cui estrarre le due talpe che, quindi, superata la stazione Colosseo/Fori Imperiali verranno parzialmente abbandonate nel sottosuolo visto che la stazione Venezia sarà scavata senza di esse. E, in futuro, recuperarle - a tanto ai calcoli degli ingegneri di MetroXRoma - costerebbe un’ottantina di milioni di euro da aggiungere ai costi “ordinari” della costruzione della linea che non sono esattamente a buon mercato.
Nel frattempo, inesorabilmente, le talpe vanno avanti e, con esse, avanzano anche tutti i lavori: a partire dalle opere di consolidamento della Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio sotto cui passa la C. Nonostante la grande profondità del tracciato della linea rispetto alla Basilica, sono stati eseguiti interventi di consolidamento delle varie strutture murarie, delle travi di legno e il restauro di affreschi e mosaici. 
Intanto, a Colosseo sono già stati completate alcune opere sui solai con la rimozione di vecchi pozzi, sono stati montati i pilastri in acciaio che sosterranno il solaio della stazione e, soprattutto, sono terminate le opere di consolidamento dei terreni fondamentali per salvaguardare la stazione della linea B.
In corso, invece, delicatissimi interventi di tipo archeologico con la rimozione controllata di alcune strutture risalenti all’epoca dell’imperatore Nerone con il recupero di alcuni soffitti che sono stati rinvenuti. Insieme a questi, si stanno completando le demolizioni di alcuni muri degli atri delle stazioni. Infine, a brece inizieranno i lavori di scavo del cunicolo di collegamento fra la futura stazione della C e l’attuale stazione della linea B.