*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

Visualizzazione post con etichetta marino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta marino. Mostra tutti i post

giovedì 6 febbraio 2020

"IL PARCHEGGIO DI VIA DELLA GIULIANA NON SI DEVE FARE"


Ogni tanto ritornano: è la volta del parcheggio sotterraneo di via della Giuliana, al Trionfale. Finiti alcuni sondaggi, tornano sul piede di guerra i residenti preoccupati da un insieme di fattori: falde acquifere, tenuta statica dei palazzi, lunghezza temporale dei cantieri.
Il progetto del parcheggio della Giuliana rientra fra quelli previsti nel Piano Urbano Parcheggi. Il PUP, nato nel 1989, modificato da Veltroni sindaco, poi da Alemanno e da Marino, fino ai giorni nostri, prevede la realizzazione di una serie di parcheggi sotterranei, spesso contrastatissimi dai residenti. Quello di via della Giuliana viene deciso nel 2006 sotto Veltroni per 85 posti auto e viene poi confermato nel 2011 sotto Alemanno ma, per compensare la riduzione posti di un altro PUP a Lungotevere Castello, subisce un incremento dei parcheggi a 288 stalli, 85 dei quali pertinenziali e gli altri 203 destinati alla vendita ai privati. La società che ha in concessione la realizzazione del progetto, la Cam srl, vanta una convenzione con il Campidoglio e si trova nella fase esecutiva del progetto. A giugno scorso sono stati completati gli ultimi carotaggi. E da allora il comitato spontaneo dei residenti che già in passato aveva osteggiato l’opera ha ripreso vigore e domani, alle 18.30, all’auditorium “Lo Sciamano” di via Morin è stata indetta una riunione cittadina che, come alcune delle precedenti, promette di essere infuocata. 
Spiega Daniela Gallo, storica promotrice del “no” al PUP di via della Giuliana: “Negli ultimi sondaggi tutti noi abbiamo potuto vedere l’acqua affiorare negli scavi. Qui sotto c’è una falda acquifera. E, quando nel nostro quadrante sono stati realizzati altri parcheggi interrati - via Andrea Doria e Mercato Trionfale - ci sono state notevoli lesioni agli edifici. Per altro, a un centinaio di metri da dove dovrebbe essere realizzato il PUP di via della Giuliana c’è il parcheggio interrato del Mercato Trionfale che ha ogni giorno un centinaio di posti auto vuoti. Il timore che abbiamo è che la realizzazione di questo PUP possa lesionare le nostre case oltre che essere poco utile”.

sabato 29 giugno 2019

COME E PERCHÉ ANNEGHIAMO NEI RIFIUTI


C’è un diario nell’ultima e più grave crisi del ciclo dei rifiuti che spiega come mai le strade della Capitale siano da settimane un’immensa discarica. Si parte a fine marzo: Luigi Palumbo, commissario nominato dal Tribunale che gestisce le aziende di Manlio Cerroni, annuncia ad Ama che i due impianti di trattamento (di Cerroni, appunto) privati avrebbero dovuto essere sottoposti a manutenzione. Da fine aprile per tutta l’estate. Risultato: 500 tonnellate giornaliere in meno di rifiuti indifferenziati da lavorare. 
Sono i giorni della grande crisi di Ama: quelli dell’addio dell’ultimo assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, e della defenestrazione dell’ennesimo CdA dell’era grillina in Campidoglio con l’addio polemico di Bagnacani seguito dagli strascichi in Procura. Massimo Bagatti, direttore esecutivo che regge Ama nel periodo di transizione, riesce a trovare un compromesso con il privato: la manutenzione programmata sarà più morbida e si parte non più il 25 aprile ma il mese successivo, 27 maggio, cioè il giorno dopo le elezioni europee. 
In quei giorni ci sono gli appelli, la corsa frenetica a trovare soluzioni tampone, a chiedere, tramite Zingaretti, l’aiuto delle altre regioni e delle altre province
Perché una cosa deve essere ben chiara: né VeltroniAlemanno hanno avuto la forza di imporre soluzioni alternative a Malagrotta. Poi Marino che Malagrotta l’ha semplicemente chiusa ma sempre senza avere la via d’uscita. Ma la Raggi e i 5Stelle nel dna hanno la negazione dell’utilità degli impianti di trattamento: né termovalorizzatorigassificatoriinceneritori. E men che meno discariche di servizio che nulla hanno a che vedere con una Malagrotta bis. Basti vedere la cagnara aizzata solo all’idea di una discarica di servizio a Pian dell’Olmo: i grillini tornano rapidamente il partito del "no” salvo poi rivolgersi a Zingaretti e all Regione. E, infatti, l’Ama targata Raggi/5Stelle gli impianti li usa eccome, quelli delle altre Regioni però. E a carissimo prezzo. 

Il problema è che prima di spedire fuori Roma i rifiuti questi vanno trattati, preparati. E il trattamento si fa negli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB). Ama ne aveva due: Salaria e Rocca Cencia. Salaria è andato a fuoco a dicembre scorso e oramai è chiuso anche se, come ricorda spesso il presidente del Municipio III, Giovanni Caudo, mancano gli atti ufficiali di chiusura. Rocca Cencia si guasta spesso, visto che sta lavorando al limite della capacità. Ama avrebbe anche un terzo impianto, un tritovagliatore mobile a Ostia, già feudo grillino, ma l’impianto, della capacità di 200 tonnellate al giorno, resta fermo. Gli altri sono impianti privati. Anzi, di uno solo: Cerroni. Il tanto bistrattato dai grillini ras dell’immondizia è ancora lui a tenere a galla la città. Ma le manutenzioni programmate - e, quindi, di fatto sottovalutate dal Campidoglio - creano il tappo. Altri privati non si fidano di Ama e della solidità di chi non approva un bilancio da due anni. Inoltre, questo perdurante stato di cronica mancanza di impianti, obbliga Ama a portare i rifiuti fuori città logorando la già vecchia fotta dei propri mezzi, una flotta oramai pericolosamente scesa a metà dell’efficienza e con veicoli vicini all’età della pensione. 



venerdì 10 giugno 2016

ECCO LO STADIO DELLA ROMA/1



Il Tempo inizia oggi la pubblicazione e l’analisi del progetto definitivo per la realizzazione dello Stadio di Tor di Valle. L’analisi de Il Tempo prende le mosse dai tempi, che è la domanda che tutti i tifosi rivolgono: quando sarà realizzato lo Stadio?
Accantonata l’incognita “nuovo Sindaco”, la tempistica ipotizzata dalla società giallorossa e dai suoi 42 partner nel progetto è chiara: per la stagione 2019-2020 la Roma conta di giocare non più all’Olimpico ma a Tor di Valle. E questo, anche in vista dell’assegnazione dei Giochi Olimpici del 2024 può essere anche un ulteriore tassello da inserire nel dossier olimpico. Anche perché, secondo le date indicate nel cronoprogramma dalla società giallorossa, a fine dicembre 2022 tutto l’intero complesso, incluse le tre torri e palazzi e piazze annesse, sarà terminato, dando così un nuovo e riqualificato volto a un’area, quella di Tor di Valle, che oggi versa in un drammatico abbandono, fra topi, degrado, prostituzione, terreni trasformati in discarica. E, non a caso, a inizio maggio, prima ancora di portare le carte in Comune, la parte del progetto relativa all’impianto sportivo vero e proprio venne consegnata prima al Coni per una valutazione. Con grande e pubblica soddisfazione espressa dal presidente del Comitato Olimpico nazionale, Giovanni Malagò
Lo scorso lunedì 30 maggio la Roma spedì Baldissoni e Zanzi in Campidoglio e in Regione a depositare due copie identiche del progetto definitivo dell’impianto. 
Sembrano passati secoli, ma era solo pochi mesi fa quando la Roma di James Pallotta ha avviato le procedure per realizzare il suo stadio. Nell’estate 2014 la Conferenza di Servizi preliminare, poi il lungo dibattito in Consiglio comunale terminato con la Delibera di Pubblico interesse votata a maggioranza il 22 dicembre 2014. Poi, la presentazione alla stampa e alla città, in pompa magna, del(lo pseudo) progetto definitivo del 15 giugno 2015, che pochi giorni dopo venne rigettato dal Comune e dalla Regione per carenza di documentazione. Da quel momento, una ridda di voci, sussurri, spifferi. E tanto silenzio. Intervallato dall’avvicendamento alla guida del progetto Stadio fra Mark Pannes, uscito a dicembre, e David Ginsberg il cui subentro ha fatto segnare una grande spinta verso la conclusione del lavoro progettuale. In mezzo, le dimissioni di uno dei grandi sponsor dello Stadio, Ignazio Marino, la nomina di Tronca a Commissario straordinario che, fra nove giorni, lascerà il posto alla nuova Amministrazione che verrà indicata dai romani con il ballottaggio. 

Il “nuovo” progetto definitivo è composto da una mole immensa di documenti, se non altro, a testimoniare l’importanza e l’impatto in termini economici e occupazionali - sono in ballo, secondo quanto scritto nel progetto, “1.500-2000 maestranze del settore edile, mentre, a regime, l’impiego nei diversi comparti arriverà a oltre 4.000 unità, in aggiunta agli oltre 15.000 addetti del Business Park” - dell’opera. 

Ora, rimangono gli ultimi passaggi: il Campidoglio deve terminare l’esame preliminare delle carte per verificarne la rispondenza sia alle norme nazionali che ai dettami contenuti nella delibera di pubblico interesse. Una volta terminato questo passaggio - che la Roma prevede entro il 29 giugno - la palla passa in Regione: convocazione della Conferenza di Servizi decisoria per esaminare passo passo tutte le soluzioni progettuali ipotizzate. 180 giorni per poter dare il via al più grande cantiere privato degli ultimi decenni. 

lunedì 25 aprile 2016

STADIO; IN CONSEGNA IL DOSSIER FINALE




In silenzio e pancia a terra: i tecnici, architetti, ingegneri, geometri, del team che sta lavorando sul progetto definitivo dello Stadio della Roma di Tor di Valle, ce l'hanno fatta. Il pacchetto è pronto e entro la prossima settimana, probabilmente metà settimana, sarà consegnato in Campidoglio. Siamo alla scelta del fiocco. Il Tempo aveva anticipato, nelle scorse settimane, che dal Gruppo Parnasi era partita un'email a tutti i tecnici di consegnare tutto entro l'8 aprile. Data poi slittata di una settimana a causa di piccoli ritardi da parte di alcuni progettisti. Da quel momento, riunioni su riunioni per chiudere il plico da portare da Tronca.

A giugno 2015, con la grande presentazione al Salone delle Tre Fontane dell'Eur, la Roma ci aveva già provato: il progetto presentato allora, però, era carente di una serie di documentazioni. In Campidoglio sedeva ancora Marino e Caudo, pur essendo un grande sostenitore del progetto, lo rimanda, di fatto, indietro. Passano le settimane e nel frattempo, salta Mark Pannes e arriva David Ginsberg dal Liverpool, uomo del fondo Raptor e specializzato nell'impiantistica sportiva, non a caso segnalato a Roma anche in questi giorni. E si rifanno i conti: costi sottostimati e entrate sovradimensionate. Tanto che, sotto Natale, vengono rifatti tutti i calcoli sui parametri matematici sui quali si calcolano le cubature degli edifici. Ora siamo al tentativo numero due. E, chiaramente, restano aperti i quesiti più tecnici: a Tronca, cosa verrà effettivamente consegnato? Sarà davvero il progetto completo in ogni sua parte. E, poi, come si comporterà il Commissario Straordinario? In teoria la legge non pone dei termini precisi per l'esame preliminare del Campidoglio del plico prima di girarlo in Regione per l'avvio della Conferenza di Servizi. Tronca potrebbe quindi tenere fermo il progetto per il tempo necessario all'insegnamento del nuovo Sindaco e lasciare la patata bollente a lui... O lei.

giovedì 31 marzo 2016

STADIO AS ROMA; DOSSIER (QUASI) PRONTO PER LA CONSEGNA IN COMUNE

Si ricorda che la consegna dovrà avvenire entro l'8 aprile per permetterci di fare l'ultimo check finale della documentazione prima della consegna al Comune”. Firmato: Parsitalia
Con questa email, datata poco prima di Pasqua, indirizzata a tutti i progettisti che stanno lavorando alle diverse parti dell’opera, si chiude il cerchio intorno al progetto dello Stadio della Roma a Tor di Valle


Lavori che vanno avanti, dunque, in un silenzio mediatico interrotto, ieri, dal feroce botta e risposta fra l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, e il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti.
Entro il prossimo 8 aprile, dunque, tutti i progettisti devono consegnare alla società australiana Lend Lease, coordinatrice del lavoro, i progetti finiti. 
Dopo di che, la stima è che ci vogliano da un minimo di 15 a un massimo di una trentina di giorni affinché tutto il plico sia composto per essere presentato, finalmente, in Campidoglio.
Da lì, dopo l’esame preliminare delle carte in Campidoglio - ci vorrà circa un mese - il dossier dovrebbe transitare in Regione per la seconda metà di giugno, a nuovo Sindaco già eletto. Dopo di che, alla Regione serviranno un paio di settimane per convocare la benedetta Conferenza di Servizi che, quindi, potrebbe aprirsi per fra fine giugno e inizio luglio e concludersi, se non ci sono intoppi, per la fine di dicembre 2016. A quel punto, firmata la Convenzione Urbanistica - il contratto fra il Comune e i proponenti - potranno iniziare i primi lavori di demolizione del vecchio ippodromo. Politica permettendo.



E, come anticipato da Il Tempo, per questo Mauro Baldissoni, direttore generale della As Roma, e Italo Zanzi sono volati a Boston da Pallotta ieri mattina. Previste una serie di riunioni proprio sul tema Stadio che dovrebbero tenere il duo Zanzi e Baldissoni negli Stati Uniti fino a sabato con l’obiettivo di rientrare in tempo a Roma per poter assistere al derby con la Lazio in programma domenica pomeriggio all’Olimpico. 
Vicenda Stadio, poi, che si arricchisce di un nuovo capitolo di polemiche. Ad aprire il fuoco è stato l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, che, durante la conferenza stampa alla sede della Stampa Estera per presentare il suo libro in uscita, ha sparato ad alzo zero contro il premier, Matteo Renzi, e il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Dice Marino: “La costruzione dello stadio della Roma è importante non solo per i tifosi, ma anche per la ricaduta economica di circa un miliardo e mezzo di euro che avrebbe. Il governo e il presidente della Regione Zingaretti hanno rallentato la costruzione e forse vogliono fermarla. Avremmo portato a Roma ricchezza culturale, sportiva ed economica. Il governo Renzi ha voluto interrompere questo percorso”. Aggiungendo, in riferimento ai diversi candidati Sindaco in corsa: “Leggo nel presente molta confusione sull'argomento e nessuno che abbia preso una decisione netta da una parte o dall'altra. Io mi auguro che prevalga l'interesse della città. Non c'è però la determinazione nel proseguire il progetto. Il futuro sindaco spero possa portarlo a termine”.


A stretto giro e certo non con l’abituale sorriso, a Marino risponde per le rime Zingaretti: “Io non ho letto il libro. Ho letto dello stadio della Roma e voglio chiarire che la Regione è ancora in attesa del progetto dello stadio”. Questo, ha aggiunto il Governatore, “perché lo stesso Comune inviando i documenti con i pareri sui progetti depositati scrisse esplicitamente che anche l'assenza di un parere positivo avrebbe compromesso l'interesse pubblico dello stadio e i dipartimenti inviarono alla Regione tutti pareri negativi sui documenti che avevano. E quindi siamo in attesa del progetto dello stadio”. Dopo di che, giù durissimo: “Io non sono abituato a dire dei sì o dei no in assenza di progetti - ha concluso Zingaretti - ed è stravagante che si possa teorizzare il contrario”.


Altra coda polemica, poi, in un secondo botta e risposta fra due dei candidati Sindaco, Virginia Raggi, dei 5Stelle, e Francesco Storace, La Destra. 

Dice la Raggi a RaiNews24, riferendosi alle Olimpiadi ma dopo aver già espresso la sua contrarietà anche allo Stadio di Tor di Valle: “Non si può pensare a futuri stadi del nuoto o di atletica o villaggi olimpici a Tor Vergata su cui sappiamo gli interessi di chi ci sono, noi dobbiamo pensare al quotidiano, perché da qui al 2024 i romani sono morti: sono morti di traffico, di sporcizia, di incuria”. 
Secca la replica di Storace, che invece sullo Stadio si è dichiarato favorevole senza se e senza ma: “Da Virginia Raggi viene esposto il programma del partito del no. Quando i media - a partire da Rai e Mediaset - lo consentiranno toccherà a chi punta sull'economia di una città che ha diritto a crescere. Olimpiadi, stadio, metro sono opere necessarie allo sviluppo”.

domenica 3 gennaio 2016

ECCO IL 2016 DELLO STADIO GIALLOROSSO




Il 2016 dovrebbe portare in dote l'inizio dei lavori ms il percorso dello Stadio di Tor di Valle è piuttosto stretto. Quel che manca è il d-day, il giorno di partenza del tutto.
Andiamo per ordine.

IL DEFINITIVO NON DEFINITIVO
Il progetto definitivo è ancora in lavorazione: quello consegnato a giugno scorso, quando
Marino ancora non era stato rimbrottato dal Papa né sfiduciato dai suoi, non era il vero "definitivo". E, infatti, il Comune, dopo averlo esaminato in via preliminare, accompagnò la “girata” del plico in Regione con una lettera che ne segnalava le mancanze a termini di legge. Carenza di documentazione (piano particellare degli espropri, sondaggi geologici, computo metrico estimativo, programma finanziario) e perplessità su alcuni elementi progettuali (metropolitana su tutte ma anche ambiente e proprietà delle aree). E la Regione, ricevuto il plico, ha fatto proprie le osservazioni del Campidoglio, di fatto, rispedendo al mittente le carte. Quindi, tutto il plico è ancora in lavorazione: poco prima di Natale, infatti, i progettisti delle diverse opere si sono visti recapitare un’email dal Gruppo Parnasi nella quale si chiedevano ulteriori integrazioni documentali, in special modo inerenti la Superficie Utile Lorda (Sul), il parametro, in sostanza, sul quale vengono calcolate le cubature che un progetto può sviluppare. 

PERCHÉ I RITARDI?
Voci di corridoio, poi, imputano a una sottovalutazione delle norme questo dilazionamento dei tempi di consegna del definitivo. In sostanza, secondo quanto si apprende, era convinzione dei proponenti che si dovessero consegnare i progetti definitivi di tutte le opere “pubbliche” (metro, ponti, strade, parcheggi) con l’aggiunta dei definitivi di alcune delle private (lo stadio, il convivium e una delle tre torri). In realtà, nel corso di una serie di colloqui in Regione (l’ultimo dei quali con l’assessore all’Urbanistica, Civita, poco prima di Natale) gli uffici tecnici hanno fatto presente che è necessario che siano consegnati i definitivi di tutte le opere: per quelle pubbliche con un livello di dettaglio paragonabile a un progetto esecutivo, mentre per quelle private l’esecutivo potrà essere consegnato anche in un momento successivo. E questo avrebbe aperto un “buco” nella progettazione: mancherebbero, infatti, i definitivi delle altre due torri. E sarebbe quindi questo il motivo per il quale il sospirato definitivo ancora non arriva. E, anche in quest’ottica, si inquadrano le notizie, divulgate da "Libero", di un possibile ingresso di uno dei colossi dell’edilizia, il Gruppo Pizzarotti, all’interno della cordata mentre si parla anche di possibili nuovi ulteriori accordi con il gruppo Salini, altro gigante del settore. 
E qui arriviamo all’inizio del gioco dell’oca dello stadio. 



LA CONFERENZA IN REGIONE
Fino a che non arriverà il definitivo, infatti, non si può aprire la Conferenza di Servizi decisoria, quella che avrà il compito di esaminare ogni dettaglio delle opere e dare il via libera definitivo adottando, nel contempo, il testo della “convenzione urbanistica”, cioè del contratto fra il privato proponente e il Comune. 
Al momento della consegna del definitivo, il d-day, verrà convocata la Conferenza di Servizi: entro 6 mesi gli oltre 30 diversi uffici tecnici di diversi Enti (Comune, Regione, Prefettura, Atac, Ama, Acea, Soprintendenze varie, Autorità di Bacino del Tevere, e via discorrendo) chiuderanno la pratica. In mezzo, qualora emergessero necessità di consistenti revisioni di parti progettuali, potrà essere concesso un solo “stop and go”, una pausa con la sospensione del timer di questi sei mesi. Terminato l’iter in Regione, quindi, si passerà alla firma della convenzione urbanistica (mediamente un mese di tempo), con la quale si chiude questa parte dell’iter. Da quel momento, i proponenti potranno iniziare una parte dei lavori. Quali? Le demolizioni dell’esistente ippodromo, la pulizia e la bonifica delle aree, l’installazione delle opere di cantiere. La vera e propria costruzione dell’intero complesso, però, avrà due iter distinti: le opere pubbliche (metro, ponti, strade, stazioni, raccordi) dovranno prima essere messa a gara europea. Quelle private (stadio, nuova Trigoria, convivium, torri e pertinenze varie), invece, non ne hanno bisogno e potrebbero anche iniziare immediatamente. Tuttavia, poiché lo Stadio potrà aprire ai tifosi solo nel momento in cui tutte le opere pubbliche saranno pronte, di fatto, i lavori dovranno andare di pari passo. Anche perché la cantierizzazione di un intervento così rilevante non può prescindere dall’adeguamento delle strade affinché camion e gru possano muoversi senza creare ingorghi di traffico. 

QUALCHE “PALETTO” TEMPORALE
Cerchiamo, quindi, di mettere qualche paletto temporale.
Non è detto che ci si riesca, ma ipotizziamo che i definitivi siano consegnati entro la fine di gennaio. Sei mesi di tempo per la Conferenza di Servizi e siamo a fine luglio (sperando non ci sia lo stop and go). Per fine agosto, la firma della Convenzione urbanistica. Da settembre, quindi, possono iniziare le demolizioni, che potrebbero essere anche considerate la prima pietra e che segnerebbero l’inizio del conto alla rovescia per i 24 mesi necessari a costruire il tutto. Intanto, dopo la firma della Convenzione, partiranno le gare europee per le opere pubbliche: da 6 a 8 mesi di tempo per il loro svolgimento. E siamo già in primavera 2017: e l’inaugurazione potrebbe arrivare per fine 2018.


NUOVO SINDACO
In mezzo, però, c’è l’incognita elezioni comunali: a metà giugno, come annunciato da Renzi pochi giorni fa, si vota per il Comune. Se la Conferenza in Regione ancora non avesse concluso i suoi lavori, nell’ipotesi in cui dalle urne, a fine luglio, (ballottaggio compreso e tempi tecnici per l’insediamento inclusi) uscisse fuori una maggioranza contraria alla realizzazione dello Stadio, la nuova Amministrazione potrebbe, con una delibera votata dal Consiglio comunale come quella sul pubblico interesse del dicembre 2014, modificare o cancellare il testo uscito sotto l’èra Marino. Ovviamente, dovrebbe essere una delibera con forti e inoppugnabili motivazioni giuridiche, altrimenti si correrebbe il rischio di esporre il Campidoglio a una richiesta di risarcimento danni da 1 miliardo e mezzo di euro. 

Ecco, quindi, perché in questo grande gioco dell’oca, fino a che non si arriva alla consegna del progetto definitivo, si rischia sempre di tornare alla casella di partenza. 

mercoledì 18 novembre 2015

STADIO; (FORSE) CI SIAMO


Finalmente, ci dovremmo essere. Finiti i sondaggi geologici su tutte le aree interessate dall'intervento, predisposte le relazioni statiche e antisismiche di base a disposizione di ingegneri e architetti, il “vero” progetto definitivo dello Stadio della Roma di Tor di Valle sta per vedere la luce. E, stavolta, dopo la fretta indiavolata di giugno scorso, imposta alla As Roma dalle necessità poilitico-mediatica dell'ex sindaco Marino, dovrebbe, appunto, essere la volta buona che il progetto sia davvero, almeno a termini di legge, il definitivo.
Il prossimo 23 novembre, da quanto Il Tempo apprende, tutti i progettisti che avevano ancora la loro parte del dossier "aperta" dovrebbero consegnare il compito. Il tempo di mettere insieme tutto e, più o meno per la fine del mese - si parla proprio della data del 30 novembre come di quella in cui presumibilmente il dossier verrà consegnato - il faldone dovrebbe prendere la strada del Campidoglio.
Da dove, dopo un controllo preliminare del contenuto, verrà poi inoltrato alla Regione Lazio perché venga indetta la Conferenza di servizi decisoria. Ponendo un paio di settimane necessarie agli uffici capitolini per l'esame del dossier e l'arrivo delle imminenti vacanze natalizie, è, quindi, possibile ipotizzare che la Conferenza parta dopo la Befana. Il count down dei 180 giorni, quindi, partirà dalla prima seduta della Conferenza alla quale parteciperanno una trentina di diversi uffici e Enti: la Regione, il Comune, la Prefettura, Atac, Acea, Ama, Autorità di Bacino del Tevere, soprintendenze e via dicendo. Entro metà luglio 2016, più o meno, dovrebbe giungere la sospirata e definitiva approvazione del progetto incluse le eventuali modifiche che dovessero emergere durante la Conferenza. Fatti, quindi, i debiti conti i lavori per lo stadio potrebbero partire fra fine 2016 e la primavera 2017 per concludersi, quindi, se tutto andrà bene, 24 mesi dopo la posa della prima pietra.



Cosa cambia rispetto alla versione di giugno
Mancavano, nel faldone consegnato dalla Roma in Campidoglio lo scorso 15 giugno, una serie di documenti fondamentali. In primo luogo non erano stati completati i sondaggi geologici e le prove antisismiche relative a tutte le aree interessate dal progetto. Erano, infatti, stati completati solamente quelli sulle aree di proprietà del Gruppo Parnasi, poco più della metà dell'intera superficie su cui ricadrà tutto il progetto. Non erano ancora stati realizzati, ad esempio, i sondaggi geologici sul fosso di Vallerano, quelli per le infrastrutture stradali e ferroviarie, quelle per i ponti. 
Mancando i sondaggi completi, quindi, non era possibile - a termini di legge - effettuare la progettazione completa delle fondazioni dei manufatti, edifici e ponti, strade e parcheggi. E, di conseguenza, non era possibile redigere una relazione economico-finanziaria (il costo reale e totale delle opere) completa. Tra l'altro, da quanto spiega Claudio Vercelli, geologo e direttore della Geores, la società che ha effettuato tutte le trivellazioni, rispetto alle previsioni iniziali, i sondaggi hanno dato esiti migliori per il sottosuolo, cosa che, quindi, dovrebbe comportare una buona diminuzione dei costi totali. Per intendersi, le due torri di Eurosky, costruite sempre dal Gruppo Parnasi nella zona del centro commerciale Euroma2 e distanti poco più di 3 km in linea d'aria da Tor di Valle, hanno fondazioni che raggiungono gli 85 metri di profondità. A Tor di Valle non si dovrebbero superare i 65 metri e 20 metri in meno di scavi e cemento armato sono bei soldi risparmiati. 
Anche il piano particellare degli espropri è ormai completo, ed era un altro dei documenti fondamentali per considerare, a termini di legge, “definitivo” il progetto.
Novità anche per il problema dell’assetto idrogeologico: le opere sul fosso di Valleranno, ritenute indispensabili dall’Autorità di Bacino del Tevere per evitare il rischio di allagamenti dovuti alle piogge, arriveranno fino alla Colombo. Oltre la pulizia del fosso, da quanto si apprende, il progetto prevede, dunque, due km circa di opere di contenimento, innalzamento e rifacimento degli argini. Già nel progetto presentato a giugno scorso, la Roma aveva “stanziato”, proprio per affrontare questo problema, ben 5 milioni di euro da dedicare al Fosso. Che, forse, grazie a questo intervento, non rappresenterà più un problema per i residenti della zona.



E lo stadio potrebbe aprire anche senza metro
Nel ginepraio della delibera di pubblico interesse si annida la scappatoia per uscire fuori dall’impasse della metropolitana. E potrebbe anche accadere che lo Stadio e tutto il suo complesso, possano aprire anche senza la metro
Andiamo per ordine. 
Fra le opere sulle quali è stato dato il “pubblico interesse” c’è il “potenziamento dell’offerta del trasporto pubblico su ferro con frequenza di 16 treni l’ora nelle fasce orarie di punta, prioritariamente attraverso il prolungamento della metro B”, con un investimento di 50,45 milioni di euro. 
Ora, al momento di trasmettere in Regione il dossier di giugno, nella lettera del Campidoglio allegata al faldone, c’era la bocciatura del progetto della metro B. I tecnici di Atac e del Dipartimento Mobilità del Campidoglio scrissero: “unica soluzione efficace è il potenziamento della Roma-Lido, mentre gli interventi sulla Metro B risultano inefficaci” arrivando a paventare una “riduzione dell’offerta del 40% rispetto all’attuale servizio e la compromissione della regolarità dell’esercizio creando problemi alla B/B1 tali da coinvolgere 2/300mila utenti”. 
Qualora, in sede di Conferenza di Servizi, venisse confermata la bocciatura della metro B, sarebbe obbligatorio ripiegare sulla Roma-Lido, il cui rifacimento è stimato con un costo di 300 milioni di euro. La Roma-Lido, però, è di proprietà della Regione
Quindi, la Roma, non gestendo direttamente il progetto, non potrebbe più essere obbligata, per aprire, ad attendere il completamento dell’opera che non dipende da lei ma da altri soggetti. Pagato l’obolo di 50 e spicci milioni, lo Stadio potrebbe aprire anche senza la metro.




domenica 11 ottobre 2015

STADIO A RISCHIO, LA ROMA CORRA

Se davvero la As Roma vuole portare a casa lo Stadio di Tor di Valle deve correre. Ma correre tanto.



Le dimissioni di Ignazio Marino da sindaco di Roma - se e quando diverranno effettive - infatti, ad oggi, non bloccano l’iter amministrativo del progetto
Che è comunque fermo ai box in attesa che i proponenti consegnino una bella fetta di documentazione mancante nel dossier “progetto definitivo”. 



A ricordare, in estrema sintesi, i principali documenti mancanti
  1. sondaggi geologici sull’intera superficie interessata dal progetto, 
  2. relazioni geostatiche e sismiche, 
  3. piano particellare degli espropri
  4. computo metrico estimativo. 
In sostanza, parliamo della “cicciaeconomica del progetto. 
Manca, poi, la soluzione (acquisto o esproprio) per le aree di proprietà dei privati (leggi: quasi totalmente Gruppo Armellini) su cui ricadrebbe poco meno della metà del progetto. 
Senza considerare la questione metropolitana che è fra i cardini del pubblico interesse e il cui progetto, quello sulla Metro B, è stato considerato improponibile e dannoso da Atac e Dipartimento della Mobilità. 

Ma, consegnate in Campidoglio - che non chiude mica i suoi uffici per le dimissioni del Sindaco - queste carte, il progetto può davvero passare in Regione

Regione che, a quel punto, avrà 180 giorni di tempo, fissati dalla legge, per esaminarlo, emendarlo, integrarlo e, poi, approvarlo. 

E se per il problema metropolitana (da delibera, occorrono 16 treni l’ora per trasportare almeno il 50% dei tifosi su ferro ma non è specificato in modo univoco se si deve usare la linea B, come voleva Marino, o la Roma-Lido, come vogliono i tecnici) la questione è più progettuale che di sostanza, per i documenti mancanti c’è poco da fare: vanno predisposti e consegnati o il progetto non va avanti. 

La chiave per avere lo Stadio sta tutta nella delibera di pubblico interesse, votata dall’Assemblea Capitolina il 22 dicembre scorso, e che costituisce l’atto di avvio del procedimento

Fino a che il procedimento non verrà chiuso, la Delibera potrà essere modificata o anche cancellata. 

Solo la conclusione dell’iter in Regione, terminando l’iter amministrativo (va ricordato che la legge indica come “sostitutivi” di tutti i vari permessi proprio il via libera della Conferenza di servizi regionale), rende giuridicamente e tecnicamente perfetto e non più modificabile l’intero processo.

Quindi, appunto, la Roma deve sbrigarsi
Le elezioni comunali a primavera potrebbero, infatti, far segnare in Consiglio comunale una Giunta e una maggioranza contrarie, a qualsiasi titolo, alla realizzazione dello Stadio
In quel caso, perciò, se l’iter fosse ancora aperto, la nuova maggioranza potrebbe cancellare la delibera o modificarla in modo così sensibile (ad esempio con una drastica riduzione di cubature) da rendere l’”affaire” non più conveniente e spingere i proponenti ad abbandonare il progetto. 



In zona Cesarini, poi, alla Roma resta sempre una scappatoia: se, una volta consegnate le
carte e aperta la Conferenza di Servizi regionale, la Regione la tirasse troppo per le lunghe (come accadde per il Comune durante quella preliminare dello scorso agosto), trascorsi i 180 giorni stabiliti dalla legge, i proponenti possono sempre ricorrere a Palazzo Chigi, bypassando quindi sia il Campidoglio che la Regione, ed evitando che la nuova maggioranza in comune possa rimetter mano alla delibera.

martedì 6 ottobre 2015

CHIACCHIERE, SCONTRINI E RAGION DI STATO

I social network sono inondati dalle chiacchiere sugli scontrini del sindaco Marino.

Andando per sommi capi, si trovano soggetti che attaccano Marino a prescindere. E quelli che lo difendono a prescindere.

Come scrive metaforicamente Panorama, alcuni lo elevano al rango di santo martire. Altri - per contraltare - dipingono Ignazio come un truffatore rubagalline.

Onestamente, mi interessa assai poco verificare il centesimo speso. E, sì, anche se la sera del 26 dicembre invece che dei giornalisti, avesse portato a cena la famiglia, pagando 260 euro, mi interesserebbe assai poco. Non è da questo che si valuta un Sindaco.

Si valuta dall'operato, prima ancora che dalle chiacchiere. Le sue o quelle degli altri.

Non entro nel merito dell'operato amministrativo di Marino: i detrattori hanno argomenti sufficienti per attaccarlo come i suoi estimatori per difenderlo.

Credo, però, che Marino abbia commesso un errore enorme mettendo online le spese e i dettagli. Un errore che pagheremo caro a partire da domani.

Pubblicare le spese sostenute non è un'"operazione trasparenza" ma un'idiozia politica che viola, in sedicesimi, il concetto di base della Ragion di Stato. Perché alle funzioni di Sindaco sono legate delle funzioni di rappresentanza, chiamiamole, per comodità, antiche vestigia della regalità. Che sono già oggetto di controlli da parte di organi deputati a verificare la regolarità delle somme spese.

Pubblicare la nota spese significa sottoporre - sia oggi che domani, perché poi indietro non si torna - al vaglio di chiunque ciò che il Sindaco di Roma mangia, con cosa viaggia, quale vino o acqua beve, a chi decide di offrire un pranzo

Significa, quindi, consentire a chiunque di fare le pulci e indignarsi - dato che viviamo nell'epoca del servizio indignato permanente effettivo - se hai mangiato aragosta invece che astice, astice invece di gamberi, gamberi invece di vongole. Significa farsi criticare da chi spesso non arriva a finire decentemente la terza settimana del mese, perché hai bevuto un Teroldego invece di un Pinot nero, o se hi offerto una Du Demon invece di una Peroni.

Significa, in realtà, spogliare di quel poco (molto poco) di regalità che era rimasta connessa alla funzione, significa porre nudo totalmente "il re" di fronte al suo popolo e consentire a questo popolo di accorgersi che il re, alla fine, è solo un comune mortale, rivestito di seta e broccato anziché che di stracci, significa che quel poco di fascino segreto dato dalla inaviccinabilità per il comune mortale di ciò che un sindaco può o non può fare, viene a cadere.

Questo è il significato metapolitico di questa scelleratezza di Marino.
Il giudizio, ora, rapidamente passerà dall'Aula Giulio Cesare e dalle pagine dei giornali, alla strada. E quando arriva in strada, invece della Marcia Reale, si suona e si canta molto meglio la Marsigliese.

Ci vediamo presto in Place de la Révolution.

domenica 4 ottobre 2015

LAVORI ANNUNCIATI E MAI INIZIATI

Era luglio. Faceva caldo, a Roma. 
Marino Ignazio da Genova ancora non era partito per la sua vacanza nel continente americano - la cui esatta località è segreto di Stato per evidenti ragioni di sicurezza del Primo Cittadino - non era rientrato per correre a donare il sangue né si era ancora beccato lo schiaffone papale in piena faccia e il controschiaffone da Mons. Paglia sull'altra guancia, come si conviene a chi si professa cattolico.

Fanfare e sito internet del Comune, quello istituzionale, per intendersi.



L'annuncio era di quelli forti: fra luglio e agosto rifacciamo una bella serie di strade. Maurizio Pucci, assessore da poco entrato nella stanza del bottoni con i galloni più riccamente decorati, aveva annunziato, urbi et orbi, che la Salaria, la via Salaria, quella delle mignotte a tutte le ore del giorno e della notte, quella della puzza (un tempo molto seguita dai giornali oggi dimenticata ma sempre lì ad olezzare) del centro Ama, quella dell'asfalto colabrodo per chilometri, quella al buio un giorno su tre, quella degli allagamenti appena piove, ebbene, la via Salaria sarebbe stata rifatta.


Avrebbero lavorato proprio nei mesi estivi, per non creare problemi di traffico.



Luglio è passato.
Agosto anche.
Settembre è finito. 

Abbiamo assistito all'incredibile e pacchianissimo funerale organizzato dai Casamonica.
Letto e riso (anche per non piangere) del viaggio vacanziero americano del signor Sindaco.
Udito le unghie del primo cittadino grattare ogni superficie utile ad aggrapparsi nel tentativo, vano e decisamente ridicolo, di mettere delle pezze ai casini che combina con le sue dichiarazioni sul Papa, sui viaggi, sugli scontrini...

Ma la Salaria è ancora lì. Esattamente come era lì, nelle stesse condizioni, di giugno, maggio, gennaio.

L'ultimo intervento di rifacimento del manto stradale - interventio serio, non la romanella, per intenderci - risale all'estate 2012, quando il buon Tommaso Profeta, allora alla Protezione civile comunale, organizzò un disboscamento delle fratte e venne anche rifatto tutto l'asfalto in prossimità dell'intersezione fra la Salaria e la Tangenziale Est.
Poi, un paio di tentativi di romanellare alcune buche con i soliti 3 centimetri scarsi di grattatine di asfalto e bitume gettato.

Nel frattempo, si notano i nuovi cartelloni pubblicitari che compaiono a coppie ogni 10 metri (ne abbiamo contati - nel più totale silenzio sia di Romafaschifo che di  Cartellopoli, i due blog un tempo strenui censori dei sindaci oggi strenui difensori mariniani, quasi gli ultimi giapponesi - oltre 80 per lato) e che si sommano a quelli già esistenti.

Le mignotte sono ancora lì, sempre belle (non proprio tutte) e disponibili (tutte) e giorno dopo giorno più numerose.
L'asfalto in alcuni punti ha lasciato solo un vago ricordo di sé.
La strada, nei soliti punti (aeroporto dell'Urbe e svincolo per Villa Spada) si inonda alla prima pioggia che superi i 12 minuti di durata.
La puzza del deposito Ama si spande a ogni soffio di vento, nel silenzio di quei giornali e comitati che tanta attenzione ebbero fra il 2010 e il 2013.

Ma dei lavori promessi, annunciati, propagandati nemmeno l'ombra.

venerdì 25 settembre 2015

STADIO; GIUNTA E PD, TUTTI CONTRO TUTTI



ESPOSITO: "ALTRE PRIORITÀ PER ROMA"
MARINO CONTRO ESPOSITO: "PROGETTO IMPORTANTE, ASPETTIAMO CONFERENZA SERVIZI AVVIATA DA REGIONE"
REGIONE CONTRO MARINO: "CONFERENZA DI SERVIZI NON AVVIATA"
ESPOSITO CONTRO CAUDO: "CON TUTTI I PROBLEMI, PARLIAMO DI STADIO?"
GIUNTELLA CONTRO ESPOSITO: "CAMPAGNA CONTRO LO STADIO"
PALUMBO CONTRO ESPOSITO: "ASSESSORE IN CONFUSIONE"

La verifica del progetto riguardante lo stadio della Roma è ora oggetto della Conferenza di Servizi avviata dalla Regione. È quello il luogo delle verifiche e, se sarà necessario, delle correzioni da chiedere. Si tratta di un progetto importante a cui questa amministrazione tiene molto. Aspettiamo quindi con fiducia che si chiuda questa ultima verifica". 
Parola di Ignazio Marino, da New York. 

Conversando con alcuni potenziali investitori americani, il Sindaco ha accennato anche alle vicende dello stadio della Roma. Dopo aver rimarcato l’importanza del progetto ”cui l’Amministrazione tiene molto”, Marino ha aggiunto di attendere “con fiducia che si chiuda questa ultima verifica” [la Conferenza di Servizi finale in Regione, ndr]. 



Se non che, non c’è nessuna Conferenza aperta in Regione, come da via Cristoforo Colombo fanno sapere. 




Non è aperta perché i progetti presentati, come oramai tutti sanno, sono incompleti, tanto che, lo scorso 5 agosto, dalla Regione è partita una lettera in duplice copia, una ai proponenti (Parnasi/Pallotta) e una, per conoscenza, proprio al Campidoglio, chiedendo le varie integrazioni documentali che, per ora, non sono pervenute. 

Solo quando arriveranno tutte le carte mancanti - che, per inciso, dovranno essere depositate in Comune che, prima di inoltrarle alla Regione, dovrà vagliarle e verificarne la rispondenza alle leggi e alla delibera di pubblico interesse - potrà partire il countdown dei sei mesi per i lavori della Conferenza di Servizi.




E, intanto, si registra (l’ennesima) spaccatura interna al PD

L'assessore alla Mobilità, senatore Stefano Esposito
Dopo aver lanciato la frecciatina dei giorni scorsi (“Ognuno faccia il suo mestiere”, “ci sono altre priorità”) sulla questione Metro B, Stefano Esposito, assessore alla Mobilità, rincara la dose degli attacchi contro il titolare dell’Urbanistica, Caudo
Comincino ad affrontare i temi veri (ambiente, interesse pubblico, questioni urbanistiche, espropri). Con tutti i problemi che ci sono in questa città, ci occupiamo dello Stadio?”. 
L'assessore all'Urbanistica, Giovanni Caudo

Posizione, quella dell’assessore Esposito che manda in fibrillazione  il presidente romano del Pd, Tommaso Giuntella (noto tifoso giallorosso tanto quanto Esposito supporter juventino) che in un tweet parla di “campagna di stampa contro lo Stadio. L’Assemblea capitolina si è già espressa, basta ostruzionismo, liberiamo la città”. 
Da chi, poi? 

E anche il consigliere PD al Comune, Marco Palumbo, non è tenero: “l'assessore Esposito è lievemente confuso. Il pubblico interesse dell’opera è stato sancito con l'approvazione definitiva di una delibera nel dicembre dello scorso anno. Non si può superficialmente derubricare lo stadio di Tor di Valle a questione secondaria per Roma:è la prima grande opera messa in cantiere dopo anni e avrà ricadute positive su molti fronti. Fa male l'assessore a prendere sottogamba le opere legate a viabilità e trasporti in quell'area. Non si tratta di cantieri che riguarderanno esclusivamente lo stadio, ma tutta la città”.