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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 23 maggio 2018

FUGA DAL CAMPIDOGLIO, VIA L'OTTAVO ASSESSORE IN DUE ANNI


Due battute caustiche: quella della Raggi è una “giunta fluttuante” (Antonello Palmieri, associazione Roma Nuova) e “Raggi isituisca l’assessorato alle dimissioni” (Orlando Corsetti, consigliere Pd), accompagnano il nuovo giro di valzer degli assessori in Campidoglio. 
Stavolta se ne va Alessandro Gennaro, già capo staff dell’assessore alle Partecipate, Massimo Colomban, e di quest’ultimo successore dall’11 ottobre scorso. Una permanenza in carica di 224 giorni, ancora meno del suo predecessore che, se non altro, la candelina dell’anno in carica l’aveva spenta, fermandosi a 375 giorni. 
Che Gennaro fosse prossimo all’addio era notizia già circolata a fine marzo quando se ne andò il titolare al Commercio, Adriano Meloni
C’è la corsa - Gennaro stesso (“lascio per ragioni personali”), Raggi (“La sua è stata una scelta personale presa in autonomia”) e i 5Stelle romani (“L'assessore Gennaro lascerà l'incarico per motivi personali”) - a negare qualunque dissapore in quello che passa alla cronaca come l’ottavo addio della Giunta Raggi fra gli Assessori, cui poi vanno sommati i top manager delle aziende che saltano come tappi di champagne il 31 dicembre.
Nell’ordine, gli annali ricordano gli abbandoni di Adriano Meloni (Commercio), Massimo Colomban (Partecipate), Paolo Berdini (Urbanistica), Paola Muraro (Ambiente), Marcello Minenna (Bilancio). Poi ci sono Andrea Mazzillo e Raffaele De Dominicis (Bilancio entrambi) cui sono state ritirate le deleghe. Indimenticabili, poi, gli addii - alcuni con strascichi polemici - di Carla Romana Raineri da capo di gabinetto del Sindaco (ruolo mai rimpiazzato da allora) e di Stefano Ferrante, ragioniere generale del Campidoglio. Fra gli assessori, poi, spicca il caso Frongia dimessosi da vicesindaco ma rimasto in carica per lo Sport dopo gli scontri all’arma bianca con Berdini sullo Stadio della Roma di Tor di Valle ma messo nell’angolo per la sua vicinanza a Raffaele Marra, finito in manette nel dicembre 2016. 
Questo per quanto riguarda il Campidoglio. Poi c’è il capitolo addii nelle partecipate. Iniziando da Atac, in questo biennio di Amministrazione Raggi, alla guida della municipalizzata dei trasporti si sono alternati: prima Marco Rettighieri, direttore generale, con Armando Brandolese, amministratore unico; poi salta il nuovo AU, Manuel Fantasia, quindi il super manager venuto da Milano, Bruno Rota, che fa posto a Paolo Simioni, che somma le qualifiche di presidente, amministratore delegato e direttore generale. In Ama invece la governance ha visto avvicendarsi il dg Stefano Bina, poi l’amministratore unico Antonella Giglio e ora l’azienda è guidata da Lorenzo Bagnacani.

Compitato il lungo riepilogo dei grandi addii all’Amministrazione Raggi restano sul tavolo i problemi: le deleghe di Gennaro saranno quasi certamente dirottate su Gianni Lemmetti, attuale titolare del bilancio (il quarto in due anni). E questo rafforza la tesi che vede gli addii di Colomban prima e di Gennaro poi legati alla vicenda del concordato Atac. Gennaro non ha mai fatto mistero di proseguire l’opera di Colomban il quale, in una serie di interviste delle ultime settimane, ha sparato a zero contro il concordato fallimentare di Atac. Lemmetti, invece, a Livorno, dove era assessore al bilancio nella giunta 5stelle di Nogarin, si è distinto per il concordato sulla municipalizzata dei rifiuti locale, la Aamps. 




sabato 10 marzo 2018

VIA LIBERA AL PROLUNGAMENTO DELLA ZTL


Prosegue l’iter per modificare l’orario di attivazione della Zona a Traffico limitato del centro storico, portando lo stop alle telecamere dalle ore 18.00 di oggi prima alle 19.00 e, poi, fra un anno alle 20.00.
L’annuncio lo ha dato con un post su facebook il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno: “«Stamattina in commissione abbiamo dato il via libera alla delibera di indirizzo, che approderà presto in Aula Giulio Cesare, che prevede la progressiva estensione dell'orario della Ztl Centro Storico, dapprima alle 19 ed entro un anno alle ore 20. Allo stesso tempo verrà studiata la possibilità di avvicinare gli orari delle Ztl Trastevere e Centro Storico, che ad oggi, essendo diversi, rischiano spesso di far diventare le due zone una il parcheggio di scambio dell'altra. Vogliamo infine rivedere le categorie e le tariffe secondo principi di equità e progressività». 
Scrive ancora Stefano: “Voglio sottolineare che il commercio al dettaglio avrà molti vantaggi come è avvenuto in una qualsiasi città italiana o europea dove sono stati adottati provvedimenti simili. Ad oggi infatti dopo le 18, attuale orario di apertura dei varchi, si genera quasi esclusivamente traffico di attraversamento, che non fa altro che rendere ancor meno vivibile il centro storico e quindi le possibilità per le persone di vivere gli spazi pubblici e commerciali. Allo stesso tempo invece, riducendo il carico di automobili, il trasporto pubblico da subito diventa più performante, consentendo quindi agli stessi cittadini che vogliono raggiungere il centro storico con i mezzi pubblici di farlo sicuramente con maggiore facilità. Per quanto riguarda invece artigiani, restauratori, tappezzieri e altre categorie simili che richiedono trasporti pesanti, con l'aiuto di Roma Servizi per la Mobilità stiamo studiando dei permessi giornalieri e/o a tempo, per consentire ai loro clienti di raggiungere senza difficoltà le loro botteghe».
In realtà, già quando, a metà febbraio, Stefàno aveva annunciato per la prima volta questa decisione dell’Amministrazione - nel silenzio dei due competenti assessori, Adriano Meloni, al Commercio e, soprattutto, Linda Meleo ai Trasporti che appaiono sempre più come figurine prive di qualunque voce e spessore politico/amministrativo - già il presidente di Confesercenti, Valter Giammaria, era insorto: “Per noi è assurdo che si allarghi la chiusura della Ztl centro storico fino alle 20. Soprattutto senza aver avuto alcun confronto con le associazioni di categoria”.

mercoledì 14 febbraio 2018

FRONGIA SOGNA GIÀ UN POSTO DA MINISTRO



I mal di pancia interni alla maggioranza 5Stelle che circonda il sindaco di Roma, Virginia Raggi, sono tutti ancora lì. La campagna elettorale, al momento, ha sortito l’effetto di anestetizzare i problemi. Che, però, restano tutti sul tappeto. A partire dalle posizioni sempre più traballanti di due assessori, Linda Meleo, attuale titolare ai trasporti, e Adriano Meloni, Commercio. Per entrambi sembra iniziato un irreversibile conto alla rovescia che li porterà, appena chiusa la kermesse elettorale, ad abbandonare la Giunta Raggi

Al posto di Meloni si sta preparando Leonardo Costanzo, attuale capo staff di Meloni, proseguendo nella politica di scegliere dentro gli stessi uffici i successori dei defenestrati. 
Era accaduto già con Andrea Mazzillo al bilancio, Luca Montuori all’Urbanistica al posto di Berdini, Margherita Gatta ai Lavori pubblici, subentrata a Berdini che aveva la doppia delega, Alessandro Gennaro al posto di Massimo Colomban alle Partecipate. 

Per sostituire la Meleo, scalpita il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, che, però, per poter passare dal semplice consigliere ad occupare la poltrona di assessore che, di fatto, ha sempre gestito dovrà attendere la modifica dei regolamenti interni pentastellati che vietano questo passaggio. Regolamenti ai quali si starebbe mettendo mano anche per modificare il divieto ai due mandati consecutivi. 
E mentre questi piccoli malpancismi agitano i sonni di alcuni per la conquista di posizioni marginali c’è chi sta iniziando a pensare molto più in grande. È il caso di Daniele Frongia, già braccio destro della Raggi e suo vicesindaco. Per lui, com’è noto, venne fatta l’eccezione al regolamento grillino: eletto, si dimise per fare il capo di gabinetto, nomina poi bocciata per questioni normative. Risarcimento: ruolo di vicesindaco e assessore allo Sport. La concomitante deflagrazione dell’affaire Marra - uomo che proprio tramite Frongia entrò nel “Raggio Magico” - e dello scontro all’arma bianca con Paolo Berdini sullo Stadio della Roma, appannò temporaneamente la stella di Frongia. Che, però, è anche il più politico nella pattuglia grillina in Campidoglio: pochi mesi e, di fatto, Frongia è tornato ad essere il centro della Giunta. 
Si vede chiaramente la sua mano nella vicenda dell’Ippodromo di Capannelle e anche in quella del Cinema America di Piazza San Cosimato, che suona molto come un avviso all’attuale vicesindaco e assessore alla Cultura, Luca Bergamo, che Frongia non annovera proprio fra i suoi amici più stretti. I suoi successi in questi mesi - l’accordo con Rcs per il Giro d’Italia a Roma, quello sulla Formula E di Alejandro Agag all’Eur - hanno fatto risalire le quotazioni di Frongia che, pur non essendosi mai ufficialmente schierato, è considerato sempre più vicino a Luigi Di Maio. Tanto che, alle prossime elezioni, nel collegio del Tuscolano Frongia è riuscito a spuntare la candidatura del suo maestro di arti marziali, Felice Mariani, con il quale l’Assessore si allena. 
Questo suo nuovo lustro lo pone in prima fila, in caso di Di Maio a Palazzo Chigi come premier, per un ruolo nella squadra di governo. 

La sua centralità sempre crescente in seno alla Giunta Raggi è dimostrata anche dall’offerta che gli è stata avanzata direttamente dal Sindaco di occuparsi, quando Meloni uscirà di scena, anche del Turismo. Un’offerta, però, che secondo quanto trapela, Frongia avrebbe declinato: la preferenza, qualora non vi fosse un approdo nella squadra di Governo, sarebbe quella di occuparsi del dossier patrimonio, che già Frongia aveva seguito durante il mezzo mandato della Consiliatura di Ignazio Marino


venerdì 29 dicembre 2017

RAGGI PREPARA L'ENNESIMO RIMPASTO


Il rimpasto di Giunta è in agenda. La data è ancora tutta da decidere. Troppe controindicazioni per gennaio, in Campidoglio si ragiona sulla possibilità di apportare nuove modifiche alla composizione della Giunta nel prossimo mese di marzo
Anche perché, a inizio gennaio arriverà l’udienza che deciderà se rinviare o meno a giudizio la Raggi
In casa pentastellata, il rinvio a giudizio viene dato per scontato ma con buone chanche di uscire indenni dal processo. 
Tuttavia, con le bordate mediatiche cui la Raggi sarà sottoposta in caso di processo, molti ritengono più prudente evitare di aggiungere pure l’ennesimo cambio di assessori. 
Anche perché il principale indiziato di uscita, Adriano Meloni titolare del Commercio, da qualche giorno è in una situazione di maggior tranquillità, visto che le polemiche delle scorse settimane per la Befana a piazza Navona si sono placate. E, quindi, non si sente più l’urgenza di procedere a una sostituzione in corsa, magari con la soluzione interna data dalla scelta del capo dipartimento di Meloni, quel Leonardo Costanzo gran tessitore della ricucitura dei rapporti con il presidente della Commissione Commercio, Andrea Coia. 
A Marzo, invece, si arriverebbe al rimpasto avendo acquisito il risultato delle elezioni. E anche, probabilmente, con l’esito finale del concordato preventivo di Atac. A oggi, come testimonia una recente uscita sui social del presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno (15 dicembre, “mai avuto l’onore di vederla in Commissione”), l’altra grande indiziata di uscita è l’assessore ai Trasporti, Linda Meleo. Che l’intero sistema del trasporto pubblico romano sia prossimo al collasso non è certo un segreto. 
E dopo quasi un biennio di governo dello stesso Assessore (una specie di record per la Giunta porta girevole) diventa difficile dar da bere l’idea che la colpa sia di Nerone. 
Ecco, quindi, che i mormorii sulla Meleo che vanno avanti da più di qualche settimana si sono fatti improvvisamente più insistenti e, se prima c’era una forma di vassallaggio politico di Enrico Stefàno, ora questo ombrello protettivo sembra essersi di molto affievolito.
Il problema è legato al regolamento interno 5Stelle che impedisce a un eletto consigliere di ricoprire il ruolo di assessore. Unica eccezione, quella di Daniele Frongia che, però, si dimise da Consigliere per andare a ricoprire il ruolo di capo di gabinetto della Raggi. Posizione che poi gli fu preclusa per ragioni procedimentali e venne “risarcito” con la nomina a vicesindaco e assessore allo Sport
Dopo la caduta in disgrazia - all’epoca, ottobre-dicembre 2016, dello scontro con Berdini sullo Stadio della Roma di Tor di Valle - in quanto elemento di spicco del cerchio magico della Raggi, a Frongia è stato tolto il ruolo di vicesindaco, compensandolo poco dopo, con l’aggiunta  della delega ai Grandi eventi. Un incarico portato a buon fine, visto l’accordo con Rcs per il Giro d’Italia e quello con Alejandro Agag per la Formula E, tanto che più di qualcuno lo vedrebbe pronto per riprendere in mano l’altro dossier di cui si era occupato all’epoca della consiliatura Marino, quello del Patrimonio comunale. Ovviamente, lasciando lo Sport. Se si sciogliesse il nodo del regolamento interno 5Stelle, a quel punto allo Sport potrebbe puntare Angelo Diario. Stefàno, unico grillino al secondo mandato a non aver avuto alcun ruolo di rilievo, potrebbe finalmente anche avere i galloni da Assessore dopo averne svolto almeno parzialmente le funzioni.