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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 19 settembre 2020

ELETTI I NUOVI PRESIDENTI DELLE COMMISSIONI BILANCIO E URBANISTICA

 


Nell’ultimo giorno utile stabilito dai regolamenti sul funzionamento del Consiglio comunale, arrivano i nuovi presidenti delle Commissioni Bilancio e Urbanistica dopo le dimissioni a sorpresa dei rispettivi presidenti, Marco Terranova e Donatella Iorio, entrambi del Movimento 5Stelle.
Nella mattinata di ieri, alla terza votazione, Sara Seccia, già Presidente reggente del Consiglio comunale durante la detenzione di Marcello De Vito, è stata eletta alla guida della Bilancio. Nuovi vicepresidenti sono Angelo Diario, sempre M5S, già presidente della Commissione Sport e che sarà anche il vicario; e Valeria Baglio (Pd) in quota opposizione.
Determinante l’assenza di Stefano Fassina (Sinistra per Roma) che ha impedito alle opposizioni di provare a strappare questa presidenza ai grillini: il regolamento prevede infatti che, a parità di voti, viene eletto il consigliere anagraficamente più anziano e la Seccia è giovanissima. Con Fassina presente ci sarebbero stati sei consiglieri di opposizione e sei grillini.
Anche in Commissione Urbanistica si cambia. Qui la maggioranza era di 7 a 5, quindi è bastato un solo scrutinio per eleggere l’architetto Carlo Maria Chiossi (M5S) nuovo presidente. Come vicepresidenti sono stati eletti il grillino Massimo Simonelli, vicario e appena subentrato in Commissione, e Alessandro Onorato che era già vicepresidente.
Per la Seccia i primi appuntamenti sono già in agenda: variazione e assestamento di bilancio con alcune delibere collegate e poi il previsionale “elettorale” a dicembre. Per Chiossi, invece, l’esordio pesante potrebbe avvenire con la delibera Stadio della Roma. 

venerdì 14 febbraio 2020

RIMBORSI TARI, AMA RISCHIA LA VORAGINE NEI CONTI



Rischia di aprirsi una immensa voragine nei conti di Ama: il direttore del Dipartimento Ambiente del Campidoglio, Laura D’Aprile, ha spedito all’Amministratore unico di Ama una lettera in cui viene ordinato all’Azienda di specificare nei rendiconti mensili anche i disservizi sulla mancata raccolta dei rifiuti. Rendiconti con la specifica menzione di questi disservizi potrebbero finire per essere utilizzati dai cittadini per chiedere il rimborso della Tari annuale. Immancabile il Codacons: “Il Comune di Roma apre ufficialmente la strada ai rimborsi della Tari in favore dei cittadini che subiscono disservizi nella raccolta dei rifiuti. La nota ufficiale inviata dal direttore del Dipartimento, Laura D’Aprile, di fatto avalla le richieste di rimborso Tari avviate dagli utenti romani – spiega in una nota il presidente Carlo Rienzi – Questo perché per la prima volta il Comune ammette che i rifiuti non vengono raccolti, realizzando così la fattispecie che, in base alle norme vigenti, autorizza i cittadini a chiedere il rimborso dell’80% della Tari quando si registrano disservizi nella raccolta della spazzatura”. Segue il consueto appello alla “mobilitazione generale”.
Mentre i 5Stelle tentano un abbozzo di cambiamento in corsa sul sito, scelto dal sindaco, Virginia Raggi, il 31 dicembre scorso, di Monte Carnevale come localizzazione della nuova discarica di Roma, la New Green Roma, società proprietaria dell’area, sta rapidamente predisponendo il progetto della discarica da sottoporre alla Regione. 
La guerriglia amministrativa e politica fra Comune e Regione prosegue: stando ai pareri resi dagli uffici capitolini, se la Regione dovesse autorizzare in Conferenza di Servizi il sito, questa autorizzazione supererebbe tutti i compiti e le obiezioni tecniche del Campidoglio. La Regione, invece, vorrebbe incassare il via libera degli uffici tecnici prima di procedere con le approvazioni: insomma, nessuno sembra voler prendere la decisione finale e vorrebbe lasciare il cerino a qualcun altro
Nel frattempo, in attesa delle decisioni politiche, l’attenzione torna a centrarsi su Ama. Con le forze politiche di opposizione che attaccano l’azienda per una nomina quanto meno discutibile.
Si tratta della scelta fatta da Ama di nominare Cosimo Calabrese alla guida dell’Organismo di Vigilanza. Solo che Calabrese è titolare di una società che già è sotto contratto con AMA con un appalto fino a maggio di quest’anno sotto la soglia di 40mila euro e, quindi, affidabile con chiamata diretta. 
Protestano le opposizioni: Maurizio Politi e Davide Bordoni (Lega) parlano “conti che non tornano”; Andrea De Priamo (Fratelli d’Italia) annuncia un’interrogazione sulla nomina accusando i 5Stelle di far “man bassa di poltrone” e Valeria Baglio e Giovanni Zannola (Pd) porteranno il  caso in Commissione Trasparenza. La replica di Ama è un bizantinismo niente male: la nomina è ”legittima” perché “lo Statuto dell’Organismo di Vigilanza” è stato sostituito “in data 31 gennaio 2019” e prevede "la possibilità di nominare anche professionisti interni all’azienda”.


giovedì 14 novembre 2019

LEMMETTI: "LA TARI NON AUMENTERÀ"


Promessa di Gianni Lemmetti, assessore al Bilancio della Giunta Raggi: “la Tari (tariffa rifiuti, ndr) non aumenterà”. E questo anche se il bilancio Ama 2017 - quello non ancora approvato e che è costato la poltrona di Ama prima a Lorenzo Bagnacani e poi a Luisa Melara nonché all’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari - dovesse chiudere in negativo. Eventualità tutt’altro che improbabile.
Questo è quanto è emerso dalla seduta della Commissione Trasparenza di ieri mattina, convocata per ascoltare il neo amministratore unico, Stefano Zaghis (impegnato al Ministero) e gli assessori all’Ambiente, Fiorini, e, appunto, al bilancio, Lemmetti. 
Seduta di Commissione che si è svolta come un incontro di scherma: il presidente Marco Palumbo (Pd) e il consigliere Francesco Figliomeni (FdI) da una parte, Lemmetti e Fiorini dall’altra. 
La questione di fondo è quella famosa dei crediti cimiteriali: in sostanza, i consiglieri cercavano di capire se il “buco” sui servizi cimiteriali, i famosi 18 milioni di euro mancanti, potesse essere “scaricato” sulla Tari con un aumento della tariffa. 
Spiega Lemmetti: “I crediti dei rifiuti sono in equilibrio”, ha spiegato, quindi “non dovremo rivalerci sulla Tari ma bisognerà mandare in pareggio i servizi cimiteriali". Insomma, secondo Lemmetti non è possibile "scaricare le eventuali inefficienze dei servizi cimiteriali sulla tariffa della raccolta dei rifiuti. Sono due cose diverse”.
Assai poco convinte le opposizioni. Figliomeni: “in caso di segno negativo del bilancio sulla parte rifiuti la norma Tari prevede immediato riequilibrio tariffario. Ci chiediamo se la Giunta disporrà un aumento della tariffa”.
Valeria Baglio (Pd) attacca: “Lemmetti mischia le carte: il nodo sono i sovracosti che Ama ha sostenuto sullo smaltimento dei rifiuti: 30 milioni di euro in più nel 2017 e circa 20 nel 2018 senza contare le emergenze del 2019. Ora, evidentemente, non sanno come fare a far quadrare i bilanci. Questa à la vera posta che potrebbe far aumentare la tariffa della Tari”.
Chiude Palumbo: “Ci auguriamo che davvero la Tari non aumenterà ma aspettiamo Lemmetti e suoi al varco del Bilancio di fine anno per verificare come faranno quadrare i conti”.

venerdì 18 gennaio 2019

RIFIUTI; NESSUN PROGETTO PER IL TMB SALARIO, SOLO UNA TESI DI LAUREA


Lo scorso lunedì sera, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, aveva postato sulla propria pagina facebook un bel rendering sul futuro del TMB Salaria, andato a fuoco lo scorso 11 dicembre e da allora chiuso ma ugualmente maleodorante. 
Al netto della mancanza di un reale progetto con relativo piano economico-finanziario dell’opera, l’agenzia di stampa Dire scopre che il bel disegno è la tesi di laurea, datata 2006, di un ingegnere edile dipendente di Ama, Giovanni Sulis
Quando, nel 2004, iniziarono i lavori per la costruzione del TMB Salario (ultimati intorno al 2008), Sulis faceva parte dello staff della direzione lavori come studente-lavoratore e cominciava a immaginare come sarebbe potuta diventare quell'area un domani. La tesi di laurea, risalente al 2006, gli ha permesso di dare un senso pratico all'idea, anche con l'elaborazione del rendering (a corredo del documento) per la trasformazione dell'area e dello stabilimento.
"Quando ho appreso dell'incendio che ha compromesso gravemente la struttura, ho provato un grande dispiacere - ha raccontato Sulis - e mi è sembrato giusto, data la necessità per la mia azienda di intervenire nuovamente su quella proprietà, di riproporre ai miei superiori il progetto di riconversione architettonica che avevo nel cassetto. Il mio voleva essere un contributo utile, come tecnico che si sente parte della sua azienda e come cittadino. Per questo sono felice che sia stato apprezzato anche in Campidoglio e dalla sindaca". 
Neanche a dirlo, le opposizioni si sono immediatamente scatenate. Per Andrea De Priamo, capogruppo Fratelli d’Italia, “Riteniamo meritorio il lavoro di questo dipendente ma fa sorridere che la Raggi ed il presidente dell'Assemblea capitolina De Vito lo abbiano pubblicato con enfasi neanche fosse un progetto ufficiale dell'Amministrazione. Perché non hanno sentito il dovere di informare sulla reale fonte di quel disegno?”.
Per le Pd, Valeria Baglio e Ilaria Piccolo: “Spacciare il progetto di un bravo ingegnere senza farne menzione, e farlo apparire come una soluzione predisposta in funzione della chiusura dell'impianto è disonesto e rende ancora meno credibili le intenzioni della giunta Raggi. La sindaca faccia ammenda, renda merito all'ingegner Sulis. Roma non si governa con i copia-incolla”.

venerdì 12 gennaio 2018

CONSIGLIO: PROTESTA MULTISERVIZI E TABÙ RIFIUTI, LO PSICODRAMMA GRILLINO


Multiservizi e rifiuti, più la riforma dello Statuto: menu della caldissima seduta di ieri del Consiglio comunale. 
5Stelle che tentano di centrare la seduta sullo Statuto, bocciando le richieste di inversione dell’ordine dei lavori sia per Multiservizi che per i rifiuti. Poi, con le proteste vibranti dei lavoratori Multiservizi presenti in massa in Aula, un livido presidente dell’Assemblea, Marcello De Vito, capitola e, insieme ai suoi consiglieri, interrompe a metà mattinata le chiacchiere sullo Statuto per parlare della crisi di Multiservizi. 
Va in onda lo psicodramma 5Stelle, prontissimi in campagna elettorale a promettere la luna ai lavoratori e facendo la consueta giravolta giunti al potere.  
Inizia l’assessore alle Partecipate di Roma, Alessandro Gennaro: “ho inviato una nota ad Ama, sto chiedendo un incontro con la presidente della Multiservizi” e fine qui. 
Banchettano le opposizioni: Stefano Fassina (Sinistra), Valeria Baglio (Pd), Fabrizio Ghera (FdI) di fronte a tanta pochezza assurgono al ruolo di statisti. Il senso è: “Multiservizi è al 51 per cento controllata da Ama, dal Comune di Roma, e lei ci sta dicendo che ancora non ha parlato con la presidente di Roma Multiservizi e non sa neanche se le procedure siano state correttamente vagliate. Avete promesso che si sarebbero tutelati i lavoratori, fermatevi e troviamo una soluzione che qualifichi i servizi e tuteli davvero i lavoratori”. 
E i 5Stelle che arrancano: “I vertici hanno tradito gli accordi, è vero abbiamo fatto promesse ma non era la strada giusta”. 
Alla fine, ovviamente, i 5Stelle in blocco votano contro le proposte delle opposizioni e si approvano da soli il loro ordine del giorno che impegna la Raggi a sostituire l’Ad di Multiservizi, passandolo in capo all’Ama.
Seduta che prosegue, con mille interruzioni sullo Statuto (la proposta non passa in prima lettura non raggiungendo i 2/3 dei voti favorevoli) poi sulle mozioni. Dalle 6 alle 8 di sera salta in continuazione il numero legale: magari per mettere la sordina al consiglio sui rifiuti. Che, finalmente, si apre alle 8 e 20, con il Pd che abbandona l’Aula per protesta verso il ritardo e con la relazione dell’assessore Montanari che in sintesi è “questa città non è sommersa dai rifiuti ma ha delle criticità strutturali, i cittadini ci scrivono che sono contenti, stiamo facendo bene”. 
Del resto, era la stessa Montanari che a Roma i topi non li ha mai visti. 
Ovviamente, mirabolanti promesse sulla raccolta differenziata che risolverà tutti i problemi e che la colpa è della Regione e “dateci il tempo” che “operiamo nel rispetto della legalità”. Insomma, se Roma non affoga di rifiuti è perché il governatore dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, annuncia l’ok a ricevere la mondezza romana: 39 mila tonnellate (che si aggiungono alle 40 mila annue derivanti dalla precedente intesa del 2014) che saranno trattate per un periodo limitato di 90 giorni nelle tre strutture di Chieti, Sulmona e Aielli. Un accordo, questo che, unito a quello con Rida Ambiente di Aprilia, potrebbe allontanare lo spettro di una crisi rifiuti stile Napoli. 

giovedì 11 gennaio 2018

RIFIUTI; PD CAPITOLINO ALL'ATTACCO: "ECCO LE BUFALE A 5STELLE"

“Intanto chiederemo di invertire l’ordine dei lavori e di iniziare il Consiglio con la discussione sui rifiuti alla quale ci auguriamo che, oltre che l’assessore Pinuccia Montanari, intervenga anche il sindaco, Virginia Raggi”. 
Si preannuncia una seduta non proprio rilassata, oggi, in Aula Giulio Cesare, dove l’Assemblea capitolina, su richiesta della capogruppo del Pd, Michela Di Biase, terrà un consiglio straordinario dedicato al tema dei rifiuti. 
E ieri, i democrat romani hanno illustrato alla stampa il loro punto di vista sulla situazione rifiuti in città. La sintesi è: Roma è al collasso dopo 19 mesi di fallimenti a 5stelle.

FORTISSIMO DEGRADO 
Di Biase, Marco Palumbo, Giulia Tempesta e Valeria Baglio hanno attaccato duro: “A fronte dell'emergenza si continua a dire che va tutto bene. Mentre noi abbiamo segnalazioni sul fortissimo degrado in cui versano tutti i quartieri. Domani chiediamo che la sindaca sia in Aula per parlare dei rifiuti. Perché al posto di farlo, inventa gadget su Spelacchio. Dica ad esempio dove farà gli impianti. Senza trasportare rifiuti nelle altre regioni, Roma vive in pieno caos”, dicono i dem.
Certo, che la chiusura di Malagrotta, avvenuta con Marino sindaco, senza che fosse pronto un piano alternativo di smaltimento dei rifiuti è una responsabilità che pesa tutta intera sulle spalle del Pd romano, così come pesa non essere riusciti dal 2001 (anno in cui Malagrotta avrebbe dovuto chiudere) al 2008 e poi dal 2013 al 2015 a trovare né metodi né luoghi dove trattare e chiudere il ciclo dei rifiuti. Una responsabilità, quest’ultima, che il Pd romano condivide con la giunta di centrodestra di Alemanno in carica dal 2008 al 2013.

APRILIA NON BASTA
"L'amministrazione Marino - replicano i Dem - aveva deciso che il tema rifiuti andava affrontato con gli ecodistretti e noi eravamo a favore. Il sindaco Raggi al di là delle polemiche non ha spiegato come intende concludere il ciclo”.
Inoltre, secondo il Pd romano: “l'emergenza era prevedibile e l'accordo con Rida non è sufficiente perché ad Aprilia ci andranno 130 tonnellate al giorno e fino a settembre ne prendevano 160. E ottomila tonnellate sono ferme nei Tmb Ama. Roma è stracolma di immondizia, senza più distinzione tra centro e periferia”.

RAGGI NEGA L’EMERGENZA
Spiega la Di Biase: nella scorsa seduta del Consiglio comunale “questa amministrazione continua a negare che questa città stia vivendo una situazione di emergenza: la città è allo sbando e i cittadini sono ormai rassegnati all'idea di vedere il pattume in strada. E in Aula stiamo perdendo tempo su un argomento, come la revisione dello statuto, che non ci sembra dirimente per questa città". 

SULL'EMILIA UN NO IMMOTIVATO
Poi si entra nel merito delle ultime vicende, comprese le accuse che i 5Stelle ripetono come un mantra per attribuire il caos rifiuti alla Regione di Zingaretti: “c'e' stato un grande lavoro e una grande disponibilità da parte di Zingaretti e del presidente Bonaccini (Emilia-Romagna) ad accogliere la richiesta partita da Ama e quindi dal Comune di Roma, ma c'è stato un ripensamento immotivato. Quella del costo è una motivazione che non regge perché la cifra è regolato da un accordo interregionale". 

DIFFERENZIATA AL PALO
Inoltre "ci sono stati diversi cambi ai vertici di Ama ma con la raccolta differenziata siamo fermi al 42% del 2016 secondo i dati Ispra. Fosse anche arrivata al 44%, come dice questa amministrazione, non c'è stato quell'aumento del 7-8% come promesso da Raggi. Gli impianti sono al collasso e lo stesso vale per le flotte e le officine di Ama. A noi non risultano 280 mezzi in più in circolazione così come sbandierato dall'assessore. E poi ancora le famose sedi decentrate di Ama: ci sono già sette aree che hanno avuto l'ok dai Municipi ma ancora non se ne sa nulla. Tra l'altro in alcuni casi, come a Casal Selce, si tratta di aree che non sono neanche del Comune di Roma". 

IL RITARDO BLOCCA LA REGIONE
Insomma, dietro gli annunci, per il Pd, il nulla: “Nei giorni passati l'assessore Montanari ha detto che la Regione Lazio è in ritardo con il piano rifiuti regionale, ma sa bene che la Regione non può procedere perché il Comune non ha comunicato quali sono i siti in cui saranno collocati gli impianti”. 

venerdì 10 novembre 2017

REGIONALI, LE GRANDI MANOVRE NEL PD


La data ancora non è stata fissata: la legislatura regionale, su carta, dovrebbe concludersi a fine febbraio prossimo quando si compiranno i 5 anni dalla data dell’elezione di Nicola Zingaretti alla presidenza della Regione Lazio. Ma le elezioni regionali sono prossime: fra marzo e maggio/giungo si voterà, forse regionali e politiche insieme, qualora il Governo optasse per un election day. E, nel frattempo, dentro il Partito Democratico sono iniziate le grandi manovre per le candidature.

La consapevolezza, fra i Democratici è netta: queste regionali sono un po’ un’ultima spiaggia. Se il Lazio passasse di mano, il Pd nel giro di un triennio dall’elezione di Ignazio Marino con il record di tutti i Municipi a guida Pd, e dal trionfale 39,17% delle europee del maggio 2014, si ritroverebbe, dopo il Campidoglio, confinato e stritolato all’opposizione anche alla Pisana. Per questo, la ricerca affannosa è quella di persone in grado di mobilitare e aggregare consenso: nomi, quindi, capaci di rivitalizzare un elettorato sfiduciato e riportare la gente a votare. 
Iniziano, quindi, a girare i primi identikit. Il primo nome della rosa è quello di Michela Di Biase, oggi capogruppo Dem in consiglio comunale. La sua candidatura, certamente uno degli elementi più forti del Pd romano, specie nelle periferie, rappresenterebbe l’icona di come si sta ridisegnando la geografia interna delle correnti dei Democratici con il forte riavvicinamento degli zingarettiani con la corrente di Franceschini, consorte della Di Biase. 
La legge elettorale regionale consente all’elettore di dare due voti di preferenza purché siano uno per un uomo e l’altro per una candidata donna e, quindi, Radio Pisana già indica il possibile ticket sul quale si starebbe lavorando: la Di Biase sarebbe affiancata con Mario Ciarla, ex marroniano, vicinissimo a Zingaretti, oggi vicepresidente del Consiglio regionale, subentrato in questa carica a Massimiliano Valeriani, passato a reggere il gruppo Dem alla Pisana. Mentre Valeriani sarebbe pronto a fare il salto alla Camera dei Deputati, sarebbe pronto a correre per la Pisana Michele Civita, fino a oggi assessore tecnico esterno di Zingaretti che lo ha avuto sia in Provincia (Territorio e Ambiente) che alla Regione (Urbanistica, Mobilità e Rifiuti). Altro giro: sempre lato Franceschini se ne andrebbe in Regione Paolo Masini, già consigliere Pd in comune nell’era Alemanno, transitato al ruolo di assessore ai Lavori Pubblici con Marino e oggi consigliere del Ministro. 
Ancora: altro nome fra quelli emersi come in procinto di candidarsi alla Pisana è quello Valeria Baglio, consigliera in Campidoglio e protegée dell’ex assessore all’Urbanistica di Marino, Giovanni Caudo, che di lei dice un gran bene. Terza nella corsa alla segreteria romana del partito, dietro il vincente Andrea Casu e il secondo classificato, Andrea Santoro, già presidente del IX Municipio, momentaneamente tornato alla sua professione di grafico dopo la nascita di un figlio, la Baglio sarebbe alla terza campagna elettorale in poco tempo. Infine, ultima casella nello scambio Campidoglio-Pisana è quella di Orlando Corsetti, già presidente del III e poi del I Municipio, oggi nelle Commissioni Bilancio, Casa e Personale. 
Diplomaticamente, ciascuno degli interpellati risponde con un: “è presto”. 
Ma, intanto, si muovono le pedine. 

martedì 23 dicembre 2014

STADIO; FINALMENTE È FATTA (PARTE PRIMA)

Ventinove voti favorevoli, 8 contrari e 3 astenuti. Delibera che sancisce il pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma a Tor di Valle approvata. 



Il presidente della Roma, James Pallotta, ha espresso piena soddisfazione  per un'opera che "potrà creare un minimo di 3mila posti di lavoro durante la costruzione e altrettanti quando sarà operativa. Congratulazioni a tutti i romani per questo storico giorno per la città e il Club. Aspettiamo tutti di giocare nel nuovo stadio della Roma".

Defalcata la metà degli ordini del giorno presentati (87 ammissibili su 163), dimezzati anche gli emendamenti, imposto un tour de force con limitazione temporale alla discussione, alla fine la delibera passa in Consiglio comunale, chiudendo finalmente l’iter su questa prima parte del progetto. 
Con ieri, quindi, sono stati necessari 207 giorni per terminare la procedura: 97 giorni per avere la delibera di Giunta e 110 per avere l’approvazione dell’Aula. E meno male che la legge assegnava al Comune 90 giorni per chiudere l’intera pratica



Alle 19.09 di ieri pomeriggio si è chiusa la votazione sull’ultimo emendamento presentato e ammesso, un’altra ora abbondante per le dichiarazioni di voto e alle 20,29, presente il sindaco Marino, finalmente si è votato. 

A favore, i consiglieri del Pd, di SeL, della Lista Civica Marino e del Centro Democratico per la maggioranza; per l’opposizione, hanno votato “sì” il gruppo di Forza Italia, Lega e Movimento Cantiere Italia. 
Contrari i 5Stelle, il gruppo di Alfio Marchini e Fratelli d’Italia, astenuto il Nuovo Centro Destra.
Quaranta, su 48 eletti, i consiglieri presenti in tutta la giornata, iniziata, verso le 9 e mezza, con l’occupazione dell’Aula, ad inizio seduta, da parte di un gruppo di ex dipendenti della Roma Multiservizi: “Siamo senza stipendio da settembre, ci hanno licenziato e tutti gli appalti li ha presi la 29 giugno. È Natale anche per noi, cosa diamo da mangiare ai nostri figli?”. 
Seduta sospesa per un’ora e ripresa in tarda mattinata con le tre ore di discussione sugli ordini del giorno, occupate quasi totalmente da un monologo di Rossin, autore della maggior parte dei testi. 
Poco prima della scadenza del tempo fissato per la chiusura ufficiale della seduta (le 14.00), il capogruppo Pd, Panecaldo, ha chiesto di andare ad oltranza, proposta approvata a maggioranza. 



In realtà, visto lo scivolone della segreteria del Sindaco, già domenica sera era chiaro che la discussione sarebbe andata avanti: nell’agenda di Marino, alle 18, era indicata la partecipazione del Primo Cittadino alla seduta in attesa del voto. Pomeriggio che vede il secondo tempo e i supplementari della seduta: prima la conclusione del tempo messo a disposizione per discutere gli ordini del giorno, poi la “chiama” ai voti con la presidente Baglio che, a macchinetta, chiamava uno dopo l’altro i numeri degli ordini del giorno e poi degli emendamenti. 



Praticamente tutte votazioni di bocciatura, salvo poche eccezioni, non più di una decina. Fra queste: l’emendamento (D’Ausilio/De Luca, Pd) che pone a carico del proponente il “potenziamento della Roma-Lido” contestualmente “al prolungamento della linea B della metro da Magliana a Tor di Valle”. Tra gli emendamenti approvati, da segnalare quello che sancisce una penale se “entro 30 anni, viene a cadere il rapporto fra proprietà dello Stadio e della Società” e quello che stabilisce che le opere pubbliche “dovranno andare di pari passo alla costruzione di quelle private”.

Dai banchi della maggioranza si esprime moderata soddisfazione: molti mal di pancia (Gemma Azuni, SeL, contraria, aveva una nave per la Sardegna prenotata e non ha partecipato al voto). 



Dalle opposizioni si levano voci molto più forti: critiche sia per la gestione della giornata con il numero legale che è stato più volte in bilico e ripreso per i capelli dalla Presidenza, sia di merito con Grillini e Fratelli d’Italia in prima fila nelle critiche. “Si è persa l’occasione - dicono Rampelli e Ghera - di chiarire il futuro di Flaminio, Olimpico, Tor Vergata e Foro Italico. Per accettare questa proposta, non serve un sindaco, basta un citofono”.

venerdì 19 dicembre 2014

STADIO, PER LUNEDÌ ATTESO IL VOTO

Seduta di Consiglio ancora dedicata all’esame della delibera Stadio, inframmezzata dai malumori del Consiglio per le dichiarazioni del sindaco Marino. La parola, ieri, agli "esperti" cioè ai consiglieri che hanno seguito più da vicino tutto l’iter. 




"Sono assolutamente favorevole allo stadio della Roma- dice Cantiani (NCD) -  i miei dubbi sono unicamente sulla delibera e, soprattutto, sul sistema di mobilità previsto", mentre Pomarici (Lega) ha battuto il tasto del problema espropri e, anche lui, della mobilità. 
SeL, per il tramite di Imma Battaglia, parla di "vera operazione di urbanistica" a fronte "di business center vuoti" chiedendo chiarimenti sul "piano finanziario-commerciale che hanno Parnasi e Pallotta" per evitare quella che "oggi appare solo una speculazione". 



Anche Riccardo Magi (Radicali, eletto nella Lista Marino), esprime forti perplessità: "Almeno 30mila tifosi dovrebbero arrivare su ferro, ma non c’è neppure uno straccio di piano di fattibilità". 



Per oggi è prevista una conferenza stampa di Fratelli d’Italia, con il partito al completo, per illustrare i circa 100 emendamenti che sono stati presentati alla delibera, che si sommano ai 140 depositati da Dario Rossin (FI). 

Intanto, intervenendo a RadioRadio, il sindaco Marino ha detto: "Mandate tutti i tifosi della Roma a sollecitare i consiglieri a partecipare a questa importante decisione". Frase che non ha mancato di suscitare consistenti malumori in molti consiglieri: “Ma Marino cosa vuole? Tappetini o consiglieri comunali?”.




Lunedì 22 la ripresa dei lavori: "Ci siamo dati tempi sugli ordini del giorno ed emendamenti che verranno presentati, di tre ore, al termine delle quali si voterà. L’ obiettivo è portare a termine la discussione entro l'anno", chiosa la presidente del Consiglio, Valeria Baglio.

mercoledì 17 dicembre 2014

STADIO; NUOVO SLITTAMENTO

Nuovo slittamento per lo Stadio della Roma. Caduto, ieri, il numero legale in Consiglio comunale, durante la discussione sulla delibera che precedeva quella di Tor di Valle, l’Assemblea capitolina tornerà a riunirsi oggi. In realtà, questo scivolone rischia di portare lo Stadio a Natale o anche dopo



Mentre in Aula Giulio Cesare si stava addirittura allestendo un maxischermo per consentire all’assessore all’Urbanistica, Caudo, di illustrare con l’ausilio di slide il progetto, era in corso la discussione su un’altra delibera di urbanistica, la riqualificazione di piazza Corazzini

Verso le 16, il patatrac: salta il numero legale
Il povero Mark Pannes, responsabile del progetto Stadio per la As Roma, che anche ieri aveva chiamato a raccolta i tifosi per farli assistere “educatamente” alla discussione, sarà rimasto di sasso. 



Anche perché, oggi la seduta riprenderà dal punto in cui si è interrotta, vale a dire l’esame degli ultimi 40 emendamenti su piazza Corazzini cui seguirà il voto, per poi affrontare “le due variazioni di bilancio in scadenza il 31 dicembre”, come spiega la neo presidente del Consiglio, Valeria Baglio, “per proseguire quindi con l'ordine dei lavori stabilito. Vedremo se riusciremo a iniziare la discussione già domani" sullo stadio della Roma. 

Feroce e puntuale la critica politica. Pomarici (Lega): “Il Pd si è sgretolato, non tenendo conto degli input del sindaco. La maggioranza non c'è più. Invitiamo il sindaco a intervenire in Assemblea capitolina domani e a presentare le proprie dimissioni ridando la parola ai cittadini romani”.




Imbufalito il capogruppo del Pd, Fabrizio Panecaldo: “Sono stanco di rincorrere le persone come un maestro di scuola. Mi dà fastidio, è un atteggiamento che non sopporto. Capisco i problemi di famiglia, ma l'impegno preso nei confronti degli elettori e dei cittadini deve avere la priorità. Noi consiglieri comunali siamo come degli operai. Abbiamo dei compiti e degli obiettivi che dobbiamo portare a termine nel nostro lavoro. Abbiamo deciso di discutere in consiglio poche delibere - ha ricordato - ma il lavoro deve essere portato fino in fondo e se non si finisce si andrà avanti, ad oltranza: sotto l’albero, i tifosi della Roma troveranno lo Stadio, che sarà lo stadio della Roma non della società di Pallotta”. 

Quasi una minaccia di nemesi. 



E mentre il sindaco Marino si defila prontamente dall’analizzare questa nuova battuta d’arresto della sua maggioranza sull’unica delibera degna di nota proposta dalla sua Amministrazione (“sono argomenti di Consiglio, il calendario lo decidono presidente e capigruppo, siamo nelle sagge mani della Baglio”), arrivano gli emendamenti. Solo quattro, di cui 3 a firma di SeL. I Grillini, hanno preferito ripiegare sulla presentazione di pregiudiziali di legittimità, mentre il gruppo di SeL chiede emendamenti sulla salvaguardia ambientale, le opere di mitigazione e la tutela dei lavoratori, mentre l’unico presentato dal Pd, smonta quasi il sistema del trasporto pubblico sulla metro B chiedendo il potenziamento della Roma-Lido.