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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 20 novembre 2018

STADIO 2/ IL MIGLIOR ALLEATO ORA È LA RAGGI


Il miglior alleato del progetto Stadio della Roma è, paradossalmente, Virginia Raggi. O, meglio, la sua debolezza e il fallimento di questi primi 28 mesi di governo. La necessità per il Sindaco e la sua maggioranza è quella di riuscire finalmente a portare a casa un risultato tangibile e visibile: e nulla come la prima pietra dello Stadio potrebbe contribuire a risollevare le meste sorti di questa Amministrazione che annega fra i rifiuti e il degrado.
Per la Raggi il problema - chiusa la parentesi dei suoi guai giudiziari della vicenda Raffaele Marra con l’assoluzione “perché il fatto non costituisce reato” - ora sta in Consiglio comunale. Fra i suoi consiglieri. 
Fino a qualche settimana fa i mal di pancia sullo stadio erano non meno di 5, più probabilmente sette. Cinque/sette consiglieri che le avevano chiaramente detto di non portare in Aula per il voto la variante e la convenzione perché avrebbe rischiato non tanto un voto contrario - non è prassi in nessun partito e i 5Stelle non fanno eccezione, che su provvedimenti di tale rilievo ci sia espressione di dissenso con il voto contrario - quanto piuttosto di non avere il numero legale in Consiglio. 
Il tema è che non pochi fra i grillini che siedono in Aula Giulio Cesare il progetto, anche nella versione rivisitata con il taglio delle opere pubbliche studiato per poter tagliare cubature e, quindi, eliminare le torri di Libeskind, è visto come un favore ai costruttori, una specie di regalo. L’anima 5Stelle del “no” a qualunque opera, pubblica o privata che sia, emerge in tutta la sua forza su questo progetto. 
Per questo, dopo aver ordinato una due diligence agli uffici comunali su tutti gli atti emanati dal Campidoglio nel corso di tutti gli anni di valutazione del progetto - un atto piuttosto inutile visto che la valutazione sulla congruità degli atti viene richiesta a quegli stessi uffici che li hanno emanati - la Raggi ha sentito l’urgenza di rivolgersi anche al Politecnico di Torino per verificare il problema traffico. 
Il contratto siglato dal Dipartimento Mobilità con il Politecnico, però, è talmente risicato che vieta espressamente all’Ateneo qualunque simulazione e, perfino, qualunque raffronto con altre ipotesi progettuali lasciando ai professori solo il compito di rifare quanto già protocollato da Eurnova su indicazione del Comune e con dati di partenza e software forniti dal Comune stesso. Insomma, un bollino blu e basta. Un bollino blu sul quale il Comune ha anche steso una specie di segreto a metà fra quello di Stato e quello industriale per cui sarà proprio il Campidoglio a far sapere al mondo l’esito dello studio del Politecnico che arriverà in forma preliminare entro il 9 dicembre e in relazione definitiva entro il 9 gennaio. Un bollino blu, però, che consentirà alla Raggi di tacitare i più riottosi fra i suoi e riportarli in Aula a votare variante e convenzione, probabilmente fra febbraio e marzo 2019. 


venerdì 9 novembre 2018

RAGGI, IL PECCATO ORIGINALE


Non so come andrà a finire la vicenda processuale di Virginia Raggi. Siamo alla vigilia. Il PM ha terminato la sua requisitoria e ha chiesto una condanna a 10 mesi per la Prima Cittadina. 
Della vicenda processuale, dei suoi aspetti squisitamente giudiziari, mi interessa poco. E, da una parte, sento un istintivo moto di solidarietà per la Raggi. È una solidarietà umana, sia chiaro. Non politica. 

Perché alla base di tutto, della vicenda Marra come di quella Lanzalone io vedo un problema filosofico di fondo: quello della selezione della classe dirigente da parte del Movimento 5Stelle
La vicenda Raggi dimostra in modo inoppugnabile il fallimento della filosofia dell’”uno vale uno”. 
La politica non si improvvisa. Fare politica, non si improvvisa. 
Una macchina complessa come un Comune non può essere consegnata comunque nelle mani di apprendisti stregoni. 
E l’obiezione - ripetuta così tanto da risultare semplicemente e banalmente idiota - del “quelli bravi che c’erano prima guarda dove ci hanno portato” funziona per quattro lobotomizzati che realmente ritengono che uno valga uno. Si potrebbe controbattere - idiozia per idiozia - "se quelli 'bravi' ci hanno portato sul ciglio del burrone, tu ci hai dato la spinta finale". 

Uno non vale uno. Da nessuna parte e men che meno in politica. 
Fosse vero che in politica uno vale uno, Virginia Raggi e la sua sgangherata ciurma non avrebbero mai avuto bisogno di un Raffaele Marra. Di un Salvatore Romeo. Di un Luca Lanzalone. 
Un cliché che si ripete, tra l’altro, anche con l’arrivo da fuori di manager non scelti dal Comune, ma da altre entità non meglio identificate. Vanno a dirigere chi un’azienda, chi un’altra; chi un assessorato, chi un ufficio. Semplicemente perché i 5Stelle non hanno una classe dirigente. 

Roma è un Ministero. Per complessità, per importanza e per numero di posizioni da coprire. Ci sono gli assessori. Ma mica finisce qui. 
Ci sono i Consiglieri, il cui ruolo è fondamentale: una classe di consiglieri comunali con le palle, esperti, preparati, incrementa certamente il livello qualitativo della produzione amministrativa comunale. Consiglieri che fino al giorno prima dell’elezione facevano altro avranno, nella migliore delle ipotesi, bisogno di mesi e mesi solo per capire, metaforicamente, dove sono i bagni! Figurarsi scrivere delibere, regolamenti e bandi. 
Poi ci sono i presidenti o gli amministratori delegati o i membri dei CdA delle innumerevoli partecipate. C’è l’Ama, l’Atac, le assicurazioni, le farmacie, l’Eur e chi più ne ha più ne metta. 
C’è da saper gestire i rapporti con alcune realtà fondamentali nella vita cittadina: Santa Madre Chiesa con la Curia romana e la realtà del sociale di Sant’Egidio, Caritas e altri. Poteri, quelli religiosi, tra l’altro, non sempre in sintonia fra loro. 
Ci sono i costruttori. I commercianti. E ci sono le categorie dei dipendenti pubblici del Comune: Vigili, autisti, netturbini, impiegati.
C’è il rapporto con gli albergatori che è fondamentale in una città che vive anche di turismo. E ci sono i turisti

Insomma, c’è bisogno di gente cazzuta
E nemmeno poca: servono non meno di 100 persone preparate, specializzate, esperte e di qualità. E quando non hai questo personale politico nei posti chiave, allora arrivano i factotum. Quelli che, di fronte al tuo nulla, assurgono al ruolo di bravi e competenti, diciamo così, se non altro per differenza. E che ti si rigirano come un pedalino. 

Marra, Romeo, Lanzalone: stesso modus operandi. Di fatto, determinano le scelte di chi è chiamato a prenderle per elezione ma non è in grado di assumerne autonomamente. Perché, semplicemente, non sa quello che fa. Non è preparato. Non sa distinguere una delibera da un Ordine del giorno (è una metafora iperbolica, perché se fosse vero… sarebbe davvero una tragedia). 

Quando un potere è debole, sempre ce n'è un altro pronto a prenderne il posto. Se è debole il Sindaco (inteso come parte del tutto), arriveranno da fuori gli altri che, nei fatti, lo esautoreranno, lasciando al Sindaco l'orpello esteriore, la fascia tricolore, e il complesso e delicato compito del taglio dei nastri. 

E non veniteci a dire “stiamo lavorando”. Il gerundio è il modo di questa Amministrazione. Un gerundio che, dopo 28 mesi, gerundio era e gerundio è rimasto. Non si è mai trasformato in un atto compiuto. 

E gli alberi cadono… i secchioni sono stracolmi e si trasformano in Malagrotte diffuse… le buche sono lì… le erbacce crescono… gli autobus vanno a fuoco… la metro è in ritardo… le scale mobili non funzionano… non si vede un vigile in strada manco a pagarlo oro… 

Paradossalmente, spero che la Raggi venga assolta. Avrà così modo di completare (forse) il suo mandato e dimostrare se ho torto. Ad oggi, purtroppo, temo di avere ragione e Roma ne sta pagando le conseguenze.

Spero per lei che non venga usata come capro espiatorio da un Movimento che ha il peccato originale di non poter selezionare una classe dirigente perché perderebbe quella sua presunta verginità dalla politica che si è trasformata, nel tempo, nell'invio dentro le assemblee elettive di ogni livello di gente che sarebbe stata guardata tutt'al più con o commiserazione da compatimento se non con sorrisi di scherno anche fra gli ubriachi abituali del bar dello sport di paese. 
Un Movimento che, ad oggi, è riuscito a produrre nell'ordine i Sibilia, i Pedicini, i Toninelli, i Barillari, le Lezzi. 
Uno vale uno. Forse nella realtà virtuale. 



mercoledì 8 novembre 2017

PROCESSO RAGGI, A GENNAIO LA DECISIONE



Se ci sarà, il processo a Virginia Raggi sarà celebrato nel pieno della campagna elettorale per le elezioni politiche e per le regionali del Lazio. La decisione arriverà a inizio gennaio. Subito dopo il rientro dalle vacanze natalizie, infatti, il giudice per l’Udienza preliminare, Giuseppe Gentile, dovrà decidere se prosciogliere direttamente oppure rinviare a giudizio il sindaco Raggi per l’accusa di falso che la Procura le attribuisce nell’ambito del procedimento sulla nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, alla direzione del Dipartimento Turismo del Campidoglio.
Qualora, quindi, il Gup optasse per il rinvio a giudizio, la Prima Cittadina salirebbe alla sbarra proprio quando sarà in pieno svolgimento la corsa elettorale, visto che le Camere potrebbero essere sciolte subito dopo Natale. 
Al momento, poi, gli avvocati del Sindaco non avrebbero ancora presentato la richiesta di rito abbreviato ma le dichiarazioni resi nei giorni scorsi da Alessandro Mancori, legale della Raggi, non escludono questa possibilità. Che sortirebbe un duplice effetto: il primo, visto che la sentenza viene emessa direttamente in sede di udienza preliminare e non con un dibattimento processuale, garantirebbe alla Raggi di avere la sentenza lontano dai comizi elettorali. La seconda, che, in caso di condanna, la riduzione di un terzo della pena la terrebbe al sicuro dai rischi di incappare nella legge Severino che scatta solamente se la condanna supera i due anni. 

L’indagine è quella sulla nomina di Renato Marra alla guida del Dipartimento Turismo. Per l’accusa, la Raggi avrebbe mentito all’Anticorruzione quando aveva affermato la sua “autonoma ed esclusiva responsabilità” nella nomina di Renato Marra. È assurta agli onori la frase: “il ruolo del direttore del Personale Raffaele Marra è stato di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali. Il dottor Marra si è limitato a compiti di mero carattere compilativi” che la Raggi indirizzò all’Anticorruzione. 

Per la Procura, però, la Raggi con queste affermazioni avrebbe detto il falso. E, a sostegno dell’accusa, vengono citate sia le chat recuperate dal cellulare di Raffaele Marra sia le date che non tornano: la procedura di selezione di Renato Marra, infatti, iniziò mentre la Raggi era in missione in Polonia. 
Ovviamente, i guai giudiziari dell’una, la Raggi, divengono materia di contesa politica con il Pd che subisce, a sua volta, gli attacchi per le ultime vicissitudini giudiziarie del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. 

Roberta Lombardi, a oggi l’unica sfidante di Zingaretti alla guida del Lazio, ha subito colto la palla al balzo: Zingaretti è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di aver reso falsa testimonianza nel processo Mondo di Mezzo. E subito dai 5Stelle si è rialzato il solito peana giustizialista. Cui ha risposto il Pd con una serie di bordate di comunicati la cui sintesi è “i 5Stelle attaccano su Zingaretti per coprire i guai giudiziari della Raggi”. 
Liti a tutto vantaggio del candidato del centrodestra. Quando ci sarà.