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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Casa internazionale delle Donne. Mostra tutti i post
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lunedì 7 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A PAOLO CENTO



Chi pensasse a sinistra di riprendere un cammino interrotto dopo Veltroni, commetterebbe un errore. È politicamente cambiato tutto. Nella coalizione larga e nelle primarie fondamentali nel ridare la parola al nostro popolo, giudico che il dialogo che ci sarà a Garbatella l’11 settembre fra Amedeo Ciaccheri e Monica Cirinnà, sia importante e auspico che possa maturare in scelte comuni”.
Paolo Cento, consigliere comunale, tre volte deputato partendo dai Verdi, poi nell’Ulivo, quindi in Sinistra Ecologia e Libertà e ora in Sinistra Italiana, usa mille cautele verbali ma apre al potenziale sostegno alle primarie a Monica Cirinnà. 
Alla Sinistra non serve una battaglia identitaria ma dobbiamo confrontarci senza pregiudizi. A Roma non serve una Sinistra bonsai, cespuglio del Pd, ma una Sinistra che conta. La Cirinnà ha il vantaggio di essere “un’irregolare” del Pd e la possibilità convergenza va verificata fino in fondo”.

Cento, a quale idea di coalizione pensa? 
A sinistra dobbiamo fare una coalizione larga che, dal punto di vista sociale, deve andare dalle parrocchie al ceto medio in difficoltà come artigiani, piccole imprese, lavoratori precari. Poi il mondo dell’associazionismo, del volontariato, dei centri sociali. Questo è il “campo largo” cui dobbiamo rivolgersi per non consegnare Roma ai sovranisti e alle destre, radicate in città e, quindi, avversario competitivo”.

Virginia Raggi si è autodefinita “di sinistra”. La sua è davvero un’esperienza di sinistra?
No, quella della Raggi non è classificabile né come esperienza di destra né tantomeno di sinistra. Durante la quarantena se in questa città non ci fosse stato il mutualismo legato alle parrocchie o al mondo dell’associazionismo, saremmo sprofondati nella disperazione più totale. E questo è un canone che caratterizza la sinistra. Anche perché basta vedere lo scontro sulla Casa internazionale delle Donne per capire che non è una Giunta di sinistra. La Giunta Raggi ha preso i voti sulla speranza di un cambiamento radicale che non si è visto”.

Però, come, sulla morosità dei partiti che per decenni non hanno pagato un esiguo affitto, non possiamo dimenticare che il debito accumulato dalla Casa delle Donne è di quasi un milione di euro a fronte di canoni risibili.
Un conto sono le sedi di partito, un conto le realtà associative. La Casa internazionale delle Donne ha reso alla città un servizio in supplenza delle istituzioni assenti. La peculiarità di queste esperienze non si può piegare a un bando o a un regolamento. Però la critica alla Raggi non è limitata solo a questi aspetti: pensiamo ai piccoli imprenditori, ad esempio. In questi anni in Campidoglio non hanno avuto interlocutori né ascolto: basta vedere il pasticcio della ZTL di questi giorni. Ulteriore dimostrazione di una mancanza di visione”.

Qual è allora la sua visione della città per il futuro?
Roma deve essere inclusiva, che accoglie le fragilità sociali. Innovativa dal punto di vista tecnologico con grandi investimenti per le attività economiche mettendo anche in moto le università. E va ripensata e rilanciata la vocazione ecologica, anche in termini di infrastrutture”.

Sì ma i soldi per tutti questi grandi investimenti da dove li tiriamo fuori?
Va fatta un’opera di ristrutturazione del debito della città con il sistema bancario e con Cassa Depositi e prestiti. Serve un patto fra le forze politiche e i candidati Sindaco per i poteri e i fondi per Roma. Abbiamo il problema di spendere bene le risorse che abbiamo e che sono poche. Va rivista l’architettura istituzionale della città magari, anche a sinistra, riflettendo su quella proposta “Roma Regione” avanzata dalla destra un po’ di tempo fa”.

A parte gli aspetti sociali, le infrastrutture?
Roma ha bisogno di metropolitane leggere piuttosto che di quelle sotto terra che hanno tempi biblici e costi che si moltiplicano ogni giorno”.

Così perdiamo altri sette anni e mezzo dopo Marino e Raggi...
Se penso alla Tiburtina: sono quindici anni che è fermo il prolungamento della B da Rebibbia a Casal Monastero”.

martedì 2 giugno 2020

LUCHA Y SIESTA, LA REGIONE DISERTA L'ASTA. RIPARTONO LE POLEMICHE

Rischia di riaccendersi la polemica fra il Campidoglio e la Regione Lazio più quella, mai sopita, fra il centrodestra e il centrosinistra regionali. 
Il tutto, sulla pelle delle donne. 



Oggi è andata deserta la gara per la vendita dell’edificio di proprietà Atac dove ha sede l’associazione Lucha Y Siesta che ha occupato lo stabile di via Lucio Sestio per farne un centro di accoglienza e assistenza a donne vittime di violenza.
Lo stabile rientra in quelli che Atac deve vendere per ripianare i debiti e onorare il concordato preventivo con l’ovvia conseguenza dello sfratto della Casa. 
Negli scorsi mesi - per coincidenza a ridosso delle elezioni suppletive per la Camera che hanno visto trionfare l’attuale ministro dell’Economia, il Pd Roberto Gualtieri - la Regione Lazio si era pubblicamente impegnata ad partecipare alla gara per l’acquisto. Erano i giorni in cui il Pd e il centrosinistra ha provato prima a far passare uno stanziamento nella legge di bilancio a favore dell’altra Casa delle Donne, quella Internazionale alla Lungara. Poi, fallito il tentativo, ci ha riprovato con fondi regionali e con una doppia “cantonata” social: prima Zingaretti su twitter annuncia lo stanziamento, poi se lo rimangia. Il giorno dopo, stesso cliché da parte della segreteria e regionale del Pd. In entrambi i casi, colpa di qualche eccessivamente zelante social media manager. 
Fatto sta che all’epoca il centrodestra insorse contro questi stanziamenti, considerati un foraggiamento elettorale. E i 5Stelle si attaccarono frontalmente col Pd, in una riedizione dei memorabili scontri Raggi-Zingaretti sui rifiuti e lo Stadio della Roma.
Ora, il conflitto mediatico si riaccende: la Regione non presenta l’offerta per l’immobile di Lucha Y Siesta e i 5Stelle e il centrodestra attaccano entrambi la Regione.

CAMPIDOGLIO: “DIFFERENZA FRA ‘ANNUNCITE’ E POLITICA”
Esordisce l’assessore ai Servizi sociali del Campidoglio, Veronica Mammì, che parla di “differenza tra 'annuncite' e politica”. E aggiunge: “ricordo bene i rappresentanti regionali tesi nello sforzo eroico di sbracciarsi, per annunciare che avrebbe partecipato all'asta per 'salvare' l'immobile… prenderlo, con tutte le donne dentro… vincere l'asta sembrava praticamente cosa fatta… e invece, all'asta non si sono proprio presentati. In quelle stesse settimane di annunci, il Comune 'cattivo' lavorava, concretamente, per dare delle alternative abitative alle donne e ai loro bambini, prima che l'immobile fosse venduto all'asta".
Le fa eco il capogruppo grillino in Consiglio comunale, Giuliano Pacetti: “Dov’è finita la Regione Lazio? La differenza tra Regione e Comune è tutta qui: noi non prendiamo impegni che sappiamo di non poter mantenere. Noi non prendiamo in giro nessuno. Dalla Regione Lazio invece sono arrivate solo parole mentre il Comune di Roma ha messo in sicurezza le donne vittime di violenza”.

FRATELLI D’ITALIA: NUOVA PUNTATA SCONTRI RAGGI-ZINGARETTI
Da Fratelli d’Italia, vanno all’attacco il deputato Federico Mollicone, e la consigliera regionale Chiara Colosimo: “La politica degli annunci e degli scontri della coppia Zingaretti-Raggi si arricchisce di una nuova puntata. Oggi il Comune fa sapere che l'asta per l'immobile  è andata deserta e la Regione stessa non vi ha preso parte. Insomma una vicenda imbarazzante dai contorni oscuri e della quale a pagarne le conseguenze sono donne già segnate da storie di soprusi e violenze”.

L’EFFETTO SU ATAC DELLA MANCATA ASTA
C’è poi un altro risvolto: la gara deserta significa che ancora una volta Atac rimane senza uno dei pilastri del concordato preventivo. Una delle basi del Concordato è il ripianamento dei debiti attraverso la vendita del patrimonio immobiliare da cui l’azienda si aspetta di incassare almeno 92 milioni di euro.
Già nella giornata di oggi i funzionari Atac, ascoltati in Commissione Mobilità, hanno preannunciato lo slittamento almeno al 2023 del pagamento dei creditori chirografari (quelli non privilegiati, ndr) e la necessità non solo di rivedere il Contratto di Servizio con il Comune (che Atac non onora da anni nonostante la propaganda aziendale e grillina) ma anche di ridiscutere il biglietto integrato a tempo e di avere almeno 150 milioni dallo Stato per attappare la falla causata dal Covid. Pena il fallimento. 
La mancata vendita dello stabile di via Lucio Sestio è un altro macigno sulla strada della sopravvivenza di Atac.  




venerdì 6 marzo 2020

IL COMUNE SFRATTA GLI AUTISTICI


C’è un mondo della solidarietà - quello della Casa Internazionale delle Donne o dell’altra casa di aiuto, la Lucha Y Siesta - per il quale si muove la politica, si trovano fondi, si scrivono lenzuolate sui giornali. E poi ce n’è un altro per il quale la politica si gira dall’altro lato. Se per la Casa delle Donne sotto sfratto grazie al “ragionierismo” dei 5Stelle si è mosso un pezzo di Parlamento, Nicola Zingaretti in persona e poi la Regione Lazio - a proposito, il caos dei soldi regionali annunciati e poi cancellati è finito in un’interrogazione di Massimiliano Maselli (FdI) - sta passando sotto silenzio lo sfratto per due case famiglia per adulti affetti da autismo grave. 
Si tratta di due case famiglia, autorizzate dal Consiglio comunale nel 1995 - il sindaco era Francesco Rutelli - situate in un’ala del plesso scolastico di via Baldassarre Longhena, alla Pisana. 
Il Campidoglio le ha assegnate nel 1995 all’Associazione italiana per la Ricerca sulla Psicosi e l’Autismo (ARPA) Onlus. 
Racconta Sabina Savagnone, presiedente di ARPA Onlus: “Quando siamo entrati, abbiamo dovuto effettuare una infinità di lavori di adeguamento e ristrutturazione degli immobili a nostre spese”. L’Arpa offre posto ad adulti autistici: “da circa 20 anni ospitiamo dieci adulti gravissimi. A giugno 2018 ci hanno notificato l’avvio della revoca della concessione e il 28 novembre è arrivato lo sfratto. Il motivo addotto che non avremmo presentato entro 180 giorni dalla delibera del 1995 il progetto di ristrutturazione ma abbiamo ancora la ricevuta di consegna. Seconda accusa: non avremmo fatto i lavori. Ma abbiamo tutte le carte. Abbiamo chiesto, ad ottobre 2019, un incontro al sindaco di Roma, Virginia Raggi, per l’apertura di un tavolo di confronto con il Campidoglio e la sospensione dello sfratto. A dicembre sono venuti i Vigili Urbani che ci hanno contestato il reato di occupazione abusiva. La concessione che il Consiglio comunale votò nel 1995 non prevede un limite temporale e prevedeva un canone ricognitivo pari a 100.000 lire l’anno per tutto il tempo della ristrutturazione dell’immobile. Nel 2014 abbiamo ricevuto un’ispezione del Comune che ha verificato il rispetto di tutte le normative e autorizzandoci ad aprire le due case famiglia. Abbiamo ristrutturato 3 piani: al primo il day hospital, al secondo e al terzo le due case famiglia”. 
Ora c’è da sperare che la mobilitazione politica a favore della Casa delle Donne trovi un bis anche a favore di chi si occupa delle persone autistiche. 

venerdì 21 febbraio 2020

IL GIALLO DELLA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE


È giallo sempre più fitto sulla Casa Internazionale delle Donne e i soldi della Regione Lazio. 
La struttura di assistenza alle donne vittime di violenza - presidente Maura Cossutta - dal 1985 ha sede in un’ala del Convento del Buon Pastore a via della Lungara. Dopo la sanatoria di Veltroni nel 2001, però, nonostante lo sconto sul canone di affitto, ridotto del 90% sul prezzo di mercato, la Casa ha accumulato un debito di quasi 900mila euro che il Campidoglio versione 5Stelle ora vuole indietro. Da quasi 3 anni va avanti un doppio contenzioso: amministrativo fra Casa e Campidoglio per il recupero delle somme e il conseguente sfratto; e politico fra la sinistra che difende il valore sociale della struttura e i 5Stelle e, più recentemente, il centrodestra.
Centrodestra entrato nella contesa grazie al tentativo, poi respinto, del centrosinistra di inserire alla Camera, nel Milleproroghe, un finanziamento di 900mila euro a favore della Casa. La quale, però, sta nel territorio del Collegio Camera 1 che fra 10 giorni va al voto per le elezioni suppletive e il candidato del centrosinistra è il ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri. 

IL GIALLO DEL RAPPORTO
Pochi giorni fa il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, si presenta alla Casa delle Donne per esporre il provvedimento contenuto in una delibera regionale (la 47 del 2020) con cui viene predisposto un metodo di calcolo, elaborato da Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), per misurare il valore economico delle attività sociali svolte dalle associazioni no profit. La Regione è ora in attesa della relazione finale sullo studio, come spiegato dalla stessa Amministrazione regionale e dalla senatrice Pd, Monica Cirinnà. 
Il Tempo, però, è in possesso della lettera dell’ASviS, indirizzata alla Regione il 13 dicembre 2018, con cui la società prendeva l’impegno di consegnare “un rapporto di ricerca con i risultati conseguiti” entro “il 31 dicembre 2018”. 
Un gran tour de force, visto che in quei 18 giorni di tempo ben 8 giorni erano festivi (i weekend del 15, 16, 22, 23, 29 e 30 dicembre più Natale e Santo Stefano). La lettera conteneva una serie dati fra i quali l’accettazione di 39.750 euro per lo svolgimento della ricerca (giusto 250 euro al di sotto dei limiti che imporrebbero una gara d’appalto), le coordinate bancarie, il team di ricercatori composto dalla professoressa Viviana Egidi, che proprio il 1 novembre 2018 è andata in pensione dalla Facoltà di Statistica de La Sapienza; e da Cristina Freguja, direttore della Direzione Statistiche sociali e Welfare dell’Istat.
C’è un ultimo, piccolo dettaglio da evidenziare: l’intestazione della lettera dell’ASviS. “Progetto per la valorizzazione economica dell’impatto delle prestazioni rese gratuitamente dalla Casa Internazionale delle Donne, anche in connessione con gli indicatori statistici elaborati dall’Istat nell’Ambito del rapporto sul benessere equo e sostenibile (BES)”: delle altre organizzazioni no profit non c’è traccia alcuna. Neanche nelle righe seguenti, alla voce “metodologia di ricerca”, si leggono riferimenti ad altre organizzazioni no profit ma solo alla Casa Internazionale delle Donne. Il tutto, coerentemente, con la determina regionale del 20 dicembre 2018 con cui la Regione affida “lo studio e la definizione di una metodologia, per la misurazione dell'impatto sociale delle prestazioni rese gratuitamente dalla Casa Internazionale delle Donne” all’ASviS.

GLI INTERROGATIVI
Arrivati a questo punto del giallo, ci sono dei buchi. Perché, stando alla stessa delibera regionale, l’ASviS ha consegnato - il 9 gennaio 2020 con oltre un anno di ritardo - la sola “proposta metodologica”? Dov’è il “rapporto di ricerca con i risultati conseguiti” che doveva essere consegnato il 31 dicembre 2018? Come mai, in assenza del rapporto, Zingaretti annuncia trionfalmente lo stanziamento di 700mila euro cifra fino ad ora frutto solo di una perizia di parte commissionata dalla stessa Casa delle Donne nel 2017 e inserita nel ricorso al Tar contro il Campidoglio?

IL CORTOCIRCUITO MEDIATICO
Questo enorme ginepraio, ha finito per mandare in totale confusione la comunicazione del Pd. Prima, due giorni fa, il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, twitta (18 febbraio): “La Regione Lazio interviene con 700mila euro l’anno” per salvare la Casa delle Donne. Poi il tweet viene cancellato e sostituito da uno senza cifra. Il giorno dopo, a caos ormai esploso, arriva pure il colpevole: “errore della nostra comunicazione”, scrive la Giunta regionale. Se non che, ieri, all’ora di pranzo - 48 ore dopo il tweet rimosso di Zingaretti - è il Pd Lazio a rilanciare: “La Casa delle Donne è salva. 700mila euro l’anno della Regione Lazio hanno scongiurato la chiusura di uno degli spazi più importanti e significativi di Roma e d’Italia”. Interpellato, il presidente del Pd Lazio, Bruno Astorre, fa il bis: “mi scuso a nome della comunicazione”. 
La versione originale del tweet del presidente Zingaretti


La versione rimaneggiata 
Il tweet del Pd Lazio



giovedì 20 febbraio 2020

CASA DONNE/ LAURA CORROTTI: "MI ATTACCANO, MA IO VOGLIO SOLO CHIAREZZA"


Nessuno è ostile alle politiche attive contro la violenza contro le donne né si mette in discussione l’attività della Casa Internazionale delle Donne ma chiediamo chiarimenti sulla decisione di Zingaretti che annuncia i 700mila euro per la Casa”.
Laura Corrotti, consigliera regionale della Lega fra i promotori della approfondita analisi sulla vicenda della Casa Internazionale delle Donne, risponde così alla senatrice del Pd, Monica Cirinnà, che aveva parlato di “pregiudiziale ostilità” della Lega “alla tutela e alla promozione dei luoghi in cui le donne producono pensiero, cultura e pratiche di libertà ed eguaglianza”.

Consigliera, la Presidenza della Regione, però, ha diffuso una nota in cui, a proposito del tweet di Zingaretti in cui si annunciavano i 700mila euro per la Casa delle Donne, si parla di “errore della comunicazione”.
Sì e anche Zingaretti ha cancellato il tweet per poi rimetterlo ma senza la cifra di 700mila euro”.

Esatto.
Questo fa capire che la battaglia ha contribuito a smascherare un errore e ora cercano di mettere a tacere la questione. Gli atti restano: nella delibera 2017 con cui si stanziano 90mila euro per la Casa vi è un passaggio in cui si afferma che il valore economico reso dalla Casa è di 700mila euro che, però, saranno certificate nel 2018 dall’ASviS di Giovannini. E questo annuncio di Zingaretti via twitter arriva a pochi giorni dalle elezioni suppletive del Collegio dove ha sede proprio la Casa delle Donne”.

D’accordo, ma non crede che la Casa non sia in grado di produrre un consenso così rilevante da influenzare il risultato?
Che questi soldi possano spostare o meno dei voti, questa è comunque una campagna elettorale che si svolge sul territorio del Municipio I”.

Però, al netto dell’errore di comunicazione, erogare 700mila euro richiede un bando di gara.
Beh, il centrosinistra ha già provato a finanziare la Casa in modo diretto con l’emendamento al Milleproroghe poi dichiarato inammissibile. Non ci sono riusciti e si sono buttati sulla Regione Lazio”.

Lei si sta battendo sulla vicenda delle case popolari agli occupanti abusivi.
Il Pd aveva tentato di inserire nella legge di bilancio 2020 una riserva del 10% delle case popolari ai “privi di requisiti” ovvero agli occupanti abusivi. Nel collegato alla finanziaria in discussione ora, controfirmata dal consigliere 5Stelle Marco Cacciatore, stanno cercando di inserire di nuovo questa riserva per gli abusivi. Io ho presentato una apposita proposta di legge e non si può affrontare un tema così con un emendamento al collegato alla finanziaria”. 

mercoledì 19 febbraio 2020

LE ATTIVITÀ DELLA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE


La Casa Internazionale delle Donne aiuta tutte le donne in difficoltà: picchiate, soggette a violenze di vario genere a partire da quelle sessuali, ragazze madri. Un’assistenza che si sviluppa su vari livelli e in diversi settori, anche quelli, apparentemente, più ludici e ricreativi.
Così, mettendo a sommario confronto le attività che la Giunta Zingaretti inserisce fra quelle valutabili per calcolare un valore economico del lavoro svolto - che è comunque in primaria battuta di tipo sociale - trovano però spazio anche quelle un po’ più strane.
Ad esempio, la delibera Zingaretti inserisce nell’elenco delle iniziative soggette a valutazione i corsi di teatro, i laboratori di musica, di lingua. E, ancora l’organizzazione di corsi per la pratica sportiva. Ecco, dunque, che esaminando le attività svolte dalla Casa Internazionale viene fuori che, più o meno tutte, potrebbero rientrare fra quelle valutabili. Ci sono, infatti, il coro della Casa con un repertorio basato su “musica e canti popolari, canti delle mondine a quelli degli emigranti, canzoni di lotta e serenate”. I corsi di danza flamenca e il laboratorio di danza potrebbero rientrarci rimanendo un po’ a metà fra le espressioni artistiche e quelle ginniche. Nell’elenco di queste ultime, poi, ci sono i corsi di ginnastica generale, quelli di kung-fu che possono magari aiutare nell’autodifesa. Poi, ancora, la ginnastica posturale, lo yoga in varie declinazioni, i corsi di shiatsu, le lezioni di feldenkrais cioè sequenze di movimento lento e fluido. Forse, fuori dall’elenco dei valutabili potrebbero essere inserite le lezioni di massaggio giapponese del viso e di massaggio decontratturante. 
Da ultimo, fra i corsi valutabili ci sono anche quelli di restauro antico e di fotografia. E, infine, certamente valutabili sono le attività e i laboratori per le mamme e i bambini, la musica per i bambini e le conversazioni in inglese tenute da studenti della John Cabot University. 
A parte i corsi, la delibera della Regione che stabilisce i criteri per valutare economicamente e non solo socialmente il lavoro delle organizzazioni no profit, inserisce anche tutte le attività di sostegno e assistenza. La Casa organizza in primo luogo servizi di accoglienza e sportello sociale, come assistenza legale, psicologica, medica e per il lavoro: sono previsti consulenze per gli impieghi; di ascolto per donne e coppie con problemi di fertilità, di ambulatorio di primo livello di tipo ostetrico e ginecologico, corsi preparto, sostegno durante le separazioni e per tutta quella parte del diritto civile e penale legata al diritto di famiglia. Ovviamente, ci sono la consulenza psicologica e legale a donne vittime di violenza, di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo e per l’approfondimento delle tematiche legate all’identità e l’orientamento sessuale.  

DA ZINGARETTI L'AIUTO ALLE AMICHE DEL PD


Solo pochi giorni fa è miseramente fallito un blitz alla Camera per inserire un succoso finanziamento alla Casa Internazionale delle Donne all’interno del Milleproroghe. Ma la bufera politica intorno alla Casa non accenna a placarsi.
Parliamo di un’associazione, la Casa Internazionale delle Donne, che da 45 anni offre aiuto, assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e in difficoltà. La Casa nasce nel 1973 quando alcune femministe occupano Palazzo Nardini a via del Governo Vecchio. Poi, dopo un lungo contenzioso con il Comune, nel 1985 il sindaco, Nicola Signorello, assegna loro un’ala del Convento del Buon Pastore alla Lungara. Nel 2001, Veltroni sindaco “sigla” la pace con la Casa con la consegna ufficiale dell’edificio. Passa Alemanno, passa Marino, arriva la Raggi. E i 5Stelle, con una visione esclusivamente ragionieristica della cosa pubblica, chiedono alla Casa (novembre 2017) gli arretrati per 880mila euro e inizia un nuovo contenzioso tutto politico e tutto giocato sulla pelle delle donne. 
Da una parte i 5Stelle, dall’altra il Pd. A maggio 2018, ad esempio, Zingaretti annuncia l’intenzione della Regione di dichiarare la Casa “sito di interesse pubblico”. L’impasse non si sblocca e si avvicina sempre più la data dello sfratto. Poche settimane fa, quindi, il centrosinistra propone un emendamento al Milleproroghe per stanziare 900mila euro alla Casa che, però, cade nel territorio del Collegio elettorale Camera 1, quello dove il candidato della sinistra è il ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri. La Raggi esulta come fosse una sua decisione. Ma il giorno dopo le Presidenze delle Commissioni Bilancio e Affari Istituzionali dichiarano l’emendamento inammissibile ed è la volta di Giorgia Meloni di esultare. 
Ora, dopo il lungo riassunto delle puntate precedenti, scoppia di nuovo la tempesta. Tutto nasce da una delibera della Regione che assegna con affidamento diretto (costo 39mila euro e spicci, appena sotto la soglia di 40mila euro che rende obbligatorio il ricorso alla gara d’appalto) alla società Alleanza Italiana per lo Sviluppo sostenibile (Asvis) dell’ex ministro del lavoro, Enrico Giovannini, la stesura di una sorta di tabella da cui ricavare il valore economico dei servizi resi sul territorio dalle organizzazioni no profit, inclusa, ovviamente la Casa delle Donne. Attacca il centrodestra. Per la consigliera regionale della Lega, Laura Corrotti, “lo studio ancora oggi assente assegna alla Casa internazionale delle Donne, grazie a questo studio sperimentale, un valore pari a 700mila euro all’anno”. Però, aggiunge la Corrotti, nel 2017 la Regione emana una delibera che stanzia 90mila euro per la Casa e, all’interno della stessa delibera si legge “che il valore economico delle attività erogate a titolo gratuito sono pari ad un valore di 700mila euro l’anno, come certifica uno studio commissionato però l’anno successivo con una determina del 20 dicembre 2018".
Altro giro, altro attacco. Stavolta da Fratelli d’Italia con il consigliere Giancarlo Righini: “Il presidente della Regione Lazio si ricorda della sua carica solo per sfruttare il potere del suo mandato a vantaggio del Pd. Dopo le tante nomine strategiche nei più diversi settori, arriva l’ingente finanziamento alla “Casa delle Donne” fondamentale presidio militante della sinistra nel centro storico di Roma, attualmente interessato dalle elezioni suppletive del I Collegio della capitale”. Righini annuncia anche un’interrogazione urgente e "esposto per verificare la legittimità di questo stanziamento con fondi pubblici che dovrebbero essere invece assegnati alle ASL che istituzionalmente se ne occupano”.
Nell’interrogazione, Righini scrive: “il 18 febbraio il presidente Zingaretti ha annunciato pubblicamente un contributo della Regione a favore della Casa Internazionale delle Donne pari a “700mila euro l’anno””. Segue altra denuncia: “nel corso del 2019 e in questi primi mesi del 2020, la Regione con più atti” ha impegnato “la somma di 750mila euro a favore di Lazio Innova” per la “prevenzione e contrasto alle discriminazioni di genere”.
Righini sottolinea la velocità fra la delibera regionale del 13 febbraio e l’annuncio di 5 giorni dopo dello stanziamento dei fondi ma come “dall’analisi dei dati a disposizione della trasparenza amministrativa non sono stati rinvenuti atti mediante i quali sia possibile verificare le procedure adottate per stabilire l’entità del contributo annunciato” e, quindi, chiede a Zingaretti “con quale atto stata finanziata per 700mila euro annui la Casa Internazionale delle Donne”.
Casa che, per altro, stando ai tabulati dei finanziamenti erogati dalla Regione, ha ricevuto dalla Pisana 90mila euro nel dicembre 2017 come “contributo straordinario” e poco più di 110mila ad aprile 2018 come bandi dei Fondi Sociali europei.
Un chiarimento arriva da Maura Cossutta, ex parlamentare e oggi presidente della Casa Internazionale: quando il Campidoglio ha avviato le procedure di recupero dei crediti e di sfratto, "nel nostro ricorso al Tar abbiamo allegato una perizia fatta dal prof. Croce di Pisa che, analizzando ore di lavoro, costi del lavoro e via dicendo, ha valutato in 700mila euro il valore del nostro lavoro. Ieri, il presidente Zingaretti è venuto da noi e ci ha detto che la Regione ha avviato uno studio (quello di Giovannini, ndr) per fare questa valutazione in via autonoma. Se il Comune vuole una propria perizia, non ha che da venire a vedere quel che facciamo”. 
Se il Campidoglio annuncia che le donne di Lucha y Siestahanno accettato il piano personalizzato di accoglienza offerto da Roma Capitale”, l’assessore al Patrimonio della Raggi, Valentina Vivarelli, è molto dura: “È encomiabile che Zingaretti doni 700mila alla Casa. A questo punto ci auguriamo possa fare la stessa cosa con altre associazioni private che hanno un debito con i cittadini di Roma. La Casa paga un canone di locazione pari al 10 per cento del suo valore effettivo (quindi di pagare circa 80 mila euro l’anno rispetto al valore complessivo di circa 800 mila euro annui) ma ha accumulato un debito di circa 900mila euro”.


venerdì 7 febbraio 2020

SALTANO I SOLDI PER LA CASA DELLE DONNE, PD AL VOTO SENZA AIUTINO





Non c’è pace per la Casa Internazionale delle donne, la struttura di assistenza volontaria alle donne in difficoltà che ha sede dentro un’ala del Convento del Buon Pastore alla Lungara. I soldi - 900mila euro - che il centrosinistra in Parlamento voleva inserire nel Decreto Milleproroghe sono saltati: emendamento dichiarato inammissibile. 
La vicenda nasce davvero da molto lontano. Anno di grazia 1973: alcune donne appartenenti ai movimenti femministi occupa Palazzo Nardini. Nel 1985, dopo una querelle con il Comune quasi decennale, l’allora sindaco Nicola Signorello assegna alla Casa l’ala del Buon Pastore. Arrivano nel 2016 i 5Stelle e, con una miope visione ragionieristica della cosa pubblica, decidono di chiedere alla Casa gli arretrati: 880mila euro. Parte una battaglia mediatica e legale che, per altro, in queste ultime settimane si intreccia con un’altra Casa a difesa delle donne in difficoltà, la Lucha y Siesta al Tuscolano in un edificio di proprietà Atac che il Campidoglio mette in vendita per salvare i disastrati conti dell’Azienda dei trasporti. 
Risultato finale: sulla Casa Internazionale delle Donne alla Lungara pende lo sfratto da quasi un biennio. Lo stesso per la Lucha y Siesta. Con ritardo ma senza possibilità alcuna di cambiare le cose, i grillini cercano di metterci una pezza: la Raggi annuncia che il Comune potrebbe partecipare all’asta per l’edificio di Lucha y Siesta. E il centrosinistra tenta di inserire 900mila euro nel Milleproroghe per chiudere il contenzioso Comune-Casa Internazionale delle Donne. 
In pratica: l’Amministrazione comunale a guida pentastellata prima crea il problema e poi tenta di scaricarlo sulle casse pubbliche. 
Solo che, almeno per la Casa Internazionale alla Lungara, il piano va male. Due giorni fa, alla notizia dell’emendamento al Milleproroghe, la Raggi tenta pure la mossa del mettere cappello sul provvedimento. Ventiquattrore dopo, la presidenza delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio riunite in forma congiunta a Montecitorio ha dichiarato inammissibile l’emendamento al Milleproroghe che stanziava i soldi per la Casa Internazionale delle donne.
Festeggia Fratelli d’Italia: “Grazie a FDI - scrive la Meloni - è stata bloccata l’ultima oscenità del Pd: dare quasi un milione di € del Mef, guidato da Gualtieri, alla Casa delle Donne, associazione di sinistra che si trova nello stesso collegio nel quale il Ministro è candidato. Non si usano Istituzioni per comprare consenso”. Perché, ovviamente, uno dei problemi, a parte l’opportunità di usare fondi pubblici, uno dei nodi è che il Convento del Buon Pastore è collocato nel territorio del Collegio 1 della Camera, quello dove il candidato del centrosinistra è il ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri. Un discreto conflitto di interessi.  
Si scaglia contro la Raggi anche l’ex 5Stelle Cristina Grancio: “Un’Amministrazione isterica che passa dalla chiusura totale del dialogo con la Casa Internazionale delle Donne, all’esultanza per un possibile salvataggio di cui indebitamente vorrebbe prendersi il merito”, afferma attaccando proprio le dichiarazioni del Sindaco. Spiega la Grancio: “L’amministrazione a 5Stelle si è distinta solo per l’immobilità e l’incapacità di affrontare e risolvere una volta per tutte la situazione".

mercoledì 29 gennaio 2020

IL COMUNE COMPRA DA ATAC IL PALAZZO DI LUCHA Y SIESTA


Si va verso una possibile conclusione positiva della vicenda della Casa delle Donne Lucha y Siesta. Ieri pomeriggio, il Campidoglio ha diffuso una nota in cui si annuncia che il sindaco, “Virginia Raggi ha chiesto a tutte le strutture competenti di verificare fattibilità ed eventuali modalità per partecipare all’asta giudiziaria finalizzata all’acquisizione dell’immobile Atac situato in via Lucio Sestio 10”. 
La Raggi “ha esortato tutti gli uffici a effettuare e completare gli approfondimenti con la maggiore celerità possibile. L’obiettivo è quello di destinare poi l’edificio ad attività come quelle già svolte dall’associazione Lucha Y Siesta. Proseguono - recita ancora il comunicato - i colloqui tra gli operatori di Roma Capitale e le donne vittime di violenza ospitate, anche insieme ad alcuni bambini, nell’immobile”.
La storia è nota: Lucha y Siesta è una struttura di sostegno e accoglienza alle donne un “progetto ibrido tra casa rifugio, casa di semiautonomia e centro antiviolenza che da più di 11 anni fornisce informazione, orientamento, ascolto e accoglienza alle donne che ne hanno necessità". La sede di Lucha y Siesta è in un edificio di proprietà di Atac, al Tuscolano in via Lucio Sestio, che è fra quelli che dovranno essere messi in vendita per il risanamento dei conti dell’azienda di trasporto pubblico. 
Il problema, ovviamente, è che l’edificio - valore stimato in 2,6 milioni di euro circa - risulta assai appetibile sul mercato immobiliare ma, l’arrivo di nuovi proprietari, difficilmente si potrebbe conciliare con la permanenza di Lucha y Siesta.
Un po’ come l’altra grande struttura di assistenza alle donne, la Casa Internazionale della Donna anch’essa a rischio sfratto per la politica ragionieristica seguita dal Campidoglio 5Stelle, la scomparsa di Lucha y Siesta significherebbe la perdita di un enorme patrimonio sociale, di esperienze acquisite negli anni e, direttamente, di un rilevante punto di riferimento per le donne in difficoltà.
Il comitato Lucha, a settembre dello scorso anno, aveva dato il via a una campagna di reperimento dei fondi con un obiettivo di base: raccogliere almeno 360mila euro necessari a sostenere la “nascita di una Fondazione, forma legale utile a creare un grande azionariato popolare per l’acquisto collettivo dello stabile” e finanziare almeno “la base del 10% del valore dello stabile” condizione “necessaria per partecipare all’asta”.
Che il Campidoglio, ora, decida di procedere a una verifica delle condizioni utili a partecipare all’asta è senza dubbio una notizia di rilievo per per le donne che, da quando il concordato preventivo Atac è stato approvato dal Tribunale, vivono sotto l’incubo dello sfratto. 
La struttura di via Lucio Sestio, infatti, rientra fra quelle che il concordato della Raggi su Atac ha indicato come necessarie da vendere. Per questo, Atac negli scorsi mesi aveva richiesto lo sgombero dell’immobile fermato, di fatto, dalla mobilitazione politica nata attorno a questa casa delle donne. 
Ammesso che gli uffici reputino lecita e possibile la partecipazione del Campidoglio, socio unico di Atac, all’asta per acquistare un bene di un’Azienda controllata e ammesso che sia il Campidoglio a spuntarla all’asta stessa, tecnicamente in questo modo il Comune a 5Stelle dopo aver creato il caso inserendo l’immobile di Lucio Sestio fra quelli da vendere per far cassa, finisce per ricomprarlo a spese dell’intera collettività, esercitando, quindi, un’ennesima forma di finanziamento praticamente diretto al sostenimento economico dell’azienda dei trasporti. Il che, avrebbe anche l’effetto di aprire il contenzioso con la Casa Internazionale della Donna che, a questo punto, potrebbe anche protestare per la disparità di trattamento con Lucha y Siesta. 

giovedì 26 luglio 2018

CASA DELLE DONNE, LA CHIUSURA SI AVVICINA


Per la Casa Internazionale delle Donne si avvicina velocemente la tempesta. L’Associazione che tutela le donne in difficoltà ha reso noto che il Campidoglio ha respinto tutte le proposte che, nelle scorse settimane, erano state avanzate per risolvere il problema pagamenti. 
La vicenda è tutto sommato semplice: il Campidoglio, a novembre scorso, invia alla Casa una richiesta di arretrati per 880 mila euro. La Casa i soldi non li ha, ovviamente, ma chiede di decurtare dalla cifra iniziale i fondi spesi per la sede del Convento del Buon Pastore. Intanto, a maggio scorso, mentre sono in corso le trattative, la consigliera grillina, Gemma Guerrini (la stessa del capolavoro del Cinema America) presenta, prima firmataria, una mozione con cui si chiede che Sindaco e Giunta si impegnino per mandare a bando le attività della Casa “riallineata alle moderne esigenze dell’Amministrazione capitolina”. 
In mezzo a questo scontro, ci si fionda anche il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che annuncia la volontà di dichiarare la Casa “sito di notevole interesse pubblico”, un atto esclusivamente politico che non sposta di un centimetro il problema: la mistica grillina del mettere tutto a bando di gara mette a rischio la Casa delle Donne la cui storia sfiora il mezzo secolo. A inizio ottobre 1973 un gruppo di donne appartenenti ai vari movimenti femministi dell’epoca, occupò Palazzo Nardini (quello salito alla ribalta in questi giorni per l’apposizione di un vincolo da parte della Soprintendenza che rende inalienabile l’edificio) trasformandolo in una casa di accoglienza per donne in difficoltà. Nel 1985, dopo una lunghissima trattativa, l’allora sindaco di Roma, Nicola Singorello (DC) assegnò alla Casa un’ala del Convento del Buon Pastore a via della Lungara, un edificio del 1600 che aveva ospitato prima donne “peccatrici” per poi trasformarsi, a metà ottocento, in un carcere femminile e in un asilo per bambine “da proteggere”. Nel 2001, poi Veltroni consegna ufficialmente l’edificio ai gruppi che costituiscono oggi la Casa e che offrono alle donne consulenza legale, assistenza psicologica, medica e consulenza del lavoro, servizi per bambini. 
A questo punto le strade iniziano a essere poche, strette e disagevoli. Dopo aver respinto tutte le proposte avanzate dalla Casa, “L’assessora Rosalba Castiglione -  scrivono in un comunicato le esponenti del Direttivo – ci ha annunciato la revoca immediata della Convenzione che regola il rapporto fra la Casa internazionale delle donne e Roma Capitale”. 
Se non è un preludio di sfratto, ci somiglia molto. Difficile pensare che l’Amministrazione 5Stelle armi tutto questo contenzioso per poi limitarsi a fermarsi alla revoca della convenzione. E amici come prima. Anche perché le passate prese di posizione dell’Amministrazione, sintetizzate proprio dalla Mozione Guerrini di maggio scorso, fanno chiaramente trasparire la visione ragioneristica del problema.   
Ovviamente, annuncia la presidente della Casa, Francesca Romana Koch, “faremo opposizione a tutto campo. Non possiamo non rilevare che l’annuncio della revoca della Convenzione avviene alla vigilia di agosto, nella peggiore tradizione di ogni vertenza pubblica e privata nel nostro paese. La Casa Internazionale delle donne e tutte le attività e servizi che al Buon Pastore vengono erogati rischiano la chiusura a causa di questo ulteriore incomprensibile attacco della giunta Capitolina al femminismo e alla vita associata a Roma”. 
L’idea che anima il Direttivo è che il Campidoglio, proprio come avvenuto per il Cinema America, prima osteggiato poi, alla fine, vittorioso nel confronto con la Giunta Raggi e la consigliera Guerrini, comprenda che una escalation di tensione su questo campo non convenga a nessuna delle parti e che, quindi, si riesca a giungere a un accordo. “Noi - spiega ancora la Koch - abbiamo proposto una transazione che chiuda definitivamente la questione del debito”. 
In serata arriva anche la voce del Comune: le fatture presentate dalla Casa (300mila euro) “non pertinenti” né si può ribassare il canone di affitto, già al minimo. Il Comune ha avanzato proposte (una garanzia bancaria per il rientro del debito e lo spostamento di alcuni servizi erogati nelle periferie) bocciate dalla Casa. In mancanza di soluzioni, la concessione sarà revocata d’ufficio pur rimanendo “in attesa di una proposta di transazione”.


sabato 26 maggio 2018

CASA DELLE DONNE; 5STELLE RAGIONIERI E ASSIST A ZINGARETTI


Nei prossimi giorni proporrò alla Giunta di dichiarare la Casa Internazionale delle donne “sito di notevole interesse pubblico””. Lo scrive Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, in una lettera inviata al presidente della Casa Internazionale delle donne, Francesca Kock. 
Quarantacinque anni di storia sono quasi una vita, anzi, più vite: quelle delle donne che per la Casa delle Donne di Trastevere ci sono passate, magari trovandone una seconda, di vita. Una struttura, quella della Casa delle Donne, finita in mezzo alle beghe della politica: l’astratto e asettico legalitarismo pentastellato, proprio di chi non ha idea della differenza fra fare politica e fare il ragioniere, e la piccola speculazione politica, del Pd e di Zingaretti, che, invece, la politica sa bene come si fa.
La dichiarazione di “sito di notevole interesse pubblico” - fatta ai sensi del Codice dei Beni culturali, non essendo la Casa un monumento, sarà predisposta per i valori e la memoria storica e per l’identità culturale - non sposta nulla nel contenzioso che oppone la Casa al Campidoglio. 
L’atto di Zingaretti ha un valore simbolico e politico, certamente forte. E la dichiarazione di “sito di notevole interesse pubblico” Zingaretti avrebbe potuto o potrebbe ancora riservarla anche ad altre strutture. Senza andare troppo lontano, magari per Palazzo Nardini, quello di via del Governo Vecchio oggetto di scontro fra la Regione, che ne ha autorizzato la vendita, e la Soprintendenza che lo ha vincolato. Quel Palazzo Nardini che fu, fra il 1973 e il 1985, la prima sede (occupata) della Casa delle Donne. 
Erano gli anni di piombo e quelli dell’affermazione finale dei movimenti femministi e radicali. Il 2 ottobre 1973 un gruppo di donne appartenenti a diversi movimenti dell’epoca, presero possesso di Palazzo Nardini, abbandonato. Trasformatolo in una struttura di accoglienza per le donne in difficoltà, lo tennero fino al 1985 quando, dopo un quadriennio di trattative, il sindaco di allora, Nicola Signorello (Dc), assegnò loro un’ala del Convento del Buon Pastore a via della Lungara, un edificio del 1600 che aveva ospitato prima donne “peccatrici” per poi trasformarsi, a metà ottocento, in un carcere femminile e in un asilo per bambine “da proteggere”. 
La “pace”, la Casa delle Donne, la ottiene nel 2001 quando il sindaco Veltroni consegna ufficialmente l’edificio ai gruppi che costituiscono oggi la Casa e che offrono alle donne consulenza legale, assistenza psicologica, medica e consulenza del lavoro, servizi per bambini. 
La questione quando, sulla linea dell’astrattismo legalitario già tracciata da Marino, la Giunta Raggi reclama arretrati di affitto per 880mila euro. Parte una trattativa che, però, si interrompe quando, il 17 maggio, i pentastellati votano in Consiglio (ma con molti mal di pancia, specialmente delle attiviste nelle chat) una mozione di Gemma Guerrini, la presidente della Commissione cultura - la stessa del Cinema America - con la quale si chiede al Sindaco di rientrare in possesso del Convento del Buon Pastore e di porre fine a un’esperienza giudicata “fallimentare” e non più rispondente alle intenzioni dell’Amministrazione comunale in modo tale da mettere tutto a bando. 
Un po’ lo stesso cliché seguito con la Maratona di Roma e gli impianti sportivi comunali. 
La replica della Casa è affidata a Lia Migale, membro del direttivo: “dal 1983 ad oggi abbiamo certamente avuto dei momenti di difficoltà e quindi si è accumulato un debito di 880 mila euro ma noi vantiamo anche un credito” manutenzioni fatte al posto del Comune, ritardi nelle licenze previste nella convenzione col Campidoglio, mancati rimborsi. Il tutto porta il debito reale a “forse 400mila”. La Casa è pronta a trovare un accordo. Non così il Campidoglio. 
Appunto: politica da ragionieri e assist a Zingaretti di ergersi a paladino delle donne.