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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Fabrizio Panecaldo. Mostra tutti i post
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giovedì 27 agosto 2020

ATAC, SCALE MOBILI REVISIONATE GIÀ ROTTE, FLAMBUS E LINEE FERME. IL SOLITO MENU

C’è un simbolo plastico e concreto del reale servizio reso, si fa per dire, da Atac ai romani e ai turisti: le scale mobili della stazione della metro A Battistini, giunte al terzo giorno consecutivo di chiusura. Scale mobili che sono state fermate a dicembre scorso (insieme a Cornelia e Baldo degli Ubaldi) per la sostituzione per la revisione generale ventennale obbligatoria: un normale atto amministrativo così mal organizzato dai pentastellati con ritardi clamorosi negli appalti da aver causato la chiusura di alcune stazioni rese inaccessibili e insicure proprio dal fermo delle scale mobili. A Battistini, però i lavori di revisione sono stati completati poche settimane (metà agosto) fa evidentemente con scarso successo visto che, da tre giorni, le scale sono nuovamente ferme.
Ferme in compagnia di quelle di Valle Aurelia (anch’esse sostituite evidentemente senza frutto) e di Cipro. Sulla linea B scale mobili ferme a Eur Magliana, Monti Tiburtini, Bologna e, poi, il capolavoro: ferme a Piramide nel lato che porta alla stazione Ostiense per la gioia dei viaggiatori.
Disastro ascensori fermi a Cinecittà, Subaugusta (linea A); Ponte Mammolo uscita fermata del Cotral, Libia, Termini, Bologna, Pietralata, Castro Pretorio (linea B). Montascale fuori uso su mezza linea A: Anagnina, Giulio Agricola, Lucio Sestio, Numidio Quadrato, Porta Furba, Colli Albani, Arco di Travertino, Spagna, Flaminio e Ottaviano. Tutte stazioni off limits per un disabile motorio in carrozzina. 
In mezzo a questo disastro, avanza rapidamente l’incubo dell’apertura delle scuole. “Visto il servizio-non servizio di Atac - spiega Fabrizio Panecaldo, ex consigliere comunale - forse è il caso di pensare a un servizio di car pooling, ovvero di genitori che, con la supervisione delle scuole, si organizzino per accompagnare e riprendere i ragazzi usando una macchina sola. Per farlo, le scuole dovrebbero scegliere un responsabile della mobilità che possa interfacciarsi con i genitori e organizzare questa soluzione tampone”.
E arriva anche al pettine un altro problema legato alla gestione schizofrenica della mobilità Campidoglio: i bus a noleggio, i 38 forniti dalla Cialone, sono in via di restituzione. Già sono stati rimandati da Cialone i 18 bus da 12 metri, nonostante l’azienda fornitrice si fosse dichiarata disponibile a trovare un accordo per farli rimanere a servizio della città. Rimangono ancora nel parco vetture Atac i 20 bus da 9 metri che in teoria servono quei quartieri o quei percorsi dove le vetture più grandi non transitano anche se già ieri le linee 020 e 188, servite da bus corti, erano state sospese per mancanza di vetture. Non esattamente un bel viatico per la riapertura delle scuole

martedì 1 maggio 2018

IL PD COME SALVINI, FUORI GLI IMMIGRATI


Se non è una “salvinizzazione”, poco ci manca. Almeno questo è quello che pensano molti militanti del Partito Democratico che hanno scoperto che il partito, per le primarie necessarie a scegliere il candidato alla presidenza nei Municipi III (Montesacro) e VIII (Garbatella), ha deciso di far votare solo chi ha la tessera elettorale. Insomma, i cittadini italiani. 
E, paradossalmente, stando al regolamento dello stesso Pd, lascia aperta la possibilità di voto ai sedicenni i quali, essendo minorenni e privi, quindi, della tessera elettorale, potrebbero essere anche stranieri.
La denuncia è partita da un post pubblicato da Fabrizio Panecaldo, già capogruppo Pd in Campidoglio in epoca Marino, che scrive sulla propria bacheca facebook: “Per la prima volta dal '97, gli immigrati regolari, magari pure iscritti al Pd, non potranno votare alle primarie!”, aggiungendo l’hastag “#involuzione”. Su facebook si scatena il dibattito che coinvolge anche i candidati alle primarie. Secondo Enzo Foschi, il favorito a Garbatella, “la questione è che abbiamo dovuto fare un regolamento per modificare quello precedente visto che queste sono primarie di coalizione e non solo del Pd”.
In realtà, i bene informati delle cose interne ai dem romani raccontano che questo regolamento è stato deciso proprio a Garbatella dove è molto forte la presenza di stabili occupati da extracomunitari (che fanno riferimento alle associazioni più dure di lotta per il diritto alla casa) che era necessario escludere dalla possibilità del voto per evitare sia le polemiche che già accompagnarono le primarie che indicarono Ignazio Marino candidato sindaco sia il rischio di “indirizzare” il voto in modo improprio. E che, dopo questa decisione della coalizione a Garbatella questo regolamento sia stato copiato a Montesacro. 
E mentre Giovanni Caudo, uno dei due candidati alle primarie per la presidenza del III, preferisce non commentare, Paola Ilari, l’altra candidata (“quella del Pd”) nel III, conferma: “Abbiamo adottato un regolamento preparato nell’VIII Municipio”. Poi spiega: “Io ho appreso questa cosa alle due del pomeriggio quando sono stata contattata da alcuni elettori che si lamentavano di non aver potuto votare alle primarie quando lo avevano sempre fatto. Cosa vuole che le dica? Questa cosa mi fa male, come cattolica, come volontaria in una parrocchia a sostegno di giovani madri straniere io vivo in mezzo agli immigrati e sono sempre stata a favore dell’inclusione”.
Di fatto, però, questa decisione del Partito Democratico romano - condivisa con gli altri raggruppamenti della coalizione di centrosinistra, radicali, socialisti - sembra aprire un nuovo approccio del Democrats al problema delle lunghe code di rom e di immigrati - a volte anche con accuse di compravendita di voti per un pacco di pasta, nemmeno all’epoca di Achille Lauro a Napoli - che hanno reso sempre meno credibile l’istituto stesso delle primarie dove le truppe cammellate, alla fine, riuscivano a fare la differenza. 
Dice uno dei dirigenti romani del partito: “Se il mio partito non è in grado o non vuole reprimere gli episodi di abusi di questo genere alla primarie e preferisce salvinizzarsi, io non posso pensare che vada tutto bene. Abbiamo un presidente del Partito romano che è un immigrato (l’italo indiano Sibi  Mani, ndr) al quale sarà impedito di votare alle primarie. Direi che un problema c’è”. 
Primarie che si sono chiuse alle 22 di ieri sera con una percentuale di affluenza nel primo pomeriggio, di oltre un migliaio di elettori nel III e di 1300 circa nell’VIII. I risultati sono attesi nella giornata di oggi e, soprattutto, a Montesacro potrebbero significare un modello zingarettiano (con Caudo) o più renziano (con la Ilari).

martedì 23 dicembre 2014

STADIO; FINALMENTE È FATTA (PARTE PRIMA)

Ventinove voti favorevoli, 8 contrari e 3 astenuti. Delibera che sancisce il pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma a Tor di Valle approvata. 



Il presidente della Roma, James Pallotta, ha espresso piena soddisfazione  per un'opera che "potrà creare un minimo di 3mila posti di lavoro durante la costruzione e altrettanti quando sarà operativa. Congratulazioni a tutti i romani per questo storico giorno per la città e il Club. Aspettiamo tutti di giocare nel nuovo stadio della Roma".

Defalcata la metà degli ordini del giorno presentati (87 ammissibili su 163), dimezzati anche gli emendamenti, imposto un tour de force con limitazione temporale alla discussione, alla fine la delibera passa in Consiglio comunale, chiudendo finalmente l’iter su questa prima parte del progetto. 
Con ieri, quindi, sono stati necessari 207 giorni per terminare la procedura: 97 giorni per avere la delibera di Giunta e 110 per avere l’approvazione dell’Aula. E meno male che la legge assegnava al Comune 90 giorni per chiudere l’intera pratica



Alle 19.09 di ieri pomeriggio si è chiusa la votazione sull’ultimo emendamento presentato e ammesso, un’altra ora abbondante per le dichiarazioni di voto e alle 20,29, presente il sindaco Marino, finalmente si è votato. 

A favore, i consiglieri del Pd, di SeL, della Lista Civica Marino e del Centro Democratico per la maggioranza; per l’opposizione, hanno votato “sì” il gruppo di Forza Italia, Lega e Movimento Cantiere Italia. 
Contrari i 5Stelle, il gruppo di Alfio Marchini e Fratelli d’Italia, astenuto il Nuovo Centro Destra.
Quaranta, su 48 eletti, i consiglieri presenti in tutta la giornata, iniziata, verso le 9 e mezza, con l’occupazione dell’Aula, ad inizio seduta, da parte di un gruppo di ex dipendenti della Roma Multiservizi: “Siamo senza stipendio da settembre, ci hanno licenziato e tutti gli appalti li ha presi la 29 giugno. È Natale anche per noi, cosa diamo da mangiare ai nostri figli?”. 
Seduta sospesa per un’ora e ripresa in tarda mattinata con le tre ore di discussione sugli ordini del giorno, occupate quasi totalmente da un monologo di Rossin, autore della maggior parte dei testi. 
Poco prima della scadenza del tempo fissato per la chiusura ufficiale della seduta (le 14.00), il capogruppo Pd, Panecaldo, ha chiesto di andare ad oltranza, proposta approvata a maggioranza. 



In realtà, visto lo scivolone della segreteria del Sindaco, già domenica sera era chiaro che la discussione sarebbe andata avanti: nell’agenda di Marino, alle 18, era indicata la partecipazione del Primo Cittadino alla seduta in attesa del voto. Pomeriggio che vede il secondo tempo e i supplementari della seduta: prima la conclusione del tempo messo a disposizione per discutere gli ordini del giorno, poi la “chiama” ai voti con la presidente Baglio che, a macchinetta, chiamava uno dopo l’altro i numeri degli ordini del giorno e poi degli emendamenti. 



Praticamente tutte votazioni di bocciatura, salvo poche eccezioni, non più di una decina. Fra queste: l’emendamento (D’Ausilio/De Luca, Pd) che pone a carico del proponente il “potenziamento della Roma-Lido” contestualmente “al prolungamento della linea B della metro da Magliana a Tor di Valle”. Tra gli emendamenti approvati, da segnalare quello che sancisce una penale se “entro 30 anni, viene a cadere il rapporto fra proprietà dello Stadio e della Società” e quello che stabilisce che le opere pubbliche “dovranno andare di pari passo alla costruzione di quelle private”.

Dai banchi della maggioranza si esprime moderata soddisfazione: molti mal di pancia (Gemma Azuni, SeL, contraria, aveva una nave per la Sardegna prenotata e non ha partecipato al voto). 



Dalle opposizioni si levano voci molto più forti: critiche sia per la gestione della giornata con il numero legale che è stato più volte in bilico e ripreso per i capelli dalla Presidenza, sia di merito con Grillini e Fratelli d’Italia in prima fila nelle critiche. “Si è persa l’occasione - dicono Rampelli e Ghera - di chiarire il futuro di Flaminio, Olimpico, Tor Vergata e Foro Italico. Per accettare questa proposta, non serve un sindaco, basta un citofono”.

sabato 20 dicembre 2014

STADIO; DI SCIVOLONE IN SCIVOLONE

Sullo Stadio di Tor di Valle gli scivoloni mediatici si sono sprecati sin dal primo giorno.
E sono più quelli a mettere in difficoltà l'Amministrazione Marino che il provvedimento in sé, visto che la maggioranza del Consiglio comunale è sostanzialmente a favore dell'opera.



L'ultimo scivolone, in ordine di tempo, è stato l'improvvido appello che il Primo Cittadino ha rivolto dai microfoni di RadioRadio ai tifosi della Roma: "venite in Consiglio - ha detto in sostanza - per fare pressing sui consiglieri". Nemmeno Arrigo Sacchi!
Ovviamente, oltre il fisiologico risentimento di maggioranza e opposizione sintetizzato da una sibillina frase ("Ma Marino vuole tappetini o consiglieri?"), questa uscita del Sindaco dimostra in maniera esplosiva la sua difficoltà ad avere un rapporto di collaborazione costruttiva con il Consiglio comunale. 


E hai voglia che il povero capogruppo Pd, Panecaldo, si affretti di volta in volta a fare il pompiere: se si prosegue così, si fa prima a spostare il Campidoglio a via Genova, sede del Comando dei Vigili del Fuoco.

Il richiamo alla piazza - che, com'è o dovrebbe essere noto, una volta messa in moto non si ferma mica con un fischietto - significa che non hai una maggioranza stabile, che non sei in grado di portare a casa con le tue forze un provvedimento.

Questo, però, è solo l'ultimo degli scivoloni in cui Marino è occorso.

Già dall'inizio dell'iter, Marino si è troppo appiattito sul progetto. Come dimenticare l'entusiasmo il giorno dell'annuncio? Nemmeno erano state depositate le carte che già Marino aveva battezzato come meravigliosa l'opera.
Salvo poi dover iniziare a trattare come nemmeno Ebeneezer Scrooge!



Altro scivolone, perdonatogli dalla stampa, il viaggio a New York da Pallotta per trattare. Non si è mai visto che è chi deve autorizzare un'opera ad andare da chi richiede le autorizzazioni per trattare!

Poi, e reiterato nel tempo, c'è proprio il tempo, meglio, la tempistica
Ogni volta che glielo domandano, invariabilmente Marino risponde con granitiche certezze: nella primavera 2015 si mette la prima pietra
Si è perso il conto di quante volte l'abbia detto!
Ora, non fissandoci sui termini convenzionali del concetto di primavera (21 marzo-21 giugno), l'idea del Nostro è che fra fine marzo e fine giugno, tutto l'intero iter burocratico/amministrativo sia concluso.


L'ITER
Cosa prevede questo iter?

  1. La redazione di tutti i progetti definitivi da parte dei proponenti
  2. il deposito di questi progetti in Comune
  3. l'inoltro degli stessi dal Comune alla Regione
  4. l'indizione della Conferenza di Servizi "decisoria" da parte della Regione
  5. il tempo massimo di 6 mesi (d'accordo, non è obbligatorio usarlo tutto, ma visti i precedenti...) entro cui deve chiudersi questa Conferenza all'interno della quale vanno:
    • esaminati tutti i progetti definitivi di tutte le opere,
    • richieste eventuali modifiche, 
    • redatto il testo della Convenzione Urbanistica (il "contratto" fra il privato proponente e il Comune sui lavori)
  6. la firma della Convenzione stessa

E, finalmente, l'avvio dei lavori.

Ora, facendo un minimo di approssimazione, va evidenziato che:

  1. Per redigere i progetti definitivi, occorre prima effettuare tutti i rilevamenti con i sondaggi geologici e archeologici (che non sembrano mai essere stati compiuti in precedenza), roba che normalmente richiede mesi di lavori, vista l'estensione superficiale dell'area e soprattutto la sua allocazione, in prossimità del Tevere
  2. Al momento, per quanto è dato di sapere, nel Gruppo Parnasi, la prima riunione con i progettisti è fissata per dopo la Befana
  3. A giudizio dello stesso assessore all'Urbanistica, Caudo, non è realistico credere a un tempo inferiore ai 4 mesi per la redazione degli stessi progetti
  4. Nel Gruppo Parnasi, gli unici lavori progettuali che sembrano andare avanti sono quelli delle opere non "emendabili", vale a dire lo Stadio con le sue immediate pertinenze (la Nuova Trigoria, il Centro Broadcasting e via dicendo)
  5. Il Gruppo dovrà depositare i progetti definitivi di tutto il pacchetto: Stadio, Trigoria, Torri e Businnes Park, ma anche ponti, strade, ferrovie, svincoli, sottopassi, parcheggi, verde. E non potranno essere le poche paginette del preliminare ma dovranno essere completi, definitivi, appunto
GLI SLITTAMENTI INEVITABILI E IMPREVEDIBILI
In tutto ciò, come dimenticare quanto sia facile incappare in slittamenti fastidiosi ma inevitabili e imprevedibili? 
Basti riflettere su un dato: la legge assegnava al Campidoglio 90 giorni di tempo per concludere l'iter amministrativo. 
Ad oggi siamo già a 208 giorni e l'iter non è ancora formalmente completo, dato che manca l'approvazione del Consiglio comunale, organo deputato alla materia urbanistica. In mezzo, fra l'approvazione in Giunta del provvedimento (3 settembre) c'è stata la Panda di Marino e le sue multe, l'inchiesta Mafia Capitale, le dimissioni dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio comunale e la nomina del nuovo, le reiterate cadute del numero legale in Aula, le delibere con scadenza. 
Insomma, giorni che passano e si susseguono ai giorni. 
Ma lui, Marino, no. 
Continua a ripetere, come un mantra, che a primavera si posa la prima pietra. 
E Tommaso Giuntella, presidente del partito romano, che gli va pure dietro.

IL RISCHIO RICORSI
Prudenza, poi, vorrebbe che si rammentasse quanto tempo si è perso per i ricorsi - fortunatamente vinti - presentati per il restauro del Colosseo finanziato dal Gruppo Della Valle: 3 anni e mezzo solo per sapere che sì, l'opera si poteva fare. Ed era un'opera decisamente meno invasiva di questa.
Con associazioni varie di tutela ambientale e comitati vari schierati per il "no", più le problematiche inerenti il problema espropri, come credere onestamente che nessuno presenterà qualche ricorso in qualche tribunale? Già sul progetto preliminare è possibile. O anche sugli step successivi...
Con i tempi della giustizia italiana, quindi, non è inverosimile credere che l'iter possa essere già semplicemente molto rallentato dalla possibilità che vengano presentati ricorsi. Se non fermato, addirittura, se poi i ricorsi fossero anche accolti.


Onestamente, sono comprensibili le difficoltà amministrative e mediatiche in cui si dibatte questa Amministrazione. Ed è quindi pienamente intuibile perché Marino punti molto sullo Stadio per rimettere in auge un'immagine sbiadita e lacerata sua e della sua Giunta che oggi, per un breve momento, gode di un nuovo margine di luna di miele, ma che, appena calmatosi il clamore mediatico (sempre che non arrivi un altro uragano che investa nuovamente il Campidoglio) su Mafia Capitale, le inefficienze tornino a galla più di prima.
Ma non è possibile domandarsi come mai il Nostro riesca a prendere di petto - come Alemanno non era stato in grado di fare - tutti i possibili inciampi per cadere. E farsi male. Da solo.


giovedì 18 dicembre 2014

STADIO, (FORSE) LUNEDÌ L'OK DEL COMUNE

Le polemiche infuriano ma si va avanti. 
Lunedì 22 si potrebbe chiudere con il voto sulla delibera che sancisce il pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma di Tor di Valle. 
Ieri, un altro singhiozzo del Consiglio comunale: a mezzogiorno, relazione dell’assessore all’Urbanistica, Caudo, inizio della discussione sul testo con il voto sulle pregiudiziali di legittimità presentate dai 5Stelle e, all’una, immediata caduta del numero legale. 



Oggi si riparte con il dibattito che occuperà l’intera seduta e lunedì si proseguirà prima con la discussione e poi (forse) con il voto, prima sugli emendamenti, il cui termine di presentazione scade oggi alle ore 14.00, poi sull’intera delibera. 
E già Fratelli d’Italia annuncia di averne presentati 100 (Ghera). I Grillini sono infuriati: “la maggioranza non c’è e va in seconda convocazione apposta”, dice Frongia
Ma anche dal centrodestra gli strali sono feroci: “la maggioranza perde la faccia e paralizza l’Aula” (Cantiani, NCD); “Il Sindaco non ha più una maggioranza” (Rossin e Tredicine, FI); “la maggioranza faccia chiarezza sulla sua posizione” (Rocca, Enti locali FdI).



La mattinata si era aperta con la relazione di Caudo: maxischermo e tante slide per ripercorrere la storia del progetto e le sue modifiche, quasi una lezione universitaria. Nulla di nuovo che non sia già stato scritto e detto ma con l’unica precisazione di Caudo che i lavori dureranno 27-30 mesi dalla posa della prima pietra e che “una volta che l'Assemblea voterà, il prosieguo dell’iter è affidato al proponente, che deve presentare i progetti definitivi e valutare se è il caso o no di proseguire l’iniziativa”. 



Alle polemiche politiche risponde il capogruppo Pd, Panecaldo: “La caduta del numero legale serve per poter snellire la procedura: il dibattito di oggi, con la parola ai consiglieri, rischiava di essere troppo diluito nel tempo. In questo modo possiamo iniziare prima”. 




Intanto, nonostante le perplessità espresse più volte (soprattutto sulla proprietà del futuro impianto), Pomarici (Lega), annuncia il voto favorevole. “Voterò sì per i benefici alla città e perché spero, da tifoso, che lo stadio possa consentire alla società di essere competitiva”.

mercoledì 17 dicembre 2014

STADIO; NUOVO SLITTAMENTO

Nuovo slittamento per lo Stadio della Roma. Caduto, ieri, il numero legale in Consiglio comunale, durante la discussione sulla delibera che precedeva quella di Tor di Valle, l’Assemblea capitolina tornerà a riunirsi oggi. In realtà, questo scivolone rischia di portare lo Stadio a Natale o anche dopo



Mentre in Aula Giulio Cesare si stava addirittura allestendo un maxischermo per consentire all’assessore all’Urbanistica, Caudo, di illustrare con l’ausilio di slide il progetto, era in corso la discussione su un’altra delibera di urbanistica, la riqualificazione di piazza Corazzini

Verso le 16, il patatrac: salta il numero legale
Il povero Mark Pannes, responsabile del progetto Stadio per la As Roma, che anche ieri aveva chiamato a raccolta i tifosi per farli assistere “educatamente” alla discussione, sarà rimasto di sasso. 



Anche perché, oggi la seduta riprenderà dal punto in cui si è interrotta, vale a dire l’esame degli ultimi 40 emendamenti su piazza Corazzini cui seguirà il voto, per poi affrontare “le due variazioni di bilancio in scadenza il 31 dicembre”, come spiega la neo presidente del Consiglio, Valeria Baglio, “per proseguire quindi con l'ordine dei lavori stabilito. Vedremo se riusciremo a iniziare la discussione già domani" sullo stadio della Roma. 

Feroce e puntuale la critica politica. Pomarici (Lega): “Il Pd si è sgretolato, non tenendo conto degli input del sindaco. La maggioranza non c'è più. Invitiamo il sindaco a intervenire in Assemblea capitolina domani e a presentare le proprie dimissioni ridando la parola ai cittadini romani”.




Imbufalito il capogruppo del Pd, Fabrizio Panecaldo: “Sono stanco di rincorrere le persone come un maestro di scuola. Mi dà fastidio, è un atteggiamento che non sopporto. Capisco i problemi di famiglia, ma l'impegno preso nei confronti degli elettori e dei cittadini deve avere la priorità. Noi consiglieri comunali siamo come degli operai. Abbiamo dei compiti e degli obiettivi che dobbiamo portare a termine nel nostro lavoro. Abbiamo deciso di discutere in consiglio poche delibere - ha ricordato - ma il lavoro deve essere portato fino in fondo e se non si finisce si andrà avanti, ad oltranza: sotto l’albero, i tifosi della Roma troveranno lo Stadio, che sarà lo stadio della Roma non della società di Pallotta”. 

Quasi una minaccia di nemesi. 



E mentre il sindaco Marino si defila prontamente dall’analizzare questa nuova battuta d’arresto della sua maggioranza sull’unica delibera degna di nota proposta dalla sua Amministrazione (“sono argomenti di Consiglio, il calendario lo decidono presidente e capigruppo, siamo nelle sagge mani della Baglio”), arrivano gli emendamenti. Solo quattro, di cui 3 a firma di SeL. I Grillini, hanno preferito ripiegare sulla presentazione di pregiudiziali di legittimità, mentre il gruppo di SeL chiede emendamenti sulla salvaguardia ambientale, le opere di mitigazione e la tutela dei lavoratori, mentre l’unico presentato dal Pd, smonta quasi il sistema del trasporto pubblico sulla metro B chiedendo il potenziamento della Roma-Lido.

giovedì 11 dicembre 2014

STADIO; PALLOTTA: "CHI RALLENTAVA ORA È FUORI"


Un rigore segnato, e forse atteso da tempo, quello di ieri in Campidoglio del presidente della As Roma, James Pallotta, durante l'incontro con il sindaco Marino
Il tema è prioritario, non solo per lui: la realizzazione del nuovo Stadio della Roma. 
Il momento è caotico ma decisivo. 



E lui affonda: è: “C’è stato un numero di casi in cui persone che non sono più coinvolte nel governo della città, tentavano di rallentarne il processo. Noi volevamo che si facesse in fretta e pensiamo che ora il consiglio comunale andrà al voto e la vicenda si risolverà”. 
L’inchiesta Mafia Capitale, quindi, secondo il Patron giallorosso, che ieri ha incontrato il sindaco Marino in Campidoglio, rimuovendo o mettendo sotto scacco alcuni consiglieri quanto meno tiepidi sulla delibera, ha rimosso alcuni ostacoli sulla strada del via libero definitivo allo Stadio. 
Anche Mark Pannes, responsabile della Roma per il progetto Stadio, chiamando i tifosi ad assistere “educatamente” alle prossime sedute del Consiglio, è molto chiaro: “Negli ultimi 15 giorni, sono successe molte cose in Campidoglio. Penso che la situazione oggi sia davvero positiva, è stata eliminata una parte delle ragioni dei ritardi nelle delibere del Comune”.
Anche se su questa accelerazione interviene il capogruppo PD in Consiglio, Fabrizio Panecaldo: “Vorrei rassicurare mister Pallotta sul fatto che nessuno ha mai rallentato l'iter di approvazione della delibera sullo stadio, come dimostrano i precedenti passaggi d'aula. L'accelerazione in questione nasce semplicemente da uno snellimento dei lavori, alleggerito da alcune delibere non provviste dei pareri delle competenti commissioni, e non pronte per il voto d'aula”. 




Salvo sorprese, dunque, oggi, si dovrebbe partire con la discussione in Assemblea Capitolina. 
Condizionale d’obbligo, però. “Pensiamo di poter licenziare la delibera martedì, salvo richieste di deroga delle opposizioni, che da regolamento non possiamo negare”, dice sempre Panecaldo
In sostanza, e traducendo dal tecnicismo, se oggi non venisse chiesta la deroga (per un’altra delibera regolamentare in calendario), la discussione inizia oggi per terminare presumibilmente martedì prossimo con il voto. 
Qualora venisse chiesta la deroga, invece, tutto slitterebbe di una seduta: inizio martedì, voto giovedì prossimo. 
A condizione che, ovviamente, non vengano presentati numerosi emendamenti e ordini del giorno che potrebbero richiedere una o più sedute aggiuntive. Per avere contezza, però, di quanti emendamenti dovessero essere presentati occorrerà attendere l’inizio reale della discussione in Aula. In ogni modo, ci siamo: la conclusione dell’iter di approvazione del provvedimento è davvero vicina. 



Terminato questo iter, non rimarrà che attendere che Parnasi presenti in Comune i progetti definitivi. Secondo i bene informati, è possibile che i progetti definitivi possano richiedere ancora alcuni mesi, fra 3 o 4, prima di essere pronti. Una volta che saranno stati depositati in Campidoglio, il Comune dovrà inoltrarli alla Regione e, dal momento della ricezione alla Pisana del materiale (che non sarà certo di poche pagine), scatteranno i famosi 6 mesi che la legge concede come tempo massimo per indire e chiudere i lavori della conferenza di servizi definitiva. 
E lì, si deciderà tutto. 
Con un Nicola Zingaretti decisamente meno schierato con i tamburi di quanto sia stato Ignazio Marino.


domenica 9 novembre 2014

LA POLITICA NELLO STADIO

Ventiquattro ore di pura politica lobbista intorno al progetto dello Stadio di Tor di Valle. 
Se venerdì sera il presidente giallorosso, James Pallotta (noto sostenitore repubblicano in America), era attorniato da tutto il suo staff alla cena del Pd di Renzi, ieri, in Campidoglio, da Marino, si è presentato da solo. 



(Foto Claudio Valletti, per gentile concessione del Campidoglio)


Pochi minuti prima di mezzogiorno, Pallotta ha percorso a piedi la salita di San Pietro in Carcere in Campidoglio ed è rimasto oltre un’ora e mezza a colloquio privato con Marino e gli assessori all’Urbanistica, Caudo, e al Bilancio, Scozzese. Per poi trasferirsi in Terrazza Caffarelli dove fra un brindisi iniziale a base di succo di mirtillo come a New York, un tortino di zucca e porcini, un raviolo ricotta e spinaci e un filetto, si è concluso il giorno politico del patron giallorosso. 
Il colloquio di ieri, di fatto, prosegue quello iniziato la sera prima, alla cena del Pd, quando Pallotta, seduto al tavolo del gruppo Parsitalia, è stato letteralmente “puntato” dal premier, Matteo Renzi: grandi abbracci, sorrisoni, saluti e la rassicurazione di Renzi che ha garantito Pallotta del pieno appoggio sullo Stadio
Una presenza, quella di Pallotta alla cena del Pd, che ha generato qualche mal di pancia: i 5 Stelle parlano di “problema di opportunità”, mentre Cicchitto (Ncd) auspica una “distanza” fra il calcio e la politica, e Pomarici (Lega e grande tifoso giallorosso) dopo “rabbia e dispiacere” per la cena, ha invitato Pallotta “a partecipare al tradizionale concerto di Natale che organizzerò nel mese di dicembre”.



Ieri, secondo quanto il Sindaco ha dichiarato al termine del pranzo, è stata esaminata “tutta la tempistica” del voto in Consiglio comunale “e anche i passi successivi”. Con maggiore prudenza, rispetto alle dichiarazioni rese nei primi tempi, Marino ha espresso “la speranza di arrivare entro i primi sei mesi del 2015 a porre la prima pietra per la costruzione dello stadio". 



Tecnicamente, lunedì si riunirà la conferenza dei capigruppo per calendarizzare la delibera. E, non a caso, al pranzo di ieri, era presente anche il presidente del Consiglio comunale, Mirko Coratti



Dice ancora Marino: “Ho chiesto se fosse possibile invertire l'ordine del giorno dei lavori” e discutere subito dello Stadio e poi delle Unioni civili, perché “avere avviare i lavori per lo stadio significa dare possibilità di lavoro a 3mila persone”. 
Non ci saranno barricate da parte di Imma Battaglia - storica esponente del mondo Lgbt e consigliera comunale - che, a stretto giro, ha risposto positivamente alla richiesta del Primo cittadino. 



E Coratti, di rimando: “Lunedì ci sarà la Capigruppo in cui organizzeremo i lavori che vedranno una parte dedicata alla manovra urbanistica con all'interno la delibera legata allo stadio, per poi passare all’assestamento di Bilancio”. 
A occhio e croce, quindi, entro fine novembre si chiuderà definitivamente questa fase cui seguirà prima la redazione e il deposito dei progetti definitivi da parte della Holding Parnasi e poi partirà il count down dei sei mesi concessi alla Regione per chiudere anche la Conferenza di Servizi decisoria.




Al termine del pranzo, Pallotta, dopo aver ribadito che lo stadio è “uno step” per “riportare la Roma dove merita di stare” ha chiarito la questione “match al Colosseo”: “il mio sogno - ha detto - non è necessariamente vedere un incontro nel Colosseo. Ma penso sia un'opportunità far svolgere partite tra le squadre top europee in posti come il Circo Massimo allestito per quello scopo. Nel Colosseo magari si possono fare eventi più piccoli da trasmettere in tutto il mondo i cui proventi potrebbero andare ad una fondazione per restaurare le antichità di Roma”. 

Ormai è tradizione: dopo New York, anche a Roma i brindisi fra Marino e Pallotta sono a base di succo di mirtillo
(Foto Claudio Valletti, per gentile concessione del Campidoglio)


Proposta che ha incontrato il favore del coordinatore della maggioranza in Campidoglio, Fabrizio Panecaldo: “Lo spirito di Pallotta è sicuramente positivo, anche se è evidente che la proposta deve essere valutata approfonditamente dal Ministero. Perché immaginare di usare il Circo Massimo, come avvenuto negli ultimi anni per eventi culturali, musicali e politici, come un potenziale, ricchissimo salvadanaio da spendere per la stessa tutela del nostro immenso patrimonio non è affatto un delitto”. 

mercoledì 3 settembre 2014

STADIO, PD IN ANALISI

Proprietà dello Stadio e interesse pubblico: questi i due temi emersi dalla riunione di ieri pomeriggio del Partito Democratico romano: il progetto del nuovo Stadio della Roma a Tor di Valle continua a far ballare la politica romana, in special modo i Democrat. 



Il 4, la Giunta approverà la delibera di interesse pubblico e il presidente della Roma, Pallotta, è rimasto nella Capitale in attesa della conclusione di questo passaggio. E il tempo stringe. Ecco perché il Pd serra le fila.


Scontato il leti-motiv iniziale di tutti gli interventi - riassumibile dalle parole del segretario romano del Pd, Lionello Cosentino: “È una scommessa da vincere” - ad aprire le danze è il capogruppo, Francesco D’Ausilio: “Questo abbraccio tra amministrazione e privato ha dato l'idea l'opera fosse già fatta”. 



Nell’incontro di ieri pomeriggio, nella sede di via delle Sette Chiese, c’era tutto il “gotha” del Pd romano: da Cosentino a Giuntella, dagli assessori Marino e Leonori ai consiglieri (Coratti, Panecaldo, D’Ausilio, Policastro, Stampete), e  Deputati, (Bonaccorsi, Di Stefano, Miccoli, Coscia).  

Dopo l’intervista di ieri, l’assessore Caudo ha telefonato al prefetto Pecoraro. Pare che l’Assessore lo abbia rassicurato che i problemi di viabilità, da lui sollevati, verranno inseriti fra le prescrizioni al progetto definitivo.



Il primo tema caldo è quello della proprietà del futuro impianto: As Roma o Pallotta? 

Di Stefano: “Serve una legge che dica che gli stadi devono essere di proprietà delle associazioni sportive che sono patrimonio delle città”. E, anche il segretario romano, Cosentino, ha richiamato l’attenzione sul problema della proprietà: “Nella delibera, anche con penali, dobbiamo lavorare affinché resti il vincolo tra l'uso dello stadio e l'As Roma. Sulla proprietà non possiamo intervenire ma sulla convenzione sì”. 
Il primo paletto, dunque, che il Pd romano intende porre in modo chiaro è quello della proprietà dell’impianto. 
Detto che la legge non consente di “obbligare” Pallotta a inserire lo Stadio nel patrimonio della As Roma, l’escamotage ideato dal Campidoglio, e sul quale domani dovrebbe arrivare il parere di Avvocatura e Segretariato generale, è di inserire una clausola all’interno del contratto fra Parnasi/Pallotta e il Comune (la convenzione urbanistica) attraverso la quale sia garantita una indissolubilità fra Società e impianto. In sostanza, nel contratto verrà scritto che l’interesse pubblico viene dato anche dall’esistenza di questo legame e che, quindi, chi volesse acquistare solo la Società o solo lo Stadio dovrà accollarselo sborsando la cifretta di circa 190 milioni di euro. 



Il secondo paletto è quello dell’interesse pubblico. “Deve emergere in modo chiaro e incontrovertibile - ha detto Panecaldo - e per questo, anche per assicurare il rispetto delle norme urbanistiche, dopo la delibera di Giunta, avremo quella di Consiglio che sarà pubblicata e, seguendo l’iter ordinario, le osservazioni dei cittadini saranno portate in Conferenza di Servizi in Regione”. Per il presidente della commissione Ambiente, Athos De Luca, "dobbiamo mettere in campo delle garanzie perché se non è forte l'interesse pubblico vuol dire che c'è solo un interesse privato, poi ci sarà la partita della Regione".
Non ha preso parte alla riunione, ma Umberto Marroni, deputato ed ex capogruppo Pd in Comune, ha fatto sentire nuovamente la sua voce: “Occorre garantire una procedura concorrenziale per la realizzazione delle opere pubbliche”.


L’assemblea del Pd di ieri segue l’incontro di lunedì scorso fra la maggioranza e l’assessore Caudo, mentre oggi, alle 15, Caudo incontrerà, insieme ad esponenti della maggioranza, anche l’opposizione.

martedì 2 settembre 2014

PECORARO, COSÌ LO STADIO NON APRE

Se nel progetto non saranno previsti consistenti adeguamenti alla viabilità, “la Commissione provinciale di Vigilanza sui pubblici spettacoli si troverà in grande difficoltà nel concedere l’agibilità al nuovo Stadio della Roma”. 
Traduzione: se il progetto sulla viabilità non cambia, lo Stadio non apre.

Pochi giorni fa, Giuseppe Pecoraro, prefetto di Roma, aveva suonato un campanello di allarme. 
Più o meno - con l’esclusione di Fabrizio Panecaldo, coordinatore della maggioranza in Assemblea Capitolina, (“parole di buon senso”) - rimasto inascoltato nella “stanza dei bottoni” del Campidoglio.

In sintesi, in un’intervista a Il Tempo, il prefetto Pecoraro aveva evidenziato che, sulla viabilità di accesso allo Stadio, vi erano delle carenze apparentemente molto consistenti nelle ipotesi progettuali: inadeguati i miglioramenti sulla via del Mare e sulla via Ostiense e mancanza di accessi riservati allo Stadio dalla Roma-Fiumicino da ottenere con la creazione di complanari dedicate.
In Conferenza di Servizi i tecnici capitolini avevano corretto alcune di queste lacune con sostanziali prescrizioni, ma, successivamente, le scelte politiche operate e annunciate dal Campidoglio, avevano nuovamente privilegiato il progetto originario, cassando i rilievi dei funzionari comunali, pur di portare a casa il prolungamento della metro B. 

Fra due giorni il sindaco Marino e la sua Giunta approveranno la delibera di interesse pubblico dell’opera e questo intervento del Prefetto suona ben più che un “allarme”.

Prefetto, può spiegare meglio?
Il Prefetto, o un suo delegato, presiede la Commissione di Vigilanza sui pubblici spettacoli. Ne fanno parte una rappresentanza della Questura e dei Vigili del Fuoco, il Genio civile della Regione Lazio, la Asl competente, ingegneri elettrici e acustici, del Comune, nel caso di impianti sportivi, anche un rappresentante del Coni. Compito della Commissione è assicurare la compatibilità strutturale degli impianti, il rispetto delle norme antincendio e via dicendo. E, sulla base di queste competenze, la Commissione autorizza o meno l’apertura di impianti o di manifestazioni”.

È già successo che alcuni impianti non abbiano ricevuto l’agibilità?
Sì, con il parco di Valmontone. In sede progettuale non erano state rispettate le norme per quel che riguarda la sicurezza, l’accesso ai mezzi di soccorso e di emergenza. Abbiamo bloccato l’opera ed è stata rinviata l’inaugurazione fino a che non sono stati completati i lavori di adeguamento del casello autostradale di Valmontone con il suo allargamento e la creazione del ‘corridoio’ di transito per i mezzi di emergenza”.

E questo rischio c’è anche per lo Stadio di Tor di Valle?
Il prefetto deve garantire la sicurezza civile e la sicurezza pubblica. In sostanza, la sicurezza del singolo cittadino fruitore di un impianto o che assiste a un evento e la sicurezza della massa dei cittadini. Dobbiamo valutare se l’intero complesso è idoneo o meno a garantire che non si verifichino situazioni che possano compromettere il regolare svolgimento di un evento”.

Quali situazioni?
Dalle più piccole emergenze, ad esempio la caduta di una persona, magari di un bambino, a situazioni ben più potenzialmente pericolose: un black out generale, problemi di gestione della folla, e via dicendo”.

E quindi?
Quindi, se non si creano le condizioni per garantire questa incolumità delle persone e il regolare svolgimento dell’evento, beh, avremo grossi problemi nel concedere l’agibilità”.



E, sotto questo profilo, in cosa sarebbe carente il progetto?
Guardi, non voglio passare per quello che vuole rallentare l’opera. Anzi, proprio per evitare di dover rimettere le mani in tempi successivi con tutti i problemi del caso, pur non essendo stato messo a conoscenza di tutti gli aspetti tecnici di dettaglio, posso solo dire che è bene che, prima che si approvi il progetto definitivo, e magari si potrà concordare il momento più adeguato, ci sia almeno una prima valutazione, entro un breve lasso di tempo, da parte di chi deve esaminare gli aspetti legati alla sicurezza e all’incolumità pubblica”.



D’accordo, sfrondiamo la diplomazia. Qualche giorno fa, lei ha fatto esplicito riferimento all’accessibilità dei collegamenti viari dei mezzi di soccorso. Sta dicendo che, in assenza di queste opere, non si può concedere l’agibilità?
Io devo preoccuparmi del flusso dei mezzi di soccorso e di emergenza da e per lo Stadio - risponde Pecoraro con un sorriso enigmatico che è da solo una risposta al quesito - e non voglio ancora fare riferimento al problema dei flussi di traffico sul Grande Raccordo Anulare la cui chiusura, in caso di emergenze, è competenza del Prefetto di Roma. Questo è un elemento centrale che deve essere chiaramente compreso da tutti, cittadini e istituzioni competenti. Quando mi riferisco alla necessità di garantire le condizioni di incolumità pubblica e regolare svolgimento di un evento, mi riferisco a questo, ai flussi di accesso di mezzi di soccorso e di emergenza”.

L’afa su Roma è calata, dopo che si è alzato il vento e in città ora si respira meglio. Nella grande stanza dello studio del Prefetto a Palazzo Valentini, però, il clima, non in senso meteorologico, è ancora da calura opprimente. 
Prefetto, a questo punto, senza voler entrare nell’ambito politico, a suo giudizio, lo Stadio è davvero utile?
Già l’ho detto e lo ribadisco: lo Stadio di Tor di Valle è un’occasione di sviluppo sportivo ed economico sia per la città che per la Società As Roma. Di fronte a un periodo di così grave e prolungata crisi economica e sociale del Paese e, di riflesso, della città, non si può non apprezzare il beneficio che quest’opera produrrà in termini di lavoro e occupazione. Sono elementi importanti che non possono che far apprezzare l’opera. Tuttavia…

Tuttavia?
 “Tuttavia, mi domando se non si stia rischiando di sottovalutare quelle che sono le altre, grandi emergenze cittadine, a tutti ben note”.


Quali?
Il Prefetto sorride, dà una pacca alla sua scrivania, si alza e si sistema la giacca come a dire: l'intervista finisce qui.