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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 11 febbraio 2020

PRESSING GRILLINO SU RAGGI PER CAMBIARE MONTE CARNEVALE


C’è la “possibilità di trovare nuove areeal posto di Monte Carnevale per realizzare la discarica. Lo hanno detto il presidente della Commissione Ambiente, Daniele Diaco, e il consigliere Roberto Di Palma (entrambi M5S) parlando della riunione di maggioranza sulla discarica, tenutasi la scorsa settimana alla presenza del sindaco Virginia Raggi, al direttore capitolino dell’area Rifiuti, Laura D'Aprile, e al tecnico della Città Metropolitana, Paola Camuccio. La Raggi avrebbe dato la sua disponibilità a rivedere la delibera in cui si indica l'area di Monte Carnevale qualora il lavoro dei tecnici e della commissione Ambiente individui nuove aree idonee. Perciò, questo approfondimento “sarà attivato sia al dipartimento Ambiente che a quello Urbanistica. Poi, la commissione Ambiente ascolterà in diverse audizioni gli esiti di questo approfondimento, magari anche con un passaggio intermedio, comunque c'è la possibilità di trovare nuove aree”.
E se, oltre un mese dopo ancora la maggioranza 5Stelle tentenna sulle scelte da fare, chi ha le idee più chiare è Stefano Zaghis, da qualche mese settima guida di Ama: “Chi ha chiuso la discarica Malagrotta ha messo in crisi Roma. Se prima di chiudere la discarica di Malagrotta fosse stato approvato il piano industriale di Ama, ci fosse stato un piano rifiuti aggiornato e un supporto del Governo con uno strumento tipo Sblocca Italia i contribuenti di Roma avrebbero sofferto meno la Tari”.
Da domenica, le due discariche di Civitavecchia e Roccasecca hanno riaperto i loro cancelli accogliendo i rifiuti della Capitale ma l’ennesimo rischio mondezza è solo accantonato: “Il problema di Roma e del Lazio non è Ama, ma la totale mancanza di impianti, perché negli ultimi sette anni sono stati chiusi e non se n’è aperto nemmeno uno”. Per cui, “basta un minimo problema per creare problematiche importanti in un sistema così fragile” tanto che “per tenere pulita Roma negli ultimi quattro giorni sono stati fatti miracoli”. L’Amministratore Unico di Ama ha poi anche fatto il punto sul problema dei bilanci aziendali, fermi a quello del 2016: quello del 2017, sarà chiuso con un rosso intorno ai 90 milioni di euro. “In giornata firmo il bilancio e in serata lo mando all’azionista (cioè al Comune di Roma, ndr) che dovrà decidere sia sulla vicenda dei crediti cimiteriali che sul Centro Carni”. La partita continuerà a giocarsi su questi ultimi due punti: i 18 milioni di crediti cimiteriali - quelli che hanno causato la rottura con Bagnacani e le dimissioni anche di Pinuccia Montanari da assessore all’Ambiente - dovrebbero essere inseriti in un fondo di svalutazione dei crediti con contestuale attivazione di un arbitrato per chiudere questa querelle. Revisori e Campidoglio avranno ciascuno 15 giorni di tempo per esaminarlo. 

martedì 28 gennaio 2020

L'AMA SI ARRENDE: SIAMO SENZA UOMINI E MEZZI



Roma dovrebbe essere pulita come Disneyworld perché Roma è la Disneyworld della cultura e della bellezza ma per farlo servono persone e mezzi sennò non si arriva al risultato”. Anche l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, alza bandiera bianca e ammette il fallimento dell’Azienda nella gestione della quotidianità dando numeri diversi rispetto alle ultime note ufficiali dell’Azienda. 
Spiega Zaghis in Commissione Ambiente che “sul totale di 6.128 dipendenti al 31 dicembre del 2019 in Ama ci sono 4.235 idonei alle mansioni” gli altri 1888 sono, a diverso grado, inidonei: “Abbiamo il 32% dei nostri lavoratori con svariate inidoneità, il doppio rispetto ad un’azienda come Amsa che ha il 16% e il dato nazionale dice 17%. Non si può lavorare in queste condizioni”. "Dal 1 gennaio 2015 all’1 gennaio 2020 sono uscite da Ama 710 persone e non ne è entrata nemmeno una, escluse le categorie protette. Ad oggi mancano 85 autisti, 40 meccanici e circa 300 operatori. Siamo in attesa di procedere con le assunzioni. Il piano che è stato condiviso col Campidoglio prevede ingressi per circa 400 persone dall’inizio del prossimo anno a scaglioni. La maggioranza sono operatori, meccanici e autisti e metteremo il 20% degli inidonei con scopa e paletta come operatori ecologici di quartiere”.
Oltre agli uomini, mancano anche i mezzi: “la mancanza di mezzi è un problema serio: siamo a Roma non a Reggio Emilia come qualcuno credeva in passato”, con una battuta indirizzata all’ex assessore ai Rifiuti, Pinuccia Montanari, e all’ex ad di Ama, Lorenzo Bagnacani entrambi di Reggio Emilia. “Appena arrivato ho sbloccato una gara di compattatori (i camion che svuotano i cassonetti, ndr) partita a ottobre 2015 e assegnata a marzo 2019”. Gara per iniziali 96 mezzi poi portati a 102: “di questi ne sono arrivati e sono operativi 32, 3 sono in immatricolazione, quindi arriveremo a 35 mezzi per la prossima settimana, a 102 consegnati tra la fine di maggio e l’inizio di inizio giugno, tutti i mezzi saranno operativi per la fine di luglio”. Ma siamo comunque “a meno della metà di quelli necessari”. Senza considerare quanto siano vecchi quelli in possesso dell’Azienda: “su 281 compattatori attualmente disponibili, 201 hanno un’anzianità superiore ai 10 anni”.
Risultato: “Nel 2019 la regolarità rispetto al contratto di servizio sulla raccolta è diminuita dell’1,8% rispetto al 2018, mentre è migliorata di circa il 5,5% la regolarità del servizio di pulizia”. 
C’è spazio anche per un’analisi: “Ama è una società che per trent’anni è stata gestita contando sulla discarica di Malagrotta che è venuta a mancare. Senza avere un piano industriale a disposizione con nuovi impianti, senza un accordo con il Governo per realizzarli in fretta e senza un piano regionale dei rifiuti, è stata chiusa questa discarica. E anche in questi sette anni passati dalla chiusura di Malagrotta nessuno ha realizzato questi nuovi impianti”. Poco male che di questi sette, quattro siano targati 5Stelle e 3 Pd. Infine, i bilanci: “entro metà marzo” Zaghis conta di avere l’”ok da parte dell’assemblea dei soci di Ama (ovvero il Campidoglio, ndr) al bilancio 2017, poi entro metà maggio a quello del 2018 e entro metà luglio a quello 2019".


venerdì 10 gennaio 2020

MONTE CARNEVALE PRONTA NEL 2022


Arriva la contropartita a Monte Carnevale: il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha emanato una nuova ordinanza con la quale viene cancellata quella dello scorso 27 novembre in cui si prevedeva, tra le altre cose, l’obbligo per il Campidoglio di identificare il sito di discarica all’interno del territorio comunale.
Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha scelto il sito per la discarica lo scorso 31 dicembre: Monte Carnevale. Ecco, dunque, che si completa la contropartita politica fra la Regione e il Campidoglio: già era stato cancellato dal nuovo Piano Rifiuti regionale - che sta completando l’iter propedeutico al voto di approvazione in Consiglio regionale - il cosiddetto “sub-ato” di Roma Capitale, vale a dire l’autarchia del Comune nella chiusura del ciclo dei rifiuti. Ora, appunto, via anche l’ordinanza di novembre. Nel nuovo testo appare chiaro come alla Capitale attendano un paio d’anni di ulteriore caos rifiuti: ci vorranno due anni, nel 2022, per avere la nuova discarica pronta. “A seguito delle numerose interlocuzioni intercorse è stato composto un quadro complessivo di iniziative amministrative e azioni programmatiche finalizzate a perseguire entro il 31 dicembre 2022 la messa in opera dell’impiantistica di smaltimento nel territorio di Roma Capitale”, si legge infatti nel nuovo testo di Zingaretti, che specifica anche che “l’affidamento tramite gara europea” dell’esportazione dei rifiuti all’estero andrà completato “nel terzo trimestre del 2020”.
Dagli uffici capitolini però potrebbe arrivare proprio oggi una bocciatura di Monte Carnevale: da quanto si apprende, la Direzione Rifiuti e il dipartimento Urbanistica invieranno alla Raggi due documenti con i quali, in sostanza, potrebbero essere accolti alcuni "elementi ostativi" al sito fra quelli  presentati negli scorsi giorni da Municipio XII e dalla consigliera Simona Ficcardi. Bisognerà vedere esattamente cosa i Dipartimenti scriveranno: la Raggi difficilmente farà marcia indietro senza concreti motivi di illegittimità. Anche perché ne nuovo provvedimento regionale, viene consentito ad Ama di procedere alla manutenzione straordinaria del Tmb di Rocca Cencia, a partire dal 31 gennaio. Inoltre, nella nuova ordinanza non sono più riportati gli obblighi per Ama di individuare aree per stazioni di trasferenza (cosa che finora non è stata fatta) e di approvare il bilancio 2017 entro il 15 marzo del 2020 (Ama deve ancora presentare a Roma Capitale la sua proposta di bilancio 2017-18).


giovedì 14 novembre 2019

LEMMETTI: "LA TARI NON AUMENTERÀ"


Promessa di Gianni Lemmetti, assessore al Bilancio della Giunta Raggi: “la Tari (tariffa rifiuti, ndr) non aumenterà”. E questo anche se il bilancio Ama 2017 - quello non ancora approvato e che è costato la poltrona di Ama prima a Lorenzo Bagnacani e poi a Luisa Melara nonché all’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari - dovesse chiudere in negativo. Eventualità tutt’altro che improbabile.
Questo è quanto è emerso dalla seduta della Commissione Trasparenza di ieri mattina, convocata per ascoltare il neo amministratore unico, Stefano Zaghis (impegnato al Ministero) e gli assessori all’Ambiente, Fiorini, e, appunto, al bilancio, Lemmetti. 
Seduta di Commissione che si è svolta come un incontro di scherma: il presidente Marco Palumbo (Pd) e il consigliere Francesco Figliomeni (FdI) da una parte, Lemmetti e Fiorini dall’altra. 
La questione di fondo è quella famosa dei crediti cimiteriali: in sostanza, i consiglieri cercavano di capire se il “buco” sui servizi cimiteriali, i famosi 18 milioni di euro mancanti, potesse essere “scaricato” sulla Tari con un aumento della tariffa. 
Spiega Lemmetti: “I crediti dei rifiuti sono in equilibrio”, ha spiegato, quindi “non dovremo rivalerci sulla Tari ma bisognerà mandare in pareggio i servizi cimiteriali". Insomma, secondo Lemmetti non è possibile "scaricare le eventuali inefficienze dei servizi cimiteriali sulla tariffa della raccolta dei rifiuti. Sono due cose diverse”.
Assai poco convinte le opposizioni. Figliomeni: “in caso di segno negativo del bilancio sulla parte rifiuti la norma Tari prevede immediato riequilibrio tariffario. Ci chiediamo se la Giunta disporrà un aumento della tariffa”.
Valeria Baglio (Pd) attacca: “Lemmetti mischia le carte: il nodo sono i sovracosti che Ama ha sostenuto sullo smaltimento dei rifiuti: 30 milioni di euro in più nel 2017 e circa 20 nel 2018 senza contare le emergenze del 2019. Ora, evidentemente, non sanno come fare a far quadrare i bilanci. Questa à la vera posta che potrebbe far aumentare la tariffa della Tari”.
Chiude Palumbo: “Ci auguriamo che davvero la Tari non aumenterà ma aspettiamo Lemmetti e suoi al varco del Bilancio di fine anno per verificare come faranno quadrare i conti”.

giovedì 10 ottobre 2019

ROMA SERVIZI, CAMPIDOGLIO INERTE, BILANCIO 2017 IN ROSSO E DA APPROVARE


L’inerzia del Campidoglio: anche il bilancio di Roma Servizi per la Mobilità è fermo. La versione 2017 giace da giugno dello scorso anno in Campidoglio senza che sia mai stato approvato. Dopo Ama, cui mancano i bilanci 2017 - quello che costa le teste dei diversi CdA - e del 2018, dopo Roma Metropolitane cui manca pure quello del 2016 e oramai è entrata nel cono della liquidazione, si scopre che anche Roma Servizi per la Mobilità se la passa male. 
E non solo semplicemente perché il bilancio manca. Ma perché è pure fortemente in perdita. La notizia l’ha data direttamente il presidente e Ad della società, Stefano Brinchi, durante l’audizione in Commissione Trasparenza. Brinchi ha spiegato come il bilancio 2017 sia stato redatto da suo predecessore, Carlo Maria Medaglia, dopo un controllo dei conti con il Campidoglio per avere certezza su debiti e crediti fra Azienda e Palazzo Senatorio. Esattamente quello che la Raggi si era impegnata a fare con Ama con tanto di delibera di Giunta (21/2019) senza però mai farla lasciando aperta l’incertezza sui crediti di Ama. Discorso analogo per Roma Metropolitane che ritiene che manchi il saldo di svariate fatture per lavori svolti per il Campidoglio. 
Terzo passaggio di Brinchi: dal 30 luglio è stato depositato in Campidoglio il progetto di riforma della pianta organica. Siamo a metà ottobre e, in sequenza, mancano: il bilancio 2017 che aspetta in qualche cassetto da giugno 2018 e la riforma interna dell’azienda, bloccata su qualche scrivania da luglio 2019. 
Non a caso, alla notizia, i membri della Commissione Trasparenza sono saltati sulle sedie: “È l’ennesimo caso di una municipalizzata tenuta inspiegabilmente in attesa da un’amministrazione che ancora non ha manifestato idee chiare sul futuro della holding capitolina”. 
Insomma, la cifra che pare contraddistinguere l’operato dell’Amministrazione Raggi è quella dell’inerzia e dell’immobilismo. E le denunce che continuano a susseguirsi non vengono più dall’opposizione ma direttamente da dentro l’Amministrazione, dai vertici di quelle Municipalizzate nominati dalla Raggi e dai suoi e poi abbandonati a se stessi. “Assoluta inerzia”, “mancanza di una fattiva collaborazione” erano due espressioni contenute nella lettera di dimissioni dell’ultimo CdA di Ama. Di “assenza di riscontri” e “situazione di stallo” ha parlato Marco Santucci, ad dimissionario di Roma Metropolitane. Ora Brinchi che “inerzia” e “stallo” non le pronuncia a parole ma finisce per farlo con gli atti.

venerdì 4 ottobre 2019

AMA, RAGGI: "MANCANO GLI IMPIANTI, COLPE DEL PASSATO"


Un’oretta circa: tanto è durata la parte della seduta dell’Assemblea Capitolina dedicata all’analisi del caos di Ama, la municipalizzata dei rifiuti, caos immondizia in strada e caos societario dopo le dimissioni del sesto gruppo di manager dell’era Raggi, il secondo in un solo anno a cadere sui bilanci.
Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha riassunto ai consiglieri lo stato dei fatti: non un mea culpa, non una presa di coscienza del deficit di impianti né un prospetto di soluzione per uscire in modo strutturale dall’emergenza che, ciclicamente e a ritmi sempre più ravvicinati e invasivi, lascia Roma sporca e maleodorante.
Semplicemente la Raggi - dopo aver ribadito che le colpe sono delle Amministrazioni precedenti - si è limitata all’elencazione mera e semplice del problema: mancano gli impianti. 
Ama deve aumentare la differenziata ed estendere il porta a porta per abbattere la quota indifferenziata. L'azienda si deve occupare della raccolta, ci sono poi la fase del trattamento e dello smaltimento che non sono tutte in capo ad Ama. Ma se uno di questi passaggi non funziona, l'effetto lo troviamo sotto casa: se Ama non sa dove portare i rifiuti, la prima cosa che soffre è la raccolta stessa. E così quando è stato dato alle fiamme il Tmb Salario, che trattava un quarto dei rifiuti romani, noi che già ci appoggiavamo in parte alla Regione Abruzzo abbiamo dovuto trovare altri sbocchi per i nostri rifiuti. Il sistema di Roma e del Lazio da un punto di vista impiantistico è fragile perché dal 1997 al 2013 le amministrazioni che si sono succedute sono rimaste inerti. Così nel 2013 quando è stata chiusa la discarica di Malagrotta, Roma e il Lazio si sono trovate senza una parte purtroppo fondamentale del sistema impiantistico. Dal 2013 a oggi si è cercato di poggiarsi su altri impianti laziali e fuori regione”.
Tutta vera l’analisi della Raggi sul passato. Manca, però, l’ammissione che l’inerzia è proseguita anche in questi ultimi tre anni in cui non si è progettato nulla e si è detto solo “no” a qualunque soluzione di impianti: senza ricordare le polemiche dell’intero Movimento 5Stelle con la Regione Lazio, l’ultima volta, era stata proprio il sindaco Raggi, l’11 settembre, a Corcolle ad esprimere come negativa la posizione del Campidoglio alla localizzazione di una discarica di servizio in quel territorio.
Nonostante due diversi CdA abbiano presentato, di fatto, bilanci simili, nella narrazione del Sindaco non c’è spazio per i dubbi sui bilanci di Ama: “Ama resta pubblica, non fallirà e non verrà privatizzata. Roma Capitale ha chiesto ad Ama di presentare bilanci veritieri e corretti. Bilanci non veritieri e non corretti da questa amministrazione non verranno mai approvati”. E, sulla ormai celebre partita dei 18,3 milioni di euro per i servizi cimiteriali, oggetto del contenzioso con Ama, il Sindaco dice che questi soldi “non possono essere usati come scudo per la mancata pulizia. Ama li ha già restituiti al Comune, riconoscendo quindi che non li doveva avere, e ora li richiede indietro”. In realtà, il farraginoso sistema dei pagamenti fra Ama e Campidoglio prevede che Ama versi al Comune i soldi della Tari e dopo il Campidoglio li restituisca come pagamento per il contratto di servizio. E, nell’analisi del Sindaco, manca il riferimento alla delibera 21/2019 con cui la Giunta Raggi si impegnava ad avviare un controllo su questi soldi, controllo mai iniziato.
Opposizioni sul piede di guerra: più o meno tutti, Pd, Fratelli d’Italia e Forza Italia, hanno accusato il sindaco di inerzia ritenendola responsabile dei continui cambi di management e dello stato della raccolta. 
Al momento della replica del Sindaco in Aula - da evidenziare quel “non abbiamo ritenuto estremamente solido quel parere” indirizzato alla Ernst&Young, società revisore dei conti di Ama - lavoratori sia di Ama che di Roma Metropolitane hanno contestato il Sindaco mentre i consiglieri di opposizione hanno abbandonato la seduta e si sono uniti ai contestatori.



martedì 1 ottobre 2019

I REVISORI DEI CONTI: "COSIÌ AMA VA VERSO IL FALLIMENTO"


Rinviato lo showdown dell’assemblea dei soci di Ama, ordinanza Zingaretti sui rifiuti prorogata per altri 15 giorni, sindacati che annunciano sciopero per il 15 ottobre e Ernst&Young, la società revisore dei conti di Ama, che attesta la correttezza del bilancio 2017 oggetto della lite col Comune ma che mette in guardia sul rischio per la continuità aziendale. 
Andiamo per ordine: nella mattinata di ieri, Luisa Melara, presidente di Ama, scrive al Campidoglio e chiede di posticipare la seduta dell’Assemblea dei Soci (Ama ha un solo socio: il Comune di Roma) a dopo la consegna del rapporto sul controllo dei conti. Data da concordare e Campidoglio  ben felice di rimandare di qualche giorno lo spettacolo.
Seconda notizia: l’ordinanza Zingaretti sui rifiuti (quella che ancora tiene a galla la città) è stata prorogata per altre due settimane, scadenza il 15 ottobreper consentire ad Ama di soddisfare il fabbisogno relativo al trattamento degli scarti indifferenziati nei vari impianti del Lazio”. L’idea è che il reintegro in funzione dei due Tmb di Malagrotta a pieno regime e l’intesa con la Regione Marche (che si somma a quella con l’Abruzzo) “permetteranno di mettere in sicurezza la città”. Ma già trapelano voci di un prossimo incontro fra la Regione e il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, per superare i “no” grillini a l’impiantistica a Roma.
Sindacati, però, sul piede di guerra e per il 15 ottobre - quando scadrà la proroga dell’ Ordinanza - è stato indetto uno sciopero. “Non si può restare fermi di fronte all'ennesimo fallimento  della Giunta guidata da Virginia Raggi sul tema rifiuti”, dicono Fp Cgil, Fit Cisl e Fiadel Roma e Lazio, che, dopo aver ricordato la mancata approvazione del bilancio 2017 e il rinvio dell’Assemblea di domani, aggiungono: “Il 15 torneremo in piazza per denunciare il costante peggioramento delle condizioni di lavoro e del servizio. Tre anni di incertezze, propaganda, discontinuità e rincorsa delle emergenze finanziarie e operative hanno portato a una crisi senza precedenti”. 
Infine, Ernst&Young, società che è revisore dei conti di Ama, lancia l’allarme sulla “continuità aziendale”, o, in termini più semplici, il fallimento di Ama. Questo perché ci sono “644 milioni di euro ancora in corso di riconciliazione” con il Campidoglio.  L’allarme rosso è contenuto nella relazione sul progetto di bilancio 2017. Si legge: “l’equilibrio finanziario di Ama dipende in maniera determinante dall'incasso dei crediti vantati nei confronti di Roma Capitale (644 milioni di euro al 31 dicembre 2017, ancora in corso di riconciliazione con l'azionista di riferimento)”. Tra questi crediti ci sono i 18,3 milioni di euro per i servizi cimiteriali che il Comune vorrebbe svalutare per intero. Al contrario, sia il management Ama guidato da Lorenzo Bagnacani che quello attuale della Melara li hanno “iscritti un apposito fondo rischi”. Insomma, checché ne dica il Campidoglio - è di sabato una durissima nota in cui si annunciava il rigetto della bozza di bilancio 2017 di Ama - secondo i revisori contabili “il bilancio d'esercizio fornisce una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale e finanziaria della Società”. 



PRONTO A SALTARE L'ENNESIMO CDA DI AMA


In principio fu Alessandro Solidoro. Poi venne Stefano Bina, seguito da Antonella Giglio. Quindi fui la volta di Lorenzo Bagnacani. Tutti o quasi andati via sbattendo la porta. Tre mesi fa è arrivata Luisa Melara. Ora anche questo Consiglio di Amministrazione di Ama è a rischio. Esattamente per lo stesso motivo per il quale se ne andò Bagnacani: i bilanci. Ci sono 18 milioni di euro che ballano. Ama li ha iscritti a bilancio. Il Comune non vuole riconoscerli. Sono soldi che Ama ritiene le spettino per servizi resi nei cimiteri. Il Campidoglio, giusto sabato pomeriggio, ha ribadito con una nota durissima che “Roma Capitale non approverà mai un bilancio di Ama Spa che sia redatto in maniera non corretta e contenga valutazioni già in precedenza non avallate dal Comune”, aggiungendo che il Comune “nella sua veste di socio unico di Ama Spa, non accoglierà valutazioni contabili contenute nella proposta di bilancio” che non non prevedano la restituzione dei 18 milioni di euro per servizi cimiteriali “che Ama aveva incassato in più rispetto alla somma prevista nel contratto di servizio con il Comune, senza alcuna giustificazione”. 
Un conflitto mai visto prima dell’avvento dei 5Stelle al governo cittadino. Un conflitto che è costato non solo la poltrona a Bagnacani ma anche quella di Pinuccia Montanari, considerata vicinissima direttamente a Beppe Grillo, e strenuamente sempre difesa come assessore all’Ambiente dalla Raggi. Almeno fino a che non è arrivato lo scontro con Gianni Lemmetti, l’assessore al Bilancio. Che evidentemente è più forte di tutti. Lo scontro, dunque, si acuisce di nuovo. Cambiano i manager ma i bilanci Ama restano sempre gli stessi: quello del 2016. Perché dal 2016 Ama non ha più un bilancio: mancano quello del 2017, che è ancora in discussione e continua a fare la spoletta fra la sede aziendale e Palazzo Senatorio da dove viene respinto, e quello del 2018 di cui non si vede l’alba. E pensare che fra le varie incombenze previste nell’Ordinanza Zingaretti sui rifiuti vi è l’approvazione dei bilanci Ama mancanti da parte del Campidoglio. 
L’importante però è lo “stucchevole piagnisteo”, come lo definisce la Lega, e per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, limitarsi a dolersi di essere stata “lasciata sola” sui rifiuti.  


ALTOLÀ DELCAMPIDOLIO AL BILANCIO AMA


Sui rifiuti la Raggi piange miseria e la sua Amministrazione boccia Ama aprendo la strada a un bis della vicenda Bagnacani sui bilanci. 
Vicenda conti della Municipalizzata che non cambiano pur cambiando management: “Roma Capitale non approverà mai un bilancio di Ama Spa che sia redatto in maniera non corretta e contenga valutazioni già in precedenza non avallate dal Comune”. Nota dell’Amministrazione Raggi con cui si aggiunge: “Roma Capitale, nella sua veste di socio unico di Ama Spa, non accoglierà valutazioni contabili contenute nella proposta di bilancio” che non non prevedano la restituzione dei 18 milioni di euro per servizi cimiteriali “che Ama aveva incassato in più rispetto alla somma prevista nel contratto di servizio con il Comune, senza alcuna giustificazione“.
Segue il j’accuse di, Virginia Raggi, sui rifiuti “sono stata lasciata da sola”, dice il Sindaco alla vigilia dell’ennesima crisi del sistema romano. Durante l’incontro sul tema ”Professionisti dell'Antimafia” al festival Restart, organizzato dell’associazione antimafia daSud, all'Istituto Enzo Ferrari di Roma, la Raggi spiega: “Hanno incendiato il Tmb Salario, un impianto che trattava un quarto dei rifiuti di Roma. È stato liquidato come un incendio. Lo denuncio”. Si aspetta sempre che sia la magistratura a dirlo. 
Il Comune da solo non ce la può fare. Il Comune si deve occupare della raccolta. Il trattamento e lo smaltimento non li fa il Comune”. O, meglio: non li fa il Comune di Roma visto che mancano gli impianti dato che la politica non li vuole. Virginia Raggi per prima: solo l’11 settembre scorso, il Sindaco diceva a Corcolle: “Il comune è per il no, non è questo il territorio in cui può essere aperta un'altra discarica”. 

Nella versione autoassolutoria, il Sindaco aggiunge: “Io avrei avuto bisogno di tutte le istituzioni che dicevano: “diamo uno sbocco a Roma”. Non è stato fatto. Che faccio, me la mangio l'immondizia?”.
Il Sindaco ricostruisce la sua versione dei fatti post incendio del Salario: “A marzo, un altro incendio scoppia nel Tmb di Rocca Cencia,  domato immediatamente ma con blocco di una settimana”. 
Nella visione della Raggi, l’”Ama deve raccogliere i rifiuti e portarli agli impianti, che lavorano e poi li portano a loro volta in altri impianti di smaltimento finale. L'indifferenziato, una volta trattato, va o negli inceneritori o nelle discariche”. Di cui i 5Stelle non vogliono sentir parlare. Nel caos di giugno, “arriva l'ordinanza della Regione che dice che gli impianti del Lazio devono accogliere i rifiuti di Roma. A luglio gli impianti ricominciano a chiudere le porte, perché devono andare in manutenzione. Riscrivo a tutti: per favore, prorogate l'ordinanza, eseguitela coattivamente”. Che l’Ordinanza imponesse al Campidoglio di approvare i bilanci 2017 e 2018 di Ama (in alto mare), nella ricostruzione della Raggi non c’è traccia. 
Arriverà qualcuno che dirà: “per risolvere l'emergenza dei rifiuti serve un impianto fatto velocemente, senza norme, senza regole, ho io la soluzione””. Quella che da 3 anni i 5Stelle non sanno trovare.  

giovedì 8 agosto 2019

PER AMA BILANCIO 2017 IN ROSSO DA 136 MILIONI


A due terzi dell’anno di grazia 2019, il Consiglio di Amministrazione di Ama vara, finalmente, il bilancio 2017. Che ora dovrà essere ratificato dal Comune, adempiendo, per altro in ritardo e parzialmente, a una delle varie incombenze previste nell’ordinanza Zingaretti sui rifiuti: manca ancora il bilancio 2018.
Per il 2017 il bilancio è in passivo per 136 milioni di euro grazie all’artificio contabile di una provvidenziale e sostanziosa svalutazione del valore del Centro Carni
La nota diffusa da Ama lascia i dati importanti in fondo, casualmente quelli negativi: “le perdite, pari a circa 136milioni di euro, derivano in massima parte dalla rettifica del valore (dai 137 milioni stimati del 2009 agli attuali 31,5 milioni di euro) del complesso del Centro Carni comunicato ad Ama dalla società di gestione del fondo immobiliare, proprietario dell’asset, istituito dieci anni fa per la valorizzazione dello stesso”.
Ama graziosamente ci fa sapere che “il valore della produzione è pari a oltre 810milioni di euro e il margine operativo lordo si attesta al 15,9% del valore della produzione. Migliora sensibilmente e ulteriormente, per ben 57 milioni, la posizione finanziaria netta dell’azienda”, visto che i debiti finanziari sono scesi di 57 milioni di euro e quelli verso i fornitori sono diminuiti di 9 milioni rispetto al 2016, fermandosi a quota 141 milioni. Infine, il patrimonio netto dell’Azienda si attesta a “circa 134 milioni di euro”.
Facendo i conti, quindi, la gestione Bagnacani - cui fa riferimento questo bilancio - è totalmente positiva: senza la svalutazione dell’ultimo secondo del Centro Carni e i famigerati 19 milioni di crediti cimiteriali, casus belli con il Campidoglio, il bilancio sarebbe stato in saldo attivo. 
Dato che non sfugge alle opposizioni. Scrive Andrea De Priamo, capogruppo Fratelli d’Italia: “Adesso scopriamo che, misteriosamente, la passività dell’azienda non è più legata alle spese cimiteriali ma al Centro Carni, impianto che è un’eccellenza nella Capitale. L’obiettivo dell’assessore al Bilancio Lemmetti di approvare un bilancio Ama in perdita, e quindi aprire all’ingresso dei privati in azienda, è comunque centrato. La Giunta Raggi probabilmente non è mai stata interessata a rilanciare la municipalizzata dei rifiuti – e le girandole ai vertici dell’Ama così come l’emergenza di questi mesi in città ne sono la conferma – e non vorremmo che il disegno grillino portasse alla svendita delle aziende capitoline”.
Dal Partito Democratico, il capogruppo, Giulio Pelonzi e la consigliera Ilaria Piccolo, rimarcano proprio la strana “voragine ben più ampia del contenzioso sui 18 milioni che il comune per un anno e mezzo non ha voluto riconoscere alla sua azienda. Anziché pretendere una gestione sana dell'azienda, il Campidoglio sembra aver fatto del tutto per definire una situazione al limite del disastro.O il Cda guidato da Bagnacani ha preso un abbaglio, o chi ha sottoscritto un bilancio con una passività di 136 milioni di euro è venuto a conoscenza di altra documentazione cui il precedente CdA era stato tenuto all'oscuro.Sul nuovo documento contabile dell'azienda capitolina e su altri interrogativi il CdA di Ama, l'assessore Lemmetti e Giampaoletti saranno chiamati in audizione nella commissione Trasparenza” che i Dem hanno richiesto.
E se il forzista Davide Bordoni lamenta la nuova crisi rifiuti a Ostia - con Ama che smentisce senza smentire - i sindacati festeggiano le nuove assunzioni promesse dalla Raggi in cambio della pace sociale: “Dopo più di dieci anni di blocco, abbiamo firmato un accordo che prevede 350 nuove assunzioni".