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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Luca Montuori. Mostra tutti i post
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mercoledì 8 luglio 2020

STADIO DELLA ROMA, OK AGLI ATTI MA SLITTA ANCORA IL VIA LIBERA POLITICO AL VOTO

La due diligence è ok ma il via libera politico a portare in Aula il progetto Stadio della Roma ieri sera non è arrivato. E ci vorranno, ancora, alcuni giorni prima che politicamente l’Amministrazione Raggi chiuda il cerchio. 


La riunione fiume sul progetto Stadio della Roma è iniziata con 50 minuti di ritardo rispetto alle 18.30, orario inizialmente previsto, e si è protratta fino alle 22.30.
Tre ore abbondanti dunque che sono servite ai funzionari comunali per spiegare, dettagliare, illustrare ai Consiglieri comunali tutti i risvolti tecnici delle carte: i calcoli sugli espropri, quelli sui costi degli oneri concessori da riscuotere dal privato. E poi, appunto, gli aspetti procedimentali che, oramai, si possono considerare al sicuro da qualunque possibile ipotesi corruttiva. 

All’incontro erano presenti il sindaco, Virginia Raggi, gli assessori all’Urbanistica, Luca Montuori; alla Mobilità, Pietro Calabrese e ai Lavori pubblici, Linda Meleo.
Poi, i funzionari che hanno lavorato al dossier: Roberto Botta, vicedirettore generale del Comune e Gabriella Acerbi, segretariato Generale; i direttori dei Dipartimenti Urbanistica, Cinzia Esposito; Mobilità, Carolina Cirillo; Lavori pubblici, Fabio Pacciani; e per l’avvocatura capitolina Nicola Sabato

Fra gli eletti 5stelle, erano 26 i presenti (non proprio tutti per tutto il tempo): Alessandra Agnello, Roberto Allegretti, Francesco Ardu, Annalisa Bernabei, Maria Agnese Catini, Carlo Maria Chiossi, Andrea Coia, Roberto Di Palma, Daniele Diaco, Angelo Diario, Simona Donati, Paolo Ferrara, Simona Ficcardi, Eleonora Guadagno, Gemma Guerrini, Donatella Iorio, Giuliano Pacetti, Cristiana Paciocco, Carola Penna, Sara Seccia, Massimo Simonelli, Costanza Spampinato, Enrico Stefàno, Angelo Sturni, Marco Terranova e Maria Teresa Zotta

Un solo assente, il presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito, non invitato all’incontro al quale, invece, ha partecipato anche il presidente del IX Municipio, Dario D’Innocenti (anche lui M5S). 
Il IX è l’unico Municipio dei due interessati dal progetto - l’altro è l’XI - la cui Giunta è ancora in carica: nell’altro le frizioni interne ai 5Stelle hanno portato alle dimissioni del presidente Mario Torelli e al conseguente commissariamento. 

Ora, appunto, dopo il profluvio di informazioni che sono piovute sopra i consiglieri 5Stelle, servirà qualche giorno per radunare le idee e, finalmente, dare il via libera all’iter del voto.
Il che significherà prima l’adozione in Giunta, poi i passaggi per i pareri obbligatori ma non vincolanti nelle Commissioni consiliari (Urbanistica, Lavori pubblici, Mobilità, Ambiente e Commercio) e nel IX Municipio. Quindi, dopo un ripasso in Giunta, la calendarizzazione per il voto finale
La Roma aspetta sapendo che indietro non si può tornare - non lo si poteva nel 2016 figuriamoci oggi - ma anche che se la Raggi e i 5Stelle vorranno usare la prima pietra dello Stadio come “arma” elettorale i tempi per il voto sono molto stretti.

sabato 4 luglio 2020

STADIO, LUNEDÌ 6 LUGLIO VIA AL CONFRONTO SINDACO/TECNICI/MAGGIORANZA


Si parte. Forse è finita la lunghissima attesa sullo Stadio della Roma di Tor di Valle. Il Campidoglio ha fatto trapelare che lunedì 6 è stata calendarizzata una riunione che dovrà esaminare la parte più “rilevante” del dossier, cioè la due diligence richiesta dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, nell’estate 2018, dopo l’arresto di Luca Parnasi, patron di Eurnova, di alcuni suoi collaboratori e di Luca Lanzalone, l’avvocato chiamato dai 5Stelle a dirimere la querelle Stadio.


I Consiglieri - spiegano fonti del Campidoglio - hanno chiesto di poter visionare questa due diligence” e l’incontro è fissato, probabilmente, per il 6. Probabilmente, perché nello stesso giorno è già stata messa in agenda una seduta del Consiglio comunale dalle 14 alle 19, quindi è possibile che la riunione sullo Stadio possa anche slittare al giorno dopo. 
All’incontro dovrebbero prendere oltre ai consiglieri di maggioranza, anche i tecnici che hanno costituito il gruppo di lavoro che ha elaborato la due diligence: Roberto Botta per la Direzione generale del Campidoglio e Fabio Pacciani per conto del Dipartimento Lavori pubblici; Cinzia Esposito, direttore del Dipartimento Urbanistica; Carolina Cirillo, direttore del Dipartimento Mobilità; Gabriella Acerbi del segretariato generale e coordinatrice del Gruppo. Probabile la presenza anche dell’Avvocatura capitolina e non è da escludersi quella degli assessori maggiormente coinvolti dal progetto, Luca Montuori (Urbanistica), Linda Meleo (Lavori pubblici) e Pietro Calabrese (Mobilità).
Sul tavolo, dunque, ci sarà la due diligence una lunga relazione che ripercorre tutti i passaggi amministrativi seguiti sin dall’inizio. Il contenuto è più o meno trapelato, anche se non nel dettaglio: l’iter seguito è corretto, sono stati ricontrollati tutti i calcoli sulle volumetrie e i costi delle opere pubbliche e private ed è stata elaborata la tabella sui costi per gli espropri. La sintesi è che gli scostamenti fra i calcoli del progetto presentato e quelli finali sono piuttosto esigui: in un caso, quello degli espropri, addirittura inferiori a quanto preventivato dalla Roma.
Di fatto, quindi, questa riunione ha una particolare rilevanza: Virginia Raggi, dopo il confronto con i consiglieri, dovrebbe essere in grado di impartire agli uffici la disposizione di concludere tutto, firmare e consegnare le carte affinché possa iniziare l’iter per la votazione in Consiglio comunale
Il che significa: prima il passaggio in Giunta dell’intero corpo della delibera che conterrà la variante urbanistica, la convenzione Comune/As Roma, le convenzioni fra Comune e Regione per la Roma-Lido, fra Comune e Città Metropolitana per la via del Mare/Ostiense e fra la Roma e Acea per il depuratore, più il testo della due diligence e quello della relazione del Politecnico di Torino.
Dopo l’adozione in Giunta, tutto il dossier sarà inviato alle Commissioni consiliari (Urbanistica, Lavori pubblici, Mobilità, Ambiente e Commercio) e al IX Municipio per l’espressione dei pareri obbligatori e non vincolanti di competenza. Quindi, dopo un ultimo approdo in Giunta per chiudere il tutto, andrà in capigruppo per la calendarizzazione del voto d’Aula finale.

giovedì 4 giugno 2020

ACCORDO COMUNE-REGIONE SUI PIANI DI ZONA


Lascia strascichi la sentenza del Tar che annulla per illegittimità la determina del Dipartimento Urbanistica sui prezzi delle case popolari costruite nei Piani di Zona.
Il Campidoglio e la Regione hanno firmato un protocollo d’intesa per avviare le attività finalizzate alla realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria - dalle fogne alle strade, dal verde agli asili - non attuate o non previste per il completamento dei Piani di Zona, con un impegno congiunto e di collaborazione tra Roma Capitale e Regione Lazio nell’individuare e finanziare secondo criteri e oneri in capo alle due Amministrazioni gli interventi prioritari.
Se per l’assessore capitolino all’Urbanistica, Luca Montuori, questo Protocollo “è un importante passo in avanti per restituire dignità al diritto fondamentale dell’abitare”, per il suo omologo in Regione, Massimiliano Valeriani, si tratta di “interventi attesi da tanti anni per migliorare la qualità della vita di migliaia di persone”.
Anche il presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) Roma, Nicolò Rebecchini, giudica positivamente il protocollo ma considera anche di grande rilievo la sentenza del Tar che ha “confermato la piena validità e legittimità degli atti amministrativi che hanno regolamentato la materia fin dal 1982”. Per Rebecchini: “La sentenza ha sottolineato il pieno fondamento di due principi inderogabili del nostro ordinamento giuridico, il primo, relativo al fatto che atti riservati dalla legge alla competenza del Consiglio Comunale, non possono essere modificati con provvedimenti dirigenziali, il secondo che eventuali modifiche agli schemi convenzionali possono operare solo per il futuro e non già retroattivamente ai contratti in essere. Ci auguriamo che l’amministrazione, fermo restando il suo potere di verifica e controllo sulla corretta applicazione di quanto stabilito negli atti convenzionali, possa fare tesoro di tale sentenza rimuovendo anche altri analoghi provvedimenti che, creando grande confusione ed incertezza, potrebbero subire le stesse censure da parte del Tribunale amministrativo, come nel caso della determinazione dirigenziale sui criteri per la definizione dei canoni di locazione”.

mercoledì 3 giugno 2020

IL TAR BOCCIA IL COMUNE SUI PREZZI DELLE CASE POPOLARI




Per il Campidoglio arriva una mazzata dal Tar sui Piani di Zona: le determine adottate dal direttore del Dipartimento, Cinzia Esposito, sono illegittime perché usurpano competenze proprie del Consiglio comunale. 
Esulta il comitato “Azione Collettiva” che chiede le dimissioni dell’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, e della stessa Cinzia Esposito.
La materia è di quelle complesse: l’Amministrazione Raggi aveva anche costituito una commissione apposita sui Piani di Zona - sotto la presidenza di Pietro Calabrese, oggi assessore alla Mobilità - che, però, dopo mesi di lavori si era conclusa con un sostanziale nulla di fatto.
La sentenza della seconda sezione bis del Tar, la 2967 del 2020, accoglie il ricorso presentato dalla società Appalti Costruzioni Edili (ACE) con cui era stato chiesto l’annullamento di una determina della Esposito che provava a mettere mano al problema dei prezzi di cessione delle case popolari. Semplificando: frequentemente è accaduto che siano state messe in vendita case popolari invece che a prezzi “calmierati” a quelli di mercato, quando non anche superiori. Il tutto sfruttando una serie di contraddizioni nelle norme che nascono addirittura dal lontano 1971. 
Nel caso specifico, il tutto nasce all’epoca Veltroni: nel 2005 viene approvata la convenzione fra Comune e ACE per il Piano di Zona C24 Via Longoni, al Prenestino. 
Il Campidoglio interviene nel 2019, con la determina Esposito che stabilisce le “linee guida” per il calcolo dei prezzi di cessione degli alloggi. Nel farlo, però, vengono violate una serie di norme. Scrive il Tar: “la determinazione introduce innovazioni rispetto alle convenzioni approvate dal Consiglio comunale” e quindi è “illegittima per competenza” perché non sono un “atto di indirizzo ma innovano in punti rilevanti” i contratti. 
Il Campidoglio annuncia ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar. Scrive l’assessore Montuori su facebook: “Il provvedimento annullato è nato da una attenta attività istruttoria e di approfondimento. Convinti dell’importanza della nostra azione abbiamo dato mandato di proporre appello al Consiglio di Stato”. Durissimo è il Comitato “Azione Collettiva” che parla di “vero abuso di potere senza precedenti” da parte del Comune ricordando la nomina di “almeno 200” Commissari ad acta per supplire all’inerzia capitolina.

sabato 15 febbraio 2020

TIBURTINA; MONTUORI: "SARÀ IL NODO DI CONNESSIONE CON L'EUROPA"


Il Piano di assetto di Tiburtina è il frutto della visione di questa Amministrazione che vede in questa Stazione il nodo che connette Roma al resto di Italia e di Europa attraverso le linee alta velocità”.
Luca Montuori, assessore all’Urbanistica, spiega in cosa consisterà il nuovo assetto di Tiburtina che è anche un po’ un “pallino” del Montuori urbanista. 
In quest’ottica, vogliamo riconfigurare i due piazzali della Stazione, quello ovest, dove attualmente sono situati i capilinea dei bus e dei pullman, e est, quello dall’altro lato della stazione. L’idea parte dall’abbattimento della Tangenziale che restituisce dignità all’uscita dalla stazione non più sotto un ponte degradato ma in uno spazio aperto”.

Assessore, nel progetto prevedete lo spostamento del capolinea del pullman?
Noi prevediamo di collocare i pullman nel piazzale est, quello lato Pietralata. La distanza del nuovo capolinea dei pullman dalla stazione metro è di circa 40 metri maggiore nel piazzale est rispetto alla collocazione attuale”.

Perché il consorzio Tibus che gestisce l’attuale capolinea non vuole questo spostamento?
Con Tibus c’è un contenzioso da anni. Secondo me perché sull’altro lato sarà necessario fare una nuova gara oppure potrebbe essere la stessa Amministrazione comunale a gestire i nuovi capilinea”.

A oggi a che punto siamo?
La demolizione della Tangenziale ha consentito l’avvio dei lavori per la realizzazione dell’hotel nel cosiddetto “comparto delle ferrovie”. Gli investitori hanno immediatamente messo mano al portafogli e hanno acquisito il lotto. Noi come Amministrazione comunale ci siamo trovati un progetto uscito nel 2016 dalle varie Conferenze di Servizi e sul quale nessuno aveva mai avuto obiezioni da muovere e, nel 2017, abbiamo deciso di investire fondi pubblici modificando, all’interno della quota del 20% dell’importo complessivo, il progetto”.

Come?
Evitando di realizzare opere che bloccassero l’arrivo del tram, favorendo la pedonalità e sganciando i lati nord e sud della piazza per evitare che continuasse ad essere un’area di passaggio”.

Delle proposte dei comitati?
Quel che potevamo prendere all’interno delle norme lo abbiamo già preso”.     

STAZIONE TIBURTINA, A MARZO LAVORI PER IL NUOVO ASSETTO


Seduta piuttosto calda delle Commissioni congiunte Urbanistica e Mobilità dedicate al futuro assetto della Stazione Tiburtina. Comitati sul piede di guerra contro il progetto del Campidoglio etichettato come un “obbrobrio che non piace a nessuno”.
Il progetto del Comune ridisegna nel complesso l’intera Stazione Tiburtina: un boulevard pedonale alberato in continuità, senza attraversamenti stradali dall’uscita della stazione Tiburtina a largo Mazzoni; una nuova area dedicata ai pedoni di oltre 7mila metri quadri. Saranno 12 gli alberi abbattuti e due quelli spostati ma ne saranno piantati 43 nuovi: 6 platani, 27 lecci, 2 paulonie e 8 jacaranda (questi ultimi, alberi ad alto fusto con splendidi fiori color lilla). La partenza dei lavori è prevista per marzo. Il progetto di riassetto globale della Stazione è legato all’abbattimento dei circa 500 metri della parte sopraelevata della Tangenziale Est e alla creazione della linea tranviaria della Tiburtina i cui finanziamenti (23,5 milioni di euro) sono stati ufficializzati proprio in questi giorni dal Ministero dei Trasporti.
Al momento sono in corso i lavori della fase uno del progetto e la discussione in Commissione si è centrata soprattutto su questa parte: solo successivamente, a lavori conclusi e sistemazione ultimata, si potrà aprire una fase due, probabilmente con un concorso internazionale, al quale potrà partecipare eventualmente anche il progetto dei comitati presenti oggi in commissione.
Durante la seduta - presenti gli assessori all’Urbanistica, Luca Montuori; ai Trasporti, Pietro Calabrese; e ai Lavori pubblici, Linda Meleo - veementi e reiterate le proteste di una parte dei comitati contrari al progetto (Comitato Cittadini Stazione Tiburtina, Associazione Rinascita Tiburtina e CittadinanzAttiva Nomentano): “si doveva parlare del piano di assetto della Stazione Tiburtina, un’area che va ben oltre la sopraelevata, ma la Giunta non ha detto nulla senza avere alcun disegno globale sull’area. La variante dell’Amministrazione è un obbrobrio che non piace a nessuno, è pensata per le macchine e non per i cittadini e compromette ogni possibile riqualificazione futura”. Elemento di critica è l’abbattimento di 12 alberi che i Comitati criticano ferocemente (anche se se ne pianteranno 43 nuovi). 
Con poche modifiche - proseguono i comitati del no - si poteva salvare la piazza, gli alberi e avere una prospettiva moderna di quel pezzo di città. I suggerimenti sono stati avvertiti dagli assessori come un attacco”.


venerdì 27 dicembre 2019

LO STADIO C'È, FRIEDKIN QUASI



La doppia svolta è solo rimandata. Da una parte lo stadio di Tor Di Valle, ormai pronto a partire dopo un iter infinito e con un nuovo partner della Roma - il ceco Radovan Vitek al posto di Luca Parnasi - dall’altra la cessione delle quote di maggioranza del club.
La trattativa fra Pallotta e il gruppo Friedkin ha subìto un rallentamento, ma non si è arrestata. E ora, trascorse le feste, si avvicina il momento cruciale: chiuse tutte le due diligence, va trovata l’intesa sul prezzo finale dell’operazione valutata nel complesso intorno al miliardo di dollari inclusi i debiti della società giallorossa (circa 270 milioni di euro) e l’aumento di capitale da massimo 150 milioni di euro già deliberato e da realizzare entro il 2020. Le parti sono divise da qualche decina di milioni, Pallotta è pressato dai suoi soci che vogliono uscire e cerca di ottenere il massimo, Friedkin invece vorrebbe investire di più nella Roma e meno sul prezzo d’acquisto. E farlo il prima possibile. Un comprensibile tira e molla che entro gennaio si potrebbe risolvere positivamente.
Intanto sul fronte dossier Tor di Valle, Comune, As Roma e Eurnova, in modo congiunto, hanno deciso lo slittamento dell’annuncio da parte del Campidoglio sulla chiusura dei lavori tecnici sul progetto. Il Comune voleva più tempo per concludere le ultimissime verifiche ed Eurnova per chiudere gli accordi con Vitek il cui subentro è visto con estremo favore dal Campidoglio dato che, l’uscita di scena dei Parnasi, libererebbe le coscienze di qualche consigliere recalcitrante. Tanto che emissari di Vitek hanno già incontrato i tecnici capitolini. 
Che nel periodo natalizio - data mai ufficialmente fissata - l’annuncio fosse prossimo è confermato dal fatto che fra il sindaco Virginia Raggi, il direttore generale del Comune, Franco Giampaoletti, e gli assessori Luca Montuori (Urbanistica) e Daniele Frongia (Sport) è circolata, nei giorni scorsi, una bozza di comunicato che Il Tempo ha letto in anteprima. Nel testo si legge che i lavori tecnici sono in via di definizione e viene spiegato come l’inchiesta giudiziaria non abbia riguardato la procedura amministrativa. In ogni modo, la Raggi ha comandato due analisi degli atti, una delle quali è stata quella del Politecnico di Torino sul traffico conclusa con un parere «positivo». 
Nella bozza di testo, il Campidoglio avrebbe sottolineato come lo stadio sarebbe diventato un elemento catalizzatore degli interventi previsti nel Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile, con annesso riferimento alle linee ferroviarie Roma-Lido e Roma-Fiumicino. A seguire, sarebbero state evidenziate le differenze tra la versione Marino e quella Raggi del progetto. L’attesa potrebbe non essere lunga: il passaggio di proprietà fra Parnasi e Vitek è quasi completato e mancano alcuni dettagli. La nuova previsione (aleatoria come le precedenti) è che da metà gennaio in poi ogni giorno possa essere quello buono per l’annuncio della cessione del progetto Stadio a Vitek e della conclusione formale di tutti i lavori tecnici. Un passaggio seguito con grande interesse anche da Friedkin, ma non è lo stadio il nodo da sciogliere con Pallotta. Perché per rendere la Roma più forte in tempi brevi, non si può attendere la costruzione dell’impianto.

martedì 3 dicembre 2019

CITTÀ DI NUOVO SOTT'ACQUA




Allagamenti fra Portonaccio e la Tangenziale Est, alla fermata metro Termini con accessi solo dal lato area commerciale, chiuse Repubblica e Manzoni (sempre metro A); strade chiuse (viale dei Romagnoli, complanare di via Nomentana): ennesima serata di ordinaria inefficienza Capitale con la città che, come piove, si blocca. Neanche il tempo di riaversi dal caos dei giorni scorsi che, ieri nel tardo pomeriggio, si è abbattuta una nuova ondata di piogge sulla città. Con le solite conseguenze. Anche per colpa di un’edilizia poco rispettosa, delle microdiscariche diffuse, della carenza di manutenzione del Comune per fossi e caditoie. È quanto sostiene l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale che, ieri, in Campidoglio, ha presentato il “Piano per la difesa dal rischio idrogeologico e la tutela ambientale dell’area metropolitana di Roma e dello Stato del Vaticano”.
A spiegare perché Roma si allaga, il presidente dell’Autorità di bacino, Erasmo De Angelis; con i suoi tecnici Carlo Ferranti e Letizia Oddi. Insieme a loro, fra gli altri, i presidenti dei Consigli nazionali dei Geologi, Francesco Peduto; e degli Ingegneri, Armando Cambrano; docenti universitari - Sapienza, Roma3, Perugia - la Soprintendenza di Stato, la Regione, il Campidoglio con l’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, e il direttore dell’Ufficio Tevere, Silvano Simoni; la Protezione Civile con capo, Angelo Borrelli; il Ministero dell’Ambiente con il sottosegretario Roberto Morassut.
Per cercare di porre un primo rimedio, sono stati stanziati 13 milioni di euro per la sicurezza idraulica di Roma e dei Comuni a nord della Capitale: 10 dal Ministero dell’Ambiente e 3 da quello delle Infrastrutture (MIT). I 3 milioni del MIT saranno usati per finanziare uno studio di fattibilità di un nuovo sistema di invasi da creare a nord di Roma, verso la zona di Orvieto che dovrà essere in grado di assorbire 50 milioni di metri cubi di piena. Con gli altri 10 milioni, spiega De Angelis, si riuscirà a ripulire più o meno il 10% dei fossi e canali di Roma che, nel corso degli anni, sono stati cancellati dalle mappe. “A Roma ci sono circa 700 km di canali, un dato che ha sorpreso anche noi. Questi canali svolgono una funziona importante di collettore delle acque verso il Tevere di cui sono tributari”. Fossi che con vegetazione mai rimossa, microdiscariche di qualunque materiale e, in qualche caso, edilizia, sono stati sepolti. I siti soggetti a fenomeni franosi nel territorio del Comune di Roma sono 383. Tra le altre sono “particolarmente a rischio” per fenomeni più recenti quattro zone: collina di Monte Mario, viale Tiziano, Monteverde Vecchio e Balduina. I Municipi più colpiti sono: V, VII, II (quartieri Tuscolano, Prenestino, Tiburtino) ma anche il centro storico con le aree dell’Aventino, del Palatino e dell’Esquilino. Nella porzione occidentale di Roma il Municipio che conta più voragini è il XII. Negli ultimi 10 anni si è assistito a un grande incremento del numero delle voragini: Ispra censisce che da una media di 16 all’anno (dal 1998 al 2008) si è passati a una media annuale di più di 90 voragini; il massimo di 104 è stato registrato nel 2013.
E lo stato di salute del Tevere, alla fine, risente di tutto questo. Spiega ancora De Angelis: “I muraglioni hanno migliorato la situazione. Noi facciamo riferimento alla piena del 1937 che superò, a Ripetta, i 16 metri”. Piene che, con l’incuria di questi anni di (non) governo del Fiume hanno portato all’affondamento di 22 imbarcazioni: tante ne sono state censite dalla Capitaneria di Porto e solo 4 in via di rimozione. La più famosa forse è la Tiber II, l’imbarcazione che rimase incastrata sotto Ponte Sant’Angelo, finendo per arenarsi sulla banchina di Lungotevere della Vittorio e diventando rifugio per sbandati e senza tetto.




mercoledì 28 agosto 2019

ARRIVA IL TETTO PER IL CENTRALE DEL TENNIS



Il “Centrale del Tennis” del Foro Italico si avvia ad avere una copertura. Lo ha deciso la Giunta Raggi che, ieri, ha approvato una delibera congiunta dei Dipartimenti Sport e Urbanistica, che, nell’ambito di una pluriennale valorizzazione del quadrante Stadio e Foro Italico, prevede un futuro concorso internazionale di progettazione per realizzare la copertura del campo da tennis sul quale si disputano gli Internazionali di Roma.
Molti ancora i passaggi da completare per un iter, quello della valorizzazione, iniziato nel lontano 2005: si parte con la firma di un protocollo di intesa fra Campidoglio, Coni, la nuova Sport & Salute (che ha preso il posto della vecchia Coni Servizi nella gestione di tutto il complesso del Foro Italico e dello Stadio Olimpico), Ministero per i Beni culturali e Regione Lazio. 
A questo è servita la delibera approvata ieri in Campidoglio, ad autorizzare il Sindaco alla firma di questo protocollo di intesa con il quale ognuno dei soggetti coinvolti si impegna “ciascuno per le proprie competenze, a porre in essere i procedimenti, le iniziative e le attività idonee” alla “riqualificazione architettonica e funzionale” del Centrale del Tennis. Il “progetto perseguirà obiettivi di alta qualità architettonica e urbana, prevedendo la realizzazione di una copertura mobile in grado di garantire un pieno utilizzo dell’impianto polivalente al coperto allineandosi agli standard prestazionali richiesti” dalle federazioni internazionali di tennis e “consentendo in tal modo alla città di Roma di poter continuare ad ospitare il Torneo Internazionale del circuito ATP”.
Ciascun Ente coinvolto ha il proprio ruolo: il Comune assicurerà “ogni necessario supporto allo svolgimento delle attività tecniche e amministrative”; Sport & Salute, oltre che pagare, sarà impegnata a produrre i documenti preliminari per la redazione del progetto. Il Ministero, attraverso la Soprintendenza, dovrà effettuare una “valutazione dei vincoli” che gravano sull’intero complesso del Foro Italico e a lavorare per identificare la “più idonea” procedura utile a garantire “un’alta qualità architettonica” della ristrutturazione. Un po’ più sfumati i compiti di Regione (“piena collaborazione per le attività tecniche e amministrative”) e del Coni (“massima collaborazione e pieno sostegno istituzionale”).
Roboante il canonico post su facebook del sindaco, Virginia Raggi: “Abbiamo dato via libera a una delibera che prevede la valorizzazione architettonica di un polo strategico dello sport a Roma”, scrive, sorvolando sull’inizio - Veltroni sindaco, anno 2005 - di questa “valorizzazione architettonica”. Seguono i ringraziamenti di rito a “Daniele Frongia, assessore allo Sport, e all’assessore all'Urbanistica, Luca Montuori, per aver lavorato a questo obiettivo”. 
Spiega, poi, il Sindaco: “A breve sottoscriveremo un protocollo d'intesa con Ministero per i beni e le attività culturali, Regione Lazio, Coni, Sport e Salute Spa: quest'ultima società farà partire un concorso di progettazione internazionale per la riqualificazione del Foro Italico, che tenga conto dei suoi caratteri originari, garantisca un'alta qualità architettonica e preveda la copertura mobile del Centrale”.
Il vero banco di prova di questo intervento sarà proprio il rispetto dei “caratteri originari” del Foro Italico, ideato e realizzato dall’architetto Enrico Del Debbio, fra la fine degli anni ‘20 e l’inizio degli anni ‘30 del secolo scorso, pur se completato dopo la guerra.


venerdì 26 luglio 2019

IL CINEMA METROPOLITAN DIVENTERÀ UN CENTRO COMMERCIALE



Dal 2010 la tettoia in vago stile art déco serve per coprire l’alloggio di fortuna di un senzatetto e del Cinema Metropolitan - all’inizio di via del Corso lato piazza del Popolo - se ne sono perse le tracce. Ieri il Consiglio comunale - 24 voti favorevoli, 7 contrari delle opposizioni, e 1 astenuto - ha approvato la delibera che darà il via alla trasformazione del complesso in un nuovo centro commerciale.
Con l’ennesima giravolta del mondo grillino che, se all’opposizione, scaglia strali contro operazioni analoghe quando fatte da altri partiti, salvo poi farne stando al governo, il Metropolitan - nato nel 1906 come grande magazzino e trasformato pochi anni dopo in cinema/teatro - si avvia a diventare una “media struttura di vendita” consegnando al Campidoglio un tesoretto di 7 milioni di euro di contributi e oneri che saranno versati dai proprietari. 
Questi soldi - ha spiegato in aula l’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori - verranno destinati alla riqualificazione di due cinema di proprietà comunale: 3,5 milioni per l’Airone, in via Lidia (Municipio VII) e 3,3 per l’Apollo in via Bixio all’Esquilino (Municipio I)”.
Alla fine dell’intervento, al posto delle 4 sale del vecchio cinema, ci saranno: 1800 metri quadri su tre piani per la vendita, uffici per 50 metri quadri e una sala cinematografica da 320 metri quadri che, per 4 mesi l’anno, sarà messa a disposizione gratuitamente del Comune. Il tutto in variante al Piano Regolatore per le normative tecniche sulle ristrutturazioni edilizie e in deroga alle disposizioni su parcheggi e verde pubblico vista la zona in cui è collocata la struttura.

venerdì 10 maggio 2019

STADIO; PALLOTTA SPACCA IL POPOLO ROMANISTA


In Campidoglio il messaggio di Pallotta è arrivato e anche in modo piuttosto chiaro. Dall’altra parte, però, se il Presidente della Roma voleva saggiare il proprio personale appeal nei confronti della tifoseria il risultato non è esattamente esaltante.
Andiamo per ordine. Martedì scorso, James Pallotta, in un’intervista, si lascia scappare una battuta: in sostanza paragona i tempi di costruzione del Colosseo con quelli che si stanno impiegando per il progetto Stadio di Tor di Valle. Non siamo lontani dal vero: per il Colosseo, iniziato nel 72 dopo Cristo dall’imperatore Vespasiano, furono necessari 8 anni, dato che lo inaugurò nell’80 il figlio di Vespasiano, Tito. Per Tor di Valle, siamo oramai giunti a oltre 6 anni e mezzo dall’inizio dell’iter. E senza che ancora sia stato smosso un solo sassolino. 
Mercoledì, poi, l’account twitter ufficiale della Roma pubblica un cinguettio del patron giallorosso nel quale Pallotta dice di aver spedito Robert Needham, Chief Financial Officer del Fondo Raptor, e un legale di fiducia a Roma. I due, qui già da qualche giorno, sono nella Capitale per le trattative sulla cessione dei terreni di Tor di Valle da parte di Eurnova e, con l’occasione, avrebbero voluto anche incontrare i funzionari capitolini. Che, però, hanno fissato già da qualche giorno il primo appuntamento per lunedì 13 maggio. 
Il secondo punto è che, per Pallotta, risulta difficilmente comprensibile questa lunga attesa: la Pec con la proposta di Convenzione urbanistica è stata ricevuta in Campidoglio lo scorso 15 aprile e, più o meno dopo quasi un mese, il Presidente giallorosso si sarebbe aspettato quanto meno una prima risposta. Ecco quindi che il tweet di mercoledì suona un po’ come un avvertimento: “al Comune erano troppo occupati per incontrarli (gli emissari di Palotta, ndr). Forse un grande investimento e tanti nuovi posti di lavoro non sono così importanti”. 
E questa parte del messaggio è arrivata ben chiara in Comune. “Né io né l’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, avevamo un appuntamento con i delegati di Pallotta né eravamo a conoscenza della loro presenza in città. Sono convinto che verranno ricevuti in Campidoglio da chi di competenza in una prossima data concordata”, ha scritto l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, dopo aver parlato anche ai microfoni di RadioRadio.
Rimane aperto il quesito se queste due uscite consecutive di Pallotta vadano interpretate come un cambio di comunicazione sul dossier Stadio oppure solo come un momento estemporaneo e legato a una contingenza specifica. 
Le parti sono alla stretta finale: da lunedì si rimetteranno a discutere degli ultimi punti rimasti aperti prima di chiudere l’eventuale accordo per poter, finalmente, portare al voto del Consiglio comunale tanto la variante urbanistica con le osservazioni dei cittadini e dei comitati e le controdeduzioni degli uffici, quanto, soprattutto, i testi delle Convenzioni, cioè dei contratti fra pubblico e privato. E qui c’è ancora lo scoglio dei 4 punti sui quali l’accordo non è ancora stato trovato: le modalità di versamento del contributo costo di costruzione (45 milioni per i treni della Roma-Lido), le modifiche chieste dal Campidoglio al progetto per unificare la via del Mare/Ostiense con il problema esprori; il rifacimento della Roma-Lido con la lentezza esasperante della Regione Lazio; e, da ultimo, il rifacimento delle tribune posticce dell’Ippodromo per realizzarvi il Museo dell’Architettura sportiva.
Da ultimo, però, c’è l’ultima frase del tweet di Pallotta che, invece, ha spaccato il mondo romanista. Scrive il Presidente: “Se i tifosi vogliono lo stadio, devono sollecitare un intervento”. Sui social - e ancor di più in quelle radio sportive tanto “ambiente romano” e così poco apprezzate da Pallotta - si è scatenata la lotta con una gran fetta di tifosi che hanno bombardato gli account twitter del sindaco, Virginia Raggi, e di altri esponenti 5Stelle chiedendo, in sostanza, di sbrigarsi. Un’altra fetta, invece, che ha invece sbertucciato Pallotta (compreso uno striscione appeso a Trigoria).

martedì 26 marzo 2019

LA GUERRA FRA URBANISTI FINISCE IN TRIBUNALE


Se fino a ieri fra la Giunta Raggi e l’ex assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, erano solo volati stracci mediatici, da oggi si fa sul serio e ci si vede in tribunale: Luca Montuori, successore di Berdini alla guida dell’urbanistica capitolina, ha deciso di querelare il suo predecessore
Dopo gli ultimi eventi, infatti, Berdini è uscito dal cono d’ombra in cui era piombato dopo essere stato allontanato dalla Giunta capitolina, e in una serie di interviste ha lanciato strali e accuse al suo successore, Luca Montuori, e al sindaco, Virginia Raggi. 
Dimentico di esser stato lui, Berdini, a spedire a fine agosto 2016 il progetto Stadio in Regione per l’avvio della Conferenza di Servizi, nonostante gli uffici comunali avessero evidenziato, a luglio 2016, sufficienti carenze per giustificare un rinvio al mittente; e dimentico anche della pessima figura rimediata con il tentativo di parlare della vita privata del sindaco Raggi in un’intervista a La Stampa, Berdini nelle ultime settimane ha esternato la sua versione della verità. 
Secondo Montuori, però, queste dichiarazioni di Berdini, sullo Stadio ma anche su altri progetti di urbanistica come gli ex Mercati Generali hanno superato il limite della critica e sono sfociate nella diffamazione. “In questi giorni, in cui sono in corso le giuste attività giudiziarie portate avanti dalla Magistratura - scrive Montuori in una nota stampa diffusa nel pomeriggio di ieri -  è in atto una gogna mediatica che ha origine anche nelle parole calunniose di Paolo Berdini nei miei confronti rilasciate sia in conferenze stampa che in interviste. Preciso anche, nel caso ce ne fosse bisogno, che durante il periodo in cui Paolo Berdini era in carica come assessore non ho mai svolto riunioni ‘clandestine' aventi alcun oggetto e quindi neanche sul tema dello stadio della Roma, come invece qualcuno prova a raccontare. Per questi motivi ho dato mandato al mio avvocato di querelare Berdini e non mancherò di farlo anche nei confronti di chi riporterà calunnie prive di alcun fondamento”. Appuntamento per tutti in tribunale. 
La tensione fra la Giunta Raggi e Berdini, oltre che con l’annuncio di querela di Montuori, era già esplosa domenica sera quando il sindaco, Virginia Raggi, ospite di Massimo Giletti, su La7, era stata piuttosto netta nell’analisi dei rapporti con l’ex Assessore all’Urbanistica: “Quando ci siamo insediati, Berdini, che aveva condiviso un percorso con noi, ha attivato il processo, non richiesto da nessuno, della conferenza di servizi, per velocizzare il processo”. In realtà, l’invio in Regione del progetto poteva essere evitato solo se la documentazione, come avvenne nel 2015 con Caudo, fosse stata ritenuta incompleta e rispedita al mittente. In alternativa, quindi, spedire in Regione diventava un atto dovuto. “Se lui non l’avesse fatto - ha aggiunto la Raggi - noi non saremmo stati qui a parlare. Lui l’ha attivata e poi non ha fatto una serie di cose, come chiedere pareri all’avvocatura, se la delibera di Marino potesse essere annullata, se fossimo in tempo per annullarla. Ora lui è sempre polemico, si contraddice, dimenticandosi che andò via perché disse che io avevo un amante. Ma quale stadio, Berdini è andato via per quelle cose”. 
Insomma, s’erano tanto amati e, amandosi così intensamente ieri, oggi stanno in tribunale (o con i messaggini sui giornali). 



sabato 23 marzo 2019

GRILLINI, MOLLATE ROUSSEAU E TORNATE A MONTESQUIEU


C’è in premessa un errore concettuale nella gestione del potere che è alla base del la filosofia grillina: il richiamarsi a Rousseau, padre di ogni stortura del sistema democratico, e dimenticare Montesquieu a la sua suddivisione dei poteri.

PERCHÉ DE VITO SI OCCUPA DI URBANISTICA?
La prima domanda è: “perché viene consentito al Presidente del Consiglio comunale, il cui complesso e faticoso lavoro è quello di guidare i lavori dell’Aula elettiva, di occuparsi, invece, dell’Urbanistica e dei vari progetti?"
E, ancora. "Perché sono i consiglieri comunali a interloquire con gli uffici per preparare i Regolamenti da votare?" Impianti sportivi comunali, sponsorizzazioni, eventi sportivi, polizia urbana: tutta roba che non ha origine nel Governo cittadino (la Giunta) ma nelle spettacolari teste pensanti dei Consiglieri, ognuno dei quali - miracoli dell’”uno vale uno” - acquisiscono nei fatti poteri e competenze che sarebbero proprie degli Assessori. 
Soprattutto una: quella di trattare con i funzionari comunali, con gli uffici. 
Per rispondere a queste domande basta scomodare Rousseau.

IL DANNO ALLA CITTÀ
I risultati di questa commistione fra controllati e controllori, fra potere esecutivo (Giunta) e quello legislativo (Consiglio) finisce per distruggere la città.
Consiglieri che chiedono di inserire nei bandi di gara ogni fantasia gli passi per la testa purché sia stata letta in 30 secondi su Wikipedia nella migliore delle ipotesi o, più sovente, su qualche sito astruso. Consiglieri che hanno rapporti diretti e ufficializzati con dirigenti comunali, instaurando un pericolosissimo precedente. 
E, per contro: assessori inesistenti, trasparenti, volatili. Inutile citare l’ineffabile Meleo alla Mobilità - transiterà alla storia con le stesse virtù (politiche) di Nick Quasi Senza Testa di Harry Potter - il Daniele Frongia che posta di tutto ma che fa governare il presidente della Commissione, Diario. Degli altri - compreso l’unico che abbia uno spessore almeno tecnico, Luca Montuori all’Urbanistica - la storia politico-amministrativa di questa città si ricorderà come di figurine Panini casualmente transitate a Palazzo Senatorio. Anche perché, dura di più un allenatore della Roma di un Assessore della Giunta Raggi.

PERCHÉ? ABBIAMO UN SINDACO?
E su tutti spicca lei, Virginia Raggi. Di lei cosa ricorderemo? Il ritornello stantio e logoro del “prima era peggio” e il fatto che, qualunque cosa succeda intorno a lei, lei mai ne sa nulla, mai si accorge di nulla, mai vede nulla. 

Non vede le scale mobili delle metro che da mesi sono distrutte. Non vede gli alberi che crollano. Non vede le buche nelle strade. Non vede le gare d’appalto che non si fanno e che, quelle rare volte che si fanno, vengono cassatie impietosamente dal Tar per manifesta idiozia dei bandi e, quando invece per  miracolo, arrivano anche a conclusione vanno deserti perché scritte ad minchiam. 
Non vede (o forse non ricorda) che, dal palco di Italia a 5Stelle, aveva profetato sull’immediato acquisto di 600 autobus nuovi. Ne arriveranno, a noleggio e pure caro, 38 nuovi e 70 usati. Ma intigna a dire che hanno salvato Atac. 
Non vede la mondezza che straborda ovunque rendendo questa città un letamaio mefitico. Del resto, dopo Atac stanno provando a salvare pure Ama! 
Dal che, l’interrogativo della storia sarà: fra il 2016 e a oggi il 2019 e forse fino al 2021, Roma ha avuto un Sindaco? O, piuttosto: a Roma abbiamo registrato, prima volta nella Storia,  un “non Sindaco”, una “non Giunta” e un “non Consiglio come, del resto, il partito delle Stelle ha il Non Statuto?
In verità, in questo triennio e, calamità se dureranno ancora, per l’intero quinquennio, Roma ha avuto un’accozzaglia raccogliticcia di arroganti e incompetenti. Incapaci di far altro che fermare la città e chiedere soldi al Governo. A governare senza decidere - e rimanere invischiati in storie di corruzione ogni volta che hanno provato a decidere - e limitarsi a chiedere soldi a Pantalone so’ bboni tutti! 

VIA D’USCITA
Non gli eventi giudiziari ma l’incapacità dovrebbe consigliare a questa Amministrazione la serena accettazione dell’impossibilità: ad impossibilia nemo tenetur. Il compito è troppo arduo. Semplicemente, non siete in grado. Fatevene una ragione.  
Non si può pensare di far scrivere un Regolamento o dettare un bando a chi fino al giorno prima della elezione in Consiglio aveva un negozietto di chincaglieria o era un architetto fallito o impiegato in qualche oscuro ufficio. 
E non sorprendiamoci se, poi, con l’idiota assunto dell’”uno vale uno”, si aprono le porte agli incompetenti. 
Della corruzione non mi interessa: sono accuse e andranno provate. Spetterà ai giudici e io spero sempre che gli accusati dimostrino la loro innocenza. 
Perché basta l’incompetenza a condannare questa Amministrazione
Non c’è bisogno della corruzione e fa letteralmente schifo la ghigliottina pubblica cui è stato esposto De Vito senza neanche ascoltarne la prima difesa. 
L’unica via d’uscita è quella di cancellare Rousseau, la sua volontà generale e il suo appiattimento dogmatico su un malinteso concetto di democrazia che si trasforma in tirannia, ma tornare a Montesquieu, alla divisione dei poteri e, con lui, alla selezione (e formazione) di una vera classe dirigente. Altrimenti, rapidamente annovereremo il Movimento 5Stelle all’Uomo Qualunque: una meteora. Che, però, a differenza di Giannini, di danni ne ha già prodotti tanti.  

venerdì 1 febbraio 2019

STADIO; FACT CHECKING SU ITALIA NOSTRA ("TROVARE ALTERNATIVE A TOR DI VALLE")

L’intervista all’assessore all’Urbanistica della Giunta Raggi, Luca Montuori, sul progetto Stadio della Roma ha offerto l’occasione a Italia Nostra di tornare sul tema con una lunga nota che si riporta integralmente. 

“Il nodo gordiano dello Stadio della Roma a Tor di Valle deve essere ormai reciso a fil di spada. L’amministrazione Raggi non può proseguire con le dichiarazioni d’intenti non supportate da fatti concludenti. La conclusione, a questo punto, non può che prendere atto, finalmente, che uno #StadioFattoBene annesso ad un business park a Tor di Valle non si può fare. Due conferenze dei servizi e due procedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale non hanno risolto i problemi di un’area con enormi criticità di compatibilità ambientale e di mobilità. L’inchiesta penale in corso ha scoperchiato il vaso di Pandora delle prassi che hanno caratterizzato il tentativo del proponente di ottenere l’assenso ad un progetto caratterizzato da gravi criticità ma in compenso in grado di produrre una plusvalenza di 200 milioni. Si è tentato di superare il principio per cui l’area è e resta inedificabile se preliminarmente non vengono realizzati e collaudati gli interventi previsti dal Piano di Assetto Idrologico, ma la soluzione trovata ha forti probabilità di ricadere anch’essa tra le questioni a rischio di legittimità. Da ultimo, l’incredibile vicenda della “bozza” della relazione commissionata al Politecnico di Torino, pagata con i denari dei contribuenti romani ma senza rilievo giuridico. Relazione prima secretata e poi divulgata, che ha definito “catastrofica” la viabilità dell’intero quadrante se venisse realizzato l’intervento proposto. Un’eventuale parere trasformato in  positivo, nella versione definitiva, sarebbe destinato a sollevare ancora maggior dubbi piuttosto che risolverli. Quanto alle profferte di aiuto che sembra siano arrivate alla Sindaca dal Primo Ministro Conte e dal Ministro Toninelli per realizzare il ponte di Traiano a carico dello Stato, prefigurano un “aiutino” che oltre ad essere inaccettabile dal punto di vista dell’interesse pubblico, non risolverebbe il problema dello stadio “non-fatto-bene” in quanto il procedimento dovrebbe ripartire daccapo. L’area di Tor di Valle va quindi archiviata. Italia Nostra Roma lo sostiene da tempo. Aveva già evidenziato, con conferenza stampa del 20 febbraio 2017, in tempi non sospetti ma
evidentemente non ancora maturi, che Tor di Valle è il luogo sbagliato per realizzare uno stadio, indicando perfino alcune aree alternative. Se ci avessero ascoltato, ieri, oggi la squadra romana avrebbe già il suo stadio in costruzione o addirittura realizzato. Ora è ormai indifferibile individuare un’area alternativa a Tor di Valle, che soddisfi l’interesse pubblico e dia alla città un contributo di infrastrutturazione e mobilità sostenibile invece di creare problemi “catastrofici”. Aree del genere non mancano tra le top-ten di quelle individuate nello studio dall’advisor incaricato dalla Roma Cushman & Wakefield. I decisori ne prendano atto immediatamente”.


Fact checking (in rosso la frase di Italia Nostra):

L’inchiesta penale in corso ha scoperchiato il vaso di Pandora delle prassi che hanno caratterizzato il tentativo del proponente di ottenere l’assenso ad un progetto caratterizzato da gravi criticità ma in compenso in grado di produrre una plusvalenza di 200 milioni.
L’inchiesta penale non ha riguardato alcun atto che abbia invalidato il complesso e partecipato iter amministrativo di esame del progetto da parte dei svariati dipartimenti dei Municipi, del Comune, della Città Metropolitana, della Regione e dello Stato. Dipartimenti articolati in più uffici cosa che porta il numero dei funzionari pubblici che, a diverso titolo, hanno lavorato al dossier a superare tranquillamente il centinaio di persone e probabilmente molte di più. Associare un’inchiesta penale che, per bocca della stessa Procura, non ha evidenziato elementi di vizio sull’iter a una plusvalenza (tutta da dimostrare sia nell’esistenza che nell’entità) suona come un ritorno agli slogan degli anni ’70 della sinistra proletaria. Secondo Italia Nostra chi investe forse non avrebbe diritto alla remunerazione dell’investimento? 

Si è tentato di superare il principio per cui l’area è e resta inedificabile se preliminarmente non vengono realizzati e collaudati gli interventi previsti dal Piano di Assetto Idrologico, ma la soluzione trovata ha forti probabilità di ricadere anch’essa tra le questioni a rischio di legittimità.
L’area non è inedificabile, tant’è che sopra vi è un ippodromo, stalle, abitazioni, fattorie. Né tantomeno resta inedificabile, visto che nel progetto sono previsti non solo interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nell’area interessata dalla costruzione dello Stadio e delle sue pertinenze commerciali e direzionali, ma sono anche stati inseriti interventi di messa in sicurezza idraulica del Fosso del Vallerano e di quello dell’Acqua Acetosa, di competenza statale, attesi da decenni.

Relazione prima secretata e poi divulgata
In realtà ci prendiamo il merito di aver violato il segreto imposto dal Campidoglio.

Quanto alle profferte di aiuto che sembra siano arrivate alla Sindaca dal Primo Ministro Conte e dal Ministro Toninelli per realizzare il ponte di Traiano a carico dello Stato, prefigurano un “aiutino” che oltre ad essere inaccettabile dal punto di vista dell’interesse pubblico, non risolverebbe il problema dello stadio “non-fatto-bene” in quanto il procedimento dovrebbe ripartire daccapo.
Ricordiamo a Italia Nostra che un ponte di attraversamento di un fiume è per definizione un’opera pubblica. E come tale dovrebbe essere il pubblico a costruirlo. Nei programmi di sviluppo urbano della città sono previsti già da decenni ben tre ponti da realizzare nel più ampio quadrante Marconi-Acilia. Uno di questi è il Ponte dei Congressi, l’unico ponte a oggi progettato e finanziato dal pubblico. Il Ponte di Traiano (o come lo si voglia chiamare) era previsto già da tempo come collegamento diretto delle direttrici Magliana e Ostiense/del Mare con l’Autostrada Roma-Fiumicino.
Il paradosso è che, come per il ponte ad Acilia più oltre sulla via del Mare in direzione Ostia, il Ponte di Traiano e quello dei Congressi dovrebbero essere costruiti dal Pubblico. Che la Giunta Marino lo avesse posto in capo al privato in occasione della costruzione dello Stadio della Roma è l’anomalia: un’anomalia, però, che consentiva allo Stato di non sborsare soldi contanti ma di pagarlo con cubature.
Infine, solo un’ignoranza abissale delle leggi può far scrivere che “il procedimento dovrebbe ripartire da capo”: se lo Stato assume su di sé l’onere della costruzione dovrà farlo al di fuori della procedura Stadio, visto che non è legale un finanziamento sotto forma di un’opera a un progetto privato per quanto di interesse pubblico ma di una società sportiva per di più quotata in borsa. Quindi, qualora fosse ritenuto un asse strategico nello sviluppo urbano della città, lo Stato assumerebbe su di sé l’onere di pagare (e gestire la gara d’appalto) il Ponte di Traiano all’interno di un più vasto Accordo di Programma sulla mobilità a Roma, non dissimile, ad esempio, da quello che ha portato 425 milioni di euro nelle casse del Campidoglio per le due metropolitane o di quello che ha stanziato 180 milioni di euro a favore della Regione per la Roma-Lido di Ostia.

Ora è ormai indifferibile individuare un’area alternativa a Tor di Valle, che soddisfi l’interesse pubblico e dia alla città un contributo di infrastrutturazione e mobilità sostenibile invece di creare problemi “catastrofici”. Aree del genere non mancano tra le top-ten di quelle individuate nello studio dall’advisor incaricato dalla Roma Cushman & Wakefield.
Ancore un esempio di come Italia Nostra ignori le normative italiane. La legge 147/2013 (chiamata “legge Stadi”, quella che ha dato il via a tutto l’iter) pone in capo al privato la facoltà di scegliere l’area dell’intervento e al Comune quella di assentire, assentire con modifiche (il caso di Tor di Valle) o negare l’area ma con motivazione. Dopo 6 anni dall'approvazione della legge in questione, asserire che è “indifferibile individuare un’area alternativa a Tor di Valle” è solo un modo per avere 5 minuti di visibilità.