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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 4 settembre 2020

COMUNALI ROMA 2021, INTERVISTA A CLAUDIO DURIGON




Tanto a sinistra come a destra sulla corsa al Campidoglio sembra regnare solo tanta confusione e incertezza.
Intanto noi stiamo lavorando a partire dal programma. Vogliamo elaborare una strategia che consenta alla città di uscire dagli anni bui della Raggi e di Ignazio Marino. Sapremo scegliere un nome di qualità per il centrodestra al momento giusto, che dia le giuste prospettive di attuazione del programma, attuando un’inversione totale rispetto alla incompetenza della Raggi che ha fermato la città per troppo tempo”.
Claudio Durigon, sindacalista Ugl, deputato, commissario della Lega a Roma, già sottosegretario al Lavoro nel governo Conte 1, è duro sulla valutazione del quinquennio Raggi (con menzioni anche per Zingaretti) e fa da pontiere con gli alleati sul nome. Durigon, a chi spetta fare il nome? Alla Lega o a Fratelli d’Italia?
Troveremo una convergenza come abbiamo fatto in tutte le situazioni nazionali. Alla fine con la giusta discussione si raggiunge l’unità. Il nome oggi viene in secondo piano. L’esigenza primaria è quella di costruire un programma che risollevi una città abbandonata a se stessa”.
Qualche idea sulle basi di questo programma?
Abbiamo iniziato a gettare le basi su quel che vogliamo per Roma: pulizia, efficienza, sviluppo, sicurezza. Credo che il centrodestra sarà pronto con un programma che faccia tornare Roma vera Capitale”.
Fra i manifesti c’è quello sullo sport. Primo punto, lo Stadio della Roma. Vuol dire che i consiglieri della Lega voteranno a favore del progetto Raggi, se e quando andrà in Aula?
Noi siamo a favore delle infrastrutture. Penso che la Raggi non doveva perdere così tanto tempo e se c’è arrivata solo oggi, a sette mesi dal voto, sia in enorme ritardo. Lo stesso pensiero va al Flaminio e, qualora sarà, anche allo Stadio della Lazio. Noi siamo a favore. Noi eravamo pronti anche a votare a favore di Roma città Olimpica salvo che la Raggi ha deciso di non correre”.
Sì, ma in concreto: voterete sì o no all’attuale progetto?
Dobbiamo verificare il progetto che entrerà in Consiglio. La valutazione non è una cosa secondaria”.
Ha citato il Flaminio. Che, però, è un problema che ha già bruciato i sindaci Alemanno, Marino e Raggi. Tanti vincoli e scarsa appetibilità economica.
Noi dobbiamo ripartire dando risposte. Dobbiamo mettere attorno a un tavolo tutti i soggetti che ruotano sul Flaminio con l’obiettivo di riqualificare quell’area. È compito del sindaco quello di farsi promotore e trovare soluzioni”.
Fra destra e sinistra, non c’è nessuno che promuova l’operato della Raggi.
Ha perso tempo e fatto tanti danni”.
Altro tema: i rifiuti. Difficile non notare che la Lega si sia schierata con le proteste dei no discarica di Monte Carnevale. D’accordo che siete favorevoli ai termovalorizzatori ma anche con i termovalorizzatori la discarica serve comunque.
Le responsabilità vanno ripartite fra i due personaggi che stanno governando la Regione, Nicola Zingaretti, e il Comune, Virginia Raggi. Serve  un ciclo dei rifiuti chiuso e sostenibile, altrimenti la discarica da sola diventa solo una foglia di fico, un alibi. Non solo la Lombardia o il Veneto, ma anche le rossE Emilia-Romagna e Toscana hanno inceneritori, termovalorizzatori e discariche, sistemi integrati che hanno garantito l’ambiente e il decoro urbano”.
Durigon, uno dei ritornelli della campagna elettorale su Roma sarà la “Lega nemica della Capitale”, con riferimento al vecchio Roma Ladrona come alle ultime posizioni in tema di finanziamenti e poteri.
Parliamo dei tempi antichi. La Lega non era neanche presente a Roma. Oggi è un’altra cosa: noi abbiamo chiesto di aprire un confronto per capire quali poteri speciali servono alla città. Poteri speciali alle grandi città, Roma per prima, sono dovuti”.

mercoledì 5 agosto 2020

PARISI: “IL PIANO RIFIUTI NON RISOLVE NIENTE”


Durante la campagna elettorale nel 2018 ci siamo impegnati a chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno della regione Lazio entro il 2019, bastava attivare tutti gli impianti autorizzati dal Piano Polverini”. 
Stefano Parisi, consigliere regionale del Lazio, era il candidato alla Presidenza nelle elezioni 2018, arrivato poco dietro Nicola Zingaretti.  
Consigliere, per “chiusura del Piano” intende l’autosufficienza del Lazio nella gestione del ciclo rifiuti? 
Sì, intendo quello. L’emendamento che ho proposto e che è stato approvato prevede la chiusura del ciclo dei rifiuti entro il 2025 come primo obiettivo del Piano”.
Parisi, il Piano manca dell’impiantistica per la chiusura del ciclo sull’indifferenziato. 
Già. Loro dicono: entro il 2025 raggiungeremo il 70% di raccolta differenziata. Totalmente irrealizzabile. Se anche fosse realizzato questo obiettivo comunque avremmo 500mila tonnellate da portare fuori dalla Regione. È un Piano che non risolve niente. Una valanga di piccole misure sul compostaggio da fare nel giardino di casa”. 
Pochi giorni fa il progetto Ama di un impianto di compostaggio aerobico a Cesano ha ottenuto l’assenso con prescrizioni alla Valutazione di Impatto ambientale ma la Lega si è schierata con i Comitati della protesta. 
La Lega è a favore dei termovalorizzatori ma poi su un semplice impianto di compostaggio si mette contro. Per noi nel Lazio serve un secondo impianto di termovalorizzazione, oltre a quello di San Vittore del Lazio, altrimenti l’obiettivo che il Consiglio ha approvato, di chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno della regione entro il 2025, non è realizzabile. C’è però una parte di Fratelli d’Italia che è totalmente contraria. Questa è la contraddizione del centrodestra”.  
Dunque avete proposto un secondo termovalorizzatore.  
Si, ma difficilmente passerà anche se ci sono settori anche della maggioranza favorevoli. Ma Zingaretti oramai ha consegnato la Regione, come il Governo, alla subalternità ai 5Stelle. La verità è che su questi temi la politica ha paura di guidare la Regione verso la modernità”. 

martedì 4 agosto 2020

VIA LIBERA ALL’IMPIANTO DI COMPOSTAGGIO AMA A CESANO


Arriva, con numerose prescrizioni, la valutazione di impatto ambientale (Via) all’impianto di trattamento per i rifiuti umidi progettato da Ama e da realizzarsi a Cesano, nel territorio nel XV Municipio.
Il progetto è stato presentato in Regione da Ama a inizio marzo 2018 e ha subito un iter al quale hanno preso parte: l’Agenzia regionale di Protezione ambientale del Lazio, la Asl, svariati dipartimenti del Campidoglio, comprese le sue aziende agricole e il XIII Municipio, il Comune di Anguillara Sabazia, l’Enea e sei diversi Comitati e Associazioni più o meno contrari al progetto. 
Alla fine, la Via viene accordata con un totale di 71 fra prescrizioni e osservazioni
Il progetto prevede di realizzare un “impianto di recupero di rifiuti urbani biodegradabili provenienti da raccolta differenziata mediante compostaggio (bio-ossidazione aerobica)” ed è stato proposto da Ama.
L’impianto dovrebbe sorgere in località via della Stazione di Cesano in un’area al di fuori del GRA, localizzata nel territorio del Municipio Roma XV a ridosso del confine con i comuni di Anguillara Sabazia, Campagnano di Roma e Formello. In totale di tratta di un’area di 68mila metri quadri.
L’impianto dovrebbe produrre “compost” attraverso un processo che stabilizzi i rifiuti organici mescolati con materiale di origine lignea.
Dal punto di vista biologico la frazione più problematica proveniene dalla raccolta differenziata (scarti di cucina, scarti mercatali)”, si legge nella Via. Il processo si svolge in tre fasi: miscelazione e pretrattamento; ossidazione delle sostanze organiche e loro stabilizzazione e, infine, maturazione del composto. 
In totale il nuovo impianto avrà una capacità di trattamento totale di 60mila tonnellate annue, di cui 50mila proverranno dai rifiuti organici e 10mila dal materiale di origine lignea che non è classificato come rifiuto.
Stando alle tabelle inserite nella Via, l’impianto potrebbe assorbire rifiuti organici per 111 kg annui per abitante, pari a quelli prodotti annualmente da circa 450mila abitanti, più o meno corrispondenti ai residenti nei Municipi III, XV e parte del XIV.   


Il progetto prevede la costruzione di un capannone di oltre 17mila metri quadri di superficie dove saranno trattati i rifiuti organici mentire “i rifiuti verdi (quelli di origine lignea, ndr) saranno invece stoccati e trattati al di sotto di una tettoia dedicata contigua al capannone di lavorazione dotata di pavimentazione industriale e rete di raccolta dei percolati”.
Per evitare i miasmi generati durante la fase di ossidazione (che sviluppa calore) “il capannone, all’interno del quale verranno effettuate tutte le operazioni di trattamento dei rifiuti organici sarà tenuto in costante depressione al fine di evitare emissioni fuggitive. L’aria estratta sarà avviata ad un sistema” di filtri “della superficie di circa 1.768 mq”.
Il risultato dopo i 90 giorni di maturazione sarà un “compost stabile ed utilizzabile come ammendante (fertilizzante) in campo agricolo”.
Ovviamente monta la protesta dei vari comitati del no assieme ai quali si schiera la Lega al Consiglio Regionale del Lazio. Una protesta politica miope che non arriva a cogliere la necessità di dotare Roma di impianti sulla differenziata: la città è sommersa dai rifiuti e il sistema di riciclo è al collasso. 

giovedì 16 luglio 2020

VIRGINIA VUOLE IL SUO STADIO





L’accelerazione è di quelle importanti: dopo mesi di melina, rinvii, mezze parole, ieri il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha annunciato che la delibera sul progetto Stadio della Romaa breve arriverà in Giunta”. Non ha specificato la data ma ha chiarito che sarà a giorni, “compatibilmente con gli atti che sono in lavorazione nei vari  uffici. Poi - ha aggiunto il Sindaco - passerà in Assemblea, immagino, dopo l’estate". 
Le elezioni comunali si avvicinano a grandi passi e lo Stadio della Roma diventa una succulenta carta elettorale da giocarsi: insomma, dal “cancelliamo il progetto” espresso dalla Raggi nella campagna elettorale 2016 siamo passati al “fortissimamente volli” il nuovo “Colosseo” del 2020. 
Lunedì 20 dovrebbe arrivare il via libera definitivo dei consiglieri 5Stelle in Campidoglio i quali, dopo la riunione in streaming del 7 luglio, si sono presi due settimane per riflettere e poter leggere gli atti della due diligence interna. 
Ogni lunedì i grillini tengono una riunione di gruppo e per quella del 20 è calendarizzata la discussione finale sul progetto Tor di Valle. 
Ottenuto questo via libera - un atto giuridicamente inventato ma politicamente importante - la strada dovrebbe spianarsi secondo un cronoprogramma abbastanza chiaro nelle sue linee essenziali: prima di tutto in Giunta vanno adottati i testi delle convenzioni con la Regione Lazio per la Roma-Lido di Ostia e con la Città Metropolitana per la via del Mare
Atti che poi dovranno essere firmati e inseriti come parte integrante della delibera Stadio. Non a caso, la Raggi ha aggiunto un passaggio alle sue dichiarazioni: “intanto mandiamo avanti i lavori in Giunta”. Completato questo step, gli uffici potranno consegnare tutte le carte complete e, a quel punto, inizierà il vero iter che porterà alla votazione finale in Assemblea Capitolina. Prima la Giunta, poi le Commissioni - saranno quanto meno cinque: Urbanistica, Mobilità, Lavori pubblici, Ambiente e Commercio - e il IX Municipio. Poi finalmente il voto definitivo
Il nodo politico per la Raggi è proprio la votazione: è probabile un sostegno al progetto sia da alcuni consiglieri della Lega, di Fratelli d’Italia e del Pd ma è la conta interna ai grillini quella che desta preoccupazioni. Ci sono alcuni nomi - Simona Ficcardi, Alessandra Agnello, Gemma Guerrini - che circolano come di “dubbiosi” se non proprio “dissidenti”. E sarà necessario capire se questo dissenso sarà confermato o meno. 
Dalle opposizioni, l’unica voce che si leva è quella del capogruppo Pd, Giulio Pelonzi che, però, per l’ennesima volta dimostra di non conoscere le norme che regolano il funzionamento del Consiglio comunale. Pelonzi chiede che le bozze del testo vengano preliminarmente analizzate “in Commissione urbanistica per dare modo ai consiglieri visionare tutti gli atti” prima dell’inizio dell’iter vero e proprio: gli atti sono già accessibili, l’analisi preliminare non è prevista ed è anche pericolosa dato che costituirebbe una duplicazione di passaggi burocratici, un rallentamento ulteriore dell’iter e un precedente pericoloso per qualunque futuro progetto. 

venerdì 15 maggio 2020

MASCHERINE FANTASMA; ZINGARETTI: "CHI HA SBAGLIATO, PAGHERÀ. DA OGGI SI CAMBIA"




Sulla gestione della pandemia Coronavirus nel Lazio si va verso l’istituzione di una Commissione speciale: lo ha deciso il Consiglio regionale del Lazio che, nei prossimi giorni, deciderà sulla operatività. Ieri, seduta dedicata al Covid-19 e al caso “mascherine fantasma” alla presenza di Nicola Zingaretti, presidente della Giunta.
Come da previsioni, Zingaretti ha ringraziato le opposizioni: “Più trasparenza c’è e meglio è. Hanno fatto bene le opposizioni a vigilare, denunciare e indicare i problemi”. Spiega il Presidente: “Eco Tech ci ha comunicato di avere sottoscritto accordi con le sue aziende fornitrici per la restituzione dell’intera somma dell’accordo erogato e la firma di una transazione che fissa un puntuale piano di rientro e su questo si è avviata una procedura di restituzione. Vigileremo con grande rigore perché l’impegno sia rispettato fino a quando l’ultimo euro non ritornerà in cassa”. E sulle polizze fidejussorie esibite da Eco Tech, Zingaretti aggiunge: “va avanti anche l’iter che riguarda le polizze. L’1 maggio è già stata chiesta la loro escussione e domani (oggi per chi legge, ndr) è il termine ultimo per la loro riscossione”. E per il futuro, Zingaretti, dopo aver rimarcato il ruolo nella vicenda del vicepresidente Daniele Leodori (“mi ha sostituito in momenti difficili”) annuncia un “audit” per stilare un nuovo piano operativo per altre emergenze simili. 
A parte un paio di richiami alla magistratura, il caso finisce così. Il resto della relazione e della replica, Zingaretti lo dedica ad esaminare la fase 2 nel Lazio: riaperture per bar e ristoranti anche con consumo sul posto, riavvio dell’attività per barbieri, parrucchieri, estetisti, banchi non alimentari nei mercati; poi sport (“ma senza l’uso degli spogliatoi”) e spiagge (“quelle libere devono restare tali”). Altri passaggi sugli aiuti economici: “28mila domande di Cassa integrazione pagate su 70mila presentate. Poche”.
Nel successivo dibattito in Aula, durato fino al tardo pomeriggio, spesso in un eloquio improbabile fatto di inglese masticato, italiano alla Luca Giurato e di virus invisibili (come se ne esistessero di visibili), la maggioranza ha puntato tutto sui numeri: contagi contenuti nel Lazio quindi siamo stati bravi e il caso Eco Tech è un incidente casuale di percorso. E opposizioni barricadere: Fratelli d’Italia e Lega all’attacco a testa bassa con tutti i loro esponenti e particolarmente incisivi gli interventi di Chiara Colosimo, Sergio Pirozzi e Giancarlo Righini che parlano di “inadeguatezza”, “sciatteria amministrativa” e “photoshop di documenti”. Duro il leghista Daniele Giannini (“emergenza sottovalutata”); anodino l’intervento della grillina Roberta Lombardi (“sistema sanitario regionale impreparato”) se paragonato a quello della collega Francesca De Vito: “La Regione annulli le forniture non arrivate”.
Da Roberta Angelilli, membro dell’esecutivo di FdI, parte un nuovo fronte: “fra revoche e blocchi in dogana mancano ancora quasi 16 milioni di mascherine per quasi 50milioni di valore”. 


mercoledì 6 maggio 2020

RITIRATI DALLA STRADA I 91 NUOVI BUS A METANO: DIFETTO DI FABBRICA



Meno 91. Almeno per alcuni giorni, Atac dovrà fare a meno di 91 bus. Sono quelli a metano, modello Citymood CNG, prodotti in Turchia, e acquistati dal Campidoglio nella partita di 227 vetture comprate attraverso la piattaforma statale Consip.  
Ieri il produttore, l'Industria Italiana Autobus (IIA). li ha richiamati in tutta fretta: difetto di fabbricazione. E via dalle strade.
E così, dopo i filobus sulla Laurentina fermi per scadenza del contratto di manutenzione, ora saltano altre 91 vetture. 
Nel pomeriggio, IIA ha scritto: “Intendiamo precisare che gli autobus sono stati richiamati, in via preventiva, in seguito alla notifica ricevuta da IIA, da parte di un fornitore, per una potenziale difettosità su un componente che viene fornito a livello mondiale e presente anche su alcuni dei nostri mezzi. Gli interventi di ripristino avverranno in tempi celeri in collaborazione con la nostra rete di assistenza su Roma”. E al telefono: “è solo una valvola. Non c’è pericolo per le persone. È stato il fornitore americano a segnalare che la valvola non è conforme. In due ore si cambia la valvola”. Ma conforme a cosa, non si sa. Chi sia il produttore americano di valvole difettose, neppure. E nemmeno in quale parte del motore sia collocata questa valvola. Né, se bastano due ore, c’è la conferma che in pochi giorni i 91 bus torneranno a circolare per le strade di Roma. Insomma, una richiesta di professione di fede sul fatto che il difetto non costituisca un pericolo per le persone visto che si tratta di vetture alimentate a metano. 
Minimizza anche l’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese: “I 91 bus a metano acquistati lo scorso anno da Roma Capitale non rimarranno a marcire in un deposito, né saranno ritirati dal servizio in modo permanente: le prime vetture rientreranno in servizio già questo fine settimana e in pochi giorni torneranno tutte su strada. Abbiamo ricevuto rassicurazioni da parte del costruttore e ci aspettiamo questo risultato. 'Dopo alcuni test di routine il costruttore ha riscontrato un difetto in alcuni veicoli simili a quelli in esercizio a Roma. Per precauzione Atac ha sospeso immediatamente il servizio per verificare, come previsto dalla legge, e già da domani i tecnici avvieranno i primi interventi sui veicoli per renderli di nuovo operativi. Un lavoro che quindi proseguirà fino a esaurimento della campagna di richiamo. Ci tengo a precisare che questi lavori sono assolutamente gratuiti per Roma Capitale e verranno svolti a cura della rete di assistenza della casa costruttrice”. 
La storia di questi 91 bus a metano è un capolavoro: Atac, essendo in concordato non può fare acquisti. Quindi li compra direttamente il Comune che, però, dai giudici fallimentari, è costretto ad affittarli ad Atac: 22 centesimi a km cui vanno sommati i costi di manutenzione. Opposizioni sul piede di guerra: Pd e Fratelli d’Italia annunciano entrambi la presentazione di un’interrogazione e la Lega ironizza: “fra dismissioni, flambus, immatricolazioni sbagliate, difetti di progettazione, i romani urano il mezzo privato”.


lunedì 20 aprile 2020

CORONAVIRUS; ZINGARETTI GETTA LA MASCHERINA


Questa mattina potrebbero arrivare le prime risposte dalla Giunta Zingaretti e dal capo della protezione civile regionale, Carmelo Tulumello, sul caso delle “mascherine fantasma”, la assai onerosa spesa della Regione per fare incetta in tutta fretta di mascherine, tute, camici, occhiali, gel e quant’altro. Alle 10, infatti, si riuniscono in seduta comune le commissioni Bilancio (presidente Fabio Refrigeri, PD) e Protezione Civile (presidente Sergio Pirozzi, FDI). Su carta il centrosinistra ha la maggioranza di tre consiglieri rispetto alle opposizioni. Ma, visto il silenzio imbarazzante dei 5Stelle sull’intera inchiesta, il margine di cui possono godere Zingaretti e Tulumello è ancora più ampio.
Tuttavia, per il Presidente e il Capo della Protezione civile potrebbe non essere sufficiente mezza slide - che circola da ieri - e l’invettiva, stantia e fredda, di fake news. C’è un’inchiesta della Procura e una della Corte dei Conti. Ci sono 48 determine e 130 milioni di euro impegnati per comprare beni e servizi per l’emergenza Coronavirus.
Un prezzo elevatissimo ma necessario per pagare la velocità delle consegne che, invece, ancora non arrivano. 
Denuncia Chiara Colosimo (FdI), da cui è partita tutta l’inchiesta: venerdì sono scaduti anche i nuovi termini per la Eco Tech per consegnare l’intera partita di mascherine. Che non ci sono. “Il termine per la Eco Tech per consegnare l'intera fornitura di mascherine - pagata ricordiamo ben 35 milioni di euro e con un anticipo di undici milioni - come stabilito nel nuovo contratto è scaduto venerdì scorso. Forse è ora che la Giunta piuttosto che continuare a gridare alle fake revochi i contratti alla società e denunci la vicenda” in Procura. 
La vicenda delle ‘mascherine fantasma’ targate Zingaretti rappresenta ormai una vergogna assoluta. Dopo le gare farlocche per il reperimento dei dispositivi di protezione individuali, denunciate in primis da Fratelli d’Italia, e su cui la maggioranza alla Pisana prova a perdere tempo invece di rispondere con trasparenza ai cittadini, ancora più gravi sarebbero poi le disposizioni impartite dalla Regione Lazio al personale sanitario. L’ente avrebbe raccomandato a medici e infermieri di utilizzare il meno possibile le mascherine proprio perché scarseggiavano. Poi, ben sappiamo come è andata a finire la faccenda: 48 determine e affidamenti diretti per 130 milioni di euro. Soldi già erogati dal governatore a fronte di consegne arrivate in grande ritardo e solo in una minima parte. Zingaretti spieghi”, rincara la dose il capogruppo FDI alla Pisana, Fabrizio Ghera.
Anche la Lega è sul piede di guerra. In una nota, l’eurodeputata della Lega, Simona Baldassarre, chiede le dimissioni di Tulumello e del vice di Zingaretti, Daniele Leodori: “Appare sempre più chiara la responsabilità politica dei vertici regionali sulla vicenda mascherine. Dalle procedure di affidamento senza gara d'appalto, passando per i conclamati ritardi nelle consegne, fino ad arrivare alle aziende, se non altro 'particolari', a cui sono stati commissionati gli ordinativi, poi revocati e clamorosamente riaffidati. Crediamo sia giunta l'ora che il Vicepresidente della Regione Lazio Daniele Leodori e il Direttore dell'agenzia regionale di Protezione Civile Carmelo Tulumello rassegnino le proprie dimissioni per manifesta incapacità”.
Dura presa di posizione anche del gruppo dei salviniani in Consiglio regionale: "Nicola Zingaretti e Carmelo Tulumello scappano ancora? Nessuno ha la faccia di giustificare gli affidamenti veloci a società off-shore, aziende inattive da anni, commercianti di prodotti per il benessere sessuale, di vernici e di divani per reclutare i dispositivi di protezione individuale? Nonostante le tariffe differenti paghiamo delle commesse, peraltro a peso d'oro, mai arrivate a destinazione e non c'è nessun provvedimento? Corrisponde al vero, come riporta Il Tempo, che la titolare di una società inattiva, già candidata per l'ex minisindaco di Ostia e ora assessore regionale Paolo Orneli, abbia sbloccato la consegna tramite la Protezione Civile dopo aver contattato il vicepresidente Daniele Leodori? Dalla Giunta preferiscono il silenzio, ma cosa vi preoccupa?", dicono il capogruppo e i consiglieri della Lega in Consiglio regionale del Lazio, Orlando Angelo Tripodi, Daniele Giannini, Laura Corrotti, Pasquale Ciacciarelli e Laura Cartaginese.


venerdì 17 aprile 2020

CORONAVIRUS; IL PD NON GETTA LA MASCHERINA



Non accenna a scemare il caso “mascherine fantasma” in Regione Lazio. E la querelle assume toni politici sempre più intricati: il presidente della Commissione Protezione Civile, Sergio Pirozzi, ha convocato per lunedì prossimo un’audizione del capo della Protezione civile regionale, Carmelo Tulumello

BATTAGLIA PER ASCOLTARE TULUMELLO
Ma il PD ha passato tutta la giornata di ieri a tentare di far annullare la convocazione utilizzando un presunto errore procedurale. Nei giorni scorsi Fratelli d’Italia aveva presentato la richiesta di ascoltare Tulumello in Commissione di Controllo sui Conti e anche lì, il PD, ha brigato, riuscendoci, per rendere nulla la convocazione sfruttando ancora le procedure. Fratelli d’Italia è sul piede di guerra per l’annullamento dell’audizione di Tulumello in Commissione Conti: “Abbiamo chiesto l’intervento del Comitato regionale di controllo, mentre con i nostri consiglieri siamo pronti a chiederne conto al presidente Zingaretti in tutte le sedi opportune”, afferma il capogruppo, Fabrizio Ghera
Durante l’emergenza Covid, le Commissioni si riuniscono in videoconferenza ma la procedura di convocazione è facilitata solo per 4 di esse: Bilancio, Attività Produttive, Sanità e Lavoro. Tutte le altre devono prima “sentire” il presidente del Consiglio regionale. 
Il PD, quindi, sta cercando di evitare che Tulumello venga ascoltato in Commissioni presiedute dalle opposizioni (Righini, FdI, alla Controllo Conti; Pirozzi, FdI, alla Protezione Civile) e puntano tutto a farlo ascoltare nell’anestetizzata Commissione Bilancio, casualmente a guida del Pd Marco Vincenzi. 

PIROZZI E LA CARTA CHE CANTA
Lo scontro è ancora aperto e a pesare sulle decisioni anche le decine di richieste di accredito dei mezzi di informazione che rendono difficile per i Dem svicolare da una Commissione che si annuncia pesantissima: nell’email di convocazione, infatti, Pirozzi ha chiesto che ai Consiglieri venga consegnata l’intera documentazione di tutte gli acquisti fatti dalla Regione. Di fatto, per ogni mascherina, tuta, occhiale o altro Tulumello dovrà portare ogni singolo pezzo di carta: dove è stata fabbricata, chi l’ha venduta a chi, chi l’ha trasportata, ricevuta, tutti i certificati di conformità. 

LA LEGA: INCHIESTA SUGLI SPRECHI
Non bastasse il caos Commissioni, la Lega alza ancora di più il tiro: tutto il Gruppo alla Pisana -Tripodi, Giannini, Corrotti, Ciacciarelli e Cartaginese - ha presentato una proposta di legge per chiedere l’istituzione di una Commissione regionale di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid: 7 membri che dovranno indagare su acquisti e forniture, dotazione di apparecchiature e di dispositivi di protezione. 

INTANTO NEGLI OSPEDALI...
Anche perché dopo il caso Santo Spirito, dove una partita di mascherine è stata rispedita al mittente per mancanza dei requisiti minimi di protezione, il consigliere di Forza Italia, Antonello Aurigemma, denuncia: “Sembrerebbe che dalla riunione di unità di crisi di oggi pomeriggio sia emersa la mancanza di dispositivi di protezione individuale presso i pronto soccorso del Policlinico Umberto I e di Tor Vergata. Mi auguro che questa notizia sia priva di fondamento e venga smentita immediatamente dal presidente Zingaretti”.


FLASH MOB DELLA LEGA ALLA PISANA: "RIAPRIRE IL CONSIGLIO"


Se non fossero sufficienti il caos delle mascherine; la battaglia politica per interrogare il capo della Protezione Civile, Carmelo Tulumello; la richiesta di istituire una Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, il fronte politico in Regione Lazio si arricchisce di un nuovo tema di scontro: la chiusura del Consiglio regionale
Nella mattinata di ieri i consiglieri del Gruppo della Lega - Orlando Angelo Tripodi, Laura Corrotti, Daniele Giannini, Pasquale Ciacciarelli, Laura Cartaginese - si è ritrovato per un flashmob sotto gli uffici della Pisana: “Questa mattina (ieri, ndr) abbiamo deciso di ritrovarci in Consiglio Regionale per lavorare alle proposte su questa crisi economica, oltre che sanitaria”, spiegano i consiglieri che aggiungono: “Chiediamo la ripresa immediata dei lavori in Aula per rimettere in moto la democrazia nella Regione Lazio. Sono state prese decisioni che meritano risposte e altre che dovrebbero necessariamente essere condivise anche con l’opposizione, fino ad ora messe da Zingaretti in quarantena da ogni collaborazione con risultati che sono sotto gli occhi di tutti: dal caos delle mascherine pagate e ancora non arrivate, al crescente allarme nelle RSA e Case di Riposo sul nostro territorio, fino ad arrivare alle nomine effettuate in tempi di crisi. Zingaretti è giunto il momento di cominciare a lavorare”.
Gli attriti però non sono solamente fra centrodestra e centrosinistra. Al momento si registra anche una certa dose di “freddezza” nei rapporti fra Lega e Fratelli d’Italia. Tutti e due si guardano un po’ di traverso sospettando una forma di eccessivo “collaborazionismo” con il centrosinistra. E la presentazione di proposte alternative e non unitarie - come quelle di ascoltare Tulumello tanto in Commissione Controllo Conti e quanto in Commissione Protezione Civile - non sta certo aiutando a rasserenare il clima fra i due alleati e finisce per agevolare il centrosinistra nel gioco di sponda fra le parti.
Si fa strada anche la necessità di ricominciare: “L’economia deve ripartire al più presto perché i cittadini e le attività del Lazio non ce la fanno più”, spiega Tripodi: “abbiamo consegnato un documento, perché cominciamo a pensare a una riapertura, sugli stabilimenti balneari: chiediamo a Zingaretti di allinearsi alle altre regioni e dare l'opportunità di montare e strutturare le varie attività che dall'1 giugno dovranno essere aperte. Rilanciamo e ripartiamo col mondo dell'edilizia, facciamo ripartire tutti quei progetti già finanziati ed esecutivi”. Per ripartire, occorre che le aziende si dotino di “sistemi di sicurezza come i termoscanner, le mascherine, i gel e tutti i dispositivi” anche perché “la cassa integrazione e Fare Lazio non riescono a rispondere alle tantissime richieste”.


domenica 12 aprile 2020

CORONAVIRUS; ZINGARETTI E IL PAPOCCHIO DELLE MASCHERINE


Parafrasando Carlo Verdone: “e fai l’affidamento, e revoca l’affidamento e revoca la revoca dell’affidamento”. Il pasticcio della Regione Lazio sulla vicenda mascherine è completo: il presidente della Giunta, Nicola Zingaretti, annuncia l’arrivo delle prime 800mila mascherine e, dietro, parte la grancassa dei pezzi da novanta della sinistra che attacca chi, Fratelli d’Italia e Lega, ha reso noto il caos, festeggiando le 800mila mascherine come fossero un gol al novantesimo.
Poi, però, ci sono gli atti protocollati: tre affidamenti alla Eco Tech avrebbero dovuto portare 9 milioni e mezzo di mascherine a disposizione della Regione. I tre affidamenti diretti in totale avrebbero dovuto portare 3 milioni e mezzo di mascherine FFP2, 4 milioni di FFP3 e 2 di quelli chirurgiche. Costo, 39,5 milioni di euro. Consegna in due lotti: entro il 18 marzo dovevano arrivare 1,5 milioni di FFP2 e 1 milione di FFP3. Entro il 23 marzo il resto. 
Siamo all’11 aprile e, quasi fosse una nota di merito e trionfo, Zingaretti annuncia l’arrivo delle prime 800mila mascherine, quelle di tipo chirurgico. Praticamente meno solo l’8,4% della fornitura totale. Che ha accumulato già almeno 18 giorni di ritardo. Stando alle informazioni della Regione già oggi è previsto l’arrivo di altri 600mila pezzi, forse le agognate FFP2 e FFP3. Al ritmo medio di 700mila pezzi al giorno, ci vorranno quasi due settimane per completare la fornitura acquistata con “somma urgenza” nelle procedure ma con tempi di consegna tutt’altro che urgenti.
Ovviamente, non mancano le polemiche politiche col centrodestra sul piede di guerra. Perché la Regione, dopo aver assegnato la fornitura alla Eco Tech, prima l’ha revocata per inadempienza, poi ha cancellato la revoca e riconfermato il contratto: al netto dei tecnicismi legali, per evitare di ricominciare tutto da capo perdendo altro tempo.
“Abbiamo chiesto soltanto trasparenza: vorremmo comprendere per quale motivo l'amministrazione, anziché procedere all'immediata segnalazione del fatto alla Procura, abbia permesso un contratto di novazione tra la Protezione Civile e la società inadempiente”, scrive il capogruppo della Lega, Orlando Tripodi. Stessa linea per Laura Corrotti, sempre Lega: “vogliamo capire cosa non ha funzionato, se si poteva fare meglio e con criteri di scelta più adeguati come chiesto nell’interrogazione presentata nei giorni scorsi e con la richiesta di audizione del Direttore della Protezione Civile”. Chiusura per Chiara Colosimo, Fratelli d’Italia: “La Regione stipula un nuovo contratto con la Eco Tech spostando la data di consegna, in piccole parti, fino al 17 aprile, confermando lo stesso prezzo d'acquisto superiore ai prezzi di mercato. A pagarne le conseguenze è il personale medico che dovrà attendere almeno un’altra settimana per ricevere le mascherine. E loro continuano a parlare di bufale politiche".


martedì 7 aprile 2020

CORONAVIRUS; LA LEGA ATTACCA: "DALLA REGIONE 35MILA EURO PER I DETENUTI"



Un pezzo di centrodestra in Regione scrive al Presidente della Repubblica per il problema del potenziale contagio dei detenuti a Rebibbia e un altro pezzo protesta per le cifre che il Garante dei detenuti del Lazio spende in queste settimane. 
Se il vicepresidente del Consiglio regionale, Pino Cangemi, si fa portavoce presso Mattarella (e il Governo) dei problemi del possibile contagio del Covid fra i detenuti di Rebibbia per il sovraffollamento, dalla Lega alla Pisana la consigliera Laura Corrotti stigmatizza come, in questo periodo, il Garante dei detenuti annunci la spesa di 35mila euro per pagare alloggi ai detenuti in semilibertà ma senza casa e che paghi altri soldi (oltre 40mila euro) in due consulenze sul “Piano strategico per l’empowerment (la crescita personale, ndr) della popolazione detenuta”.
Scrive la Corrotti: “Ben 35mila euro ai detenuti ammessi ai domiciliari per poter dare loro un alloggio una volta fuori dal carcere: è questa l’ultima decisione della Regione Lazio che, dopo la volontà di alleggerire il numero della popolazione carceraria espressa dal Garante, stanzia questi fondi. Se il  Garante crede che le carceri siano sovraffollate, presenti un progetto al Consiglio che ne discuterà appena possibile; il Garante non può diventare una zona franca in cui si può fare tutto senza controllo, soprattutto data la carenza di risorse a disposizione”. 

sabato 4 aprile 2020

CORONAVIRUS, REBUS CASSA INTEGRAZIONE



Lega e Fratelli d’Italia denunciano: in Regione hanno perduto le domande di cassa integrazione presentate sabato 28 marzo. Replica dell’Assessorato: notizie infondate
Già si partiva dallo stato di tensione fra Governo e Regioni sul problema della cassa integrazione - farraginosità delle procedure, stanziamenti insufficienti, Regioni lente - poi la lettera dei Consulenti del Lavoro al Governo. E ora, il caso Lazio. 
Andiamo per ordine. 
Ieri il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone, scrive una lettera al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese: dieci Regioni sono ancora ferme sulla cassa integrazione, le liquidazioni sono a rischio e si registrano episodi di violenza e minacce alla categoria. 
Secondo la Calderone: “Sono 10 le regioni italiane che non consentono ancora di presentare le domande di Cassa Integrazione in Deroga (Cig) a causa di intoppi burocratici o trattative con le parti sociali che vanno per le lunghe. Abruzzo, Bolzano, Sicilia, Trento, Umbria, Valle d’Aosta non hanno ancora ufficializzato la data da cui sarà possibile inoltrare le istanze; mentre in Basilicata e Sardegna sarà possibile farlo dall’8 aprile; in Calabria e In Emilia-Romagna dal 6 aprile, ma in quest’ultima regione l’invio delle richieste per le 4 settimane precedenti si è concluso solo nei giorni scorsi. Tutto questo comporta clamorosi ritardi che spostano in avanti la data di liquidazione ai lavoratori delle somme maturate per la Cig”. I lavoratori interessati da questi ritardi sono due milioni e 600mila
Poi c’è il caso Lazio. La Regione non rientra fra quelle ritardatarie denunciate dal Consulenti ma, stando a quanto affermano Lega e Fratelli d’Italia, si registrano comunque disservizi pesanti. A causa di problemi sulla posta elettronica certificata, sarebbero “andate perse centinaia di domande per Cassa Integrazione e relativa documentazione” presentate sabato 28 marzo. Dalle determinazioni dirigenziali pubblicate, risultano lavorate le domande presentate il 25, il 26, il 27 e il 29 marzo. Ma manca la pubblicazione delle determinazioni del 28. Spiegano Giancarlo Righini (FdI) e Laura Corrotti (Lega) di aver ricevuto diverse segnalazioni dal consulenti del lavoro sul “buco” informatico: “dal giorno 3 aprile - a seguito della segnalazione - le autorizzazioni non riportano più, stranamente, la data di presentazione. Si tratta di un provvedimento urgente e attendiamo una smentita da parte dell’Assessore al Lavoro in cui ci indichi dove sono i nuovi atti in merito o, altrimenti, delle istruzioni per le aziende che hanno presentato la domanda e vogliono sapere se devono ripresentarla, nonostante siano in possesso di una ricevuta di protocollo”.
Replica dell’assessorato al Lavoro: “Le polemiche sono totalmente infondate. Tuttavia per noi è un'occasione per tranquillizzate tutti i 2684 tra professionisti e datori di lavoro che nella giornata di sabato 28 hanno inviato le pec. Le domande, pervenute alla mail areavertenze@regione.lazio.legalmail.it sono state correttamente ricevute dagli uffici dell'assessorato al Lavoro e Formazione, che continuano a lavorare anche sabato e domenica e sono state lavorate secondo l'ordine cronologico di arrivo. Il nostro bilancio parziale, a 9 giorni, è di circa 25000 domande caricate sulla piattaforma informatica”.

mercoledì 25 marzo 2020

REGIONE; CANDIDATA PD ALL'ANTICORRUZIONE


Altro caso politico in Consiglio regionale. La Lega denuncia: una candidata del Pd nominata come responsabile dell’anticorruzione della Pisana, contravvenendo al requisito di indipendenza e autonomia che l’Anac - Autorità nazionale anti corruzione - identifica come essenziale per il ruolo.
La storia è quella della nomina di Barbara Dominici alla guida del servizio “Prevenzione della corruzione e trasparenza”, ufficializzata con un decreto del presidente del Consiglio regionale dello scorso 20 febbraio. Secondo la Lega, però, questa nomina non sarebbe corretta.
In un’interrogazione a firma del capogruppo, Orlando Tripodi, si legge: “il responsabile dell’anticorruzione è individuata dalle amministrazioni per gestire, coordinare e vigilare sulle misure di prevenzione del rischio corruttivo, allo scopo di ridurre i fenomeni di cattiva amministrazione non necessariamente rilevanti sotto il profilo penale”. Però, prosegue la Lega, “l’Anac si riserva di verificare che sia garantita al responsabile la massima autonomia e indipendenza e che lo stesso non sia sottoposto adatti diretti e/o indiretti di influenza e/o ritorsivi”. Insomma, l’autonomia e l’indipendenza di chi deve controllare l’anticorruzione sono requisiti indispensabili per poter svolgere il ruolo “in modo imparziale, al riparo da possibili ritorsioni” anche verso gli stessi organi responsabili della nomina del capo dell’anticorruzione.
Il 26 novembre 2019 la Pisana avvia la ricerca interna di un dirigente da nominare all’anticorruzione ma, fra “i curricula dei dirigenti che hanno presentato domanda” entro il 3 dicembre - 7 giorni solari, 5 lavorativi -  o di “quelli di tutti i dirigenti in appartenenti al ruolo della dirigenza del Consiglio o della Giunta regionale in servizio presso il Consiglio” “non emergono esperienze che possano ritenersi adeguate per l’attribuzione dell’incarico”. Per cui, due giorni dopo, il 5 dicembre, l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, - presenti e favorevoli il presidente Buschini, il vicepresidente Devid Porrello (M5S) e i consiglieri Michela Di Biase (Pd) e Gianluca Quadrana ; assenti il vicepresidente Giuseppe Cangemi (Forza Italia) e il consigliere Daniele Giannini (Lega) - decide di cercare fuori dall’elenco dei dirigenti regionali. Nella stessa decisione dell’Ufficio di Presidenza viene anche indicato lo stipendio del nuovo capo dell’anticorruzione: 110mila euro lordi l’annooltre ad una retribuzione di risultato, pari al 30% del trattamento economico stesso, connessa alla verifica del raggiungimento degli obiettivi”. Durata dell’incarico: 3 anni. Quindi, al lordo, si può arrivare a 143mila euro l’anno con una spesa nel triennio di 429mila euro
Ora il problema, secondo l’interrogazione di Tripodi, risiede nel curriculum della vincitrice, la dottoressa Barbara Dominici.
Secondo la Lega la Dominici è stata candidata per il Pd alle comunali del 2016 a Trevignano Romano e ricoprendo, ancora oggi, il “ruolo di consigliere di opposizione”. Non bastasse, a dicembre 2018, la stessa Dominici è stata candidata nelle primarie per l’elezione del segretario del Pd Lazio proprio nella lista a sostegno di Bruno Astorre, ex presidente del Consiglio regionale, e ora, appunto, alla guida dei Dem del Lazio.  
Questo basta alla Lega per chiedere conto al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, della nomina della Dominici considerata “organica al partito di maggioranza” e “posto che all’interno di Giunta e Consiglio ci sono professionalità con requisiti e esperienza superiori rispetto alla consigliera comunale di Trevignano Romano”. 


giovedì 13 febbraio 2020

LEGA: "ISTITUIRE GIORNATA DEL RICORDO DELLE MAROCCHINATE"


Le parole le trovò Alberto Moravia; Cesare Zavattini e Vittorio De Sica le diedero un volto e una voce, quello di Sophia Loren. La storia di Cesira e Rosetta è una di quelle che, capolavori della letteratura e del cinema a parte, in pochi conoscono e ricordano. È la storia delle “marocchinate”, uno dei più tragici eventi correlati alla Seconda Guerra Mondiale. Per ricordare le 180mila violenze sessuali perpetrate ai danni di oltre 60mila donne di ogni età dai soldati di origini magrebine del Corpo di Spedizione francese in Italia, i cosiddetti “goumier”, la Lega ha proposto, in Consiglio regionale del Lazio, di approvare una legge che istituisca la “Giornata regionale per le Vittime delle Marocchinate” da creare il 18 maggio, giorno in cui, nel 1944, i soldati francesi riuscirono a superare Linea Gustav e ad avanzare in Ciociaria e nel Pontino in direzione Roma. 
Se approvata, sarebbe una seconda legge apripista alla pacificazione nazionale: fu la legge Storace nel 2003 a fare da battistrada a quella nazionale del 2004 per il ricordo delle vittime delle Foibe e dell’esodo Giuliano Dalmata
Spiega il firmatario della proposta, il capogruppo leghista alla Pisana, Angelo Tripodi, nella lettera di accompagnamento della proposta inviata al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, al presidente del Consiglio regionale, Mauro Buschini, ai presidenti delle Commissioni Affari Costituzionali, Rodolfo Lena, e Bilancio, Fabio Refrigeri (tutti del Pd): “la legge mira a far conoscere e tramandare le Marocchinate, accadute nel triennio 1943-1945, ai cittadini del Lazio. In particolare nel Frusinate e nella provincia di Latina, sono avvenuti degli episodi di violenza sessuale e violenza fisica di massa ai danni di svariate migliaia di persone di ambo i sessi e di tutte le età” perpetrare dai “goumier” cioè dai “soldati marocchini, algerini, tunisini e senegalesi inquadrati nel Corpo di Spedizione francese in Italia”. 
Tripodi aggiunge anche un dato statistico che evidenzia la piena drammaticità degli eventi raccontati da Moravia ne La Ciociara: “Solo nel Frusinate ci furono oltre 60mila richieste di danni e in migliaia denunciarono gli atti di violenza cui furono sottoposti uomini, donne e bambini. La vittima più giovane aveva 7 anni. La più anziana, 86. Molte delle vittime - che non persero la vita - rimasero incinte e dovettero allontanarsi dai loro paesi: una generazione di bambini nacque nell’infamia e rimase marchiata a vita”. C’è anche il risvolto più banalmente sanitario: in quel triennio, “il 20% delle donne violentarne contrasse la sifilide e l’80% la gonorrea”. L’elenco dei Comuni del Lazio dove si consumarono le violenze lunghissimo e comprende  praticamente un quarto dei Comuni della Regione.