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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Fratelli d'Italia. Mostra tutti i post
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venerdì 15 maggio 2020

MASCHERINE FANTASMA; ZINGARETTI: "CHI HA SBAGLIATO, PAGHERÀ. DA OGGI SI CAMBIA"




Sulla gestione della pandemia Coronavirus nel Lazio si va verso l’istituzione di una Commissione speciale: lo ha deciso il Consiglio regionale del Lazio che, nei prossimi giorni, deciderà sulla operatività. Ieri, seduta dedicata al Covid-19 e al caso “mascherine fantasma” alla presenza di Nicola Zingaretti, presidente della Giunta.
Come da previsioni, Zingaretti ha ringraziato le opposizioni: “Più trasparenza c’è e meglio è. Hanno fatto bene le opposizioni a vigilare, denunciare e indicare i problemi”. Spiega il Presidente: “Eco Tech ci ha comunicato di avere sottoscritto accordi con le sue aziende fornitrici per la restituzione dell’intera somma dell’accordo erogato e la firma di una transazione che fissa un puntuale piano di rientro e su questo si è avviata una procedura di restituzione. Vigileremo con grande rigore perché l’impegno sia rispettato fino a quando l’ultimo euro non ritornerà in cassa”. E sulle polizze fidejussorie esibite da Eco Tech, Zingaretti aggiunge: “va avanti anche l’iter che riguarda le polizze. L’1 maggio è già stata chiesta la loro escussione e domani (oggi per chi legge, ndr) è il termine ultimo per la loro riscossione”. E per il futuro, Zingaretti, dopo aver rimarcato il ruolo nella vicenda del vicepresidente Daniele Leodori (“mi ha sostituito in momenti difficili”) annuncia un “audit” per stilare un nuovo piano operativo per altre emergenze simili. 
A parte un paio di richiami alla magistratura, il caso finisce così. Il resto della relazione e della replica, Zingaretti lo dedica ad esaminare la fase 2 nel Lazio: riaperture per bar e ristoranti anche con consumo sul posto, riavvio dell’attività per barbieri, parrucchieri, estetisti, banchi non alimentari nei mercati; poi sport (“ma senza l’uso degli spogliatoi”) e spiagge (“quelle libere devono restare tali”). Altri passaggi sugli aiuti economici: “28mila domande di Cassa integrazione pagate su 70mila presentate. Poche”.
Nel successivo dibattito in Aula, durato fino al tardo pomeriggio, spesso in un eloquio improbabile fatto di inglese masticato, italiano alla Luca Giurato e di virus invisibili (come se ne esistessero di visibili), la maggioranza ha puntato tutto sui numeri: contagi contenuti nel Lazio quindi siamo stati bravi e il caso Eco Tech è un incidente casuale di percorso. E opposizioni barricadere: Fratelli d’Italia e Lega all’attacco a testa bassa con tutti i loro esponenti e particolarmente incisivi gli interventi di Chiara Colosimo, Sergio Pirozzi e Giancarlo Righini che parlano di “inadeguatezza”, “sciatteria amministrativa” e “photoshop di documenti”. Duro il leghista Daniele Giannini (“emergenza sottovalutata”); anodino l’intervento della grillina Roberta Lombardi (“sistema sanitario regionale impreparato”) se paragonato a quello della collega Francesca De Vito: “La Regione annulli le forniture non arrivate”.
Da Roberta Angelilli, membro dell’esecutivo di FdI, parte un nuovo fronte: “fra revoche e blocchi in dogana mancano ancora quasi 16 milioni di mascherine per quasi 50milioni di valore”. 


venerdì 17 aprile 2020

FLASH MOB DELLA LEGA ALLA PISANA: "RIAPRIRE IL CONSIGLIO"


Se non fossero sufficienti il caos delle mascherine; la battaglia politica per interrogare il capo della Protezione Civile, Carmelo Tulumello; la richiesta di istituire una Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, il fronte politico in Regione Lazio si arricchisce di un nuovo tema di scontro: la chiusura del Consiglio regionale
Nella mattinata di ieri i consiglieri del Gruppo della Lega - Orlando Angelo Tripodi, Laura Corrotti, Daniele Giannini, Pasquale Ciacciarelli, Laura Cartaginese - si è ritrovato per un flashmob sotto gli uffici della Pisana: “Questa mattina (ieri, ndr) abbiamo deciso di ritrovarci in Consiglio Regionale per lavorare alle proposte su questa crisi economica, oltre che sanitaria”, spiegano i consiglieri che aggiungono: “Chiediamo la ripresa immediata dei lavori in Aula per rimettere in moto la democrazia nella Regione Lazio. Sono state prese decisioni che meritano risposte e altre che dovrebbero necessariamente essere condivise anche con l’opposizione, fino ad ora messe da Zingaretti in quarantena da ogni collaborazione con risultati che sono sotto gli occhi di tutti: dal caos delle mascherine pagate e ancora non arrivate, al crescente allarme nelle RSA e Case di Riposo sul nostro territorio, fino ad arrivare alle nomine effettuate in tempi di crisi. Zingaretti è giunto il momento di cominciare a lavorare”.
Gli attriti però non sono solamente fra centrodestra e centrosinistra. Al momento si registra anche una certa dose di “freddezza” nei rapporti fra Lega e Fratelli d’Italia. Tutti e due si guardano un po’ di traverso sospettando una forma di eccessivo “collaborazionismo” con il centrosinistra. E la presentazione di proposte alternative e non unitarie - come quelle di ascoltare Tulumello tanto in Commissione Controllo Conti e quanto in Commissione Protezione Civile - non sta certo aiutando a rasserenare il clima fra i due alleati e finisce per agevolare il centrosinistra nel gioco di sponda fra le parti.
Si fa strada anche la necessità di ricominciare: “L’economia deve ripartire al più presto perché i cittadini e le attività del Lazio non ce la fanno più”, spiega Tripodi: “abbiamo consegnato un documento, perché cominciamo a pensare a una riapertura, sugli stabilimenti balneari: chiediamo a Zingaretti di allinearsi alle altre regioni e dare l'opportunità di montare e strutturare le varie attività che dall'1 giugno dovranno essere aperte. Rilanciamo e ripartiamo col mondo dell'edilizia, facciamo ripartire tutti quei progetti già finanziati ed esecutivi”. Per ripartire, occorre che le aziende si dotino di “sistemi di sicurezza come i termoscanner, le mascherine, i gel e tutti i dispositivi” anche perché “la cassa integrazione e Fare Lazio non riescono a rispondere alle tantissime richieste”.


domenica 12 aprile 2020

CORONAVIRUS; ZINGARETTI E IL PAPOCCHIO DELLE MASCHERINE


Parafrasando Carlo Verdone: “e fai l’affidamento, e revoca l’affidamento e revoca la revoca dell’affidamento”. Il pasticcio della Regione Lazio sulla vicenda mascherine è completo: il presidente della Giunta, Nicola Zingaretti, annuncia l’arrivo delle prime 800mila mascherine e, dietro, parte la grancassa dei pezzi da novanta della sinistra che attacca chi, Fratelli d’Italia e Lega, ha reso noto il caos, festeggiando le 800mila mascherine come fossero un gol al novantesimo.
Poi, però, ci sono gli atti protocollati: tre affidamenti alla Eco Tech avrebbero dovuto portare 9 milioni e mezzo di mascherine a disposizione della Regione. I tre affidamenti diretti in totale avrebbero dovuto portare 3 milioni e mezzo di mascherine FFP2, 4 milioni di FFP3 e 2 di quelli chirurgiche. Costo, 39,5 milioni di euro. Consegna in due lotti: entro il 18 marzo dovevano arrivare 1,5 milioni di FFP2 e 1 milione di FFP3. Entro il 23 marzo il resto. 
Siamo all’11 aprile e, quasi fosse una nota di merito e trionfo, Zingaretti annuncia l’arrivo delle prime 800mila mascherine, quelle di tipo chirurgico. Praticamente meno solo l’8,4% della fornitura totale. Che ha accumulato già almeno 18 giorni di ritardo. Stando alle informazioni della Regione già oggi è previsto l’arrivo di altri 600mila pezzi, forse le agognate FFP2 e FFP3. Al ritmo medio di 700mila pezzi al giorno, ci vorranno quasi due settimane per completare la fornitura acquistata con “somma urgenza” nelle procedure ma con tempi di consegna tutt’altro che urgenti.
Ovviamente, non mancano le polemiche politiche col centrodestra sul piede di guerra. Perché la Regione, dopo aver assegnato la fornitura alla Eco Tech, prima l’ha revocata per inadempienza, poi ha cancellato la revoca e riconfermato il contratto: al netto dei tecnicismi legali, per evitare di ricominciare tutto da capo perdendo altro tempo.
“Abbiamo chiesto soltanto trasparenza: vorremmo comprendere per quale motivo l'amministrazione, anziché procedere all'immediata segnalazione del fatto alla Procura, abbia permesso un contratto di novazione tra la Protezione Civile e la società inadempiente”, scrive il capogruppo della Lega, Orlando Tripodi. Stessa linea per Laura Corrotti, sempre Lega: “vogliamo capire cosa non ha funzionato, se si poteva fare meglio e con criteri di scelta più adeguati come chiesto nell’interrogazione presentata nei giorni scorsi e con la richiesta di audizione del Direttore della Protezione Civile”. Chiusura per Chiara Colosimo, Fratelli d’Italia: “La Regione stipula un nuovo contratto con la Eco Tech spostando la data di consegna, in piccole parti, fino al 17 aprile, confermando lo stesso prezzo d'acquisto superiore ai prezzi di mercato. A pagarne le conseguenze è il personale medico che dovrà attendere almeno un’altra settimana per ricevere le mascherine. E loro continuano a parlare di bufale politiche".


giovedì 9 aprile 2020

CORONAVIRUS; LE "MASCHERINE FANTASMA" NEL MIRINO DELLA CORTE DEI CONTI


Il caso “mascherine fantasma” alla Regione Lazio approda alla Corte dei Conti e in Parlamento. Il procuratore regionale della Corte dei Conti, Andrea Lupi, e il magistrato Alfio Vecchio hanno aperto un fascicolo sulla società mista, italo-cinese, la Eco Tech, che avrebbe dovuto consegnare nove milioni e mezzo di mascherine mediche alla Regione entro il 20 marzo, pagate 11 milioni come anticipo sul prezzo totale di quasi 36 milioni, e mai arrivate
A parte la Corte dei Conti, la vicenda alimenta il dibattito politico. 
Il deputato della Lega, Francesco Zicchieri, ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia (Pd), e al ministro della Salute, Roberto Speranza (LeU) per sapere “se, data la gravità della vicenda e considerato che il Presidente della Regione è anche il segretario del partito di maggioranza governativa, il Governo non ritenga urgente, fatte salve le indagini della procura, fornire chiarimenti in merito, con particolare riguardo alla correlazione tra le 300 unità di medici e infermieri contagiati ed i ritardi nell’approvvigionamento cause inadempienze della Eco.Tech.srl e scelte avventate dell’amministrazione regionale”.
La vicenda è nota. Sinteticamente, un paio di giorni fa, Lega e Fratelli d’Italia in Consiglio regionale denunciano: la Regione Lazio per approvvigionarsi urgentemente di mascherine sanitarie si è rivolta ad un’azienda, la Eco.Tech, cui ha versato 11,3 milioni di euro come anticipo senza ricevere in cambio nulla. Tanto che ci sono due determinazioni dirigenziali con cui la Regione stessa, vista l’inadempienza della Eco Tech, decide di rescindere il contratto e chiede pure i danni
La Regione, ieri, ha diffuso una nota in cui, dopo aver respinto le accuse di truffa, parla di “bufale politiche” ma finisce per confermare tutto: “proprio stamattina (ieri, ndr) si è svolto un incontro tra la Protezione civile regionale e i vertici dell'azienda Eco.Tech che hanno confermato la volontà di evadere tutti gli ordini ricevuti, esibendo la documentazione ufficiale che comprova la disponibilità da parte della stessa di 20 milioni di mascherine con consegna delle stesse entro la fine della prossima settimana”. Il che si traduce nella conferma non tanto delle denunce di Lega e FdI quanto degli stessi documenti degli uffici: la consegna non è ancora avvenuta. Tanto che la Regione ci tiene a sottolineare come “L'Azienda, a riprova della propria serietà e per fugare ogni illazione sulla sua affidabilità, si è offerta di garantire con una polizza assicurativa gli acconti versati dalla Regione Lazio” e che la stessa è “partner di Exor, distributore ufficiale di prodotti 3M”. La 3M però specifica che la “Eco Tech non risulta presente nel nostro elenco partner e distributori” mentre “esiste un nostro fornitore con lo stesso nome e ragione sociale, ma ha sede a Cesena”.
Opposizioni sul piede di guerra. La consigliera della Lega alla Pisana, Laura Corrotti, annuncia di aver chiesto una “audizione urgente in Commissione Protezione Civile con il Direttore dell’Agenzia Regionale Protezione Civile, Carmelo Tulumello”. Fratelli d’Italia, invece, stigmatizza la “nota stampa della Regione” evidenziando come la Eco Tech “non sia più inaffidabile come da loro scritto nella risoluzione e che invece di rispondere alla diffida via Pec, sempre come scritto nella stessa, si è presentata ad una riunione”. Non solo ma FdI sottolinea come “apparirebbe quantomeno anomalo che una volta comunicata la risoluzione [del contratto, ndr] la Regione ne richieda l’adempimento. Chiediamo se nel frattempo sono rientrati gli 11 milioni, più le penali previste nella risoluzione”.
Analizzando i documenti societari della Eco Tech e della sua controllante, la Propter Hominem srl, viene fuori un quadro un po’ intricato di spostamenti societari: da Belluno a Frascati a Santa Marinella, gli ultimi dei quali gestiti dallo studio notarile Annibaldi di Civitavecchia.

mercoledì 18 marzo 2020

CORONAVIRUS; RIECCO ZINGA: "COMBATTO"


Il viso è ancora un po’ congestionato e le borse sotto gli occhi ne testimoniano lo stato di affaticamento ma la notizia è che Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e segretario Dem nonché fra i primi politici ad essere risultato positivo al Coronavirus, è tornato a farsi vedere dopo l’annuncio, il 7 marzo scorso, della positività al virus e contestuale inizio della quarantena. Dieci giorni di assenza e un messaggio in uno stile che ricorda un po’ quello dei passati vecchi leader dell’Unione Sovietica, Breznev, Andropov e Černenko
Con un messaggio postato sui social network, Zingaretti spiega: “Sono ancora in isolamento a casa, in assistenza domiciliare. Ho avuto un paio di giorni di febbre alta, ora sto meglio. Ho iniziato la terapia antivirale e combattiamo”. Poi, fa il punto sulla situazione sanitaria della Regione: “Nel Lazio stiamo costruendo il rafforzamento della Rete e siamo pronti ad ogni evenienza. Abbiamo iniziato con l'ampliamento dei posti letto allo Spallanzani poi come sapete il Gemelli-Columbus con una struttura interamente dedicata al Covid. Ne apriranno altre al policlinico Umberto I - all'Eastman - e al policlinico Tor Vergata. In tutti gli ospedali delle province stiamo ampliando la rete per essere pronti ad ogni evenienza”. E sotto, in montaggio, le relative immagini. 
"Stiamo ampliando la rete" ha proseguito il Governatore del Lazio che ha aggiunto: “Lo so che è dura, continuiamo a stare a casa, ma è importante sapere che siamo tutti impegnati per vincere questa sfida”.
Parole di ringraziamento per quanti, medici e infermieri, si stanno prodigando senza sosta per affrontare in prima linea questa emergenza sanitaria: “Volevo dire di nuovo grazie a tutte le operatrici e gli operatori della sanità che stanno dando il massimo in questo momento. Grazie alla squadra della regione”. 
A parte il messaggio sul proprio stato di salute, l’attività social di Zingaretti è stata piuttosto intensa. Su twitter il Presidente del Lazio ha dedicato un cinguettio all’apertura del Covid3 a Casal Palocco - sollevando interrogativi da parte di Fratelli d’Italia circa i costi e la scelta della Regione di utilizzare una piccola struttura privata di proprietà di un gruppo imprenditoriale dell’Emilia Romagna - cui è seguito un secondo tweet di appello ai cittadini del Lazio a rispettare le regola e rimanere a casa. Da ultimo, Zingaretti ha ringraziato la sanità militare e l’Esercito Italiano per aver attivato “nuovi posti letto nell’ospedale militare del Celio” e ha annunciato l’apertura del “Covid5 Hospital all’Eastman Policlinico Umberto I”, vale a dire il vecchio ospedale odontoiatrico che viene riattrezzato per ospitare pazienti colpiti dal Coronavirus.  

lunedì 20 gennaio 2020

SBANDATI NEL PARCHEGGIO MAI NATO DI ANNIBALIANO


È una delle grandi opere incompiute della città: il parcheggio di scambio di piazza Annibaliano, parzialmente realizzato in occasione della realizzazione della omonima fermata della metro B1 e mai terminato. La stazione metro è aperta dal giugno 2012 e nel 2020 del parcheggio si trova traccia solo sui pezzi di carta. Discorso analogo per quello di Conca d’Oro, gemello (leggere differenze di dimensioni e posti auto) di Annibaliano per genesi e problemi. 
Per protestare contro “lo stato di abbandono” della struttura Annibaliano Fratelli d’Italia ha organizzato un presidio con raccolta firme con i consiglieri comunali Andrea De Priamo e Lavinia Mennuni, il capogruppo alla Regione Lazio Fabrizio Ghera, la deputata Maria Teresa Bellucci, il capogruppo in Municipio II Holljwer Oliver Paolo.
Una struttura alla mercè del degrado: 7560 metri quadri per 273 posti auto, uno scheletro nascosto sotto la piazza diventato una discarica maleodorante meta di sbandati e topi”, dicono gli esponenti del partito della Meloni. “Il parcheggio di scambio Annibaliano sarebbe una struttura importante non solo per i residenti, ma anche per il rilancio commerciale dell’intero quartiere, ma oggi, dopo vari annunci della Sindaca e dei suoi assessori, è solo un parcheggio fantasma”.
Le tracce “politiche” risalgono a un annetto fa: a inizio febbraio 2019 la Commissione Mobilità, presieduta dal grillino Enrico Stefàno, fa un sopralluogo. Annuncio: abbiamo trovato i fondi europei per completare la progettazione. Poi le previsioni: abbiamo dato il compito di realizzare il progetto esecutivo dei lavori a Roma Metropolitane e per aprile 2019 lo approviamo. Così per ottobre/novembre saremo in grado dai bandire le gare d’appalto e per il 2022 di affidarlo ad Atac.
La realtà dei fatti è contenuta in una delibera di giunta, la 322 approvata il 31 dicembre, quindi 11 mesi dopo la seduta della Commissione Mobilità. 
E leggerla è frustrante e istruttivo: i fondi sono quelli stanziati dall’Unione Europea tramite la Regione Lazio. Il progetto definitivo risale al dicembre 2018 con integrazioni a fine febbraio 2019. Poi inizia una altalena di corrispondenze fra Roma Metropolitane, Campidoglio, Vigili del Fuoco, Vigili Urbani, Ufficio Parcheggi, . Di mese in mese si susseguono lettere e protocolli, varianti ai progetti, integrazioni, carte e tavole. Alla fine si contano nella delibera ben 20 passaggi che fanno scalare l’approvazione del progetto esecutivo da marzo a dicembre 2019. In mezzo, appunto lettere, precisazioni, correzioni, integrazioni. 
L’esito di tutto questo lavoro della bizantina burocrazia italica lo spiega Enrico Stefàno: “La vicenda societaria di Roma Metropolitane non ha influito dato che, pur in liquidazione, continuano come di consueto le attività già in essere come questa. Ora, dopo l’approvazione in Giunta del progetto esecutivo a dicembre, verrà indetta la gara d’appalto per la realizzazione”. 
Vediamo cosa andrà a gara. Per Annibaliano, il totale dell’investimento sarà di poco meno di 4,3 milioni di euro, tutti coperti dall’Unione Europea via Regione Lazio. Per Conca d’Oro, 3,3 milioni con la stessa copertura economica. Di questi soldi, come base di gara d’appalto (quindi ci saranno ribassi) quasi 2 milioni e mezzo di euro sono i fondi destinati al completamento vero e proprio dei lavori di Annibaliano e 2,2 milioni quelli per Conca d’Oro. Il resto, sono fondi destinati alla progettazione, imprevisti, oneri di vario titolo. Con questi fondi dovranno essere completate le strutture dei due parcheggi che finiranno per rendere ai romani 272 posti auto piazza Annibaliano e 203 Conca d’Oro. 
Per Fratelli d’Italia, però, non basta: “il Municipio II ha la sfortuna di essere governato dal Pd. Infatti La giunta Del Bello e la maggioranza di centrosinistra che governa il Municipio  invece di occuparsi dei problemi reali e concreti dei cittadini, come nel caso del parcheggio chiuso di piazza Annibaliano con il suo operato crea solo ulteriori problemi a zone già penalizzate. Non si spiegherebbe altrimenti la delibera approvata sulle manifestazioni dell’estate municipale con la quale prevedono dal 1 giugno al 31 ottobre per i prossimi tre anni di realizzare una manifestazione fintamente culturale a piazza Annibaliano. Quattro mesi tra stand, musica, somministrazione di alcolici e cibo che porterà solo ulteriori fastidi ai residenti andando a congestionare con altre macchine una zona già compromessa da una grossa carenza di posti auto a causa della mancata apertura del parcheggio e solo per favorire le associazioni amiche in una zona fortemente degradata. Per l’ennesima volta - concludono - si antepongono le logiche di partito e gli interessi di pochi al benessere e all’interesse dei cittadini”.
Aggiunge Andrea De Priamo, capogruppo della Meloni in Campidoglio: “Al netto delle difficoltà burocratiche, qui abbiamo un’Amministrazione che con troppa leggerezza promette e non riesce a mantenere. Da febbraio a dicembre è un periodo lunghissimo per adeguare solo i progetti esecutivi”. 


martedì 1 ottobre 2019

FdI: "ABUSIVI A VACCHERIA NARDI"


Sarà uno dei dossier che il nuovo assessore al Patrimonio, l’appena nominata Valentina Vivarelli al posto di Rosalba Castiglione, potrebbe dover aprire su denuncia di Fratelli d’Italia: la presunta parziale occupazione abusiva di alcuni locali della “Vaccheria Nardi”.
Parliamo di una struttura, la ex Vaccheria Nardi, che fa parte delle biblioteche comunali. Vi si tengono numerosi eventi culturali: fino al 2 ottobre, ad esempio, saranno in mostra disegni a china e pastello di Anna Maria Alessandrini; vi si presentano libri - l'ultimo, a inizio settimana scorsa, l’opera di di Antonella Ariosto “Vite in equilibrio in…stabile” - ed eventi musicali, lo scorso sabato mattina un laboratorio musicale sul Flauto Magico. Insomma, una struttura ben attiva, con un giardino con diversi casali che ospitano la biblioteca, il centro multimediale e lo spazio ragazzi, e che opera all’interno del circuito delle biblioteche comunali, situata vicino la metro B Santa Maria del Soccorso.
La storia di questi locali affonda nell’era Rutelli-Veltroni: nel 1999 il Comune di Roma la compra e la assegna all’allora Municipio V (oggi è il IV, Tiburtino, presidente Roberta Della Casa, 5Stelle). Con i soliti tempi burocratici da era geologica, ci vogliono 10 anni per aprirla e la inaugura Alemanno nel 2009. 
E arriviamo alla occupazione abusiva, stando alla denuncia di Fratelli d’Italia. Al primo piano di uno dei casali del complesso immobiliare, quello destinato alla Biblioteca ragazzi, si trovano dei locali al primo piano all’interno dei quali, da prima che la sede venisse consegnata all’Istituzione Biblioteche, viveva un dipendente comunale. Parliamo, quindi, del lungo periodo fra il 1999 e il 2009. 
Secondo la ricostruzione di FdI, l’allora presidenza del Municipio avrebbe concesso ufficiosamente questo alloggio, senza un vero e proprio titolo, a un dipendente comunale che, con la propria compagna, si trasferisce negli alloggi di servizio del custode. Per inciso, sempre stando a FdI, il dipendente del Campidoglio era anche impiegato presso la stessa biblioteca: insomma, una rampa di scale era sufficiente per passare da casa all’ufficio. 
Da circa un anno il dipendente è venuto a mancare - spiegano da Fratelli d’Italia - ma la compagna, per altro pare che sia impiegata come funzionaria di ambasciata, continua a vivere tranquillamente nei locali di proprietà dell’istituzione biblioteche senza che nessuno “noti” l’anomalia. Viene da chiedersi se le utenze siano collegate al resto del complesso e se sia, quindi, l’amministrazione di Roma Capitale a caricarsi (oltre che i costi – o mancati canoni - dell’alloggio) anche le utenze di energia, gas e acqua”. 
La situazione è piuttosto palese: arrivando all’ingresso, sul cancello del bel parco della biblioteca è agganciata una cassetta della posta degli “abitanti” con tanto di cognomi dell’ex dipendente di biblioteche e della compagna. Lo stesso sul citofono che, accanto alle etichette di Biblioteca e Sala Ragazzi, riporta una targhetta con gli stessi cognomi. 
Abbiamo tentato di contattare la persona che occupa l’alloggio, chiamando direttamente la Vaccheria Nardi, purtroppo senza ottenere successo. Aggiunge Andrea De Priamo, capogruppo di Fratelli d’Italia: “ci sono arrivate diverse segnalazioni da parte degli utenti che frequentano la biblioteca. Ci sembra una vicenda paradossale, pertanto presenteremo un’interrogazione all’Amministrazione capitolina per chiedere chiarezza”.

venerdì 22 febbraio 2019

STADIO; CREPE A 5STELLE SU TOR DI VALLE


Due dati, uno politico, l’altro cronometrico, emergono dalla seduta straordinaria del Consiglio comunale dedicata, ieri pomeriggio, al progetto Stadio della Roma di Tor di Valle, seduta, per altro, richiesta direttamente (e in modo inusuale) dal sindaco, Virginia Raggi
Il dato politico è che i 5Stelle non sono stati in grado di presentare un loro documento da votare a sostegno delle decisioni dell’Amministrazione Raggi sul progetto, limitandosi semplicemente a bocciare i documenti presentati dalle opposizioni.
Il secondo dato, cronometrico, è che la seduta di ieri è stata un orologio rotto: gli interventi che si sono succeduti erano uguali uguali a quelli uditi, sempre in Aula Giulio Cesare, già nel 2014 e, poi, ancora, nel giugno 2017.
Da una parte quelli del rischio idrogeologico; della proprietà dell’impianto e lo Stadio che non è della Roma; il favore ai costruttori e agli speculatori; e le case popolari da costruire invece di pagare lo stadio; e le opere pubbliche che, se ci sono, costano troppo, se non ci sono, perché non ci sono; sì allo Stadio ma no a Tor di Valle. Anche se nessuno si è ricordato di spendere due parole in croce in difesa delle famose rane di Tor di Valle dimostrando che non ci sono più gli ambientalisti veri di una volta.
Dall’altro lato, quelli che il nostro è il progetto migliore possibile, lo abbiamo migliorato, la nostra viabilità andrà bene, è tutto bello, bello bellissimo e se non lo sarà è colpa delle Amministrazioni precedenti da cui abbiamo ereditato il progetto che ci vedeva contrari e siamo rimasti coerenti con la nostra contrarietà. 
Sono cambiate solo le casacche: ieri, la giaculatoria la facevano i 5Stelle. Oggi, tocca a Fassina (sinistra), Grancio (ex 5Stelle oggi misto), Pd, Fratelli d’Italia. Ieri il cantico pro Stadio bellissimo era del Pd. Oggi, tocca ai 5Stelle.
Tre ore circa di chiacchiere inutili, di luoghi comuni e inesattezze clamorose, di frasi buttate lì quasi per caso e concetti dal vago sapore populista; di oratori intenti ad udire solo le proprie voci, tanto da una parte, quanto dall’altra, buone tutte solo per avere un post da scrivere su facebook o un cinguettio su twitter, una inutilità testimoniata dalla scontata bocciatura di tutti gli ordini del giorno presentati dalle opposizioni.
Al netto delle chiacchiere, però, appare assolutamente irrituale l’assenza di un qualunque documento della maggioranza: sempre, in occasione di sedute straordinarie monotematiche, la maggioranza usa presentare un proprio testo di sostegno al Sindaco e alla sua Giunta. L’assenza di questo testo, invece, lascia aperti pesanti interrogativi circa la solidità del Gruppo pentastellato di riuscire a mantenere la compattezza oltre la mera bocciatura degli ordini del giorno presentati dalle opposizioni. Insomma, uniti nel dire “no” al Pd, liste civiche, misto, sinistra, ma totalmente incapaci di trovare una sintesi sulle posizioni interne. Un no, per altro, piuttosto netto ma con numeri scarni.
In aula la maggioranza è di 29 consiglieri, Sindaco compresa. Assente giusitificata la neo mamma Eleonora Guadagno e astenuto per ragioni di opportunità (coinvolto nell’inchiesta Rinascimento) l’ex capogruppo Paolo Ferrara, la maggioranza dei consiglieri grillini ha perso per strada ben 6/8 voti, fermandosi a quota 18/20 che hanno bocciato i sette documenti presentati dalle opposizioni. Non esattamente un buon viatico in vista della futura votazione di variante e convenzione urbanistica. 

mercoledì 4 luglio 2018

VELENI E POLEMICHE. RESA DEI CONTI IN FRATELLI D'ITALIA


Le prime avvisaglie si erano avute alle scorse elezioni politiche e regionali: il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, stava perdendo rapidamente il suo patrimonio di voti anche nelle roccheforti storiche, compreso il Grande Raccordo Anulare. 
I sondaggi delle ultime settimane, virgola più virgola meno, segnano una costante tendenza alla diminuzione dei consensi che scendono pericolosamente sotto quota 4%. 
A Roma, alle elezioni per i due Municipi III Montesacro e VIII Garbatella, la Meloni ha dovuto accettare lo stato dei fatti: Lega avanti e i candidati romani non sono più scelti da FdI ma dal Carroccio che ha portato nel III al ballottaggio l’ex vicequestore del Commissariato Fidene, Francesco Maria Bova, e con FdI che ha visto cadere la scelta sul forzista Simone Foglio per la Garbatella, Municipio, tra l’altro, di residenza proprio di Giorgia Meloni.
Lo scontro è stato aperto da Fabrizio Santori, uno dei più votati a Roma, e da Federico Iadicicco, esponente dell’ala più vicina al mondo cattolico.
Fabrizio Santori
Per Santori, rimasto fuori dal Consiglio regionale nonostante un rilevantissimo risultato con 8500 preferenze, Fratelli d’Italia è “chiuso a riccio, le decisioni vengono prese da 2-3 persone in una stanza. Manca il rispetto per il merito e la competenza. Dopo l’incontro con Di Maio, la Meloni ci ha detto che Fdi non era ben accetta nel governo, quando invece abbiamo saputo che c’era stata un’apertura nei confronti di Crosetto”, spiega Santori ai microfoni di Radio Cusano. “Il malessere viene da lontano perché ci sono stati errori sia per le regionali che per le politiche. Il partito è in calo, come si vede anche dai sondaggi impietosi. Non esiste una struttura che coinvolga coloro che sono all’interno. Dai vertici non abbiamo mai avuto segnali di rilancio, di possibilità di crescere, di rispetto dei valori del merito e della competenza"
E, su un post pubblicato l’altro ieri sulla propria pagina facebook, scriveva: “Le ragioni (delle dimissioni) sono note: una su tutte l’incomprensibile posizione ondivaga sul sostegno ai temi forti dell’attuale governo nazionale”. 
Federico Iadicicco
Per Iadicicco, rimasto fuori dal Senato dopo essere stato mandato a sbattere contro la Bonino alle elezioni politiche al collegio Roma1 del Senato disturbato, lui uomo di spicco del movimento per la vita, dalla presenza di Mario Adinolfi, lo scotto si è poi concretizzato con la bocciatura nelle urne dei suoi candidati, Paolo Della Rocca (che annuncia di rimanere in FdI) e Flavia Cerquoni
Malumori che trovano sbocco direttamente nella Lega, in espansione sempre più rapida, che, alle regionali, appunto, ha compiuto il sorpasso nella Capitale sugli uomini della Meloni. Lega che, quindi, si appresta a lasciare a Fratelli d’Italia il ruolo che nella vecchia Alleanza Nazionale avevano i “Gabbiani” di Fabio Rampelli: quello di una corrente, forte e compatta, ma sostanzialmente asfittica e non in grado di aggregare masse consistenti di voti. Insieme a Santori e Iadicicco, lasciano i Meloniani anche alcuni consiglieri municipali: Emiliano Corsi e Giusy Guadagno (Municipio V), Daniele Catalano (XI), Giovanni Picone, Marco Giudici e Francesca Grosseto del Municipio XII.
Il portavoce Lazio di Fratelli d'Italia,
senatore Marco Marsilio
La replica degli uomini della Meloni è sintetizzata da una lettera aperta firmata dagli eletti in Regione, Campidoglio e Municipi: “Chi lascia sbaglia sempre, ma non è una scissione: solo qualche ambizione insoddisfatta”, scrivono aggiungendo: “Nessuno si permetta di parlare di scissione o emorragia”. A chiudere, il senatore Marco Marsilio, portavoce Lazio di FdI: “È pressoché certo che qualora fossero stati eletti non avrebbero abbandonato. Dispiace dover registrare questa decisione, che ci auguriamo non sia l’anticamera dell’ingresso in Lega, proprio alla vigilia di numerosi nuovi ingressi in FDI”.

sabato 4 novembre 2017

COLLE OPPIO, ECCO L'"AUTOGOL" DELLA RAGGI




La "memoria Mazzillo" (42/2017) approvata dalla Giunta Raggi

C’è un atto, una Direttiva di Giunta, che più di ogni altro spiega chiaramente perché Fratelli d’Italia si
L'ordine del giorno 5Stelle (79/2017)
per lo stop agli sgomberi
senta dalla parte della ragione nella vicenda dello sfratto della storica sezione del Colle Oppio. 
Non è solo una questione di bollettini pagati e ricevute esibite o di perizie del Comune sulle dimensioni, la luminosità e l’ariosità di quello che è poco più uno scantinato in uso alla destra dal 1950 in poi. 
Questa è una Direttiva della Giunta Raggi, non c’entra Tronca, né Marino, Alemanno, Mafia Capitale e i congiurati che uccisero Giulio Cesare, eredità delle precedenti amministrazioni. 
La firma è di Andrea Mazzillo, fino a poche settimane fa braccio destro della Raggi e suo assessore al Bilancio dopo essere stato il suo tesoriere in campagna elettorale. Insomma, non proprio uno qualsiasi anche se, la sua caduta in disgrazia e la sua espulsione dalla Giunta, potrebbero spingere qualcuno a non ritenerlo più un 5Stelle doc. 
Giugno 2017. Mazzillo fa approvare in Giunta la Direttiva 42 sul patrimonio immobiliare. Quel giorno, stando ai verbali della seduta di Giunta, in Giunta ci sono quasi tutti: la Raggi, il vicesindaco, Luca Bergamo, gli assessori Baldassarre, Frongia, Mazzillo stesso, Meleo, Montanari e Montuori, con l’assessore al Commercio, Meloni che giunge poco dopo. Manca solo Colomban. 
La Giunta, in attesa di adottare il “nuovo Regolamento sulle concessioni dei beni utilizzati da organismi senza fine di lucro e con valenza socio culturale” decide di dar vita a un (consistente) tavolo di lavoro. Ci staranno l’avvocatura a coordinare, poi i Dipartimenti Cultura, Patrimonio, Servizi sociali, Scuola, Bilancio e Cultura. Insomma praticamente metà dei dirigenti del Comune. Questo tavolo dovrà individuare i modi per riesaminare i “procedimenti che hanno portato” agli sfratti “dei beni immobili, ponendo in essere i necessari e urgenti atti utili ad evitare pregiudizi gravi e irreparabili.
Insomma, sfrondando dal burocratese e andando a leggere le lunghe premesse di questa Direttiva di Giunta, viene fuori che la questione degli sgomberi dei locali di proprietà comunale dati a Enti, Organismi o Associazioni che svolgono attività socialmente utili, stanno sfuggendo di mano al Campidoglio. 
Si legge, infatti: “gli organismi coinvolti (territoriali, di volontariato, culturali, sociali) hanno manifestato l’impossibilità di assicurare la prosecuzione delle funzioni di interesse pubblico svolte, nonché serie preoccupazioni circa la propria sopravvivenza, soprattutto in relazione alla effettiva difficoltà di provvedere alla corresponsione del corrispettivo pregresso”. 
Non solo. 
C’è anche il rischio per il Comune del danno erariale: “i giudizi pendenti e contenziosi futuri espongono l’Amministrazione Capitolina al rischio di pregiudizi patrimoniali e non patrimoniali”. 
Tutto questo, aveva portato il Consiglio comunale a trazione grillina ad approvare un Ordine del Giorno, a maggio 2017, in cui si chiedeva alla Giunta di darsi una mossa ed evitare che potessero esserci da un lato problemi alle Associazioni operanti sul territorio e dall’altro danno erariale contro il Campidoglio. 
Tra l’altro, nell’Ordine del giorno - firmato dai grillini Paolo Ferrara, Valentina Vivarelli, Nello Angelucci, Carola Penna, Alisia Mariano e Giuliano Pacetti e approvato con i voti favorevoli dell’intero gruppo consiliare 5Stelle - ricordava una serie di sentenze della Corte dei Conti concludendo: fermarsi prima di fare danni ulteriori. 
Cosa che la Giunta Raggi pare aver dimenticato nel caso Colle Oppio. 

venerdì 3 novembre 2017

venerdì 19 dicembre 2014

STADIO, PER LUNEDÌ ATTESO IL VOTO

Seduta di Consiglio ancora dedicata all’esame della delibera Stadio, inframmezzata dai malumori del Consiglio per le dichiarazioni del sindaco Marino. La parola, ieri, agli "esperti" cioè ai consiglieri che hanno seguito più da vicino tutto l’iter. 




"Sono assolutamente favorevole allo stadio della Roma- dice Cantiani (NCD) -  i miei dubbi sono unicamente sulla delibera e, soprattutto, sul sistema di mobilità previsto", mentre Pomarici (Lega) ha battuto il tasto del problema espropri e, anche lui, della mobilità. 
SeL, per il tramite di Imma Battaglia, parla di "vera operazione di urbanistica" a fronte "di business center vuoti" chiedendo chiarimenti sul "piano finanziario-commerciale che hanno Parnasi e Pallotta" per evitare quella che "oggi appare solo una speculazione". 



Anche Riccardo Magi (Radicali, eletto nella Lista Marino), esprime forti perplessità: "Almeno 30mila tifosi dovrebbero arrivare su ferro, ma non c’è neppure uno straccio di piano di fattibilità". 



Per oggi è prevista una conferenza stampa di Fratelli d’Italia, con il partito al completo, per illustrare i circa 100 emendamenti che sono stati presentati alla delibera, che si sommano ai 140 depositati da Dario Rossin (FI). 

Intanto, intervenendo a RadioRadio, il sindaco Marino ha detto: "Mandate tutti i tifosi della Roma a sollecitare i consiglieri a partecipare a questa importante decisione". Frase che non ha mancato di suscitare consistenti malumori in molti consiglieri: “Ma Marino cosa vuole? Tappetini o consiglieri comunali?”.




Lunedì 22 la ripresa dei lavori: "Ci siamo dati tempi sugli ordini del giorno ed emendamenti che verranno presentati, di tre ore, al termine delle quali si voterà. L’ obiettivo è portare a termine la discussione entro l'anno", chiosa la presidente del Consiglio, Valeria Baglio.

giovedì 18 dicembre 2014

STADIO, (FORSE) LUNEDÌ L'OK DEL COMUNE

Le polemiche infuriano ma si va avanti. 
Lunedì 22 si potrebbe chiudere con il voto sulla delibera che sancisce il pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma di Tor di Valle. 
Ieri, un altro singhiozzo del Consiglio comunale: a mezzogiorno, relazione dell’assessore all’Urbanistica, Caudo, inizio della discussione sul testo con il voto sulle pregiudiziali di legittimità presentate dai 5Stelle e, all’una, immediata caduta del numero legale. 



Oggi si riparte con il dibattito che occuperà l’intera seduta e lunedì si proseguirà prima con la discussione e poi (forse) con il voto, prima sugli emendamenti, il cui termine di presentazione scade oggi alle ore 14.00, poi sull’intera delibera. 
E già Fratelli d’Italia annuncia di averne presentati 100 (Ghera). I Grillini sono infuriati: “la maggioranza non c’è e va in seconda convocazione apposta”, dice Frongia
Ma anche dal centrodestra gli strali sono feroci: “la maggioranza perde la faccia e paralizza l’Aula” (Cantiani, NCD); “Il Sindaco non ha più una maggioranza” (Rossin e Tredicine, FI); “la maggioranza faccia chiarezza sulla sua posizione” (Rocca, Enti locali FdI).



La mattinata si era aperta con la relazione di Caudo: maxischermo e tante slide per ripercorrere la storia del progetto e le sue modifiche, quasi una lezione universitaria. Nulla di nuovo che non sia già stato scritto e detto ma con l’unica precisazione di Caudo che i lavori dureranno 27-30 mesi dalla posa della prima pietra e che “una volta che l'Assemblea voterà, il prosieguo dell’iter è affidato al proponente, che deve presentare i progetti definitivi e valutare se è il caso o no di proseguire l’iniziativa”. 



Alle polemiche politiche risponde il capogruppo Pd, Panecaldo: “La caduta del numero legale serve per poter snellire la procedura: il dibattito di oggi, con la parola ai consiglieri, rischiava di essere troppo diluito nel tempo. In questo modo possiamo iniziare prima”. 




Intanto, nonostante le perplessità espresse più volte (soprattutto sulla proprietà del futuro impianto), Pomarici (Lega), annuncia il voto favorevole. “Voterò sì per i benefici alla città e perché spero, da tifoso, che lo stadio possa consentire alla società di essere competitiva”.