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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 30 aprile 2019

STADIO; SAIS PRONTA A QUERELARE PER ACCUSE SU PRESUNTA BANCAROTTA FRAUDOLENTA


La Sais - la società, già di proprietà di Gaetano Papalia oggi in amministrazione controllata, e che, fino al 2013, gestiva l’Ippodromo di Tor di Valle, venditrice dei terreni alla Eurnova di Luca Parnasi - è pronta a portare in tribunale per diffamazione l’architetto Francesco Sanvitto e quanti ancora dovessero parlare di “bancarotta fraudolenta”. L’annuncio è arrivato ieri mattina attraverso una nota diffusa per la stampa in cui l’attuale amministratore unico, Michele Saggese (presidente, fra l’altro, dell’Ordine dei Commercialisti di Napoli) ricostruisce tutta la vicenda della cessione dei terreni a Parnasi definita, da Sanvitto, come fatta “sottocosto, concorrendo al fallimento” della Sais stessa. 
Secondo Saggese “da maggio 2015” a oggi la Sais “non ha ricevuto alcun atto formale da parte della Procura” in merito a una presunta indagine per “bancarotta fraudolenta”, aggiungendo che, “a distanza di 4 anni dalla sentenza di fallimento” la Sais ha quasi saldato l’intero ammontare di tutti i debiti. Nello specifico, poi, in relazione alla cessione dei terreni dalla Sais alla Eurnova di Parnasi, Saggese spiega: “il contratto di compravendita è stato fatto proprio dal Tribunale di Roma a luglio 2015 confermando il prezzo di cessione originariamente convenuto sin dall’atto preliminare del marzo 2010”. 
Perché la prima intesa per cedere a Parnasi i terreni è del 2010, antecedente di ben 2 anni, quindi, l’avvio dell’intero processo Stadio con la ricerca da parte della Roma del terreno dove costruire l’impianto. Basti pensare che era Rosella Sensi ancora presidente della Roma quando Parnasi e Papalia si accordavano per la compravendita dei terreni.
Conclude Saggese: “a meno che Sanvitto e i suoi legali non pensino di accusare di concorso in bancarotta anche il Tribunale di Roma” in caso di nuove “infondate affermazioni” ci si vedrebbe in Tribunale. 


giovedì 21 marzo 2019

A CAPANNELLE OGGI SI TORNA A CORRERE




Capannelle, si riparte con le corse. Il diario della crisi - giorno 808 - registra la riapertura dell’Ippodromo alle corse
L’annuncio viene dalla Hippogroup, lo storico gestore che, da 72 anni, ha la concessione dell’impianto che è di proprietà del Comune e che, da oltre 2 anni e due mesi, è in rotta di collisione con il Campidoglio 5Stelle.
In una comunicato diffuso nella mattinata di ieri, infatti, Hippogroup ha reso noto che, dopo un sopralluogo di funzionari del Ministero delle Politiche agricole e forestali (Mipaaft, competente sull’ippica, ndr) a Capannelle per saggiare lo stato delle piste e dei luoghi, è arrivato il via libera alla ripresa delle corse con la pubblicazione, lunedì 18, di un Decreto ministeriale che contiene i nuovi calendari per il mese di marzo per le attività agonistiche.
Due giorni - mercoledì 20 e 27 e sabato 23 e 30 - per il trotto e altri due - venerdì 22 e 29 e domenica 24 e 31 - per il galoppo per un totale di 8 appuntamenti già fissati nel decreto per questo mese. 
A seguire, poi: “nei mesi di aprile e maggio sono in calendario le "Grandi Classiche" di primavera: - 28 aprile: il Premio Parioli G3, il Premio Regina Elena G3 e il Premio Botticelli; - 19 maggio: il Derby italiano di galoppo, una delle giornate clou dell'ippica italiana ed il Premio Presidente della Repubblica (GR2)”. 
Insomma, l’attività agonistica, almeno per ora, sembra riprendere con il consueto ritmo ma questo non significa che i problemi siano risolti. Anzi. 
Quella di ora appare più come una tregua nella tempesta che una vera soluzione del problema: “Siamo felici di riprendere l'attività agonistica ma questo non significa che i problemi siano risolti, né quelli con il Campidoglio legati al canone e agli investimenti, né quelli con il Ministero sui contratti e il pagamento dei contributi ministeriali 2016, 2017 e 2018” scrive Elio Pautasso, ad di Hippogroup, nella nota stampa.
Il riferimento è all’intera, complessa vicenda dell’ippodromo che vede da un lato la querelle con il Campidoglio che riguarda la concessione a Hippogroup di Capannelle e i rapporti con Palazzo Senatorio. Dall’altro, altrettanto serio, c’è il nodo dei rapporti con il Ministero: i cambi di governo, da Letta a Renzi, a Gentiloni a Conte, hanno fatto segnare uno stop nell’erogazione dei finanziamenti ministeriali all’ippica con i provvedimenti inizialmente assunti dal sottosegretario al Mipaaft Giuseppe Castiglione (rimasto nella stessa carica da Letta a Gentiloni) tesi a modificare gli assetti degli ippodromi ma che sono rimasti solo sulla carta determinando, di fatto, il blocco dei contratti e dei finanziamenti. 
Tanto che, appunto, Hippogroup aspetta ancora soldi relativi agli anni 2016, 2017 e 2018. Del 2019 neanche a parlarne.
Poi c’è l’altro tavolo: quello con il Campidoglio. Nella nota con la quale il Comune apre alla possibilità per Hippogroup di presentare un nuovo piano investimenti è inserito un implicita ammissione del fallimento del nuovo Regolamento per gli impianti sportivi varato dai grillini a marzo 2017. Quando, infatti, nella comunicazione di Palazzo Senatorio si fa riferimento al fatto che vi siano già 33 gestori che stanno per presentare nuovi Piani per ottenere proroghe, appare evidente il fallimento dell’idea grillina dell’addio a queste proroghe, consuetudinarie del passato: la loro cancellazione sta mettendo a rischio l’attività sportiva a Roma. La retromarcia pentastellata è tardiva ma, almeno, è arrivata.  

mercoledì 13 marzo 2019

CAPANNELLE, RETROMARCIA DI HIPPOGROUP


Capannelle: il diario della crisi, giunta al giorno 801, registra una mezza retromarcia dalla rigidità degli ultimi giorni da parte di Hippogroup, lo storico gestore che da 72 anni ha in concessione l’Ippodromo dal proprietario, il Comune di Roma.
Lunedì pomeriggio, a Cesena, si è svolta l’assemblea dei soci di Hippogroup e ieri la Società ha diffuso una nota in cui annuncia di aver inviato al Ministero delle Politiche Agricole (Mipaaft), competente per i finanziamenti all’ippica, una lettera per comunicare la disponibilità a riprendere le corse nell’impianto sull’Appia. Ovviamente, una disponibilità condizionata al verificarsi di una serie di condizioni economiche e contrattuali. A stretto giro, arriva anche il tentativo maldestro del Campidoglio di intestarsi una vittoria che è ben lontana per tutti. 
Andiamo per ordine. 

La lettera di Hippogroup al Ministero
Il gestore di Capannelle scrive di aver “inoltrato immediatamente una comunicazione al Mipaaft nella quale, a fronte della disponibilità a riprendere il calendario delle corse con modalità da concordare” chiede “la sottoscrizione di un contratto che garantisca la necessaria copertura normativa ed economico-finanziaria”. Contratto che manca da anni. 
Il punto interessante della lettera di Hippogroup è il successivo, i soldi. “Viene inoltre richiesto l’adeguamento dei contributi, insufficienti dal 2016 ad oggi, la riassegnazione di alcune corse storiche del trotto romano ingiustificatamente sottratte, in primis il Derby del Trotto e, infine, i pagamenti di quanto ancora dovuto per le annualità 2016, 2017 e 2018; pagamenti senza i quali qualsiasi responsabile programma operativo e di rilancio dell’ippodromo della Capitale risulterebbe sostanzialmente impercorribile”. Insomma, le corse possono riprendere ma solo se il Ministero paga. Anche perché - e si arriva al Campidoglio - per poter presentare in Comune un nuovo Piano Economico-finanziario così come sollecitato proprio dall’Assessorato allo Sport per scongiurare la chiusura dell’impianto, occorrono due elementi. Il primo, i soldi da investire. Il secondo, la certezza sulla durata dei contratti

Il rapporto con il Comune
Nella nota stampa - che si discosta dalla lettera ufficiale che è rivolta solo ed esclusivamente al Mipaaft - Hippogroup fa riferimento anche allo stallo con li Comune: “Auspichiamo che l’Amministrazione di Roma Capitale, in particolare l’Assessorato allo Sport, di fronte a questa ennesima manifestazione di buon senso e disponibilità, interrompano la premeditata guerra che hanno condotto in questo biennio contro la nostra Società fatta di dichiarazioni pubbliche contraddittorie, se non diffamatorie, rispetto agli atti amministrativi effettivamente emanati e si impegni a rispondere a stretto giro alle istanze presentate”. Questa è “l’ultima occasione per evitare il collasso totale del sistema”, cioè l’ippica e i suoi posti di lavoro, il degrado dell’impianto e la perdita di decine di attività, sportive e culturali, che vi si svolgono “a causa delle dissennate e schizofreniche politiche seguite da Roma Capitale”.

La risposta di Frongia
A stretto giro, arriva anche l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, il grande accusato da Hippogroup per questa crisi: “Hippogroup ha comunicato oggi, dopo diversi giorni di attesa, la sua decisione di rispondere positivamente alle istanze proposte da Roma Capitale”, con libera interpretazione del testo. “Siamo ben consapevoli che la questione non è ancora chiusa. Mi auguro davvero che sia l’inizio di una nuova fase dove, oltre a riprendere le corse, Hippogroup garantisca non solo i livelli occupazionali attuali ma anche il reintegro di coloro che sono stati licenziati in precedenza”. 

martedì 12 marzo 2019

ECCO COSA SI PERDE CON CAPANNELLE


Noi siamo tranquilli e, almeno per ora, Rock in Roma è confermato”: non hanno dubbi, ufficialmente, gli organizzatori di Rock in Roma - la kermesse musicale che si svolge dentro l’ippodromo delle Capannelle - e non si sentono minacciati dalla crisi nera fra il Comune, proprietario dell’impianto sull’Appia, e la Hippogroup, storico gestore da 72 anni delle corse a Roma. 
Per gli organizzatori di Rock in Roma “le prevendite vanno avanti e abbiamo già cinque date sold out” e non ci sono motivi per temere. L’idea che il collasso dei rapporti fra Hippogroup e Comune possa avere ripercussioni anche sugli eventi che si svolgono a Capannelle, per ora, “non viene presa in considerazione”. 
Ufficialmente. 
In realtà, trapela tutt’altro che questa serenità olimpica fin troppo urlata. Un paio di giorni fa, fonti autorevoli raccontano di una telefonata piuttosto tesa fra Rock in Roma e Hippogroup, con i primi a chiedere notizie e rassicurazioni. E con Hippogroup che avrebbe risposto (in maniera piuttosto risentita) che sono due anni di problemi e tensioni con il Campidoglio nel silenzio di Rock in Roma che solo ora si sarebbe svegliata, quando ha capito che lo show-down col Comune potrebbe creare ben più di un problema all’estate musicale. 
E non è solo Rock in Roma che potrebbe risentire della fine della gestione Hippogroup a Capannelle. All’interno dell’Ippodromo, infatti, si svolgono svariate altre attività, oltre trotto e galoppo: c’è una scuola pony rivolta ai ragazzi con disabilità; il Capannelle Cricket Club che ha vinto titoli nazioni ed internazionali; il Running Camp di Roma Road Runners; il Ciclo Cross. E, ancora, il mercato contadino a km zero ogni weekend; una mostra scambio di auto d’epoca, la Millennium, che si svolge due volte l’anno; le sfilate degli studenti di moda dell’Accademia Koefia che si svolgono a giugno.
E, non da ultimo, la Federazione di Atletica Leggera (Fidal) e il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (Miur) organizzano dentro Capannelle i campionati studenteschi di corsa campestre. “Per quest’anno, fortunatamente, la stagione dentro l’Ippodromo si è già conclusa”, spiega Fabio Martelli, presidente Fidal Lazio. “Abbiamo ancora le finali ma quelle sono state fissate a Cassino”, aggiunge. Se Hippogroup chiudesse e il Comune non avesse un piano B? “A quel punto dovremmo andare altrove. Ci sono altri impianti, ad esempio c’è Villa Pamphilij o il Divino Amore. Ma certo Capannelle offre una situazione migliore”.
Insomma, la querelle fra Hippogroup da una parte e Campidoglio dall’altra, non rischia solo di vedere il licenziamento di un centinaio di lavoratori impiegati direttamente dal concessionario, più un altro migliaio dell’indotto; distrutta l’ippica a Roma per come la conosciamo; e di aprire dentro Roma una voragine grande 1 milione e 600mila metri quadri da controllare perché non venga smontato l’Ippodromo e degradate le strutture. A tutto questo si somma la difficoltà a continuare a tenere vive alcune iniziative, alcune delle quali sono oramai una tradizione pluriennale. Trapelano anche delle notizie su cosa Hippogroup deciderà di rispondere al Campidoglio che aveva ribadito di accettare 66mila euro annui come canone di affitto ma di considerare la cifra solo un acconto a valere su un futuro adeguamento dello stesso. Escludendo l’idea di un’accettazione passiva dell’ultima richiesta di presentare un nuovo Piano economico finanziario, è possibile che Hippogroup possa presentarne uno redatto da una prestigiosa firma del mondo dei commercialisti e approvato da una grande banca così da blindarlo e chiedere garanzie da nuovi singhiozzi del Comune nella vicenda. In alternativa, restituzione delle chiavi. Fra oggi e domani la decisione dei soci di Hippogroup convocati appositamente a Cesena.


martedì 5 marzo 2019

CAPANNELLE, SUI TRALICCI CONTRO IL LICENZIAMENTO


La vicenda dell’Ippodromo di Capannelle sta letteralmente esplodendo fra le mani dell’assessore allo sport, Daniele Frongia, e, di riflesso, in quelle del sindaco, Virginia Raggi. 
Prima furono i sit in sotto il Campidoglio; poi il blocco della via Appia; quindi l’operaio che tenta di darsi fuoco, con annessa gaffe della Raggi che lo aveva scambiato per un pastore sardo. Ieri mattina, nuova protesta: 4 operai salgono sui tralicci della luce: “Siamo stufi di questa situazione, l'assessore Frongia ci sta prendendo in giro da due anni. Non va bene giocare con la pelle dei lavoratori”, chiedendo di parlare direttamente con il sindaco, Raggi “e non con Frongia, perché non crediamo più alle cose che ci dice”.
Il problema è sempre la questione del canone di affitto che, con il concordato fallimentare in continuità (lo stesso emesso per l’Atac grillina), è stato decurtato dal Tribunale dagli originari 2,2 milioni di euro annui a 66mila.  E che il Campidoglio grillino prima ha richiesto nella totalità originaria e poi, di fronte, all’opposizione (anche in Tribunale) di Hippogroup, ha accettato i 66mila euro ma solo come acconto nell’ipotesi che il Tribunale (nel 2021) possa rivedere la sua precedente decisione. 
Lo scontro è sempre più forte e, alla fine della scorsa settimana, Hippogroup ha annunciato l’avvio delle procedure di licenziamento del centinaio di dipendenti e la restituzione dell’impianto al Comune, al quale spetterebbe far fronte alle spese di sorveglianza e manutenzione senza avere la benché minima alternativa pronta. Insomma, il caos più totale. 
Dopo cinque ore appesi ai tralicci della luce, i 4 operai sono scesi verso metà pomeriggio: “Dal Campidoglio non è venuto nessuno. Siamo stati costretti a scendere ma non finisce qua. Andremo avanti chiedendo a tutti i costi un incontro con il sindaco Raggi e anche con il ministro Di Maio. Stiamo pagando per gli interessi personali di Daniele Frongia con la Hippogroup, che ha cambiato il suo capo staff, che stava concludendo l'affare per sbloccare la situazione, e intanto non ci riceve”. 
Inutile dire che tutte le opposizioni ci vanno a nozze: Battaglia e Pelonzi (Pd), Palozzi (Fi), Celli (Civica), Figliomeni e Cochi (FdI), tutti uniti a chiedere chiarezza e le dimissioni di Frongia. 
Il precipitare della situazione di Capannelle - cui si sommano il caso Lazio Nuoto alla Garbatella e quelli di altri gestori di impianti sportivi comunali sul piede di guerra per l’infelice e fallimentare nuovo Regolamento grillino sulla gestione degli impianti sportivi di proprietà comunale - ha imposto al Sindaco di far organizzare dal direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti, una riunione riservata alla quale ha preso parte l’intero Dipartimento Sport e il capo di Gabinetto della stessa Raggi, Stefano Castiglione, ma non Daniele Frongia né alcuno nessuno dei suoi collaboratori stretti. E, il giorno dopo, è stato ancora il capogabinetto, Castiglione, a mantenere aperto l’ultimo tenue filo di dialogo con Hippogroup, interrottosi di fronte alla impossibilità per la Raggi di sconfessare pubblicamente Frongia il quale, tuttavia, anche se non in forma ufficiale, sembra, almeno per il momento essere stato messo da parte: visto che il capogabinetto Castiglione, a gestire in prima persona il dossier Capannelle. A 81 giorni dalle elezioni europee la Raggi non può permettersi l’esplosione dell’intero settore sportivo romano. 


sabato 2 marzo 2019

CAPANNELLE CHIUDE: VIA AI LICENZIAMENTI, LE CHIAVI AL CAMPIDOGLIO




Via ai licenziamenti e alla restituzione dell’ippodromo di Capannelle al proprietario, il Comune di Roma. Alla fine, il tira e molla andato in scena negli ultimi 15 mesi fra il Campidoglio da una parte e la Hippogroup, storico gestore dell’impianto romano, sembra giunto alla sua conclusione. A meno di un intervento espresso diretto del sindaco, Virginia Raggi, cento dipendenti diretti e un migliaio dell’indotto andranno a casa, l’ippica romana per come la si conosce in città da 72 anni chiude qui e sulle casse del Campidoglio non solo non entreranno più i soldi del canone ma sarà necessario coprire le spese per la sicurezza e la gestione, un mezzo milione di euro al mese. 
Ieri scadeva l’ultimo termine che, a fine gennaio, Comune e Hippogroup si erano dati per trovare una soluzione. Il problema è quello antico: lavori di miglioria nell’impianto per quasi decine di milioni di euro pluriennali rimasti incagliati nella farraginosità delle procedure comunali di autorizzazione e, alla fine, rimasti sospesi fra il vecchio regolamento per gli impianti sportivi che autorizzava quasi in automatico le proroghe per migliorie e il nuovo regolamento, varato dai 5Stelle, che cassa questo automatismo. Con la concessione a Hippogroup che, quindi, scade a fine 2016 e il Comune che, da allora, fa partire un braccio di ferro con i concessionari fatto di bastone e carota, comunicati concilianti e pretese economiche. 
Alla fine, dopo quasi un anno e mezzo di questo tiro alla fune, la corda s’è rotta. E ieri Hippogroup ha annunciato con una nota durissima l’avvio dei licenziamenti, a partire dai suoi vertici, e delle procedure di restituzione dell’impianto al Comune. Silenzio totale da parte del Campidoglio.
Scrive Hippogroup in una lunga nota in cui si ricostruisce giorno per giorno l’evolversi di questa surreale vicenda: licenziamenti e restituzione dell’ippodromo sono “il risultato che il Comune di Roma ha voluto coscientemente perseguire sin dall’inizio. Per un anno e mezzo siamo stati presi in giro dall’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e dal presidente della Commissione Sport, Angelo Diario. Questi due personaggi hanno inscenato un balletto sulla pelle dei lavoratori e degli operatori”. A corredo, Hippogroup cita uno stralcio di un libro pubblicato da Frongia nel 2016, prima delle elezioni comunali, in cui il futuro Assessore allo Sport “Non sarebbe ora di chiudere il contratto con questa Hippogroup e cercare un nuovo concessionario per Capannelle?”, aggiungendo “Parole cui, evidentemente, è seguita un’azione politica determinata a conseguire la fuoriuscita di Hippogroup dall’Ippodromo Capannelle”.
Poi, un paio di chicche: la prima è una riunione definita “riservatissima” da Hippogroup che ha visto al tavolo il DG del Comune, Giampaoletti, il nuovo capo di Gabinetto della Raggi, Castiglione, e tutti i tecnici del Dipartimento Sport ma non l’assessore Frongia e nessuno “dei suoi collaboratori”. A questa riunione, ne segue una seconda, con il solo Castiglione, in cui Hippogroup chiede un’assunzione pubblica di responsabilità del Sindaco, ovvero la possibilità che sia direttamente e pubblicamente la Raggi a seguire il dossier, “visto che non esiste più alcun rapporto di fiducia né con l’Assessore allo Sport né con il Presidente della Commissione Sport”. il diniego opposto da Castiglione ha chiuso la vicenda. Con uno strascico ulteriore: non solo il Comune dovrà pagare 500mila euro al mese per sorvegliare l’impianto, ma, se e quando arriverà il nuovo gestore, dovrà consegnare i luoghi in buono stato oppure dovrà versare l’indennizzo a Hippogroup. Un vero capolavoro.  


venerdì 1 febbraio 2019

SPIRAGLIO DI LUCE PER CAPANNELLE


Un mese di stop e niente corse di cavalli a Capannelle. Ora, forse, nella lunghissima telenovela che oppone la società Hippogroup, che gestisce l’ippodromo da 72 anni, e il Campidoglio, proprietario del complesso che è il più grande impianto sportivo comunale, si apre uno spiraglio che potrebbe riportare di nuovo i cavalli a calcare le piste sull’Appia Nuova.
Nel corso del pomeriggio di ieri si è svolta una riunione in Comune al termine della quale Hippogroup e Campidoglio hanno rilasciato una nota congiunta: “Roma Capitale e Hippogroup Roma Capannelle srl, in pieno spirito di collaborazione per risolvere le problematiche dell'ippodromo di Roma, hanno avviato il tavolo tecnico operativo finalizzato alla definizione del percorso che condurrà alla pubblicazione del bando di gara, nonché alla gestione del periodo transitorio. Sono state quindi definite le tempistiche dei lavori, per permettere la ripresa delle attività agonistiche nel minor tempo possibile. L'amministrazione e la società sono fiduciose di raggiungere gli obiettivi prefissati”.
Nessuna indicazione né sui tempi in cui si potranno riprendere le corse, né sulle modalità, queste ultime demandate a un tavolo tecnico. 
La querelle contrappone Hippogroup e l’Amministrazione Raggi nasce con il passaggio dal vecchio al nuovo Regolamento per gli impianti sportivi, fatto dai 5Stelle, che, con una visione ragionieristica, tratta gli impianti sportivi come beni da mettere a reddito più che come luoghi di sport e socialità, applicando il codice degli appalti, tanto che molte società sportive storiche stanno iniziando la smobilitazione in favore di quei franchising anonimi di palestre e piscine
In sintesi, nel passaggio fra il vecchio regolamento con le suo proroghe e il nuovo che le proroghe le ha cassate, sono rimasti “appesi” quasi 25 milioni di euro di investimenti fatti da Hippogroup fra il 1998 e il 2016 e rimasti incagliati nella burocrazia comunale. Per rientrare in possesso dell’ippodromo, alla scadenza della concessione, prima il Comune ha richiesto le chiavi, con ricorso al Tar da parte del gestore, poi ha preteso il ripristino del canone a 2,2 milioni di euro l’anno, nonostante il giudice che ha approvato il concordato fallimentare l’avesse fissato in 66mila euro annui. Entrambe le pretese del Comune sono state ritirate in autotutela ma, intanto, HIppogroup ha sospeso le gare. Che ora, forse, riprenderanno. 

sabato 13 ottobre 2018

PER CAPANNELLE STANGATA A 5STELLE




Considerato che il 31 dicembre 2016 è scaduta la concessione, dal 1 gennaio 2017 dovete pagare il canone originario”. Cordiali saluti e tirate fuori 211mila euro al mese, invece dei 5.500 che pagavate prima. Firmato, Dipartimento Sport del Campidoglio. 
Nuova puntata nella spettacolare querelle che oppone il Comune di Roma alla Hippogroup, storica società che, da oltre 72 anni, gestisce l’ippodromo di Capannelle, il più grande impianto sportivo di proprietà del Campidoglio.
La storia affonda le radici lontano nel tempo: fino al 17 aprile 2018 era in vigore il vecchio regolamento per gli impianti sportivi comunali. Nel vecchio testo era previsto che, a fronte di investimenti economici per il miglioramento degli impianti, le concessioni venissero prorogate. Una proroga, di fatto, d’ufficio e quasi automatica ma che passava per l’ok con il voto in Consiglio comunale. Ad aprile di quest’anno entra in vigore il nuovo regolamento, predisposto dai 5stelle, che annulla di fatto questo sistema di proroghe. In mezzo, ci restano impigliati molte società che avevano ottenuto il via libera iniziale agli investimenti, accendendo mutui, ma cui mancava l’ok finale del Consiglio comunale. Insomma, come per Hippogroup, società rimaste in mezzo al guado pur avendo, ad esempio, “accolto” nel 2014, le gare di trotto “eredità” dell’ippodromo di Tor di Valle, e investendo, fra il 1998 e il 2016, ben 24,4 milioni di euro.
Foto 1 - La lettera di rettifica del canone
Insieme a questo stato di difficoltà, si aggiunge anche il crollo dell’ippica che, negli anni, si è via via ridotta sempre più ai margini dello sport “ricco” con la conseguente crisi economica di molte società. Hippogroup compresa che, per Capannelle, chiede e ottiene dal Tribunale un concordato preventivo (uguale a quello chiesto dai 5Stelle per l’Atac). Il Tribunale, indica anche il canone annuo che Hippogroup deve pagare al comune: 66mila euro.
Nel frattempo, a novembre 2017 il Campidoglio diffida la Hippogroup a riconsegnare le chiavi dell’impianto entro il 19 maggio di quest’anno. 
Ovviamente, la Hippogroup ricorre al Tar e questo ricorso finisce per spaventare il Campidoglio tanto che lo stesso funzionario che aveva intimato lo sfratto alla Hippogroup emana un nuovo provvedimento con il quale “si sospende in via cautelare l’efficacia” dello sfratto.
I botta e risposta, però, proseguono: da una parte il Campidoglio promette e si mostra disponibile verso la Hippogroup, dall’altra vengono protocollati atti che vanno in direzione opposta alle parole. L’esempio, ultimo, è proprio questo del canone con la lettera di adeguamento che disattende le promesse di mantenere a 66mila euro il canone annuo da versare nelle casse comunali. 
Questo scollamento sostanziale fra gli uffici tecnici e gli uffici politici dell’Assessorato allo Sport ha costretto il Campidoglio a spedire in tutta fretta, a fine agosto, una lettera urgente al Ministero delle Politiche agricole per evitare lo stop alle corse. Il Ministero, infatti, non essendo più in vigore la convenzione fra Comune e Hippogroup, era obbligato a interrompere l’attività sportiva. Il che avrebbe condannato all’immediata chiusura l’impianto. Quindi, il Comune ha scritto in fretta e furia al Ministero segnalando come i gestori non siano occupanti abusivi ma “che l’Ippodromo delle Capannelle rimane nella disponibilità della Hippogroup fino alla definizione del ricorso al Tar”. Il tutto per evitare il “pregiudizio che l’interruzione delle corse di trotto e galoppo” avrebbe potuto comportare “al settore ippico internazionale”.
Ora siamo alla nuova puntata: la richiesta di ripristino del canone di affitto che, ovviamente, appare più come un modo per i dirigenti comunali di evitare il rischio, un domani, di essere chiamati a rispondere di danno erariale di fronte alla magistratura contabile. 
In Campidoglio è maturata una consapevolezza: alla fine, il rischio è che se Hippogroup “mollasse” davvero l’Ippodromo, il Campidoglio si troverebbe a dover amministrare un impianto enorme, già soggetto ad atti vandalici da parte degli abitanti nel vicino campo rom di La Barbuta. Un costo, mezzo milione di euro al mese, che le esauste casse del Comune non potrebbero mai sostenere. 


giovedì 15 febbraio 2018

ULTIMA CHIAMATA PER CAPANNELLE


È il più grande impianto sportivo di proprietà del Comune di Roma. Per 72 anni è stato gestito ininterrottamente da una sola società, la Hippogroup. Ora, complice il nuovo regolamento sugli impianti sportivi che la maggioranza 5Stelle, presentato dal presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, porterà in Aula al voto presumibilmente martedì prossimo, l’Ippodromo di Capannelle sta per entrare in un cono d’ombra da cui potrebbe uscire ridotto come il Flaminio. 
Andiamo per ordine. Dimentichiamo le scene del film Febbre da Cavallo e le gesta (che tra l’altro si svolgevano a Tor di Valle) di Mandrake e del Pomata: da molti anni quel mondo non c’è più e i cavalli sono in crisi. 
In tutto il Lazio ci sono una quindicina di grandi allevamenti che regalano alle piste un paio di migliaia di cavalli: sono più o meno 1500 gli animali che corrono al galoppo e intorno ai 500 quelli impiegati nel trotto. 
A Capannelle si corre cinque volte a settimana: martedì, venerdì e domenica al galoppo e il mercoledì e il sabato al trotto. E proprio quest’ultima specialità - complice la chiusura di Tor di Valle nel 2013 - è l’ultima entrata a Capannelle dove, anche su richiesta dell’Amministrazione comunale, sono stati approvati e compiuti i lavori di creazione della pista del trotto, accogliendo cavalli e fantini di Tor di Valle ed evitando così che l’ippica, già duramente colpita dalla crisi, subisse anche i contraccolpi della fine dell’ippodromo del Mandrake.
Cinquantamila, più o meno, gli appassionati di cavalli: l’equivalente di una medio-alta partita all’Olimpico in fatto di afflusso di tifosi. E un giro d’affari, almeno per Capannelle, che a stento raggiunge i 5 milioni di euro l’anno, tutto compreso. 
Un centinaio, fra part e full time, i dipendenti della Hippogroup e più o meno 400 le altre figure professionali che ruotano intorno al settore: veterinari, stallieri, venditori di mangimi, vigilanza: Capannelle costa più o meno 6 milioni di euro l’anno, fra sicurezza, manutenzione, illuminazione, canone al Campidoglio. Canone che, nel 2013, venne fissato dal Tribunale fallimentare in una procedura di concordato analoga a quella oggi intrapresa per Atac in circa 50mila euro, invece degli originari 2 milioni stabiliti dal Comune quando i cavalli ancora “tiravano”. E che oggi il Campidoglio a trazione pentastellata vorrebbe nuovamente incassare. 
I conti, però, non tornano: 6 milioni i costi di oggi, 4 milioni Il contributo che il Ministero delle Politiche agricole versa all’Ippodromo, un milione o poco più il guadagno dalle attività e, quindi, in totale ogni anno Capannelle sta sotto di almeno mezzo milione di euro. Insostenibile con la richiesta di 2 milioni di canone. Anche perché la Hippogroup ha presentato un progetto per dotare di illuminazione la pista del trotto al fine di poter fare gare d’estate, quando per le norme di tutela degli animali, i cavalli possono correre solo nelle ore di frescura, tanto che gli allenamenti terminano alle 5 di mattina. Progetto che, pur avendo ottenuto il via libera dalla conferenza dei servizi, non ha mai incassato l’ok finale del Campidoglio. 
A novembre scorso, poi, il Dipartimento Sport ha adottato una determina dirigenziale con la quale, entro sei mesi, vista la scadenza della concessione, richiedeva indietro le chiavi della struttura. Per procedere, non appena approvato il nuovo Regolamento sugli impianti sportivi comunali, a pubblicare un nuovo bando per assegnare Capannelle. L’approvazione del progetto di illuminazione avanzato da Hippogroup, invece, qualora approvato con le vecchie norme, avrebbe consentito un prolungamento quasi automatico della concessione. Ad andare via, però, la Hippogroup non ci pensa proprio: è stata presentata al Tar un ricorso contro la decisione del Campidoglio di richiedere le chiavi con tanto di risarcimento danni. 

martedì 23 gennaio 2018

CAPANNELLE, SCATTA IL RICORSO AL TAR



Ennesimo capitolo dell’esperienza 5Stelle in Campidoglio che rischia di finire davanti a un giudice. Questa volta tocca a Capannelle, alla società, la Hippogroup, che da 72 anni gestisce lo storico ippodromo e che si è vista ingiungere dai grillini la restituzione delle chiavi a maggio 2018. Ieri, la Hippogroup ha reso noto di aver presentato “ricorso al Tar senza istanza cautelare” (si va direttamente a sentenza senza la sospensiva) contro la determinazione dirigenziale del Comune che chiude l’esperienza ultradecennale della Società nella gestione dello storico ippodromo romano, il più grande impianto sportivo di proprietà comunale.
In sintesi, la Hippogroup porta al Tar non solo le decisioni capitoline che la riguardano, ma fa finire sul banco degli imputati l’intera architettura del nuovo Regolamento sugli impianti sportivi comunali che i 5Stelle stanno finendo di scrivere e che a breve inizierà il suo iter approvativo. Per giunta, se il Comune perdesse questa causa, ci sarebbe il rischio concreto di pagare i danni alla Hippogroup. Nella nota diffusa ieri, infatti, si parla della necessità di “salvaguardare gli ingenti investimenti realizzati dalla Società sulla scorta del legittimo affidamento ingenerato dall’Amministrazione capitolina”. Non si indicano cifre ma si parla di una richiesta di risarcimento danni per ben 24 milioni di euro.
Il ricorso della Hippogroup, in più, rappresenta un enorme problema per il Campidoglio a trazione grillina: in tribunale ci finisce l’idea che impianti ed eventi sportivi comunali debbano indiscriminatamente essere messi a bando di gara (altro esempio è la Maratona di Roma su cui si gioca un’enorme partita politica che vede in prima linea, oltre il Comune, anche la Federazione di Atletica Leggera) senza tenere conto degli investimenti sostenuti dai privati nel corso del tempo basate sull’assenso dell’Amministrazione comunale.

Si legge ancora nella nota della Hippogroup: obiettivo del ricorso è “conseguire il ristoro dei danni patiti a causa dell’abnorme ritardo con cui Roma Capitale, pur essendosi dimostrata in molteplici occasioni non contraria al riconoscimento della proroga della concessione, in linea con la vigente normativa, ha alfine opposto il contestato diniego. La Società conferma di avere regolarmente assolto a tutte le obbligazioni derivanti dal rapporto in essere con l’Amministrazione proprietaria del bene e, più in generale, la assoluta correttezza del proprio operato quale concessionario dell’Impianto, ribadendo che, a tutela dell’onorabilità propria e dei propri azionisti, agirà nelle opportune sedi contro chiunque si renderà protagonista di affermazioni mendaci e lesive dell’immagine della Società in merito a questa amara vicenda che mina il futuro di centinaia di famiglie”.

La nota Hippogroup segue di pochi giorni il sopralluogo della Commissione Sport, presieduta dal grillino Angelo Diario primo firmatario della mozione votata in Consiglio a inizio mese sulle gare per gli eventi sportivi e coautore, insieme all’assessore allo Sport, Daniele Frongia, del nuovo Regolamento in preparazione. In occasione del sopralluogo, Diario aveva cercato di fare il pompiere “nessun rischio Flaminio per Capannelle”. In realtà, a maggio Hippogroup dovrà restituire le chiavi e ci vorranno mesi prima che il Regolamento sia approvato, si facciano le gare europee e si consegnerà l’impianto al nuovo concessionario. Il rischio Flaminio e distruzione dell’impianto è più che reale. E, in aggiunta, pure con il possibile risarcimento danni da pagare. Dopo l’urbanistica, la cura grillina colpisce anche lo sport.