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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 9 settembre 2020

CAMPO ROM DI CASTEL ROMANO, PALLA ALLA PROCURA



Sul campo nomadi di Castel Romano la palla passa alla Procura di Roma
Il 7 settembre si è tenuta dinanzi al Tribunale amministrativo regionale l’udienza sulla richiesta presentata dal Campidoglio di sospendere l’Ordinanza Zingaretti di sgombero del Campo emanata l’8 luglio scorso. 
Il Comune all’ultimo minuto ha presentato al Tar una memoria per ritirare la richiesta di sospensione cautelare del provvedimento. Richiesta accolta dal tribunale. Si legge nel testo: “a seguito del ricorso, in data 16 luglio 2017, è stato notificato all’Amministrazione capitolina il “Decreto di sequestro preventivo” con cui il Tribunale penale di Roma – Sezione GIP – GUP, ha disposto il sequestro preventivo dell’area del Villaggio della Solidarietà di Castel Romano, nominando un custode giudiziario (nella specie il Sindaco della Capitale) e riservando qualsiasi questione inerente l’esecuzione del sequestro (facoltà di utilizzo, sgombero dell’area...) alla competenza del Pubblico Ministero”. Quindi, secondo i legali del Campidoglio “alla luce di tale fatto nuovo, che attrae nella sfera di competenza dell’Autorità giudiziaria la gestione del Villaggio, facendo venir meno, al momento, l’attualità del pericolo posto a base della domanda cautelare proposta, appare opportuno attendere lo sviluppo della situazione prima di discutere la richiesta misura cautelare”. 
Traducendo dal “legalese”, visto che c’è un sequestro penale e che il custode giudiziario è il Sindaco di Roma, è inutile chiedere la sospensione dell’Ordinanza Zingaretti visto che non ha più una forza effettiva e tanto vale andare direttamente all’analisi specifica del merito della questione.
L’Ordinanza Zingaretti era stata emanata l’8 luglio scorso ed era incentrata sul rischio sanitario che la situazione del campo rom stava generando. Il testo della Regione, basato su un’ispezione della Asl, metteva in mora il Campidoglio ordinando lo sgombero immediato dell’area dove vivono (ufficialmente) 452 persone metà delle quali minori. Campo rom che più volte è finito nelle cronache dei giornali visto che frequentemente suoi abitanti vengono “pizzicati” a compiere furti, sversamento illecito di materiali, roghi tossici, ricettazione, evasioni. 
Contro l’Ordinanza Zingaretti - atto che ha riattizzato le polemiche estive - il Campidoglio aveva, appunto, presentato ricorso al Tar sostenendo, principalmente, che più che una questione sanitaria il problema a Castel Romano fosse di tipo ambientale. Poco dopo, il sequestro dell’intera area e il Campidoglio che, a inizio agosto, ha presentato in Procura un piano di gestione del Campo. 
Non è più tempo di rimandare, è ora che il Campidoglio presenti una road map precisa e economicamente sostenibile per lo sgombero di Castel Romano. Il resto è un balletto politico-amministrativo impresentabile”, commenta Roberta Angelilli (FdI).

martedì 30 giugno 2020

LA RAGGI TIENE FERMO LO STADIO


No, non lo so che aspetta. Stiamo aspettando tutti”: fra i 5Stelle capitolini questa è la risposta alla domanda: cosa aspetta il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ad iniziare le procedure per portare in votazione al Consiglio comunale lo Stadio della Roma?
Già da due/tre settimane sul tavolo della Raggi c’è una relazione firmata da Roberto Botta, l’ingegnere vice direttore generale del Campidoglio cui è stato demandato dal Sindaco il coordinamento effettivo di tutti gli uffici tecnici che stanno lavorando al dossier Tor di Valle. 
Da allora, però, nuovamente silenzio. 
All’urbanistica, complice il caos dell’Ufficio Condoni legato all’ultima inchiesta della Procura, non hanno ancora terminato le rivisitazione di tutte le carte tecniche anche perché comunque gli uffici aspettano un cenno di assenso dalla Raggi per chiudere tutto. 
Ma anche se non tutte le carte tecniche sono perfezionate, la “ciccia” politica è tutta nella relazione Botta. E con quella la Raggi dovrebbe iniziare il complesso iter che porterà al voto finale, l’ultimo passaggio politico che dà il via libera definitivo ai cantieri, iniziando dagli incontri con i consiglieri di maggioranza per evitare sorprese e mal di pancia il giorno del voto.
Fra l’altro, nel cerchio ristretto dei Raggi boys, circola un’altra considerazione: la Giunta è entrata nell’ultimo anno di attività. A giugno 2021 scade il mandato ma, considerando che gli ultimi quattro/sei mesi sono di campagna elettorale, ne restano più o meno fra i 6 e gli 8 per arrivare alla posa della prima pietra dello Stadio in tempo utile perché la Raggi possa giocarselo come carta per l’eventuale corsa per il bis. Facendo la tara con i tempi tecnici post voto per arrivare all’apertura dei cantieri, siamo già molto vicini al tempo limite. Insomma, serpeggia sorpresa e preoccupazione: Virginia deve fare in fretta se vuole usare la foto sul cantiere dello Stadio per la campagna elettorale e il tempo per arrivarci è veramente ridotto al lumicino.

venerdì 5 giugno 2020

LE LINEE S FINISCONO IN PROCURA


Finiscono in Procura le “linee S”, quelle linee di bus supplementari cioè che il Campidoglio ha attivato per supplire alle deficienze di Atac. Sono quattro linee, affidate formalmente a Roma Tpl, il consorzio che gestisce per conto del Comune un centinaio di linee di periferia e il cui contratto è scaduto da due anni. Queste linee, servite con pullman gran turismo anziché con autobus di linea, uniscono con due sole fermate intermedie, alcuni punti della periferia con il centro.
Tre società - la Gamma Travel, la SAURO e l’abruzzese SATA - hanno presentato un esposto in Procura per irregolarità nell’iter seguito dal Campidoglio.
Il 15 aprile - si legge nel ricorso - il Campidoglio chiede a tutte le società di trasporto di “manifestare la disponibilità a fornire i propri mezzi” per la ripartenza post quarantena. Arrivano svariate risposte positive ma il Comune prima scompare poi affida tutto a Roma Tpl. O almeno così è stato propagandato.
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Perché, stando alle carte, dai almeno due capilinea, Termini e Subaugusta, partono “bus con la scritta Troiani”: “dalle prime verifiche - scrivono i legali delle tre società - il servizio integrativo è esercitato dalla società Autoservizi Troiani srl” il cui legale rappresentante è Giovanni Troiani che è membro del CdA di Roma Tpl e con la sua società detiene un terzo del capitale del Consorzio Italiano Trasporti che controlla Roma Tpl. 
Altra annotazione dei legali dei ricorrenti: le proroghe. Il Contratto di Servizio fra il Comune e Roma Tpl è scaduto il 31 maggio 2018 e da allora ha già avuto quattro proroghe l’ultima delle quali scadrà a fine ottobre 2020 ma già se ne prospetta una quinta. 
Ora, esattamente come Il Tempo aveva già evidenziato, per le aziende che hanno presentato l’esposto “l’esercizio delle linee S da parte della Autoservizi Troiani lascia intendere un affidamento in via diretta oppure in via mediata tramite Roma Tpl”. 
I servizi di trasporto svolti con pullman gran turismo sono estranei al contratto di appalto” con Roma Tpl e la presunta “assenza di costi aggiuntivi”, decantata dal Campidoglio, risulta “paradossale” visto che le cifre - 63mila euro al giorno, poco meno di due milioni al mese - usate per pagare questi servizi provengono da soldi trattenuti sì come penale ma quindi non più vincolati. 
Alla fine, quindi, i ricorrenti chiedono alla Procura di sequestrare tutti gli atti per verificare se vi sia stato abuso d’ufficio da parte del Direttore del Dipartimento Mobilità, Alberto Di Lorenzo, e se sia stato violato l’obbligo di fare la gara d’appalto. 




La prima pagina dell'esposto sulle linee S

sabato 23 giugno 2018

STADIO, TUTTE LE NUOVE INCOGNITE SUL PROGETTO






Procura a parte, il cui lavoro, non concluso, al momento non pare rilevare dubbi in merito alla validità degli atti prodotti, sul progetto Stadio della Roma si presentano una serie di nuove incognite che potrebbero portare a un lungo rallentamento dell’iter, riportandolo, di fatto, all’anno di grazia 2016 cioè all’avvio della prima Conferenza di Servizi decisoria. E, da un punto di vista economico, con un danno sia per la città di Roma - in termini di investimenti, opere pubbliche, tasse, economia cittadina - stimabile per difetto in un miliardo e 200 milioni di euro e per la società sportiva Roma in almeno una sessantina di milioni di euro.
Andiamo per ordine. Ci sono almeno due aspetti nella delibera di pubblico interesse della Raggi, votata il 14 giugno 2017, che la rendono difficilmente attuabile e che, quindi, ne consiglierebbero la totale riscrittura. 

GLI STUDI SUL TRAFFICO E IL PONTE DI TRAIANO
Dopo le intercettazioni trapelate in questi giorni, da cui emergono con chiarezza le falle della mobilità privata con la cancellazione del Ponte di Traiano e i relativi studi sui flussi di traffico a dir poco ottimistici, molti consiglieri comunali (e molti funzionari capitolini) hanno chiesto nuovi approfondimenti: cioè di rifare questi studi (magari affidandoli a una società terza a spese dei proponenti) e capire se, davvero, il Ponte di Traiano serva o meno. 
Negli studi presentati si esaminano due scenari (7.30-8.30 di mattina feriale in ingresso al Business Park; 19.30-20.30 di pomeriggio infrasettimanale in ingresso allo Stadio) ciascuno dei quali con tre simulazioni: con il solo Ponte di Traiano; con il solo Ponte dei Congressi; senza nessun ponte. 
L’idea è inserire una quarta variabile (tutti e due i Ponti costruiti) e incrementare gli scenari di orario sia in ingresso allo Stadio sia, soprattutto, in uscita da Tor di Valle dopo una partita, considerando anche che gli incontri si possono disputare 7 giorni su 7 con orari di inizio dalle 12.30 alle 21.00. 
Ecco il problema. Se i nuovi studi evidenziassero la necessità di reinserire il Ponte di Traiano, si aprirebbe la prima falla nella delibera Raggi di pubblico interesse che, rispetto a quella Marino, eliminava il Ponte di Traiano dal novero delle opere pubbliche (insieme al finanziamento per la Metro) pur di giungere al taglio delle cubature. 

LA DESTINAZIONE DEI SOLDI PER IL TRASPORTO
Secondo problema: il contributo costo di costruzione. È la parte cash delle tasse che il costruttore paga al Comune (l’altra sono fogne, strade, illuminazione e via dicendo). Questo contributo viene calcolato sulla base della cubatura edificata ed è stato stimato dalla Raggi, nella sua delibera, in 45 milioni di euro (nella versione Marino la stima era di almeno 53 milioni: ovviamente più cubature, più tasse).
La Raggi ha vincolato espressamente la destinazione di questo contributo al “miglioramento dell’offerta e del servizio di trasporto pubblico su ferro prioritariamente attraverso l’acquisto o eventualmente attraverso il revamping di treni sulla ferrovia Roma-Lido”. La destinazione di questo Contributo spetta per legge al Consiglio comunale e può essere destinata a coprire qualsiasi spesa in qualsiasi parte della città, non per forza, quindi, riservata allo Stadio. 
Il dettaglio diabolico: nella delibera non è stato previsto nessun piano B. I soldi vanno alla Roma-Lido. Punto. 
Solo che la Regione Lazio, proprietaria
della linea, ha annunciato la decisione di dar seguito alle norme europee e di mettere a bando il servizio viaggiatori a partire dal 2019 per i successivi 7 anni. 
Atac, che oggi effettua questo servizio, non potrà partecipare al bando. Se il concordato fallimentare sarà accolto, Atac sarà in amministrazione controllata. Se sarà bocciato, sarà in fallimento. E, in ogni modo, essendo società in house del Campidoglio, non potrà partecipare alla gara. 
Ora c’è la corsa a mettere l’ennesima toppa: il direttore generale del Comune, Giampaoletti, starebbe verificando con la Regione se questi soldi possono essere comunque girati sulla Roma-Lido con una apposita convenzione.

LA POSSIBILE NUOVA DELIBERA
Due falle dunque - destinazione del contributo costo di costruzione e ripristino del Ponte di Traiano - che potrebbero obbligare la Raggi a riscrivere la sua delibera, aprendo un problema politico: soldi per il Tpl e Ponte tagliato sconfesserebbero totalmente l’intera architettura urbanistica che i 5Stelle hanno voluto imporre al progetto Stadio, stravolgendo, pur di assecondare le promesse fatte in campagna elettorale, un progetto da 1,7 miliardi di euro di investimenti per ridurlo a meno della metà del valore originario. 
Politica a parte, però, l’eventuale riscrittura della delibera di pubblico interesse si renderebbe essenziale per evitare nuovi strapppi (o nuove toppe) a un iter già di suo abbastanza stiracchiato. E, nella nuova eventuale delibera, due le soluzioni più semplici: l’incremento di cubature a compensazione per rimediate al reinserimento del Ponte di Traiano (che non necessariamente si tradurrebbero nel ripristino delle tre Torri). Oppure, destinando al Ponte proprio il contributo costo di costruzione, ridefinendo la lista delle opere oggi inserite nel pubblico interesse (18 milioni fra parco, videosorveglianza, pontili e golene) cui aggiungere solo un sostanzialmente modesto sovrappiù di cubature.

NUOVA DELIBERA, NUOVA CONFERENZA DI SERVIZI
Una nuova delibera, però, renderebbe obbligatorio ricominciare con una nuova Conferenza di servizi regionale: sarebbe al limite della follia impiegare una Conferenza aperta sul progetto versione Marino, risolta prima con un no; poi dirottata, a lavori aperti, ad approvare la versione Raggi con il cambiamento di delibera e, magari domani, a riapprovare una terza versione del progetto con una terza delibera. 

I COSTI: 1,2 MILIARDI PER LA CITTÀ, 30 MILIONI ANNO PER LA ROMA 
Tutto questo gioco ha un costo: in termini di tempo e di soldi. 
La Roma stimava in 30 milioni di euro gli introiti annuali minimi derivanti dal nuovo Stadio. Questa ipotesi di nuovo iter impone una perdita di tempo di due anni minimi (fra quanto già perso e quanto sarà necessario per ritornare al punto ante inchiesta). 
Per la città, la stima è complessa e fra gli 800 milioni in meno del valore del progetto, la diminuzione di tasse locali (140 milioni anno) e l’investimento in termini di costruzioni (350 milioni l’anno) siamo a oltre 1,2 miliardi di euro solo per il primo anno

STADIO, VEDIAMO DI CHIARIRCI

Premessa
Tutto ciò che scrivo (o leggiamo) oggi può cambiare anche due minuti dopo che è stato vergato: c’è un’inchiesta in corso e la Procura non è tenuta a dire ai giornalisti la verità su ciò che fa. Quando l’inchiesta sarà terminata, allora potremo tirare le somme.

Tuttavia..


L’INCHIESTA NON È SULLO STADIO DELLA ROMA
Chiarita la premessa, l’inchiesta non investe lo Stadio della Roma. Non vi è un solo atto dell’iter - lungo, complesso e, soprattutto, collegiale - finito nel mirino della Procura che, se del caso, vaglia la validità degli atti, non la loro correttezza amministrativa. 

Spiego: la Procura di Roma deve appurare se gli episodi corruttivi contestati agli indagati, hanno interessato la formazione di un qualunque atto, alternandolo e, quindi, rendendolo non valido. La Procura non entra nel merito delle interpretazioni amministrative delle norme. Per quello ci sono le magistrature amministrative se e quando saranno interpellate. 
L’Anac non si occupa di queste cose: si occupa degli appalti pubblici e non a caso il suo presidente, a mia specifica domanda (registrata pubblicamente) rispose che loro non guardano la correttezza amministrativa dell’iter in sé ma, semmai e se e quando sarà, il rispetto delle norme sugli appalti.

Quindi: quelli che…

  • L’Anac ha detto sì, dicono una cazzata. Anche se siedono in Campidoglio
  • La Procura ha detto sì… dicono una cazzata (che, per altro, potrebbe essere smentita ogni giorno)
  • L’iter è viziato, dicono una cazzata. L’iter è valido. Non corretto da un punto di vista di diritto amministrativo, questo non lo sappiamo e lo sapremo solo se e quando si pronunceranno le Magistrature amministrative, le sole preposte a questa analisi e mai d’ufficio ma su richiesta

PERCHÉ ALLORA SI PARLA DI INCHIESTA SULLO STADIO?

  1. Giornalisticamente è più semplice, attira l’attenzione e fa fare tanti click sulle edizioni online o vendere più copie
  2. La Procura stessa l’ha presentata in questo modo
  3. Lo Stadio (il suo progetto nel complesso) è lo sfondo sul quale si muovono i personaggi coinvolti


MA CI SONO LE INTERCETTAZIONI…

Non ogni intercettazione, per quanto resa pubblica, è una dichiarazione di colpevolezza.
Se la parte privata, in conversazioni private, decide di sviare sempre e comunque il problema del Ponte di Traiano e degli studi sul traffico, è suo diritto farlo. Sarebbe compito degli uffici pubblici evitare lo sviamento. 
Se il rappresentante unico dello Stato in Conferenza di Servizi, in una conversazione privata, asserisce che “lo stadio farà schifo” esprime una posizione personale. Chi ha letto le carte, sa che il Rappresentante dello Stato durante la Conferenza non solo non ha di fatto grande autonomia ma non ha proprio espresso pareri personali, limitandosi, forse pure troppo, a collazionare i pareri dei vari dipartimenti. 
Aggiungo alla riflessione che non è compito di un tecnico dire se quella soluzione è bella o brutta ma è compito suo dire se è tecnicamente corretta e rispetta le varie, numerose norme che regolano il settore.

La domanda, quindi, è: la decisione degli uffici pubblici, ad esempio, di non approfondire la questione del Ponte di Traiano o degli studi sul traffico, è stata presa perché il funzionario responsabile è stato condizionato, vuoi direttamente con corruzione o vuoi perché condizionato un suo superiore che lo ha in qualche modo convinto/costretto?

A questa specifica domanda - la cui eventuale risposta affermativa è quella che potrebbe porre in condizione di invalidità atti dell’iter del progetto - è quella cui devono rispondere da una parte la Procura con le indagini dall’altra gli uffici pubblici coinvolti con il loro controllo interno.


MA CI SONO LE DAZIONI DI SOLDI AI POLITICI

Lo ha spiegato chiaramente il Pm, Paolo Ielo: “Non ogni dazione di denaro fra imprenditori e politici è illecita. Lo è se non viene deliberata dall’organo societario preposto e, soprattutto, se non viene iscritta a bilancio. Se le parti la iscrivono a bilancio ed è deliberata in modo corretto, è una donazione lecita”. Che poi possa essere inopportuna è possibile. Ma c’è enorme differenza fra opportuno e illecito. 


QUINDI?

Quindi, dire che l’iter deve fermarsi per sempre è una sciocchezza pari a quelle di chi propone aree ad minchiam (Eur, ex Fiera e via dicendo), a chi, da società pubblica, si propone di fare il partner di un progetto privato di una società sportiva quotata in borsa (piuttosto, ma chi propone queste cose come fa a stare nel posto che ricopre senza essere cacciato a calci in culo per incompetenza?). 
Altrettanto ad minchiam sono le posizioni di chi, oggi, per non perdere quel poco di faccia che gli è rimasta, urla ai quattro venti che è tutto a posto e che si può andare avanti come se niente fosse. 

Si andrà avanti dopo la fine dell’inchiesta (con i tempi che ha), quando ci sarà la certezza (che non la stabilisce il Sindaco o l’Assessore X o Y ma gli atti scritti della Procura e del GIP) che l’iter è valido perché l’inchiesta è finita senza che vi siano stati atti giudiziari contro l’iter. 

Questo perché, tutti quelli che pontificano su cessioni del progetto e altre idee simili, possono spiegarmi quale imprenditore sano di mente deciderebbe di investire anche un solo sesterzio bucato su un progetto che è così tanto nell’occhio del ciclone?

ULTIMA ANNOTAZIONE

Ci sono, in queste settimane, dichiarazioni di giubilo da parte di alcune Associazioni, magari di urbanisti non proprio di primissimo pelo, che strombazzano un “avevamo ragione noi”. Ci sono quelle di un ex assessore cacciato con ignominia dal posto che occupava per manifesta incapacità (parole del Sindaco) e per aver tentato, con un’intervista a un collega, di insinuare condotte immorali del suo Sindaco. Intervista negata prima, contestata come estorta poi, infine la resa. 
Sul secondo è bene tacere per rispetto dell’età della persona. Non per altro. 
Sui primi, è bene ricordare loro che non una delle loro denunce presentate negli anni è alla base di questa inchiesta. Quindi, un po’ di silenzio, anche per loro, non sarebbe una cattiva politica.

mercoledì 8 novembre 2017

PROCESSO RAGGI, A GENNAIO LA DECISIONE



Se ci sarà, il processo a Virginia Raggi sarà celebrato nel pieno della campagna elettorale per le elezioni politiche e per le regionali del Lazio. La decisione arriverà a inizio gennaio. Subito dopo il rientro dalle vacanze natalizie, infatti, il giudice per l’Udienza preliminare, Giuseppe Gentile, dovrà decidere se prosciogliere direttamente oppure rinviare a giudizio il sindaco Raggi per l’accusa di falso che la Procura le attribuisce nell’ambito del procedimento sulla nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, alla direzione del Dipartimento Turismo del Campidoglio.
Qualora, quindi, il Gup optasse per il rinvio a giudizio, la Prima Cittadina salirebbe alla sbarra proprio quando sarà in pieno svolgimento la corsa elettorale, visto che le Camere potrebbero essere sciolte subito dopo Natale. 
Al momento, poi, gli avvocati del Sindaco non avrebbero ancora presentato la richiesta di rito abbreviato ma le dichiarazioni resi nei giorni scorsi da Alessandro Mancori, legale della Raggi, non escludono questa possibilità. Che sortirebbe un duplice effetto: il primo, visto che la sentenza viene emessa direttamente in sede di udienza preliminare e non con un dibattimento processuale, garantirebbe alla Raggi di avere la sentenza lontano dai comizi elettorali. La seconda, che, in caso di condanna, la riduzione di un terzo della pena la terrebbe al sicuro dai rischi di incappare nella legge Severino che scatta solamente se la condanna supera i due anni. 

L’indagine è quella sulla nomina di Renato Marra alla guida del Dipartimento Turismo. Per l’accusa, la Raggi avrebbe mentito all’Anticorruzione quando aveva affermato la sua “autonoma ed esclusiva responsabilità” nella nomina di Renato Marra. È assurta agli onori la frase: “il ruolo del direttore del Personale Raffaele Marra è stato di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali. Il dottor Marra si è limitato a compiti di mero carattere compilativi” che la Raggi indirizzò all’Anticorruzione. 

Per la Procura, però, la Raggi con queste affermazioni avrebbe detto il falso. E, a sostegno dell’accusa, vengono citate sia le chat recuperate dal cellulare di Raffaele Marra sia le date che non tornano: la procedura di selezione di Renato Marra, infatti, iniziò mentre la Raggi era in missione in Polonia. 
Ovviamente, i guai giudiziari dell’una, la Raggi, divengono materia di contesa politica con il Pd che subisce, a sua volta, gli attacchi per le ultime vicissitudini giudiziarie del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. 

Roberta Lombardi, a oggi l’unica sfidante di Zingaretti alla guida del Lazio, ha subito colto la palla al balzo: Zingaretti è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di aver reso falsa testimonianza nel processo Mondo di Mezzo. E subito dai 5Stelle si è rialzato il solito peana giustizialista. Cui ha risposto il Pd con una serie di bordate di comunicati la cui sintesi è “i 5Stelle attaccano su Zingaretti per coprire i guai giudiziari della Raggi”. 
Liti a tutto vantaggio del candidato del centrodestra. Quando ci sarà.