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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 10 novembre 2018

REFERENDUM/ ATAC A PEZZI. E NON CI SONO PROGETTI


Scenario 1: Domenica, intorno alla mezzanotte, la notizia del giorno è che il quorum è stato superato e non solo il referendum su Atac è valido, ma addirittura hanno vinto i sì. Però, siccome era un referendum consultivo il Campidoglio non è tenuto giuridicamente a dar seguito all’esito della consultazione, quindi, si va avanti sulla strada tracciata dall’Amministrazione 5Stelle. 
Scenario 2: Niente quorum, il referendum semplicemente non è valido.
Scenario 3: Il quorum è stato raggiunto ma hanno vinto i no.
Tra scenari il cui esito è comunque quello di (ri)consegnare alla città un’Atac disastrata così come la conoscono i romani. Ecco le principali voci che fanno di Atac, insieme ad Ama, uno dei pilastri negativi del Campdoglio.

BILANCIO
L’Amministrazione propaganda un bilancio, nel primo semestre 2018, in attivo per poco più di 5 milioni di euro. A parte che i conti si fanno a fine anno più che a semestre, l’attivo è comunque legato alla procedura di concordato che ha congelato i debiti (1,3 miliardi di euro) che Atac ha con Campidoglio, Regione, fornitori, e con un passivo registrato di 120 milioni di euro e spicci nel bilancio 2017. Il congelamento dei debiti dovuto al concordato preventivo, non significa che quei debiti siano evaporati. Vanno pagati. Non al momento ma andranno pagati, prima o poi. E questo, al netto dell’iter per il concordato che non si è ancora concluso.

FLAMBUS
Più eclatante di tutti perché sotto gli occhi di tutti: il più famoso è stat quello dell’8 maggio scorso in via del Tritone. Ma da inizio 2018, le statistiche riferiscono di un totale di 22 vetture andate a fuoco, di cui 12 completamente distrutte e 10 con danni parziali. Di queste 10, 4 sono state recuperate e 6 sono ferme.

APPALTI E NUOVE VETTURE
C’è poi il capitolo della propaganda sull’arrivo di nuove vetture. La Raggi, dal palco della kermesse pentastellata, ha detto “abbiamo comprato 600 nuovi autobus che sono in arrivo”. Poi, quando si va a spacchettare il dato, viene fuori che gli autobus in questione non sono 600. Ma un numero tutt’altro che identificato chiaramente. Basta aprire la delibera 20/2018 del CdA di Atac per capire i numeri veri: 320 vetture diesel dovevano essere acquistate nel 2018 per il 2019, ma la gara è andata deserta. In aggiunta a quelle 320, sene dovevano comprare 58 a metano via Consip. Ma proprio la gara fallita ha spinto il Comune a metterci una toppa e trasformare questi 58 nei 227 che saranno forniti da Industria Italiana Autobus. Che, però, ha solo ottenuto la fidejussione preliminare ma ancora non ha firmato il contratto.
Poi ci sono 248 autobus ibridi da fornire fra il 2020 e il 2021 ma la gara è prevista per il 2019. In sintesi, quindi, di 600 autobus nessuno ancora è stato effettivamente acquistato ma c’è solo l’impegno per 227 vetture da prendere via Consip. E, non a caso, alcuni giorni fa, il Comune è corso ai ripari mettendo in cantiere 100 milioni per noleggiare altre vetture. Con l’ironia del presidente della Commissione Mobilità. Enrico Stefàno: “ma noleggio o proprietà cosa ti cambia?”. Che acquistare non è noleggiare.

METRO
Anche per le metro il panorama è desolante, fra ritardi, corse saltate, stazioni che scoppiano. Dopo l’incidente della scala mobile di Repubblica, improvvisamente si registrano svariati impianti fermi tutti insieme. 

ROMA TPL
Le gare d’appalto del servizio, come da referendum, no. Ma a Roma Tpl è stata prorogato senza gara il contratto di servizio dalla Giunta Raggi. Scadrà a novembre ma del nuovo bando non c’è traccia. 

mercoledì 7 novembre 2018

REFERENDUM ATAC: ISTRUZIONI PER L'USO - LE RAGIONI DEL SÌ E DEL NO


l Campidoglio targato 5Stelle non sta certo spingendo al massimo per pubblicizzare il Referendum su Atac. Già, perché, nonostante sia - come la Raggi si sia affrettata a specificare, solo consultivo e quindi con un valore non vincolante per il Campidoglio - domenica 11 novembre si vota per indicare quale dovrebbe essere la strada per il futuro del sistema del trasporto pubblico romano. 

I 2 QUESITI REFERENDARI
Due i quesiti che verranno sottoposti al voto. Il primo chiede: “Volete voi che Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia mediante gare pubbliche, anche ad una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa, nel rispetto della disciplina vigente a tutela della salvaguardia e della ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?”. 
Se vincerà il “sì” - e il Campidoglio tenesse conto del risultato - si andrà verso una liberalizzazione del solo servizio, come sostengono i favorevoli, o verso una privatizzazione, come asseriscono i contrari.
Il secondo quesito domanda: “Volete voi che Roma Capitale, fermi restando i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia comunque affidati, favorisca e promuova altresì l’esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale a imprese operanti in concorrenza?”.
Se vincerà il “sì” il Comune dovrebbe incentivare la concorrenza nel settore del trasporto collettivo non di linea (taxi, noleggio con conducente, carrozzelle).

DOVE SI VOTA
I seggi elettorali sono allestiti nelle abituali sezioni elettorali dove si vota per il Parlamento o per eleggere il Sindaco. 

QUANDO SI VOTA
Si vota solo domenica 11 novembre. I seggi saranno aperti dalle 8 di mattina e chiuderanno alle 8 di sera.

CHI PUÒ VOTARE
Sono ammessi al voto tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali di Roma Capitale cui vanno aggiunte le categorie previste dall’art. 6 dello Statuto comunale (lavoratori, studenti e stranieri non residenti) purché si siano appositamente registrati tra l’1 ottobre e il 31 dicembre del 2017.

COME VOTARE
Per votare occorre presentarsi al seggio muniti di un documento di identità valido e della tessera elettorale. Trattandosi di referendum cittadino, tuttavia, non verrà apposto l’abituale timbro sulla tessera che deve comunque essere valida (controllate gli spazi rimasti per i timbri). 

LE SCHEDE
All’elettore verranno consegnate due schede di colore diverso, una per ciascun quesito.
Su ciascuna scheda sarà riportato il quesito formulato nella richiesta di referendum, letteralmente riprodotto a caratteri chiaramente leggibili, e due rettangoli con all’interno le diciture SI / NO

LO SCRUTINIO
Le operazioni di scrutinio inizieranno immediatamente dopo la chiusura della votazione. Sia al voto che allo scrutinio possono assistere, un rappresentante dei Gruppi politici presenti in Consiglio comunale; un rappresentante del Comitato Promotore e di ciascuna Associazione e Comitato ammessi quali soggetti della campagna referendaria.

QUORUM
Il Campidoglio ha chiarito che per la validità del referendum è necessario raggiungere il 33% degli aventi diritto (circa 800mila votanti)

mercoledì 19 settembre 2018

ATAC: DIMINUISCE IL SERVIZIO MA AUMENTANO I SOLDI IN CASSA


Il dato è duplice: il servizio di trasporto offerto all’utenza diminuisce ma, in compenso, nelle casse di Atac ci sono più soldi
È stato il presidente dell’Azienda di trasporto, Paolo Simioni, a illustrare lo stato dell’Azienda in una conferenza stampa insieme al sindaco di Roma, Virginia Raggi.
Atac chiude il primo semestre 2018 con un risultato in attivo di 5,2 milioni e un margine operativo lordo in aumento, a circa 42 milioni. 
Contemporaneamente: “Dagli 89 milioni di chilometri percorsi nel 2016 siamo passati agli 86 del 2017, stimiamo dunque che l’invecchiamento dei mezzi produca un 3% medio di diminuzione in termini di chilometri fatti", ha detto Simioni che, sui soldi aggiunge: “È la prima volta nella storia che Atac può vantare un utile netto di 5,2 milioni e un margine operativo lordo di 42 milioni, in crescita rispetto ai 35 milioni dell’anno scorso”.
Ovviamente, da una parte c’è il coro e le fanfare di giubilo, dall’altro quelle negative. 
"Sono soddisfatta - ha dichiarato la Raggi - qualcuno avrebbe preferito che Atac sparisse dalla faccia della terra. Quando abbiamo preso l’azienda era in uno stato comatoso ma noi abbiamo sempre pensato che Atac potesse essere risanata per diventare un fiore all’occhiello”. 
"Siamo fermi al libro dei sogni. Unico dato reale è la perdita di 3 milioni di chilometri in un anno, dovuta ai bus troppo vecchi. Un risultato pessimo", punta il dito la consigliera comunale dem Ilaria Piccolo. E la collega della lista Roma Torna Roma, Svetlana Celli, rincara: "Assistiamo da mesi a bus che prendono fuoco per mancata manutenzione, a gare per nuovi bus che vanno deserte. Dopo 27 mesi da questa amministrazione pretendiamo un cambio di passo”.
La cartina di tornasole sarà l’arrivo dei nuovi bus acquistati tramite la partecipazione diretta del Campidoglio a una gara nazionale gestita da Consip. 
Secondo Simioni: ”I 227 bus acquistati tramite la piattaforma Consip cominceranno ad arrivare da aprile 2019. È in lavorazione il revamping di 60 bus elettrici e questo vuol dire che si può cominciare a vedere l’ingresso di questi mezzi elettrici in strada da maggio in poi. Noi poi acquisteremo, a valere sugli anni 2020-21, un’ulteriore tranche da 250 bus in più. Poi il Comune ha fondi per 180 ulteriori bus con disponibilità extra Consip". 
Una battuta il Sindaco la riserva anche al referendum sulla liberalizzazione del trasporto pubblico, promosso dai radicali, e che si terrà, nel più totale silenzio proprio del Campidoglio, il prossimo 11 novembre: “Il referendum ha valore consultivo, qualunque sarà il risultato ne terremo conto per migliorare sempre di più. La nostra sfida è quella di dire che Atac può invece essere efficiente come il privato e restando pubblica”.
La replica dei Radicali è affidata a Riccardo Magi: “Virginia Raggi è senza pudore. L’amministrazione M5s fa della democrazia diretta una bandiera, ma solo a parole. Lei ha un unico obiettivo: che non si ottenga il quorum del 30% per poter dire che così i romani si sono espressi. Dovrebbe essere lei e la sua amministrazione ad informare di questo appuntamento, invece fa come se non esistesse a circa un mese dalla data dell’11 novembre”.
Intanto, sulla vicenda del biglietto maggiorato a 2 euro in vendita a bordo del bus con tornello, scende in campo la Lega: “Una scelta intrapresa autonomamente dal Campidoglio quando l'ente competente per le tariffe è la Regione Lazio”.

mercoledì 9 maggio 2018

CAPRICCIOLI (RADICALI): "COS'ALTRO ASPETTANO A FARE IL REFERENDUM SU ATAC?"


Le situazione aziendale di Atac, al di là del persistere delle criticità nella gestione ordinaria del servizio all’utenza, ora sta precipitando e diviene rischiosa tanto per i passeggeri quanto per i lavoratori”. 
Alessandro Capriccioli, segretario romano dei Radicali Italiani, non le manda a dire. Su Atac con il Campidoglio c’è un conto aperto, quello del referendum promosso dai Radicali, e dalla Raggi prima indetto per il 3 giugno e poi spostato al prossimo autunno. 

Il referendum torna d’attualità?
D’attualità lo è sempre stato. Oggi emergono una serie di questioni che il Campidoglio non può più occultare”.

Quali?
Qualche giorno fa, ad esempio, la questione dell’iscrizione di Atac al Registro Elettronico Nazionale (Ren, una sorta di albo delle aziende che esercitano il trasporto e che attesta, fra l’altro, la solidità finanziaria della società iscritta; ndr) è stata derubricata come questione formale. Non lo è: i problemi economici che impediscono a Atac di rimanere iscritta al Ren sono gli stessi che le impediscono di fare la manutenzione ordinaria. Questa è la cartina di tornasole dei problemi dell’azienda romana”. 

E il referendum che c’entra? 
Con il referendum noi chiediamo non la privatizzazione dell’azienda, come qualcuno dal Campidoglio si sforza di raccontare. Sarebbe sempre il Comune a rimanere l’attore che decide la programmazione, la pianificazione e il controllo del servizio, delle linee e delle frequenze, decidendo con una gara quali sono le aziende chiamate a servire l’utenza. Oggi il Campidoglio è più preoccupato di gestire l’azienda invece che della qualità dell’offerta di trasporto pubblico. Con il referendum, se vincessero i sì, il Comune fissa i paletti senza preoccuparsi della gestione societaria, come invece avviene oggi”.

In molti hanno interpretato la decisione della Raggi di posticipare il referendum come un modo per tenersi libera le mani nel caso in cui, il 30 maggio, il Tribunale bocciasse il concordato fallimentare.
Aggiungo un’ulteriore considerazione a questo. Il disinteresse dell’Amministrazione comunale per il referendum avrebbe posto il Campidoglio in una posizione scomoda. Nonostante i nostri ripetuti richiami, nulla era stato fatto: né la corretta informazione ai cittadini ma neanche gli atti preparatori (ad esempio il regolamento per lo svolgimento del referendum stesso). Questo ritardo avrebbe portato a compiere questi adempimenti oramai a ridosso della data del 3 giugno senza che ai cittadini venisse data non un’adeguata informazione ma proprio nessuna”.

Lei cosa si aspetta che il Sindaco faccia ora?
Io spero che la Raggi voglia dare un segnale preciso, un forte segnale, magari fissando la data del referendum che, a oggi, potrebbe essere celebrato fra ottobre e novembre. Sarebbe un segnale di attenzione e di disponibilità ad aprire un dialogo serio sul futuro del trasporto pubblico locale romano”.

E se non lo farà?
Non mi meraviglierò”.