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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 3 dicembre 2019

D'ANGELIS (Autorità Tevere): “NESSUN CAMBIAMENTO SU TOR DI VALLE. PRIMA LE OPERE IDRAULICHE POI LO STADIO”

Parla il Segretario generale dell’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, all’indomani della presentazione del nuovo “Piano per la difesa dal rischio idrogeologico e la tutela ambientale dell’area metropolitana di Roma e dello Stato del Vaticano”, e spiega: “prima vengono le opere di sicurezza idraulica sul Fosso del Vallerano, poi lo Stadio. Non ci sono cambiamenti nei nostri pareri che abbiamo reso nel 2016 e confermato nel 2017”.
E sullo Stadio della Lazio: “quando ci presenteranno il progetto, vedremo”.


giovedì 5 settembre 2019

UN FIUME DI DEGRADO, ECCO LA PIENA DEL TEVERE




È il refrain di ogni candidato Sindaco da quando a Roma non c’è più Monsignor Governatore: la navigabilità del Tevere è una chiacchiera buona sempre per riempire le pagine dei programmi elettorali ma, alla fine, di pratico c’è poco o nulla.
L’ultimo tentativo, in ordine di tempo, è quello di Tiberis. Che non è - come il Sindaco di Roma continua erroneamente a propagandarla - una spiaggia, visto che di spiaggia vera e propria ha poco o nulla, ma un parco fluviale. Piccolo e concentrato e frutto non tanto dell’azione dell’Amministrazione comunale quanto del lavoro dei volontari della Onlus Agenda Tevere.
Altre due speranze, lontana la prima, remota la seconda, arrivano da Roma e Lazio. Perché entrambe le società calcistiche, nell’ambito dei loro progetti di creazione del relativo impianto di proprietà, hanno un “paragrafo” che riguarda la navigabilità del fiume. La Roma - il cui progetto è in attesa della risposta della Regione Lazio all’ultimo quesito - prevede la creazione di due approdi sul Fiume, uno a monte e uno a valle dello Stadio. L’idea è quella di utilizzare questi approdi per far affluire materiali da costruzione durante l’edificazione dell’impianto di Tor di Valle e poi usare le banchine anche per portare i tifosi. Per la Lazio - che di progetti non ne ha ancora depositati e quindi ci si basa sulla bozza del lontano 2005 - si parlava genericamente di un utilizzo di barche per portare i tifosi. In entrambi i casi, però, stando ai progetti, Roma e Lazio si sarebbero preoccupate di creare l’infrastruttura, cioè banchine, moli, bitte, ma certo non di gestire un sistema di navigazione.
Che, di fatto, c’è e non c’è. Esistono delle società che, oggi, effettuano giri turistici in battello. Ma il fiume non è certo navigabile completamente. Al massimo, si parte da zona Prati/San Pietro e ci si ferma all’Isola Tiberina, anzi, poco prima dell’isola vera e propria. 
Seconda tratta, si parte da Ponte Marconi e si può arrivare alla foce. E se il primo giro turistico, in qualche modo, si avvicina al fascino dei bateaux mouches parigini, consentendo di guardare i palazzi della Roma umbertina da una visuale insolita, il secondo, quello verso la foce, è decisamente più naturalistico e molto archeologico, visto che conduce anche a Ostia Antica e alle sue rovine. 
In realtà, poi, la bellezza architettonica e lo splendore naturalistico scemano rapidamente quando si percorrono con lo sguardo le sponde del Biondo: sì, lungo i muraglioni dei Piemontesi, quei muraglioni che impediscono al Tevere di allagare Roma, sono state create le piste ciclabili. Ma sono più sprazzi di ciclabilità intervalli fra vegetazione lussureggiante che una vera e propria pista. Quando, poi, le bici non transitano in mezzo o a margine di qualche accampamento abusivo: fra alberi e canneti, in radure di fortuna o sotto i ponti, le sponde del Tevere raccolgono una gran quantità di ultimi, di disperati, di senza fissa dimora o di immigrati. E spuntano un po’ ovunque piccole baracche fatte di stracci e materiali di recupero dentro cui vive una varia umanità. Fino a che non arriva una piena e allora si vede il Tevere percorso dalle barche della Polizia alla ricerca dei disperati da far allontanare prima che l’acqua porti via tutto e tutti. E la piena che passa lascia impigliati i rifiuti dell’inciviltà di romani e turisti: dai sacchetti di plastica agli elettrodomestici. In attesa delle prossime promesse della campagna elettorale sulla navigabilità e il recupero del Fiume.


giovedì 1 agosto 2019

STADIO; FRONGIA: "ITER RALLENTATO MA VA AVANTI"


Lo Stadio della Roma va avanti: “la Sindaca e l’Amministrazione hanno confermato l’interesse nell’andare avanti con i prossimi incontri. Ci sono delle prescrizioni da seguire, ma non ci sono novità a riguardo. Sicuramente non è stato un percorso lineare e privo di ostacoli, tutto questo ha rallentato l’iter amministrativo”. Lo ha detto l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, ai microfoni di RadioRadio, aggiungendo sul Flaminio: “Lotito mi ha parlato del nuovo stadio quando io gli proponevo il Flaminio. Mi disse di no. Il Flaminio non è un contenitore sufficiente”. 

venerdì 15 marzo 2019

STADIO DELLA LAZIO; IL NODO RESTA IL TEVERE


C’è un filo rosso che lega in una sorta di incantesimo lo Stadio della Roma di Tor di Valle e quello “delle Aquile” della Lazio, sulla Tiberina: il Tevere. Che per l’impianto della Lazio, però, è il principale nemico. Nel duro botta e risposta fra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e la Società biancazzurra, emergono due novità. La prima è che del progetto versione 2005 dello Stadio delle Aquile è in fase di predisposizione un aggiornamento. La seconda è che questo aggiornamento sarà presentato quando la Raggi andrà in visita al centro sportivo di Formello, ora in corso di ammodernamento, per l’inaugurazione a lavori ultimati. Cosa che potrebbe avvenire prima della fine del campionato (maggio).
Solo quando il patron della Lazio, Claudio Lotito, scoprirà le carte e depositerà ufficialmente un progetto preliminare - la modifica delle norme obbliga a presentare un preliminare e non più uno studio di fattibilità come fu per la Roma - allora si potrà capire come la Lazio intenda superare lo scoglio più grande, il Tevere
Perché, al netto delle altre problematiche - soprattutto quella delle enormi cubature a compensazione richieste nella versione 2005 - a bocciare il progetto iniziale della Lazio, mai andato oltre alcuni disegni e prospetti di base, furono per il Campidoglio di Veltroni e la Regione di Storace proprio i problemi legati al Tevere. Che, nell’area della Tiberina dove Lotito possiede già ettari di terreni agricoli, ha il suo “sfogatoio”: se la piena sale oltre 12 metri e mezzo a Ponte Milvio, il Fiume viene “sgonfiato” chiudendo la diga a Castel Giubileo e aprendo le chiuse proprio sulla Tiberina. Se così non si facesse, tutta la zona di Ponte Milvio e del quartiere Flaminio finirebbe allagata.
 
E la differenza con il progetto giallorosso è tutta qui: Tor di Valle non è un’area di esondazione controllata del Fiume e le idrovore servono solo in caso di problemi locali (per altro mai verificatisi ad Ippodromo funzionante).

Le voci di corridoio raccontano che l’aggiornamento sul tema del progetto biancazzurro verterà sulla possibilità di creare nuove aree di esondazione controllata a nord di quelle attuali. Qualora Lotito ottenesse il via libera sia dell’Autorità di Bacino del Tevere che dei Comuni interessati, si tratterebbe di una brillante soluzione al problema. 
Poi, ci sarebbe da verificare il cambio di destinazione d’uso dei terreni, le opere pubbliche necessarie e le compensazioni: ma sarebbero problemi risolvibili. 
Ovviamente, però, tutto ciò funzionerà solo quando la Lazio uscirà dalle chiacchiere radiofoniche -  protagoniste delle ultime uscite in tema - e metterà il tutto nero su bianco in un vero progetto scritto e protocollato.  
C’è poi il convitato di pietra, ogni volta che si parla di Stadio della Lazio. È il Flaminio che la Raggi ha tentato di rilanciare ricevendo la ferma risposta della società biancoceleste. Che il Flaminio non sia un impianto adatto al calcio professionistico di serie A e internazionale oramai lo sanno anche i sampietrini: non ci sono gli spazi per creare i prefiltraggi, la struttura è troppo addossata a palazzi e abitazioni che possono essere un enorme problema in caso di disordini e di incidenti. E, ancora, non è possibile costruire la copertura né realizzare parcheggi interrati. Senza, ovviamente, considerare il doppio vincolo: quello architettonico e quello di opera di ingegno riconosciuto agli eredi Nervi. 

mercoledì 9 gennaio 2019

LOTITO RILANCIA (ALLE SUE CONDIZIONI) LO STADIO DELLA LAZIO



Io ancora non ho chiesto, sto aspettando. Aspetto”. Se per la Roma siamo all’ultimo miglio, per lo Stadio della Lazio tutto è fermo. Parola di Claudio Lotito che, nella serata di lunedì, a conclusione della riunione allargata dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive, torna a parlare dello Stadio della Lazio. E, incidentalmente, anche di quello della Roma.
Secondo il patron biancoceleste “la legge è stata deturpata negli altri paesi per gli stadi sono intervenuti i governi che hanno messo i soldi. Siccome in Italia i soldi non si possono mettere perché non ci stanno, se il privato vuole fare un’iniziativa, è giusto che venga messo nella condizione di farlo”.
In realtà, con poche eccezioni - Wembley, Ethiad Stadium, Stadio Olimpico di Londra, Parco dei Principi, Stade de France, Amsterdam Arena - le principali squadre europee hanno stadi di proprietà costruiti privatamente: Bayern Monaco, Barcellona, Real Madrid, Manchester United, Liverpool, Chelsea, Arsenal. 
Torna, poi, il Presidente della Lazio sulla sua idea originaria dello Stadio delle Aquile da fare a nord di Roma, sulla Tiberina: “Io avevo proposto all’epoca, uno stadio dove c’era uno svincolo dell’autostrada a tre corsie, la stazione ferroviaria dentro lo stadio ed era pure facilmente raggiungibile, se uno voleva fare una cosa romantica tipo Tamigi, partiva da Castel Sant’Angelo col battello e andava allo stadio. Questo non me l’hanno consentito”. 
All’epoca (2004/2005) sia il Comune di Roma che la Regione Lazio bocciarono l’idea di Lotito perché localizzato in un’area soggetta a un vincolo non superabile (è la zona di esondazione controllata del Tevere per evitare che vada sott’acqua Roma in caso di piena) e perché il progetto venne ritenuto comunque troppo impattante presentando una richiesta di cubatura per abitazioni considerata eccessiva.  
Lotito, però, contrattacca: “Chi è preposto a governare, si deve assumere la responsabilità di scegliere sentendo in via preventiva tutte le esigenze e poi decidere e sarà valutato per la decisione presa, ma non è che possiamo criminalizzare prima la decisione. Le pubbliche amministrazioni, soprattutto quelle locali, frappongono una serie di ostacoli di carattere tecnico”.
Fra le obiezioni di carattere tecnico per Lotito rientra pure il problema dei vincoli idrogeologici: “Il vincolo idrogeologico è superabile. Venezia non è costruita sull’acqua? C’è un modello secondo cui se una volta ogni duecento anni c’è un’esondazione, quello è il rischio idrogeologico. Quella zona ha un vincolo strumentale che è legato al fatto che quando c’è la piena, inondano artificialmente le pianure per evitare che s’inondi  Roma. Si chiamano “casse di espansione” strutture che si possono espandere e l’acqua va lì. Quindi è un problema che si supera. Il Comune di Monterotondo, 35mila abitanti, era in zona a vincolo idrogeologico tant’è vero che le casse d’espansione sono state fatte dopo”.
Non è da escludere l’idea di non farlo a Roma: “ci stanno tanti comuni limitrofi” ma rimane il problema dei costi: “quanto costa lo stadio? Trecento milioni? Trecento milioni di cubatura. Cinquecento? Cinquecento milioni di cubatura”. Peccato che le compensazioni non vengano concesse per lo Stadio, considerato opera privata, ma per le opere pubbliche.