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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 16 settembre 2020

FRIEDKIN-RAGGI, INCONTRO SLITTA ALLA PROSSIMA SETTIMANA




Il dossier Stadio langue come l’incontro Raggi-Friedkin annunciato da Radio Campidoglio e poi sparito dai radar. E mai come in questi giorni lo Stadio della Roma torna al centro delle congiure interne al mondo grillino romano.
Le ultime notizie sull’incontro fra i Friedkin, ieri ancora a Trigoria, e il sindaco, Virginia Raggi, sono di uno slittamento a ridosso di Roma-Juventus, quindi per la seconda metà della prossima settimana. Proprio per questo motivo il nuovo proprietario giallorosso avrebbe deciso di prolungare la sua permanenza nella Capitale rispetto ai programmi iniziali. Inizialmente la visita in Campidoglio sembrava dover essere fissata per la fine della scorsa settimana, poi per ieri. Quindi più nulla: ufficialmente nessuno in Comune ne sa qualcosa. Dietro le quinte, sembra che vi sia lotta interna fra i “Raggi boys” che si rimpallano la responsabilità della fuga di notizie sull’incontro e sulla conseguente presunta irritazione dei Friedkin. Dall’altra, mai come ora alla Raggi serve come il pane riavviare il dialogo con la Roma e la sua nuova proprietà per cancellare il dissenso interno che assume sempre più la forma di una fronda armata. Che poi resta il quesito: a parte stringersi le mani, ma la Raggi di cosa dovrà parlare con Friedkin (che quasi certamente non sarà accompagnato da Mauro Baldissoni, in uscita dal club) visto che l’iter dello Stadio è fermo e che una fetta dei consiglieri 5Stelle sta in dissenso costante? Dopo le «miccette» di fine luglio, il dossier è nuovamente fermo ai box: la Giunta Zingaretti non ha ancora adottato l’accordo con il Comune sull’utilizzo dei fondi derivanti dal progetto Stadio per la ferrovia Roma-Lido di Ostia. E nemmeno la Giunta Raggi in Città Metropolitana ha adottato l’accordo con il Campidoglio per il rifacimento della via del Mare/via Ostiense: senza queste due adozioni, non si chiudono gli atti per andare al voto.



sabato 3 agosto 2019

STADIO, QUARTO INCONTRO FIUMICINO-AS ROMA



Quarto incontro fra il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, e una delegazione della As Roma, capeggiata dal vicepresidente con delega allo Stadio, Mauro Baldissoni.
Stiamo continuando a lavorare all’ipotesi Fiumicino per lo stadio della Roma. Naturalmente, tutto è vincolato all’evolversi delle cose a Roma. Ma non vogliamo farci trovare impreparati nel caso in cui la società optasse definitivamente per il piano B”, spiega il sindaco Montino che, nell’occasione, era accompagnato anche dal vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Ezio di Genesio Pagliuca, e da alcuni tecnici comunali.
Si tratta del quarto incontro tecnico che facciamo. La proposta Fiumicino non è in concorrenza con nessuno. Se non dovesse realizzarsi il progetto di Tor di Valle, la Roma sa che qui, a pochi chilometri da lì, ci sono 400 ettari di terreno completamente edificabili pronti ad ospitare lo stadio, con tempi di realizzazione che sarebbero dimezzati rispetto al progetto originale”. L’ipotesi Fiumicino resta la carta di riserva: terminato l’esame del Piano Territoriale in Regione, la presidente della Conferenza di Servizi, Manuela Manetti, da lunedì potrebbe iniziare l’esame della richiesta della Roma sul tema della legame fra l’apertura dello Stadio di Tor di Valle e i completamento delle opere sulla Roma-Lido non di competenza della Roma ma della Regione. La risposta della Manetti potrebbe sciogliere l’impasse cui si è giunti nelle interpretazioni normative e concludere l’iter. O a favore della Roma o del Campidoglio ma comunque concluderlo in tempi ragionevoli. 

giovedì 18 luglio 2019

STADIO; LA ROMA VA ALLA REGIONE PER LA FERROVIA


La richiesta ufficiale è stata presentata il 10 luglio scorso all’ufficio dell’architetto Manuela Manetti, presidente della Conferenza di Servizi decisoria e la domanda è piuttosto secca: traslandola dal burocratese al linguaggio comune, la Roma chiede alla Regione: “quali opere sul trasporto vanno considerate vincolanti” per l’apertura dello Stadio di Tor di Valle? 
L’impasse che, da più di qualche mese, tiene in un mezzo limbo la stesura della Convenzione urbanistica (il contratto vero e proprio fra il pubblico e la Roma) per lo Stadio potrebbe chiudersi prima della pausa estiva dei lavori del consiglio comunale.
Nelle quattro pagine firmate dalle tre società proponenti - Eurnova come “soggetto proponente”, TDV Real Estate come futura acquirente delle aree e Stadio TDV come futuro sviluppatore del progetto - alla Manetti viene chiesto “di confermare” che, gli “interventi necessari ad assicurare la "contestualità" dell'esercizio del trasporto pubblico su ferro”, sono “esclusivamente” quelli inseriti nel “progetto approvato dalla Conferenza di Servizi” e per i quali il privato proponente dovrà curare la “gara d’appalto, il finanziamento, il completamento ed il collaudo” mentre restano escluse quelle opere “al di fuori del progetto Stadio della Roma” la cui realizzazione è indipendente dallo Stadio.
Scendendo su un piano più pratico, il nodo è quello della “contestualità”: il Comune - dopo aver cancellato tutte le opere pubbliche di mobilità (Ponte di Traiano e interventi per il trasporto su ferro che davano origine a compensazioni) per poter cancellare le tre Torri di Libeskind - vorrebbe subordinare l’apertura dello Stadio al completamento degli interventi di ristrutturazione della Roma-Lido di Ostia che sono finanziati da Stato e Regione e che sono gestiti dalla Pisana. 
La Roma, ovviamente, non ci sta a legare l’apertura di Tor di Valle a opere fatte da altri soggetti su cui né la Roma né il Comune hanno alcun potere di intervento. 
Da qui, lo stallo: gli uffici si sono visti e rivisti limando tutti (o quasi) gli altri dettagli. Nell’ultimo incontro con il vicepresidente della Roma, Mauro Baldissoni, è stato il sindaco, Virginia Raggi, a suggerire questo ricorso alla Presidenza della Conferenza di Servizi. Compiendo, dopo la tragicommedia del Politecnico di Torino, ancora l’errore di rivolgersi a soggetti terzi per chiarire il caos creato dalle decisioni della Giunta grillina. 
E, da parte della Roma si inizia a disegnare la potenziale road map: dando per scontata la risposta favorevole all’interpretazione “giallorossa” della querelle Roma-Lido, la Roma andrà dalla Raggi chiedendole di far concludere i lavori di stesura dei testi e portare tutto, Variante e Convenzione, al voto in Aula magari per settembre quando è anche prevista una visita di James Pallotta a Roma. In caso di risposta positiva, tutto bene, si vota, si firma tutto e si avvia il cantiere. In caso di melina o diniego, verrebbe comunque presentata istanza di voto in modo tale da avere un atto da impugnare in Tribunale per il risarcimento. E a quel punto, prenderebbe quota l’ipotesi Fiumicino






venerdì 21 giugno 2019

STADIO, STAMANI NUOVA RIUNUONE. IN SI DISCUTE DELLA VIA DEL MARE/OSTIENSE


Si riparte: questa mattina nuova riunione tecnica sul progetto Stadio della Roma di Tor di Valle. La novità - piuttosto rilevante - è che la riunione è allargata a Città Metropolitana, cosa che fino ad ora non era mai avvenuta. Quasi superfluo sottolineare come la seduta sarà dedicata alla questione dell’unificazione della via del Mare/Ostiense. La strada è di proprietà della Città Metropolitana e uno dei problemi da risolvere è che i progetti del Campidoglio sulla strada divergono da quelli di Palazzo Valentini. 
Intanto, dopo l’incontro dei giorni scorsi fra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e il vicepresidente della Roma, Mauro Baldissoni, al quale è affidata la delega su Tor di Valle, ci si sta preparando per ricorrere alla Conferenza di Servizi per avere un’interpretazione autentica sulla questione della contestualità, cioè dell’apertura dello Stadio contestuale alla funzionalità delle opere pubbliche di mobilità, di fatto sulla ferrovia Roma-Lido di Ostia. La proposta di rivolgersi alla Conferenza sarebbe stata concordata con la Roma su suggerimento del Sindaco stesso. Il tema è delicato: per il Comune lo Stadio potrà aprire solo dopo il completamento e l’efficienza delle opere sulla Roma-Lido che, però, nella versione Raggi sono di competenza regionale mentre nella versione Marino erano appalti pagati e gestiti dalla Roma, quindi con un legame diretto. Inoltre, il Comune vorrebbe utilizzare i 45 milioni della Roma più che per comprare treni, quanto per finanziare opere infrastrutturali sulla ferrovia creando il cosiddetto “anello corto” - una specie di cerchio fra Tor di Valle e Piramide per rendere più corto e, quindi, veloce il trasbordo dei tifosi in occasione delle gare - una modifica della destinazione dei soldi, però, che dovrà essere recepita dal Consiglio comunale cui compete scegliere l’impiego di questi 45 milioni.
Da quanto trapela agli uffici comunali, sono a buon punto le trattative con la Regione necessarie a predisporre il testo dell’accordo, obbligatorio dato che la Roma-Lido è di proprietà della Pisana. 
In via di definizione anche l’altro tema che aveva animato il dibattito nelle scorse settimane: il metodo di calcolo della penale in caso di separazione fra la proprietà della squadra e quella dello Stadio, un legame trentennale vincolato dal pubblico interesse. Non è ancora sereno, ma certo non sembra più tempesta. 

mercoledì 19 giugno 2019

STADIO, PASSI AVANTI. RESTA IL NODO ROMA-LIDO


Chi pensava che fra gli effetti della conferenza stampa di Francesco Totti fosse compreso anche un de profundis per il progetto Stadio di Tor di Valle, rischia di rimanere assai deluso. Ieri, nuova riunione tecnica - l’agenda reca il numero 109 - fra i proponenti e gli uffici comunali. E le distanze ora non sembrano così ampie rispetto alle settimane a cavallo fra Pasqua e fine maggio quando - complici i lunghi ponti vacanzieri, una improvvida pec spedita agli uffici comunali con la bozza di convenzione e le notizie su “Fiumicino piano B” - si era registrato un aumento della tensione e della lontananza dell’accordo. 
Lo stadio resta fondamentale nei progetti della Roma, come ha ribadito a Sky il vicepresidente giallorosso, Mauro Baldissoni: “Poter costruire uno stadio di proprietà nel calcio moderno significa avere un amplificatore di ricavi che sono necessari alla società Roma per poter incrementare la sua capacità competitiva. Senza, l'orizzonte diventa molto complesso. Se tutti dichiarano di volere primeggiare sappiate che senza un acceleratore di ricavi che passa per la costruzione di una nuova infrastruttura sarà pressoché impossibile sfidare la Juventus che solo da sola ha più del doppio del nostro fatturato”.
E allora, sotto di riunione in riunione - la prossima è fissata per venerdì 21 allargata a Città Metropolitana -  per cercare di giungere a una accordo: questo è, stando a Radio Campidoglio, anche l’intendimento del Comune. Il problema per la Raggi è che politicamente rischia di non avere numeri sufficienti in Aula e per questo il Campidoglio ha assunto una posizione insolitamente rigida. 
In via di soluzione la questione legata all’acquisto di alcuni nuovi treni per la Roma-Lido, i cui costi saranno coperti dalla Roma con i 45 milioni del contributo costo di costruzione: il Campidoglio avrebbe sostanzialmente accettato la proposta della Società di essere non solo “ufficiale pagatore” ma di curare anche la gestione dell’appalto. Sembrerebbe in via di soluzione anche il tema del metodo di calcolo della penale da pagare se venissero separati l’asset Stadio da quello della proprietà della società sportiva la cui unione è sottoposta dalla delibera di pubblico interesse a un vincolo trentennale. 
Resta ancora aperto il nodo della contestualità, come oramai viene chiamato alle riunioni, cioè del “contestuale funzionamento” delle opere pubbliche di mobilità al momento dell’apertura dello Stadio. Combinando la disposizione delle delibere Marino e Raggi - il 50% dei tifosi allo stadio con il traporto pubblico - con le opere di mobilità pubblica - Roma-Lido di Ostia da rifare a carico della Regione e implementazione della ferrovia per l’aeroporto a carico di Ferrovie dello Stato - il rischio è che lo Stadio possa essere pronto prima delle opere ferroviarie col rischio di non essere utilizzabile. Lo scontro, fondamentalmente, è ora tutto su questo tema. Nella riunione di ieri, il tema contestualità è stato accantonato e, dopo l’incontro Baldissoni-Raggi dei giorni scorsi, si sta studiando la possibilità di rivolgersi alla Conferenza di Servizi per chiarire quale deve essere l’interpretazione autentica delle varie prescrizioni
La strategia della Roma, quindi, si sta delineando: Fiumicino piano di riserva rimane sullo sfondo, ottenere un parere dalla Conferenza di Servizi che sblocchi l’impasse e poi chiedere il voto in Consiglio comunale. Una richiesta, quella del voto, che la società giallorossa è comunque pronta a fare se dovesse perdurare la melina politica della Raggi sapendo che una bocciatura in Consiglio comunale aprirebbe le porte a un contenzioso giudiziario, perché come ha detto Baldissoni “nulla di intentato” sarà lasciato.

venerdì 14 giugno 2019

LA RAGGI TENTENNA, LA ROMA SE NE VA


Il vicepresidente della Roma, Mauro Baldissoni, ha incontrato, per la seconda volta in pochi giorni,  il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino. Al centro dell’incontro l’offerta, avanzata più volte da Montino, di poter “ospitare” sul territorio del comune litoraneo lo Stadio della Roma.
La prima riunione è stata “di cortesia istituzionale”, come hanno spiegato lo stesso Montino e la As Roma: nessun sopralluogo, nessun terreno effettivamente visionato, né geometri né ingegneri al seguito. A quella riunione, poi, è succeduta quella di ieri pomeriggio. Questa volta, meno “di cortesia” e fatta per acquisire informazioni più dettagliate sui terreni, privati, che il Sindaco avrebbe proposto ai giallorossi.

UN PIANO DI RISERVA
Non c’è nessuna fuga a Fiumicino. L’idea della Roma è quella di tenersi aperta una porta, Fiumicino, nel caso in cui con il Campidoglio si andasse alla rottura. Questo secondo incontro è, quindi, un piano di riserva, non un’opzione valida ora.

RICOMINCIARE DA CAPO
Non è un’opzione valida ora - può diventarlo solo se con la Raggi andasse tutto all’aria - anche perché l’iter dovrebbe ricominciare da zero. Al netto dei ponti d’oro e dei tappeti rossi che, a parole, l’amministrazione comunale di Fiumicino oggi vagheggia, occorrerebbe ripartire da zero. Gli 80 milioni spesi fino a oggi, sarebbero stati buttati. Del progetto potrebbe salvarsi solo la parte estetica ma la parte di statica e ingegneria dovrebbe essere rifatta. Solo dopo nuovi sondaggi geologici. Tra l’altro, le modifiche normative imporrebbero questa volta la presentazione di un progetto a un livello molto più avanzato di quello presentato a Marino nel 2014. Poi ci sono da valutare i vincoli: la vicinanza con l’aeroporto presenta limitazioni a altezze degli edifici e materiali di costruzione non riflettenti. Infine, per quanto con estrema faciloneria si parli di una non necessità di variante urbanistica, nessuno dei terreni oggi proposto - dietro Parco Leonardo - avrebbe il corretto accatastamento, verde sportivo attrezzato, cosa che richiederebbe una variante e, quindi, un passaggio in Regione Lazio.

PRESSIONI SUL CAMPIDOGLIO
Tuttavia, il piano di riserva, al netto delle difficoltà tecniche tutte superabili ma non con la facilità oggi raccontata, ha un effetto. Fa pressione, c’è da capire quanto voluta e quanto no, sul Campidoglio. Le trattative sono nella fase decisiva. 
La prossima riunione è fissata per mercoledì 19. 
In quell’occasione, la Roma, dopo lo sforzo sostenuto nell’ultima riunione, di venire ulteriormente a patti con il Comune anche su questioni non di diretta competenza del privato (Roma-Lido della Regione, espropri sulla via del Mare/Ostiense per soddisfare le richieste di modifiche progettuali che il Comune vuole in lontana vista del Ponte dei Congressi) si aspetta che il Campidoglio sblocchi l’impasse in cui il progetto è precipitato grazie alle improvvide decisioni assunte dalla Raggi su imbeccata dell’ex assessore Berdini cioè tagliare le opere pubbliche di mobilità (Metro B e Ponte di Traiano) che, nella versione Marino, avrebbe realizzato il privato per usare solo quelle realizzate e finanziate dal pubblico (Roma-Lido e Ponte dei Congressi). 
Ecco, quindi, che la consapevolezza che, qualora le trattative fallissero, la Roma non rimarrebbe esposta ma avrebbe una via d’uscita è un’arma di pressione con svariati risvolti. 
Primo: la Raggi, che ad oggi, dopo un triennio di governo, ha in mano meno di un mazzo di ravanelli, rischia di passare alla storia come il Sindaco che ha cacciato quasi un miliardo di euro di investimenti sulla città, affossando un progetto che ha ricadute per svariate migliaia di posti di lavoro. Senza considerare le ripercussioni sportive
E, pur se non ci sono conferme ufficiali, in caso di fallimento delle trattative, la Raggi passerebbe anche alla storia per la causa di risarcimento che la Roma non esiterebbe certo a muovere al Campidoglio. Con tutti i problemi del caso, a partire da quelli mediatici e a finire con il rischio Corte dei Conti. 
Una sola via d’uscita resta alla Raggi: decidere. Sì o no allo Stadio, ma basta tentennamenti e sotterfugi dilatori. 






lunedì 20 maggio 2019

AS ROMA, GLI ERRORI E GLI ORRORI DELLA DIRIGENZA




Ho deciso di aggiungere una parte importante all'ultima riflessione sulla vicenda Stadio (leggi qui), contestazioni, De Rossi, Pallotta e la simpatia e così via.

Cosa intendo per mancata empatia di Pallotta e di questa dirigenza.

La prima cosa che mi viene in mente è, oltre ad ovvi errori di gestione della squadra, l’inverosimile quantità di errori clamorosi di comunicazione. Errori in merito a cosa dire, a come dirlo, a quando dirlo. A volte sono ricorse tutte e tre le specifiche - cosa, come e quando - altre solo una. 
L’elenco è lungo e sicuramente non esaustivo: ne avrò dimenticate chissà quante e citerò solo quelle che mi vengono in mente senza dover fare una ricerca di archivio.

LA GESTIONE DELLA SQUADRA
Non mi soffermerò sugli errori di gestione della squadra, intendendo con essi l’assetto globale dell’intero staff tecnico e dei giocatori: fanno parte del gioco, visto che comunque alla fine uno solo vince e tutti gli altri perdono. Quindi, non parlerò della vendita di quel calciatore o dell’acquisto di quell’altro. L’unica cosa che mi pare di poter ravvisare è quella di una sostanziale carenza di “piano B”. 
Mi spiego: Rudi Garcia, a un certo punto, non è più riuscito a mettere in campo la squadra. La ricerca del sostituto è stata tardiva e abbiamo perso una fetta di obiettivi possibili.
Di Francesco, lo stesso. Quando si pianifica una stagione, a mio parere, deve esistere una sorta di “linea Maginot” dei risultati e, contemporaneamente, per quanto possa apparire poco piacevole per chi c’è, anche un piano di riserva per non buttare nel cesso una stagione cercando di salvarla quando è troppo tardi. 

E veniamo agi errori di comunicazione.

TOTTI E DE ROSSI
La fine della carriera di campioni eccezionali è di per sé un trauma per chiunque. Se poi quei campioni sono due bandiere, avendo militato in una sola squadra, è ancora peggio. In più sono esponenti emblematici della città stessa, sono stati i capitani della squadra di fatto per oltre un ventennio.
Gestirne l’addio sarebbe stato difficile e complicato per chiunque. 
E questa società ha commesso ogni errore possibile in entrambe le vicende. Con Totti, per giunta, ha saputo creare le condizioni per cui il fardello del trattamento di Totti sia finito addosso a Spalletti che, a torto o a ragione, ha gestito il passaggio dagli scarpini alle oxford, bruciando definitivamente il nome del Mister che a Roma difficilmente potrà rimettere piede. 
Con De Rossi c’è l’aggravante del non aver proprio saputo gestire il tutto, per giunta dopo l’esperienza avuta con Totti: il messaggio che è passato è che non si è riusciti neanche a discutere con lui del suo contratto. Un capolavoro.

STADIO
Sullo Stadio di Tor di Valle la quantità di errori è ancor più devastante: annunci trionfalistici, chiamate alle armi cadute più o meno nel vuoto, totale distacco dalla tifoseria di cui è mancato completamente il coinvolgimento. E non puoi pensare di chiamare alla armi chi fino a ieri non hai mai neanche degnato di uno sguardo.

DIRIGENTI
Non entro nel merito delle competenze. Sicuramente Baldissoni, Fienga, Massara sono eccellenti dirigenti. Ma, o sono per lo più ignoti, neanche conoscendone i visi o il tono della voce, o riescono ad essere l’esatto contrario di qualcuno con cui voler condividere una serata. Forse un corso accelerato di comunicazione non guasterebbe.

TIFOSI
Le barriere e i lancia cori all’Olimpico, il distacco dalla Curva - attenzione, non dai gruppi organizzati ma dal calore della Curva - il totale mancato coinvolgimento della tifoseria nelle scelte di base hanno esacerbato gli animi. 

LE USCITE DI PALLOTTA
Intempestive, mal tradotte spesso (e spesso appositamente mal tradotte), peggio spiegate hanno finito per scavare un solco difficile da colmare. Un solco che sembra aver scelto lo Stadio come epitome: te frega solo dooosssadio! 

DAL SOGNO ALLA DELUSIONE
Questi sono solo alcuni esempi di errori, non è un elenco: sarebbe tedioso e inutile. Del resto, molti errori sono ripetitivi a dimostrazione, se non altro, di una certa coerenza!
Tutto questo, dopo sette anni, ha prodotto uno scollamento enorme fra i tifosi e la proprietà/dirigenza. 
È qualcosa che a Roma abbiamo già visto: successe con Dino Viola, poi con
Franco Sensi, solo per citare i presidenti vittoriosi degli ultimi decenni.
Tralasciamo gli altri. 
C’è un’aggravante: voluta o meno, questa dirigenza è stata presentata e si è presentata come la certezza del futuro. Meglio, di un radioso, luminoso e vittorioso futuro. 
E, diciamocelo, noi romani abbiamo un po’ fatto la figura di quei pezzenti tipo Alberto Sordi che “america’ america’”: ci sembrava finalmente arrivato quel premio per tante amarezze, quel presidente impaccato di soldi, pronto ad aprire il portafogli e a prendere un anno Messi e quello dopo Cristiano Ronaldo (sono esempi, ndr). Dimentichi delle regole del Fair Play Finanziario - che, è vero, non a tutti vengono applicate nello stesso modo ma è come con gli arbitri… più ti agiti più fa male… - ci aspettavamo le vittorie. 
Che non sono arrivate. C’era il progggggetto, quello tanto caro a Zoro. E la pazienza è andata avanti per un bel po’. Ora sembra finita perché da Luis Enrique e le sue delusioni siamo passati a Rudi Garcia e le sue, poi a Spalletti, poi a Di Francesco, poi a Ranieri. In mezzo con la parentesi di Zeman e Andreazzoli. 

Guardando la cosa con l’occhio del tifoso che vorrebbe vincere sempre e comunque, siamo rimasti con un pugno di mosche in mano. 

SHAKESPEARE
Scrive William Shakespeare, uno che di tragedie se ne intende: il male che gli uomini compiono sopravvive loro, il bene spesso viene sepolto con le loro ossa. 

Oggi, una fetta di tifosi vede solo il male. E il bene l’ha dimenticato dietro l’ultimo striscione. 
Non so quanti sono questi tifosi che protestano. Non penso siano la maggioranza, anzi. Credo siano solo una minoranza molto rumorosa e molto ben organizzata. Ma certo non è che la maggioranza silenziosa gradisca vedere sempre gli altri che vincono.
Sarebbe facile ricordare sempre un paio di cose: 

1.  in ogni sport, uno solo vince. 
2.  quell’Arcadia favoleggiata con nostalgia è stata altrettanto avara di vittorie 
3.  Dall’arrivo di questa dirigenza, abbiamo conseguito tre volte il secondo posto in campionato, due volte terzi, e due volte sesti (nel conto sul sesto posto c’è già inclusa anche questa stagione). Il che si è tradotto in una stabile presenza in Champions League per un quinquennio consecutivo con 3 volte il raggiungimento degli ottavi e una semifinale. Per chi ama le statistiche, riguardarsi bene cosa successe con altri presidenti, comunque anche loro contestati all’epoca. 
4.  Quelli che vincono in Europa hanno bilanci che fanno impallidire il nostro. Le entrate del Real Madrid sono superiori di 4 volte quelle della Roma, vale a dire che per ogni milione di euro che noi incassiamo, il Real ne ha incassati 4. E Barcellona, Bayern più le Inglesi stanno a livelli che noi possiamo solo sognarci. 

CONCUSIONE
Chiarisco un concetto che dovrebbe essere ovvio ma forse non lo è: chi non fa, non sbaglia. Ed è facile mettersi a pontificare seduti da un comodo divano ed è difficile per chi arriva dopo una serie di Presidenti amanti e padri/padroni della Società pensare di poter chiudere una stagione che è, in realtà, la storia della As Roma fino al 2012 e cambiare la mentalità da una famiglia a un’azienda, per usare un’espressione romantica - la prima - e una - la seconda - molto stelle e strisce.

Di errori, perciò, né sono stati compiuti a decine, centinaia. Alcuni più gravi, altri più lievi ma la cui somma globale costituisce quel macigno che solo una sequenza di grande Ds, grande allenatore, grande campagna acquisti e, si spera, conseguente grande vittoria può rimuovere. 

Aggiungo un’ultima riflessione: l’aver commesso questi errori è stato costantemente sfruttato da chi si è schierato contro questa dirigenza.

C’è qualcosa, una sorta di contropotere occulto che si occupa di far sopravvivere il male e sotterrare il bene compiuto, amplificando il primo e anestetizzando il secondo. 
È quella poltiglia grigiastra e appiccicosa, dalla consistenza fangosa e odorante di discarica composta da qualche puparo radiofonico, qualche mezza figura del mondo del giornalismo, qualche ex dell’ambiente degli spogliatoi oggi traslato a opinionista, l’opaco mondo di certi soggetti che occupano in alternanza un seggiolino allo Stadio e uno strapuntino a Regina Coeli
Costoro godono di una rete di relazioni di cui sarebbe sciocco negare l’importanza e stranamente sono gli stessi che considerano questa poltiglia come una figura mitologica, l’ambiente romano. 
Come spesso accade, costoro sono animati sicuramente da un grande amore per questa squadra, sarebbe idiota disconoscere questo amore, ma anche da tangibili interessi, a partire dalla gestione di un potere che prima avevano e che oggi provano a riacquisire dopo che gli è stato loro sottratto proprio da questa Società, da questa dirigenza.