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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Laura Corrotti. Mostra tutti i post
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venerdì 4 settembre 2020

SCANDALO D'AMATO/BARILLARI: "CHIEDERÒ DOVE SONO FINITI I SOLDI"


"Chiederò in ogni sede, Commissione e Consiglio, all’assessore D’Amato di chiarire e spiegare dove sono finiti questi soldi. Già con il caso mascherine fantasma hanno dimostrato di non saper gestire gli appalti. In questo caso, non lascerò nulla di intentato per sapere la verità”.
Davide Barillari, consigliere regionale ex 5Stelle, espulso, e ora nel misto, è un habituè degli esposti:Stiamo preparando una denuncia da presentare in Procura sul fatto che queste notizie vengono nascoste alla Commissione e poi date alla stampa. L’altro ieri c’è stata un’audizione in Commissione e D’Amato è venuto a raccontare alcune cose, nasconde il resto ai Commissari e poi passa tutto alla stampa. Questa attività di Giunta che è propagandistica ed è fuori dal controllo del Consiglio regionale è un abuso di potere è falso”.
La stiamo presentando chi? Lei e...? Qualche altro consigliere?
Io e lo staff di avvocati che mi sta seguendo. Purtroppo in Regione Lazio, a parte le dichiarazioni in Aula, l’opposizione in concreto non fa nulla Anche sul caso “mascherine fantasma”, tante chiacchiere ma poi chi fa le denunce non c’è. Quindi vado avanti per conto mio”.
Sul caso “mascherine fantasma” possiamo annoverare la consigliera Chiara Colosimo di Fratelli d’Italia, la consigliera Laura Corrotti della Lega e la consigliera Francesca De Vito, sua ex collega del Movimento 5Stelle. Di sue posizioni non c’è traccia.
C’è differenza fra una denuncia che si fa in Aula e quella penale. Io ho chiesto alla Colosimo ma alla fine una denuncia non è stata fatta. In Aula ci sono risposte generali e generiche. Su questo mi sono stupito e allora vado avanti io”. 
Tornando a D’Amato, cosa ha omesso di dire?
Come Zingaretti con il Consiglio, D’Amato usa la Commissione per raccontare la sua narrazione della verità, omettendo i problemi, le criticità, i punti deboli. Cosa che dovrebbe essere presentata oggettivamente ai Consiglieri come relazione".
Barillari, questa è una prassi seguita da tutti: dal Premier al Sindaco di Roma.
Certo. Ma la differenza fra un politico e un membro della Giunta che invece dovrebbe essere super partes. Noi facciamo domande senza ricevere risposte. Il politico ha il dovere di rispondere, invece D’Amato viene a portare le sue leggi e i suoi numeri”.
Questo è un nodo politico. Su cosa basa il suo esposto?
L’esposto si basa su ipotesi di reato: il falso sulle dichiarazioni reiterate sull’uscita dal commissariamento della sanità senza che sia stato prodotto un atto ufficiale su questo. Altro esposto, un mese e mezzo fa, è sulla gestione della pandemia, non hanno distribuito le mascherine, come hanno gestito gli ospedali Covid privati rispetto ai pubblici, la mancanza di un Piano non aggiornato”.
Nel corso della sua attività politica alla Pisana, lei ha presentato svariate denunce alla Procura. 
Prima in Aula avevamo un approccio più politico. Ora non ci resta che l’iniziativa legale nella speranza che qualche Procura possa aprire un fascicolo d’indagine”.
Di tutti quelli che ha presentato, conosce l’esito?
Ce ne sono tanti; uno su cui sapevo che la polizia postale stava indagando riguarda un esposto per falso presentato contro Zingaretti che dichiarava motivi istituzionali come ragioni di assenza dalle sedute del Consiglio regionale e invece era a fare campagna elettorale in giro. Questo è un falso in atto pubblico e su questo so che la Procura sta lavorando”.

domenica 10 maggio 2020

MASCHERINE FANTASMA; ZINGARETTI: "FARE PIENA LUCE"


Si va verso lo showdown in Consiglio regionale sul caso “mascherine fantasma”: giovedì prossimo il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, riferirà in aula sull’intera vicenda e, oltre chiedere scusa per i toni usati contro le opposizioni, potrebbe presentarsi con le poltrone di Carmelo Tulumello, a oggi ancora capo della Protezione civile regionale, e di Andrea Cocco, vicecapo di gabinetto, come offerta di pace. 
Anche fosse, però, non è detto che basti. Vanno lette in questo senso le dichiarazioni che Zingaretti ha fatto ieri nel corso di una conferenza stampa dall'ospedale Spallanzani: “Abbiamo tutto l'interesse affinché si faccia piena luce su questa vicenda. C'è stata anche una sollecitazione delle forze di opposizione che condivido. Assicuro che stiamo facendo di tutto anche attraverso l'invio della documentazione alla Procura, per appurare cosa è accaduto e se qualcuno si è approfittato di una situazione di necessità di questo approvvigionamento. Se qualcuno lo ha fatto pagherà tutto. Oltre alla violazione della legge si parla di una malattia che ha messo un sistema intero in grande fibrillazione.Tutta la documentazione che la Protezione civile ha sarà puntualmente inviata alle forze preposte alle indagini. Ovviamente noi lavoriamo anche per il pieno recupero degli esborsi fatti dalla Regione”. Lontani i tempi delle accuse ai consiglieri di opposizione che avevano sollevato il caso - Chiara Colosimo (FdI) per prima, Laura Corrotti e Orlando Tripodi (Lega) e Francesca De Vito (M5S) - e che dalla maggioranza e dallo staff di Zingaretti erano stati accusati di spacciare fake news, fare sciacallaggio e speculazione politica.
E mentre l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, nella stessa conferenza stampa lancia la campagna sui test per il Covid - da lunedì si partirà su base volontaria con 100mila operatori sanitari e 60mila delle forze dell’ordine per poi passare ai cittadini - le opposizioni non paiono davvero accontentarsi delle parole di Zingaretti di ieri. 
Per il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (FdI), “oltre il caso mascherine fantasma”, quello Eco Tech, c’è anche quello delle “mascherine fuffa”, la fornitura di 5milioni di mascherine FFP2 fornite dalla European Network (quasi 22 milioni euro) e bloccate perché non adatte a scopi sanitari. 
La Lega ha presentato due interrogazioni specifiche, una su Eco Tech e una sulla Europea Network, e attacca: “È curioso che in Lombardia, su richiesta delle opposizioni, si sia già istituita la commissione d'inchiesta sull'emergenza, mentre Zingaretti sfugge da tre settimane dalla proposta di legge della Lega presentata alla Pisana. Fontana non ha nulla da nascondere, invece il Presidente della Regione Lazio? Oppure il Segretario del Pd è imbarazzato dall'iniziativa del Pd lombardo?”.
Altrettanto dura Roberta Angelilli, membro della direzione nazionale di FdI e, insieme a Chiara Colosimo, fra i “motori” dell’inchiesta delle opposizioni: “Al di là delle accuse e degli attacchi ai quali la sinistra ci ha sottoposto in queste settimane, apprezziamo le parole di Zingaretti che riconosce che le opposizioni hanno ben svolto il loro compito istituzionale. Ma le parole non bastano. Devono essere accompagnate dai fatti. Ancora oggi ci sono richieste di accesso agli atti e interrogazioni che giacciono inevase e senza risposta. Chi ha sbagliato, anche fosse solo per manifesta incapacità, deve essere rimosso. E non si può pensare che giovedì, in Consiglio, Zingaretti faccia semplicemente la mossa e pronunci qualche parolina di scuse. Deve dimostrare di avere il coraggio di rimuovere chi ha scritto sciocchezze negli atti regionali, chi non è stato in grado neanche di vagliare la credibilità di una polizza o fare una visura societaria. Un leader nazionale non può essere ostaggio di quarte file senza né arte né parte”. 


mercoledì 22 aprile 2020

"COSTAVANO MENO, MASCHERINE SCARTATE"



Dal 19 marzo la Protezione Civile della Regione Lazio era in possesso di un preventivo per acquistare 2 milioni di mascherine FFP2 e altrettanti di FFP3, tutte marchiate 3M, a 2 euro e 53 centesimi al pezzo. Vale a dire, un preventivo più basso di 1,07 euro rispetto a quelli Eco Tech per le FFP2 che la Eco Tech ha proposto a 3,60 euro a mascherina e di 1,37 per le FFP3, vendute a 3,90 euro/pezzo. 
Nota bene: il preventivo in questione era della società svizzera Exor, la stessa presso cui è andata a rifornirsi la Eco Tech. 

PAGARE DI PIÙ LA STESSA MERCE
Ecco la copia del preventivo inviato il 19 marzo alla Regione Lazio:
2 milioni di FFP2 e due di FFP3, marca 3M, al prezzo di 2,53€ al pezzo
Quindi, il primo quesito da chiarire è come mai la Protezione Civile regionale abbia ignorato un preventivo marcato Exor e abbia preferito pagare 1,07 euro in più per ogni mascherina FFP2 e 1,37 per le FFP3 alla Eco Tech però sempre della Exor. 
La motivazione sarebbe legata al fatto che il preventivo proposto proveniva da un intermediario ritenendo più affidabile quello di un commerciante di lampadine a Led, evidentemente non un intermediario. 
Peraltro, il preventivo Exor del 19 marzo è inferiore a quasi tutti quelli poi accettati dalla Regione in date successive. 
A un prezzo più basso c’è solo quello della società di Hong Kong Wisdomglory Holdings, quella dei Panama Papers, che ha venduto 2 milioni di FFP2 a 2 euro e 30.
Per tutte le altre partite, il preventivo Exor del 19 marzo sulle FFP2 è inferiore rispetto a quelli proposti dalla Pio Macarra di Roma (2,95 euro/pezzo), dalla Biolife di Taranto o dalla Time di Roma (3 euro/pezzo), dalla Emgi di Milano (3,90). Per le FFP3, Eco Tech a parte, quello offerto alla Regione era di molto inferiore anche a quello della IDP di Cogliate cui la Protezione civile regionale ha versato 4 euro e 45 centesimi al pezzo. 

I PRESENTATORI: “ERA UN BUON PREVENTIVO”
Abbiamo interpellato i presentatori dell’offerta che spiegano: “Il nostro era un buon preventivo. La Exor vende a chiunque, quindi chiunque può comprare da loro e poi rivendere. Noi abbiamo parlato una volta con il sig. Antonelli della Protezione civile regionale cui poi abbiamo inoltrato il preventivo. Dopo una telefonata, sono spariti. Erano 2 milioni di FFP2 e 2 di FFP3, tutte della 3M e sarebbero state accompagnate ovviamente dalla certificazione. Nella nostra proposta non era stato inserito un possibile anticipo ma queste sono cose che si contrattano dopo l’accettazione dell’accordo di base”.

INTERROGAZIONE DI MASELLI E COLOSIMO
Su questo aspetto della vicenda, ieri sera, è stata presentata un’interrogazione dai Consiglieri di Fratelli d’Italia Chiara Colosimo e Massimiliano Maselli.

IL GIALLO POLIZZE
Stando alle dichiarazioni rese lunedì 20 dal vicepresidente della Regione, Daniele Leodori (Pd), di fronte alle Commissioni congiunte Bilancio e Protezione Civile, c’è un altro aspetto da tenere in considerazione. 
Giunto quasi alla conclusione del proprio intervento, incalzato dalle numerose domande dei consiglieri regionali - fra cui con più insistenza quelli di Sergio Pirozzi, Chiara Colosimo e Giancarlo Righini di Fratelli d’Italia; Francesca De Vito, M5S; Laura Corrotti, Lega - Leodori ha spiegato come alla base della decisione della Regione di rinnovare i contratti con la Eco Tech per la fornitura di mascherine,  precedentemente annullati per inadempienza, vi fosse la presentazione di una polizza fideiussoria da parte dell’azienda a garanzia dei circa 14 milioni di euro anticipati dalla Regione.
Specificamente, Leodori ha indicato nella società “Itc Broker” la fonte di questa polizza. 
In realtà, la polizza in questione è stata emessa dalla Seguros DHI-Atlas, società dominicana con sede a Londra, proprio nella stessa giornata del 20 aprile, quella in cui si è svolta l’audizione di Leodori davanti ai Consiglieri. E che la Regione ha, per inciso, protocollato il giorno successivo

POLIZZE DAVVERO TARDIVE
E esaminando la stessa polizza e gli atti regionali emergono nuove domande. 
Breve storia del caso: la Regione conferisce tre incarichi alla Eco Tech, società con sede a Roma in via Po ma operativa ai Castelli, di commercializzazione di lampadine a Led e un giro di affari nel 2018 di poco sotto i 50mila euro. 
I primi due affidamenti sono del 16 marzo; il terzo il 20. Sono tutti per comprare mascherine. La commessa in totale prevede 3,5 milioni di FFP2, 4 di FFP3 e 2 di chirurgiche per un  valore di 35,8 milioni di euro. Alla Eco Tech viene corrisposto il 50% delle somme, pari a 16 milioni 655mila euro, senza fideiussione. Consegna della merce: primo lotto il 23 marzo, poi il 30 e il saldo finale il 6 aprile. 
La Eco Tech però, a parte del chirurgiche arrivate in due rate e comunque con enorme ritardo, non rispetta la consegna delle FFP2 e delle FFP3. Per cui il primo e il terzo affidamento vengono annullati rispettivamente il 2 aprile e il 29 marzo. Il 10 aprile, però, la Regione torna sui suoi passi e accetta le spiegazioni della Eco Tech su problemi nel trasporto, prende atto delle certificazioni sull’esistenza della merce e decide di rinnovare i due contratti. Anche perché la Eco Tech si offre di fornire una polizza a garanzia dei soldi ricevuti. Via le penali inizialmente previste per i ritardi, conferma del prezzo e nuova data di scadenza per la consegna al 17 aprile. 
Che arriva, passa, ma di mascherine neanche l’ombra. Leodori in Commissione ha annunciato come nuova data del volo quella del prossimo giovedì 23 aprile, quindi altri 6 giorni di ritardo. Ma, certo, è davvero sorprendente l’estrema disponibilità della Regione Lazio che di fronte a una società che continua a non rispettare le scadenze finisce per accettare una polizza giunta formalmente quattro giorni dopo la scadenza dell’ultima data di consegna. Una polizza, va aggiunto, che non copre neanche l’ammontare esatto dell’anticipo: tolto il valore delle mascherine chirurgiche (1 milione e 415mila euro) rimangono da coprire 15 milioni e 240 mila euro mentre le polizze - sono due, la prima per un valore assicurato di 10 milioni era seconda per uno di quattro - lasciano scoperto un altro milione e 240mila euro





martedì 21 aprile 2020

"MASCHERINE FANTASMA": LA REGIONE AMMETTE GLI ERRORI


Nessuna “fake news”, come da giorni strepitavano a sinistra. E, anzi, l’ammissione: “Con Eco Tech abbiamo sbagliato”. 
Questo è l’elemento più importante emerso ieri mattina dalla seduta congiunta delle Commissioni Bilancio e Protezione Civile del Consiglio regionale del Lazio sulla vicenda “mascherine fantasma” e l’intero stock di acquisti fatti dalla Regione per l’emergenza Coronavirus.

ZINGA ANCORA IN FUGA
Non si sono visti neanche da lontano Nicola Zingaretti, presidente della Regione, e il suo assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, che proprio non hanno ritenuto necessario connettersi alla seduta, pur essendo stati formalmente invitati a farlo. Al loro posto, Daniele Leodori, vicepresidente della Giunta. 

TULUMELLO CONNESSO IN SILENZIO
Per dovere di cronaca va detto che anche il Capo della Protezione Civile regionale, Carmelo Tulumello, era connesso. Ma è rimasto solo un nome nell’elenco dei partecipanti: mai visto né in viso né in voce. 

48 DETERMINE IN 36 GIORNI
Le spiegazioni di Leodori sono articolate su 42 pagine di slide che prendono in esame il periodo che va dal 2 marzo all’8 aprile. In 36 giorni solari sono state emanate 48 determine per acquisti necessari a fronteggiare l’emergenza Covid-19. Dopo l’8 aprile lo Stato ha deciso che le Regioni non potevano più fare acquisti in autonomia ma pagati fai fondi nazionali. Quindi, lo shopping compulsivo del Lazio si è fermato.
Stando alle carte fornite da Leodori, con queste 48 determine la Regione ha speso 105 milioni e 701mila euro “interamente a carico delle risorse stanziate dal Governo” anche se l’ammontare effettivo degli impegni di spesa è superiore ai 130milioni di euro. Con questi soldi sono stati pagati, in tutto o solo come anticipo, 22 diversi fornitori.

34,5 MILIONI DI MASCHERINE COMPRATE 
Sinteticamente, Leodori ha riassunto cosa la Regione ha comprato. Il dato più consistente è quello delle mascherine. In totale ne sono state acquistate 34 milioni e mezzo: quasi 13 milioni di chirurgiche, oltre 17,6 di FFP2 e poco più di 4 milioni di FFP3. 
Poi il resto: dai calzari alle tute (che “sarà la prossima emergenza”, ha detto Leodori), agli occhiali e via dicendo.

I CONTI NON TORNANO
A seguire, Leodori, dopo aver spiegato le grandi difficoltà del momento, ha fornito un dettaglio di una serie di comande, sottolineando quelle consegnate in Protezione civile. 
Però guardando i numeri di Leodori i conti non tornano: su 34,5 milioni di mascherine ordinate, nei magazzini della Protezione civile, alla data del 19 aprile, ne risultavano poco più di 15,1 milioni. C’è un buco di poco meno di 20 milioni di pezzi. Che non possono essere solo quelle della Eco Tech.

IL CASO ECO TECH
Perché c’è un caso nel caso: quello della Eco Tech, il vaso di Pandora di tutto questo caos. 
Sinteticamente: la Regione ordina alla Eco Tech nove milioni e mezzo di mascherine. Che non arrivano. Quindi, si va all’annullamento dell’atto che, però, poi viene riconfermato. Leodori spiega: “A oggi l’unico vero problema è la consegna delle mascherine Eco Tech Se ci accorgiamo di essere stati truffati a piazzale Clodio ci andiamo insieme. Possiamo aver sbagliato qualche atto”. 
Della partita Eco Tech sono arrivati solo 2 milioni di chirurgiche. Quindi, mancano ancora 7,5 milioni di pezzi. Perciò, sui dati di Leodori c’è un buco nelle consegne di 13 milioni di altri pezzi che non sarebbero ancora arrivati. 

POLEMICA SUI PREZZI
Per dimostrare la bontà delle scelte fatte dalla Giunta Zingaretti, Leodori ha sostenuto che i prezzi cui il Lazio ha acquistato fossero convenienti e, a sostegno, ha citato alcuni prezzi pagati da altre Regioni. Citazione di 5 euro al pezzo per le chirurgiche per l’Abruzzo che smentisce categoricamente. Abbiamo chiesto alla Regione Lazio di dare copia di questa delibera. Risposta: “chiedetela all’Abruzzo”.

OPPOSIZIONI INSODDISFATTE
Manco a dirlo, se per i consiglieri di maggioranza è tutto a posto, per le opposizioni siamo ancora in piena bagarre: “non sono arrivate risposte a nessuna domanda specifica” è più o meno la posizione di De Vito (M5S), Corrotti e Tripodi (Lega), Colosimo, Righini, Pirozzi e Ghera (FdI). Si aggiunge Simona Baldassarre (eurodeputata Lega) “sconcertanti le parole di Leodori”.


venerdì 17 aprile 2020

FLASH MOB DELLA LEGA ALLA PISANA: "RIAPRIRE IL CONSIGLIO"


Se non fossero sufficienti il caos delle mascherine; la battaglia politica per interrogare il capo della Protezione Civile, Carmelo Tulumello; la richiesta di istituire una Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, il fronte politico in Regione Lazio si arricchisce di un nuovo tema di scontro: la chiusura del Consiglio regionale
Nella mattinata di ieri i consiglieri del Gruppo della Lega - Orlando Angelo Tripodi, Laura Corrotti, Daniele Giannini, Pasquale Ciacciarelli, Laura Cartaginese - si è ritrovato per un flashmob sotto gli uffici della Pisana: “Questa mattina (ieri, ndr) abbiamo deciso di ritrovarci in Consiglio Regionale per lavorare alle proposte su questa crisi economica, oltre che sanitaria”, spiegano i consiglieri che aggiungono: “Chiediamo la ripresa immediata dei lavori in Aula per rimettere in moto la democrazia nella Regione Lazio. Sono state prese decisioni che meritano risposte e altre che dovrebbero necessariamente essere condivise anche con l’opposizione, fino ad ora messe da Zingaretti in quarantena da ogni collaborazione con risultati che sono sotto gli occhi di tutti: dal caos delle mascherine pagate e ancora non arrivate, al crescente allarme nelle RSA e Case di Riposo sul nostro territorio, fino ad arrivare alle nomine effettuate in tempi di crisi. Zingaretti è giunto il momento di cominciare a lavorare”.
Gli attriti però non sono solamente fra centrodestra e centrosinistra. Al momento si registra anche una certa dose di “freddezza” nei rapporti fra Lega e Fratelli d’Italia. Tutti e due si guardano un po’ di traverso sospettando una forma di eccessivo “collaborazionismo” con il centrosinistra. E la presentazione di proposte alternative e non unitarie - come quelle di ascoltare Tulumello tanto in Commissione Controllo Conti e quanto in Commissione Protezione Civile - non sta certo aiutando a rasserenare il clima fra i due alleati e finisce per agevolare il centrosinistra nel gioco di sponda fra le parti.
Si fa strada anche la necessità di ricominciare: “L’economia deve ripartire al più presto perché i cittadini e le attività del Lazio non ce la fanno più”, spiega Tripodi: “abbiamo consegnato un documento, perché cominciamo a pensare a una riapertura, sugli stabilimenti balneari: chiediamo a Zingaretti di allinearsi alle altre regioni e dare l'opportunità di montare e strutturare le varie attività che dall'1 giugno dovranno essere aperte. Rilanciamo e ripartiamo col mondo dell'edilizia, facciamo ripartire tutti quei progetti già finanziati ed esecutivi”. Per ripartire, occorre che le aziende si dotino di “sistemi di sicurezza come i termoscanner, le mascherine, i gel e tutti i dispositivi” anche perché “la cassa integrazione e Fare Lazio non riescono a rispondere alle tantissime richieste”.


domenica 12 aprile 2020

CORONAVIRUS; ZINGARETTI E IL PAPOCCHIO DELLE MASCHERINE


Parafrasando Carlo Verdone: “e fai l’affidamento, e revoca l’affidamento e revoca la revoca dell’affidamento”. Il pasticcio della Regione Lazio sulla vicenda mascherine è completo: il presidente della Giunta, Nicola Zingaretti, annuncia l’arrivo delle prime 800mila mascherine e, dietro, parte la grancassa dei pezzi da novanta della sinistra che attacca chi, Fratelli d’Italia e Lega, ha reso noto il caos, festeggiando le 800mila mascherine come fossero un gol al novantesimo.
Poi, però, ci sono gli atti protocollati: tre affidamenti alla Eco Tech avrebbero dovuto portare 9 milioni e mezzo di mascherine a disposizione della Regione. I tre affidamenti diretti in totale avrebbero dovuto portare 3 milioni e mezzo di mascherine FFP2, 4 milioni di FFP3 e 2 di quelli chirurgiche. Costo, 39,5 milioni di euro. Consegna in due lotti: entro il 18 marzo dovevano arrivare 1,5 milioni di FFP2 e 1 milione di FFP3. Entro il 23 marzo il resto. 
Siamo all’11 aprile e, quasi fosse una nota di merito e trionfo, Zingaretti annuncia l’arrivo delle prime 800mila mascherine, quelle di tipo chirurgico. Praticamente meno solo l’8,4% della fornitura totale. Che ha accumulato già almeno 18 giorni di ritardo. Stando alle informazioni della Regione già oggi è previsto l’arrivo di altri 600mila pezzi, forse le agognate FFP2 e FFP3. Al ritmo medio di 700mila pezzi al giorno, ci vorranno quasi due settimane per completare la fornitura acquistata con “somma urgenza” nelle procedure ma con tempi di consegna tutt’altro che urgenti.
Ovviamente, non mancano le polemiche politiche col centrodestra sul piede di guerra. Perché la Regione, dopo aver assegnato la fornitura alla Eco Tech, prima l’ha revocata per inadempienza, poi ha cancellato la revoca e riconfermato il contratto: al netto dei tecnicismi legali, per evitare di ricominciare tutto da capo perdendo altro tempo.
“Abbiamo chiesto soltanto trasparenza: vorremmo comprendere per quale motivo l'amministrazione, anziché procedere all'immediata segnalazione del fatto alla Procura, abbia permesso un contratto di novazione tra la Protezione Civile e la società inadempiente”, scrive il capogruppo della Lega, Orlando Tripodi. Stessa linea per Laura Corrotti, sempre Lega: “vogliamo capire cosa non ha funzionato, se si poteva fare meglio e con criteri di scelta più adeguati come chiesto nell’interrogazione presentata nei giorni scorsi e con la richiesta di audizione del Direttore della Protezione Civile”. Chiusura per Chiara Colosimo, Fratelli d’Italia: “La Regione stipula un nuovo contratto con la Eco Tech spostando la data di consegna, in piccole parti, fino al 17 aprile, confermando lo stesso prezzo d'acquisto superiore ai prezzi di mercato. A pagarne le conseguenze è il personale medico che dovrà attendere almeno un’altra settimana per ricevere le mascherine. E loro continuano a parlare di bufale politiche".


giovedì 9 aprile 2020

CORONAVIRUS; LE "MASCHERINE FANTASMA" NEL MIRINO DELLA CORTE DEI CONTI


Il caso “mascherine fantasma” alla Regione Lazio approda alla Corte dei Conti e in Parlamento. Il procuratore regionale della Corte dei Conti, Andrea Lupi, e il magistrato Alfio Vecchio hanno aperto un fascicolo sulla società mista, italo-cinese, la Eco Tech, che avrebbe dovuto consegnare nove milioni e mezzo di mascherine mediche alla Regione entro il 20 marzo, pagate 11 milioni come anticipo sul prezzo totale di quasi 36 milioni, e mai arrivate
A parte la Corte dei Conti, la vicenda alimenta il dibattito politico. 
Il deputato della Lega, Francesco Zicchieri, ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia (Pd), e al ministro della Salute, Roberto Speranza (LeU) per sapere “se, data la gravità della vicenda e considerato che il Presidente della Regione è anche il segretario del partito di maggioranza governativa, il Governo non ritenga urgente, fatte salve le indagini della procura, fornire chiarimenti in merito, con particolare riguardo alla correlazione tra le 300 unità di medici e infermieri contagiati ed i ritardi nell’approvvigionamento cause inadempienze della Eco.Tech.srl e scelte avventate dell’amministrazione regionale”.
La vicenda è nota. Sinteticamente, un paio di giorni fa, Lega e Fratelli d’Italia in Consiglio regionale denunciano: la Regione Lazio per approvvigionarsi urgentemente di mascherine sanitarie si è rivolta ad un’azienda, la Eco.Tech, cui ha versato 11,3 milioni di euro come anticipo senza ricevere in cambio nulla. Tanto che ci sono due determinazioni dirigenziali con cui la Regione stessa, vista l’inadempienza della Eco Tech, decide di rescindere il contratto e chiede pure i danni
La Regione, ieri, ha diffuso una nota in cui, dopo aver respinto le accuse di truffa, parla di “bufale politiche” ma finisce per confermare tutto: “proprio stamattina (ieri, ndr) si è svolto un incontro tra la Protezione civile regionale e i vertici dell'azienda Eco.Tech che hanno confermato la volontà di evadere tutti gli ordini ricevuti, esibendo la documentazione ufficiale che comprova la disponibilità da parte della stessa di 20 milioni di mascherine con consegna delle stesse entro la fine della prossima settimana”. Il che si traduce nella conferma non tanto delle denunce di Lega e FdI quanto degli stessi documenti degli uffici: la consegna non è ancora avvenuta. Tanto che la Regione ci tiene a sottolineare come “L'Azienda, a riprova della propria serietà e per fugare ogni illazione sulla sua affidabilità, si è offerta di garantire con una polizza assicurativa gli acconti versati dalla Regione Lazio” e che la stessa è “partner di Exor, distributore ufficiale di prodotti 3M”. La 3M però specifica che la “Eco Tech non risulta presente nel nostro elenco partner e distributori” mentre “esiste un nostro fornitore con lo stesso nome e ragione sociale, ma ha sede a Cesena”.
Opposizioni sul piede di guerra. La consigliera della Lega alla Pisana, Laura Corrotti, annuncia di aver chiesto una “audizione urgente in Commissione Protezione Civile con il Direttore dell’Agenzia Regionale Protezione Civile, Carmelo Tulumello”. Fratelli d’Italia, invece, stigmatizza la “nota stampa della Regione” evidenziando come la Eco Tech “non sia più inaffidabile come da loro scritto nella risoluzione e che invece di rispondere alla diffida via Pec, sempre come scritto nella stessa, si è presentata ad una riunione”. Non solo ma FdI sottolinea come “apparirebbe quantomeno anomalo che una volta comunicata la risoluzione [del contratto, ndr] la Regione ne richieda l’adempimento. Chiediamo se nel frattempo sono rientrati gli 11 milioni, più le penali previste nella risoluzione”.
Analizzando i documenti societari della Eco Tech e della sua controllante, la Propter Hominem srl, viene fuori un quadro un po’ intricato di spostamenti societari: da Belluno a Frascati a Santa Marinella, gli ultimi dei quali gestiti dallo studio notarile Annibaldi di Civitavecchia.

CORONAVIRUS; I SOLDI? "NON PRIMA DEL 20"



Di chiacchiere e promesse hanno riempito le pagine dei giornali. Di soldi, però, nelle tasche dei cittadini del Lazio, non se ne vedono. 
Sono i finanziamenti alle imprese e alle famiglie promesse dalla Giunta Zingaretti per l’emergenza Coronavirus. Il 24 marzo - quindici giorni fa - Zingaretti e i suoi annunciano il piano “pronto cassa”. Il comunicato stampa di quel giorno recita: “vengono messi in campo per imprese e partite Iva 55 milioni di euro tramite la piattaforma FARE Lazio” su cui “viene aperta una nuova sezione – “Emergenza COVID 19-Finanziamenti per la liquidità delle MPMI”. Questi 55 milioni “saranno accessibili su FARE Lazio a partire dalla prima decade di aprile” e verranno usati per “prestiti di liquidità di piccola entità (10mila euro, a tasso zero, di una durata di 5 anni, con un anno di preammortamento)” per le piccole e medie imprese del Lazio. Il 3 aprile la Regione spedisce un comunicato contro le fake news su questo fondo annunciando che l’”avviso pubblico sarà online dal 9 aprile”.
In realtà, secondo le comunicazioni ufficiali di FareLazio, la sezione del sito verrà attivata il 10 (e non il 9) ma le domande per avere i soldi “potranno essere inviate a partire dal 20 aprile. Poco meno di un mese solo per poter presentare le domande mentre le aziende affogano ora. 
Secondo capitolo: le richieste di cassa integrazione. Il Tempo aveva dato conto di una denuncia di Fratelli d’Italia e Lega in cui si sosteneva che le domande presentate sabato 28 marzo fossero andate smarrite. Replica dell’Assessorato regionale al Lavoro: “non è vero, stiamo lavorando”. Ora il caso finisce dritto sulla scrivania del presidente della Regione, Nicola Zingaretti, cui la consigliera della Lega, Laura Corrotti, ha rivolto un’interrogazione “per avere spiegazioni sui criteri per l’accesso alla Cassa integrazione”, quali siano le “coperture finanziarie” e per avere spiegazioni circa “i malfunzionamenti alla casella di posta elettronica certificata, l’assenza delle date di invio, la non operatività della casella dedicata all’assistenza delle aziende e alla non disponibilità del numero verde di supporto. Una vicenda con troppi lati oscuri che richiede un immediato chiarimento e intervento”. 
Terzo, ancora mancano i fondi ai Comuni. Sempre la Lega a denunciare, stavolta con il consigliere Pasquale Ciacciarelli che, in un’interrogazione a Zingaretti, scrive: “ad oggi ancora non sono pervenuti ai comuni i fondi per poter pagare i buoni spesa alle famiglie in difficoltà. Dalla delibera sono passati quasi 10 giorni ed i Comuni del Lazio non hanno ancora ricevuto i fondi regionali per finanziare i buoni spesa”.






martedì 7 aprile 2020

CORONAVIRUS; LA LEGA ATTACCA: "DALLA REGIONE 35MILA EURO PER I DETENUTI"



Un pezzo di centrodestra in Regione scrive al Presidente della Repubblica per il problema del potenziale contagio dei detenuti a Rebibbia e un altro pezzo protesta per le cifre che il Garante dei detenuti del Lazio spende in queste settimane. 
Se il vicepresidente del Consiglio regionale, Pino Cangemi, si fa portavoce presso Mattarella (e il Governo) dei problemi del possibile contagio del Covid fra i detenuti di Rebibbia per il sovraffollamento, dalla Lega alla Pisana la consigliera Laura Corrotti stigmatizza come, in questo periodo, il Garante dei detenuti annunci la spesa di 35mila euro per pagare alloggi ai detenuti in semilibertà ma senza casa e che paghi altri soldi (oltre 40mila euro) in due consulenze sul “Piano strategico per l’empowerment (la crescita personale, ndr) della popolazione detenuta”.
Scrive la Corrotti: “Ben 35mila euro ai detenuti ammessi ai domiciliari per poter dare loro un alloggio una volta fuori dal carcere: è questa l’ultima decisione della Regione Lazio che, dopo la volontà di alleggerire il numero della popolazione carceraria espressa dal Garante, stanzia questi fondi. Se il  Garante crede che le carceri siano sovraffollate, presenti un progetto al Consiglio che ne discuterà appena possibile; il Garante non può diventare una zona franca in cui si può fare tutto senza controllo, soprattutto data la carenza di risorse a disposizione”. 

sabato 4 aprile 2020

CORONAVIRUS, REBUS CASSA INTEGRAZIONE



Lega e Fratelli d’Italia denunciano: in Regione hanno perduto le domande di cassa integrazione presentate sabato 28 marzo. Replica dell’Assessorato: notizie infondate
Già si partiva dallo stato di tensione fra Governo e Regioni sul problema della cassa integrazione - farraginosità delle procedure, stanziamenti insufficienti, Regioni lente - poi la lettera dei Consulenti del Lavoro al Governo. E ora, il caso Lazio. 
Andiamo per ordine. 
Ieri il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone, scrive una lettera al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese: dieci Regioni sono ancora ferme sulla cassa integrazione, le liquidazioni sono a rischio e si registrano episodi di violenza e minacce alla categoria. 
Secondo la Calderone: “Sono 10 le regioni italiane che non consentono ancora di presentare le domande di Cassa Integrazione in Deroga (Cig) a causa di intoppi burocratici o trattative con le parti sociali che vanno per le lunghe. Abruzzo, Bolzano, Sicilia, Trento, Umbria, Valle d’Aosta non hanno ancora ufficializzato la data da cui sarà possibile inoltrare le istanze; mentre in Basilicata e Sardegna sarà possibile farlo dall’8 aprile; in Calabria e In Emilia-Romagna dal 6 aprile, ma in quest’ultima regione l’invio delle richieste per le 4 settimane precedenti si è concluso solo nei giorni scorsi. Tutto questo comporta clamorosi ritardi che spostano in avanti la data di liquidazione ai lavoratori delle somme maturate per la Cig”. I lavoratori interessati da questi ritardi sono due milioni e 600mila
Poi c’è il caso Lazio. La Regione non rientra fra quelle ritardatarie denunciate dal Consulenti ma, stando a quanto affermano Lega e Fratelli d’Italia, si registrano comunque disservizi pesanti. A causa di problemi sulla posta elettronica certificata, sarebbero “andate perse centinaia di domande per Cassa Integrazione e relativa documentazione” presentate sabato 28 marzo. Dalle determinazioni dirigenziali pubblicate, risultano lavorate le domande presentate il 25, il 26, il 27 e il 29 marzo. Ma manca la pubblicazione delle determinazioni del 28. Spiegano Giancarlo Righini (FdI) e Laura Corrotti (Lega) di aver ricevuto diverse segnalazioni dal consulenti del lavoro sul “buco” informatico: “dal giorno 3 aprile - a seguito della segnalazione - le autorizzazioni non riportano più, stranamente, la data di presentazione. Si tratta di un provvedimento urgente e attendiamo una smentita da parte dell’Assessore al Lavoro in cui ci indichi dove sono i nuovi atti in merito o, altrimenti, delle istruzioni per le aziende che hanno presentato la domanda e vogliono sapere se devono ripresentarla, nonostante siano in possesso di una ricevuta di protocollo”.
Replica dell’assessorato al Lavoro: “Le polemiche sono totalmente infondate. Tuttavia per noi è un'occasione per tranquillizzate tutti i 2684 tra professionisti e datori di lavoro che nella giornata di sabato 28 hanno inviato le pec. Le domande, pervenute alla mail areavertenze@regione.lazio.legalmail.it sono state correttamente ricevute dagli uffici dell'assessorato al Lavoro e Formazione, che continuano a lavorare anche sabato e domenica e sono state lavorate secondo l'ordine cronologico di arrivo. Il nostro bilancio parziale, a 9 giorni, è di circa 25000 domande caricate sulla piattaforma informatica”.

lunedì 23 marzo 2020

CORONAVIRUS; QUATTRO ROM POSITIVI. SCATTA L'ALLARME NEI CAMPI



Scoppia il caso contagi fra la popolazione Rom abitante nei campi nomadi della Capitale. Da sabato quattro nomadi sono stati ricoverati all’Istituto Lazzaro Spallanzani in gravi condizioni per aver contratto il Coronavirus. La notizia, anticipata da Repubblica, e confermata da fonti mediche, può essere un elemento di deflagrazione del sistema. Attualmente a Roma, secondo i dati dell’Associazione 21 Luglio a Roma nelle baraccopoli vivono 6000 persone, di cui 3500 rom divisi in 6 villaggi attrezzati e in 9 campi tollerati. A questi numeri sfuggono però tutti quei micro insediamenti non censiti tanto che per l’Opera Nomadi - anche se il dato è più vecchio - fra rom, siiti e camminanti a Roma il computo arriva a 15mila persone.  Se ai 6000 delle baracche si sommano i 7700 senza tetto stimati dalla 21 Luglio, alla fine, il computo è simile.  
I quattro rom, due giovani e due anziani, ora allo Spallanzani, stando alle prime informazioni, non provenivano da campi ma da appartamenti privati. Tuttavia, le possibilità che il contagio possa diffondersi sono elevate. 
Anche l’Associazione 21 Luglio, da oltre un mese, lancia allarmi che rimangono inascoltati: “anche nelle comunità rom si vive questa psicosi che di fatto accomuna tutti in questa paura del virus”, diceva il presidente, Carlo Stasolla, a inizio marzo.
Il problema è incrementato, sempre secondo la 21 Luglio, anche dalle decisioni, il cosiddetto Piano Rom, prese dal Campidoglio a trazione grillina. Per l’Associazione, il Piano favorisce la dispersione dei rom in microcampi o nella strada come senzatetto. In aggiunta, però, a questo elemento c’è il problema del sovraffollamento all’interno dei moduli abitativi dei campi Rom: “Che io sappia - dice ancora Stasolla - non si sono registrate febbri o influenze nelle baraccopoli, ma non lo escludiamo, perché non le abbiamo mappate tutte. In ogni caso all’interno dei campi non ci sono presidi sanitari e i campi sono lontani da strutture ospedaliere, quindi è tutto molto più complesso. All’interno delle baraccopoli c’è molta paura e preoccupazione perché non hanno a disposizione molte notizie, se non quelle che apprendono dalla televisione. Il problema aggiuntivo è che sono in assenza di risorse e in una condizione igienico-sanitaria già precaria, che li poterebbe esporre ad un fortissimo rischio nel caso si dovesse verificare solo un semplice contagio. Spessissimo si registrano bronchiti, diabete, problemi al cuore. E questo è un problema che li esporrebbe ad un maggior rischio”.
Il problema suscita anche reazioni politiche: “Il caso dei rom positivi al Covid-19 - afferma la consigliera regionale della Lega, Laura Corrotti - è un evento che era prevedibile per tutti coloro che conoscono la situazione all’interno dei molteplici campi rom, insediamenti abusivi, centri d’accoglienza o anche palazzi occupati, dove le regole richieste per contrastare la diffusione del contagio non sono sempre da tutti rispettate anche per via degli spazi in cui vivono, dove spesso ci sono famiglie numerose in moduli di pochi metri quadrati e in precarie condizioni igienico-sanitarie”.

giovedì 20 febbraio 2020

CASA DONNE/ LAURA CORROTTI: "MI ATTACCANO, MA IO VOGLIO SOLO CHIAREZZA"


Nessuno è ostile alle politiche attive contro la violenza contro le donne né si mette in discussione l’attività della Casa Internazionale delle Donne ma chiediamo chiarimenti sulla decisione di Zingaretti che annuncia i 700mila euro per la Casa”.
Laura Corrotti, consigliera regionale della Lega fra i promotori della approfondita analisi sulla vicenda della Casa Internazionale delle Donne, risponde così alla senatrice del Pd, Monica Cirinnà, che aveva parlato di “pregiudiziale ostilità” della Lega “alla tutela e alla promozione dei luoghi in cui le donne producono pensiero, cultura e pratiche di libertà ed eguaglianza”.

Consigliera, la Presidenza della Regione, però, ha diffuso una nota in cui, a proposito del tweet di Zingaretti in cui si annunciavano i 700mila euro per la Casa delle Donne, si parla di “errore della comunicazione”.
Sì e anche Zingaretti ha cancellato il tweet per poi rimetterlo ma senza la cifra di 700mila euro”.

Esatto.
Questo fa capire che la battaglia ha contribuito a smascherare un errore e ora cercano di mettere a tacere la questione. Gli atti restano: nella delibera 2017 con cui si stanziano 90mila euro per la Casa vi è un passaggio in cui si afferma che il valore economico reso dalla Casa è di 700mila euro che, però, saranno certificate nel 2018 dall’ASviS di Giovannini. E questo annuncio di Zingaretti via twitter arriva a pochi giorni dalle elezioni suppletive del Collegio dove ha sede proprio la Casa delle Donne”.

D’accordo, ma non crede che la Casa non sia in grado di produrre un consenso così rilevante da influenzare il risultato?
Che questi soldi possano spostare o meno dei voti, questa è comunque una campagna elettorale che si svolge sul territorio del Municipio I”.

Però, al netto dell’errore di comunicazione, erogare 700mila euro richiede un bando di gara.
Beh, il centrosinistra ha già provato a finanziare la Casa in modo diretto con l’emendamento al Milleproroghe poi dichiarato inammissibile. Non ci sono riusciti e si sono buttati sulla Regione Lazio”.

Lei si sta battendo sulla vicenda delle case popolari agli occupanti abusivi.
Il Pd aveva tentato di inserire nella legge di bilancio 2020 una riserva del 10% delle case popolari ai “privi di requisiti” ovvero agli occupanti abusivi. Nel collegato alla finanziaria in discussione ora, controfirmata dal consigliere 5Stelle Marco Cacciatore, stanno cercando di inserire di nuovo questa riserva per gli abusivi. Io ho presentato una apposita proposta di legge e non si può affrontare un tema così con un emendamento al collegato alla finanziaria”. 

mercoledì 19 febbraio 2020

DA ZINGARETTI L'AIUTO ALLE AMICHE DEL PD


Solo pochi giorni fa è miseramente fallito un blitz alla Camera per inserire un succoso finanziamento alla Casa Internazionale delle Donne all’interno del Milleproroghe. Ma la bufera politica intorno alla Casa non accenna a placarsi.
Parliamo di un’associazione, la Casa Internazionale delle Donne, che da 45 anni offre aiuto, assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e in difficoltà. La Casa nasce nel 1973 quando alcune femministe occupano Palazzo Nardini a via del Governo Vecchio. Poi, dopo un lungo contenzioso con il Comune, nel 1985 il sindaco, Nicola Signorello, assegna loro un’ala del Convento del Buon Pastore alla Lungara. Nel 2001, Veltroni sindaco “sigla” la pace con la Casa con la consegna ufficiale dell’edificio. Passa Alemanno, passa Marino, arriva la Raggi. E i 5Stelle, con una visione esclusivamente ragionieristica della cosa pubblica, chiedono alla Casa (novembre 2017) gli arretrati per 880mila euro e inizia un nuovo contenzioso tutto politico e tutto giocato sulla pelle delle donne. 
Da una parte i 5Stelle, dall’altra il Pd. A maggio 2018, ad esempio, Zingaretti annuncia l’intenzione della Regione di dichiarare la Casa “sito di interesse pubblico”. L’impasse non si sblocca e si avvicina sempre più la data dello sfratto. Poche settimane fa, quindi, il centrosinistra propone un emendamento al Milleproroghe per stanziare 900mila euro alla Casa che, però, cade nel territorio del Collegio elettorale Camera 1, quello dove il candidato della sinistra è il ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri. La Raggi esulta come fosse una sua decisione. Ma il giorno dopo le Presidenze delle Commissioni Bilancio e Affari Istituzionali dichiarano l’emendamento inammissibile ed è la volta di Giorgia Meloni di esultare. 
Ora, dopo il lungo riassunto delle puntate precedenti, scoppia di nuovo la tempesta. Tutto nasce da una delibera della Regione che assegna con affidamento diretto (costo 39mila euro e spicci, appena sotto la soglia di 40mila euro che rende obbligatorio il ricorso alla gara d’appalto) alla società Alleanza Italiana per lo Sviluppo sostenibile (Asvis) dell’ex ministro del lavoro, Enrico Giovannini, la stesura di una sorta di tabella da cui ricavare il valore economico dei servizi resi sul territorio dalle organizzazioni no profit, inclusa, ovviamente la Casa delle Donne. Attacca il centrodestra. Per la consigliera regionale della Lega, Laura Corrotti, “lo studio ancora oggi assente assegna alla Casa internazionale delle Donne, grazie a questo studio sperimentale, un valore pari a 700mila euro all’anno”. Però, aggiunge la Corrotti, nel 2017 la Regione emana una delibera che stanzia 90mila euro per la Casa e, all’interno della stessa delibera si legge “che il valore economico delle attività erogate a titolo gratuito sono pari ad un valore di 700mila euro l’anno, come certifica uno studio commissionato però l’anno successivo con una determina del 20 dicembre 2018".
Altro giro, altro attacco. Stavolta da Fratelli d’Italia con il consigliere Giancarlo Righini: “Il presidente della Regione Lazio si ricorda della sua carica solo per sfruttare il potere del suo mandato a vantaggio del Pd. Dopo le tante nomine strategiche nei più diversi settori, arriva l’ingente finanziamento alla “Casa delle Donne” fondamentale presidio militante della sinistra nel centro storico di Roma, attualmente interessato dalle elezioni suppletive del I Collegio della capitale”. Righini annuncia anche un’interrogazione urgente e "esposto per verificare la legittimità di questo stanziamento con fondi pubblici che dovrebbero essere invece assegnati alle ASL che istituzionalmente se ne occupano”.
Nell’interrogazione, Righini scrive: “il 18 febbraio il presidente Zingaretti ha annunciato pubblicamente un contributo della Regione a favore della Casa Internazionale delle Donne pari a “700mila euro l’anno””. Segue altra denuncia: “nel corso del 2019 e in questi primi mesi del 2020, la Regione con più atti” ha impegnato “la somma di 750mila euro a favore di Lazio Innova” per la “prevenzione e contrasto alle discriminazioni di genere”.
Righini sottolinea la velocità fra la delibera regionale del 13 febbraio e l’annuncio di 5 giorni dopo dello stanziamento dei fondi ma come “dall’analisi dei dati a disposizione della trasparenza amministrativa non sono stati rinvenuti atti mediante i quali sia possibile verificare le procedure adottate per stabilire l’entità del contributo annunciato” e, quindi, chiede a Zingaretti “con quale atto stata finanziata per 700mila euro annui la Casa Internazionale delle Donne”.
Casa che, per altro, stando ai tabulati dei finanziamenti erogati dalla Regione, ha ricevuto dalla Pisana 90mila euro nel dicembre 2017 come “contributo straordinario” e poco più di 110mila ad aprile 2018 come bandi dei Fondi Sociali europei.
Un chiarimento arriva da Maura Cossutta, ex parlamentare e oggi presidente della Casa Internazionale: quando il Campidoglio ha avviato le procedure di recupero dei crediti e di sfratto, "nel nostro ricorso al Tar abbiamo allegato una perizia fatta dal prof. Croce di Pisa che, analizzando ore di lavoro, costi del lavoro e via dicendo, ha valutato in 700mila euro il valore del nostro lavoro. Ieri, il presidente Zingaretti è venuto da noi e ci ha detto che la Regione ha avviato uno studio (quello di Giovannini, ndr) per fare questa valutazione in via autonoma. Se il Comune vuole una propria perizia, non ha che da venire a vedere quel che facciamo”. 
Se il Campidoglio annuncia che le donne di Lucha y Siestahanno accettato il piano personalizzato di accoglienza offerto da Roma Capitale”, l’assessore al Patrimonio della Raggi, Valentina Vivarelli, è molto dura: “È encomiabile che Zingaretti doni 700mila alla Casa. A questo punto ci auguriamo possa fare la stessa cosa con altre associazioni private che hanno un debito con i cittadini di Roma. La Casa paga un canone di locazione pari al 10 per cento del suo valore effettivo (quindi di pagare circa 80 mila euro l’anno rispetto al valore complessivo di circa 800 mila euro annui) ma ha accumulato un debito di circa 900mila euro”.