*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

Visualizzazione post con etichetta Roberta Lombardi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Roberta Lombardi. Mostra tutti i post

giovedì 2 luglio 2020

ROMA, LE PRIME GRANDI MANOVRE PER LE COMUNALI 2021

Giorno più, giorno meno manca solo un anno alle elezioni per il successore di Virginia Raggi il cui mandato scade a giugno 2021. Ufficialmente tutti gli schieramenti si nascondono dietro un “è troppo presto, se ne parla verso Natale” ma iniziano le grandi manovre di avvicinamento al voto.

Per i 5Stelle i prossimi 6 mesi saranno animati dalla lotta fra il sindaco uscente, Virginia Raggi, che vorrebbe tentare una candidatura bis e chi, usando la regola del divieto di superare due mandati, non ne vuol sentir parlare. Se la Raggi non dovesse battere le resistenze armate del no al bis, in campo Monica Lozzi, presidente del VII Municipio e considerata, nel nulla cosmico dei parlamentini sopravvissuti alle gelosie interne grilline, la più capace. Perché la Raggi corra per un secondo mandato da sindaco e un terzo totale (considerata l’esperienza da consigliere comunale con Ignazio Marino sindaco) occorre cambiare le regole interne del MoVimento. Ma in molti, visto il bilancio disastroso di questo quinquennio e le scarse probabilità della Raggi di arrivare al ballottaggio, non hanno intenzione di fare ulteriori strappi alla già fin troppo addomesticabili regole del partito per incassare solo una sonora sconfitta. In questo fronte del “no Raggi bis” va inserita di diritto Roberta Lombardi, capogruppo in Regione, e una fetta di consiglieri comunali per altri versi stanchi del procedere a zonzo del Sindaco e dei suoi. 
La Raggi ha sei mesi per battere questa fronda interna. 
La decisione finale sarà comunque demandata alla conventicola interna della casta grillina e poi, come d’abitudine, ratificata sulla piattaforma Rousseau.
Per il centrodestra e il centrosinistra la partita è decisamente più complessa e si intreccia in modo diabolico con gli assetti interni dei partiti e delle alleanze nonché con la tenuta del Governo nazionale e della Regione Lazio.
Primo punto: in molti a sinistra temono o a destra sperano che in autunno il Governo Conte chiuda i battenti e che alla fine non ci siano altre maggioranze rinvenibili in Parlamento con il risultato del voto anticipato in primavera. 
Una ipotesi comunque difficile da realizzarsi visto che eventuali elezioni politiche finirebbero per comporre quel Parlamento cui spetterà di determinare la scelta del successore di Sergio Mattarella al Quirinale nel 2022.
L’ipotetica caduta di Conte finirebbe per trascinare con sé anche quella della Regione Lazio (dove nel 2018 Zingaretti vinse di misura ma senza avere la maggioranza in Consiglio regionale) i cui equilibri si reggono su un paio di consiglieri di opposizione passati a puntellare gli zingarettiani e la pattuglia grillina trasformata in quieto giullare della maggioranza. 
Il risultato finale sarebbe la tempesta perfetta: un mega election day con alle urne Parlamento, Regione Lazio e Campidoglio. 
Nel Pd ci sono da tenere presente gli equilibri interni che poggiano sull’alleanza fra Dario Franceschini e Zingaretti, la stessa alleanza che consente a Conte di rimanere ancora a Palazzo Chigi. Con i renziani che attaccano quotidianamente i Dem. 
A sinistra da settimane girano molti nomi: Roberto Gualtieri, David Sassoli, Carlo Calenda, i presidenti dei Municipi I, Sabrina Alfonsi, e III, Giovanni Caudo; Lorenzo Tagliavanti
Ciascuno di questi nomi presenta più problemi che soluzioni: Calenda litiga tutti i giorni col Pd e coi renziani; Gualtieri non è esattamente il più amato dagli italiani che aspettano ancora la cassa integrazione; Sassoli non ha esperienza di alcun tipo e sta decisamente bene a presiedere il Parlamento europeo. La Alfonsi e Caudo sono troppo “piccoli” per una corsa simile; Tagliavanti ha tanti amici quanti nemici fra Unioncamere, Camera di Commercio e Confederazione Artigiani.
Per questo l’idea che circola - formalmente respinta dal diretto interessato ma non per questo accantonata - è quella di candidare Enrico Letta. Uomo garbato, personalità di rilievo europeo, con ottime entrature nel mondo che conta della politica e della finanza, moderato (che dopo le urla politiche di Marino e la Raggi non guasta), in grado di aggregare. Certo, Letta non è esattamente un uomo del popolo. E per questo l’orientamento sarebbe quello di affiancargli Amedeo Ciaccheri, oggi presidente del Municipio Garbatella e proveniente dal mondo della sinistra movimentista.
Enrico Letta potrebbe anche garantire alle opposizioni un mandato di “pace” politica: dalla campagna di Alemanno in poi è stato tutto un susseguirsi di ululati politici che hanno alzato costantemente il tono e le attese, deludendo altrettanto rapidamente.
Nel centrodestra, invece, la partita è a uno stadio un po’ più arretrato. Il primo vero problema è che né Fratelli d’Italia né la Lega hanno personale politico sufficiente in numero e preparazione per “reggere” il Campidoglio e la Regione (qualora si votasse per entrambi). Non parliamo poi del Governo… 
Quindi, a destra, sembra più iniziata una corsa a non rimanere col cerino della scelta in mano. FdI, con un fortissimo radicamento a Roma, potrebbe lasciare alla Lega la scelta del nome e, al massimo, tentare il colpo sulla Regione. La Lega non sembra disposta a fare l’agnello sacrificale e quindi, alla fine, non è da escludersi un candidato di Forza Italia. Gira il nome di Annagrazia Calabria che possiede un curriculum di tutto rispetto ma non appare esattamente come un trascinatore di folle. Tanto che più di qualcuno ipotizza che la “pax lettiana” potrebbe non essere affatto un’offerta da rifiutare.

venerdì 15 maggio 2020

MASCHERINE FANTASMA; ZINGARETTI: "CHI HA SBAGLIATO, PAGHERÀ. DA OGGI SI CAMBIA"




Sulla gestione della pandemia Coronavirus nel Lazio si va verso l’istituzione di una Commissione speciale: lo ha deciso il Consiglio regionale del Lazio che, nei prossimi giorni, deciderà sulla operatività. Ieri, seduta dedicata al Covid-19 e al caso “mascherine fantasma” alla presenza di Nicola Zingaretti, presidente della Giunta.
Come da previsioni, Zingaretti ha ringraziato le opposizioni: “Più trasparenza c’è e meglio è. Hanno fatto bene le opposizioni a vigilare, denunciare e indicare i problemi”. Spiega il Presidente: “Eco Tech ci ha comunicato di avere sottoscritto accordi con le sue aziende fornitrici per la restituzione dell’intera somma dell’accordo erogato e la firma di una transazione che fissa un puntuale piano di rientro e su questo si è avviata una procedura di restituzione. Vigileremo con grande rigore perché l’impegno sia rispettato fino a quando l’ultimo euro non ritornerà in cassa”. E sulle polizze fidejussorie esibite da Eco Tech, Zingaretti aggiunge: “va avanti anche l’iter che riguarda le polizze. L’1 maggio è già stata chiesta la loro escussione e domani (oggi per chi legge, ndr) è il termine ultimo per la loro riscossione”. E per il futuro, Zingaretti, dopo aver rimarcato il ruolo nella vicenda del vicepresidente Daniele Leodori (“mi ha sostituito in momenti difficili”) annuncia un “audit” per stilare un nuovo piano operativo per altre emergenze simili. 
A parte un paio di richiami alla magistratura, il caso finisce così. Il resto della relazione e della replica, Zingaretti lo dedica ad esaminare la fase 2 nel Lazio: riaperture per bar e ristoranti anche con consumo sul posto, riavvio dell’attività per barbieri, parrucchieri, estetisti, banchi non alimentari nei mercati; poi sport (“ma senza l’uso degli spogliatoi”) e spiagge (“quelle libere devono restare tali”). Altri passaggi sugli aiuti economici: “28mila domande di Cassa integrazione pagate su 70mila presentate. Poche”.
Nel successivo dibattito in Aula, durato fino al tardo pomeriggio, spesso in un eloquio improbabile fatto di inglese masticato, italiano alla Luca Giurato e di virus invisibili (come se ne esistessero di visibili), la maggioranza ha puntato tutto sui numeri: contagi contenuti nel Lazio quindi siamo stati bravi e il caso Eco Tech è un incidente casuale di percorso. E opposizioni barricadere: Fratelli d’Italia e Lega all’attacco a testa bassa con tutti i loro esponenti e particolarmente incisivi gli interventi di Chiara Colosimo, Sergio Pirozzi e Giancarlo Righini che parlano di “inadeguatezza”, “sciatteria amministrativa” e “photoshop di documenti”. Duro il leghista Daniele Giannini (“emergenza sottovalutata”); anodino l’intervento della grillina Roberta Lombardi (“sistema sanitario regionale impreparato”) se paragonato a quello della collega Francesca De Vito: “La Regione annulli le forniture non arrivate”.
Da Roberta Angelilli, membro dell’esecutivo di FdI, parte un nuovo fronte: “fra revoche e blocchi in dogana mancano ancora quasi 16 milioni di mascherine per quasi 50milioni di valore”. 


LA VERITÀ DI ZINGARETTI SULLE MASCHERINE FANTASMA: "CHI HA SBAGLIATO, PAGHERÀ"

Una seduta fiume quella dedicata dal Consiglio regionale, il 14 maggio, all’emergenza Covid-19. Al termine, è stato deciso il varo di una Commissione d’indagine sulla gestione della pandemia, accogliendo, così, almeno in parte le richieste delle opposizioni che ora, fra Lega e Fratelli d’Italia, hanno aperto un’asta per rivendicarne la guida.

Per il resto, molte chiacchiere e poca sostanza. 

Sinteticamente: Zingaretti ha ripercorso le difficoltà e le iniziative intraprese, ha rivendicato come un successo dell’Amministrazione i numeri contenuti della pandemia nel Lazio e sulla questione “mascherine fantasma” ha ringraziato le opposizioni, annunciato un “se qualcuno ha sbagliato, pagherà” e, per il futuro, ha lanciato un’audizione per evitare il ripetersi di eventuali errori.

La maggioranza di centrosinistra ha sottolineato i numeri dei contagi e minimizzato il caso “mascherine fantasma”
Le opposizioni hanno attaccato, in modo piuttosto farraginoso, continuando a chiedere chiarimenti e evidenziando le incongruenze dell’operato dell’Amministrazione regionale.


MINUTO DI SILENZIO
La seduta è iniziata con un minuto di silenzio, proposto da Zingaretti, in memoria delle vittime dell’epidemia.


ZINGARETTI: “IMPATTO SARÀ DEVASTANTE”
Nel corso della sua relazione introduttiva, Zingaretti ha evidenziato come “L’impatto nel Lazio sarà durissimo, devastante. La nostra economia è molto ‘terziarizzata, a Roma in particolare, e ha nel turismo, nel commercio e nella vocazione internazionale la crescita: quindi saremo colpiti perché questo è il nostro modello produttivo. Il vero rischio non è solo quello della povertà, ma della forte crescita delle disuguaglianze sociali”.

ZINGARETTI: “70MILA DOMANDE DI CASSA INTEGRAZIONE, 28MILA PAGATE. POCHE”
Sono circa 70mila le domande di cassa integrazione in deroga già trasmesse. L’Inps al momento ne ha autorizzate meno della metà e pagato circa 15mila, che corrispondono a circa 28mila lavoratori. È troppo poco”.

ZINGARETTI: “LUNEDÌ RIAPRONO BARBIERI E PARRUCCHIERI. AMMESSI CONSUMI NEI BAR”
La vera ripresa ci sarà quando il Lazio comincerà a lavorare di nuovo. Da lunedì inizierà a cambiare molto. Nelle prossime ore è atteso il decreto del Governo e non appena ci sarà il via libera procederemo. Per quanto riguarda il Lazio, rispetto alla nostra curva epidemiologica, sarà possibile riaprire, anche se con regole di grande prudenza, il consumo sul posto nei ristoranti e nei bar, fare ripartire i negozi al dettaglio e riaprire i servizi alla persona, come parrucchieri, barbieri ed estetisti e i banchi non alimentari nei mercati”.

“RIPARTE LO SPORT” MA CON REGOLE STRETTE
Nel Lazio sarà possibile “far ripartire, anche nei centri sportivi, le attività sportive all’aperto seppure senza l’uso degli spogliatoi. L’assessore alle Attività produttive ha cominciato a costruire con le associazioni datoriali protocolli che permettano l’apertura in sicurezza”.


ZINGARETTI: “SPIAGGE LIBERE DEVONO RESTARE TALI”
Per quanto riguarda le spiagge, “vedremo cosa dovremo fare per la stagione balneare, dovrà essere garantito il controllo per la sicurezza sulla balneazione in tutto il litorale per le spiagge libere che tali devono rimanere”. Per questo motivo “stiamo pensando a un intervento a sostegno dei Comuni che permetta nei tre mesi estivi un controllo graduale e selettivo della gestione di questo compatto”, ha concluso Zingaretti.


ZINGARETTI: “FONDAMENTALE SPINTA DELLE OPERE PUBBLICHE”
Una grande spinta dovrà arrivare dal rilancio delle opere pubbliche. Per questo abbiamo chiesto a tutte le direzioni regionali una ricognizione su tutto ciò che abbiamo finanziato e prepariamo un pacchetto di opere pubbliche che potranno essere avviate nei prossimi 12 mesi per 2 miliardi di euro: strade nuove, mobilità sostenibile, scuole più sicure, più tecnologie, ospedali all’altezza delle sfide dell’innovazione”.

MASCHERINE FANTASMA; ZINGARETTI: “RIPENSARE MODALITÀ OPERATIVE DEL PUBBLICO”
Penso che questa vicenda debba essere utilizzata anche dal Consiglio per non avere paura di ripensare il modo in cui opera il settore pubblico. Siamo abituati a organizzare simulazioni di protezione civile, definendo protocolli di intervento e allenando le nostre squadre nell’allestimento di campi di emergenza e di evacuazione. La tragedia Covid ci obbliga a progettare analoghi manuali di intervento di emergenza per la produzione o l’approvvigionamento di beni su larga scala con tempi mai pensati prima".

MASCHERINE FANTASMA; ZINGARETTI: “ATTIVAZIONE DI UN AUDIT PER NUOVO PIANO”
Analogamente a quanto accade nella disciplina sulla responsabilità amministrativa, ad eventi avversi si risponde migliorando l’assetto delle procedure e dell’organizzazione. Per questo motivo ho chiesto l’attivazione di un audit, che discuteremo anche in questa sede, per predisporre un nuovo piano, in presenza di eventi eccezionali, con nuove procedure di acquisto speditive e trasparenti. Nella consapevolezza che siamo proiettati in scenari inediti rispetto ai codici in cui siamo abituati a vivere e operare come pubblica amministrazione. Già oggi assistiamo a effettivi dispersivi di competizioni commerciali nel mondo su produzioni industriali saturate, ad esempio i reagenti per i tamponi. Dobbiamo fare chiarezza su quanto è accaduto, senza timore, e prepararci ad efficientare la nostra macchina amministrativa per affrontare al meglio il futuro”.


MASCHERINE FANTASMA; ZINGARETTI: “BENE LE OPPOSIZIONI A VIGILARE E DENUNCIARE”
Sulla vicenda delle mascherine e delle fideiussioni bancarie a garanzia della restituzione degli acconti dati dalla Regione Lazio “il Consiglio regionale dovrà decidere le forme e gli strumenti adeguati per continuare ad affrontare questo tema. Più trasparenza c’è e meglio è perché non c’è nulla da nascondere ed è giusto che la verità si cerchi insieme. In questo scenario di forte criticità e di grande difficoltà nel reperire fornitori e intermediari affidabili hanno fatto bene le forze di opposizione a vigilare, denunciare e indicare i problemi. La vostra è anche la nostra preoccupazione come giunta e maggioranza politica. Di fronte all’evento improvviso della pandemia vi è stata una grande difficoltà nell’approvvigionamento della protezione individuale di fronte alla crescita della domanda che ha messo in crisi l’Europa”.

MASCHERINE FANTASMA; ZINGARETTI: “SU OPPORTUNISMO OPERATORI MERCATO SI ESPRIMERÀ MAGISTRATURA”
Attualmente “la necessità di protezione che richiede il nostro sistema sanitario va dagli 80mila ai 100mila dpi al giorno. Su comportamenti di operatori di mercato che possono avere compiuto iniziative opportunistiche a danno della Regione si esprimerà la magistratura e tutti gli organismi inquirenti con cui stiamo collaborando e stiamo tenendo costantemente informati”.

MASCHERINE FANTASMA; ZINGARETTI: “SE QUALCUNO SE N’È APPROFITTATO, DOVRÀ PAGARE”
"Se qualcuno se n’è approfittato dovrà pagare e pagherà. La Eco Tech ci ha comunicato di avere sottoscritto accordi con le sue aziende fornitrici per la restituzione dell’intera somma dell’accordo erogato e la firma di una transazione che fissa un puntuale piano di rientro e su questo si è avviata una procedura di restituzione. Vigileremo con grande rigore perché l’impegno preso da Eco Tech sia rispettato fino a quando l’ultimo euro non ritornerà nelle casse della nostra istruzione. Non lasceremo nulla di intentato".

MASCHERINE FANTASMA; ZINGARETTI: “CHIESTA ESCUSSIONE POLIZZE”
Parallelamente al recupero dei soldi concordato con la Eco Tech, Zingaretti ha anche aggiunto: “va avanti anche l’iter che riguarda le polizze. L’1 maggio è già stata chiesta la loro escussione e domani è il termine ultimo per la loro riscossione. Anche su questa vicenda, se qualcuno si è approfittato in un momento di necessità di questa istituzione pagherà davanti alla giustizia”.


MASCHERINE FANTASMA; ZINGARETTI: “INACCETTABILE CAMPAGNA DIFFAMATORIA”
Tutte le persone perbene e responsabili di fronte al rischio dell’esplosione pandemia in quelle ore si sono adoperati per gli approvvigionamenti. Anche su questo dovremo fare chiarezza. Oggi scriverne è legittimo e naturale e giusto e facile. È la forza della democrazia, però farlo seminando veleni e sospetti sulle persone perbene è molto meno. Non parlo del dibattito politico tra di noi, che è utile e dovrà continuare, ma lo dico in questa sede perché qualcosa di inaccettabile è accaduto come la campagna diffamatoria che sulla rete ha sparso veleni ignobili su persone perbene, e l’aver accusato me di una malattia falsa e inventata, e curata in una clinica privata”. 


Dopo la relazione del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti nel corso della seduta del Consiglio regionale sull’emergenza Covid-19, presieduta da Mauro Buschini, si è aperto il dibattito fra i consiglieri di maggioranza e di opposizione.
Tralasciando l’eloquio di certi interventi che fanno rivalutare la dialettica di Luca Giurato, la sintesi è la difesa a oltranza dei risultati numerici da parte della maggioranza e totale minimizzazione del caso Eco Tech e mascherine fantasma. Dall’altro lato, uno (spesso confuso) tentativo di insistere sul caso Eco Tech evidenziando le manchevolezze dell’Amministrazione regionale sul caso.

COLOSIMO (FDI): “PROTEZIONE CIVILE REGIONALE NON ALL’ALTEZZA”
Chiara Colosimo (Fratelli d’Italia) ha aperto gli interventi della discussione generale in Aula. “Le mascherine sono l’immagine simbolo di questa epidemia - ha detto - una bandiera che nel Lazio è stata ammainata. Il 31 gennaio, quando il Governo ha proclamato lo stato di emergenza sanitaria, avrebbe dovuto subito pensare all’approvvigionamento dei dispositivi di sicurezza, essenziali per garantire i nostri operatori sanitari. Non è stato fatto questo e la reazione della Regione Lazio è stata affannosa e disordinata. In questa situazione si sono inseriti approfittatori e sciacalli, fino alla verosimile truffa della vicenda Eco Tech, che ho denunciato prima con un’interrogazione e poi anche alla magistratura fin dal 7 aprile”. Colosimo ha poi chiamato in causa l’amministrazione: “La Regione è parte lesa, dice il presidente. Ma è anche vero che ci sono responsabilità precise dei vertici della protezione civile regionale che non sono stati all’altezza: 36 milioni di euro destinati a Dpi che non sono mai arrivati, mettendo a rischio il personale sanitario. Una società sconosciuta, che commerciava in lampadine, ha firmato un contratto con un anticipo di 14 milioni senza alcuna preliminare valutazione sul fornitore e senza copertura assicurativa. Caro presidente: dobbiamo cacciare i mercanti dal tempio delle istituzioni’”.


PIROZZI (FDI): SU CASO ECO TECH “CERTIFICAZIONE CON PHOTOSHOP”
Sergio Pirozzi (FdI): “C’è una responsabilità politica del presidente della Regione, che ha tenuto per sé la delega alla protezione civile. Perché c’è un errore iniziale che ha causato tutto questo. Non è stato fatto un bando iniziale con una manifestazione di interesse, come ha fatto ad esempio la Campania, cito una regione amministrata dal centro sinistra. Questo errore iniziale ha dato spazio a ditte improbabili, magari presentate dall’amico dell’amico. Non è vero che tutto si è svolto nella massima trasparenza, come ha detto lei - ha detto Pirozzi rivolgendosi a Zingaretti - ho chiesto le certificazioni dei dispositivi, le polizze fideiussorie fin da aprile. E poi quali controlli sono stati fatti? La certificazione prodotta dalla Eco Tech è fatta con Photoshop, il codice fornito non si riferisce a dispositivi di protezione ma al riconoscimento facciale. Lo ha scoperto mia figlia di 11 anni con una ricerca su internet. Possibile che nessun dirigente della protezione civile se ne sia accorto? I responsabili di questo pasticcio devono essere cacciati per manifesta incapacità”. 


MASELLI (FDI): “RIPENSARE SISTEMA RESIDENZE ASSISTITE”
Massimiliano Maselli (FdI) ha iniziato il suo intervento criticando la Giunta perché nonostante i continui appelli a lavorare insieme, la gestione è stata completamente della cabina di regia. Poi Maselli ha ribadito le proposte avanzate in questi giorni: “Occorre ripensare il sistema delle Rsa e delle case di riposo; serve una riorganizzazione ospedaliera con concentrazione in 4-5 Covid Hospital nel Lazio, perché non ha funzionato aprire reparti Covid che hanno creato disagi generali agli altri reparti e alle liste di attesa”. Infine, Maselli ha indicato nel Veneto il modello da seguire, perché nel Lazio “l’emergenza ha dimostrato una debolezza strutturale del territorio su cui bisogna fare il primo investimento: i medici generali sono stati lasciati soli, l’assistenza domiciliare non esiste, non ci sono più le diagnosi precoci, sono stati fatti pochi tamponi’.

RIGHINI (FDI): SU MASCHERINE “SCIATTERIA” AMMINISTRATIVA
Giancarlo Righini (FdI) ha incentrato il suo intervento sulla questione delle mascherine non consegnate, parlando di “sciatteria non consentita in un momento così delicato”. Righini ha puntato il dito soprattutto contro la superficialità dei controlli sugli interlocutori: “Basta vedere gli atti - ha detto - gli impegni contrattuali fatti con società dall’esiguo capitale sociale e create solo pochi mesi prima degli affidamenti ricevuti dalla Regione per milioni di euro. Oppure società inattive con capitali sociali non ancora interamente versati e altre che hanno ricevuto anticipi senza neanche fornire garanzie fideiussorie”.


TRANCASSINI (FDI): “ZINGARETTI PASSATO DAL ‘VI QUERELO’ AL ‘VI RINGRAZIO’”
Prendiamo atto che Zingaretti è passato dal ‘vi querelo' al ‘vi ringrazio' e ha dato disponibilità per andare fino in fondo nella incresciosa vicenda delle mascherine acquistate dalla Regione Lazio. Ribadiamo la necessità di una commissione d’inchiesta nell’interesse delle tante persone oneste che in questa vicenda sono parte lesa. Ci auguriamo che oggi il Consiglio regionale si esprima in tal senso”.


TRIPODI (LEGA): “COMMISSIONE DI INCHIESTA SU CASO MASCHERINE”
Orlando Tripodi (Lega) ha chiesto l’istituzione di una commissione di inchiesta sulla questione mascherine e di affidarne la presidenza alla Lega “che ha già presentato una richiesta in tal senso". Il capogruppo ha poi lanciato un allarme sul controllo del territorio perché “la crisi economica in atto offre opportunità a usurai e malavita organizzata". Tripodi ha concluso il suo intervento sottolineando che “i cittadini del Lazio hanno dimostrato grande forza e senso di responsabilità, a differenza della politica”.


GIANNINI (LEGA): “SOTTOVALUTATA EMERGENZA”
Daniele Giannini (Lega) ha criticato la gestione dell’emergenza da parte del presidente Zingaretti, perché a suo giudizio non ha funzionato la condivisione e non c’è alcun "modello Lazio da seguire in quanto è la regione del centro-sud che sta messa peggio".
All’inizio si è sottovalutata l’emergenza - ha detto Giannini - il direttore dello Spallanzani l’aveva bollata come una banale influenza e su questa linea si è attestata anche la Giunta, tant’è che il presidente si recò anche in Lombardia". Giannini ha quindi elencato le conseguenze dei ritardi: “Pochi tamponi, numero verde che ha funzionato male, mascherine che mancano perché ci si è affidati a emissari inaffidabili e mancato ascolto dei territori. Basti citare l’esempio dell’ospedale chiuso a Palestrina e riconvertito in Covid senza neanche sentire il sindaco. I dati della Protezione civile lo dimostrano. Nel Centro sud, il Lazio, tra contagi e decessi, è la regione fanalino di coda dietro a Campania, Puglia e Calabria. Il modello sbandierato da Zingaretti, è una fake news. Nella fase più acuta dell’emergenza  sono mancate 7,5 milioni di mascherine, gli irrisori quanti tardivi rimborsi non cancellano la carenza di dispositivi come denunciato dal personale sanitario e le assunzioni sono state gestite in maniera confusionaria senza attingere prioritariamente alla graduatoria del Sant’Andrea. La scelta dei Covid Hospital effettuata senza il coinvolgimento dei sindaci della provincia di Roma, ha penalizzato in particolare le amministrazioni di centrodestra. A Palestrina, ad esempio, il primo cittadino ha dovuto subire le scelte compiute dall’assessore D’Amato e dalla Asl Roma 5, senza poter proferire parola al riguardo della trasformazione dell’ospedale in centro covid-19. Stessa sorte per Campagnano, divenuta zona rossa nonostante le ripetute richieste di fare tamponi dell’amministrazione locale. Zingaretti in salute è stata l’unica buona notizia della giornata. Sorge il sospetto che abbia contratto il virus anche per i cattivi consigli di Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, che ancora, a fine febbraio, sosteneva che il Covid fosse poco più di un’influenza. Il presidente della Regione, fidandosi forse di questa tesi ha poi partecipato a Milano al famoso aperitivo ed ora potrebbe si considerarsi parte lesa”.


CIACCIARELLI (LEGA): GIUNTA INSENSIBILE A PROPOSTE CONSIGLIERI
Pasquale Ciacciarelli (Lega) nel corso del suo intervento ha lamentato la scarsa attenzione della Giunta alle proposte dei consiglieri regionali: “Ho scritto 18 lettere agli assessori - ha detto - ricevendo zero risposte. Erano spunti su come poter agire in modo efficace sul territorio, visto che noi siamo stati eletti dai cittadini. Ci sono risparmi possibili da fare per reperire fondi da utilizzare in favore di quelle categorie che oggi sono più in difficoltà”. 


CARTAGINESE (LEGA): “SU MASCHERINE ZINGARETTI NON SAPEVA NULLA?”
Anche Laura Cartaginese (Lega) ha insistito sulla questione delle mascherine: “Qui si tratta dei soldi dei cittadini, il presidente non sapeva nulla di quello che stava accadendo? Come è possibile un ordine di 35 milioni di euro a una società fantasma. Non è stato fatto nessun controllo? Mi sembra strano. Quel servizio poteva essere affidato a società più serie con prezzi molto più bassi. E invece abbiamo fatto ridere tutto il mondo. Dovreste sentirvi responsabili per quello che sta succedendo”.

Cartaginese poi ha contestato chi dice che i numeri sull’emergenza sono positivi: “L’assessore D’Amato dice che va tutto bene, ma non va bene per niente. I numeri sono bassi solo perché non sono stati fatti i tamponi. Non va bene niente, basti pensare a quello che è successo al Nomentana Hospital dove sono stati spostati anziani positivi senza mettere in sicurezza la struttura e il personale”.


CANGEMI (FI): “FONDAMENTALE RIPRESA ATTIVITÀ ECONOMICHE”
Giuseppe Cangemi (Forza Italia) ha lanciato un appello al presidente Zingaretti affinché si faccia presto a dare sostegno alle famiglie e alle imprese. “Mi auguro - ha detto - che arrivino le risorse a tutti quelli che ne hanno diritto, fondamentale per la ripresa di tante piccole attività. La regione si assuma la responsabilità di consentire una vera apertura’. Poi Cangemi ha elencato una serie di interventi da fare: garantire nelle carceri il rispetto degli stessi diritti nella salvaguardia della salute; riaprire gli stabilimenti; far ripartire l’attività sportiva. Sulla questione mascherine, infine, il vicepresidente del Consiglio regionale ha chiesto a Zingaretti l’impegno affinché i responsabili che hanno sbagliato ne paghino le conseguenze".


LOMBARDI (M5S): “SISTEMA SANITARIO IMPREPARATO A PANDEMIA”
Roberta Lombardi (Movimento 5 stelle) ha sottolineato l’enorme sforzo profuso: “Siamo impegnati in una sfida senza precedenti, non avevamo nessuna esperienza a cui fare riferimento. Abbiamo imparato a lavorare facendo squadra e guardando agli aspetti essenziali. Non solo il nostro apparato immunitario era impreparato al virus, ma anche il nostro sistema sanitario, devastato da anni di tagli. Dieci anni di spending review in questa regione sono stati drammatici. Questo virus ci ha anche insegnato che non funziona il nostro sistema sanitario su base regionale. Ci siamo trovati con un sistema che faceva acqua da tutte le parti. In appena 40 giorni il governo ha raddoppiato i posti letto in terapia intensiva, assunto nuovo personale. Le condizioni di lavoro del personale sanitario sono state terribili. Nelle regioni del Nord sono stati lasciati soli a combattere a mani nude, mentre i loro governatori andavano in televisione tutti i giorni per lanciare accuse al governo nazionale”. Lombardi ha poi fatto una serie di proposte: “Il 37 per cento delle morti nelle Rsa dipende dalla Covid-19, è arrivato il momento, anche nella nostra regione, di ripensare alla cura degli anziani, dei malati cronici, dei fragili. Forse sarebbe il caso di pensare a una commissione regionale per capire come vivono i nostri anziani in queste strutture. La fase 2 è ancora più delicata della prima, c’è bisogno di una stretta sinergia fra ospedali e territorio, individuando con grande rapidità i contagiati. Dobbiamo garantire la mobilità sicura, garantire il rafforzamento dei Covid Hospital, studiare soluzioni di isolamento per contenere il contagio. Sarà una stagione in cui la rete ospedaliera dove essere ripensata territorialmente”. Due punti, infine, sul sostegno alle imprese: “Serve un contributo a fondo perduto per sostenere i costi delle misure di sicurezza per la Covid-19 e dobbiamo promuovere la riconversione delle imprese per la produzione dei Dpì", ha detto. 


DE VITO (M5S): “REGIONE ANNULLI FORNITURE NON ARRIVATE”
Francesca De Vito (M5”): “Dopo l’assicurazione del vicepresidente Leodori sulla centralità degli acquisti in capo al Governo e sulla presenza di circa 16 milioni di mascherine in possesso della Protezione Civile del Lazio, chiedo oggi il perché non solo la Regione, ma anche le ASL, abbiano proseguito in autonomia con gare e affidamenti diretti, l’acquisto di DPI a prezzi ingiustificati. Cosa succede?. La Regione deve pensare di annullare le forniture dei materiali non arrivati e di quelle che non stabiliscono la consegna nei tempi di emergenza, in nome del principio di economicità e applicare penali per tutte le consegne fuori tempo massimo”.

BARILLARI (MISTO): “I 10 ERRORI PER CUI ZINGARETTI DOVREBBE DIMETTERSI”
Davide Barillari (gruppo Misto) ha chiesto le dimissioni del presidente Zingaretti per una serie di errori commessi nell’emergenza: “1) Non aver predisposto piano pandemico regionale perché il Lazio non ha ancora recepito quello nazionale. Avremmo avuto uniformità di comportamenti e preparazione appropriata; 2) non sono state requisite le strutture private per aumentare numeri i posti letto; 3) non sono stati riaperti ospedali dismessi come Forlanini e San Giacomo; 4) non aver aumentato subito il personale sanitario e ospedaliero, pur avendo molti strumenti a disposizione per farlo; 5) non aver predisposto percorsi separati nei pronto soccorso e negli ambulatori; 6) poche ambulanze non sufficienti a gestire l’emergenza; 7) ritardo nella distribuzione di materiale di protezione per la sicurezza del personale sanitario; 8) il Servizio telefonico regionale è andato in tilt perché non è stato potenziato sin da subito; 9) mancanza di una campagna informativa per medici e pediatri sul territorio; 10) non aver predisposto servizi di monitoraggio telematico”.

CAPRICCIOLI (+EUROPA RADICALI): “NUMERI PANDEMIA DIMOSTRANO BUON LAVORO FATTO”
Alessandro Capriccioli (+Europa Radicali) ha espresso apprezzamento per l’operato della Giunta nella gestione di questa crisi. “Le opinioni sono tutte rispettabili - ha detto - ma i numeri vanno tenuti in considerazione, perché dietro c’è un lavoro minuzioso e coscienzioso, quotidiano e infaticabile, nonostante le difficoltà oggettive su tanti fronti. Non può essere solo una questione di fortuna, come qualcuno ha detto ingenerosamente. In due mesi c’è stato un enorme calo dei contagi nel Lazio, con decrescita costante. Anche il dato sui morti è in costante miglioramento, rispetto alle altre regioni del centro Italia se teniamo conto che nel Lazio ci sono 6 milioni di abitanti: dieci morti ogni 100mila abitanti è il dato migliore tra le regioni centrali".

CIANI (CS-DEMOS): “RIPENSARE MEDICINA PROSSIMITÀ”

Paolo Ciani (Centro solidale-Demos) ha sottolineato la bontà dell’azione amministrativa e della risposta sanitaria della Regione all’emergenza da coronavirus. “Dovremmo parlare dell’eccezionalità del momento vissuto, innanzitutto il dramma della sanità e meno male che abbiamo un servizio sanitario pubblico - ha detto - in un tempo in cui in altri paesi si decide se curare un pluripatologico o una persona che non ha reddito”. Ciani ha poi invitato tutti a un “ripensamento sulla medicina di prossimità, di territorio e della cura domiciliare degli anziani rispetto a un modello di istituzionalizzazione che drammaticamente ha mostrato tutti i suoi limiti in questa crisi, non solo in Italia”.


BONAFONI (CIVICA ZINGARETTI): “DA REGIONE RISPOSTA STRAORDINARIA”
Marta Bonafoni (Lista civica Zingaretti) ha parlato di “risposta straordinaria" della Regione dal punto di vista sanitario. “In commissione lo abbiamo detto tutti, abbiamo messo in campo una risposta all’altezza all’emergenza sanitaria. Penso innanzitutto alla centralizzazione della gestione della crisi allo Spallanzani, alla creazione degli hub, agli spoke con percorsi protetti, alle assunzioni del personale sanitario, ai posti di terapia intensiva, dove siamo sempre rimasti sotto il 70 per cento di occupazione e li abbiamo messi anche a disposizione delle altre regioni". Per Bonafoni ora “è importante potenziare il nostro sistema territoriale e va ripensato il sistema della Rsa: mai più i nostri anziani devono essere trattati in quella maniera. Fuori dal sistema sanitario regionale chi non rispetta le regole". Dal punto di vista delle misure economiche, Bonafoni ha detto che “abbiamo provato a ridurre le diseguaglianze, con provvedimenti importanti, dai fondi per i buoni spesa, al sostegno all’affitto. Sono stata orgogliosa dei provvedimenti per gli ‘invisibili, dai rider alle colf e alle badanti, delle iniziative contro la violenza sulle donne”.

giovedì 20 febbraio 2020

MONTELLA ESPULSA; ANCOA CAOS NEL M5S


Alla fine, dopo mesi di tensioni, i 5Stelle capitolini espellono dal gruppo consiliare Monica Montella, una delle consigliere iper critiche verso l’Amministrazione Raggi e la gestione del Gruppo in Aula Giulio Cesare.
Da mesi la Montella era di fatto in rotta di collisione con gli altri 5Stelle: voti in difformità, critiche espresse in Commissione come quella feroce in merito alle procedure di accesso agli atti da parte dei Consiglieri comunali. E l’addio al gruppo era nell’aria. Ma non  l’espulsione dal gruppo consiliare, provvedimento inedito dalle parti dell’aula Giulio Cesare.
Ho ricevuto questa notifica - ha scritto Montella sul proprio profilo Facebook - Faccio notare che: il regolamento dell’Assemblea capitolina (art.21) non prevede l’espulsione di un consigliere da un gruppo. Secondo lo Statuto del M5S (art. 11) l’espulsione dal Movimento 5 Stelle può essere fatta solo dai probiviri”, spiega la Consigliera che aggiunge: “Non avendo ricevuto alcuna comunicazione dai probiviri mi trovo nella strana situazione di far parte del Movimento 5 Stelle, ma non del gruppo consiliare capitolino del Movimento 5 Stelle. Mio malgrado mi vedrò costretta ad adire le vie legali per tutelare la mia persona e il percorso politico finora svolto nel pieno rispetto dei principi del Movimento 5 Stelle che mi onoro di rappresentare”, conclude Montella, taggando nel post Davide Casaleggio, Roberta Lombardi, Vito Crimi e Beppe Grillo
Sulla vicenda Montella ci si fionda a corpo morto Cristina Grancio, apripista delle espulsioni pentastellate in Aula Giulio Cesare: “Monica Montella fuori e fascia tricolore a Marcello De Vito”, per altro solo a processo e, quindi, innocente fino a prova contraria. “Voglio esprimere pieno sostegno alla consigliera per il provvedimento di esclusione, di cui è stata oggetto, figlio della volontà del M5S di mettere a tacere ogni voce libera e in grado di ridestare lo spirito critico all’interno del proprio schieramento, proprio il giorno in cui si è fatta luce sul parere, dell’avvocatura capitolina, che avrebbe permesso di annullare la Delibera di pubblica utilità sullo stadio a Tor di Valle”. Che poi era “un” parere su due e non avrebbe permesso nulla di così facilone come vorrebbe la Grancio che dell’”anti Stadio di Tor di Valle” pare ormai aver fatto la propria bandiera: “Lo stesso trattamento che mi è stato riservato due anni fa proprio per punire la mia posizione sul progetto dello stadio a Tor di Valle e la mia coerenza sul programma elettorale per cui eravamo stati votati dalla comunità. È l’ennesima dimostrazione dell’arroganza di un gruppo consiliare che si dichiara democratico ma che invece brama i pieni poteri".

lunedì 16 settembre 2019

V MUNICIPIO, LITE FRA GRILLINI FINISCE A MORSI


Formalmente, per la comunicazione ufficiale sono un gruppo granitico in puro stile Corea del Nord. Sempre in stile Corea del Nord ci hanno abituato a vendette che non guardano in faccia nessuno: se necessario, pure facendo cadere i Municipi. Ma i morsi sul naso, no, quelli ancora mancavano all’appello del fantastico mondo dei grillini romani.
Secondo l’AdnKronos, al termine di una assai turbolenta seduta del Consiglio municipale, il presidente del V Municipio (Prenestino-Centocelle), il grillino Giovanni Boccuzzi, viene preso a morsi sul naso dal consigliere municipale Alessandro Stirpe, sempre grillino.
L’episodio - non confermato né smentito alla Kronos dai diretti interessati nello stile comunicativo 5Stelle: di un problema, non si parla - sarebbe avvenuto, giovedì pomeriggio fra le 15.30 e le 16.30, nella stanza nella stanza dell'assessora alla Cultura e allo Sport Maria Teresa Brunetti, che, però, sarebbe totalmente estranea alla lite.
Secondo il racconto della Kronos, dopo il morso Boccuzzi perde qualche goccia di sangue. È dolorante, scosso, ma non ha bisogno di andare al pronto soccorso. Adesso starebbe ragionando se sporgere o meno una denuncia nei confronti del collega. Alla base della lite, riferiscono più fonti interne al M5s all'Adnkornos, non ci sarebbero motivi politici, quanto più un “consumarsi dei rapporti umani, ormai fortemente deteriorati tra Boccuzzi e i due consiglieri M5s Stirpe e Monia Medaglia”. Non una novità, questa dei tesi rapporti personali, non solo nel mondo grillino ma un po’ in tutti i partiti politici. 
Nei racconti trapelati, l’assessore Brunetti è al computer e dentro la stanza sono presenti anche i due consiglieri M5s Alessandro Stirpe e Monia Medaglia. Entra il presidente del Municipio, Boccuzzi, e si accende la lite. I due sono tacciati da tempo da diversi consiglieri di maggioranza di un eccessivo “protagonismo che non giova al lavoro di squadra”. In ogni caso la tensione tra i tre cresce, e dopo qualche scambio di battute Stirpe assesta il morso. Gli interessati, contatti dall'Adnkronos, non smentiscono. “Queste sono cose private che non devono interessare”, taglia corto il presidente del municipio Boccuzzi, che porta ancora sul naso qualche segno del morso. Denuncerà? “Non rispondo”, conclude Boccuzzi.
E mentre cresce il malumore della maggioranza M5s fedele al presidente, che nei prossimi giorni si riunirà per discutere dell'accaduto e presumibilmente per “chiedere l'espulsione del consigliere ‘aggressore’”, Stirpe dal canto suo ribatte: “Non c’è nulla da commentare, continuerò a far parte del movimento - assicura - lavoro per il bene del territorio e ci sono ancora tante cose da realizzare, tanti progetti da portare a termine a beneficio dei cittadini”. Fra le grandi liti personali del mondo grillino, a parte la costante querelle fra Roberta Lombardi e Virginia Raggi, si contano la polemica sulla presidenza di Marcello De Vito, e il defenestramento dei presidenti dei Municipi VIII, Pace; III, Capoccioni; e XI, Torelli

mercoledì 27 marzo 2019

I 5STELLE: "RAGGI BLOCCA LO STADIO"


Invece di diminuire, le fibrillazioni interne al Movimento 5Stelle sulla questione Stadio della Roma, aumentano. E non sempre a proposito. L’ultima è stata Roberta Lombardi, il riferimento di quell’”ala lombardiana” del Movimento i cui esponenti principali in Aula Giulio Cesare sono Marcello De Vito, fino al suo arresto per presunta corruzione presidente del Consiglio comunale, e a Paolo Ferrara, fino al suo coinvolgimento nell’inchiesta Rinascimento, capogruppo dei grillini in Comune. 
In un’intervista a Repubblica, la Lombardi dice: “Sullo stadio il consiglio comunale dovrebbe annullare in autotutela la delibera, perché, come ha detto la procura, è possibile ci sia stato un vizio nell'individuazione dell'interesse pubblico”. 
In realtà, la Procura non ha mai detto nulla di simile, ma ha ipotizzato che il comportamento di De Vito - uno sui 49 consiglieri - potesse non essere improntato alla corretta valutazione dell’interesse pubblico. E, alla successiva domanda se l’annullamento in autotutela potesse essere un altro danno per Roma, la Lombardi ha risposto: “In questo caso non ci sarebbero penali. E si può lavorare con l'AS Roma per individuare un nuovo sito. Sarebbe invece un danno per Parnasi, arrestato per corruzione, ma che alla firma della convenzione tra Eurnova e comune realizzerebbe una plusvalenza di 80 milioni di euro”.
Ora, l’annullamento in autotutela ha dei precisi limiti temporali (18 mesi) e la necessità di illiceità degli atti, cosa che la Procura ha espressamente escluso. Due fattori, tempo e illiceità, che, a oggi, rendono l'autotutela semplicemente improcedibile e a forte rischio risarcitorio. Inoltre, è inutile sottolineare come qualunque altra localizzazione - da Fiumicino a Pietralata o Tor Vergata - imponga la cancellazione dell’attuale progetto e il ripartiamo tutto da zero
Tutte chiacchiere buone solo se si sta all’opposizione, senza responsabilità.
A stretto giro, ovviamente, dietro la Lombardi si schiera Carla Ruocco, altro personaggio del mondo 5Stelle non esattamente “vicina” e amica alle posizioni di Virginia Raggi. La senatrice Ruocco in un tweet riprende l’intervista della Lombardi, condita con tre parole d’ordine: “StopStadioRoma”, “azzeriamo”, ripartiamo”.
In linea con Lombardi e Ruocco - e non potrebbe essere altrimenti - anche Stefano Fassina e Cristina Grancio, autori di una proposta di delibera, giunta alla seconda edizione, per l’annullamento in autotutela del pubblico interesse varato dalla Raggi: nella prima, i due consiglieri comunali volevano annullare anche la delibera Marino. In quest’ultima versione, invece, si limitano solo a quella Raggi. 
Supportati da una parte di quello che, fra i tifosi è chiamato “l’ambiente romano” - qualche opinionista, qualche radio, qualche giornale, qualche sito internet - in questi giorni si assiste a un colpo di coda degli “annullisti” del progetto cui, da Boston risponde direttamente il presidente giallorosso, James Pallotta, che scrive a Teleradiostereo: “Vi ringrazio per quello che avete fatto, con le email che vi sono pervenute in radio per quanto riguarda la questione stadio. Non ne ho mai lette tante in vita mia. I tifosi vogliono lo stadio per loro e per stare più vicino alla squadra. Vogliamo iniziare i lavori entro il 2019 e dare alla Roma lo stadio che merita”. L’inizio dei lavori entro l’anno è ancora possibile ma, realisticamente, sempre meno probabile: prima vanno conclusi gli accordi tecnici col Comune, poi bisognerà testare la forza della Raggi per portare al voto variante e convenzione. 



sabato 7 luglio 2018

LA LOMBARDI ATTACCA GRILLO. FRATTURA NEL M5S


Beppe Grillo magari non ci pensava. Ma le sue due intemerate pro-Raggi (quella sui rifiuti e, soprattutto, quella sulle buche) hanno fatto prepotentemente riemergere le tensioni interne al Movimento, formalmente granitico in stile comunicati dell’Istituto Luce, di fatto spaccato in correnti peggio della vecchia Dc dei bei tempi e sintetizzate dal silenzio sempre più imbarazzato di Virginia Raggi da una parte e dalla staffilata di Roberta Lombardi, densa di significati, diretta proprio a Grillo, dall’altra. 
Roberta Lombardi
Alla Lombardi la sparata sulle buche proprio non è andata giù E, così, picchiando Grillo, la Capogruppo al Consiglio regionale, tenta di ottenere più risultati insieme: picchia la Raggi e cerca di scrollarsi di dosso l’immagine di perdente di (in)successo che le si è ritagliata addosso dopo essere giunta terza alla corsa per le Regionali. E dopo aver perso il suo feudo elettorale, il III Municipio, dove ha imposto la ricandidatura della sua ex portaborse, Roberta Capoccioni, eletta nel 2016 e giubilata dai suoi stessi compagni di partito a febbraio 2018. 
Beppe Grillo e Virginia Raggi
Il Garante del Movimento, un paio di giorni fa, alleggerendo Roma della sua presenza, se ne esce con un “non vedo neanche una buca, neanche una buca” di un minivideo pubblicato su facebook. Minivideo tagliatissimo anche perché girarne uno per più di 10 secondi senza trovare una buca è impresa impossibile a Roma. E, quindi, Grillo la frase incriminata ha dovuto dirla prendendo l’Autostrada Roma-L’Aquila che, com’è noto, non è di competenza del Comune ma di Anas. Ecco la Lombardi a Grillo: “Noi non possiamo dire non ci sono le buche, caro Beppe. Sarebbe da incoscienti, e noi non lo siamo. Dobbiamo dire la verità: a Roma c' è una situazione difficilissima”.

L'incidente dove ha perso la vita Elena Aubry
 Non ci sono, però, solo i morti, come Elena Aubry, scomparsa il 7 maggio scorso cadendo dalla moto per una buca. E non c’è solo la vecchia rivalità con la Raggi dietro questa stilettata della Lombardi a Grillo. Ci sono i giochi politici: spostare l’attenzione dagli insuccessi dei “lombardiani” a Roma e riaccreditare se stessa come dura e pura, quella che “Marra è un virus” e “Lanzalone è stato portato dai vertici M5S” e pazienza se anche qualcuno dei fedelissimi lombardiani in Consiglio comunale i - il capogruppo autosospeso in Campidoglio, Paolo Ferrara - nelle carte della Procura su Luca Parnasi c’è e in una posizione neanche troppo invidiabile, quella di indagato. 

Sì, c’è anche la difesa d’ufficio della Raggi (“Capisco lo sforzo per sistemare quanto più possibile quel disastro”) ma la storiella dell’eredità, dopo 2 anni di governo e conclamata incapacità programmatoria non regge più. 

Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Campidoglio e alla Città Metropolitana,
autosospesosi dopo essere stato indagato nell'inchiesta  "Rinascimento"
sullo Stadio della Roma

venerdì 8 giugno 2018

TRASPORTI E RIFIUTI, SCATTA LA RISSA RAGGI-ZINGARETTI


Come due galletti nel pollaio, la Raggi all’angolo giallo, Zingaretti all’angolo rosso, si affrontano a suon di ceffoni mediatici. 
Tour elettorale per il Sindaco nei Municipi chiamati al voto domenica, ieri in III, oggi in VIII al Parco di Tor Marancia, occasione per attaccare Zingaretti su rifiuti e trasporti. “In questi giorni stiamo assistendo a una brutta prova della Regione sui trasporti. Quando Zingaretti era venuto in Campidoglio avevamo convenuto che le ferrovie concesse sarebbero dovute andare a Roma Capitale, e invece abbiamo scoperto con nostro grande sconcerto che il presidente ha deciso di metterle a gara”, ha detto la Raggi riferendosi all’annuncio, fatto dalla Regione tre giorni fa, che nel 2019 andrà a gara d’appalto il servizio sulle ferrovie concesse (Roma-Lido, Roma-Giardinetti e Roma-Viterbo).
Secondo tema, i rifiuti. “C’è il piano 2012 - dice la Raggi - che deve essere attuato. Zingaretti avrebbe avviato dei contatti con una delle aziende laziali per sbloccare questo piano ma a oggi Roma non ha avuto alcun tipo di risposte. Sappiamo anche che ci sono stati contatti tra il Lazio e la Puglia, ma oggi a più di un mese di distanza c'è ancora questo rimpallo tra le due amministrazioni e da più di due mesi abbiamo chiesto di autorizzare due impianti per il compostaggio dei rifiuti”.
E se il primo obiettivo è Zingaretti - visto che in campagna elettorale avere un nemico da additare è sempre buona strategia - il secondo è il Governo e le richieste della Raggi di soldi e poteri: "Credo che il Governo possa fare non solo attività di moral suasion. Abbiamo bisogno di ridisegnare le competenze e ci sono alcuni rapporti Governo-Regione-Comune che non possono essere sempre frutto di una triangolazione, a volte troppo complessa: devono passare in maniera diretta tra il Governo e il Comune”.
Replica di Zingaretti altrettanto dura: “Quello della Raggi è purtroppo è un brutto e arrogante comiziaccio di campagna elettorale fatto in un Municipio al voto. Un modo molto singolare di distrarre le persone, creando ad arte problemi che non esistono: infatti sulle ferrovie concesse si tratta di un adempimento comunitario, che non compromette nulla e inoltre ricordo che ATAC comunque ha escluso quelle linee dal suo Piano Industriale per il concordato. I problemi del trasporto pubblico a Roma sono ben altri: fermate piene di cittadini disperati per i ritardi e impauriti dai rischi di incendio. Sui rifiuti praticamente lavoriamo solo per Roma. Sulla Puglia, se ci sono stati ritardi, sono stati legati alla iniziale contrarietà dei 5 Stelle pugliesi ad ospitare i rifiuti di Roma, posizione poi superata grazie al contributo di tutti 5stelle compresi. Lunedì, conclusi gli adempimenti dovuti, approveremo in giunta questo ennesimo accordo con la Regione Puglia. Dopo aver approvato in questi anni quelli con Emilia Romagna, Umbria, Toscana Abruzzo”.


Nella lite Campidoglio-Regione, sul trasporto pubblico la verità non è solo da una parte.
La Raggi accusa Zingaretti di aver tagliato fondi a Roma per il trasporto pubblico, di aver messo a gara le ferrovie concesse e, sui rifiuti, di essere sostanzialmente inerte rispetto ai problemi di Roma.
Zingaretti replica che sui rifiuti sta facendo il possibile e i ritardi non sono attribuibili al Lazio ma all’opposizione dei gruppi 5Stelle delle varie Regioni che dovrebbero accogliere la mondezza romana. E sui trasporti che la gara sulle ferrovie concesse è un atto dovuto tanto che il Campidoglio stesso, nel concordato preventivo di Atac, non ha inserito queste tratte. 
Partiamo dall’inizio. Le ferrovie, cosiddette concesse, sono tre: la Roma-Lido di Ostia, assimilabile a una metropolitana per banchine e treni; la Roma-Giardinetti (già Roma-Pantano) di fatto un tram per tipologia di servizio; e la Roma-Viterbo, questa sì più o meno una vera ferrovia. Le prime due sono tutte all’interno del territorio del Comune di Roma; la terza, almeno fino alla fermata “Montebello”, anche. Tutti i Sindaci di Roma che si sono succeduti da Rutelli in poi hanno chiesto, con maggiore o minore forza, alla Regione il trasferimento della proprietà di queste tratte per le quali via Cristoforo Colombo paga circa 25 euro a chilometro ad Atac per effettuare il servizio viaggiatori. 
A questa richiesta, la Regione - al di là di qualche sporadico annuncio - ha sempre fatto orecchie da mercante. È troppo ghiotto avere la proprietà di queste tre linee che, in qualche modo, sono una sorta di spada di Damocle sul Campidoglio. 
E, dall’altro lato, nessun Presidente di Regione da Badaloni in poi ha mai fatto quello che il padrone di casa dovrebbe fare: migliorare la linea. Anche l’ultima gara, quella dei 180 milioni per Roma-Lido e Roma-Viterbo, è ancora ben in là da vedere una conclusione. Pochissimi investimenti reali dalla proprietà, sporadici quando c’erano e insufficienti ai bisogni. 
Allo stesso tempo, è vero che le norme europee obbligano la Regione a mettere a bando il contratto di servizio. E tanto è vero che il Campidoglio ha evitato di inserire le tratte (soldi e spese) nel concordato Atac. 
Per i rifiuti, la situazione è forse più lineare. Le norme sono complesse e indicano nel livello della Città Metropolitana (Raggi sindaco) quello entro cui realizzare la discarica e gli impianti. La Raggi ben si è guardata dal formulare una benché minima proposta su questo versante, limitandosi ad attaccare ciclicamente Zingaretti, accusandolo di non aiutare la Capitale. Chiaramente, il voto di domenica in III Municipio (dove insiste l’impianto Ama di via Salaria con i suoi miasmi insopportabili) e le difficoltà della candidata 5Stelle, Roberta Capoccioni (fedelissima della Lombardi), hanno spinto la Raggi a riattizzare la polemica. Terzo punto: la Raggi non riesce più ad arginare il problema dei rifiuti indifferenziati, quelli che, di fatto, restano per strada e la citazione dei “due impianti di compostaggio” è un po’ di fumo negli occhi dei cittadini, poiché questi due impianti - i cui progetti sono all’esame della Regione - non riguarderanno i rifiuti indifferenziati. 
Insomma, il clima elettorale e la paura della Raggi di un duplice schiaffo nei due Municipi al voto ha, poco saggiamente, spinto il Sindaco a queste sortite, tra l’altro con un po’ di mugugni dei 5Stelle in Regione che con Zingaretti il modus vivendi l’hanno trovato. Almeno per ora.