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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 6 luglio 2019

IPPICA; NEL DERBY LEGA-M5S ROMA PERDE IL TROTTO



Dopo tanto tribolare a Capannelle, il Derby di Trotto lascia Roma e approda a Napoli. La decisione, di qualche settimana fa, era stata anche commentata pubblicamente dal ministro per le Politiche agricole, Gian Marco Centinaio (Lega) il cui dicastero è titolare per l’ippica: “l'ippodromo delle Capannelle questo anno, da quando sono ministro, ha vissuto dei momenti un po' troppo convulsi, e di conseguenza voglio far sì che questo evento venga realizzato in una struttura ed in un ambiente un po' più sereno rispetto a Roma”.
Ieri, dopo un incontro fra i vertici di Hippogroup e l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, arriva la risposta di quest’ultimo: “La decisione di togliere la finale di Derby di Trotto all'Ippodromo di Capannelle per essere assegnata a Napoli mi lascia veramente sconcertato. Ho letto sulla stampa le dichiarazioni del Ministro Centinaio ma queste non fugano i dubbi che, soprattutto per gli addetti ai lavori, balzano agli occhi immediatamente.  L'Ippodromo di Capannelle è l'impianto più completo, attrezzato e funzionale per le competizioni ippiche, terreno ideale per lo svolgimento delle stesse, così come ribadito più volte da tutti gli attori che ruotano nel mondo dei cavalli”. 
La sorpresa del Campidoglio è piuttosto indicativa dello stato di disgregamento dell’Amministrazione 5Stelle: in occasione della festività di San Pietro e Paolo, 29 giugno, a Roma è tradizione il pomeriggio alle corse con i due Gran Premi di trotto, “Tino Triossi” e “Antonio Carena”. In quell’occasione, l’amministratore delegato di Hippogroup, Elio Patuasso, aveva espresso disappunto per questa decisione: “Riprenderemo il 1 settembre con le batterie del Derby e delle Oaks del trotto, purtroppo senza le due finali”. Ancor più chiaro, nell’occasione fu l'ex campione di Roma e Juventus, Zbigniew Boniek, grande appassionato di ippica, proprietario di cavalli e Driver: “A mio avviso è una decisione sbagliatissima. La storia dei Premi più importanti del trotto nazionale è piena di appuntamenti consolidati, il Lotteria a Napoli, l'Orsi Mangelli a Milano, il Costa Azzurra a Torino e appunto il Derby a Roma. Se per questioni che a me sembrano politiche, cominciamo a cambiare anche queste cose, è la fine. Capannelle è un impianto bellissimo, ma ci è stato detto che la finale del Derby non si può correre a Roma perché manca l'impianto di illuminazione per il trotto. Eppure questo appuntamento si tiene a settembre e inizia alle 17, quando sia a Roma che a Napoli è ancora pieno giorno. La verità è che il Derby è stato strappato all'Ippodromo Capannelle e non riesco a capirne il motivo”.
Tuttavia, la tardiva presa di posizione di Frongia è chiara: “il Ministro avrebbe potuto contattare il Campidoglio per fugare le sue preoccupazioni, possiamo comunque tranquillizzare tutti affermando che ogni tipo di criticità presente nei mesi scorsi sull'impianto comunale è al momento superata, si collabora in un clima disteso e in maniera. Avrei gradito un confronto fra istituzioni per conferire a questa vicenda un quadro più chiaro e risolutivo. Fare distinzioni fra nord e sud lo ritengo inopportuno - continua Frongia - e poco funzionale, Napoli è una bellissima città, non penso che i suoi abitanti abbiano bisogno di contentini, resta meravigliosa ed efficiente, la recente organizzazione delle Universiadi del periodo lo dimostra e non è il Derby di Trotto a definire le capacità delle due città. Mi aspettavo comunque una risposta alla mia nota inviata al Ministero diverse settimane fa, nella quale richiedevo esplicitamente l'assegnazione del Derby a Capannelle”.


giovedì 21 marzo 2019

A CAPANNELLE OGGI SI TORNA A CORRERE




Capannelle, si riparte con le corse. Il diario della crisi - giorno 808 - registra la riapertura dell’Ippodromo alle corse
L’annuncio viene dalla Hippogroup, lo storico gestore che, da 72 anni, ha la concessione dell’impianto che è di proprietà del Comune e che, da oltre 2 anni e due mesi, è in rotta di collisione con il Campidoglio 5Stelle.
In una comunicato diffuso nella mattinata di ieri, infatti, Hippogroup ha reso noto che, dopo un sopralluogo di funzionari del Ministero delle Politiche agricole e forestali (Mipaaft, competente sull’ippica, ndr) a Capannelle per saggiare lo stato delle piste e dei luoghi, è arrivato il via libera alla ripresa delle corse con la pubblicazione, lunedì 18, di un Decreto ministeriale che contiene i nuovi calendari per il mese di marzo per le attività agonistiche.
Due giorni - mercoledì 20 e 27 e sabato 23 e 30 - per il trotto e altri due - venerdì 22 e 29 e domenica 24 e 31 - per il galoppo per un totale di 8 appuntamenti già fissati nel decreto per questo mese. 
A seguire, poi: “nei mesi di aprile e maggio sono in calendario le "Grandi Classiche" di primavera: - 28 aprile: il Premio Parioli G3, il Premio Regina Elena G3 e il Premio Botticelli; - 19 maggio: il Derby italiano di galoppo, una delle giornate clou dell'ippica italiana ed il Premio Presidente della Repubblica (GR2)”. 
Insomma, l’attività agonistica, almeno per ora, sembra riprendere con il consueto ritmo ma questo non significa che i problemi siano risolti. Anzi. 
Quella di ora appare più come una tregua nella tempesta che una vera soluzione del problema: “Siamo felici di riprendere l'attività agonistica ma questo non significa che i problemi siano risolti, né quelli con il Campidoglio legati al canone e agli investimenti, né quelli con il Ministero sui contratti e il pagamento dei contributi ministeriali 2016, 2017 e 2018” scrive Elio Pautasso, ad di Hippogroup, nella nota stampa.
Il riferimento è all’intera, complessa vicenda dell’ippodromo che vede da un lato la querelle con il Campidoglio che riguarda la concessione a Hippogroup di Capannelle e i rapporti con Palazzo Senatorio. Dall’altro, altrettanto serio, c’è il nodo dei rapporti con il Ministero: i cambi di governo, da Letta a Renzi, a Gentiloni a Conte, hanno fatto segnare uno stop nell’erogazione dei finanziamenti ministeriali all’ippica con i provvedimenti inizialmente assunti dal sottosegretario al Mipaaft Giuseppe Castiglione (rimasto nella stessa carica da Letta a Gentiloni) tesi a modificare gli assetti degli ippodromi ma che sono rimasti solo sulla carta determinando, di fatto, il blocco dei contratti e dei finanziamenti. 
Tanto che, appunto, Hippogroup aspetta ancora soldi relativi agli anni 2016, 2017 e 2018. Del 2019 neanche a parlarne.
Poi c’è l’altro tavolo: quello con il Campidoglio. Nella nota con la quale il Comune apre alla possibilità per Hippogroup di presentare un nuovo piano investimenti è inserito un implicita ammissione del fallimento del nuovo Regolamento per gli impianti sportivi varato dai grillini a marzo 2017. Quando, infatti, nella comunicazione di Palazzo Senatorio si fa riferimento al fatto che vi siano già 33 gestori che stanno per presentare nuovi Piani per ottenere proroghe, appare evidente il fallimento dell’idea grillina dell’addio a queste proroghe, consuetudinarie del passato: la loro cancellazione sta mettendo a rischio l’attività sportiva a Roma. La retromarcia pentastellata è tardiva ma, almeno, è arrivata.  

mercoledì 13 marzo 2019

CAPANNELLE, RETROMARCIA DI HIPPOGROUP


Capannelle: il diario della crisi, giunta al giorno 801, registra una mezza retromarcia dalla rigidità degli ultimi giorni da parte di Hippogroup, lo storico gestore che da 72 anni ha in concessione l’Ippodromo dal proprietario, il Comune di Roma.
Lunedì pomeriggio, a Cesena, si è svolta l’assemblea dei soci di Hippogroup e ieri la Società ha diffuso una nota in cui annuncia di aver inviato al Ministero delle Politiche Agricole (Mipaaft), competente per i finanziamenti all’ippica, una lettera per comunicare la disponibilità a riprendere le corse nell’impianto sull’Appia. Ovviamente, una disponibilità condizionata al verificarsi di una serie di condizioni economiche e contrattuali. A stretto giro, arriva anche il tentativo maldestro del Campidoglio di intestarsi una vittoria che è ben lontana per tutti. 
Andiamo per ordine. 

La lettera di Hippogroup al Ministero
Il gestore di Capannelle scrive di aver “inoltrato immediatamente una comunicazione al Mipaaft nella quale, a fronte della disponibilità a riprendere il calendario delle corse con modalità da concordare” chiede “la sottoscrizione di un contratto che garantisca la necessaria copertura normativa ed economico-finanziaria”. Contratto che manca da anni. 
Il punto interessante della lettera di Hippogroup è il successivo, i soldi. “Viene inoltre richiesto l’adeguamento dei contributi, insufficienti dal 2016 ad oggi, la riassegnazione di alcune corse storiche del trotto romano ingiustificatamente sottratte, in primis il Derby del Trotto e, infine, i pagamenti di quanto ancora dovuto per le annualità 2016, 2017 e 2018; pagamenti senza i quali qualsiasi responsabile programma operativo e di rilancio dell’ippodromo della Capitale risulterebbe sostanzialmente impercorribile”. Insomma, le corse possono riprendere ma solo se il Ministero paga. Anche perché - e si arriva al Campidoglio - per poter presentare in Comune un nuovo Piano Economico-finanziario così come sollecitato proprio dall’Assessorato allo Sport per scongiurare la chiusura dell’impianto, occorrono due elementi. Il primo, i soldi da investire. Il secondo, la certezza sulla durata dei contratti

Il rapporto con il Comune
Nella nota stampa - che si discosta dalla lettera ufficiale che è rivolta solo ed esclusivamente al Mipaaft - Hippogroup fa riferimento anche allo stallo con li Comune: “Auspichiamo che l’Amministrazione di Roma Capitale, in particolare l’Assessorato allo Sport, di fronte a questa ennesima manifestazione di buon senso e disponibilità, interrompano la premeditata guerra che hanno condotto in questo biennio contro la nostra Società fatta di dichiarazioni pubbliche contraddittorie, se non diffamatorie, rispetto agli atti amministrativi effettivamente emanati e si impegni a rispondere a stretto giro alle istanze presentate”. Questa è “l’ultima occasione per evitare il collasso totale del sistema”, cioè l’ippica e i suoi posti di lavoro, il degrado dell’impianto e la perdita di decine di attività, sportive e culturali, che vi si svolgono “a causa delle dissennate e schizofreniche politiche seguite da Roma Capitale”.

La risposta di Frongia
A stretto giro, arriva anche l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, il grande accusato da Hippogroup per questa crisi: “Hippogroup ha comunicato oggi, dopo diversi giorni di attesa, la sua decisione di rispondere positivamente alle istanze proposte da Roma Capitale”, con libera interpretazione del testo. “Siamo ben consapevoli che la questione non è ancora chiusa. Mi auguro davvero che sia l’inizio di una nuova fase dove, oltre a riprendere le corse, Hippogroup garantisca non solo i livelli occupazionali attuali ma anche il reintegro di coloro che sono stati licenziati in precedenza”. 

martedì 12 marzo 2019

ECCO COSA SI PERDE CON CAPANNELLE


Noi siamo tranquilli e, almeno per ora, Rock in Roma è confermato”: non hanno dubbi, ufficialmente, gli organizzatori di Rock in Roma - la kermesse musicale che si svolge dentro l’ippodromo delle Capannelle - e non si sentono minacciati dalla crisi nera fra il Comune, proprietario dell’impianto sull’Appia, e la Hippogroup, storico gestore da 72 anni delle corse a Roma. 
Per gli organizzatori di Rock in Roma “le prevendite vanno avanti e abbiamo già cinque date sold out” e non ci sono motivi per temere. L’idea che il collasso dei rapporti fra Hippogroup e Comune possa avere ripercussioni anche sugli eventi che si svolgono a Capannelle, per ora, “non viene presa in considerazione”. 
Ufficialmente. 
In realtà, trapela tutt’altro che questa serenità olimpica fin troppo urlata. Un paio di giorni fa, fonti autorevoli raccontano di una telefonata piuttosto tesa fra Rock in Roma e Hippogroup, con i primi a chiedere notizie e rassicurazioni. E con Hippogroup che avrebbe risposto (in maniera piuttosto risentita) che sono due anni di problemi e tensioni con il Campidoglio nel silenzio di Rock in Roma che solo ora si sarebbe svegliata, quando ha capito che lo show-down col Comune potrebbe creare ben più di un problema all’estate musicale. 
E non è solo Rock in Roma che potrebbe risentire della fine della gestione Hippogroup a Capannelle. All’interno dell’Ippodromo, infatti, si svolgono svariate altre attività, oltre trotto e galoppo: c’è una scuola pony rivolta ai ragazzi con disabilità; il Capannelle Cricket Club che ha vinto titoli nazioni ed internazionali; il Running Camp di Roma Road Runners; il Ciclo Cross. E, ancora, il mercato contadino a km zero ogni weekend; una mostra scambio di auto d’epoca, la Millennium, che si svolge due volte l’anno; le sfilate degli studenti di moda dell’Accademia Koefia che si svolgono a giugno.
E, non da ultimo, la Federazione di Atletica Leggera (Fidal) e il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (Miur) organizzano dentro Capannelle i campionati studenteschi di corsa campestre. “Per quest’anno, fortunatamente, la stagione dentro l’Ippodromo si è già conclusa”, spiega Fabio Martelli, presidente Fidal Lazio. “Abbiamo ancora le finali ma quelle sono state fissate a Cassino”, aggiunge. Se Hippogroup chiudesse e il Comune non avesse un piano B? “A quel punto dovremmo andare altrove. Ci sono altri impianti, ad esempio c’è Villa Pamphilij o il Divino Amore. Ma certo Capannelle offre una situazione migliore”.
Insomma, la querelle fra Hippogroup da una parte e Campidoglio dall’altra, non rischia solo di vedere il licenziamento di un centinaio di lavoratori impiegati direttamente dal concessionario, più un altro migliaio dell’indotto; distrutta l’ippica a Roma per come la conosciamo; e di aprire dentro Roma una voragine grande 1 milione e 600mila metri quadri da controllare perché non venga smontato l’Ippodromo e degradate le strutture. A tutto questo si somma la difficoltà a continuare a tenere vive alcune iniziative, alcune delle quali sono oramai una tradizione pluriennale. Trapelano anche delle notizie su cosa Hippogroup deciderà di rispondere al Campidoglio che aveva ribadito di accettare 66mila euro annui come canone di affitto ma di considerare la cifra solo un acconto a valere su un futuro adeguamento dello stesso. Escludendo l’idea di un’accettazione passiva dell’ultima richiesta di presentare un nuovo Piano economico finanziario, è possibile che Hippogroup possa presentarne uno redatto da una prestigiosa firma del mondo dei commercialisti e approvato da una grande banca così da blindarlo e chiedere garanzie da nuovi singhiozzi del Comune nella vicenda. In alternativa, restituzione delle chiavi. Fra oggi e domani la decisione dei soci di Hippogroup convocati appositamente a Cesena.


giovedì 7 marzo 2019

IL COMUNE CANCELLA LA MEZZA MARATONA


Addio alla Mezza Maratona di Roma. La gara podistica di metà giugno che, quest’anno, sarebbe giunta alla terza edizione, viene annullata. La decisione è stata annunciata da Italia Marathon Club, la società di Enrico Castrucci che, fino alla scorsa edizione, era l’organizzatore storico anche della Maratona di Roma. 
Nella nota di Italia Marathon club si legge: “la Mezza Maratona di Roma, prevista per sabato 14 giugno 2019, non si correrà. A seguito dei numerosi tentativi di richiesta del nulla osta all'amministrazione di Roma Capitale, tutti con esito negativo, l’Italia Marathon Club ha preso definitivamente atto di non avere più margini di rinvio della decisione”.
Segue una ricostruzione di quanto avvenuto nell’ultimo anno: “l'iter di richiesta di autorizzazione è partito fin dal giugno 2018, immediatamente dopo lo svolgimento dell’ultima edizione, proprio in considerazione della rilevanza dell'evento e per la particolarità della location nel centro cittadino. Nei successivi due incontri della cosiddetta "cabina di regia", formata da delegati delle istituzioni sportive e locali, si è avuto esito non favorevole con la motivazione delle "negative ripercussioni sulla viabilità", nonostante fosse stato presentato dall’Italia Marathon Club un progetto di percorso che limitasse al massimo tale criticità, e addirittura confermata la disponibilità ad un incontro (mai concesso) per valutare eventuali location alternative”.
Poi, una stoccata alla Federazione di Atletica leggera (la Fidal che è, tra l’altro, subentrata a Castrucci proprio per l’edizione 2019 della Maratona di Roma avuta dal Campidoglio in affidamento diretto in quanto Federazione sportiva): “la delibera Fidal 87/2017 in materia di organizzazione maratone e mezze maratone su suolo cittadino, uscita a ridosso della Mezza Maratona di Roma del 2017, prevede una sola maratona e una sola mezza maratona, salvo che una gara di tale distanza non si disputi da almeno 3 edizioni consecutive (la Mezza Maratona di Roma 2019 sarebbe stata appunto la terza) o salvo che l'istituzione locale (nella fattispecie Roma Capitale) non dia il nulla osta come era stato richiesto”.
Nel pomeriggio, replica del Campidoglio che prima conferma la ricostruzione degli eventi fatta da Italia Marathon Club sulla cabina di regia, poi spiega: “La delibera Fidal prevede tre mezze maratone autorizzate” ma non quella di Castrucci. Il Comune “ha deciso di non chiedere deroghe”, decisione confermata anche verso altre proposte di mezze maratone. Da ultimo hanno pesato “le relazioni negative della Polizia Locale e di Atac riguardo l’edizione 2018 della manifestazione, caratterizzata da gravissimi disagi per i cittadini con problemi legati alla circolazione stradale e alla sicurezza
Con Capannelle, Lazio Nuoto, Maratona con quasi un terzo degli iscritti in meno, anche Mezza Maratona conferma la decrescita infelice dello sport romano nell’era 5Stelle a Palazzo Senatorio.


CAPANNELLE, ANCORA GIOCHI DAL COMUNE


Il Campidoglio ci riprova. Dopo gli annunci dei giorni scorsi da parte di Hippogroup, lo storico gestore dell’Ippodromo di Capannelle, di chiusura del rapporto con il Comune, che di Capannelle è il proprietario, e dell’avvio delle procedure di licenziamento dei dipendenti e di restituzione delle chiavi dell’impianto, ieri il diario della crisi - giunto al giorno 795 dalla scadenza della concessione a Hippogroup - ha fatto registrare una nota stampa del Comune “aperturista” almeno a parole verso le richieste di Hippogroup.
Nella nota, si legge: “Roma Capitale tende nuovamente la mano verso l’ippica romana: al fine di assicurare la ripresa delle corse all’interno di Capannelle e preservare i livelli occupazionali dell’impianto, ha infatti inviato una risposta positiva alle richieste di HippogroupViene fornita alla società una ulteriore e fondamentale informazione segnalando che è in corso presso l’Assemblea Capitolina l’iter relativo alla riapertura dei termini per presentare un nuovo Piano Economico Finanziario”.
In realtà, nel comunicato stampa non si fa ovviamente menzione al fatto che nella lettera inviata a Hippogroup il Campidoglio ribadisca di considerare i 66mila euro di canone di affitto solo a titolo di acconto e non definitivo come vorrebbe il gestore. Questo è, oggi, il nodo principale attorno al quale si articola l’aspro confronto fra Comune e Hippogroup. Il canone venne determinato a 66mila euro anno (dai 2,2 milioni annui originari) dal giudice fallimentare. Il Campidoglio, scaduta la concessione, ha richiesto quello originario rivalutato (2,4 milioni annui) con l’opposizione di Hippogroup che si è rivolta di nuovo al giudice il quale, però, prima del 2021 non emetterà sentenza. Il Comune, dopo un lungo tira e molla sull’ammontare della cifra, ha accettato i 66mila euro ma solo come acconto; per Hippogroup invece la cifra va considerata definitiva vista anche la lunga attesa prima della sentenza. 
Tornando al testo del comunicato del Campidoglio: “Nella nota inviata oggi si sottolinea che in Assemblea Capitolina è in corso l’iter per consentire ai concessionari che ne hanno diritto, tra i quali anche Hippogroup, di ricalcolare la durata della concessione in base ai lavori realizzati. Già 33 concessionari di impianti comunali, in situazioni analoghe a Capannelle, hanno seguito questo iter. Un’ulteriore possibilità perseguibile da Hippogroup, oltre a quest’ultima, consiste nel far riferimento ai lavori da realizzare. Facciamo quindi appello al senso di responsabilità dei gestori della struttura per trovare una soluzione che possa permettere di far ripartire le corse al più presto”. 
A questo, si aggiunge un post su facebook dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia, considerato da Hippogroup il responsabile di questa situazione: “Non voglio porre l’accento su quanto detto in questi giorni né sui toni esasperati, ma faccio appello al senso di responsabilità di tutti, sottolineando come il sottoscritto non sia il “nemico” da combattere, ma uno degli attori principali della vicenda, impegnato in prima linea a trovare una soluzione”.
Nessun cenno, né sulla lettera a Hippogroup, né nella nota stampa né su facebook, dell’attesa risposta alla richiesta di Hippogroup di accedere alle procedure previste dal nuovo Regolamento sugli impianti sportivi votato dai grillini. La risposta è già in ritardo di 3 mesi. 
Hippogroup si è presa una giornata di tempo per rispondere al Comune dopo aver consultato i propri legali. Il diario della crisi di Capannelle promette nuove puntate.

martedì 5 marzo 2019

CAPANNELLE, SUI TRALICCI CONTRO IL LICENZIAMENTO


La vicenda dell’Ippodromo di Capannelle sta letteralmente esplodendo fra le mani dell’assessore allo sport, Daniele Frongia, e, di riflesso, in quelle del sindaco, Virginia Raggi. 
Prima furono i sit in sotto il Campidoglio; poi il blocco della via Appia; quindi l’operaio che tenta di darsi fuoco, con annessa gaffe della Raggi che lo aveva scambiato per un pastore sardo. Ieri mattina, nuova protesta: 4 operai salgono sui tralicci della luce: “Siamo stufi di questa situazione, l'assessore Frongia ci sta prendendo in giro da due anni. Non va bene giocare con la pelle dei lavoratori”, chiedendo di parlare direttamente con il sindaco, Raggi “e non con Frongia, perché non crediamo più alle cose che ci dice”.
Il problema è sempre la questione del canone di affitto che, con il concordato fallimentare in continuità (lo stesso emesso per l’Atac grillina), è stato decurtato dal Tribunale dagli originari 2,2 milioni di euro annui a 66mila.  E che il Campidoglio grillino prima ha richiesto nella totalità originaria e poi, di fronte, all’opposizione (anche in Tribunale) di Hippogroup, ha accettato i 66mila euro ma solo come acconto nell’ipotesi che il Tribunale (nel 2021) possa rivedere la sua precedente decisione. 
Lo scontro è sempre più forte e, alla fine della scorsa settimana, Hippogroup ha annunciato l’avvio delle procedure di licenziamento del centinaio di dipendenti e la restituzione dell’impianto al Comune, al quale spetterebbe far fronte alle spese di sorveglianza e manutenzione senza avere la benché minima alternativa pronta. Insomma, il caos più totale. 
Dopo cinque ore appesi ai tralicci della luce, i 4 operai sono scesi verso metà pomeriggio: “Dal Campidoglio non è venuto nessuno. Siamo stati costretti a scendere ma non finisce qua. Andremo avanti chiedendo a tutti i costi un incontro con il sindaco Raggi e anche con il ministro Di Maio. Stiamo pagando per gli interessi personali di Daniele Frongia con la Hippogroup, che ha cambiato il suo capo staff, che stava concludendo l'affare per sbloccare la situazione, e intanto non ci riceve”. 
Inutile dire che tutte le opposizioni ci vanno a nozze: Battaglia e Pelonzi (Pd), Palozzi (Fi), Celli (Civica), Figliomeni e Cochi (FdI), tutti uniti a chiedere chiarezza e le dimissioni di Frongia. 
Il precipitare della situazione di Capannelle - cui si sommano il caso Lazio Nuoto alla Garbatella e quelli di altri gestori di impianti sportivi comunali sul piede di guerra per l’infelice e fallimentare nuovo Regolamento grillino sulla gestione degli impianti sportivi di proprietà comunale - ha imposto al Sindaco di far organizzare dal direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti, una riunione riservata alla quale ha preso parte l’intero Dipartimento Sport e il capo di Gabinetto della stessa Raggi, Stefano Castiglione, ma non Daniele Frongia né alcuno nessuno dei suoi collaboratori stretti. E, il giorno dopo, è stato ancora il capogabinetto, Castiglione, a mantenere aperto l’ultimo tenue filo di dialogo con Hippogroup, interrottosi di fronte alla impossibilità per la Raggi di sconfessare pubblicamente Frongia il quale, tuttavia, anche se non in forma ufficiale, sembra, almeno per il momento essere stato messo da parte: visto che il capogabinetto Castiglione, a gestire in prima persona il dossier Capannelle. A 81 giorni dalle elezioni europee la Raggi non può permettersi l’esplosione dell’intero settore sportivo romano. 


sabato 2 marzo 2019

CAPANNELLE CHIUDE: VIA AI LICENZIAMENTI, LE CHIAVI AL CAMPIDOGLIO




Via ai licenziamenti e alla restituzione dell’ippodromo di Capannelle al proprietario, il Comune di Roma. Alla fine, il tira e molla andato in scena negli ultimi 15 mesi fra il Campidoglio da una parte e la Hippogroup, storico gestore dell’impianto romano, sembra giunto alla sua conclusione. A meno di un intervento espresso diretto del sindaco, Virginia Raggi, cento dipendenti diretti e un migliaio dell’indotto andranno a casa, l’ippica romana per come la si conosce in città da 72 anni chiude qui e sulle casse del Campidoglio non solo non entreranno più i soldi del canone ma sarà necessario coprire le spese per la sicurezza e la gestione, un mezzo milione di euro al mese. 
Ieri scadeva l’ultimo termine che, a fine gennaio, Comune e Hippogroup si erano dati per trovare una soluzione. Il problema è quello antico: lavori di miglioria nell’impianto per quasi decine di milioni di euro pluriennali rimasti incagliati nella farraginosità delle procedure comunali di autorizzazione e, alla fine, rimasti sospesi fra il vecchio regolamento per gli impianti sportivi che autorizzava quasi in automatico le proroghe per migliorie e il nuovo regolamento, varato dai 5Stelle, che cassa questo automatismo. Con la concessione a Hippogroup che, quindi, scade a fine 2016 e il Comune che, da allora, fa partire un braccio di ferro con i concessionari fatto di bastone e carota, comunicati concilianti e pretese economiche. 
Alla fine, dopo quasi un anno e mezzo di questo tiro alla fune, la corda s’è rotta. E ieri Hippogroup ha annunciato con una nota durissima l’avvio dei licenziamenti, a partire dai suoi vertici, e delle procedure di restituzione dell’impianto al Comune. Silenzio totale da parte del Campidoglio.
Scrive Hippogroup in una lunga nota in cui si ricostruisce giorno per giorno l’evolversi di questa surreale vicenda: licenziamenti e restituzione dell’ippodromo sono “il risultato che il Comune di Roma ha voluto coscientemente perseguire sin dall’inizio. Per un anno e mezzo siamo stati presi in giro dall’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e dal presidente della Commissione Sport, Angelo Diario. Questi due personaggi hanno inscenato un balletto sulla pelle dei lavoratori e degli operatori”. A corredo, Hippogroup cita uno stralcio di un libro pubblicato da Frongia nel 2016, prima delle elezioni comunali, in cui il futuro Assessore allo Sport “Non sarebbe ora di chiudere il contratto con questa Hippogroup e cercare un nuovo concessionario per Capannelle?”, aggiungendo “Parole cui, evidentemente, è seguita un’azione politica determinata a conseguire la fuoriuscita di Hippogroup dall’Ippodromo Capannelle”.
Poi, un paio di chicche: la prima è una riunione definita “riservatissima” da Hippogroup che ha visto al tavolo il DG del Comune, Giampaoletti, il nuovo capo di Gabinetto della Raggi, Castiglione, e tutti i tecnici del Dipartimento Sport ma non l’assessore Frongia e nessuno “dei suoi collaboratori”. A questa riunione, ne segue una seconda, con il solo Castiglione, in cui Hippogroup chiede un’assunzione pubblica di responsabilità del Sindaco, ovvero la possibilità che sia direttamente e pubblicamente la Raggi a seguire il dossier, “visto che non esiste più alcun rapporto di fiducia né con l’Assessore allo Sport né con il Presidente della Commissione Sport”. il diniego opposto da Castiglione ha chiuso la vicenda. Con uno strascico ulteriore: non solo il Comune dovrà pagare 500mila euro al mese per sorvegliare l’impianto, ma, se e quando arriverà il nuovo gestore, dovrà consegnare i luoghi in buono stato oppure dovrà versare l’indennizzo a Hippogroup. Un vero capolavoro.  


sabato 23 febbraio 2019

CAPANNELLE, LICENZIAMENTI PRONTI


Anche per l’Ippodromo di Capannelle - il più grande impianto sportivo di proprietà del Comune di Roma e gestito, da 72 anni, dalla Hippogroup - si sta andando velocemente verso lo showdown
In mancanza di nuovi elementi, il 28 febbraio, fra 5 giorni, Hippogroup chiuderà la porta ai singhiozzi del Campidoglio e farà partire le lettere di licenziamento: un centinaio di persone con contratto diretto, più un altro migliaio nell’indotto, sono oramai a rischio di perdere il lavoro. Ieri, il nuovo atto di questa tragicommedia è andato in scena in Commissione Trasparenza con la tensione sempre più palpabile che si è concretizzata in parole grosse indirizzate al presidente della Commissione Sport, il grillino Angelo Diario
In mattinata, il Comune, con l’ennesimo movimento sussultorio, diffonde una nota dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia, che annuncia la decisione di accettare i 66mila euro annui di canone di affitto per l’impianto. Si tratta della cifra decisa dal giudice quando ha accordato il concordato preventivo (lo stesso di Atac) a Hippogroup e che il Comune, invece, per mesi ha cercato di cassare e per tornare ad incamerare il canone originario, di oltre 2 milioni annui. Però, il Comune corre subito a precisare che i 66mila euro sono solo un “acconto dell’eventuale importo maggiore che il Tribunale Civile di Roma potrebbe determinare a seguito della prossima udienza fissata per il 6 aprile 2020. La stessa Hippogroup, infatti, ha impugnato al Tribunale la nota di richiesta di indennità di occupazione chiedendo al Giudice di determinare l’importo dovuto; Roma Capitale, quindi, accetta temporaneamente la cifra di € 66mila lasciando al Giudice stesso la determinazione finale dell’importo corretto”. Poi, Frongia tenta di passare all’incasso: “L’Amministrazione ritiene che, a questo punto, non sussista più impedimento alcuno ad accettare la proposta e quindi richiede di riprendere al più presto le corse, di mantenere gli attuali livelli occupazionali, di procedere al reintegro del personale licenziato e di assicurare una continuità dell’attività ippica e degli eventi collaterali che ogni anno si svolgono nell’ippodromo”.
La replica di Hippogroup arriva nel pomeriggio. Elio Patuasso, Ad della Società, a RadioRadio spiega: “La lettera di Frongia non è un accoglimento della richiesta. Infatti non è riportato un canone certo, come invece avevamo richiesto, ma i 66mila euro sono considerati come acconto su una futura sentenza il cui primo grado, se andrà bene, arriverà solo nel 2021. Nessuna menzione della richiesta di indicare una data certa di pubblicazione del nuovo bando per la gestione dell’impianto. Per noi resta valida la scadenza del 28 febbraio”.
Insomma, prima il Campidoglio intima a Hippogroup di restituire le chiavi di Capannelle, poi, di fronte al ricorso al Tar, annulla la richiesta ma inizia il balletto sul canone di affitto che ancora non si arresta. I lavoratori protestano e Capannelle rischia di diventare un nuovo problema per la Giunta Raggi. 

giovedì 14 febbraio 2019

CAPANNELLE, NUOVA PROTESTA IN CAMPIDOGLIO, ALLEVATORE TENTA DI DARSI FUOCO


Capannelle e l’ippodromo continuano ed essere una gigantesca spina nel fianco per l’Amministrazione capitolina: ieri mattina, mentre era in corso l’ennesima manifestazione sotto il Campidoglio di allevatori e operatori del più grande impianto sportivo comunale, uno dei manifestanti, un anziano allenatore, si è cosparso di benzina minacciando di darsi fuoco.
Gli agenti di polizia presenti nella piazza sono riusciti ad intervenire prima che l’uomo mettesse in atto il suo proposito.
Quello di ieri è solo l’ultimo paragrafo di una storia che nasce dalla modifica del regolamento per la gestione degli impianti sportivi comunali.
Fino ad aprile 2017, era in vigore il vecchio regolamento nel quale si prevedeva, a fronte di investimenti economici per il miglioramento degli impianti, il prolungamento quasi automatico delle concessioni. Quasi, automatico: la proroga per esser valida aveva bisogno di alcuni passaggi, l’ultimo dei quali era il voto in Consiglio comunale. 
Quando i grillini varano il nuovo regolamento, questa procedura si annulla in favore del mantra dei mantra pentastellato, le gare d’appalto. Tuttavia, molte società, che avevano iniziato l’iter per vedersi riconosciuti gli investimenti e che avevano acceso mutui, finiscono impigliate nella procedura non avendo avuto l’ok finale del Consiglio comunale. Nel caso di Capannelle, per il gestore storico, la Hippogroup, si parla di investimenti, fra il 1998 e il 2016, di ben 24,4 milioni di euro.  
Hippogroup, però, non è l’unica società che sta incontrando problemi con il nuovo Regolamento grillino e la sua visione ragioneristica degli impianti sportivi che devono produrre non sport ma soldi: fra le altre società che si stanno preparando ad abbandonare palestre e piscine nelle mani di quegli anonimi franchising dello sport, si annovera anche la storica Polisportiva Nuoto Lazio di Garbatella.
La querelle fra Campidoglio e Capannelle parte poi, effettivamente, a novembre 2017 quando dagli uffici del dipartimento Sport parte una lettera a Hippogroup in cui si intimava la restituzione delle chiavi entro 6 mesi (maggio 2018). Segue ricorso al Tar di Hippogroup e fuga precipitosa del Campidoglio: lo stesso dirigente che aveva firmato la lettera di richiesta delle chiavi annulla in autotutela l’atto. 
Poi è la volta del canone di affitto. Capannelle è enorme e, inizialmente, il canone era stato fissato a 2,2 milioni circa di euro l’anno. La crisi del settore ippico, però, aveva portato Hippogroup a chiedere e ottenere al Tribunale un concordato preventivo in continuità (lo stesso di Atac) fra le cui clausole vi era l’abbattimento del canone a 66mila euro l’anno. Incurante di questa decisione presa dai giudici, il Campidoglio è tornato alla carica chiedendo il ripristino del canone originale di 2,2 milioni di euro. Anche qui, ricorsi e polemiche, blocco delle attività e il Comune fa marcia indietro. Nel frattempo, per altro, il Comune deve anche scrivere al Ministero delle Politiche agricole (competente sull’ippica) che Hippogroup non è un occupante abusivo ma che sono in corso trattative, altrimenti sarebbe stata ritirata la licenza.
Tutta questa situazione, che si trascina da oltre un anno, ha gettato nell’incertezza i lavoratori che ieri si sono nuovamente - siamo alla seconda manifestazione in pochi giorni - presentati sotto Palazzo Senatorio. 

venerdì 1 febbraio 2019

SPIRAGLIO DI LUCE PER CAPANNELLE


Un mese di stop e niente corse di cavalli a Capannelle. Ora, forse, nella lunghissima telenovela che oppone la società Hippogroup, che gestisce l’ippodromo da 72 anni, e il Campidoglio, proprietario del complesso che è il più grande impianto sportivo comunale, si apre uno spiraglio che potrebbe riportare di nuovo i cavalli a calcare le piste sull’Appia Nuova.
Nel corso del pomeriggio di ieri si è svolta una riunione in Comune al termine della quale Hippogroup e Campidoglio hanno rilasciato una nota congiunta: “Roma Capitale e Hippogroup Roma Capannelle srl, in pieno spirito di collaborazione per risolvere le problematiche dell'ippodromo di Roma, hanno avviato il tavolo tecnico operativo finalizzato alla definizione del percorso che condurrà alla pubblicazione del bando di gara, nonché alla gestione del periodo transitorio. Sono state quindi definite le tempistiche dei lavori, per permettere la ripresa delle attività agonistiche nel minor tempo possibile. L'amministrazione e la società sono fiduciose di raggiungere gli obiettivi prefissati”.
Nessuna indicazione né sui tempi in cui si potranno riprendere le corse, né sulle modalità, queste ultime demandate a un tavolo tecnico. 
La querelle contrappone Hippogroup e l’Amministrazione Raggi nasce con il passaggio dal vecchio al nuovo Regolamento per gli impianti sportivi, fatto dai 5Stelle, che, con una visione ragionieristica, tratta gli impianti sportivi come beni da mettere a reddito più che come luoghi di sport e socialità, applicando il codice degli appalti, tanto che molte società sportive storiche stanno iniziando la smobilitazione in favore di quei franchising anonimi di palestre e piscine
In sintesi, nel passaggio fra il vecchio regolamento con le suo proroghe e il nuovo che le proroghe le ha cassate, sono rimasti “appesi” quasi 25 milioni di euro di investimenti fatti da Hippogroup fra il 1998 e il 2016 e rimasti incagliati nella burocrazia comunale. Per rientrare in possesso dell’ippodromo, alla scadenza della concessione, prima il Comune ha richiesto le chiavi, con ricorso al Tar da parte del gestore, poi ha preteso il ripristino del canone a 2,2 milioni di euro l’anno, nonostante il giudice che ha approvato il concordato fallimentare l’avesse fissato in 66mila euro annui. Entrambe le pretese del Comune sono state ritirate in autotutela ma, intanto, HIppogroup ha sospeso le gare. Che ora, forse, riprenderanno. 

sabato 19 gennaio 2019

CAPANNELLE, ANNULLATO L'AUMENTO DEL CANONE


Protesta, in Campidoglio, ieri mattina dei lavoratori della Hippogroup, la società che gestisce da 72 anni l’ippodromo delle Capannelle e che, a seguito delle decisioni dell’Amministrazione capitolina, è a rischio chiusura. Ricevendo una delegazione dei manifestanti, l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, ha annunciato l’annullamento in autotutela degli atti che riportavano a 2,2 milioni di euro annui il canone di concessione dell’impianto. È il secondo annullamento in autotutela che l’assessorato allo Sport è costretto a fare nella vicenda: il primo era stato il provvedimento, impugnato al Tar, di restituzione delle chiavi

giovedì 20 dicembre 2018

LA CURA RAGGI FA CHIUDERE CAPANNELLE


Lo stop era nell’aria: troppi problemi tutti insieme da risolvere. E il comportamento ambiguo del Campidoglio non ha certo aiutato. Capannelle chiude i battenti e addio corse in quello che è il più grande impianto sportivo di proprietà del Comune di Roma. La nota arrriva direttamente dalla Hippogroup, la società che da 72 anni, gestisce Capannelle: “vista la posizione formalmente assunta dall’Amministrazione di Roma Capitale in merito al canone di concessione, quantificato retroattivamente in oltre due milioni e mezzo di euro annui, e alla durata del rapporto concessorio del comprensorio dell’ippodromo Capannelle, ha informato la stessa dell’insorta insussistenza delle proprie condizioni di continuità aziendale. Conseguentemente Hippogroup non avvierà l’attività di corse del 2019”. 
Il Comune adesso - a meno di clamorose inversioni di marcia - potrebbe doversi rapidamente prendere carico della struttura, con enormi oneri per garantire decoro e sicurezza, stimati in mezzo milione di euro al mese, fino a oggi coperti da Hippogroup la società che, da 72 anni, gestisce Capannelle.
La storia del confitto fra Hippogroup e il Campidoglio a 5stelle è datata: fino ad aprile 2017 era in vigore il vecchio regolamento per gli impianti sportivi comunali. Nel vecchio testo era previsto che, a fronte di investimenti economici per il miglioramento degli impianti, le concessioni venissero prorogate. Una proroga, di fatto, d’ufficio e quasi automatica ma che passava per l’ok con il voto in Consiglio comunale. L’entrata in vigore del nuovo regolamento annulla di fatto questo sistema di proroghe ma molte società, che avevano ottenuto il via libera iniziale agli investimenti accendendo mutui, restano impigliate nella procedura non avendo avuto l’ok finale del Consiglio comunale. Per Hippogroup si parla di investimenti, fra il 1998 e il 2016, di ben 24,4 milioni di euro
Nasce, quindi, la querelle fra i grillini e Capannelle: a fine novembre, l’Assessorato allo Sport, quello guidato da Daniele Frongia, scrive alla Hippogroup chiedendo indietro le chiavi e concedendo al privato 6 mesi di tempo per ottemperare, scadenza 19 maggio 2018. Segue ovvio ricorso al Tar che spaventa il Campidoglio che emana un nuovo provvedimento con il quale “si sospende in via cautelare l’efficacia” dello sfratto. 
Il Campidoglio, a questo punto, va a battere sull’altro tasto, quello del canone di concessione. Nel 2011, il giudice fallimentare aveva abbassato dai due milioni e mezzo annui a 66 mila euro annui. In sostanza, complice la crisi del settore ippico, Hippogroup - con la stessa procedura seguita da Atac - aveva chiesto un concordato fallimentare in continuità, concesso dal giudice che aveva decurtato il canone da 211 mila euro al mese a circa 5500. 
Il Comune fa partire la richiesta di adeguamento del canone al gestore: insomma, si torna a 211 mila euro a mese, 2 milioni e mezzo annui. 
Questo tira e molla va avanti da mesi: una volta dichiarazioni di fuoco di Frongia (“se la Società decide di abbandonare l’impianto di Capannelle la responsabilità non potrà essere che la sua”, 28 giugno; “I problemi interni alla Hippogroup stanno creando una situazione paradossale che va risolta al più presto”, 29 agosto) un’altra da affermazioni concilianti (“Faremo il possibile affinché Capannelle possa rimanere attivo”, 15 marzo; “Ribadiamo l’intenzione di fare tutto quanto in nostro potere per far sì che Capannelle possa restare aperto e funzionante”, 12 settembre).
Ora la vicenda sembra giungere all’atto finale: fine delle corse


sabato 13 ottobre 2018

PER CAPANNELLE STANGATA A 5STELLE




Considerato che il 31 dicembre 2016 è scaduta la concessione, dal 1 gennaio 2017 dovete pagare il canone originario”. Cordiali saluti e tirate fuori 211mila euro al mese, invece dei 5.500 che pagavate prima. Firmato, Dipartimento Sport del Campidoglio. 
Nuova puntata nella spettacolare querelle che oppone il Comune di Roma alla Hippogroup, storica società che, da oltre 72 anni, gestisce l’ippodromo di Capannelle, il più grande impianto sportivo di proprietà del Campidoglio.
La storia affonda le radici lontano nel tempo: fino al 17 aprile 2018 era in vigore il vecchio regolamento per gli impianti sportivi comunali. Nel vecchio testo era previsto che, a fronte di investimenti economici per il miglioramento degli impianti, le concessioni venissero prorogate. Una proroga, di fatto, d’ufficio e quasi automatica ma che passava per l’ok con il voto in Consiglio comunale. Ad aprile di quest’anno entra in vigore il nuovo regolamento, predisposto dai 5stelle, che annulla di fatto questo sistema di proroghe. In mezzo, ci restano impigliati molte società che avevano ottenuto il via libera iniziale agli investimenti, accendendo mutui, ma cui mancava l’ok finale del Consiglio comunale. Insomma, come per Hippogroup, società rimaste in mezzo al guado pur avendo, ad esempio, “accolto” nel 2014, le gare di trotto “eredità” dell’ippodromo di Tor di Valle, e investendo, fra il 1998 e il 2016, ben 24,4 milioni di euro.
Foto 1 - La lettera di rettifica del canone
Insieme a questo stato di difficoltà, si aggiunge anche il crollo dell’ippica che, negli anni, si è via via ridotta sempre più ai margini dello sport “ricco” con la conseguente crisi economica di molte società. Hippogroup compresa che, per Capannelle, chiede e ottiene dal Tribunale un concordato preventivo (uguale a quello chiesto dai 5Stelle per l’Atac). Il Tribunale, indica anche il canone annuo che Hippogroup deve pagare al comune: 66mila euro.
Nel frattempo, a novembre 2017 il Campidoglio diffida la Hippogroup a riconsegnare le chiavi dell’impianto entro il 19 maggio di quest’anno. 
Ovviamente, la Hippogroup ricorre al Tar e questo ricorso finisce per spaventare il Campidoglio tanto che lo stesso funzionario che aveva intimato lo sfratto alla Hippogroup emana un nuovo provvedimento con il quale “si sospende in via cautelare l’efficacia” dello sfratto.
I botta e risposta, però, proseguono: da una parte il Campidoglio promette e si mostra disponibile verso la Hippogroup, dall’altra vengono protocollati atti che vanno in direzione opposta alle parole. L’esempio, ultimo, è proprio questo del canone con la lettera di adeguamento che disattende le promesse di mantenere a 66mila euro il canone annuo da versare nelle casse comunali. 
Questo scollamento sostanziale fra gli uffici tecnici e gli uffici politici dell’Assessorato allo Sport ha costretto il Campidoglio a spedire in tutta fretta, a fine agosto, una lettera urgente al Ministero delle Politiche agricole per evitare lo stop alle corse. Il Ministero, infatti, non essendo più in vigore la convenzione fra Comune e Hippogroup, era obbligato a interrompere l’attività sportiva. Il che avrebbe condannato all’immediata chiusura l’impianto. Quindi, il Comune ha scritto in fretta e furia al Ministero segnalando come i gestori non siano occupanti abusivi ma “che l’Ippodromo delle Capannelle rimane nella disponibilità della Hippogroup fino alla definizione del ricorso al Tar”. Il tutto per evitare il “pregiudizio che l’interruzione delle corse di trotto e galoppo” avrebbe potuto comportare “al settore ippico internazionale”.
Ora siamo alla nuova puntata: la richiesta di ripristino del canone di affitto che, ovviamente, appare più come un modo per i dirigenti comunali di evitare il rischio, un domani, di essere chiamati a rispondere di danno erariale di fronte alla magistratura contabile. 
In Campidoglio è maturata una consapevolezza: alla fine, il rischio è che se Hippogroup “mollasse” davvero l’Ippodromo, il Campidoglio si troverebbe a dover amministrare un impianto enorme, già soggetto ad atti vandalici da parte degli abitanti nel vicino campo rom di La Barbuta. Un costo, mezzo milione di euro al mese, che le esauste casse del Comune non potrebbero mai sostenere.