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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.
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venerdì 11 ottobre 2019
giovedì 27 giugno 2019
MAXI SEQUESTRO AL CAPO ULTRÀ DEL MILAN
Un milione di euro: a tanto sommano i beni sequestrati dalla polizia a Luca Lucci, capo ultrà del Milan. A maggio dello scorso anno, nell'ambito dell'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Laura Pedio e dal sostituto Andrea Fraioli su due gruppi paralleli di trafficanti, Lucci, 38enne, era stato arrestato insieme al responsabile degli steward volontari dell’Inter, Massimo Mandelli, e ad altre 20 persone.
Già nel primo blitz, la Procura riteneva che la sede dell’associazione “Clan 1899” in via Sacco E Vanzetti fosse non solo il luogo di riunione dei tifosi milanisti ma anche una sede di spaccio di droga. In quell’occasione venne intercettato un tir che trasportava 250 kg fra hashish e marijuana proveniente dall’Albania. Da sottolineare come non vennero documentate attività di spaccio all’interno dello Stadio.
Per la prima volta in Lombardia viene applicata una misura di sequestro preventivo di beni a un esponente delle tifoserie organizzate.
Secondo gli inquirenti Lucci, soprannominato “Toro”, va considerato come un soggetto pericoloso, una “persona potenzialmente capace di piazzare grossi carichi di stupefacenti tra i frequentatori dello stadio grazie al ruolo carismatico di leader della curva Sud milanista” e “alla collaborazione con soggetti di elevato spessore criminale”.
Il provvedimento è stato preso dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Milano, presieduta da Fabio Roia, ed è stato eseguito dalla Divisione anticrimine della questura di Milano: i beni sequestrati sono un’Audi Q5 pagata 36mila euro, un appartamento a Scanzorosciate (Bergamo), comprato nel 2017 con un mutuo cointestato alla moglie di 200mila euro, e la sede del “Clan”, ufficialmente un locale senza fini di lucro ma, secondo gli investigatori, “una base operativa per riunioni attinenti il traffico di stupefacenti e per ritiri o consegne di droga anche in contesti di criminalità organizzata”.
Dopo l’arresto del 2018, Lucci era tornato in libertà ma nel provvedimento di sequestro di ieri gli inquirenti ricostruiscono il curriculum criminale del capo ultrà il quale ha costruito molto della sua credibilità grazie a scontri allo stadio e amicizie pericolose. Si parte dal 2006 quando, per gli inquirenti, Lucci consegna un’auto “pulita” usata per un omicidio. Due anni dopo è la Squadra Mobile di Milano che accende i riflettori su Lucci durante un’indagine su Giancarlo Lombardi, detto Sandokan, predecessore di Lucci come capo della curva. A febbraio 2009, durante un derby, Lucci colpisce con un pugno in viso Virgilio Motta, capo del gruppo interista Banda Bagaj. Nella rissa, Motta perde un occhio. Il tribunale condannerà Lucci e altri a pagare 140mila euro di risarcimento che, però, non saranno mai versati cosa che porterà Motta a uno stato depressivo fino al suicidio, tre anni dopo la rissa.
Che le curve degli stadi d’Italia siano spesso luoghi non esattamente ameni non è una scoperta. Già in passato si sono verificati altri episodi un po’ in tutta Italia: dal caso Juventus e curve con l’arresto per droga di Andrea Puntorno, capo ultrà bianconero e leader dei “Bravi ragazzi”. Più indietro nel tempo, il caso di “Diabolik”, al secolo Fabrizio Piscitelli, uno dei capi degli “Irriducibili” della Lazio e quello di Massimiliano Amato, capo dei Fedayn del Napoli, non ci sono solo scontri e tafferugli “calcistici” nelle fedine penali.
domenica 17 dicembre 2017
BANCA IGEA PER LO STADIO; INTERVISTA AL DG MAIOLINI
Francesco Maiolini, direttore generale di Banca Igea, l’istituto che Luca Parnasi ha indicato, insieme a Rotschild, come advisor del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle, sul servizio di messaggistica whatsapp ha come immagine del profilo una foto di Giorgio Chinaglia. Domanda d’obbligo: lei è della Lazio?
“Assolutamente sì. Stiamo per lanciare quattro carte di credito per i tifosi della Lazio. Una con il gol di Fiorini che salvò la Lazio dalla serie C nella partita col Vicenza 1986-87; una con il gol di Lulic nella finale di Coppa Italia; una con la maglia storia e l’ultima più istituzionale”.
E finanzia lo Stadio della Roma?
“Ma (ride) abbiamo previsto nelle fondamenta un sistema di autodistruzione… Ovviamente, siamo un istituto di credito. Parnasi è un imprenditore giovane, brillante, con grandi idee e capacità. A Roma, dopo anni di ripiegamento su se stessa, occorre gente che sappia farsi carico di responsabilità e Luca Parnasi è una persona simile”.
Cosa l’ha convinta del progetto Stadio?
“Noi siamo una banca di prossimità e l’impatto socio economico del progetto è estremamente rilevante: per i prossimi 3/5 anni ci saranno cantieri aperti e migliaia di posti di lavoro. Noi abbiamo raccolto una serie di aziende, di cui non posso fare i nomi, ovviamente. Tutte le aziende sono di dimensioni medie: questa è una risposta alla crisi economica della città che viene dal suo tessuto più forte e sano”.
Quante sono queste aziende?
“Al momento sono cinque, tutte romane. Nelle prossime settimane potrebbero diventare già sette. E già sono in corso contatti con multinazionali”.
In termini economici, quanto anno contribuito queste prime cinque aziende?
“Non posso fornire questo dato ma posso dire che queste prime cinque società si sono sobbarcate un grande rischio di impresa, visto che non c’era la certezza del buon esito dell’intera operazione”.
Qual è esattamente il ruolo della sua banca nell’operazione?
“Non ci siamo limitati solo ad una attività di selezione basata sull’analisi della capacità di queste aziende di portare avanti appalti e opere complesse come quelle connesse con il progetto dello Stadio della Roma ma abbiamo anche effettuato un’indagine reputazionale”.
Vale a dire?
“Abbiamo verificato che queste aziende non avessero mai avuto precedenti rapporti con la giustizia o che non fossero incorse in procedure fallimentari. Insomma, questa è davvero la parte sana della città che si sta impegnando in un progetto importante, rispondendo così anche alle autorità che lo hanno approvato”.
sabato 4 marzo 2017
lunedì 20 febbraio 2017
ECCO LE TRAME CONTRO LO STADIO: SOPRINTENDENZA A TINTE BIANCOCELESTI
Per completezza di informazione, nell'articolo vi è un refuso di stampa: Federico Eichberg è vicepresidente vicario della Polispostiva SS Lazio. Me ne scuso con i lettori
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