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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 18 luglio 2020

A CASTEL ROMANO IN 34 AI DOMICILIARI E BOOM DI EVASIONI


Dentro i quattro campi rom che compongo il “villaggio della solidarietà” di Castel Romano vivono 452 persone, la metà delle quali sono minori. Di questi, 452, 34 sono agli arresti domiciliari dentro le baracche: in termini percentuali significa il 7,5% in valore assoluto rispetto ai residenti e una percentuale analoga rispetto ai detenuti ospitati nelle carceri di Velletri o di Civitavecchia. Insomma, una popolazione carceraria decisamente consistente. 
Due i problemi che si presentano: il primo è che la permanenza di detenuti in un’area dove si consumano quotidianamente reati di ogni tipo non aiuta certo né il recupero del detenuto né la salvaguardia degli altri ospiti del campo. Sono innumerevoli infatti le denunce sullo sversamento illecito di rifiuti, i roghi tossici per recuperare metalli, la ricettazione di beni che vanno dalle automobili rubate ai proventi dei furti in abitazioni e in strada o sui mezzi pubblici, o l’usura.
Le cronache sono piene di persone provenienti dal campo di Castel Romano. 
Il secondo problema è quello delle evasioni che si succedono in maniera decisamente frequente. Il primo caso si registra nel 2007, quando in pieno centro storico vengono fermate otto donne mentre si accaniscono contro un turista americano che aveva reagito a un tentativo di borseggio. Tutte le ragazze venivano da Castel Romano e le sei maggiorenni avrebbero dovuto trovarsi agli arresti domiciliari. 
Ad aprile 2011 i Carabinieri sorprendono quattro trentenni, due donne e due uomini, tutti ai domiciliari, mentre tentano di allontanarsi dal campo e li arrestano. 
Giugno 2013 un giovane rumeno “evaso” di Castel Romano è protagonista di una rocambolesca fuga in auto, con tanto di inseguimento dei Carabinieri, da Viale Marconi, dove gli era stato intimato l’alt, fino al campo, dove era infine giunto a piedi, dopo aver provocato un incidente sulla Pontina, nel tentativo di speronare i suoi inseguitori. 
Negli anni più recenti, a novembre 2015 vengono scoperte tre evasioni: una di una minorenne e un’altra, un trentacinquenne bosniaco, scoperta  nel luglio del 2017. 
Ottobre 2018, risultano irreperibili tre donne al domicilio coatto. L’ultimo caso è di ottobre 2019: i Vigili urbani sorprendono poco fuori dal campo una cittadina romena di 24 anni in fuga dai domiciliari.


lunedì 23 marzo 2020

CORONAVIRUS; QUATTRO ROM POSITIVI. SCATTA L'ALLARME NEI CAMPI



Scoppia il caso contagi fra la popolazione Rom abitante nei campi nomadi della Capitale. Da sabato quattro nomadi sono stati ricoverati all’Istituto Lazzaro Spallanzani in gravi condizioni per aver contratto il Coronavirus. La notizia, anticipata da Repubblica, e confermata da fonti mediche, può essere un elemento di deflagrazione del sistema. Attualmente a Roma, secondo i dati dell’Associazione 21 Luglio a Roma nelle baraccopoli vivono 6000 persone, di cui 3500 rom divisi in 6 villaggi attrezzati e in 9 campi tollerati. A questi numeri sfuggono però tutti quei micro insediamenti non censiti tanto che per l’Opera Nomadi - anche se il dato è più vecchio - fra rom, siiti e camminanti a Roma il computo arriva a 15mila persone.  Se ai 6000 delle baracche si sommano i 7700 senza tetto stimati dalla 21 Luglio, alla fine, il computo è simile.  
I quattro rom, due giovani e due anziani, ora allo Spallanzani, stando alle prime informazioni, non provenivano da campi ma da appartamenti privati. Tuttavia, le possibilità che il contagio possa diffondersi sono elevate. 
Anche l’Associazione 21 Luglio, da oltre un mese, lancia allarmi che rimangono inascoltati: “anche nelle comunità rom si vive questa psicosi che di fatto accomuna tutti in questa paura del virus”, diceva il presidente, Carlo Stasolla, a inizio marzo.
Il problema è incrementato, sempre secondo la 21 Luglio, anche dalle decisioni, il cosiddetto Piano Rom, prese dal Campidoglio a trazione grillina. Per l’Associazione, il Piano favorisce la dispersione dei rom in microcampi o nella strada come senzatetto. In aggiunta, però, a questo elemento c’è il problema del sovraffollamento all’interno dei moduli abitativi dei campi Rom: “Che io sappia - dice ancora Stasolla - non si sono registrate febbri o influenze nelle baraccopoli, ma non lo escludiamo, perché non le abbiamo mappate tutte. In ogni caso all’interno dei campi non ci sono presidi sanitari e i campi sono lontani da strutture ospedaliere, quindi è tutto molto più complesso. All’interno delle baraccopoli c’è molta paura e preoccupazione perché non hanno a disposizione molte notizie, se non quelle che apprendono dalla televisione. Il problema aggiuntivo è che sono in assenza di risorse e in una condizione igienico-sanitaria già precaria, che li poterebbe esporre ad un fortissimo rischio nel caso si dovesse verificare solo un semplice contagio. Spessissimo si registrano bronchiti, diabete, problemi al cuore. E questo è un problema che li esporrebbe ad un maggior rischio”.
Il problema suscita anche reazioni politiche: “Il caso dei rom positivi al Covid-19 - afferma la consigliera regionale della Lega, Laura Corrotti - è un evento che era prevedibile per tutti coloro che conoscono la situazione all’interno dei molteplici campi rom, insediamenti abusivi, centri d’accoglienza o anche palazzi occupati, dove le regole richieste per contrastare la diffusione del contagio non sono sempre da tutti rispettate anche per via degli spazi in cui vivono, dove spesso ci sono famiglie numerose in moduli di pochi metri quadrati e in precarie condizioni igienico-sanitarie”.

venerdì 27 luglio 2018

SGOMBERATO IL RIVER. MA NELLA NOTTE I ROM RITORNANO




Camping River doveva esser chiuso. E così è stato. Anche se con una coda violenta con il tentativo, in serata, di alcuni nomadi di rientrare nella struttura, sfondando il cancello e aggredendo i Vigili di guardia.
Andiamo per ordine. Quella di ieri è stata una mattinata intensa per i Vigili Urbani di Roma. Alle 6 iniziano ad arrivare gli agenti: almeno 250 uomini con una centinaio di macchine e tre o quattro furgoni. 
Il Camping River è situato alla fine di una stradina, via della Tenuta Piccirilli, larga giusto per due macchine e lunga un chilometro dalla via Tiberina. Dentro ci vivevano circa 300 persone scese, poi, dopo un primo sgombero, a 150 unità.
Le condizioni igienico sanitarie sono insostenibili e gli occupanti devono sgomberare. Su istanza dell’Associazione 21 Luglio, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo aveva inviato una richiesta di sospensione dello sgombero fino a oggi, venerdì 27, e chiarimenti sulla sistemazione degli occupanti. 
Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, era stato chiaro: A me interessa che la legalità, a prescindere dalle lettere delle Corti, venga ripristinata. Mi pare che il Comune abbia risposto in meno di 24 ore alle richieste della Corte. Non sarà Strasburgo a bloccare il ripristino della legalità e il Sindaco mi ha assicurato che le soluzioni alternative previste per norma sono garantite sempre a tutti. Poi se qualcuno non le accetta è altro paio di maniche…”.
Burocrazia europea che, alla fine, benedice lo sgombero. Arriva a fine pomeriggio l’ok della Corte Europea dei Diritti Umani: “La Corte europea dei diritti umani ha deciso che l'Italia può sgomberare i tre abitanti del Camping River che si erano rivolti a Strasburgo chiedendo di fermare la loro evacuazione dal campo, viste le loro condizioni di salute. La decisione, afferma la Corte, è frutto delle informazioni ricevute dal governo e dal legale dei tre circa l'offerta di alloggio presso le strutture della Croce Rossa. Offerta che è stata accettata dai tre”.


Torniamo allo sgombero: poco prima delle 7, il comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio, con alcuni dei suoi ufficiali e i funzionari della Sala Operativa sociale del Campidoglio entra nel Camping per avviare l’ultima trattativa: offrire assistenza alloggiativa e ottenere in cambio uno sgombero volontario. 

Chi scrive è rimasto, unico cronista presente, a venti metri dall’ingresso del Camping sin da prima che arrivassero le prime pattuglie di Vigili, potendo quindi seguire l’andamento generale delle operazioni da una postazione privilegiata.

Dopo la mediazione iniziale, gli agenti entrano in forze nel Camping e inizia lo sgombero che procede per almeno un paio d’ore senza particolari tensioni. Prima 5, poi una decina, alla fine saranno fra 20 e 30 le persone che hanno deciso di accettare l’offerta alloggiativa del Comune: andranno ad essere assistiti dalla Croce Rossa in via Ramazzini, al Portuense. 
Verso le 11 e trenta la Questura e i Vigili decidono che la stampa può avvicinarsi. Fino a quel momento, i cronisti erano stati tenuti lontani per evitare che la loro presenza potesse far crescere il livello della tensione. Appena arrivano le telecamere, infatti, partono i cori “razzisti, razzisti”, “vergogna, vergogna”. E partono le accuse: “trattati come animali”, “non sappiamo dove andare”, “siamo italiani”, “hanno messo le mani addosso e usato lo spray al peperoncino”. 











A queste accuse replica il comandante dei Vigili, Di Maggio: “Tutto si è svolto nella massima regolarità. Nessun uso di spray, manganelli, pistole”. Qualcuno fra Vigili, Carabinieri, Polizia, volontari della protezione animali, veterinari della Asl, funzionari comunali, diplomatici presenti se ne sarebbe accorto.


La coda arriva in serata: verso le 20 una cinquantina di nomadi che non aveva accettato l’assistenza alloggiativa  tenta di rientrare. Il cancello esterno viene sfondato e i venti Vigili di presidio vengono attaccati. Un Vigile viene colpito al volto da un mattone lanciato da una nomade e, ferito a un occhio, è stato ricoverato al Sant’Andrea. Il Sindaco è stato immediatamente informato dell’accaduto dal comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio, che dice: “Questi sono soggetti particolarmente violenti nei confronti degli agenti e devono essere immediatamente allontanate. Esprimo vicinanza e solidarietà al collega aggredito”. 




giovedì 26 luglio 2018

CAMPING RIVER - LA CRONACA DELLO SGOMBERO

Via allo sgombero del Camping River a Roma. 
Poco dopo le 7 del mattino è arrivato lo schiaffo di Matteo Salvini all'Europa che aveva chiesto di sospendere fino a venerdì la decisione del Campidoglio di sgomberare l'insediamento dei nomadi sulla Tiberina. Pochi minuti prima delle sette i vigili urbani, guidati direttamente dal comandante, Antonio Di Maggio, si sono presentati in gran numero al River per mettere i sigilli alla struttura una volta per tutte e liberarla dagli occupanti abusivi e illegali. 
Carabinieri e Polizia al momento in cui scriviamo sono nelle retrovie, in attesa di intervenire qualora salisse la tensione.

Centinaia di uomini impegnati in un'operazione che farà discutere anche perché, mentre lo sgombero sta avendo luogo, alcuni rom hanno contattato le associazioni e gli avvocati che hanno ottenuto la richiesta di stop direttamente dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. 

Proprio ieri al vertice per la sicurezza con il sindaco di Roma, Virginia Raggi, il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, aveva detto: "Non sarà la Corte europea di Strasburgo a bloccare la soluzione di un problema di ordine pubblico".


Ecco la cronaca di chi ha seguito, unico cronista presente a venti metri di distanza dall'ingresso del Camping, tutte le operazioni sin dall'inizio. 

ORE 4.50
Arrivo al Camping. Sono presenti due vetture della Polizia locale di Roma Capitale: sono i Vigili Urbani che hanno svolto il turno di notte di controllo al campo.

ORE 5.40
Esce un furgone. I Vigili lo fermano, lo aprono, controllano i documenti degli occupanti poi lo lasciano andare. 

ORE 6.00
Arrivano le prime auto dei Vigili. Sono tutte auto civetta. Inizia il concentramento delle forze.Prima gli uomini del Pronto Intervento Centro Storico, poi quelli del Gruppo Traffico, quindi il Gruppo Sicurezza Sociale Urbana e poi via via tutti gli altri.
Fino alle 7 è continuato il raggruppamento degli agenti, non meno di 250 unità con un centinaio di macchine, un paio di furgoni.

ORE 6.30
Arriva il comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio. Arrivano anche i mezzi e gli uomini dell'Ama. Per ora ci sono tre furgoni leggeri. Nelle retrovie è dislocato un camion pesante, una ruspa meccanica e un altro furgone adibito alla messa in sicurezza e al trasporto di eventuali bombole di gas.
Arriva anche il Dipartimento Servizi Sociali.

ORE 6.45
Il comandante Di Maggio e un primo distaccamento entra nel campo, insieme al personale della Sala Operativa sociale del Campidoglio. Iniziano le trattative per convincere gli occupanti a lasciare la struttura. 
I Vigili che, nel frattempo sono arrivati in forze (non meno di 250-300 agenti), iniziano un briefing nell'area parcheggio.

ORE 7.00
La mediazione non sembra aver raggiunto risultati. I vigili entrano in forze nel campo.

ORE 09.00
Una ventina di persone - secondo quanto trapela - avrebbero accettato l’assistenza offerta dal Campidoglio e ora starebbero preparando le valige. Non si registrano episodi di particolare tensione.
Altre persone ora stanno discutendo con i funzionari comunali ed è possibile che il numero degli assistiti sia destinato ad aumentare.
Ricordiamo che all’interno del campo vivono circa 150 persone e che i moduli alloggiativi (le cosiddette “casette”) erano già state rimosse nelle scorse settimane quando era stata presa la decisione di sgomberare il campo per i gravissimi problemi igienico-sanitari e a seguito di una sentenza del Tribunale di Roma.

ORE 09.45
Piccoli momenti di tensione ma, tutto sommato, lo sgombero sembra procedere con relativa calma. Si vedono alcune famiglie che stanno terminando di preparare i bagagli in attesa del trasferimento. Tanti i bambini.
Sono arrivati i volontari dell’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) ma si attende l’arrivo dei veterinari per prendere in custodia “numerosi animali” domestici. Il problema è che, da quanto risulta, il canile comunale della Muratella è pieno.

ORE 11.30
Finalmente i giornalisti vengono fatti avvicinare e lo sgombero, che fino ad ora era risultato tranquillo, improvvisamente si anima a favore di telecamere.
Uomini, donne e, soprattutto, bambini si avvicinano a chiunque abbia una telecamera, un microfono, una macchina fotografica per protestare: “siamo  nati in italia - dicono - i nostri figli sono italiani, sono vaccinati. Ora dove andiamo?”.
Alla fine, dei 150 abitanti stimati come residenti nel campo,  e mancavano all’appello almeno una ventina. E sono fra 20 e 30 le persone che hanno accettato L’offerta di ospitalità avanzata dal Campidoglio. 
Rimane aperta la questione del dove saranno collocate o andranno le altre 70/80 persone che non hanno accettato l’assistenza della Sala Ooerativa Scoale del Comune e che sono state sfrattate dalle strutture del campo.


ORE 12.00 
Alcuni Rom accusano: “Trattati come animali”, “Ci hanno buttati fuori, non ce lo aspettavamo perché c'era la sospensione. Ora non sappiamo dove andare, resteremo qui”. “Questa mattina sono venuti per buttarci fuori, ci hanno detto 'buoni uscite fuori'. C’è stata violenza, hanno messo le mani addosso alle donne con spinte e usato lo spray al peperoncino su una signora, mi pare. Qualcuno è uscito volontariamente, qualcuno è svenuto, le donne strillavano”.
La replica è affidata al comandante dei Vigili, Antonio Di Maggio: “Tutto si è svolto nella massima regolarità, le persone sono state invitate ad uscire e non abbiamo usato nessuna forma di coazione fisica, vuol dire che non abbiamo usato manette, né allontanato le persone con la forza, non abbiamo usato spray al peperoncino né armi da fuoco, né manganelli, che peraltro non abbiamo. Abbiamo usato la forza del convincimento ad uscire, cosa che le persone hanno fatto”. 
  

ORE 18.40
+++ Corte Strasburgo, ok sgombero 3 nomadi, c'è offerta casa +++
L’Ansa batte: “La Corte europea dei diritti umani ha deciso che l'Italia può sgomberare i tre abitanti del Camping River che si erano rivolti a Strasburgo chiedendo di fermare la loro evacuazione dal campo, viste le loro condizioni di salute. L'ha dichiarato all'ANSA la stessa Corte. La decisione, affermano, è frutto delle informazioni ricevute dal governo e dal legale dei tre circa l'offerta di alloggio presso le strutture della Croce Rossa. Offerta che è stata accettata dai tre”.

ORE 20.00
+++ CAMPING RIVER: VIGILI AGGREDITI, CANCELLO ESTERNO DIVELTO +++
Alcuni nomadi espulsi dal campo stamani hanno tentato di rientrare. Un agente ferito ricoverato in Ospedale. Di Maggio: “Persone particolarmente violente che vanno allontanate”

Coda pesante per lo sgombero del Camping River. Poco dopo le 20 un gruppo di una cinquantina di nomadi che non aveva accettato l’assistenza alloggiativa offerta stamani dal Campidoglio, ha tentato di rientrare all’interno della struttura chiusa con Ordinanza del Sindaco per ragioni igienico sanitarie.

Il cancello esterno è stato divelto e il contingente di una ventina di agenti della Polizia locale di Roma Capitale che erano di guardia è stato aggredito. Un Vigile è stato colpito al volto da un mattone lanciato da una nomade e, ferito a un occhio, ed è stato ricoverato al Sant’Andrea dove dovrà essere suturato. Il sindaco, Virginia Raggi, è stato immediatamente informato dell’accaduto dal comandante generale del Corpo, Antonio Di Maggio, che dice: “Questi sono soggetti particolarmente violenti nei confronti degli agenti e devono essere immediatamente allontanate. Esprimo vicinanza e solidarietà al collega aggredito”. 

ACCORDO TRA VIMINALE E CAMPIDOGLIO SU CAMPI NOMADI E ROGHI TOSSICI

Un’oretta scarsa di colloquio, stamani, al Viminale, sede del Ministero dell’Interno, fra il ministro e vicepremier, Matteo Salvini, e il sindaco di Roma, Virginia Raggi.
Al termine, la Raggi e Salvini si sono fermati rapidamente per informare la stampa del contenuto del colloquio: Rom e campi nomadi, roghi tossici, sicurezza pubblica, carte di identità elettroniche.

SALVINI: HO INCONTRATO IL SINDACO DI ROMA, PRIMA DI QUELLO DI MILANO
“Sono qui da due mesi, ma il tema di stare vicini agli enti locali credo di averlo affrontato. Ho incontrato prima il sindaco di Roma di quello di Milano, so che mi verrà ricordato. Comunque incontrerò a breve anche il mio primo cittadino”

SALVINI: RAZZISMO? PROBLEMA SONO 30MILA PARASSITI CHE VIVONO IN CAMPI 
“In Italia i Rom sono 150mila che vivono nelle case. Il problema è la sacca di minoranza e parassitaria di 30mila che vivono nei campi. Potrebbero essere anche svedesi o eschimesi. Non vogliamo discriminare nessuno ma chiediamo parità di diritti e doveri, i bambini devono andare a scuola, le auto vanno assicurate, va fatta la dichiarazione dei redditi e i roghi tossici non fanno parte della legalità”.

SALVINI: NON SARÀ CORTE STRASBURGO A FERMARE RIPRISTINO LEGALITÀ 
“A me interessa che la legalità, a prescindere dalle lettere delle Corti, venga ripristinata. Questo è e questo sarà. Ho messo a disposizione la forza pubblica per garantirla. Mi pare che il Comune abbia risposto in meno di 24 ore alle richieste della Corte. È una Corte curiosa quella che ci mette alcuni anni per arrivare ad alcune sentenze e una manciata di minuti per altre decisioni. Non sarà Strasburgo a bloccare il ripristino della legalità nel Comune di Roma”


CAMPING RIVER; SALVINI: RAGGI MI HA GARANTITO CHE ALTERNATIVE SONO STATE OFFERTE A TUTTI
Sulla vicenda dello sgombero del Camping River su cui è intervenuta ieri la Corte europea per i diritti dell’uomo chiedendo la sospensione fino a venerdì 27 dello sgombero disposto con ordinanza sindacale, Salvini ha affermato: “il sindaco Raggi mi ha assicurato che le soluzioni alternative previste per norma sono garantite sempre a tutti. Poi se qualcuno non le accetta è altro paio di maniche…"

RAGGI: PIÙ VIGILI E SUPPORTO PER I ROGHI TOSSICI; OK DA SALVINI
”Abbiamo parlato della Polizia Locale, a Roma in sotto-organico di circa 3 mila unità, abbiamo bisogno di un corpo più giovane e con maggiore completezza numerica. E poi di roghi tossici, ho chiesto un supporto delle forze dell’ordine e il ministro si è dimostrato disponibile”. 

RAGGI: È IN MALAFEDE CHI PENSA CHE BASTINO 2 GIORNI PER CHIUDERE CAMPI ROM
“Chi pensa che per sgomberare un campo rom ci vogliano due giorni o è in malafede o non conosce la situazione. Ci vuole un’azione ferma e di sistema. A Roma questa situazione dura da 10 anni. Noi stiamo andando avanti e ieri, in meno di 24 ore, abbiamo risposto alla Corte di Strasburgo. È un anno che lavoriamo all’interno del campo e ora la metà delle persone se ne è andata. È un percorso mai tentato prima che dimostra che questa amministrazione è dalla parte della legalità, di chi la rispetta e delle persone fragili”.

martedì 1 maggio 2018

LA REGIONE NON VUOLE PIÙ FAR PAGARE I ROM


La nuova legislatura regionale è a mala pena iniziata e già si va allo scontro: la Lega, con il suo capogruppo, Angelo Tripodi, che denuncia: “la sinistra sta lavorando a una nuova legge per i rom”. In sostanza, leggendo le carte, viene fuori che i consiglieri Capriccioli, Bonafoni, De Paolis, Ciani e Ognibene hanno preparato una proposta di legge che, semplicemente, abroga una legge regionale del 1985, la numero 82 che disciplina una serie di adempimenti che i rom devono compiere presso i comuni nei quali vanno a stanziarsi. 
I consiglieri della sinistra, argomenta Tripodi, “parlano di direttive (contenute nella legge regionale 82/1985) che si sono trasformate in una vera e propria trappola che impedisce l’effettiva integrazione”. Fra gli adempimenti che la legge dispone nei confronti dei rom c’è, ad esempio, quello di versare al Comune sul cui territorio viene impiantato il campo di sosta, un contributo economico e di gestire “congiuntamente” con il Comune lo stesso campo. 
I campi rom vanno chiusi - tuona Tripodi - basta dare uno sguardo a quanto avviene nelle strutture regolari, tollerate e irregolari della Capitale con le forze dell’ordine che sono addirittura vittime di aggressioni. Per non parlare poi dei reati contestati a molti abitanti dei campi o al fenomeno dei roghi tossici”. 
E il tema esce dalla Regione Lazio e approda anche in Parlamento con tre deputati leghisti del Lazio sul piede di guerra a sostegno del gruppo regionale.
Parte Barbara Saltamartini: “Per la sinistra alla Pisana la priorità sono i rom, come garantire loro più inclusione e diritti e magari anche qualche sanatoria o come chiudere un occhio su una situazione di illegalità diffusa. Il tutto con il silenzio assenso di Zingaretti. Per la Lega invece al primo posto ci sono il rispetto delle regole e la sicurezza dei romani e dei laziali. Per noi i campi rom  vanno chiusi senza se e senza ma".
Le fa eco il senatore Claudio Barbaro: “La sinistra di Nicola Zingaretti perde il pelo ma non il vizio: pensa prima ai rom, che intossicano la Capitale con i roghi tossici e aggrediscono le forze dell'ordine, che agli italiani in difficoltà. La proposta di abrogare la legge regionale 82/1985 lascia presagire, di fatto, non solo la liberalizzazione dei campi rom ma altri interventi a favore degli abitanti di strutture che si sono trasformate in covi di delinquenza, dove c'è persino un vero business. Un business che noi della Lega intendiamo cancellare”.
A chiudere, il deputato e coordinatore regionale della Lega, Francesco Zicchieri: “Invece di far applicare le regole ai rom la sinistra vuole abrogarle del tutto. Questa è l'ultima follia a cui stiamo assistendo in Regione Lazio. La Lega presenterà una proposta di legge per chiudere i campi rom”. 

martedì 27 agosto 2013

Promesse elettorali... ah, che ingratitudine!


Che il sindaco Ignazio Marino avrebbe abbandonato le politiche di controllo e legalità sui Rom era cosa chiara sin dalla campagna elettorale.
Come dimenticare, durante il confronto con Gianni Alemanno su Sky, lo sviolinamento strapplacrime di Marino che narrò al mondo pezzente e rozzo dei trogloditi destrorsi la sublime dolcezza della ragazza Rom poliglotta e desiderosa di integrarsi e migliorarsi.
È, forse, in quell'occasione che i romani avrebbero dovuto comprendere il favoloso mondo Mulino Bianco di Marino!
Evidentemente, però, a parte la solita retorica buonista che ci è toccato sorbire per i sette anni di Veltroni, c'era anche qualcosa in più. Se di sordido o meno, ce lo potrebbe chiarire lo stesso Marino.

Andiamo per ordine.
Il Manifesto di oggi riporta una lunga lettera aperta firmata dal solito pugnetto di intellettuali dal pugnetto chiuso, capeggiati dall'immancabile guru Moni Ovadia, che chiede per i Rom tolleranza, rispetto, alloggi.

Già il titolo è tutto in programma: l'ottica buonista imperversa!

Leggendo, poi, fra le righe emerge in tutta la sua ironica crudezza il Facite Ammuina dei giorni scorsi sulla vicenda Castel Romano:



Rom: noi siamo disposti ad andarcene da un campo che occupiamo illegalmente, quindi, Comune, a Castel Romano non ci torniamo. Dacci un alloggio diverso. 
Comune (vicesindaco Nieri): c'è solo Castel Romano
Rom: allora facciamo lo sciopero della fame a oltranza
Comune (vicesindaco Nieri): No, oddio, per carità, restate restate pure.
Rom: bene, grazie. Ma se ci riprovi a sgomberarci noi riprenderemo lo sciopero.

Come buffonata non c'è niente male: uno sciopero minacciato e mai fatto è bastato a Nieri per calarsi le braghe. 
Quasi quasi mi metto sotto il Campidoglio a fare lo sciopero della fame finché Nieri non mi dà una casa!

Ma, fino qui, niente di sconvolgente. 
Notizia vera sarebbe stata Nieri che se ne fregava della minaccia... In fondo, com'è noto. A sinistra sono tutti per la legalità!

Ora, però, la parte meno folkloristica.
La prima: ma chi è che appicca gli incendi dolosi dentro i campi Rom?
Noi, sai... A giudicare dal Manifesto sembra quasi che ci sia una regia dietro gli incendi. Una regia che ha un unico scopo: sfruttare l'incendio doloso per non far ricostruire il campo Rom e dare ai Rom una scappatoia giuridica per pretendere di andarsene altrove:




Ma, forse, sono io malizioso...

Infine, in cauda venenum, cosa ha davvero promesso ai Rom Marino? Perché da sinistra arriva questo richiamo alle promesse della campagna elettorale?

Il messaggio del Manifesto è inquietante:
Igna', t'hanno accusato di aver comprato i voti dei Rom alle primarie del Pd. Noi non ci siamo venduti per un pacco di pasta ma ti abbiamo sinceramente sostenuto perché abbiamo creduto alle tue promesse.





Promesse, caro Ignazio, che ora devi mantenere:


Siamo certi che Marino si affretterà a chiarire il mistero!