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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Danilo Toninelli. Mostra tutti i post
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lunedì 22 giugno 2020

ANARCHIA MONOPATTINI, LE REGOLE PER USARLI. GIÀ 8 GLI INCIDENTI




E siamo a otto. Sale ancora il numero degli incidenti che vedono coinvolti i conducenti di monopattini elettrici. Tre sere fa due ragazze, alle due di notte, hanno deciso di attraversare il Lungotevere (pare anche con il rosso) finendo per essere centrate da un’auto. Sabato è toccato a un altro conducente, lungo via Gela all’Appio, finire sotto una macchina. 



È sempre più frequente vedere questi monopattini “sfrecciare” (si fa per dire) non solo nelle strade del centro storico e nelle aree pedonali del Tridente ma anche sulle consolari. E spesso vengono guidati con la stessa spregiudicatezza dei motorini: a zig zag nel traffico. Con la differenza che, a meno che non siano stati modificati, al massimo raggiungono i 20 km l’ora, diventando, quindi, di fatto, più degli ostacoli imprevisti che moto e auto devono considerare.
Il via libera all’equiparazione dei monopattini elettrici alle biciclette è stata data in primis dall’ex ministro delle Infrastrutture, il grillino Danilo Toninelli. Poi il testo è confluito nella legge di Bilancio quindi nel decreto Milleproroghe. Infine, con il Decreto Rilancio post Covid sono stati previsti anche incentivi economici (fino a 500 euro) per l’acquisto di monopattini o bici con pedalata assistita. 
La “rivoluzione” per la micromobiltà elettrica è passata prima per i “segway”, quei veicoli a grandi ruote che si muovono con il peso del corpo. Il prezzo piuttosto elevato le ha confinate nel ruolo di mobilità per turisti. Poi è stata la volta degli hoverboard, una specie di skateboard con motore elettrico. 
Quindi ora è la volta dei monopattini elettrici. 
Fuori dalla regolamentazione - ma alla fine sarà solo una questione di tempo - le monowheel, mezzi elettrici con un’unica ruota.
Dal via libera normativo dei monopattini elettrici, è derivata la grande impennata di società di noleggio
Solo nelle ultime settimane il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha tenuto ben quattro diverse conferenze stampa per presentare altrettante società di noleggio (Helbez, Dott, Lime e Bird) monopattini ciascuna delle quali ha destinato alla Capitale mille pezzi.
E se già sui social iniziano a circolare le prima foto di vandalismi di monopattini abbandonati nel Tevere, le polemiche hanno riguardato i costi del noleggio (mediamente un euro per lo sblocco più tariffe che variano dai 19 ai 25 centesimi l’ora ma sono previsti una serie di pacchetti più convenienti) e il rischio che, dopo le biciclette a noleggio, anche i monopattini facciano la stessa fine: una brevissima stagione di celebrità (con annessa propaganda grillina al seguito) seguita da un altrettanto veloce declino con i mezzi vandalizzati fino all’abbandono della città da parte degli operatori. 







sabato 7 settembre 2019

PER LA FUNIVIA MANCA LA FIRMA DEL NEO MINISTRO


L’ufficialità ancora non c’è perché manca ancora la firma di Paola De Micheli (Pd), successore di Danilo Toninelli come Ministro delle Infrastrutture. Però dal Campidoglio filtrano le prime notizie circa i progetti presentati per l’approvazione e finanziamento ministeriale per il Piano Urbano della Mobilità sostenibile (Pums). 
Finanziati la funivia Battistini-Casalotti (uno dei cavalli di battaglia della Raggi), il nuovo tram sulla Palmiro Togliatti e l’acquisto di 50 nuovi tram.
Il Comune aveva inviato al Mit l’elenco di sette opere nell’ambito del bando annuale per il finanziamento del Tpl urbano in tutta Italia: oltre la funivia Battistini-Casalotti, erano state inserite la seconda funivia fra Eur e Magliana, i tram sulla Tiburtina, su via Cavour e sulla Palmiro Togliatti, la trasformazione, con prolungamento, dell’ex ferrovia concessa Termini-Giardinetti e il finanziamento di 50 nuovi tram di ultima generazione.
Il via libera almeno alla Battistini-Casalotti, all’acquisto dei nuovi tram e alla linea tranviaria sulla Togliatti è dato per sicuro. Non si hanno altre informazioni certe, al momento, sulle altre richieste, nonostante la lista delle opere che hanno ottenuto il finanziamento sia ormai definitiva. Ma sembra sia stata scartata la tranvia su via Cavour, un’opera, però, da 19,9 milioni che il Comune potrebbe finanziare con risorse proprie. A parte quest’ultima opera, però, sembrano esserci pochi dubbi sulla procedura di assegnazione delle risorse visto che i progetti romani sono risultati vincitori, insieme a molti altri presentati da altre città, sulla base di una valutazione degli uffici tecnici. 
La nuova funivia Battistini-Casalotti costerà 109 milioni e sarà lunga 3,85 km. Si tratta di una cabinovia molto simile a quelle che si possono trovare nelle località sciistiche, da cui si distingue per un solo elemento caratteristico, la presenza di 7 stazioni: Battistini, Acquafredda, Montespaccato, Torrevecchia, Campus, Collina delle Muse-Gra e Casalotti. Tra queste ultime due fermate sarà poi realizzato un ponte per la sicurezza del Grande raccordo anulare.
L’impianto ha una capacità di trasporto di 3.600 persone all’ora, grazie a cabine da 10 posti con sedili reclinabili ad una frequenza di una cabina ogni 10 secondi. Il tempo di trasferimento tra Casalotti e Battistini è di 17 minuti e 34 secondi. Non è però previsto un collegamento diretto tra il capolinea a Battistini e l’omonima fermata della linea A della metropolitana. La fune sarà sorretta da 41 pali, alti tra i 18 e i 36 metri.
Il nuovo tram sulla Togliatti, infine, è la prima tratta della futura linea 10, definita sui documenti del Pums la “nuova tangenziale tranviaria esterna”, ovvero un tram che partirà dal nodo di Ponte Mammolo e arriverà a San Paolo, intersecando 5 direttrici di penetrazione verso il centro della città: la linea B, la linea Ferrovia Laziale 2 (Tiburtina-Tivoli), la nuova linea 4, la linea Termini-Tor Vergata, la linea C e la linea A. Da Cinecittà, in futuro, la linea potrebbe essere prolungata verso l’Appia Antica e il Parco degli Acquedotti con nodo di scambio sulla ferrovia Roma-Ciampino per poi proseguire su Vigna Murata, Grottaperfetta, Tor Marancia Caravaggio, Giustiniano Imperatore fino a Basilica di San Paolo. Al momento il progetto presentato riguarda la tratta centrale di circa 7 chilometri tra Ponte Mammolo e Subaugusta per un costo di 185 milioni di euro.

lunedì 5 agosto 2019

METRO C: SOLO IL MINISTTO PUÒ SVEGLIARE LE TALPE


Le due “talpe” che stanno scavando i tunnel della metro C sono arrivate entrambe ai Fori Imperiali, cioè alla futura stazione di scambio fra la C e la linea B di fronte al Colosseo. 
E si sono fermate. Dovranno arrivare a piazza Venezia e poi fermarsi in attesa che il Campidoglio decida davvero (con atti formali) cosa fare e quale percorso seguire: la revisione progettuale sempre annunciata ancora non è partita e, quindi, i tempi si allungano. 
E fra le prime carte sul tavolo del neoministro perle Infrastrutture, la Pd Paola De Micheli, ci sarà la Metro C. Perché fino a che il Ministero non firmerà il via libera al raggiungimento di Piazza Venezia, le talpe rimarranno ferme, nel limbo, sotto i Fori Imperiali. 
Con conseguenze importanti perché lo stop a Fori Imperiali, a cascata, ha effetti di blocco dei lavori anche indietro: a Amba Aradam Ipponio - la stazione con la Casa del Comandante e la Caserma dei legionari - è collocata la base di alimentazione delle talpe. Se le talpe si fermano, si ferma anche la base. Il risultato di questo capolavoro di ritardi, saranno nuovi ritardi anche per Amba Aradam Ipponio. 
Una colpa che l’Amministrazione Raggi condivide appieno e quasi in parti uguali con l’Amministrazione di Ignazio Marino: è dal 2013 che il Campidoglio era consapevole del problema su Piazza Venezia e la decisione di variare il progetto scavi e portare le talpe fino a piazza Venezia (pronte a proseguire quando sarà scelta la direzione successiva) è stata presa solo a inizio luglio 2019. In pratica, l’Amministrazione Raggi, persa nelle diatribe interne sulle grandi opere, si è fermata per un triennio anche solo per prendere una decisione banale come quella di spingere le talpe appena oltre piazza Venezia, pronte, appunto, a riprendere gli scavi se e quando la revisione del progetto per la tratta Venezia-Clodio sarà avviata e portata a termine. Per Marino invece la colpa si limita “solo”a due anni e mezzo di mancanza di decisioni. 
Ora, complice la crisi di Governo e il cambio alla guida del Ministero delle Infrastrutture, passato dalle mani del grillino Danilo Toninelli a quelle della De Micheli, da luglio a oggi nulla è stato fatto. La procedura prevede che sia il MIT ad approvare questa variante del progetto originario e, quindi ad autorizzare le talpe a spingersi fino a dopo piazza Venezia. 
Ogni settimana di ritardo, quindi, a questa autorizzazione corrisponderà a un allungamento dei tempi della C. Anche perché se Amba Aradam Ipponio è, di fatto, già bloccata a breve si dovranno fermare anche le opere nel pozzo sotto Villa Celimontana e, a seguire, nella stessa stazione Colosseo/Fori Imperiali. La ragione è semplice: le talpe scavano le gallerie che, poi, vengono allargate. E questa operazione non si può fare fino a che le talpe non si sposteranno. Al momento, a Fori Imperiali si sta realizzando il corridoio che collegherà la stazione Colosseo della Linea B con la futura stazione Fori della C: un’operazione che comporterà alcuni interventi invasivi (basta osservare che sono state installate delle reti di protezione sovrastanti le banchine della B) tanto che in queste settimane la B vedrà le sue corse limitate. 
La possibile previsione dei ritardi è di almeno un semestre sulla tabella di marcia: i 190 metri aggiuntivi che, rispetto al progetto originario, le talpe dovranno scavare dopo piazza Venezia, richiedono, dopo la decisione del Campidoglio, le approvazioni del Genio Civile, poi del Ministero delle Infrastrutture e del Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) e, infine la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Per completare questo iter, difficilmente si potrà scendere sotto i 6 mesi di tempo: se il calendario ottimistico pensava per il 2024 di aprire Amba Aradam-Ipponio e Fori Imperiali è probabile che queste scadenze vadano riviste. 


giovedì 24 gennaio 2019

STADIO; IL MINISTRO TONINELLI: "GOVERNO FARÀ IL PONTE DI TRAIANO"


Confermo quello che ha detto Giuseppe Conte. Il ponte di Traiano è un'opera attenzionata. Se fosse necessario costruirlo questo Governo lo farà”.
Parola di Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture che, intervistato da RadioRadio, ha accennato al problema della costruzione del Ponte di Traiano, croce e delizia del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle.
In attesa della relazione finale del Politecnico di Torino che dovrà fugare i dubbi sulla mobilità del progetto così come modificato dalla Raggi e dai suoi, è sempre il Ponte di Traiano lo snodo attorno al quale si articolano tutte le questioni, politiche e tecniche.
Toninelli ha citato il premier, Giuseppe Conte, che, sempre su domanda di RadioRadio, nella conferenza stampa di fine anno con i giornalisti, aveva fatto outing, “Sono tifoso della Roma, non mi sfidi su una debolezza o una passione” e, sul Ponte, aveva detto: “Non conosco così bene il dossier, se è un asse strategico essenziale il governo non si sottrarrà dopo tutte le necessarie valutazioni”.
E, attorno al Ponte, gira di fatto anche la relazione del Politecnico di Torino che, ovviamente, il Ponte non lo cita mai (non potrebbe da contratto) ma lo rende, almeno nella relazione preliminare, il gran convitato di pietra. 
Stesso discorso anche nei due Municipi, IX e XI, che, prima del voto finale in Consiglio comunale su variante e convenzione urbanistica, dovranno esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante sul progetto. E, i mal di pancia interni ai 5Stelle sono tutt’altro che sopiti.
Insomma, quando Conte a RadioRadio, disse: “la Giunta Raggi ha ottenuto un risultato fin qui meritorio. C'erano delle torri nel progetto iniziale, la riformulazione della giunta Raggi lo ha migliorato” forse non si è reso conto della contraddizione insita nelle sue affermazioni. Se il progetto nella versione Raggi fosse davvero stato migliorato rispetto alla versione Marino, non si spiega davvero come mai ci sia tutto questo gran dibattersi attorno all’unica vera decisione che la Raggi ha assunto: il taglio del Ponte di Traiano (e della metro) per arrivare a ridurre le cubature (le “tre torri” di Conte). Un taglio che, evidentemente, anche per il Governo tanto buono non deve essere se “l’opera è attenzionata, se è un asse strategico, questo Governo lo farà”, con il copyright misto Conte/Toninelli.
In fondo, però, l’attuale Governo del Cambiamento sta seguendo pedissequamente la strada già intrapresa dai suoi predecessori, in questo caso, due ministri Pd del Governo Gentiloni.
Fu Luca Lotti, fedelissimo di Renzi e ministro dello Sport, a sbloccare l’impasse della Conferenza di Servizi con la famosa telefonata in cui annunciò la volontà di Palazzo Chigi di realizzare il Ponte di Traiano. Un annuncio cui, poi, seguirono anche le esternazioni del collega di Lotti, Graziano Delrio, predecessore di Toninelli alle infrastrutture. Entrambi si dissero pronti a porre sulle spalle del Governo l’onere di finanziare il Ponte di Traiano. Ovviamente, all’epoca il Governo Gentiloni era in uscita e le promesse elettorali costano poco, specie se poi non si è più al governo per mantenerle. 
Oggi Conte e Toninelli, al contrario, sono all’inizio dell’avventura alla guida del Paese e le promesse potrebbero essere portate all’incasso in tempi rapidi, specialmente se la relazione finale del Politecnico di Torino non fosse tutta bella, bella, bellissima ma non si discostasse troppo dal “catastrofico” della versione preliminare. 

TONINELLI: "SE NECESSARIO, GOVERNO FARÀ PONTE DI TRAIANO"


Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, intervistato da RadioRadio, interviene sulla vicenda dello Stadio della Roma e della costruzione del Ponte di Traiano: “Confermo quello che ha detto Giuseppe Conte. Il ponte di Traiano è un'opera attenzionata. Se fosse necessario costruirlo questo Governo lo farà”.
Il premier, Giuseppe Conte, intervenendo alla conferenza stampa di fine anno, su domanda sempre di RadioRadio in merito allo Stadio, dopo aver premesso “Sono tifoso della Roma, non mi sfidi su una debolezza o una passione”, aveva detto: “la Giunta Raggi ha ottenuto un risultato fin qui meritorio. C'era già un'interlocuzione dell'amministrazione precedente con la società Roma e con il costruttore per questo importante progetto infrastrutturale, progetti che danno sempre un valore aggiunto alla comunità. C'erano delle torri nel progetto iniziale, la riformulazione della giunta Raggi lo ha migliorato, ora è progettato secondo le più avanzate tecnologie, per come è indirizzato è anche all'avanguardia e noi siamo sensibili ai temi dell'economia circolare”. In merito alla dibattuta questione della costruzione del Ponte di Traiano, il Presidente del Consiglio aveva risposto: “Non conosco così bene il dossier, se è un asse strategico essenziale il governo non si sottrarrà dopo tutte le necessarie valutazioni”. 
Dopo Conte, quindi, anche Toninelli segue la strada già tracciata dal Pd che con i ministri Lotti e Delrio, aveva ipotizzato che il Ponte di Traiano potesse essere realizzato con soldi pubblici. 
In sostanza, perciò, per risolvere le grane create dalla Giunta Raggi e dalla sua decisione di tagliare le opere di mobilità pubblica pagate dai privati per poter giungere al taglio delle cubature concesse a compensazione, sarà il Governo a dover intervenire.


mercoledì 23 gennaio 2019

METRO LUMACA, ODISSEA QUOTIDIANA. E I FONDI IN ARRIVO NON BASTERANNO


Scale mobili rotte, piove nelle stazioni, salto del tornello, personale di stazione assente o così impegnato da non accorgersi di quanto avviene dall’altro lato dei vetri del gabbiotto: fino a poche settimane fa, il peggio che potesse capitare a un utente della metro era di scendere a Spagna o Barberini la mattina e non poterci risalire la sera perché chiuse all’improvviso. Ora, dall’inizio del nuovo anno, si sommano a questi disservizi, odiosi quanto quotidiani, anche un trasporto che rallenta a singhiozzo. “Metro che va singhiozzo. Si ferma ogni 4 metri. Riparte. Si ferma di nuovo inchiodando. Almeno 10 minuti tra una fermata e l’altra. Non è un viaggio di ritorno a casa , è un sequestro di persona”, scrive Michel Fabio Lopes nell’odissea quotidiana del rientro a casa sulla linea A. 
Tralasciando le vicende di scale mobili e ascensori rotti, da inizio anno si stanno verificando con sempre maggiore frequenza ritardi nella marcia dei treni, lunghe attese alle stazioni, tempi di percorrenza che raddoppiano, quando non direttamente stop alle linee. 
Scorrendo gli appelli dell’utenza alla ricerca di informazioni sull’account twitter ufficiale di Atac (@infoatac) questa lunga serie di piccoli e medi disservizi si snocciola con cadenza quotidiana: limitandosi solo agli eventi maggiori si va dalle attese di almeno 5 minuti fra un treno e l’altro, fino a tempi da treno regionale. Poi, linee rallentatissime: la A che marcia a singhiozzo quasi tutti i giorni, la B che va pianino pianino e qualche volta si ferma del tutto (8 e 15 gennaio), la C che va in lentissima agonia. E, ancora, stazioni che chiudono all’improvviso, convogli che si fermano magari con odore di bruciato. Fino agli ultimi eventi dei giorni scorsi.
Insomma, l’anno 2019 sembra essere iniziato nel segno della metro lumaca a sorpresa: oggi c’è domani non si sa. Qualcuno avanza delle spiegazioni tecniche per questa serie di disservizi, prevedendo, per altro, un loro peggioramento. 
MetroXRoma in una lunga analisi tecnica, spiega: “la Linea A soffre un problema di saturazione. L’apertura della Linea C a San Giovanni, unita ad un trasporto superficiale sempre meno efficiente e competitivo, ha comportato la formazione sempre più frequente di iperpunte. Il tentativo di far fronte a questo, cercando di aumentare la produzione del servizio, si è scontrato con i problemi intrinsechi di un’infrastruttura sottodimensionata. Sulla linea vi è un cronico problema manutentivo: la scarsa manutenzione straordinaria perpetrata negli anni, dovuta ad una lentezza amministrativa di Comune e Ministero, ha indotto un aumento dei costi di manutenzione ordinaria. Questi hanno comportano, a parità di risorse, una manutenzione ordinaria sempre meno efficace”.
Né, per altro, l’arrivo dei 425 milioni di euro per i quali il sindaco Raggi e il ministro delle Infrastrutture, Toninelli, hanno siglato ieri l’accordo, sarà risolutivo: di questi fondi, solo 40 milioni saranno investiti, con tempi ancora molto lunghi, per sostituire i binari e realizzare un nuovo sistema di controllo del traffico. 


venerdì 9 novembre 2018

RAGGI, IL PECCATO ORIGINALE


Non so come andrà a finire la vicenda processuale di Virginia Raggi. Siamo alla vigilia. Il PM ha terminato la sua requisitoria e ha chiesto una condanna a 10 mesi per la Prima Cittadina. 
Della vicenda processuale, dei suoi aspetti squisitamente giudiziari, mi interessa poco. E, da una parte, sento un istintivo moto di solidarietà per la Raggi. È una solidarietà umana, sia chiaro. Non politica. 

Perché alla base di tutto, della vicenda Marra come di quella Lanzalone io vedo un problema filosofico di fondo: quello della selezione della classe dirigente da parte del Movimento 5Stelle
La vicenda Raggi dimostra in modo inoppugnabile il fallimento della filosofia dell’”uno vale uno”. 
La politica non si improvvisa. Fare politica, non si improvvisa. 
Una macchina complessa come un Comune non può essere consegnata comunque nelle mani di apprendisti stregoni. 
E l’obiezione - ripetuta così tanto da risultare semplicemente e banalmente idiota - del “quelli bravi che c’erano prima guarda dove ci hanno portato” funziona per quattro lobotomizzati che realmente ritengono che uno valga uno. Si potrebbe controbattere - idiozia per idiozia - "se quelli 'bravi' ci hanno portato sul ciglio del burrone, tu ci hai dato la spinta finale". 

Uno non vale uno. Da nessuna parte e men che meno in politica. 
Fosse vero che in politica uno vale uno, Virginia Raggi e la sua sgangherata ciurma non avrebbero mai avuto bisogno di un Raffaele Marra. Di un Salvatore Romeo. Di un Luca Lanzalone. 
Un cliché che si ripete, tra l’altro, anche con l’arrivo da fuori di manager non scelti dal Comune, ma da altre entità non meglio identificate. Vanno a dirigere chi un’azienda, chi un’altra; chi un assessorato, chi un ufficio. Semplicemente perché i 5Stelle non hanno una classe dirigente. 

Roma è un Ministero. Per complessità, per importanza e per numero di posizioni da coprire. Ci sono gli assessori. Ma mica finisce qui. 
Ci sono i Consiglieri, il cui ruolo è fondamentale: una classe di consiglieri comunali con le palle, esperti, preparati, incrementa certamente il livello qualitativo della produzione amministrativa comunale. Consiglieri che fino al giorno prima dell’elezione facevano altro avranno, nella migliore delle ipotesi, bisogno di mesi e mesi solo per capire, metaforicamente, dove sono i bagni! Figurarsi scrivere delibere, regolamenti e bandi. 
Poi ci sono i presidenti o gli amministratori delegati o i membri dei CdA delle innumerevoli partecipate. C’è l’Ama, l’Atac, le assicurazioni, le farmacie, l’Eur e chi più ne ha più ne metta. 
C’è da saper gestire i rapporti con alcune realtà fondamentali nella vita cittadina: Santa Madre Chiesa con la Curia romana e la realtà del sociale di Sant’Egidio, Caritas e altri. Poteri, quelli religiosi, tra l’altro, non sempre in sintonia fra loro. 
Ci sono i costruttori. I commercianti. E ci sono le categorie dei dipendenti pubblici del Comune: Vigili, autisti, netturbini, impiegati.
C’è il rapporto con gli albergatori che è fondamentale in una città che vive anche di turismo. E ci sono i turisti

Insomma, c’è bisogno di gente cazzuta
E nemmeno poca: servono non meno di 100 persone preparate, specializzate, esperte e di qualità. E quando non hai questo personale politico nei posti chiave, allora arrivano i factotum. Quelli che, di fronte al tuo nulla, assurgono al ruolo di bravi e competenti, diciamo così, se non altro per differenza. E che ti si rigirano come un pedalino. 

Marra, Romeo, Lanzalone: stesso modus operandi. Di fatto, determinano le scelte di chi è chiamato a prenderle per elezione ma non è in grado di assumerne autonomamente. Perché, semplicemente, non sa quello che fa. Non è preparato. Non sa distinguere una delibera da un Ordine del giorno (è una metafora iperbolica, perché se fosse vero… sarebbe davvero una tragedia). 

Quando un potere è debole, sempre ce n'è un altro pronto a prenderne il posto. Se è debole il Sindaco (inteso come parte del tutto), arriveranno da fuori gli altri che, nei fatti, lo esautoreranno, lasciando al Sindaco l'orpello esteriore, la fascia tricolore, e il complesso e delicato compito del taglio dei nastri. 

E non veniteci a dire “stiamo lavorando”. Il gerundio è il modo di questa Amministrazione. Un gerundio che, dopo 28 mesi, gerundio era e gerundio è rimasto. Non si è mai trasformato in un atto compiuto. 

E gli alberi cadono… i secchioni sono stracolmi e si trasformano in Malagrotte diffuse… le buche sono lì… le erbacce crescono… gli autobus vanno a fuoco… la metro è in ritardo… le scale mobili non funzionano… non si vede un vigile in strada manco a pagarlo oro… 

Paradossalmente, spero che la Raggi venga assolta. Avrà così modo di completare (forse) il suo mandato e dimostrare se ho torto. Ad oggi, purtroppo, temo di avere ragione e Roma ne sta pagando le conseguenze.

Spero per lei che non venga usata come capro espiatorio da un Movimento che ha il peccato originale di non poter selezionare una classe dirigente perché perderebbe quella sua presunta verginità dalla politica che si è trasformata, nel tempo, nell'invio dentro le assemblee elettive di ogni livello di gente che sarebbe stata guardata tutt'al più con o commiserazione da compatimento se non con sorrisi di scherno anche fra gli ubriachi abituali del bar dello sport di paese. 
Un Movimento che, ad oggi, è riuscito a produrre nell'ordine i Sibilia, i Pedicini, i Toninelli, i Barillari, le Lezzi. 
Uno vale uno. Forse nella realtà virtuale.