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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 9 luglio 2020

METRO C SUPPPLICA CONTE: "COMMISSARIATECI"




Commissariate la Metro C e applicate il “modello Genova”. Lo chiede il Consorzio Metro C - il raggruppamento di imprese private che sta realizzando la terza linea di metropolitana romana - al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte
La richiesta è contenuta in una lettera che Metro C ha spedito a Conte, ai Ministri dei Trasporti, Paola De Micheli; dell’Economia, Roberto Gualtieri; alla Regione Lazio, al Campidoglio e a Roma Metropolitane (formalmente ancora la stazione appaltante). 
La lettera è un durissimo atto d’accuso e pur se il Comune non è mai nominato non è affatto difficile riconoscere il Campidoglio nell’”Amministrazione” e nel “Committente” iscritti nella missiva.
Paralisi operativa”, “assoluta inerzia”, “reiterati solleciti”, “gravità inaudita”, “ingiustificabili ostacoli”, “stato di paralisi in cui versa l’Amministrazione”: sono solo alcune delle espressioni che Metro C usa per descrivere un semplice fatto: da un anno le talpe sono ferme. Il cantiere è immobile e le poche lavorazioni che si stanno compiendo - con Agenzia per la Mobilità che si è affrettata a far uscire un comunicato di avanzamento del cantiere - non riguardano le talpe ma le lavorazioni di stazione a Colosseo. 
Un anno fa, il 5 luglio, Virginia Raggi twittava: “Metro C a piazza Venezia: ipotesi sempre più concreta. Inviato al MIT (Ministero delle Infrastrutture, ndr) progetto definitivo. Presto talpe in azione”. Dopo un anno le talpe, però, sono ancora ferme esattamente nello stesso punto aprendo inquietanti interrogativi sul significato temporale dell’avverbio “presto” usato dal Sindaco. 
Non è stata completata l’istruttoria di alcune varianti di fondamentale importanza per il prosieguo dei lavori”, scrive Metro C al Governo, “a distanza di circa 7 mesi dall’adozione della delibera CIPE con cui nel dicembre 2019 è stato finanziato il prolungamento delle gallerie fino a piazza Venezia e dopo circa 4 mesi dalla relativa pubblicazione, marzo 2020 l’Amministrazione non abbia ancora rimosso gli ingiustificabili ostacoli di ordine burocratico che continuano tuttora ad impedire l’approvazione del relativo progetto”. Un’inerzia che oltre a mettere gli operai in cassaintegrazione, rende “più incombente il rischio di vedere irreversibilmente danneggiate” le talpe “a causa del prolungato fermo e di non poterle più impiegare” per proseguire gli scavi “vanificando ogni sforzo compiuto per evitare” il tombamento delle stesse sotto i Fori Imperiali. Per questo, Metro C chiede al Governo di nominare un Commissario Straordinario e di applicare il decreto Semplificazione sul modello seguito per il Ponte di Genova. 
Oggi in Consiglio comunale è previsto il voto che manca a riprendere i lavori e che è atteso da mesi e, teoricamente, sul modello Genova, è proprio il Sindaco che dovrebbe essere il candidato ideale al ruolo di Commissario per bypassare i freni burocratici. Un’ipotesi tutt’altro che rassicurante. 

venerdì 10 aprile 2020

ROMA METROPOLITANE DEVE PAGARE 13 MILIONI A METRO C


Il lodo arbitrale del 2012 fra Roma Metropolitane e il Consorzio Metro C è valido. Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza, emessa a marzo 2019, con cui la Corte d’Appello respinge le richieste di Roma Metropolitane di impugnare quel lodo, dando, quindi, ragione a Metro C e chiudendo la vicenda. La storia nasce quando la stazione appaltante, Roma Metropolitane, richiede a Metro C una serie di varianti al progetto originario. Tutte queste varianti hanno un costo che Metro C chiede di coprire. A settembre 2011 viene riconosciuta ragione a Metro C - un accordo da 230 milioni di euro -  da parte di Comune, Regione e Stato come finanziatori dell’opera e, con un “lodo parziale” Roma metropolitane viene condannata a pagare anche 13 milioni e spicci di “maggiori oneri” a Metro C. Roma Metropolitane, però, impugna nel  dicembre 2012 il “lodo parziale” in tribunale. 
A marzo 2019 arriva la sentenza e le motivazioni sono state pubblicate un paio di giorni fa. In 13 pagine la Corte d’Appello fa letteralmente a pezzi le linea difensiva di Roma Metropolitane, respingendo in modo secco e perentorio la richiesta di annullare quel lodo. 
Ora, con la pubblicazione della sentenza, il lodo parziale 2012 è definitivamente valido e per Roma Metropolitane si avvicina l’ora di aprire il portafogli e pagare i 13 milioni del 2012 con gli interessi.