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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 19 febbraio 2020

DA ZINGARETTI L'AIUTO ALLE AMICHE DEL PD


Solo pochi giorni fa è miseramente fallito un blitz alla Camera per inserire un succoso finanziamento alla Casa Internazionale delle Donne all’interno del Milleproroghe. Ma la bufera politica intorno alla Casa non accenna a placarsi.
Parliamo di un’associazione, la Casa Internazionale delle Donne, che da 45 anni offre aiuto, assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e in difficoltà. La Casa nasce nel 1973 quando alcune femministe occupano Palazzo Nardini a via del Governo Vecchio. Poi, dopo un lungo contenzioso con il Comune, nel 1985 il sindaco, Nicola Signorello, assegna loro un’ala del Convento del Buon Pastore alla Lungara. Nel 2001, Veltroni sindaco “sigla” la pace con la Casa con la consegna ufficiale dell’edificio. Passa Alemanno, passa Marino, arriva la Raggi. E i 5Stelle, con una visione esclusivamente ragionieristica della cosa pubblica, chiedono alla Casa (novembre 2017) gli arretrati per 880mila euro e inizia un nuovo contenzioso tutto politico e tutto giocato sulla pelle delle donne. 
Da una parte i 5Stelle, dall’altra il Pd. A maggio 2018, ad esempio, Zingaretti annuncia l’intenzione della Regione di dichiarare la Casa “sito di interesse pubblico”. L’impasse non si sblocca e si avvicina sempre più la data dello sfratto. Poche settimane fa, quindi, il centrosinistra propone un emendamento al Milleproroghe per stanziare 900mila euro alla Casa che, però, cade nel territorio del Collegio elettorale Camera 1, quello dove il candidato della sinistra è il ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri. La Raggi esulta come fosse una sua decisione. Ma il giorno dopo le Presidenze delle Commissioni Bilancio e Affari Istituzionali dichiarano l’emendamento inammissibile ed è la volta di Giorgia Meloni di esultare. 
Ora, dopo il lungo riassunto delle puntate precedenti, scoppia di nuovo la tempesta. Tutto nasce da una delibera della Regione che assegna con affidamento diretto (costo 39mila euro e spicci, appena sotto la soglia di 40mila euro che rende obbligatorio il ricorso alla gara d’appalto) alla società Alleanza Italiana per lo Sviluppo sostenibile (Asvis) dell’ex ministro del lavoro, Enrico Giovannini, la stesura di una sorta di tabella da cui ricavare il valore economico dei servizi resi sul territorio dalle organizzazioni no profit, inclusa, ovviamente la Casa delle Donne. Attacca il centrodestra. Per la consigliera regionale della Lega, Laura Corrotti, “lo studio ancora oggi assente assegna alla Casa internazionale delle Donne, grazie a questo studio sperimentale, un valore pari a 700mila euro all’anno”. Però, aggiunge la Corrotti, nel 2017 la Regione emana una delibera che stanzia 90mila euro per la Casa e, all’interno della stessa delibera si legge “che il valore economico delle attività erogate a titolo gratuito sono pari ad un valore di 700mila euro l’anno, come certifica uno studio commissionato però l’anno successivo con una determina del 20 dicembre 2018".
Altro giro, altro attacco. Stavolta da Fratelli d’Italia con il consigliere Giancarlo Righini: “Il presidente della Regione Lazio si ricorda della sua carica solo per sfruttare il potere del suo mandato a vantaggio del Pd. Dopo le tante nomine strategiche nei più diversi settori, arriva l’ingente finanziamento alla “Casa delle Donne” fondamentale presidio militante della sinistra nel centro storico di Roma, attualmente interessato dalle elezioni suppletive del I Collegio della capitale”. Righini annuncia anche un’interrogazione urgente e "esposto per verificare la legittimità di questo stanziamento con fondi pubblici che dovrebbero essere invece assegnati alle ASL che istituzionalmente se ne occupano”.
Nell’interrogazione, Righini scrive: “il 18 febbraio il presidente Zingaretti ha annunciato pubblicamente un contributo della Regione a favore della Casa Internazionale delle Donne pari a “700mila euro l’anno””. Segue altra denuncia: “nel corso del 2019 e in questi primi mesi del 2020, la Regione con più atti” ha impegnato “la somma di 750mila euro a favore di Lazio Innova” per la “prevenzione e contrasto alle discriminazioni di genere”.
Righini sottolinea la velocità fra la delibera regionale del 13 febbraio e l’annuncio di 5 giorni dopo dello stanziamento dei fondi ma come “dall’analisi dei dati a disposizione della trasparenza amministrativa non sono stati rinvenuti atti mediante i quali sia possibile verificare le procedure adottate per stabilire l’entità del contributo annunciato” e, quindi, chiede a Zingaretti “con quale atto stata finanziata per 700mila euro annui la Casa Internazionale delle Donne”.
Casa che, per altro, stando ai tabulati dei finanziamenti erogati dalla Regione, ha ricevuto dalla Pisana 90mila euro nel dicembre 2017 come “contributo straordinario” e poco più di 110mila ad aprile 2018 come bandi dei Fondi Sociali europei.
Un chiarimento arriva da Maura Cossutta, ex parlamentare e oggi presidente della Casa Internazionale: quando il Campidoglio ha avviato le procedure di recupero dei crediti e di sfratto, "nel nostro ricorso al Tar abbiamo allegato una perizia fatta dal prof. Croce di Pisa che, analizzando ore di lavoro, costi del lavoro e via dicendo, ha valutato in 700mila euro il valore del nostro lavoro. Ieri, il presidente Zingaretti è venuto da noi e ci ha detto che la Regione ha avviato uno studio (quello di Giovannini, ndr) per fare questa valutazione in via autonoma. Se il Comune vuole una propria perizia, non ha che da venire a vedere quel che facciamo”. 
Se il Campidoglio annuncia che le donne di Lucha y Siestahanno accettato il piano personalizzato di accoglienza offerto da Roma Capitale”, l’assessore al Patrimonio della Raggi, Valentina Vivarelli, è molto dura: “È encomiabile che Zingaretti doni 700mila alla Casa. A questo punto ci auguriamo possa fare la stessa cosa con altre associazioni private che hanno un debito con i cittadini di Roma. La Casa paga un canone di locazione pari al 10 per cento del suo valore effettivo (quindi di pagare circa 80 mila euro l’anno rispetto al valore complessivo di circa 800 mila euro annui) ma ha accumulato un debito di circa 900mila euro”.


giovedì 26 luglio 2018

CASA DELLE DONNE, LA CHIUSURA SI AVVICINA


Per la Casa Internazionale delle Donne si avvicina velocemente la tempesta. L’Associazione che tutela le donne in difficoltà ha reso noto che il Campidoglio ha respinto tutte le proposte che, nelle scorse settimane, erano state avanzate per risolvere il problema pagamenti. 
La vicenda è tutto sommato semplice: il Campidoglio, a novembre scorso, invia alla Casa una richiesta di arretrati per 880 mila euro. La Casa i soldi non li ha, ovviamente, ma chiede di decurtare dalla cifra iniziale i fondi spesi per la sede del Convento del Buon Pastore. Intanto, a maggio scorso, mentre sono in corso le trattative, la consigliera grillina, Gemma Guerrini (la stessa del capolavoro del Cinema America) presenta, prima firmataria, una mozione con cui si chiede che Sindaco e Giunta si impegnino per mandare a bando le attività della Casa “riallineata alle moderne esigenze dell’Amministrazione capitolina”. 
In mezzo a questo scontro, ci si fionda anche il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che annuncia la volontà di dichiarare la Casa “sito di notevole interesse pubblico”, un atto esclusivamente politico che non sposta di un centimetro il problema: la mistica grillina del mettere tutto a bando di gara mette a rischio la Casa delle Donne la cui storia sfiora il mezzo secolo. A inizio ottobre 1973 un gruppo di donne appartenenti ai vari movimenti femministi dell’epoca, occupò Palazzo Nardini (quello salito alla ribalta in questi giorni per l’apposizione di un vincolo da parte della Soprintendenza che rende inalienabile l’edificio) trasformandolo in una casa di accoglienza per donne in difficoltà. Nel 1985, dopo una lunghissima trattativa, l’allora sindaco di Roma, Nicola Singorello (DC) assegnò alla Casa un’ala del Convento del Buon Pastore a via della Lungara, un edificio del 1600 che aveva ospitato prima donne “peccatrici” per poi trasformarsi, a metà ottocento, in un carcere femminile e in un asilo per bambine “da proteggere”. Nel 2001, poi Veltroni consegna ufficialmente l’edificio ai gruppi che costituiscono oggi la Casa e che offrono alle donne consulenza legale, assistenza psicologica, medica e consulenza del lavoro, servizi per bambini. 
A questo punto le strade iniziano a essere poche, strette e disagevoli. Dopo aver respinto tutte le proposte avanzate dalla Casa, “L’assessora Rosalba Castiglione -  scrivono in un comunicato le esponenti del Direttivo – ci ha annunciato la revoca immediata della Convenzione che regola il rapporto fra la Casa internazionale delle donne e Roma Capitale”. 
Se non è un preludio di sfratto, ci somiglia molto. Difficile pensare che l’Amministrazione 5Stelle armi tutto questo contenzioso per poi limitarsi a fermarsi alla revoca della convenzione. E amici come prima. Anche perché le passate prese di posizione dell’Amministrazione, sintetizzate proprio dalla Mozione Guerrini di maggio scorso, fanno chiaramente trasparire la visione ragioneristica del problema.   
Ovviamente, annuncia la presidente della Casa, Francesca Romana Koch, “faremo opposizione a tutto campo. Non possiamo non rilevare che l’annuncio della revoca della Convenzione avviene alla vigilia di agosto, nella peggiore tradizione di ogni vertenza pubblica e privata nel nostro paese. La Casa Internazionale delle donne e tutte le attività e servizi che al Buon Pastore vengono erogati rischiano la chiusura a causa di questo ulteriore incomprensibile attacco della giunta Capitolina al femminismo e alla vita associata a Roma”. 
L’idea che anima il Direttivo è che il Campidoglio, proprio come avvenuto per il Cinema America, prima osteggiato poi, alla fine, vittorioso nel confronto con la Giunta Raggi e la consigliera Guerrini, comprenda che una escalation di tensione su questo campo non convenga a nessuna delle parti e che, quindi, si riesca a giungere a un accordo. “Noi - spiega ancora la Koch - abbiamo proposto una transazione che chiuda definitivamente la questione del debito”. 
In serata arriva anche la voce del Comune: le fatture presentate dalla Casa (300mila euro) “non pertinenti” né si può ribassare il canone di affitto, già al minimo. Il Comune ha avanzato proposte (una garanzia bancaria per il rientro del debito e lo spostamento di alcuni servizi erogati nelle periferie) bocciate dalla Casa. In mancanza di soluzioni, la concessione sarà revocata d’ufficio pur rimanendo “in attesa di una proposta di transazione”.