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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 11 luglio 2018

DATI E IDENTITÀ SUL WEB, I PARTITI CI SPIANO

L’eterna memoria che ha la rete, la persuasione occulta che arriva anche a condizionare le elezioni, gli attacchi informatici. E poi il bullismo sulla rete e l’uso sempre più violento e virulento di notizie false: Antonello Soro, presidente dell’Autorità garante per la Protezione dei dati personali, è stato esplicito, nella sua relazione annuale al Parlamento, pronunciata a Montecitorio, nella Sala della Regina, con in platea anche il presidente della Camera Roberto Fico: “Siamo soggetti, più di quanto ne siamo consapevoli, a una sorveglianza digitale, in gran parte occulta, prevalentemente a fini commerciali e destinata, fatalmente, ad espandersi anche su altri piani, con effetti dirompenti sotto il profilo sociale”.
Il primo assalto è duplice: governi incapaci che hanno sottostimato il problema, lasciando il settore privo di regole, e grandi gestori delle piattaforme del web che, invece, dall’assenza di regole statali hanno tratto vantaggio, scrivendo loro le regole, promuovendo una concentrazione inarrestabile e “dando vita a all'attuale sistema di oligopoli”.
Il nuovo quadro giuridico europeo ha il merito “di porre al centro dell’agenda politica le implicazioni del digitale sulla libertà, l'autodeterminazione, l’identità". 
Fra i temi più urgenti c’è quello del data breach (dati sensibili o protetti che vengono consultati, copiati, trasmessi, rubati): “Nel mese di maggio gli attacchi informatici hanno toccato la soglia di 140 al giorno - dice Soro - e dal 25 maggio sono aumentate di oltre il 500% le comunicazioni di data breach al Garante, che hanno interessato, assieme a quelli notificati a partire da marzo, oltre 330.000 persone”. 
Per questo “abbiamo sollecitato una forte iniziativa, da parte delle diverse istituzioni coinvolte nei processi decisionali relativi all'innovazione tecnologica del Paese, per una verifica puntuale dello stato di sicurezza delle banche dati pubbliche e dei processi in corso di attuazione dell'Agenda digitale”. 
Soro affronta anche il caso recente di Cambridge Analytica - una società di analisi dei dati che  ha raccolto i dati personali di oltre 50 milioni di utenti di Facebook (soprattutto americani) utilizzati per costruire un programma in grado di prevedere e influenzare le scelte elettorali; ndr - che viene definita “la punta di un iceberg sicuramente ben più esteso”. 
I giornalisti, quindi, hanno un “ruolo che si carica ulteriormente di responsabilità nel fornire un'informazione corretta e rispettosa dei diritti altrui: un faro da seguire per orientarsi tra le post-verità, ricetta migliore per contrastare le fake news”. Fra le azioni dell'Autorità garante la tutela dei minori vittime di cyberbullismo: nella maggior parte dei casi il contenuto lesivo è stato rimosso, ma "le maggiori criticità che non siamo ancora riusciti a risolvere, ci sono rispetto a siti extraeuropei". E le vulnerabilità non mancano anche nell'uso degli strumenti digitali in politica: da “una piattaforma già interessata da un data breach”, sottolinea riferendosi a Rousseau, sistema operativo M5S, alle "illiceità riscontrate nell'attività svolta” dal Pd nazionale e romano. E, ancora, il telemarketing, dove l’illegalità diffusa ha prodotto “sanzioni tra le più elevate”. Ma come possiamo difenderci da questo assedio alla nostra privacy? “Come cittadini dobbiamo tutti farci carico di accrescere il livello di consapevolezza, dei nuovi confini della libertà e dei rischi che esistono nella società digitale: conoscendo tutto questo meglio, saremo più prudenti, anche nell'uso delle informazioni che consegneremo alla rete”.

mercoledì 30 maggio 2018

IL 2 GIUGNO DIVENTA LA FESTA DELLA DIVISIONE

Ufficialmente i pentastellati sono “tutti impegnati con il tour dei comuni sui territori” quindi nessuno di loro ha “confermato la presenza”. Rimarrebbe fuori solo Roberto Fico, che, in qualità di presidente della Camera, terza carica dello Stato, non può proprio bigiare gli appuntamenti connessi con la Festa della Repubblica del 2 giugno. 
E anche Matteo Salvini, pur non avendo ancora sciolto la riserva in via ufficiale, sarebbe orientato a disertare il tradizionale ricevimento al Quirinale, per il 2 giugno, fissato per le 18 con cocktail e concerto dell'Orchestra dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia. 
Più che la Festa della Repubblica, così, pare il 25 aprile. Un clima pesantissimo dopo il gran rifiuto del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di nominare il professor Savona all’Economia - proponendo in alternativa il nome del capogruppo leghista a Monte Citorio, Giancarlo Giorgetti - con la conseguente rinuncia di Giuseppe Conte a formare il governo, l’incarico a Cottarelli e le polemiche, sui social e mediatiche, fra Quirinale, Grillini e Leghisti.
Dopo l’accenno all’impeachment, anche il Tricolore entra nella querelle politica. 
Luigi Di Maio aveva invitato i suoi sostenitori ad esporre il Tricolore per protestare contro le decisioni di Mattarella (“Appenderò oggi una bandiera italiana fuori dalla finestra del mio ufficio a Montecitorio affinché tutti possano vederla - aveva dichiarato Di Maio - Invito tutti a fare altrettanto. Prendete la bandiera, compratela e appendetela”).
Per chi però Roma l’ha girata, l’appello di Di Maio è palesemente stato ignorato. A parte hotel, sedi istituzionali, scuole e qualche ufficio, non c’è traccia di Tricolori appesi. Neanche nei due Municipi romani - l’VIII Garbatella e il III Montesacro - dove il prossimo 10 giugno si voterà per rieleggere i Presidenti di Municipio dopo il crollo delle due giunte pentastellate c’è una traccia apprezzabile e sensibile che i romani abbiano ascoltato e accolto l’invito del capo politico del Movimento. L’assenza di bandiere italiane sembra non essere sfuggita ai vertici grillini: nel giro di poche ore, sempre dal suo profilo Facebook, Luigi Di Maio, annunciando la manifestazione a piazza Bocca della Verità del 2 giugno, ha chiesto ai sostenitori di cambiare l'immagine del profilo social con un tema dedicato a questa iniziativa. Ovviamente con il tricolore verde, bianco e rosso. 
A parte le facili ironie su bot e troll che si distingueranno proprio per i tricolori, i 5Stelle abbassano un po’ i toni: Roberto Fico sarà alla parata militare della mattina a fianco di Mattarella mentre il pomeriggio, per la manifestazione di Bocca della Verità, si legge sul blog M5S: “la nostra piazza non è contro il Quirinale, ma è a favore del nostro diritto di votare e scegliere”.