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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 24 settembre 2020

"LA MIA AZIENDA SANA DISTRUTTA NEL TRITACARNE DI MAFIA CAPITALE"

 


Io sono stato indagato per turbativa d’asta nell’inchiesta Mafia Capitale. Con questa indagine la mia cooperativa è stata prima interdetta dalle gare, poi commissariata dal Tribunale. L’ipotesi di reato ha condizionato la vita della mia azienda che era sana, che dava lavoro a circa 800 persone disabili che vi lavoravano perfettamente integrate con gli altri lavoratori. Ora che Venafro è stato assolto, chi rimetterà a posto le cose?”.

Trasuda amarezza Maurizio Marotta, ex presidente della cooperativa Capodarco. Con questa coop Marotta gestiva i servizi di prenotazione della Regione Lazio. Quando deflagra l’inchiesta Mafia Capitale ci finisce dentro per turbativa d’asta. È quella parte dell’inchiesta crollata l’altro ieri con l’assoluzione di Maurizio Venafro, allora capo di gabinetto della Regione Lazio, accusato di essere una sorta di regista di gare d’appalto truccate e definitivamente assolto dalla Cassazione.

Capodarco come è finita dentro Mafia Capitale?
Noi partecipammo alla gara regionale per la gestione dei centri unici di prenotazione (CUP) di tutte le aziende sanitarie e ospedaliere del Lazio. La gara era divisa in quattro lotti e noi presentammo un’offerta in “associazione temporanea di imprese” per tutti e quattro i lotti. A questa gara parteciparono anche le aziende di Salvatore Buzzi. La gara venne annullata dalla Regione visto che era menzionata nelle intercettazioni di Buzzi in cui si parlava di condizionamenti e turbativa d’asta. Reati che ora la Cassazione ha ridimensionato”. 

È la stessa inchiesta in cui era rimasto coinvolto l’allora capo di gabinetto di Zingaretti, Maurizio Venafro?
Sì, esatto. Insieme a quello di Venafro c’era anche il mio nome, come presidente della Capodarco, e concorrente al gruppo di Buzzi. Buzzi aveva parlato nel suo racconto ai magistrati di come lui fosse una vittima del sistema e che tutte le gare erano truccate, ma l’assoluzione di Venafro dimostra che la gara era regolare. Io sono stato indagato per la turbativa d’asta e a seguito di questa indagine la cooperativa è stata interdetta dalla Prefettua e successivamente è stata commissariata dal Tribunale di Roma. Abbiamo perso tutte le gare e i lavoratori che lavoravano con noi sono stati licenziati. Parte sono rientrati a lavorare con altre aziende che ci sono subentrate ma dopo cinque anni la mia è una società che è stata pressoché distrutta”.

La sintesi è che se finisci dentro un’inchiesta, anche in modo marginale, sei morto?
Esatto. Non esistono paraurti, vieni distrutto” 



SANNA (COLLEFERRO): "DA NOI MAI I RIFIUTI DI ROMA"


È uno dei due sindaci di Comuni con più di 15mila abitanti, rieletto al primo turno. Pierluigi Sanna, Pd, sindaco di Colleferro per la seconda volta, ha ottenuto il record del 75 per cento abbondante di voti. 

La possiamo definire “lo Zaia del Lazio”?
Io sono molto modesto e non mi paragono al Governatore del Veneto che ha avuto una responsabilità con un carico assai più ampio del mio”.

Però il 75 per cento di consenso in una città che fino a pochi anni fa era un feudo del centrodestra…
Colleferro è stata dal 1946 al 1992 un feudo del centrosinistra, una città operaia. Poi per 23 anni c’è stato sì il centrodestra”.

Ma fino al 1992 era un mondo, dopo il 1992 un altro. Per 23 anni la vita politica di Colleferro ha visto in Silvano Moffa il principale attore. Con lei torna il centrosinistra confermato con il voto di tre cittadini su quattro. Una bella soddisfazione.
Una grande soddisfazione. Un grande onore. Ma anche una grande responsabilità”.

Una campagna elettorale segnata dalla tragedia di Willy Monteiro Duarte.
Quella di Willy è una tragedia che ci ha segnato profondamente ma che non ha influito sulla campagna elettorale. In quei sette giorni ho sospeso la campagna elettorale: bisogna saper distinguere l’importanza delle cose, soprattutto nella vita pubblica. E comunque i nostri elettori hanno giudicato le cose fatte nel quinquennio non solo negli ultimi giorni”.

Programmi sulla sicurezza?
Se nei luoghi della tragedia c’erano telecamere è perché le abbiamo installate. Ne installeremo molte altre sempre in collaborazione con le forze dell’ordine. Concordandola con il Prefetto, ho emanato un’ordinanza sugli orari degli esercizi commerciali e continueremo a supportare con i Vigili Urbani il lavoro di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza”. 

Quanto può avere influito sul voto la chiusura dell’inceneritore?
La questione ambientale è uno fra i temi affrontati nel primo mandato e che ci ha portato la stima e la fiducia delle persone. Noi avevamo fatto delle battaglie quando eravamo all’opposizione e abbiamo mantenuto le promesse quando siamo stati eletti. Ma è la questione ambientale nel suo complesso”.

Cosa intende?
La questione ambientale è anche la chiusura della discarica, l’aumento della differenziata porta a porta, la nascita del Consorzio Minerva (l’azienda pubblica che gestisce i rifiuti nei Comuni della Valle del Sacco, ndr), i contributi pubblici che abbiamo erogato per l’acquisto di auto ibride e bici elettriche, gli investimenti sulla pista ciclabile, il piano urbano del traffico, l’acquisto del Parco del Castello. Questo, insieme alle politiche culturali e a quelle sul settore aerospaziale, ha segnato il primo mandato”.

A Colleferro dovrebbe sorgere, secondo la Regione, il “compound dei rifiuti”.
Noi siamo chiaramente a favore che la nostra differenziata finisca in un impianto che ricicla i rifiuti. Non siamo d’accordo che si costruisca qui un impianto che serva a smaltire i rifiuti di Roma. Non abbiamo visto progetti…”.

Quindi, dalla Regione non vi hanno sottoposto nulla.
Assolutamente no. I terreni sono i nostri e non li daremo a nessuno e vaglieremo con attenzione, insieme ad associazioni e comitati, i progetti. Non siamo disponibili a ricevere i rigiuti di Roma: abbiamo un porta a porta al 70% e non vediamo il motivo per il quale, dopo averlo fatto per 20 anni, dobbiamo supportare Roma”.


lunedì 21 settembre 2020

REGIONE LAZIO, IL PASTICCIO DEI VIGILANTES

 







Interrogazioni senza risposta, ricorsi al Tar ancora pendenti (udienza sulle sospensiva fra una settimana), commissione aggiudicatrice contestata, lettere di diffida e un giro d’affari, quello della vigilanza armata delle sedi regionali, da una trentina di milioni di euro: questi gli ingredienti per un’altra di quelle storie di appalti col dubbio.
Chiariamo subito: per la Regione è tutto a posto, fra le pieghe di commi e articoli c’è una scappatoia o una risposta per tutto. Però i dubbi restano. 
Andiamo per ordine. Fine 2018, la Regione mette a bando di gara d’appalto il servizio di vigilanza armata di tutte le proprie sedi. Sono sei lotti per un valore di poco superiore ai 29 milioni e mezzo di euro. Fra i criteri per l’aggiudicazione dei lotti viene specificato che “nel caso in cui un concorrente risulti primo in graduatoria in più lotti” potrà vincerne “fino ad un massimo di un lotto”. 
Spiega Maurizio Silighini, a capo di uno dei concorrenti la New Master Police: “Ci siamo ritrovati con due problemi. Il primo è che alla stessa società la Regione ha assegnato tre lotti. Il secondo è la carenza dei requisiti di chi è stato chiamato a comporre la commissione aggiudicatrice. Per queste due ragioni abbiamo presentato un ricorso al Tar che è in discussione il prossimo lunedì, 28 settembre. La Regione, però, prima ci ha comunicato la proroga fino a dicembre (la New Master Police era una delle società “uscenti” del vecchio appalto, ndr) poi ad agosto ha improvvisamente accelerato i tempi aggiudicando la gara”. E ovviamente escludendo la New Master Police. Che non è l’unica ad aver presentato ricorsi: due sono stati presentati dalla Securitas Metronotte e uno dalla Italpol Vigilanza. Dei tre della Securitas, uno è stato rigettato dal Tar e appellato in Consiglio di Stato che dovrà discuterne il merito. L’altro, rigettate le richieste di sospensione cautelare, andrà in discussione il prossimo 28 settembre. Stessa sorte - discussione lunedì 28 - anche per quello della Italpol Vigilanza: rigetto della sospensione e discussione nel merito. E così, lunedì della prossima settimana i giudici amministrativi dovranno decidere nel merito dei ricorsi di Securitas, Italpol e New Master Police.
La sostanza dei ricorsi si basa intanto sul fatto che tre lotti su sei siano stati vinti dalla stessa società la Cosmopol di Avellino. “La Cosmopol SpA controlla la Cosmopol Basilicatasrl, la Cosmopol Security srl, la Poliziotto Notturno srl e la Cosmopol Puglia. Sta a pagina 5 del loro bilancio”, dice ancora Silighini portando la visura camerale.
E dalle determinazioni dirigenziali viene fuori che la Comsopol Security srl vince il lotto 1 di Frosinone e Latina, la Cosmopol Basilicata quello di Rieti e Viterbo bla Poliziotto Notturno il lotto 6 “Roma Capitale”.
Poi c’è il nodo della Commissione che ha aggiudicato i bandi. “Senza nulla togliere alla professionalità di chi è stato chiamato, la legge prescrive che almeno uno dei componenti di una commissione di gara debba essere esperto nella materia. E nessuno dei tre membri è un esperto di sicurezza armata”, dice sempre Silighini. Si legge nel testo del ricorso al Tar che stando al decreto legislativo 50/2016 la commissione deve essere “composta da esperti nello specifico settore cui afferisce l’oggetto del contratto” cioè la vigilanza armata mentre la Regione avrebbe selezionato “esperti nel settore della contrattualistica pubblica” che, aggiungono i ricorrenti, non sono esperti nemmeno in quel settore: uno è dirigente alla Direzione Bilancio della Regione e ha effettuato “verifiche amministrative presso gli Enti locali”, uno si occupa di “programmazione scolastica e servizi sociali” e ha ricoperto il ruolo di presidente nella gara per il servizio di soccorso sanitario di emergenza; e l’ultimo lavora anch’egli alla Direzione Bilancio della Regione. 
Su questa gara vanno registrate due interrogazioni - una di Fabrizio Ghera, Fratelli d’Italia; e l’altra di Laura Corrotti, Lega - centrate su questi temi e rimaste senza risposta.
Risposta che dalla Regione arriva informale: che il Tar e il Consiglio di Stato non abbiano accolto alcuni ricorsi è la prova della correttezza dell’operato della Regione sulle tre aggiudicazioni alla Cosmopol. La commissione è stata nominata sulla base dello “sblocca cantieri” che ha sospeso una serie di norme. Vedremo lunedì prossimo chi avrà avuto ragione. 






lunedì 7 settembre 2020

COMUNALI 2020, ESAME PER RAGGI E ZINGARETTI



Non c’è solo il referendum. Nel Lazio, il 20 e 21 settembre, si voterà anche per il rinnovo di 36 Sindaci e Consigli comunali: 15 in provincia di Roma; nove in quella di Frosinone; sette nel reatino; tre in provincia di Viterbo e due in quella di Latina.
Di questi 36 comuni al voto, 11 hanno popolazione superiore ai 15mila abitanti e, quindi, nel caso che al primo turno nessuno superasse la metà dei voti validi, si andrebbe al turno di ballottaggio fissato per domenica 4 e lunedì 5 ottobre.
Questi 11 Comuni over 15mila sono tutti politicamente rilevanti e gli esiti del voto possono costituire un test in vista dei prossimi appuntamenti come le Comunali di Roma del 2021.

PROVINCIA DI ROMA
Il più popoloso è il Comune di Albano Laziale che conta oltre 38mila abitanti. Dopo due mandati, finisce l’era di Nicola Marini, esponente Pd, che, quindi, non può più ricandidarsi. Al suo posto, sostenuto da ben nove liste, il centrosinistra candida Massimiliano Borelli, consigliere comunale di lunghissimo corso (prima elezione nel 1996) e dal 2010 ininterrottamente presidente del Consiglio comunale. Borelli è anche consigliere in Città Metropolitana nonché uno degli uomini di Zingaretti che lo aveva nel proprio staff quando era presidente della Provincia di Roma e poi ancora in Regione Lazio. Di contro, il centrodestra candida Matteo Orciuoli, sostenuto da 7 liste. Completano il quadro, Luca Nardi per i 5Stelle e Bruno Valentini per il PCI.
Secondo per popolazione è il Comune di Genzano, quasi 24mila abitanti, che torna al voto anticipatamente per il crollo della Giunta 5Stelle eletta nel 2016 con il sindaco Daniele Lorenzon, sfiduciato dai suoi a marzo 2019. Qui i 5Stelle si ripresentano con Walter Ippolito ma la partita vera si gioca fra il centrodestra che candida Pierluigi Rosatelli, e il Pd (con 4 civiche) che porta Carlo Zoccoletti. Chiudono l’elenco degli aspiranti sindaci, Flavio Gabbarinim sostenuto da 3 civiche, e Roberto Borri, PCI e una civica.
Altre elezioni il cui esito ha un forte rilievo politico sono quelle di Colleferro. Qui, l’uscente Pierluigi Sanna (Pd e 4 civiche) si ripresenta forte della chiusura anticipata dell’inceneritore della città decisa, un anno prima della scadenza contrattuale, dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti, che ha così regalato a Sanna un bel viatico per la rielezione. Anche perché il centrodestra, consapevole di non avere chance, a preferito tentare la strategia della divisione fra candidati - Rocco Sofi sostenuto da Lega e Fratelli d’Italia più una civica, e l’ex sindaco Mario Cacciotti portato da Forza Italia e due civiche - per tentare la carta della massimizzazione dei consiglieri comunali eletti. I 5Stelle si presentano con Daniele Capuano e conclude l’elenco dei candidati Valerio Giuffré con una civica a sostegno.
Altro comune dove i 5Stelle hanno miseramente fallito riportando l’amministrazione al voto anticipato è Anguillara Sabazia dove venne eletta nel 2016 Sabrina Anselmo sfiduciata dai suoi a febbraio di quest’anno. Qui, i grillini non si ripresentano nemmeno. Quindi, la partita si gioca fra Michele Cardone, per il Pd, e Angelo Pizzigallo, per il centrodestra, che però ha in Sergio Manciuria, altro candidato sostenuto da tre liste civiche, un pericoloso competitor a destra. Conclude l’elenco dei candidati Francesco Falconi, avvocato, consigliere comunale uscente e nella passata consiliatura sostenitore della giunta grillina.
Anche ad Ariccia e a Rocca di Papa si terranno elezioni anticipate ma non a causa dei dissidi di maggioranza quanto per il decesso dei due sindaci eletti nel 2016: Roberto De Felice ad Ariccia, scomparso a febbraio scorso; e Emanuele Crestini a Rocca di Papa deceduto nel giugno 2019 a seguito degli esiti di un incendio sviluppatosi nel palazzo comunale dal quale il primo cittadino uscì per ultimo, dopo aver messo in salvo tutti i presenti. Entrambi erano stati eletti con liste civiche e in entrambi i comuni si affrontano 6 sfidanti per la poltrona di sindaco. Ad Ariccia, per il centrosinistra corrono Emilio Tomasi (centrosinistra), Gianluca Straccoli (centrodestra), Emanuele Imperioli (M5S) e tre civici: Enrico Indiati, Giorgia La Loggia e Emilio Cianfanelli.
A Rocca di Papa, i 6 in corsa sono: Andrea Croce (centrosinistra), Massimiliano Calcagni (centrodestra), Marco D’Antoni (M5S). Anche qui, chiudono tre civici: Elisa Pucci, Veronica Cimino e Enrico Fondi.
Chiude l’elenco dei Comuni sopra i 15mila abitanti della provincia di Roma, quello di Zagarolo. Qui, il sindaco uscente, Lorenzo Piazzai (Pd e tre civiche) ha deciso di non ripresentarsi per il secondo mandato e lascia, quindi, il campo alla vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Emanuela Panzironi. Contro di lei il centrodestra schiera Marco Bonini. Assenti i 5Stelle, ci sono però tre candidati civici: Giacomo Vernini, Marco Ricciardi e Giovanni Luciani.



PROVINCIA DI LATINA
Sono solo due i comuni al voto in provincia di Latina e sono entrambi al di sopra dei 15mila abitanti: Terracina e Fondi. I sindaci uscenti, Salvatore De Meo a Fondi (Forza Italia) e Nicola Procaccini a Terracina (Fratelli d’Italia) sono stati entrambi eletti al Parlamento europeo solo che il primo, diventato sindaco nel 2015, ha di fatto completato il mandato da primo cittadino mentre il secondo, sindaco dal 2016, porta il Comune al voto anticipato di un anno. In entrambi i comuni il centrodestra si presenta diviso: a Fondi, Lega e Forza Italia sostengono Beniamino Maschietto, mentre FdI porta Giulio Mastrobattista. A Terracina, i meloniani candidano Roberta Ludovica Tintari, e Lega e forzisti Valentino Giuliani. In realtà non è la prima volta che accade questa divisione alle elezioni anche se alla fine ha comunque prevalso il candidato di centrodestra. Di contro, a Fondi il Pd candida Ranieri De Filippis, dirigente della Regione Lazio. I 5Stelle si presentano con Giuseppe Manzo e chiudono due candidati civici: Luigi Parisella e Francesco Ciccone. 
A Terracina, invece, il Pd candida Armando Cittarelli, i 5Stelle Pietro Vanni e si contano tre civici: Andrea Bennato, Gianfranco Scisione e Gabriele Subiaco.



PROVINCIA DI FROSINONE
Qui c’è un solo comune over 15mila che va al voto: Ceccano. Anche in questo caso di tratta di un voto anticipato dovuto alla caduta del sindaco Roberto Caligiore, eletto nel 2015, alla testa di liste civiche e sfiduciato nel marzo 2019. Caligiore si ripresenta sotto le insegne del centrodestra mentre il Pd, che non ha presentato il proprio simbolo, candida l’ex presidente del Consiglio Comunale, Marco Corsi, il quale dovrà anche guardarsi a sinistra da Emanuela Piroli, in lista con i Verdi e due civiche. Qui, assenti sia i 5Stelle che altri candidati civici.

PROVINCIA DI VITERBO
Anche qui, c’è un solo comune che supera i 15mila abitanti e che va al voto: Civita Castellana. Lo scorso anno venne eletto un candidato della Lega, Franco Caprioli, che, dopo una serie di scontri interni con la sua maggioranza e problemi di salute, ha preferito dimettersi lo scorso giugno. Qui vanno al voto per il centrodestra Luca Giampieri, per il Pd Domenico Ciancilla, per Rifondazione Comunista Yuri Cavalieri e, infine, per i 5Stelle, Maurizio Selli. 

sabato 29 agosto 2020

RICICCIA IL CASO MASCHERINE FANTASMA

L’emergenza Covid sta ricominciando e torna in primo piano anche il caso “mascherine fantasma” che aveva popolato le pagine dei giornali durante l’emergenza in primavera.
La Regione Lazio ha, infatti, proceduto alla revoca di uno degli appalti -  850 mila camici e 1 milione di tute protettive - finiti nell’occhio del ciclone, quello a una società di Taranto, la Internazionale Biolife, appalto sul quale indagano la Procura di Roma e quella di Taranto.
Dopo quattro mesi di ritardo e con parte dei camici già inviati sequestrati dalla Guardia di Finanza, finalmente la Pisana si decide e revoca un appalto costato alle casse regionali 2,8 milioni di euro dei quali ora si chiede la restituzione maggiorata di un altro milione e 400mila euro per le penali. 
La notizia viene data da Le Iene che, insieme a Il Tempo e a Il Fatto Quotidiano, avevano seguito tutta la vicenda. Stando a quanto viene raccontato sul sito internet delle Iene, l’appalto viene assegnato il 30 marzo con l’impegno di consegnare le merci - 850mila camici e 1 milione di tute - entro l’8 aprile a Fiumicino. La prima consegna arriva solo il 3 giugno, due mesi di ritardo, e arrivano solo 150mila camici e niente tute. Il 26 agosto la Finanza notifica il sequestro dei camici alla Protezione civile regionale su disposizione della Procua di Taranto. A quel punto la Regione revoca l’appalto e chiede indietro i soldi: 4,2 milioni in tutto, di cui 1,4 di penali.
La Regione però fa anche sapere che non c’è un “buco” nelle casse regionali. I 2,8 milioni pagati come anticipo alla Biolife sono stati coperti dal mancato pagamento di mascherine che la Biolife aveva consegnato con altro appalto. La nota della Regione, dopo aver sottolineato la collaborazione con la Procura pugliese, sottolinea come “nessuno dei camici è stato mai distribuito” e “l'anticipo versato per la fornitura è stato interamente coperto” dato che non è stata “saldata una fornitura di mascherine, autorizzate e conformi, provenienti della stessa società”.
In realtà un problema per le casse regionali potrebbe esserci di riflesso: nell’intricatissimo gioco delle forniture di mascherine che ha visto protagonisti la Eco Tech e la svizzera Ex-Or, rientra anche la Biolife. Intanto perché quando la Eco Tech non ha consegnato le mascherine, la Regione le ha acquistate a prezzo maggiorato dalla Biolife. Ma poi perché, dalle carte, risulta sempre la Biolife come fornitore della Ex-Or a sua volta fornitrice della Eco Tech. “Purtroppo avevamo ragione. La Ecotech non era un caso isolato e sono confermati tutti i dubbi anche sulla Biolife”, commenta Roberta Angelilli (FdI).

martedì 4 agosto 2020

VIA LIBERA ALL’IMPIANTO DI COMPOSTAGGIO AMA A CESANO


Arriva, con numerose prescrizioni, la valutazione di impatto ambientale (Via) all’impianto di trattamento per i rifiuti umidi progettato da Ama e da realizzarsi a Cesano, nel territorio nel XV Municipio.
Il progetto è stato presentato in Regione da Ama a inizio marzo 2018 e ha subito un iter al quale hanno preso parte: l’Agenzia regionale di Protezione ambientale del Lazio, la Asl, svariati dipartimenti del Campidoglio, comprese le sue aziende agricole e il XIII Municipio, il Comune di Anguillara Sabazia, l’Enea e sei diversi Comitati e Associazioni più o meno contrari al progetto. 
Alla fine, la Via viene accordata con un totale di 71 fra prescrizioni e osservazioni
Il progetto prevede di realizzare un “impianto di recupero di rifiuti urbani biodegradabili provenienti da raccolta differenziata mediante compostaggio (bio-ossidazione aerobica)” ed è stato proposto da Ama.
L’impianto dovrebbe sorgere in località via della Stazione di Cesano in un’area al di fuori del GRA, localizzata nel territorio del Municipio Roma XV a ridosso del confine con i comuni di Anguillara Sabazia, Campagnano di Roma e Formello. In totale di tratta di un’area di 68mila metri quadri.
L’impianto dovrebbe produrre “compost” attraverso un processo che stabilizzi i rifiuti organici mescolati con materiale di origine lignea.
Dal punto di vista biologico la frazione più problematica proveniene dalla raccolta differenziata (scarti di cucina, scarti mercatali)”, si legge nella Via. Il processo si svolge in tre fasi: miscelazione e pretrattamento; ossidazione delle sostanze organiche e loro stabilizzazione e, infine, maturazione del composto. 
In totale il nuovo impianto avrà una capacità di trattamento totale di 60mila tonnellate annue, di cui 50mila proverranno dai rifiuti organici e 10mila dal materiale di origine lignea che non è classificato come rifiuto.
Stando alle tabelle inserite nella Via, l’impianto potrebbe assorbire rifiuti organici per 111 kg annui per abitante, pari a quelli prodotti annualmente da circa 450mila abitanti, più o meno corrispondenti ai residenti nei Municipi III, XV e parte del XIV.   


Il progetto prevede la costruzione di un capannone di oltre 17mila metri quadri di superficie dove saranno trattati i rifiuti organici mentire “i rifiuti verdi (quelli di origine lignea, ndr) saranno invece stoccati e trattati al di sotto di una tettoia dedicata contigua al capannone di lavorazione dotata di pavimentazione industriale e rete di raccolta dei percolati”.
Per evitare i miasmi generati durante la fase di ossidazione (che sviluppa calore) “il capannone, all’interno del quale verranno effettuate tutte le operazioni di trattamento dei rifiuti organici sarà tenuto in costante depressione al fine di evitare emissioni fuggitive. L’aria estratta sarà avviata ad un sistema” di filtri “della superficie di circa 1.768 mq”.
Il risultato dopo i 90 giorni di maturazione sarà un “compost stabile ed utilizzabile come ammendante (fertilizzante) in campo agricolo”.
Ovviamente monta la protesta dei vari comitati del no assieme ai quali si schiera la Lega al Consiglio Regionale del Lazio. Una protesta politica miope che non arriva a cogliere la necessità di dotare Roma di impianti sulla differenziata: la città è sommersa dai rifiuti e il sistema di riciclo è al collasso. 

domenica 19 luglio 2020

LA RAGGI ORDINA L’ACCELERAZIONE DELLA DELIBERA STADIO

Siamo al “pari avanti tutta”: lo Stadio della Roma ora deve correre. Lo scorso giovedì mattina riunione tecnica in Campidoglio con sindaco, Virginia Raggi, assessori e, soprattutto, i funzionari che hanno in mano il dossier. 
Ordine del Sindaco: correre.
Entro fine luglio andranno in Giunta i due accordi con la Regione Lazio per la ferrovia Roma-Lido di Ostia e con Città Metropolitana per la via del Mare/Ostiense. In questo modo, il Campidoglio conta di portarli alla firma dei tecnici per inserirli belli e pronti nella maxi delibera Stadio. Che, a questo punto, forzando molto i tempi, potrebbe anche approdare in Giunta prima della pausa estiva dei lavori (10 agosto). Siamo con una tempistica davvero al limite quindi è più probabile che, alla fine, la Giunta decida alla ripresa dei lavori. Ma il fatto in sé che la Raggi abbia chiesto di fare il massimo sforzo per arrivare a far partire l’iter prima dello stop ferragostano la dice tutta sulla volontà del Sindaco di portare rapidamente a casa il via libera finale allo Stadio. Nella riunione di giovedì, inoltre, è stato dato mandato agli uffici di accogliere anche le richieste dei consiglieri comunali di avere copia della due diligence che, da quando è stata resa nota nella riunione di maggioranza del 7 luglio, era accessibile solo in lettura. 
In ogni modo, prima o dopo la pausa estiva, ora c’è davvero da correre: dopo la Giunta, i testi saranno esaminati dalle Commissioni (almeno cinque: Urbanistica, Lavori pubblici, Mobilità, Commercio e Ambiente) e dal IX Municipio prima del voto finale. Fatti tutti i conti, superare settembre metterebbe a rischio la foto con la prima pietra.  

sabato 18 luglio 2020

"A CASTEL ROMANO NESSUNA EMERGENZA SANITARIA MA SOLO DEGRADO AMBIENTALE"




Sarà il tribunale amministrativo regionale a decidere se ha ragione il Campidoglio o la Regione Lazio a proposito dello sgombero e della messa in sicurezza del campo rom di Castel Romano
Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha infatti presentato ricorso al Tar contro l’ordinanza firmata dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti, per le “azioni organizzative e funzionali alla chiusura definitiva” di Castel Romano. 
Fa sorridere, già alla prima riga, leggere come Virginia Raggi ricorra non solo contro Zingaretti ma anche contro Raggi Virginia sindaco della Città Metropolitana: visto che il ricorso è indirizzato anche contro la Città Metropolitana governata dalla Raggi. Ed è quanto meno curioso vedere come, a fronte di rifiuti ovunque e roghi tossici, il Comune sostenga che non vi sia un’emergenza sanitaria ma solo un problema di tutela ambientale
La storia di Castel Romano viene ripercorsa nelle prime pagine: nato nel 2005 (sindaco Veltroni) come campo per la collocazione temporanea dei nomadi sgomberati da Vicolo Savini, si allarga e si stabilizza. Stando alla ricostruzione del Comune, il campo è diviso in due parti, una di proprietà pubblica e una privata e ricade all’interno della Riserva naturale di Decima Malafede, e sull’area insistono 4 diversi campi rom divisi in base all’etnia degli abitanti. Nel 2018 Zingaretti firma l’ennesima deroga alle norme sulla salvaguardia ambientale della Riserva valida però solo sulla parte pubblica dell’area. Il problema è che su quella privata insistono due depuratori che, da allora, non hanno più ricevuto manutenzione mentre dovrebbero servire tutti e quattro i campi. 
Di fondo, a parte questioni formali in punta di diritto, questo è il primo motivo concreto di ricorso del Campidoglio: se Zingaretti, argomentano gli avvocati del Comune, non mi consente di manutenere i depuratori non può poi accusarmi per la scarsa igiene dell’area. Il secondo è che il Governo, causa emergenza sanitaria, ha sospeso tutti gli sgomberi fino al 1 settembre 2020.
Fa, però, sorridere leggere come fra le argomentazioni “politiche” addotte dal Comune per spiegare che non è vera l’accusa della Regione di inerzia, vi siano la delibera di istituzione del “Tavolo per l’inclusione dei Rom” del 2016, quella per il “Piano di indirizzo per l’inclusione dei Rom” del 2017 e una del 2019 per sperimentare misure di sostegno ai Rom. Pezzi di carta a parte, il lavoro del Comune si riduce a impegnare 480mila euro (su un preventivo di 1,3 milioni) per sgomberare i rifiuti e non allo sgombero vero e proprio, all’istituzione di un presidio di vigilanza e all’apposizione di barriere di cemento. Tutto ciò per arrivare a sostenere come non esista “l’emergenza igienico-sanitaria ma più semplicemente una situazione di ampio degrado della zona”.
È surreale che Sindaca Raggi abbia impugnato l'ordinanza della Regione Lazio sostenendo che non sussiste a Castel Romano alcuna emergenza igienico sanitaria - spiega Roberta Angelilli, di Fratelli d’Italia, autrice insieme a Il Tempo e Le Iene dell’esposto da cui è partita tutta la vicenda - negando non solo l'evidenza palese ma ignorando anche le continue denunce ed esposti, dei cittadini e delle autorità. Già dal 2017  i Vigili urbani avevano evidenziato il degrado del campo e la  Asl Roma 2 ha più volte, anche recentemente nel mese di marzo e di aprile, effettuato sopralluoghi denunciando condizioni non conformi a criteri minimi di carattere igienico sanitario di sicurezza. Solo dopo l'esposto di Fratelli d’Italia e il servizio de Le Iene la Raggi si è decisa, il 7 luglio, a ripristinare la vigilanza all’ingresso, soppressa nel 2015”.



giovedì 9 luglio 2020

METRO C SUPPPLICA CONTE: "COMMISSARIATECI"




Commissariate la Metro C e applicate il “modello Genova”. Lo chiede il Consorzio Metro C - il raggruppamento di imprese private che sta realizzando la terza linea di metropolitana romana - al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte
La richiesta è contenuta in una lettera che Metro C ha spedito a Conte, ai Ministri dei Trasporti, Paola De Micheli; dell’Economia, Roberto Gualtieri; alla Regione Lazio, al Campidoglio e a Roma Metropolitane (formalmente ancora la stazione appaltante). 
La lettera è un durissimo atto d’accuso e pur se il Comune non è mai nominato non è affatto difficile riconoscere il Campidoglio nell’”Amministrazione” e nel “Committente” iscritti nella missiva.
Paralisi operativa”, “assoluta inerzia”, “reiterati solleciti”, “gravità inaudita”, “ingiustificabili ostacoli”, “stato di paralisi in cui versa l’Amministrazione”: sono solo alcune delle espressioni che Metro C usa per descrivere un semplice fatto: da un anno le talpe sono ferme. Il cantiere è immobile e le poche lavorazioni che si stanno compiendo - con Agenzia per la Mobilità che si è affrettata a far uscire un comunicato di avanzamento del cantiere - non riguardano le talpe ma le lavorazioni di stazione a Colosseo. 
Un anno fa, il 5 luglio, Virginia Raggi twittava: “Metro C a piazza Venezia: ipotesi sempre più concreta. Inviato al MIT (Ministero delle Infrastrutture, ndr) progetto definitivo. Presto talpe in azione”. Dopo un anno le talpe, però, sono ancora ferme esattamente nello stesso punto aprendo inquietanti interrogativi sul significato temporale dell’avverbio “presto” usato dal Sindaco. 
Non è stata completata l’istruttoria di alcune varianti di fondamentale importanza per il prosieguo dei lavori”, scrive Metro C al Governo, “a distanza di circa 7 mesi dall’adozione della delibera CIPE con cui nel dicembre 2019 è stato finanziato il prolungamento delle gallerie fino a piazza Venezia e dopo circa 4 mesi dalla relativa pubblicazione, marzo 2020 l’Amministrazione non abbia ancora rimosso gli ingiustificabili ostacoli di ordine burocratico che continuano tuttora ad impedire l’approvazione del relativo progetto”. Un’inerzia che oltre a mettere gli operai in cassaintegrazione, rende “più incombente il rischio di vedere irreversibilmente danneggiate” le talpe “a causa del prolungato fermo e di non poterle più impiegare” per proseguire gli scavi “vanificando ogni sforzo compiuto per evitare” il tombamento delle stesse sotto i Fori Imperiali. Per questo, Metro C chiede al Governo di nominare un Commissario Straordinario e di applicare il decreto Semplificazione sul modello seguito per il Ponte di Genova. 
Oggi in Consiglio comunale è previsto il voto che manca a riprendere i lavori e che è atteso da mesi e, teoricamente, sul modello Genova, è proprio il Sindaco che dovrebbe essere il candidato ideale al ruolo di Commissario per bypassare i freni burocratici. Un’ipotesi tutt’altro che rassicurante. 

mercoledì 8 luglio 2020

SE OCCUPI HAI CASA. RIECCO LA SANATORIA REGIONALE


La sanatoria per chi occupa case abusivamente, decisa dalla Giunta Zingaretti, si avvicina sempre di più. Dopo aver deciso, all’interno del collegato alla legge finanziaria regionale votato a maggioranza a febbraio scorso, la sanatoria per chi occupa abusivamente case e immobili, ieri la Giunta ha emanato i regolamenti attuativi. Con l’approvazione dei regolamenti, la procedura per regolarizzare gli occupanti abusivi entra nella fase operativa. Stando a una nota dell’Unione Inquilini, le domande per la sanatoria potranno essere presentate a partire dal 1 settembre di quest’anno fino al 27 febbraio del 2021. 
Il provvedimento prevede per i Comuni e le Ater di aumentare del 10 per cento la quota di alloggi da destinare alle famiglie in emergenza abitativa e di poter acquistare immobili direttamente sul mercato. 
A fianco a questo, però, il centrosinistra e un pezzo del Movimento 5Stelle alla Pisana approvano la sanatoria per gli occupanti abusivi delle case popolari. La regolarizzazione, espressione molto più diplomatica di sanatoria, riguarda le famiglie che vivono in un alloggio popolare senza titolo ma che sono in possesso dei requisiti di reddito. L’importante è aver occupato prima del 23 maggio 2014, giorno in cui venne approvato il Piano Casa del Governo Renzi, e, appunto, rientrare nei limiti di reddito necessari ad avere il diritto di accedere a un alloggio popolare. Chi verrà regolarizzato dovrà pagare una sanzione che è pari al canone di edilizia residenziale pubblica più 200 euro mensili fino a cinque anni, importo che, però, potrà essere rateizzato. 
Insomma, occupare conviene sempre e comunque. 
Anche perché chi avesse occupato dopo l’entrata in vigore del Piano Casa Renzi, è prevista la possibilità di restare in casa facendo domanda e aspettando in graduatoria, purché l’assegnazione avvenga entro due anni dall’ammissione. Nei casi in cui vi sia una condizione di disagio grave (invalidi, anziani, famiglie con minori etc.) o che gli occupanti siano seguiti dai servizi sociali è prevista la possibilità di spostare la riconsegna della casa occupata.

giovedì 2 luglio 2020

ROMA, LE PRIME GRANDI MANOVRE PER LE COMUNALI 2021

Giorno più, giorno meno manca solo un anno alle elezioni per il successore di Virginia Raggi il cui mandato scade a giugno 2021. Ufficialmente tutti gli schieramenti si nascondono dietro un “è troppo presto, se ne parla verso Natale” ma iniziano le grandi manovre di avvicinamento al voto.

Per i 5Stelle i prossimi 6 mesi saranno animati dalla lotta fra il sindaco uscente, Virginia Raggi, che vorrebbe tentare una candidatura bis e chi, usando la regola del divieto di superare due mandati, non ne vuol sentir parlare. Se la Raggi non dovesse battere le resistenze armate del no al bis, in campo Monica Lozzi, presidente del VII Municipio e considerata, nel nulla cosmico dei parlamentini sopravvissuti alle gelosie interne grilline, la più capace. Perché la Raggi corra per un secondo mandato da sindaco e un terzo totale (considerata l’esperienza da consigliere comunale con Ignazio Marino sindaco) occorre cambiare le regole interne del MoVimento. Ma in molti, visto il bilancio disastroso di questo quinquennio e le scarse probabilità della Raggi di arrivare al ballottaggio, non hanno intenzione di fare ulteriori strappi alla già fin troppo addomesticabili regole del partito per incassare solo una sonora sconfitta. In questo fronte del “no Raggi bis” va inserita di diritto Roberta Lombardi, capogruppo in Regione, e una fetta di consiglieri comunali per altri versi stanchi del procedere a zonzo del Sindaco e dei suoi. 
La Raggi ha sei mesi per battere questa fronda interna. 
La decisione finale sarà comunque demandata alla conventicola interna della casta grillina e poi, come d’abitudine, ratificata sulla piattaforma Rousseau.
Per il centrodestra e il centrosinistra la partita è decisamente più complessa e si intreccia in modo diabolico con gli assetti interni dei partiti e delle alleanze nonché con la tenuta del Governo nazionale e della Regione Lazio.
Primo punto: in molti a sinistra temono o a destra sperano che in autunno il Governo Conte chiuda i battenti e che alla fine non ci siano altre maggioranze rinvenibili in Parlamento con il risultato del voto anticipato in primavera. 
Una ipotesi comunque difficile da realizzarsi visto che eventuali elezioni politiche finirebbero per comporre quel Parlamento cui spetterà di determinare la scelta del successore di Sergio Mattarella al Quirinale nel 2022.
L’ipotetica caduta di Conte finirebbe per trascinare con sé anche quella della Regione Lazio (dove nel 2018 Zingaretti vinse di misura ma senza avere la maggioranza in Consiglio regionale) i cui equilibri si reggono su un paio di consiglieri di opposizione passati a puntellare gli zingarettiani e la pattuglia grillina trasformata in quieto giullare della maggioranza. 
Il risultato finale sarebbe la tempesta perfetta: un mega election day con alle urne Parlamento, Regione Lazio e Campidoglio. 
Nel Pd ci sono da tenere presente gli equilibri interni che poggiano sull’alleanza fra Dario Franceschini e Zingaretti, la stessa alleanza che consente a Conte di rimanere ancora a Palazzo Chigi. Con i renziani che attaccano quotidianamente i Dem. 
A sinistra da settimane girano molti nomi: Roberto Gualtieri, David Sassoli, Carlo Calenda, i presidenti dei Municipi I, Sabrina Alfonsi, e III, Giovanni Caudo; Lorenzo Tagliavanti
Ciascuno di questi nomi presenta più problemi che soluzioni: Calenda litiga tutti i giorni col Pd e coi renziani; Gualtieri non è esattamente il più amato dagli italiani che aspettano ancora la cassa integrazione; Sassoli non ha esperienza di alcun tipo e sta decisamente bene a presiedere il Parlamento europeo. La Alfonsi e Caudo sono troppo “piccoli” per una corsa simile; Tagliavanti ha tanti amici quanti nemici fra Unioncamere, Camera di Commercio e Confederazione Artigiani.
Per questo l’idea che circola - formalmente respinta dal diretto interessato ma non per questo accantonata - è quella di candidare Enrico Letta. Uomo garbato, personalità di rilievo europeo, con ottime entrature nel mondo che conta della politica e della finanza, moderato (che dopo le urla politiche di Marino e la Raggi non guasta), in grado di aggregare. Certo, Letta non è esattamente un uomo del popolo. E per questo l’orientamento sarebbe quello di affiancargli Amedeo Ciaccheri, oggi presidente del Municipio Garbatella e proveniente dal mondo della sinistra movimentista.
Enrico Letta potrebbe anche garantire alle opposizioni un mandato di “pace” politica: dalla campagna di Alemanno in poi è stato tutto un susseguirsi di ululati politici che hanno alzato costantemente il tono e le attese, deludendo altrettanto rapidamente.
Nel centrodestra, invece, la partita è a uno stadio un po’ più arretrato. Il primo vero problema è che né Fratelli d’Italia né la Lega hanno personale politico sufficiente in numero e preparazione per “reggere” il Campidoglio e la Regione (qualora si votasse per entrambi). Non parliamo poi del Governo… 
Quindi, a destra, sembra più iniziata una corsa a non rimanere col cerino della scelta in mano. FdI, con un fortissimo radicamento a Roma, potrebbe lasciare alla Lega la scelta del nome e, al massimo, tentare il colpo sulla Regione. La Lega non sembra disposta a fare l’agnello sacrificale e quindi, alla fine, non è da escludersi un candidato di Forza Italia. Gira il nome di Annagrazia Calabria che possiede un curriculum di tutto rispetto ma non appare esattamente come un trascinatore di folle. Tanto che più di qualcuno ipotizza che la “pax lettiana” potrebbe non essere affatto un’offerta da rifiutare.

sabato 20 giugno 2020

INCOGNITE SULLA DISCARICA DI MONTE CARNEVALE



Sulla discarica di Monte Carnevale pende la mannaia dei giudici amministrativi: ieri, il Consiglio di Stato ha accolto un ricorso presentato dal comitato Valle Galeria Libera e ha così sospeso con ordinanza l'autorizzazione ambientale che la Regione Lazio aveva concesso, lo scorso 27 dicembre, alla New Green Roma (NGR) per costruire nell'ex cava posta di fronte alla discarica di Malagrotta, un impianto di smaltimento di rifiuti inerti. Per una serie di procedure tecniche, la sentenza non sospende effettivamente i lavori visto che il Consiglio di Stato ha rinviato il fascicolo al Tar per una udienza di merito da fissare in tempi rapidissimi
E non si tratta della discarica decisa dal sindaco di Roma, Virginia Raggi: la decisione del Consiglio di Stato riguarda quella di “inerti” non quella per i rifiuti urbani. 
Ma è chiaro che la sentenza dei Giudici di Palazzo Spada colpisce indirettamente anche la futura discarica di Roma: la società che le sta realizzando è la stessa e lo stesso è l’invaso dove la NGR sta costruendo sia la discarica di inerti che quella dei rifiuti urbani di Roma per 1,4 milioni di tonnellate.
A marzo scorso il Tar aveva prima sospeso in via cautelativa e poi riautorizzato i lavori di "preparazione" alla discarica di rifiuti speciali derivanti dal trattamento degli urbani approfittando proprio dell’autorizzazione ambientale regionale ottenuta per costruire la discarica di inerti e fanghi. Ora la decisione spetterà al Tar: la data dell’udienza non è stata resa nota ma, appunto, dovrà essere in tempi rapidissimi.
La sentenza è arrivata proprio mentre in Regione è in corso la conferenza dei servizi che dovrà decidere se sottoporre a valutazione di impatto ambientale il primo stralcio del progetto della discarica di rifiuti urbani presentato da NGR, per due lotti da 75mila mq totali su una complessiva estensione di oltre 1,4 milioni.
Silenzio sia dalla Regione Lazio che dal Campidoglio. Parlano solo Lega e Fratelli d’Italia che accolgono la sentenza, anche se parziale, come una conferma dei dubbi sulla scelta di Monte Carnevale.