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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 28 gennaio 2020

L'AMA SI ARRENDE: SIAMO SENZA UOMINI E MEZZI



Roma dovrebbe essere pulita come Disneyworld perché Roma è la Disneyworld della cultura e della bellezza ma per farlo servono persone e mezzi sennò non si arriva al risultato”. Anche l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, alza bandiera bianca e ammette il fallimento dell’Azienda nella gestione della quotidianità dando numeri diversi rispetto alle ultime note ufficiali dell’Azienda. 
Spiega Zaghis in Commissione Ambiente che “sul totale di 6.128 dipendenti al 31 dicembre del 2019 in Ama ci sono 4.235 idonei alle mansioni” gli altri 1888 sono, a diverso grado, inidonei: “Abbiamo il 32% dei nostri lavoratori con svariate inidoneità, il doppio rispetto ad un’azienda come Amsa che ha il 16% e il dato nazionale dice 17%. Non si può lavorare in queste condizioni”. "Dal 1 gennaio 2015 all’1 gennaio 2020 sono uscite da Ama 710 persone e non ne è entrata nemmeno una, escluse le categorie protette. Ad oggi mancano 85 autisti, 40 meccanici e circa 300 operatori. Siamo in attesa di procedere con le assunzioni. Il piano che è stato condiviso col Campidoglio prevede ingressi per circa 400 persone dall’inizio del prossimo anno a scaglioni. La maggioranza sono operatori, meccanici e autisti e metteremo il 20% degli inidonei con scopa e paletta come operatori ecologici di quartiere”.
Oltre agli uomini, mancano anche i mezzi: “la mancanza di mezzi è un problema serio: siamo a Roma non a Reggio Emilia come qualcuno credeva in passato”, con una battuta indirizzata all’ex assessore ai Rifiuti, Pinuccia Montanari, e all’ex ad di Ama, Lorenzo Bagnacani entrambi di Reggio Emilia. “Appena arrivato ho sbloccato una gara di compattatori (i camion che svuotano i cassonetti, ndr) partita a ottobre 2015 e assegnata a marzo 2019”. Gara per iniziali 96 mezzi poi portati a 102: “di questi ne sono arrivati e sono operativi 32, 3 sono in immatricolazione, quindi arriveremo a 35 mezzi per la prossima settimana, a 102 consegnati tra la fine di maggio e l’inizio di inizio giugno, tutti i mezzi saranno operativi per la fine di luglio”. Ma siamo comunque “a meno della metà di quelli necessari”. Senza considerare quanto siano vecchi quelli in possesso dell’Azienda: “su 281 compattatori attualmente disponibili, 201 hanno un’anzianità superiore ai 10 anni”.
Risultato: “Nel 2019 la regolarità rispetto al contratto di servizio sulla raccolta è diminuita dell’1,8% rispetto al 2018, mentre è migliorata di circa il 5,5% la regolarità del servizio di pulizia”. 
C’è spazio anche per un’analisi: “Ama è una società che per trent’anni è stata gestita contando sulla discarica di Malagrotta che è venuta a mancare. Senza avere un piano industriale a disposizione con nuovi impianti, senza un accordo con il Governo per realizzarli in fretta e senza un piano regionale dei rifiuti, è stata chiusa questa discarica. E anche in questi sette anni passati dalla chiusura di Malagrotta nessuno ha realizzato questi nuovi impianti”. Poco male che di questi sette, quattro siano targati 5Stelle e 3 Pd. Infine, i bilanci: “entro metà marzo” Zaghis conta di avere l’”ok da parte dell’assemblea dei soci di Ama (ovvero il Campidoglio, ndr) al bilancio 2017, poi entro metà maggio a quello del 2018 e entro metà luglio a quello 2019".


giovedì 14 novembre 2019

LEMMETTI: "LA TARI NON AUMENTERÀ"


Promessa di Gianni Lemmetti, assessore al Bilancio della Giunta Raggi: “la Tari (tariffa rifiuti, ndr) non aumenterà”. E questo anche se il bilancio Ama 2017 - quello non ancora approvato e che è costato la poltrona di Ama prima a Lorenzo Bagnacani e poi a Luisa Melara nonché all’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari - dovesse chiudere in negativo. Eventualità tutt’altro che improbabile.
Questo è quanto è emerso dalla seduta della Commissione Trasparenza di ieri mattina, convocata per ascoltare il neo amministratore unico, Stefano Zaghis (impegnato al Ministero) e gli assessori all’Ambiente, Fiorini, e, appunto, al bilancio, Lemmetti. 
Seduta di Commissione che si è svolta come un incontro di scherma: il presidente Marco Palumbo (Pd) e il consigliere Francesco Figliomeni (FdI) da una parte, Lemmetti e Fiorini dall’altra. 
La questione di fondo è quella famosa dei crediti cimiteriali: in sostanza, i consiglieri cercavano di capire se il “buco” sui servizi cimiteriali, i famosi 18 milioni di euro mancanti, potesse essere “scaricato” sulla Tari con un aumento della tariffa. 
Spiega Lemmetti: “I crediti dei rifiuti sono in equilibrio”, ha spiegato, quindi “non dovremo rivalerci sulla Tari ma bisognerà mandare in pareggio i servizi cimiteriali". Insomma, secondo Lemmetti non è possibile "scaricare le eventuali inefficienze dei servizi cimiteriali sulla tariffa della raccolta dei rifiuti. Sono due cose diverse”.
Assai poco convinte le opposizioni. Figliomeni: “in caso di segno negativo del bilancio sulla parte rifiuti la norma Tari prevede immediato riequilibrio tariffario. Ci chiediamo se la Giunta disporrà un aumento della tariffa”.
Valeria Baglio (Pd) attacca: “Lemmetti mischia le carte: il nodo sono i sovracosti che Ama ha sostenuto sullo smaltimento dei rifiuti: 30 milioni di euro in più nel 2017 e circa 20 nel 2018 senza contare le emergenze del 2019. Ora, evidentemente, non sanno come fare a far quadrare i bilanci. Questa à la vera posta che potrebbe far aumentare la tariffa della Tari”.
Chiude Palumbo: “Ci auguriamo che davvero la Tari non aumenterà ma aspettiamo Lemmetti e suoi al varco del Bilancio di fine anno per verificare come faranno quadrare i conti”.

giovedì 10 ottobre 2019

BRINCHI (ROMA SERVIZI MOBILITÀ) PRONTO A DIMETTERSI


Se l’Anac (Autorità Anticorruzione, ndr) dovesse ritenere che sussistano incompatibilità sui miei incarichi sono pronto a dimettermi immediatamente e a firmare un atto di rinuncia a qualunque tipo di causa contro l’azienda”: è questo, forse, uno dei passaggi più rilevanti dell’audizione, avvenuta ieri mattina, in Commissione Trasparenza di Stefano Brinchi, l’ingegnere che guida con i ruoli  presidente e amministratore delegato l’Agenzia Roma Servizi per la Mobilità, società di proprietà del Campidoglio che cura comunicazione, coordinamento, controllo, sviluppo della mobilità pubblica e privata.

L’audizione di Brinchi è stata determinata da un’inchiesta de Il Tempo che ha portato alla luce come Brinchi, formalmente assunto come quadro in Roma Servizi, a fine 2018, nella sua qualità di presidente della società aveva approvato in Consiglio di Amministrazione una riforma della pianta organica che, alla fine, gli ha attribuito un ruolo di dirigente ad interim senza aumento di stipendio ma anche una sorta di “promozione”: da quadro di IV fascia a quadro di V fascia con relativo incremento di emolumenti da 69mila a 96mila euro lordi l’anno.
La commissione Trasparenza - Marco Palumbo (Pd) il presidente, Giovanni Zannola (Pd), Svetlana Celli (Civica), Rachele Mussolini (Civica), Francesco Figliomeni (FdI), Monica Montella (M5S) - hanno preteso che Brinchi chiarisse questa strana vicenda. 
Brinchi ha spiegato come si sia deciso di procedere a una riforma della pianta organica anche a seguito del pensionamento di alcuni dirigenti che hanno lasciato scoperte alcune posizioni e che l’interim, nella ricostruzione dell’Ad, è solo una delega che il vertice societario decide di non attribuire. Un po’ come il sindaco, Virginia Raggi, che ha deciso di mantenere per sé la delega ai rifiuti dopo le dimissioni di Pinuccia Montanari. Altro punto della difesa di Brinchi è la riduzione dei costi rispetto agli anni passati e che è “pronto a dimettersi” se fossero ravvisate incompatibilità. Ma, contemporaneamente e, forse, inconsapevolmente, Brinchi tira un ceffone al Campidoglio: “dal 30 luglio abbiamo depositato in Comune il progetto di riforma della struttura interna che, se approvato, consentirebbe di nominare dirigenti in pianta stabile e io potrei rinunciare all’interim”. Sottinteso: il Comune dal 30 luglio è rimasto inerte. Dopo Luisa Melara, dimissionaria presidente di Ama, e Marco Santucci, dimissionario Ad di Roma Metropolitane, Brinchi è il terzo manager nominato dai 5Stelle che accusa di inerzia la Giunta Raggi
Per Palumbo e Zannola “l’Assessorato al bilancio conferma che l’Anac ha inviato una lettera all'amministrazione comunale nella quale fa alcune osservazioni sull'iter della nomina di Brinchi ai vertici della municipalizzata. In pratica, l’Anac solleva dubbi relativamente all'opportunità di nominare Presidente un dipendente della società. In più resta da approfondire il fatto che un Presidente, in virtù del suo ruolo nel Cda, abbia firmato un provvedimento con cui adegua il suo livello contrattuale nell’azienda”.
Nelle scorse settimane, poi, era circolata l’ipotesi - avvalorata dalle parole della Raggi in Aula Consiliare “tutte le opportunità sono aperte” - che un’aliquota di 75 lavoratori di Roma Metropolitane potessero essere ricollocate in Roma Servizi. Ma, durante la Commissione emerso come “per i lavoratori di Roma Metropolitane non ci sia ancora nessun vero piano di ricollocazione”, dicono Palumbo e Celli.

mercoledì 2 ottobre 2019

QUEI MANAGER CHIAMATI PER SALVARE AMA E ANDATI VIA SBATTENDO LA PORTA


Stefano Zaghis è il settimo vertice di Ama dell’era Raggi. Subentra a Luisa Melara che, in stile Branduardi, era succeduta a Lorenzo Bagnacani che era succeduto a Antonella Giglio che era succeduta a Alessandro Solidoro che era succeduto a Daniele Fortini. Con, in mezzo, la direzione generale di Stefano Bina
Se Fortini era un’eredità della Giunta Marino e, quindi, tutto sommato, quasi comprensibile il suo avvicendamento nello spirito dello spoils system al cambio politico di Amministrazione, tutti gli altri sono stati presentati dalla Raggi come i salvatori della Patria. E, uno dopo l’altro, se ne sono andati sbattendo la porta. E se con Bagnacani, le registrazioni dei colloqui e le carte in Procura si pensava di aver toccato il fondo, con la lettera della Melara si è andati anche oltre il fondo.
Insieme ai management l’intera gestione dei rifiuti ha visto l’avvicendarsi di due assessori e mezzo: prima Paola Muraro, nominata alla guida dell’Ambiente nella Giunta originaria a luglio 2016 ma dimessasi troppo presto, il 14 dicembre 2016, per il coinvolgimento, poi archiviato, in un’inchiesta giudiziaria su Ama. E poi di Pinuccia Montanari, succeduta alla Muraro il 22 dicembre rimasta in carica fino all’8 febbraio scorso quando, proprio a causa dello scontro al calar bianco fra Ama e Campidoglio, fra Bagnacani e Lemmetti, sulla questione dei bilanci, prese le difese di Bagnacani e ci rimise l’incarico. 
Il mezzo, poi, è, paradossalmente, la Raggi stessa. Dal giorno delle dimissioni della Montanari, infatti, non c’è più un assessore con la delega ai Rifiuti e, quindi, ad Ama. L’attuale assessore all’Ambiente, Laura Fiorini, nominata il 4 settembre scorso, ha infatti solo la delega al Verde mentre quella ai rifiuti, non assegnata a nessuno, rimane in capo al Sindaco.
Luisa Melara, Paolo Longoni e Massimo Ranieri, rispettivamente presidente, Ad e consigliere di Ama, si sono dimessi formalmente alle 6 del pomeriggio di ieri. Sono durati in carica solo 104 giorni e, di fatto, non sono riusciti a toccar palla: immediatamente sommersi dalla crisi di giugno dei rifiuti che ancora non si è esaurita, hanno potuto solo mettere in campo una serie di iniziative tampone per arginare il problema senza poterlo realmente affrontare. 
Il post pubblicato martedì 1 ottobre sulla pagina facebook del sindaco,
Virginia Raggi, mentre il CdA di Ama formalizzava le proprie dimissioni
Ora arriva l’era Zaghis: il suo nome era già circolato per Ama proprio nel periodo di interregno fra Bagnacani, dimessosi a inizio febbraio, e la Melara nominata il 7 giugno, come uno dei papabili per andare a guidare l’azienda di via Calderon de la Barca. Ora è il suo turno nel silenzio del sindaco, Virginia Raggi, che oggi non si è presentata in Consiglio comunale per riferire sulla tripla crisi di Ama, di Roma Metropolitane e delle talpe della Metro C oramai sepolte grazie all’inerzia della sua Amministrazione ma con l’orchestrina mediatica del Campidoglio che, mentre il CdA Melara si dimetteva, si occupava di pubblicare sulla pagina facebook del Sindaco l’ennesimo post dedicato alle macchinette mangiaplastica: perfetto stile Titanic.  


martedì 1 ottobre 2019

PRONTO A SALTARE L'ENNESIMO CDA DI AMA


In principio fu Alessandro Solidoro. Poi venne Stefano Bina, seguito da Antonella Giglio. Quindi fui la volta di Lorenzo Bagnacani. Tutti o quasi andati via sbattendo la porta. Tre mesi fa è arrivata Luisa Melara. Ora anche questo Consiglio di Amministrazione di Ama è a rischio. Esattamente per lo stesso motivo per il quale se ne andò Bagnacani: i bilanci. Ci sono 18 milioni di euro che ballano. Ama li ha iscritti a bilancio. Il Comune non vuole riconoscerli. Sono soldi che Ama ritiene le spettino per servizi resi nei cimiteri. Il Campidoglio, giusto sabato pomeriggio, ha ribadito con una nota durissima che “Roma Capitale non approverà mai un bilancio di Ama Spa che sia redatto in maniera non corretta e contenga valutazioni già in precedenza non avallate dal Comune”, aggiungendo che il Comune “nella sua veste di socio unico di Ama Spa, non accoglierà valutazioni contabili contenute nella proposta di bilancio” che non non prevedano la restituzione dei 18 milioni di euro per servizi cimiteriali “che Ama aveva incassato in più rispetto alla somma prevista nel contratto di servizio con il Comune, senza alcuna giustificazione”. 
Un conflitto mai visto prima dell’avvento dei 5Stelle al governo cittadino. Un conflitto che è costato non solo la poltrona a Bagnacani ma anche quella di Pinuccia Montanari, considerata vicinissima direttamente a Beppe Grillo, e strenuamente sempre difesa come assessore all’Ambiente dalla Raggi. Almeno fino a che non è arrivato lo scontro con Gianni Lemmetti, l’assessore al Bilancio. Che evidentemente è più forte di tutti. Lo scontro, dunque, si acuisce di nuovo. Cambiano i manager ma i bilanci Ama restano sempre gli stessi: quello del 2016. Perché dal 2016 Ama non ha più un bilancio: mancano quello del 2017, che è ancora in discussione e continua a fare la spoletta fra la sede aziendale e Palazzo Senatorio da dove viene respinto, e quello del 2018 di cui non si vede l’alba. E pensare che fra le varie incombenze previste nell’Ordinanza Zingaretti sui rifiuti vi è l’approvazione dei bilanci Ama mancanti da parte del Campidoglio. 
L’importante però è lo “stucchevole piagnisteo”, come lo definisce la Lega, e per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, limitarsi a dolersi di essere stata “lasciata sola” sui rifiuti.  


sabato 3 agosto 2019

GENERALI ADDIO, LA RAGGI PERDE IL CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE


Ritirata e ammaina bandiera: se ne va il secondo generale reclutato dal sindaco di Roma, Virginia Raggi. È il turno di Giovanni Savarese, chiamato dal Sindaco a guidare la protezione civile. Giovedì 1 agosto sono state protocollate in Campidoglio le sue dimissioni. I generali arruolati lo scorso 27 giugno in Campidoglio erano cinque: il generale di Corpo d’Armata, Paolo Gerometta, alla guida delle Risorse umane di Vigili; Giovanni Calcara alla testa dei Servizi Digitali; Giuseppe Morabito alla Scuola di Formazione comunale; Silvio Monti al verde e Savarese alla Protezione civile.
Il primo a lasciare, a metà luglio praticamente mezzo mese scarso di permanenza, è stato Monti. Ora è il turno di Savarese. L’Assessorato all’Ambiente, dal quale la Protezione Civile dipende, è praticamente un deserto: l’assessore al Verde, Laura Fiorini, collaboratrice della Raggi, non è ancora arrivata, nonostante gli annunci. L’ordinanza di nomina, infatti, ancora non è stata firmata, almeno stando al sito del Campidoglio. A reggere l’intero Dipartimento, dal 18 luglio, c’è Guido Calzia, proveniente dalla Direzione Mercati e spedito a dirigere ad interim l’Ambiente. Ora salta anche il generale Savarese. Riserbo totale sulle motivazioni di questo addio ma, secondo voci di corridoio, Savarese si sarebbe scontrato direttamente con la difficoltà di gestire la Protezione Civile e i suoi appalti. 
E se per Monti si è parlato di “motivazioni personali” alla base dell’addio, per Savarese si tratterebbe di un piccolo terremoto interno agli uffici: abituato all’efficienza dei militari, sarebbe stato difficile comprendere il sistema farraginoso e vischioso della burocrazia capitolina. 
Era da gennaio scorso che si parlava dell’arrivo dei generali: da quando il ministro della Difesa, la grillina Elisabetta Trenta, aveva riformato gli elenchi dei militari “in ausiliaria” - cioè quelli che, tra i 60 e i 65 anni, in alternativa al congedo possono iscriversi a una lista da cui pescano le amministrazioni di tutta Italia, per un massimo di cinque anni - alla Raggi è sembrato di poter trovare la soluzione al problema della scarsità di dirigenti. 
All’inizio di maggio, il Sindaco aveva spiegato su facebook: “Grazie alla sinergia sviluppata con il ministro abbiamo accolto cinque generali, provenienti dall’Esercito e dall’Aeronautica Militare, a guidare cinque Direzioni di Roma Capitale”. 
Di lì, è stato necessario oltre un mese per formalizzare l’ordinanza di nomina, arrivata il 27 giugno appunto, con il conferimento dei vari incarichi. 
Resta, dunque, il buco nero del Dipartimento di Porta Metronia: niente assessore, nemmeno quello dimezzato al solo verde. Dall’epoca delle dimissioni di Pinuccia Montanari, ultimo assessore all’Ambiente, era l’inizio di febbraio e, a parte l’annuncio di fine giugno dell’arrivo della Fiorini, la formalizzazione ancora non c’è. E sembra che almeno fino a fine agosto non ci sia la possibilità che la nomina, solo annunciata, trovi effettiva applicazione con l’emanazione dell’ordinanza del Sindaco. Niente Direttore ufficiale del Dipartimento ma solo un interim semestrale, quello di Calzia. Niente Direttore della Protezione Civile. 
Il clima negli uffici dell’Ambiente è fra il disperato e il tragico: i rifiuti sono la grande spada di damocle anche se Ama è la prima imputata ma rimangono tutte in piedi le grandi emergenze. Alberi che cadono, in un biennio, 2016-2018, crolli aumentati del 730%; verde pubblico fuori controllo nelle ville storiche e a livello giungla nelle varie aiuole spartitraffico: l’Ambiente è l’emergenza continua del Campidoglio. 

martedì 9 luglio 2019

L'AMA BATTE CASSA: COMUNE PAGHI O CONTI IN TILT


I secchioni strabordanti di immondizia, il fetore pestilenziale e animali di varia natura che si cibano di questi rifiuti sono solo la parte più appariscente del problema immondizia a Roma.
Ce n’è una meno evidente ma altrettanto importante: lo stato del bilancio Ama. Da due anni - siamo al terzo esercizio in corso - il “socio unico” di Ama, cioè il Campidoglio a trazione grillina, non approva i bilanci dell’azienda di via Calderon de la Barca. 
Uno scontro feroce fra le fazioni interne al mondo a 5Stelle che ha lasciato sul terreno il cadavere politico dell’assessore ai Rifiuti, Pinuccia Montanari, e dell’ultimo CdA di Ama, quello di Lorenzo Bagnacani.
E per approvare il bilancio 2017 non c’è solo la famigerata partita dei crediti cimiteriali - il casus belli dell’addio del duo Bagnacani/Montanari dopo lo scontro con l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, e il dg del Campidoglio, Franco Giampaoleti - ma c’è anche e sopratutto il credito di Ama verso il Comune: Palazzo Senatorio deve all’Ama 169 milioni. Roba vecchia, per carità, antecedente addirittura il mandato di Alemanno sindaco (2008-2013) ma che va iscritta dentro il bilancio 2017. E anche in fretta: per poter predisporre il documento contabile da sottoporre all’approvazione del Comune, restano poche ore. E se il Comune non dovesse riconoscere questo debito, sul libro mastro di Ama ci sarebbe un nuovo buco di 169 milioni di euro. 
Di fatto, quasi il bollino di default. 
Non a caso, uno dei passaggi cardine dell’Ordinanza Zingaretti sui rifiuti è stato centrato proprio sulla necessità che il Campidoglio smetta di cincischiare e approvi questi due bilanci. La cui mancata approvazione, al di là dei rilievi contabili, amministrativi e penali, ha un risvolto immediato: le ultime 41 gare d’appalto bandite da Ama rendono un quadro piuttosto desolante. 
Sette sono andate deserte e fra queste alcune sono suggestive: niente gru, camion e gomme, niente rimozione dei rifiuti pericolosi né di quelli ordinari. Tre annullate, 8 aggiudicate e 21 in aggiudicazione, alcune di queste da mesi e mesi.
Se poi si analizzano non solo il numero e gli oggetti degli appalti, ma il loro valore economico, viene fuori un quadro ancor più sconcertante: le 7 gare andate deserte valevano il 67% dell’ammontare di tutte le 41 gare. Sul piatto Ama aveva messo oltre 340 milioni di euro: 227 milioni è il valore delle gare andate deserte, poco più di 7 milioni le gare aggiudicate, poi 2,5 milioni valevano quelle annullate e 103 milioni quelle in aggiudicazione. 
Non serve un genio matematico per capire che l’affidabilità di Ama è decisamente scarsa: vengono aggiudicate gare di poco valore, una da 58mila euro, e quasi tutte le altre sotto il milione di euro di valore. Le aziende, semplicemente, non si fidano: quando la posta è consistente, come i quasi 225 milioni a bando per “l'affidamento del servizio di caricamento, trasporto, scarico e trattamento, con recupero/smaltimento dei Rifiuti Urbani Residui prodotti dalla città di Roma Capitale - eccedenti le quantità trattate presso gli impianti di AMA S.p.A. - e dei rifiuti solidi prodotti dagli impianti di trattamento di AMA S.p.A., per un periodo di 24 (ventiquattro) mesi”, le aziende restano a casa.


sabato 29 giugno 2019

RIFIUTI, CONTINUANO I ROGHI DEI CASSONETTI


Cassonetti alle fiamme, in numero crescente, che diventano - per l’ennesima volta - terreno di scontro politico come se non bastassero i cumuli di rifiuti, l’odore disgustoso che oramai pervade l’intera città e il proliferare di animali che si nutrono di questi scarti. 
Durante la notte fra giovedì e venerdì incendi di cassonetti e relativi cumuli di rifiuti si sono registrati all’Eur e a Casal Bruciato. Poco prima dell’alba i carabinieri sono intervenuti prima in via Adolfo Gandiglio e poi in via dei Colli Portuensi dove i cassonetti erano avvolti dalle fiamme. Al Portuense il fuoco ha anche danneggiato parzialmente un’auto in sosta. Terzo caso a Casal Bruciato, in via Bergamini. In tutti e tre questi episodi - come per i casi analoghi dei giorni scorsi - cause in corso di accertamento. Tuttavia, per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ottima occasione per lanciare l’allarme sull’ennesimo complotto: prima furono i frigoriferi, poi i materassi ora l’attacco, simboleggiato dai roghi di cassonetti e rifiuti, è proprio dritto dritto contro di lei e la sua Amministrazione. 
Ovviamente le opposizioni banchettano politicamente alla maleodorante greppia dell’immondizia e torna a farsi sentire anche l’ex sindaco, Ignazio Marino, quello che chiuse Malagrotta senza avere nulla di pronto per sostituirla, e che sulla propria pagina facebook scrive di “frustrazione” nel “vedere cancellato il piano e gli investimenti per una serie di impianti che, se non fossero stati cancellati, oggi utilizzerebbero una parte significativa delle 500mila tonnellate/anno di rifiuti umidi per produrre gas”. Peccato che all’epoca si trattasse di grandi progetti da svilupparsi in un futuro molto remoto senza che vi fossero realmente né finanziamenti né progetti scritti veri e propri ma solo splendide intenzioni.
Per l’attuale inquilina del Campidoglio, però, l’occasione degli incendi diviene un pretesto per lanciare per l’ennesima volta la litania del “Il disegno di chi prova a farci tornare indietro. Roma è #sottoattacco. Noi abbiamo reagito, abbiamo alzato la guardia. Roma non si piega”. Complotto dei piromani che, quindi, si accoda a quelli più antichi dei frigoriferi e dei materassi ma buono per celare le innegabili manchevolezze dell’Amministrazione capitolina simboleggiate dalla girandola di vertici di Ama e dal cambio di Assessori all’Ambiente che, dopo l’uscita di scena della Montanari, è rimasto nelle mani proprio della Raggi.
Le istituzioni sanitarie stemperano la tensione: spiega la dirigente medica del Servizio di sanità pubblica della Asl Roma 1, Alessandra Brandimarte: “I controlli li stiamo eseguendo. La situazione è di grave degrado urbano, ma non c'è un rischio infettivo diretto, perché plastica o simili non possono emettere esalazioni tossiche”. 
Infine, il Codacons che minaccia un’”autoriduzione della tassa sui rifiuti se l’emergenza non rientrerà entro pochi giorni”. Spiega il presidente Carlo Rienzi: “se la situazione di emergenza dovesse proseguire, sarà inevitabile una azione a tutela degli utenti romani”.

COME E PERCHÉ ANNEGHIAMO NEI RIFIUTI


C’è un diario nell’ultima e più grave crisi del ciclo dei rifiuti che spiega come mai le strade della Capitale siano da settimane un’immensa discarica. Si parte a fine marzo: Luigi Palumbo, commissario nominato dal Tribunale che gestisce le aziende di Manlio Cerroni, annuncia ad Ama che i due impianti di trattamento (di Cerroni, appunto) privati avrebbero dovuto essere sottoposti a manutenzione. Da fine aprile per tutta l’estate. Risultato: 500 tonnellate giornaliere in meno di rifiuti indifferenziati da lavorare. 
Sono i giorni della grande crisi di Ama: quelli dell’addio dell’ultimo assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, e della defenestrazione dell’ennesimo CdA dell’era grillina in Campidoglio con l’addio polemico di Bagnacani seguito dagli strascichi in Procura. Massimo Bagatti, direttore esecutivo che regge Ama nel periodo di transizione, riesce a trovare un compromesso con il privato: la manutenzione programmata sarà più morbida e si parte non più il 25 aprile ma il mese successivo, 27 maggio, cioè il giorno dopo le elezioni europee. 
In quei giorni ci sono gli appelli, la corsa frenetica a trovare soluzioni tampone, a chiedere, tramite Zingaretti, l’aiuto delle altre regioni e delle altre province
Perché una cosa deve essere ben chiara: né VeltroniAlemanno hanno avuto la forza di imporre soluzioni alternative a Malagrotta. Poi Marino che Malagrotta l’ha semplicemente chiusa ma sempre senza avere la via d’uscita. Ma la Raggi e i 5Stelle nel dna hanno la negazione dell’utilità degli impianti di trattamento: né termovalorizzatorigassificatoriinceneritori. E men che meno discariche di servizio che nulla hanno a che vedere con una Malagrotta bis. Basti vedere la cagnara aizzata solo all’idea di una discarica di servizio a Pian dell’Olmo: i grillini tornano rapidamente il partito del "no” salvo poi rivolgersi a Zingaretti e all Regione. E, infatti, l’Ama targata Raggi/5Stelle gli impianti li usa eccome, quelli delle altre Regioni però. E a carissimo prezzo. 

Il problema è che prima di spedire fuori Roma i rifiuti questi vanno trattati, preparati. E il trattamento si fa negli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB). Ama ne aveva due: Salaria e Rocca Cencia. Salaria è andato a fuoco a dicembre scorso e oramai è chiuso anche se, come ricorda spesso il presidente del Municipio III, Giovanni Caudo, mancano gli atti ufficiali di chiusura. Rocca Cencia si guasta spesso, visto che sta lavorando al limite della capacità. Ama avrebbe anche un terzo impianto, un tritovagliatore mobile a Ostia, già feudo grillino, ma l’impianto, della capacità di 200 tonnellate al giorno, resta fermo. Gli altri sono impianti privati. Anzi, di uno solo: Cerroni. Il tanto bistrattato dai grillini ras dell’immondizia è ancora lui a tenere a galla la città. Ma le manutenzioni programmate - e, quindi, di fatto sottovalutate dal Campidoglio - creano il tappo. Altri privati non si fidano di Ama e della solidità di chi non approva un bilancio da due anni. Inoltre, questo perdurante stato di cronica mancanza di impianti, obbliga Ama a portare i rifiuti fuori città logorando la già vecchia fotta dei propri mezzi, una flotta oramai pericolosamente scesa a metà dell’efficienza e con veicoli vicini all’età della pensione. 



venerdì 31 maggio 2019

DIMISSIONI, GUASTI E INCENDI: GLI ANNI SENZA PACE DI AMA


La rottura di un nastro trasportatore degli scarti del trattamento dei rifiuti nel TMB di Rocca Cencia è solo l’ultimo di una lunghissima serie di problemi e incidenti che si sono susseguiti nel corso degli anni all’Ama. Anche se i primi problemi partono un po’ più in su, direttamente dal Campidoglio: dall’8 febbraio, giorno delle dimissioni di Pinuccia Montanari dalla guida dell’Assessorato all’Ambiente, ancora manca il successore. Fosse solo l’Assessore fantasma sarebbe quasi un problema da poco. È che dietro le dimissioni della Montanari - per altro, il secondo Assessore all’Ambiente a mollare la Giunta Raggi dopo l’addio di Paola Muraro, il 13 dicembre 2016 - c’è il problema dei bilanci dell’Azienda, non ancora approvati, e, soprattutto, del management. Già, perché uno dei problemi di Ama è la straordinaria girandola di direttori, amministratori, consiglieri che, da quando i 5Stelle amministrano il Campidoglio, si sono succeduti senza riuscire a incidere realmente nelle politiche aziendali: Alessandro Solidoro, Stefano Bina, Antonella Giglio, Lorenzo Bagnacani sono entrati e usciti dalla grazie dell’Amministrazione comunale con la stessa rapidità (e fine) delle mogli di Enrico VIII. 
Testa del pesce a parte, poi, c’è il lungo elenco di problemi che hanno martoriato l’Ama. I più gravi sono, ovviamente, i due incendi. Il primo, quello gravissimo, dell’11 dicembre 2018, dell’impianto di trattamento meccanico biologico di proprietà di Ama di via Salaria. 
Un impianto che, sin dalla sua apertura nel 2011, è stato una spina nel fianco dei cittadini della zona di Villa Spada, Fidene e Castel Giubileo sulla Salaria e oggetto di grandi proteste. A dicembre 2018, di notte, l’impianto va a fuoco. Le fiamme finiscono per distruggere un po’ tutto e, finalmente, la struttura viene chiusa. 
Arriviamo al secondo incendio, quello di fine marzo scorso e che investe il TMB di Rocca Cencia, quello dove ieri è andato fuori servizio il nastro trasportatore. In quel caso, fu necessario chiudere una metà dell’impianto - questa volta, secondo le prime notizie diffuse dall’azienda, sarà l’intero stabilimento - e, anche in quell’occasione, Ama si raccomandò con i romani di fare al meglio possibile la differenziata. Per nessuno di questi incendi è ancora stata appurata la causa, se sabotaggio, autocombustione, errore umano. A questi roghi, però, vanno sommati anche quelli di svariati cassonetti nel corso del tempo: spesso come risposta (sbagliata) di cittadini esasperati dalla mancata raccolta, altre volte come atto vandalico. Episodi, però, usati dalla propaganda grillina per gridare lo slogan del “siamo sotto attacco”.
Fra incendi, deliberata scelta di non occuparsi dell’impiantistica di smaltimento da parte dei grillini e rotture, però, Roma continua ad avere un ciclo rifiuti sempre al limite del collasso

giovedì 7 marzo 2019

AMA, ATAC, ADIR: QUANTE DELUSIONI DAI BILANCI DELLE SORELLE DI ACEA


Se Acea può strappare un sorriso alla Raggi - ma soprattutto all’assessore al Bilancio, Lemmetti - con il suo dividendo, ci sono almeno altre tre partecipate che, al contrario, sono una croce per i bilanci e anche per la tenuta politica della maggioranza. 
Atac vive in un limbo: il concordato in continuità è passato ma questo non ha estinto il debito monstre ereditato dal passato, superiore al miliardo e duecento milioni di euro. Semplicemente, esso è stato parzialmente ridotto e, soprattutto, spalmato nel tempo. Ma prima o poi questi debiti verso fornitori e creditori dovranno essere pagati e l’azienda, oggi, non pare esattamente in miglior salute rispetto a prima del concordato: i dati sul servizio reso all’utenza sono pessimi (fra il 70 e l’80% di quanto previsto nel contratto di servizio), le gare d’appalto continuano ad essere un disastro è l’arrivo dei 335 nuovi bus totali, previsto per quest’anno, se va bene si fermerà a sole 108 vetture, per altro prese a noleggio e a caro prezzo. 
L’altra sorella è, ovviamente, Ama. L’immondizia allieta il panorama dei romani e dei turisti, senza più fare distinzioni fra centro storico e periferie, piazze di pregio e viottoli suburbani. Ma la crisi di Ama - una crisi strana, nata tutta in seno all’amministrazione grillina con la guerra fra Lemmetti e l’ex assessore all’Ambiente, Montanari - si centra tutta sui bilanci: quello del 2017 ancora non è stato approvato. È quello dei famosi 18 milioni di contenzioso fra Campidoglio e Azienda, 18 milioni per servizi erogati negli anni scorsi nei cimiteri e riconosciuti fino, appunto, al bilancio 2017 con il collegio dei sindaci che prima approva il documento finanziario e subito dopo lo boccia aprendo la strada alla crisi. Quei 18 milioni sono costati la poltrona al quarto board nominato dalla Raggi (quinto se si considera quelli nominati prima del 2016 e ereditati dai grillini) e, nonostante l’avvicendamento a via Calderon de la Barca, ancora il bilancio 2017 non vede la luce. E, quando la vedrà, sarà comunque in rosso. E manca ancora il bilancio 2018 le cui premesse paiono, se possibile, ancor peggiori delle precedenti. A questo, si somma la crisi dell’impiantistica determinata dall’incendio del TMB Salario cui la Raggi, ad oggi, non ha saputo trovare una soluzione strutturale ma solo escamotage tampone. Quindi, i bilanci Ama in rosso, zero possibilità di assunzioni e tanta mondezza ancora per strada.
La terza sorella povera è Assicurazioni di Roma: fra alberi che crollano e buche nell’asfalto, la compagnia assicuratrice che tutela il Campidoglio ha visto raddoppiare le spese per risarcimento danni. Nel 2018 sono stati necessari 13 milioni di euro, più del doppio di quanto fu necessario per il 2017, che si era fermato a soli 7 milioni. Sono tanti soldi e il 2019 non sembra aprirsi sotto una luce migliore dell’anno scorso. 

venerdì 1 marzo 2019

RIFIUTI; IN REGIONE VOLANO STRACCI GRILLINI



Non c’è stato solo lo scontro Lemmetti-Montanari o quello Giunta Raggi-Ama ad aver animato il dibattito politico romano e drammaticamente peggiorato la condizione dell’Azienda dei rifiuti e della mondezza sparsa per la città. Adesso lo scontro tutto grillino si sposta in Regione dove oggi è prevista una seduta della Commissione Urbanistica e Ambiente in cui è stata disposta l’audizione dell’ex Ad di Ama, Lorenzo Bagnacani.
Solo che da una parte si è alzata Gaia Pernarella, consigliera M5Stelle e membro della Commissione, che ha spedito una letterina al presidente della Commissione stessa, un altro grillino, Marco Cacciatore, per stigmatizzare la decisione di ascoltare Bagnacani.
Scrive la Pernarella: “non ravvedendo nella figura del dottor Bagnacani alcun ruolo istituzionale, tale da poter interessare la Commissione, sono a chiedere di poter audire l’organo istituzionale reggente la gestione dell’azienda”, cioè Mauro Lonardo. Aggiunge ancora la Pernarella: “Si chiede di convocare l’assessore al Bilancio del Comune, Gianni Lemmetti”.
Per la consigliera grillina, quindi, Bagnacani è un “normale cittadino seppur informato” e, quindi, se si decide di ascoltarne uno, se ne devono ascoltare anche altri. E giù, la lista di tutti coloro i quali, nell’ultimo decennio circa, hanno svolto ruoli apicali in Ama: “Antonella Giglio, Alessandro Solidoro, Daniele Fortini, Ivan Strozzi, Salvatore Cappello, Franco Panzironi, Biagio Eramo, Domenico Tudini”. Insomma, un buttarla in caciara niente male. 
C’è anche un seguito in questa querelle in salsa 5stelle: il silenzio totale del presidente Cacciatore che non ha dato alcun seguito alla richiesta della Pernarella. 
Un silenzio che alla grillina non deve essere piaciuto molto: “sono a richiedere se si è provveduto, così come richiesto, a integrare l’audizione convocata da questa Commissione. A oggi, infatti, non risultano pervenute comunicazioni in tal senso né al Comune né ad Ama”, scrive in una seconda email di ieri.
Nella farraginosa ripartizione del mondo grillino, a Roma diviso fra “governativi” e “lombardiani”, Cacciatore viene ricollocato fra i lombardiani, mentre la Pernarella -  vicina all’altra consigliera, Valeria Di Corrado - sta incasellata fra i governativi, anche se non esattamente fra gli amici stretti del sindaco, Virginia Raggi. 
Lo scontro in atto ha più piani di lettura. Il primo, è tentare inutilmente di annacquare l’audizione di Bagnacani, soffocandola in mezzo a quella degli altri ex vertici aziendali: diventerebbe tanto forte il rumore di sottofondo, da cancellare la voce solista. Anche perché la cacciata di Bagnacani - il quinto manager Ama dell’era Raggi, il quarto nominato direttamente da lei - non è stata indolore e rischia di avere, dopo le visite dello stesso ex Ad di Ama in Procura, strascichi giudiziari sicuramente molesti, forse pesanti. A rafforzare l’idea che ci sia timore da parte dell’ala filo Raggi su ciò che Bagnacani potrebbe dire, concorrono le espressioni usate dalla Pernarella nelle sue email (“nessun ruolo istituzionale”, “normale cittadino seppur informato”) pure se questo tentativo, così mal organizzato, ha ottenuto l’effetto di accendere ancor di più i riflettori su questa audizione che è la prima uscita pubblica da quando Bagnacani ha lasciato i vertici aziendali. Da ultimo, i collegi di provenienza della Pernarella (Latina) e della Di Corrado (Pomezia) sembrerebberoanche evidenziare un interesse diretto di entrambe al problema dello smaltimento dei rifiuti romani nell’hinterland.


martedì 19 febbraio 2019

VIRGINIA CACCIA IL CDA AMA: "HANNO FALLITO"


Siamo arrivati allo showdown fra l’Ama e il suo socio unico, il Comune di Roma, con la Raggi che, ieri mattina, “alle 10.50” come recita la lettera di accompagnamento, ha destituito il Consiglio di Amministrazione dell’azienda dei rifiuti, dando mandato al collegio dei sindaci di guidare l’Ama per l’ordinaria amministrazione e convocare l’assemblea dei soci per la nomina del nuovo management.
E così, salta, almeno per ora, il quinto vertice di Ama da quando Virginia Raggi indossa la fascia tricolore. 
Almeno per ora perché in realtà - notizie frammentarie da dentro i corridoi dell’azienda - parlano di un’Ama in salsa venezuelana, con il CdA dimissionato deciso a resistere, stile Maduro, e il Collegio Sindacale, guidato da Mauro Lonardo, deciso a insediarsi immediatamente, stile Guaidó. Roba che rischia di finire con i Carabinieri prima e in tribunale poi.  
Per cercare una mediazione, nel pomeriggio, le due opposte fazioni hanno richiesto di comune accordo un parere pro veritate all’avvocato Pietro Cavasola, del foro di Roma, che è un consulente di Ama. 

Andiamo per ordine. Metà mattinata, la Raggi licenzia Bagnacani e il resto del CdA di Ama. Motivazione: fine del rapporto fiduciario. “Le azioni attuate dagli amministratori della società Ama hanno rilevato un livello di criticità tale da fare dubitare dell’affidabilità dell’attuale gestione aziendale, soprattutto con specifico riferimento alla riformulazione di un nuovo progetto di bilancio di esercizio 2017”, si legge nell’ordinanza 18. 
L’ordinanza segue prima la bocciatura in Giunta comunale del bilancio Bagnacani, l’8 febbraio scorso, seguito dalle dimissioni di Pinuccia Montanari da assessore all’Ambiente, e dalla visita della Montanari e dello stesso Bagnacani in Procura
Nell’ordinanza Raggi viene menzionata anche una relazione del dg del Campidoglio, Franco Giampaoletti, protocollata sabato, in cui c’è scritto: “Conclusivamente, tenuto conto dei comportamenti sopra descritti che, singolarmente e ancor più nel loro complesso, si ritiene integrino ipotesi di violazione di obblighi di legge e/o statutari, si sottopone alla valutazione delle SS.LL. l’ipotesi di procedere alla motivata revoca per giusta causa dei componenti del Consiglio di amministrazione”.
Secondo l’Agenzia Dire, questo invito alla rimozione non avrebbe trovato il consenso del Capo di Gabinetto, Stefano Castiglione, che avrebbe avuto un confronto acceso proprio col dg Giampaoletti sul tema della ‘giusta causa’ alla base della rimozione del Cda. 
Non a caso, Castiglione non ha controfirmato la delibera che porta le sigle di Gianni Lemmetti, assessore al Bilancio, di Giampaoletti e dal segretario generale, Pietro Paolo Mileti
All’ordinanza si accompagna una lettera, firmata da Castiglione che è un magistrato della Corte dei Conti, con cui si conferisce al Collegio sindacale il potere di gestire la fase di interregno fino alla convocazione dell’assemblea per la nomina dei nuovi amministratori.
Lettera e licenziamento diventano il nuovo terreno di scontro fra Comune e Ama con i vertici aziendali che contestano le motivazioni della cacciata, considerate insufficienti e generiche, ma soprattutto il subentro immediato del Collegio dei Sindaci. 
In sintesi: per il CdA uscente, lo Statuto di Ama (17.2) assegna allo stesso CdA il compito dell’ordinaria amministrazione e della convocazione dell’Assemblea dei soci che nominerà i nuovi vertici aziendali. Per il Campidoglio, invece, vale il codice civile (art. 2386) che questi compiti li assegna al Collegio sindacale. 
In serata è stata sciolta la questione sulla legittimità con il parere dell'avvocato Cavasola che ha sposato la decisione del Campidoglio. Gli uscenti terranno nelle prossime ore una conferenza stampa dove spiegheranno le loro ragioni: "Stiamo mettendo in fila i fatti.Noi costretti a produrre atti illegali? Se non lo abbiamo fatto e stiamo andando via fatevi delle domande. Abbiamo fiducia che la verità verrà a galla", hanno detto uscendo per l'ultima volta dalla sede di via Calderon De La Barca.

venerdì 15 febbraio 2019

LA RAGGI "SPACCHETTA" L'AMBIENTE - MONTANARI IN PROCURA; AMA CERCA SOLDI


La crisi Campidoglio-Ama entra nel vivo: dopo la bocciatura del bilancio 2017 di Ama da parte della Giunta Raggi e le conseguenti dimissioni di Pinuccia Montanari da assessore all’Ambiente, da una parte il Sindaco cerca di tamponare una situazione amministrativa sempre più difficile, dall’altra Ama rischia di entrare in crisi di liquidità.
Andiamo per ordine. 
Prima questione, la possibilità per Ama di continuare a pagare stipendi, gasolio per i camion e, quindi, svolgere il proprio servizio. Il presidente di Ama, Lorenzo Bagnacani, deve muoversi velocemente e avrebbe scritto - manca conferma ufficiale - tre lettere per garantire all’Azienda una sufficiente liquidità. Due le missive spedite alla Raggi con cui Bagncani chiede a Palazzo Senatorio - il Campidoglio è socio unico di Ama -  di farsi garante con le banche per mantenere le linee di credito necessarie all'azienda per pagare fornitori e stipendi e, come misura straordinaria, poter trattenere la tranche di Tari incassata relativa ai mesi di novembre e dicembre per un ammontare di 250 milioni di euro. 
La terza lettera è spedita agli Istituti di credito ai quali Bagnacani chiede di erogare dal 18 febbraio linee di credito per almeno 110 milioni. 
Secondo punto: la soluzione politica del problema Ama che passa, necessariamente, per la scelta dei successori di Pinuccia Montanari. 
L’ex Assessore - ieri ascoltata in Procura proprio in merito al dissesto finanziario di Ama in un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza - all’Ambiente, grande sponsor di Bagnacani e, a sua volta, ben caldeggiata direttamente da Beppe Grillo, si era dimessa pochi giorni non appena la Giunta aveva deciso di bocciare il bilancio 2017 di Ama. 
Ora il sindaco, Virginia Raggi, ha il problema della sostituzione: Radio Campidoglio racconta di cortesi ma fermi “no” alla proposta di andare, per meno di due anni e mezzo, a farsi crocifiggere sulla montagna di rifiuti capitolini.
Per questo, ieri, la Raggi ha annunciato la decisione di “spacchettare” le deleghe ambientali: da una parte di sarà l’assessore ai rifiuti e uno al verde: “Ho spacchettato le deleghe, quando avrò novità comunicherò tutto”, ha spiegato il Sindaco.
Complicato pensare che qualche tecnico possa decidere di mettere la faccia sulla questione rifiuti e riuscire a invertire la rotta seguita dai grillini in due anni di grandi proclami e risultati totalmente negativi. Anche perché il lavoro di impostazione dell’impiantistica del ciclo rifiuti prevede tempi lunghi di realizzazione e, quindi, doveva essere impostata nei primi sei mesi di mandato. E, non a caso, si passa sotto la lente d’ingrandimento l’intero pulviscolo grillino. 
Lo spacchettamento delle deleghe, ovviamente, ha colorito la giornata politica romana: Marco Palumbo (Pd) “Raggi spacchetta e non risolve”; Valeria Baglio (Pd) “Comune umilia l’Ama ormai con l’acqua alla gola”; Svetlana Celli (Civica): “Una poltrona per due e nessuna soluzione”.