*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

Visualizzazione post con etichetta graziano delrio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta graziano delrio. Mostra tutti i post

mercoledì 13 febbraio 2019

ROMA-LIDO DI OSTIA, SBLOCCATI I FONDI


La notizia era stata anticipata già un paio di settimane fa e ora è ufficiale: la Giunta Zingaretti ha (finalmente) approvato la convenzione per l’utilizzo dei 180 milioni di euro a disposizione della Roma-Lido di Ostia.
Si tratta, in sostanza, di quei famosi 180 milioni di euro annunciati già nel gennaio 2016 da Zingaretti e dall’allora ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, rimasti però fino a oggi solo una promessa su carta: il ricorso al Tar dei francesi di Ratp (che avevano presentato alla Regione un’offerta, respinta sulla linea per Ostia con il Tribunale che ha obbligato la Pisana a riaprire il dossier), il concordato fallimentare di Atac (che avrebbe dovuto essere stazione appaltante), poi le elezioni regionali e nazionali avevano fatto arenare questi soldi nel limbo del nulla.
Ieri, con due diversi atti, la Giunta Zingaretti ha chiuso il cerchio “regionale” per usare questi soldi: il primo è lo schema di convenzione con il Ministero dei Trasporti, Rete Ferroviaria Italiana e Atac, schema che, una volta controfirmato, sbloccherà i soldi per tutti gli interventi sulla Roma-Lido; il secondo è il capitolato d’appalto per l’acquisto di 11 nuovi treni (6 per la Roma-Viterbo e 5 per la Roma-Lido) come prima parte dell’intera fornitura di 38 nuovi convogli prevista dall’Accordo del 2016. In pratica, ora, il capitolato verrà consegnato alle 7 società che si sono già accreditate nei mesi passati in Regione cui presenteranno la proposta di fornitura. 
L’obiettivo da raggiungere con i 180 milioni è quello di trasformare la Roma-Lido da peggiore linea italiana (quarto premio Caronte consecutivo vinto) in una metropolitana con frequenza di 1 treno ogni 5/6 minuti, praticamente raddoppiando il servizio odierno. I soldi serviranno per realizzare nuove sottostazioni elettriche (fondamentali per aumentare la frequenza dei treni), cambiare i binari e la linea aerea di alimentazione dei treni, installare nuovi semafori, costruire nuove banchine più il restyling di alcune stazioni, recinzioni. L’obiettivo è concludere tutto per il 2023, anno che, ad oggi, è quello più probabile di apertura dello Stadio della Roma di Tor di Valle. A questi 180 milioni, poi, si dovranno aggiungere gli interventi finanziati dalla Roma per lo Stadio: 45 milioni di euro con cui si compreranno treni e dovrebbe pagarsi la creazione di due o tre binari di stazionamento a Tor di Valle per parcheggiare i convogli aggiuntivi per i tifosi in occasione delle partite. 
Tralasciando il tentativo del Campidoglio di mettere un cappello elettorale su investimenti del 2016 legandoli allo Stadio, va registrata la mozione - che potrebbe essere discussa nella seduta straordinaria, convocata per il 21 febbraio, sullo Stadio - di censura nei confronti del direttore generale di Palazzo Senatorio, Franco Giampaoletti, presentata da tutte le opposizioni, in merito all’email spedita dal Dg del Comune ai dirigenti capitolini per invitarli a non essere auditi dalla Commissione Trasparenza convocata sulla vicenda della relazione del Politecnico di Torino

giovedì 24 gennaio 2019

STADIO; IL MINISTRO TONINELLI: "GOVERNO FARÀ IL PONTE DI TRAIANO"


Confermo quello che ha detto Giuseppe Conte. Il ponte di Traiano è un'opera attenzionata. Se fosse necessario costruirlo questo Governo lo farà”.
Parola di Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture che, intervistato da RadioRadio, ha accennato al problema della costruzione del Ponte di Traiano, croce e delizia del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle.
In attesa della relazione finale del Politecnico di Torino che dovrà fugare i dubbi sulla mobilità del progetto così come modificato dalla Raggi e dai suoi, è sempre il Ponte di Traiano lo snodo attorno al quale si articolano tutte le questioni, politiche e tecniche.
Toninelli ha citato il premier, Giuseppe Conte, che, sempre su domanda di RadioRadio, nella conferenza stampa di fine anno con i giornalisti, aveva fatto outing, “Sono tifoso della Roma, non mi sfidi su una debolezza o una passione” e, sul Ponte, aveva detto: “Non conosco così bene il dossier, se è un asse strategico essenziale il governo non si sottrarrà dopo tutte le necessarie valutazioni”.
E, attorno al Ponte, gira di fatto anche la relazione del Politecnico di Torino che, ovviamente, il Ponte non lo cita mai (non potrebbe da contratto) ma lo rende, almeno nella relazione preliminare, il gran convitato di pietra. 
Stesso discorso anche nei due Municipi, IX e XI, che, prima del voto finale in Consiglio comunale su variante e convenzione urbanistica, dovranno esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante sul progetto. E, i mal di pancia interni ai 5Stelle sono tutt’altro che sopiti.
Insomma, quando Conte a RadioRadio, disse: “la Giunta Raggi ha ottenuto un risultato fin qui meritorio. C'erano delle torri nel progetto iniziale, la riformulazione della giunta Raggi lo ha migliorato” forse non si è reso conto della contraddizione insita nelle sue affermazioni. Se il progetto nella versione Raggi fosse davvero stato migliorato rispetto alla versione Marino, non si spiega davvero come mai ci sia tutto questo gran dibattersi attorno all’unica vera decisione che la Raggi ha assunto: il taglio del Ponte di Traiano (e della metro) per arrivare a ridurre le cubature (le “tre torri” di Conte). Un taglio che, evidentemente, anche per il Governo tanto buono non deve essere se “l’opera è attenzionata, se è un asse strategico, questo Governo lo farà”, con il copyright misto Conte/Toninelli.
In fondo, però, l’attuale Governo del Cambiamento sta seguendo pedissequamente la strada già intrapresa dai suoi predecessori, in questo caso, due ministri Pd del Governo Gentiloni.
Fu Luca Lotti, fedelissimo di Renzi e ministro dello Sport, a sbloccare l’impasse della Conferenza di Servizi con la famosa telefonata in cui annunciò la volontà di Palazzo Chigi di realizzare il Ponte di Traiano. Un annuncio cui, poi, seguirono anche le esternazioni del collega di Lotti, Graziano Delrio, predecessore di Toninelli alle infrastrutture. Entrambi si dissero pronti a porre sulle spalle del Governo l’onere di finanziare il Ponte di Traiano. Ovviamente, all’epoca il Governo Gentiloni era in uscita e le promesse elettorali costano poco, specie se poi non si è più al governo per mantenerle. 
Oggi Conte e Toninelli, al contrario, sono all’inizio dell’avventura alla guida del Paese e le promesse potrebbero essere portate all’incasso in tempi rapidi, specialmente se la relazione finale del Politecnico di Torino non fosse tutta bella, bella, bellissima ma non si discostasse troppo dal “catastrofico” della versione preliminare. 

giovedì 6 dicembre 2018

STADIO/LA RELAZIONE DEL POLITECNICO: STORIA DEL PONTE DI TRAIANO


Che la “visioneBerdini/Raggi della viabilità del progetto Stadio di Tor di Valle fosse zoppicante - Il Tempo a parte - l’avevano detto anche i tecnici.
E lo avevano detto in Conferenza di Servizi.
Nei documenti protocollati in Regione, infatti, erano emerse in modo netto le contrarietà sia del Ministero delle Infrastrutture, che della Regione Lazio, della Città Metropolitana e, infine, anche del Municipio IX. Per inciso, se all’epoca il Ministero era retto dal piddino Delrio e la Regione dal piddino Zingaretti, Città Metropolitana e Municipio erano rette dai 5Stelle. Insomma, la storiaccia del Ponte di Traiano sì o no, dentro o fuori, non era solo una questione di bega politica fra i Dem e i grillini. Era una questione tecnica. 
E, in Conferenza di Servizi il via alle danze fu il parere della Direzione Strade del Ministero che aveva espresso parere positivo sulla parte di viabilità del vecchio progetto Marino addirittura inserendo la prescrizione che lo svincolo di Parco de Medici con il ponte di Traiano dovesse essere realizzato prima dello Stadio. Ministero che, a seguito del
cambiamento del progetto operato dalla Giunta Raggi, aveva trasformato il parere in negativo stigmatizzando il comportamento tenuto dall’Amministrazione Comunale che, inizialmente, aveva lasciato il Ponte di Traiano in ballo ma senza indicarne la copertura economica. Era l’epoca in cui si pensava, in Campidoglio, che si potessero spostare i soldi del Ponte dei Congressi su quello di Traiano. Per i tecnici del Ministero, l’approccio del Comune “risulta fuorviante non consentendo una corretta valutazione sia da parte degli enti” che si occupano di strade, “sia da parte degli altri enti interessati alla valutazione della sicurezza pubblica”. Non bastasse: “il Ponte di Traiano è parte integrante del progetto Stadio” mentre “il Ponte dei Congressi è completamente indipendente sia come procedimento sia come finanziamento e soprattutto come tempi di realizzazione”. Dopo di che: “risulta esclusa l’ipotesi di trasferimento delle risorse dal Ponte dei Congressi al Ponte di Traiano”. Non è finita: “La delibera Raggi comporta un impatto significativo sulla viabilità di diretta competenza del Ministero. Il Ponte di Traiano costituisce la principale via di accesso allo Stadio e non può considerarsi in alcun modo alternativo al Ponte dei Congressi poiché i due ponti svolgono funzioni completamente diverse nell’ambito della rete infrastrutturale stradale”; “non si può concordare con la realizzazione del nuovo Stadio senza la preventiva e propedeutica realizzazione” del Ponte di Traiano con annesso svincolo. Altre critiche nette: le simulazioni del traffico sono parziali e incomplete e anche la riduzione dei parcheggi destava preoccupazione. 
La Regione - all’epoca l’assessore all’Urbanistica era Michele Civita (Pd) finito invischiato nell’inchiesta su Parnasi - riteneva sbagliato il taglio del Ponte di Traiano in favore di quello dei Congressi iniziando un braccio di ferro con il Campidoglio che fu superato solo dalla famosa telefonata dell’allora ministro dello Sport, Luca Lotti, che annunciò la volontà (mai resa operativa) di finanziare la costruzione del Ponte di Traiano.
Ma è sul parere della Città Metropolitana (sindaco Virginia Raggi) che si concentrano le maggiori perplessità. Più correttamente, sui due pareri della Città Metropolitana. Perché ce n’è un primo, datato 24 novembre 2017, in cui viene scritto. “è condizione essenziale imprescindibile per la sussistenza del parere favorevole, sulla situazione viabile di competenza della Città metropolitana di Roma Capitale, la necessità di realizzare un secondo accesso carrabile all’area dello stadio”. E poi ve n’è un secondo, protocollato il giorno stesso della conclusione della Conferenza (5 dicembre) e non controfirmato dal rappresentante unico della ex Provincia, Massimo Piacenza, ma da questi solo inoltrato in cui si dà l’ok al progetto senza Ponte di Traiano basta allargare un paio di svincoli e le piste ciclabili da usare per far passare i mezzi di emergenza. 

martedì 15 maggio 2018

RAGGI INAUGURA LA METRO DEGLI ALTRI


Dopo un’attesa che data dall’inizio degli anni ‘90 e sette anni di ritardi sulla iniziale tabella di marcia prevista (con lievitazione di costi), da ieri è aperta la stazione San Giovanni della Metro C. Il Casilino e il Prenestino ora sono più direttamente connessi con il centro e, finalmente, oltre Termini, a Roma contiamo una seconda stazione di scambio fra due linee. 
La promessa di Virginia Raggi e della sua compagine governativa - dopo prima i niet del 2013 del fermarsi a San Giovanni, poi i tentennamenti dell’ultimo quinquennio se proseguire o meno - è quella di arrivare quanto meno a Ottaviano, come da programma, “ma vogliamo arrivare a Farnesina”, ha ribadito oggi il Sindaco al taglio del nastro. Con quale percorso e quali stazioni (due ipotesi sul tavolo tutte ancora da verificare in primo luogo in termini economici) e con quali soldi e, quindi, fra quanto tempo non è dato di saperlo e rientra nella narrazione del meraviglioso futuro a 5Stelle che i grillini si sforzano di raccontare al mondo.
Nel frattempo, ieri, la Raggi, con marito e pargolo al seguito, timbra il biglietto alle 11.40 aprendo formalmente la stazione. Una stazione archeologica, il cui progetto originario è stato stravolto dalla quantità (e meravigliosa qualità) dei ritrovamenti archeologici emersi dagli scavi: La Sapienza e la Soprintendenza hanno lavorato a stretto contatto per ridisegnare la stazione che è un museo a cielo aperto: un museo visitabile al costo del biglietto metro, con una gran copia di reperti da far invidia a un museo vero e proprio. E ieri, molti sono stati i cittadini che sono entrati a prendere la metro ma ancor di più quelli che si sono affacciati a vedere le teche con monete, semi d’epoca romana, tubature del periodo dei Cesari, pezzi di statue, anfore. 
Non sono mancate le polemiche: la Regione Lazio e il Ministero delle Infrastrutture, gli altri due partner (e pagatori) del progetto con il 12% dei costi la prima e il 70% il secondo, sono stati praticamente relegati nell’angolo con la Raggi che si è presa tutta la scena, limitandosi a uno stitico ringraziamento dei “sindaci precedenti” (neanche nominati) e lasciando che il vicepresidente della Regione, Smeriglio, e il rappresentante del ministro Delrio, invitati all’ultimo via cerimoniale, si perdessero fra la folla (“Il biglietto lo abbiamo pagato 250 milioni”, dice Smeriglio). Prassi consolidata dalla propaganda 5Stelle: i disastri sono ereditati, le cose buone evidentemente no. 

giovedì 4 gennaio 2018

STADIO, IL GOVERNO PRONTO A PAGARE IL PONTE DI TRAIANO

In principio fu Virginia Raggi che, in campagna elettorale, annunciò a RadioRadio che, se eletta, avrebbe cancellato la delibera Marino sul pubblico interesse. Indossata la Fascia tricolore, il progetto Stadio finisce da Paolo Berdini, messo dalla Raggi a guidare l’Urbanistica capitolina. Dopo aver fatto in ogni modo le pulci al progetto senza riuscire a trovare appigli né per cassarlo senza rischi né per modificarlo senza intaccare le opere pubbliche, Berdini decide: il Ponte dei Congressi può essere sufficiente anche ad assorbire il traffico per lo Stadio. E, visto che lo paga lo Stato, la sua costruzione rende superflua la realizzazione del Ponte di Traiano proposto e pagato dalla Roma in cambio di cubature. 
Il Ponte di Traiano è una nuova infrastruttura complessa sull’autostrada Roma-Fiumicino a Parco de’ Medici: due complanari da 2 km, in ingresso e in uscita su entrambe le direzioni; nuovo svincolo autostradale più ponte sul Tevere. Il costo totale dell’intera opera, inizialmente valutato in 95 milioni di euro, dopo gli adeguamenti e allargamenti richiesti nella prima Conferenza dei Servizi (settembre 2016-marzo 2017), è salito a circa 110 milioni di euro totali. 
Saltato Berdini, alla Raggi era comunque rimasta la necessità di portare a casa un risultato politico che desse seguito almeno parzialmente alla sua promesse fatte in campagna elettorale. Ecco, quindi, che l’idea di Berdini rimane ed è alla base della nuova delibera di pubblico interesse di giugno scorso: pur di tagliare le cubature, il Ponte di Traiano viene cancellato dall’elenco delle opere pubbliche.
Lo Stato, la Regione, la Città Metropolitana e lo stesso Municipio IX (questi ultimi due a guida 5 stelle) non ci stanno: il progetto senza ponte non regge. Inizia un balletto infinito, con il Comune che fa melina per difendere la sua posizione. E dalla carte dei proponenti, che dovevano dimostrare la sostenibilità dell’idea Raggi/Berdini, emerge che il Ponte di Traiano costa la metà del Ponte dei Congressi e assorbe almeno il 40% in più di traffico. Si arriva in Conferenza dei servizi e la querelle la risolve l’intervento dei ministri allo Sport, Luca Lotti, e alle Infrastrutture, Graziano Delrio, che assicurano l’impegno del Governo a finanziare l’opera che, quindi, diviene di interesse strategico per la città.

domenica 17 dicembre 2017

IN METRO ALLO STADIO: ECCO IL PROGETTO PER LA ROMA LIDO




È una delle grandi incognite del problema mobilità per lo Stadio della Roma di Tor di Valle: la scalcagnata ferrovia Roma-Lido di Ostia, proprietà Regione Lazio, servizio svolto da Atac, potrebbe essere la croce o la salvezza dei tifosi. 
Per il terzo anno consecutivo la Roma-Lido vince il premio Caronte, come peggior linea ferroviaria italiana, ma è su questa linea che il Campidoglio ha puntato per trasportare i tifosi allo Stadio. E la Regione, entro gennaio 2018, varerà un piano pluriennale di interventi di ristrutturazione che, se ben coordinato, potrebbe risolvere due problemi: la capacità globale di trasporto dei passeggeri e essere utile anche agli eventi sportivi di Tor di Valle. 
"Trasformeremo la vecchia ferrovia Roma-Lido in metropolitana. Resterà pubblica e garantirà il diritto alla mobilità di migliaia di romani”, aveva detto Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, a gennaio dell’anno scorso. A febbraio 2016, poi, un vertice proprio fra Zingaretti e il ministro per le infrastrutture, Graziano Delrio, aveva sbloccato i famosi 180 milioni di euro del Governo, formalizzati, poi, dalla delibera Cipe che sbloccava i fondi, ad agosto dell’anno scorso.
Poi, da allora, chiacchiere sull’appalto tante, fatti zero. 

I cantieri che Atac ha faticosamente aperto negli ultimi mesi sulla base dei finanziamenti della Regione purtroppo sono ora bloccati dopo l’avvio del concordato fallimentare che ha fermato i finanziamenti e i pagamenti” spiega l’assessore all’Urbanistica e Mobilità della Regione, Michele Civita. Tra l’altro, era praticamente dall’inizio dell’avventura della Giunta Raggi che si parlava, fin troppo, del concordato in Atac e questo ha spaventato molti fornitori. 
Per evitare il rischio di vanificare il lavoro svolto, la Regione sta ragionando, sulla scorta di quanto fatto per la Roma-Viterbo dove è aperto un bando per il raddoppio per oltre 100 milioni, di realizzare gli interventi concordati in via diretta. La priorità ovviamente è l’acquisto dei treni. Stiamo ragionando su come completare le progettazioni su tutti gli interventi prioritari” il che significa, in sostanza, adeguare le sottostazioni elettriche, l’armamento della linea e ristrutturare le stazioni passeggeri. “Non posso entrare nel merito dell’appalto, ovviamente, e non è possibile fare previsioni accurate, soprattutto per quanto concerne la tempistica di consegna dei convogli che richiedono rodaggi e controlli molto accurati ma l’obiettivo è quello di riuscire a cambiare completamente la flotta della Roma-Lido e della Roma-Viterbo entro alcuni anni”. 
Quanti anni l’Assessore non lo dice ma l’idea, sostanzialmente, è che, se non interverranno problemi, ricorsi o altro, è possibile che per il momento dell’apertura dello Stadio di Tor di Valle - ad oggi ottimisticamente fissato per l’inizio della stagione 2020-2021 - molti dei problemi che affliggono la Roma-Lido possano essere se non del tutto risolti, quando meno decisamente attenuati. 
Nella delibera Raggi sul pubblico interesse, infatti, è previsto che il contributo costo di costruzione (la parte in contanti degli oneri edilizi che si paga al Comune) sia utilizzato per finanziare il trasporto pubblico. In sostanza, i 45 milioni stimati di questo contributo verrebbero impiegati per pagare la nuova stazione Tor di Valle con la nuova passerella pedonale sopra la via del Mare/Ostiense che immette nella zona curva sud dello Stadio, costo una decina di milioni di euro, più altri 35 per acquistare nuovi treni o ristrutturare quelli esistenti. 
L’iniziativa della Regione, invece, potrebbe portare a sostituire completamente l’attuale flotta cui, a quel punto, si sommerebbero i nuovi treni comprati e quelli ristrutturati dalla Roma, portando il totale della flotta vicino al numero di 25 convogli operativi l’ora in grado di garantire il trasporto di circa 20mila passeggeri ogni 60 minuti. Ovviamente, se tutto si incastrerà alla perfezione. 

martedì 5 dicembre 2017

STADIO, OGGI ULTIMI NODI PRIMA DEL Sì


Mille e 350 giorni: tanti ne sono passati dal 26 marzo 2014. Quel giorno l’allora sindaco, Ignazio Marino, presentò, insieme al presidente giallorosso, James Pallotta, il progetto dello Stadio della Roma di Tor di Valle. Tre anni, 8 mesi e 15 giorni dopo quel giorno, salvo sorprese dell’ultimo momento, il progetto definitivo sarà approvato oggi pomeriggio. E da ora in poi indietro non si potrà più andare. 
Inizia oggi il nuovo percorso: una parte amministrativo e burocratico, una parte tecnico. C’è da scrivere il testo della Convezione Urbanistica, il contratto che regola i rapporti fra pubblico e privato e che conterrà l’esatta calendarizzazione delle costruzioni. Oggi si capirà se il testo sarà scritto in Conferenza dei Servizi oppure se verranno solo fissati i vari paletti e il contratto vero e proprio sarà redatto dall’Assessorato all’Urbanistica comunale. Quale che sia la soluzione, il testo dovrà in ogni modo essere ratificato dal voto del Consiglio comunale.  
Inizia anche il percorso per completare la variante urbanistica: la Conferenza dei Servizi dovrà predisporre un verbale finale in cui saranno riportate tutte le prescrizioni e condizioni che dovranno essere recepite nei progetti esecutivi. Una volta scritto il verbale, questo sarà adottato dalla Giunta regionale. A quel punto, tutti questi documenti verranno trasmessi in Campidoglio, al sindaco, Virginia Raggi, che, per legge, dovrà presentarla all’adozione dell’Assemblea capitolina, nella “prima seduta utile”.
E qui si gioca tutto sui tempi: se l’Aula Giulio Cesare inizierà l’esame del bilancio di previsione, la variante urbanistica dovrà attendere in coda. Quindi, visto che si prevede che il bilancio entri in discussione verso metà mese, i tempi sono davvero stretti. In caso di attesa, comunque, si tratterebbe di aspettare una data subito dopo Capodanno. 
Compiuti i due passaggi del voto dell’Aula consiliare sulla variante e sulla convenzione urbanistica, i proponenti avranno in mano i titoli per proseguire nella stesura dei progetti esecutivi di tutte le opere pubbliche che dovranno andare a gara europea. Una procedura che passa per la validazione dei progetti, poi la pubblicazione dei bandi che può richiedere, a seconda della procedura, da un minimo di 20 a un massimo di 77 giorni per la conclusione dell’iter. Al netto di potenziali ricorsi, il tutto richiederà - variante, convenzione urbanistica e bandi di gara - non meno di 4 mesi per essere completato. Quattro mesi cui vanno sommati i tempi di redazione dei progetti esecutivi delle opere, normalmente dai 3 mesi in su. In totale, quindi, difficilmente l’avvio reale dei cantieri - escludendo la bonifica dell’area da amianto e ordigni bellici, più l’abbattimento dei manufatti esistenti - potrà avvenire prima di 7 mesi.
Si chiarisce anche, stavolta per bocca del ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, la questione del Ponte di Traiano: “Abbiamo messo 23 miliardi nel contratto di programma con l'Anas, che dal 1 gennaio 2018 vedrà anche l'integrazione con Ferrovie. Non vedo difficoltà a trovare i fondi e non c'è alcun definanziamento del Ponte dei Congressi”.
Infine, da registrare la presa di posizione contro il progetto di Vezio De Lucia, il maestro di Paolo Berdini. Questa volta al centro della polemica, il Ponte, definito erroneamente a “servizio di un insediamento privato” e il disappunto per la caduta dei vincoli sui ruderi dell’ippodromo “costruito per le olimpiadi del 1960”. Peccato che nell’impianto non si è mai corso nulla di quell’edizione dei Giochi olimpici.

giovedì 30 novembre 2017

STADIO; MARTEDÌ L'OK


Salvo sorprese, martedì sera, il 5 dicembre, poco prima che la squadra vada a disputarsi sul terreno dello Stadio Olimpico il passaggio del turno di Champions League, arriverà la notizia che società e tifosi aspettavano: il via libera alla costruzione dello Stadio della Roma a Tor di Valle.
Ieri pomeriggio, poco dopo l’ora di pranzo, la Regione Lazio ha diffuso la nota di convocazione della nuova seduta: si parte lunedì 4 dicembre, dalle 15 alle 19, e si replicherà il giorno successivo, stesso orario. 
La prima riunione di questa seduta fiume della Conferenza dei Servizi si era tenuta lo scorso venerdì 24 ed era stata aggiornata senza indicazione di data. Arrivata ieri, appunto. 

Venerdì era stata la giornata delle “frizioni” sulla mobilità e del colpo di scena dell’intervento del Governo con la telefonata del ministro allo Sport, Luca Lotti, che annunciava l’accordo col collega alle Infrastrutture, Graziano Derio, di far rientrare il Ponte di Traiano in un elenco di opere pubbliche di viabilità pagate del Governo.

La presidenza della Conferenza ha deciso di convocare, insieme ai rappresentanti unici dello Stato, della Regione, della Città Metropolitana e di Roma Capitale, anche i responsabili dei più importanti dipartimenti coinvolti nell’espressione dei pareri sul progetto (soprattutto Mobilità, Ambiente, Lavori pubblici e Urbanistica) una decisione che è, almeno in parte, alla base di questo slittamento della seduta: riunire un così consistente numero di funzionari presenta evidenti problemi di tipo logistico.

A questo punto, è possibile iniziare a tracciare una prima tempistica: dopo la seduta, la Conferenza dei Servizi dovrà redigere un verbale completo di tutte le decisioni. Fatto questo passaggio, il testo verrà adottato dalla Giunta Regionale con una propria delibera. Quindi, verrà trasmesso al Sindaco di Roma che dovrà portare questo testo, avente valore di variante urbanistica, all’approvazione del Consiglio comunale. Se questi passaggi saranno fatti con estrema rapidità, i tifosi della Roma potranno trovare la variante urbanistica approvata sotto l’albero di Natale. Altrimenti, se nei calendari dell’Aula Giulio Cesare entrerà il bilancio di previsione del Comune, sarà necessario pazientare fino alla sua approvazione, cioè fine anno. 
La Conferenza dei Servizi, poi, avrà anche il compito fondamentale di predisporre il testo della Convenzione urbanistica, vale a dire il “contratto” che regolerà il rapporto fra il pubblico (il Campidoglio) e il privato (i proponenti) e che conterrà anche l’esatta calendarizzazione delle diverse opere da costruire.

domenica 26 novembre 2017

STADIO, VINCITORI E VINTI


La data del D-Day, dell’ultima seduta della Conferenza dei Servizi che dovrà deliberare il via libera definitivo al progetto della Roma di costruire il suo impianto di proprietà a Tor di Valle, ancora non è stata fissata. Si parla di martedì o di mercoledì prossimo.

L’intervento del Governo, però, che ha deciso di acquisire il Ponte di Traiano (quello inserito nella “versione Marino” del progetto Stadio: da costruire sull’autostrada Roma-Fiumicino, a Parco de’ Medici, con due chilometri di complanari dedicata in entrate e in uscita per entrambi i sensi di marcia) come opera di utilità pubblica da inserire in un nuovo Accordo di Programma e affiancarlo al Ponte dei Congressi, ha, di fatto, sciolto l’unico vero nodo che ancora rimaneva aperto: quello della mobilità. 

Non che tutti i problemi siano risolti: manca, ad esempio, ancora un investimento sufficiente per lo scalcagnato trenino Roma-Lido di Ostia. Tuttavia, l’iniziativa del Governo sblocca il futuro Stadio giallorosso. 

Questo ha dei vincitori. E dei vinti. 

Vince Roma, per prima. Un’area ridotta a una discarica a cielo aperto, abbandonata da anni, regno incontrastato di ratti e zona di prostituzione diventerà un parco, un’area commerciale e di uffici, il nuovo campo di allenamento della prima squadra giallorossa e la sua nuova casa. Posti di lavoro e infrastrutture per un valore 143 milioni di euro saranno appannaggio della città: strade, ponti, stazioni, treni.
Vincono i tifosi della Roma, quelli che hanno anteposto il bene della società a quello della simpatia per chi detiene pro tempore il pacchetto di maggioranza delle azioni societarie. A quelli che dalla futura nuova Curva Sud faranno sentire l’amore alla squadra, facendo tremare gli animi agli avversari.




Ma, dopo Roma e i suoi cittadini e la Roma e i suoi tifosi, i vincitori hanno anche un volto e un nome e cognome preciso: quello di Mauro Baldissoni, direttore generale della società di James Pallotta. Lui, l’unico “sopravvissuto” alla grande rotazione di dirigenti avvenuta in seno alla società di Trigoria da quando la proprietà è diventata americana, è riuscito, in poco più di tre anni, a portare a casa un risultato storico. Ci aveva provato Dino Viola. E ci riprovò anche Rosella Sensi. Due fallimenti che avevano segnato in modo indelebile il cuore dei tifosi della Roma. Oggi Baldissoni - con buona pace di molti suoi detrattori - riesce ottenendo, insieme al costruttore Luca Parnasi, il risultato in un tempo assai breve (la Juventus impiegò 14 anni dall’avvio delle trattative col Comune di Torino alla partita inaugurale dello Stadium) e, per giunta, mettendo insieme letteralmente il diavolo e l’acqua santa. Prima il centrodestra di Alemanno sindaco, poi, oggi, il Pd di Marino e di Zingaretti, e i 5Stelle della Raggi. Mettendo allo stesso tavolo lo Stato, la Regione, la Città Metropolitana e il Comune di Roma. 
Giovanni Caudo, ex assessore all’Urbanistica della Giunta Marino, e Michele Civita, attuale responsabile dell’Urbanistica della Regione Lazio, sono gli altri due vincitori. Il primo, avendo disegnato una delibera che ha avviato l’iter, segnando in modo irrevocabile il suo destino, Ponte compreso. Il secondo, che ha rifiutato il compromesso al ribasso, tenendo ferma la barra sulla necessità di fare uno Stadio davvero fatto bene. 
Poi due ministri: quello dello Sport, Luca Lotti, e quello delle Infrastrutture, Graziano Delrio. Entrambi hanno compreso l’importanza del progetto Stadio ma, soprattutto, il reale valore di pubblico interesse del Ponte di Traiano. 

Il lato dei perdenti è altrettanto ben frequentato. Partiamo dallo stesso Lotti che, quando inizialmente si acuì lo scontro sul Ponte, tentò di mediare al ribasso. Chapeau a chi ha saputo comprendere il primo errore e porvi rimedio. 
Gli altri nomi dei perdenti sono facili da trovare: Paolo Berdini, l’ex assessore all’Urbanistica della Giunta Raggi, è stato l’ispiratore dell’idea che il Ponte dei Congressi fosse intercambiabile con quello di Traiano. Con lui, Virginia Raggi che quell’idea ha sposato. E, forse il più sorprendente, Luca Montuori, successore di Berdini all’Urbanistica capitolina che quell’idea ha continuato a difendere. Da un professionista del suo calibro era lecito attendersi la comprensione e correzione dell’errore. 
Questa vicenda, purtroppo, sanziona ancora una volta un fattore semplice: questa Amministrazione non sa quello che fa. Dimostrano di non saper governare: avevano un buon progetto fra le mani, potevano migliorarlo. L’hanno peggiorato e solo l’intervento del Governo ne ha evitato la bocciatura. 
Insieme a loro, nel novero degli sconfitti, va segnato quello di Mark Pannes, il dirigente della Roma cui per primo Pallotta affidò il dossier Stadio, e quelle diverse associazioni che avrebbero preferito, in nome di un malinteso concetto di tutela ambientale che oramai si trasforma in una conservazione dell’esistente quale esso sia, lasciare Tor di Valle nel degrado di oggi. Tutto purché non si tocchi nulla. 
E, con esse, quella quantità strana di mezzi di informazione, radioline dell’ambiente romano e tifosi anti-pallottiani cui oggi rimane assegnato l’ingrato ruolo di rosiconi, per usare una espressione tipicamente romana. O di gufi dell’ultimo momento. 

sabato 25 novembre 2017

STADIO, PRONTI AL VIA LIBERA



Non c’è ancora la certezza matematica ma lo Stadio della Roma è (quasi) realtà: manca solo l’annuncio ufficiale. La Conferenza dei Servizi non si è ancora chiusa ma la notizia trapelata nel tardo pomeriggio è di quelle da bottiglia di champagne. Pregiato, per giunta. 
Andiamo per ordine. Il Ponte di Traiano è essenziale: lo aveva scritto la Direzione Strade del Ministero delle Infrastrutture, la Regione e, ancora ieri, la stessa Città Metropolitana lo aveva richiesto domandando due diverse vie d’uscita dall’impianto. 
Su questo tema, unito a quello della insufficiente previsione nella delibera Raggi degli investimenti per la mobilità pubblica, si era generata un’impasse dei lavori della Conferenza. Tanto che, dopo una mattinata - anche con toni piuttosto accesi - trascorsa a discutere sui temi del traporto pubblico e privato, nel pomeriggio, prudentemente, non riuscendo a trovare una soluzione al problema, la presidenza della Conferenza aveva spostato il dibattito dedicandolo ad affrontare le tematiche urbanistiche.
Nel tardo pomeriggio di ieri, poi, il gran colpo di scena. La rincorsa delle telefonate ha raggiunto il ministro dello Sport, il renziano Luca Lotti, in quel momento in treno insieme al segretario Pd, Matteo Renzi. Frenetico giro di chiamate con il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio e, alla fine, la soluzione. 

Il Ponte di Traiano sarà finanziato dallo Stato. 

Ovviamente non all’interno di questa procedura: come Il Tempo aveva già anticipato, non sarebbe tecnicamente possibile perché significherebbe avere lo Stato come cofinanziatore di un progetto privato e, quindi, direttamente come partner commerciale di una società sportiva che, per giunta, è anche quotata in borsa. Assolutamente impensabile. 

Rimane l’unica altra possibilità: il Ponte di Traiano sarà oggetto di un apposito nuovo Accordo di Programma fra lo Stato e il Comune. Verrà considerato di pubblico interesse e, analogamente a quando avvenuto per il Ponte dei Congressi, verrà inserito fra le opere da finanziare. Magari già all’interno del tavolo Raggi-Calenda. 

Del resto, le stesse simulazioni sul traffico che i proponenti avevano presentato dimostrano, al di là di qualsiasi dubbio, che il Ponte di Traiano - 100 milioni circa di costo, da costruire sullo svincolo di Parco de’ Medici sull’autostrada Roma-Fiumicino con due complanari dedicate, ciascuna da 2 km sia in ingresso che in uscita - è in grado di esercitare una capacità di assorbimento di flussi di traffico superiore del 40% rispetto al Ponte dei Congressi (140 milioni di costo, da costruire sempre sulla Roma-Fiumicino ma all’altezza di viale Isacco Newton ma a senso unico in direzione via del Mare/Ostiense e con 45 milioni di euro necessari a pagare la costruzione della viabilità locale accessoria ancora da trovare). 

Insomma, il Ponte di Traiano costa quasi la metà del Ponte dei Congressi e rende quasi il doppio. A testimonianza del suo reale valore di opera pubblica. 

Ancora da capire se questo finanziamento avverrà spostando i fondi del Ponte dei Congressi su quello di Traiano - tra l’altro risparmiando una quarantina buona di milioni di euro su quanto già stanziato più la restante parte ancora da finanziare per un totale di quasi 90 milioni - oppure, ipotesi tutt’altro che da scartare, con un nuovo finanziamento che copra i costi di entrambi i ponti

Da un punto di vista progettuale, poi, il progetto del Ponte di Traiano è già stato approvato in Conferenza dei Servizi: erano state avanzate, infatti, due prescrizioni. La prima, da parte dell’Ente Roma Natura che gestisce la Riserva naturale della Tenuta dei Massimi, che evidenziava come un pilone del Ponte ricadesse non nell’area vincolata ma in quella di rispetto. Prescrizione risolta spostando il pilone. E la seconda, da parte del Dipartimento Lavori pubblici del Comune, che chiedeva delle prove da sforzo in caso di rottura di uno dei cavi di tiraggio. Anche questa soddisfatta. Tutto questo, quindi, fa sì che il progetto del Ponte di Traiano sia a livello di definitivo e già approvato. Quindi, rispetto a quello dei Congressi, anni luce più avanti. Il Ponte dei Congressi, infatti, deve ancora superare la sua Conferenza dei Servizi visto che la prima progettazione era stata bocciata proprio dallo Stato ed era tornato sul tavolo di ingegneri e architetti.

A questo punto, superato lo scoglio più rilevante, anche in considerazione del tenore dei pareri del Campidoglio, tutti positivi con prescrizioni non particolarmente “pungenti” - basti, per tutti, quello del Dipartimento Mobilità che, dopo aver ribadito che il contributo del Comune sarà dato dall’acquisto dei nuovi treni per la Roma-Lido coperti con parte dei 45 milioni di euro del contributo costo di costruzione versati dalla Roma, si concentra sulla divisione della “rampa A”, sull’innesto in curva della “rampa Z” di uno degli svincoli della via del Mare - la necessità sarà quella di trovare la quadra fra le varie prescrizioni. 


La Conferenza dei Servizi che sta esaminando la “versione Raggi” del progetto Stadio della Roma tornerà a riunirsi, probabilmente, il prossimo martedì. La data, formalmente, non è ancora stata annunciata ma questo sembra l’intendimento degli uffici regionali. 
La giornata ha vissuto momenti di tensione, soprattutto in mattinata, quando è andato in scena uno scontro abbastanza acceso fra il Campidoglio da una parte e la Regione e lo Stato dall’altra. 
Tema del contendere, la mobilità pubblica. La Regione, calcolatrice alla mano, ha iniziato a fare i conti sulla capacità della Roma-Lido di trasportare i 20mila tifosi che il Comune ha indicato come la soglia minima da raggiungere. Solo che, appunto con il pallottoliere in mano, i treni che il Comune intende mettere sui binari non sono sufficienti. Insomma, conti sballati. Alla domanda: “come intendete pagare i 10 treni che mancano all’appello”, il Campidoglio avrebbe risposto chiamando in causa progetti di investimento dello Stato. Che, però, ha immediatamente chiarito che non se ne parla proprio: abbiamo già dato, in sostanza, con i 180 milioni di finanziamento per rifare la Roma-Lido. Milioni che la Regione ha tenuto a precisare che non saranno destinati a rafforzare solo il tratto utile allo Stadio ma che, al contrario, devono essere spesi per migliorare l’intera linea, da capolinea a capolinea. 
Un dibattito, questo, che è andato in scena anche davanti Cristina Grancio, la “pasionaria” consigliera comunale 5Stelle contraria al progetto e che, per la sua posizione, era stata prima espulsa dal gruppo grillino e poi reintegrata: “Le problematiche sono tante, in modo particolare sulla mobilità ma non solo, e quindi c’è bisogno di un aggiornamento. Comunque come la penso politicamente si sa, ora attendiamo”, ha detto uscendo dalla sede della Regione. Una presenza in Conferenza dei Servizi, quella della Grancio, che non sarebbe stata per nulla gradita ai “piani nobili” del gruppo capitolino 5Stelle.
Manca almeno una seduta per chiudere la Conferenza dei Servizi. Dalla Regione, l’assessore all’Urbanistica, Michele Civita, lascia trapelare un cauto ottimismo: “penso che il lavoro di oggi con un’altra seduta abbastanza lunga riuscirà a definire i vari aspetti e armonizzare i vari pareri. La parte più delicata riguarda soprattutto la viabilità privata e il trasporto pubblico che sono a servizio di tutti i cittadini del quadrante”. 
Ora che si avvicina il via libera finale, c’è la corsa ai galloni di paternità: “siamo soddisfatti dell'importante lavoro fatto in Campidoglio in questi mesi e ringrazio gli uffici”, afferma l’assessore all’Urbanistica del Comune, Luca Montuori


Il valore generale delle opere pubbliche previsto nella “versione Raggi” del progetto Stadio della Roma trova una sua nuova quantificazione dopo l’arrivo del parere del Dipartimento Lavori pubblici che ha applicato anche i ribassi medi “per lavori consimili”.
In totale, la Roma spenderà 143 milioni di euro per queste opere pubbliche: 63 milioni e mezzo, il 44,5%, per quelle definite come “opere a standard”, vale a dire quelle opere, pagate dal costruttore, e che sono obbligatorie per legge come le fogne, le strade, l’illuminazione.
Nello specifico, si tratterà di quasi 41 milioni per i parcheggi a raso e tutta la viabilità interna al futuro complesso di Tor di Valle. Poco più di 12 milioni e mezzo andranno a finanziare il parcheggio multipiano chiamato “par02”. Il gran cavallo di battaglia dell’ex assessore all’Urbanistica della Giunta Raggi, Paolo Berdini, e cioè le idrovore, costeranno qualche migliaio di euro in più di 7 milioni. Soldi che non daranno diritto ad avere in cambio compensazioni. A chiudere il conto, altri 3 milioni per pagare il cosiddetto asse di collegamento interno che, con il ripristino del Ponte di Traiano, probabilmente sconterà un aumento dell’investimento.
E veniamo alle spese che ricevono in cambio cubature a compensazione. Sono poco meno di 79 milioni e mezzo di euro, il 55,5% del costo totale e serviranno a pagare la riunificazione e messa in sicurezza della via del Mare e via Ostiense, per 46 milioni in totale. 
Su questo intervento lo stesso Dipartimento Lavori pubblici ha inserito una prescrizione piuttosto importante: “nel tratto in cui la via del Mare e la Ostiense si biforcano, a cavallo dell’intersezione con il viadotto della Magliana e fino al loro successivo riallineamento, per una lunghezza di 900 metri circa, l’unificazione deve essere concepita realmente in modo da consentire la realizzazione delle rampe di collegamento con il viadotto della Magliana stesso”.
Sette milioni serviranno per la nuova stazione di Tor di Valle del trenino Roma-Lido di Ostia; qualcosa in meno di 10 milioni per  il ponte ciclo-pedonale che connetterà la stazione Fs di Magliana sulla linea Orte-Fiumicino con l’area “curva nord” dello Stadio. Quasi due milioni e mezzo il costo della videosorveglianza e un milione e 735mila euro i due pontili di attracco sul Tevere, elemento, per altro, fondamentale anche in sede di costruzione come punto di scarico dei materiali di cantiere. Infine, l’opera forse più attesa e quella più importante tanto che sarà la prima, la messa in sicurezza del Fosso del Vallerano costerà 12 milioni e 300 mila euro.

Intanto inizia a fare capolino il problema della stesura della Convenzione urbanistica, cioè il “contratto” che regolerà i rapporti fra i proponenti e il Campidoglio e che conterrà anche l’esatta calendarizzazione e scaletta delle priorità degli interventi pubblici e privati. Il parere della Direzione edilizia dell’assessorato all’Urbanistica inizia, infatti, a dettare le prime linee guida per la stesura della Convenzione: una competenza della Conferenza dei Servizi che redigerà il testo da far approvare dal Consiglio comunale per diventare efficace. In primo luogo: la manutenzione di tutte le opere pubbliche sarà fissata per un “periodo non inferiore a tre anni dalla data del collaudo”. Ancora: i treni della Roma-Lido previsti dalla delibera Raggi dovranno essere disponibili il giorno dell’inaugurazione dello Stadio. Infine: nella Convenzione dovrà essere indicato il criterio di stima con cui verrà determinato l’ammontare nel tempo della penale che la Roma dovrà corrispondere al Comune qualora venisse sciolto il vincolo trentennale di proprietà Stadio/Società.