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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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venerdì 8 novembre 2019

IL TAR BOCCIA IL RICORSO SU ROMA METROPOLITANE


Il Tar boccia la richiesta di sospendere gli effetti della delibera Raggi/Lemmetti sulla liquidazione di Roma Metropolitane, la società di proprietà del Campidoglio che progetta, per conto del Comune, infrastrutture di mobilità. 
Il ricorso ai giudici amministrativi era stato presentato nei giorni scorsi dall’ex ad della società, Marco Santucci, dal presidente del Collegio sindacale dell’Azienda, Antonio Lombardi; e da Stefano Fassina, deputato e consigliere comunale di Sinistra per Roma. Tutti e tre rappresentati da Luisa Melara, avvocato e, soprattutto, ultimo presidente di Ama andata via sbattendo la porta e accusando la Raggi di inerzia. 
Il sindaco, Virginia Raggi, commenta: “Stiamo leggendo le motivazioni, mi sembra che il Tar abbia detto sostanzialmente che la decisione presa dall'Assemblea Capitolina è corretta. Quindi andiamo avanti così”. In realtà, la lettura della sentenza non dice assolutamente che la delibera del Comune è corretta. Semplicemente, i giudici amministrativi hanno stabilito che né Santucci, né Lombardo, né Fassina - i proponenti il ricorso - hanno titolo per rivolgersi al Tribunale: “carenza di legittimazione” che è cosa totalmente diversa dal tentativo della Raggi di rivendicare una correttezza degli atti capitolini. 
Il Sindaco prosegue: “Il nostro progetto è quello di risanare la società. Non ci siamo mai risparmiati sul tema dei lavoratori. Si farà un lavoro su tutte le partecipate per eventualmente riassorbire i dipendenti, se ce ne sarà una necessità. Roma Capitale è una grande famiglia, noi ci muoviamo in questo modo, come un organismo unico”.
Immediate anche le prese di posizione dei ricorrenti che annunciano l’immediato ricorso in appello al Consiglio di Stato. Durissimi i sindaci che ricordano la situazione dei 156 lavoratori di Roma Metropolitane, il proseguimento delle grandi opere, metro C in testa, e che definiscono “scellerata” la liquidazione (Uil) e auspicano un tavolo di confronto col Governo (Cgil).

domenica 27 ottobre 2019

IL TAR FERMA LA LIQUIDAZIONE DI ROMA METROPOLITANE


Non è ancora la bocciatura definitiva perché nel merito i giudici amministrativi si pronunceranno solo il prossimo 6 novembre. Tuttavia, che il Tar del Lazio abbia accolto la richiesta di sospensiva della delibera che dispone la liquidazione di Roma Metropolitane è un segnale preoccupante per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, l’assessore al Bilancio e Partecipate, Gianni Lemmetti, e l’intera maggioranza 5Stelle. Giusto 5 giorni fa, quasi di notte, i grillini hanno approvato, in un’Aula occupata per protesta dalle opposizioni, il testo che cancella l’azienda che progetta infrastrutture di mobilità per conto del Campidoglio. Ora il Tar sospende la delibera e i suoi effetti e il 6 novembre deciderà nel merito se dichiarare illegittimo il testo Raggi/Lemmetti.
Il Sindaco, interpellata a margine di un evento, si è rifugiata nel più classico e imbarazzato silenzio (“non rispondo ad altre domande”). Parla con una nota l’assessore Lemmetti: “Attendiamo la decisione nel merito. Abbiamo fiducia nell'operato dei giudici amministrativi e nella correttezza del nostro lavoro”.
Il resto del mondo politico capitolino più che esultare per questa prima vittoria - il ricorso al Tar è stato presentato da Luisa Melara (presidente dimissionaria di Ama), dall'Ad dimissionario di Roma Metropolitane, Marco Santucci, da Stefano Fassina, deputato e capogruppo di Leu in Campidoglio e dai sindacati - coglie l’occasione per richiamare la Raggi a un ripensamento sulla chiusura dell’azienda. 
Davide Bordoni (FI): “non sprechiamo invano il tempo fino alla sentenza. È opportuno considerare anche altre opzioni per evitare le conseguenze di una rottura fra Campidoglio e dipendenti, cittadini, sindacati”. 
Una nota di Andrea De Priamo (Fratelli d’Italia) parla di “clamorosa sconfitta per la Raggi e Lemmetti che hanno sistematicamente ignorato tutti gli appelli delle opposizioni che oltre alle ragioni di merito contestavano anche gravi carenze della delibera tali da renderla illegittima come la mancanza del parere Oref, quella dei pareri delle commissioni, nonché tutti i dettagli di bilancio relativi alla azienda tali da motivare una scelta liquidatoria”. 
Stefano Fassina, coautore del ricorso, rivolge “un appello alla sindaca Raggi affinché non attenda la sentenza di merito ma ritiri la delibera, che è una violazione delle regole fondamentali del consiglio comunale”. 
Richiesta analoga dal Pd dopo aver ricordato che la “sospensiva evita che l'azienda porti lunedi i libri in tribunale” chiede alla Raggi di aprire subito un tavolo di confronto sul futuro dell’azienda.  


giovedì 10 ottobre 2019

BRINCHI (ROMA SERVIZI MOBILITÀ) PRONTO A DIMETTERSI


Se l’Anac (Autorità Anticorruzione, ndr) dovesse ritenere che sussistano incompatibilità sui miei incarichi sono pronto a dimettermi immediatamente e a firmare un atto di rinuncia a qualunque tipo di causa contro l’azienda”: è questo, forse, uno dei passaggi più rilevanti dell’audizione, avvenuta ieri mattina, in Commissione Trasparenza di Stefano Brinchi, l’ingegnere che guida con i ruoli  presidente e amministratore delegato l’Agenzia Roma Servizi per la Mobilità, società di proprietà del Campidoglio che cura comunicazione, coordinamento, controllo, sviluppo della mobilità pubblica e privata.

L’audizione di Brinchi è stata determinata da un’inchiesta de Il Tempo che ha portato alla luce come Brinchi, formalmente assunto come quadro in Roma Servizi, a fine 2018, nella sua qualità di presidente della società aveva approvato in Consiglio di Amministrazione una riforma della pianta organica che, alla fine, gli ha attribuito un ruolo di dirigente ad interim senza aumento di stipendio ma anche una sorta di “promozione”: da quadro di IV fascia a quadro di V fascia con relativo incremento di emolumenti da 69mila a 96mila euro lordi l’anno.
La commissione Trasparenza - Marco Palumbo (Pd) il presidente, Giovanni Zannola (Pd), Svetlana Celli (Civica), Rachele Mussolini (Civica), Francesco Figliomeni (FdI), Monica Montella (M5S) - hanno preteso che Brinchi chiarisse questa strana vicenda. 
Brinchi ha spiegato come si sia deciso di procedere a una riforma della pianta organica anche a seguito del pensionamento di alcuni dirigenti che hanno lasciato scoperte alcune posizioni e che l’interim, nella ricostruzione dell’Ad, è solo una delega che il vertice societario decide di non attribuire. Un po’ come il sindaco, Virginia Raggi, che ha deciso di mantenere per sé la delega ai rifiuti dopo le dimissioni di Pinuccia Montanari. Altro punto della difesa di Brinchi è la riduzione dei costi rispetto agli anni passati e che è “pronto a dimettersi” se fossero ravvisate incompatibilità. Ma, contemporaneamente e, forse, inconsapevolmente, Brinchi tira un ceffone al Campidoglio: “dal 30 luglio abbiamo depositato in Comune il progetto di riforma della struttura interna che, se approvato, consentirebbe di nominare dirigenti in pianta stabile e io potrei rinunciare all’interim”. Sottinteso: il Comune dal 30 luglio è rimasto inerte. Dopo Luisa Melara, dimissionaria presidente di Ama, e Marco Santucci, dimissionario Ad di Roma Metropolitane, Brinchi è il terzo manager nominato dai 5Stelle che accusa di inerzia la Giunta Raggi
Per Palumbo e Zannola “l’Assessorato al bilancio conferma che l’Anac ha inviato una lettera all'amministrazione comunale nella quale fa alcune osservazioni sull'iter della nomina di Brinchi ai vertici della municipalizzata. In pratica, l’Anac solleva dubbi relativamente all'opportunità di nominare Presidente un dipendente della società. In più resta da approfondire il fatto che un Presidente, in virtù del suo ruolo nel Cda, abbia firmato un provvedimento con cui adegua il suo livello contrattuale nell’azienda”.
Nelle scorse settimane, poi, era circolata l’ipotesi - avvalorata dalle parole della Raggi in Aula Consiliare “tutte le opportunità sono aperte” - che un’aliquota di 75 lavoratori di Roma Metropolitane potessero essere ricollocate in Roma Servizi. Ma, durante la Commissione emerso come “per i lavoratori di Roma Metropolitane non ci sia ancora nessun vero piano di ricollocazione”, dicono Palumbo e Celli.

sabato 5 ottobre 2019

ROMA METRPOLITANE; SANTUCCI (AD): "PERCHÉ COMUNE NON PAGA FATTURE?"


Maggiore cautela”: diplomaticamente ma fermamente Franco Gabrielli, capo della Polizia, apostrofa “il delegato dell’assessore” che chiedendo “l’intervento della polizia” ha finito per provocare il parapiglia in cui Stefano Fassina è rimasto ferito. 
Luca Pasqualino, classe 1982 della provincia di Latina, è il delegato di Lemmetti, l’assessore al Bilancio e Partecipate. È entrato in Campidoglio prima nello staff del primo assessore alle Partecipate della Giunta Raggi, Massimo Colomban, con uno stipendio lordo annuo di 44mila euro. All’addio di Colomban viene confermato dal successore, Alessandero Gennaro, con un sostanzioso aumento di stipendio a 66mila euro lordi annui. Sparito pure Gennaro, Pasqualino passa sotto Lemmetti a quasi 70mila euro lordi annui. Docente in corsi universitari per conto di Lemmetti segue proprio le partecipate, conti e bilanci. 
E ieri seduta della Commissione Mobilità su Roma Mobilità con coda polemica fra l’assessore Lemmetti, e il dimissionario Ad di Roma Metrpolitane, Marco Santucci
Secondo Lemmetti: “A dicembre l’Assemblea capitolina è intervenuta con un nuovo contratto di servizio per l’azienda, ma non c'è un atto ufficiale nel quale l'Amministrazione recepisce le esigenze della società, che nel 2019 ha visto il suo piano industriale fortemente compromesso”. Per cui, il Campidoglio “ha deciso la messa in liquidazione”. Per il Dg del Comune Giampaoletti: “non siamo riusciti a creare un equilibrio economico dell'azienda per colpa dei meccanismi contrattuali. Per noi una liquidazione controllata potrebbe essere la soluzione migliore”. Infine, per il neo assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese: “Rispetto alle attività in corso non c’è un ripensamento. Su Metro C ci sono attività in corso che per ora rimangono segrete”. A parte le proteste e l’interrogativo su cosa ci sia di segreto nel progettare una metropolitana, a smontare le tesi del Campidoglio ci pensa Marco Santucci, fino a qualche giorno fa Ad di Roma Metropolitane che prima sottolinea come sia la prima volta in un anno che incontra l’assessore Lemmetti e poi attacca duro: “Perché il Comune non ci ha pagato le fatture? Perché da 2 anni non ha ancora prodotto la delibera Salini (contenziosi sulle metro, ndr) da 6 milioni che affossa i nostri conti? Perché ci sono mancati pagamenti pari a 3 milioni da parte del dipartimento che poi gravano sul nostro bilancio? Si sapeva dal 28 ottobre 2018. E perché non avete ancora approvato il piano industriale dopo 6 mesi dalla sua presentazione?”. E, dopo la Melara e la sua lettera di dimissioni da Ama incentrata sull’inerzia dei grillini, un altro manager (nominato dai 5Stelle) batte sullo stesso tasto: “Non capisco questa inerzia del Comune: il 28 dicembre è stato deliberato il contratto di servizio firmato il 19 febbraio. Ho presentato il piano industriale, condiviso con il Comune, ma passano altri 6 mesi senza che questo venga approvato. A qualcuno prima o poi la dovrete giustificare questa liquidazione". E Lemmetti uscendo a chi chiedeva conto delle fatture non pagate: “non rispondo alle provocazioni di Santucci. È dimissionario. E ha portato delle carte portando avanti una tesi per avere degli applausi”.