*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

Visualizzazione post con etichetta improta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta improta. Mostra tutti i post

lunedì 1 settembre 2014

STADIO, LO SCONTRO TRIBALE NEL PD

Stadio sì, Stadio no, Stadio forse. 
Più che la politica, ad essere diviso sulla vicenda della costruzione dello Stadio della As Roma a Tor di Valle è il Partito Democratico. Certo, posizioni divergenti o critiche sono state espresse a più riprese anche da esponenti della maggioranza di centrosinistra in Campidoglio, ma è all’interno dei Democrats che questa vicenda sta deflagrando in modo quasi tribale.




 Andiamo per ordine. 

Detto che di uno stadio nuovo se ne parla da quando Dino Viola prima e Franco e Rosella Sensi poi hanno guidato la As Roma e che anche il presidente della Lazio, Claudio Lotito, nel 2005, avanzò una sua ipotesi progettuale nella zona nord di Roma, l’argomento venne tirato in ballo da Alemanno, il 1 marzo 2008, in piena campagna elettorale. 
Il quinquennio di Alemanno è passato con un alternarsi di dichiarazioni ottimistiche, almeno una ogni tre mesi, e di rinvii. 
In mezzo, anche la presentazione del disegno dello Stadio Franco Sensi, rimasto su carta.
Anche Marino non è rimasto immune e, complice la legge finanziaria che ha introdotto, in tre commi, delle norme per agevolare la costruzione di nuovi stadi, si ritrova invischiato nella querelle.



Vediamo, dunque, chi sono i “favorevoli senza se e senza ma”, ”, i “sì ma...”, i “contrari che Dio non voglia”.




Favorevoli “senza se e senza ma”
Stefano Pedica, ex senatore di Di Pietro oggi nel Pd, è decisamente un Dio lo vuole, si faccia, “chi parla contro è un gufo”.

Quelli che “premesso che lo Stadio è un’opportunità, ma...” ovvero i “sì, ma...”
Ignazio Marino è annoveravile fra i favorevoli e i “sì ma”: un grande entusiasmo all’inizio, con tanto di annuncio di imminente avvio dei lavori (ma forse non gli era stata chiarita la lunghezza e complessità dell’iter) e poi un sempre più intenso raffreddamento, con la decisione di ignorare del tutto le prescrizioni della conferenza di servizi su Roma-Lido e viabilità, per pretendere un prolungamento della metro B, molto più costoso.
Giovanni Caudo, assessore all’Urbanistica: ha definito una “genialata” lo stadio. Ma solo quello. È annoverabile fra i favorevoli politicamente ma, quando poi, smessi i panni del politico, vede le cose da professore di Urbanistica, si fa molto più tiepido.
Guido Improta, assessore alla Mobilità: uomo forte della Giunta Marino, può essere considerato un favorevole con molte prescrizioni. I maligni sussurrano che sia lui il deus ex machina del dietrofront sul trasporto pubblico.
Paolo Masini, Marta Leonori, Luca Pancalli, assessori ai Lavori pubblici, Commercio e Sport: ondivaghi. Prima hanno espresso perplessità consistenti, il giorno successivo hanno emanato una nota congiunta sullo stile “siamo stati fraintesi”.
Fabrizio Panecaldo (Pd) coordinatore della maggioranza, favorevole ma a condizione che si facciano tutte le opere pubbliche e non solo una parte.
Antonio Stampete (Pd), presidente della Commissione urbanistica: i dubbi ce li ha ma è sostanzialmente favorevole.
Dario Nanni (Pd), presidente della Commissione Lavori Pubblici: “favorevole ma”.
Pierpaolo Pedetti (Pd), presidente della Commissione Patrimonio: sì ma “le opere pubbliche vadano a bando”
Lorenza Bonaccorsi (Pd), deputata area renziana: “I tifosi meritano lo stadio ma deve essere di proprietà della Società, non di Pallotta”.
Tommaso Giuntella, presidente del Pd romano: al mattino è no, alla sera è sì: un giorno “lo stadio si farà e presto” stile ultras, poi difende Panecaldo che avanza richieste di modifiche sostanziali al progetto.




Contrari “che Dio non voglia”
A fare da apripista due personaggi di peso, entrambi ex assessori Democrat all’Urbanistica, Domenico Cecchini con Rutelli, e Roberto Morassut con Veltroni.
Il più duro è Morassut: “legge sbagliata, non è chiaro l’interesse pubblico, costi sovrastimati”.
Cecchini: “La valutazione dei costi non può essere soggettiva ma va usato il Piano regolatore e le sue norme”.
Umberto Marroni, ex capogruppo Pd in Consiglio comunale oggi deputato: il suo sì è in realtà un no: “legge sbagliata, procedure sbagliate, proprietà dello Stadio della Roma e non di Pallotta”.
Athos De Luca (Pd), presidente della Commissione Ambiente: contrario.
Annamaria Cesaretti Proietti (SeL), presidente Commissione Trasporti: costi sovrastimati e cubature esagerate.

Legambiente e Italia Nostra: ça va sans dire, contrari, contrarissimi, un ecomostro.

giovedì 28 agosto 2014

"NO AD AUTOSTRADE URBANE, ALLO STADIO CI SI VA SENZA MACCHINA"


"L'Amministrazione capitolina, al di là di qualche possibile aggiustamento del progetto definitivo, non intende trasformare la via del Mare e la via Ostiense in una sorta di 'autostrada' urbana che incentiverebbe l'uso del mezzo privato". 



Quindi, il progetto originario di Parnasi - un semplice allargamento delle due strade fra il Raccordo e Magliana - è il massimo che possiamo aspettarci. 
La macchina o la moto - un po' come accaduto per le varie pedonalizzazioni - vanno lasciate in garage.

Questo è quanto è emerso dalla serie di incontri che si sono tenuti ieri pomeriggio in Campidoglio fra il vicesindaco, Luigi Nieri - che sostituisce il sindaco Marino in vacanza negli Stati Uniti con la famiglia - e, in via informale, alcuni dei partiti che sostengono la maggioranza: la Lista Marino e SeL. 
In mezzo, un incontro tecnico fra Nieri da una parte e gli assessori Caudo (Urbanistica), Improta (Mobilità), Estella Marino (Ambiente) e i capi segreteria degli Assessorati allo Sport e ai Lavori Pubblici. Supportato da tavole, grafici e cartine, Caudo ha illustrato il progetto originario e la sostanza dell'accordo stretto a New York con Parnasi e Pallotta.



Accordo che andrà perfezionato entro fine mese con il nuovo Studio di Fattibilità che Parnasi dovrà presentare in Comune e che prevede come essenziali per il via libera all'intero pacchetto: la costruzione della diramazione della linea B della metro da Magliana all'attuale stazione della Roma-Lido a Tor di Valle; la realizzazione di un ponte pedonale sul Tevere dalla stazione Magliana della ferrovia Orte-Fiumicino; un parco di 34 ettari videosorvegliato e una contestuale e contemporanea realizzazione di tutte le opere pubbliche connesse allo Stadio.

La viabilità - già portata all'attenzione del Comune dalle dichiarazioni del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro - è rimasta in secondo piano.
"Non è entrata nelle conversazioni - dicono al termine dell'incontro - perché ci si è concentrati sulla necessità di redigere la delibera che porteremo in Giunta il 4 settembre, in modo che l'interesse pubblico emerga con forza e completezza. Per questo, è stato convenuto che gli Assessorati impieghino i giorni rimanenti per studiare tutti i dettagli tecnici".
Intanto, lo Stadio continua a generare forti fibrillazioni all'interno della maggioranza, in special modo del Pd.



Dopo le dichiarazioni di Fabrizio Panecaldo, coordinatore della maggioranza in Consiglio, che aveva puntato i piedi affinché nel progetto rientrassero anche gli adeguamenti delle strade e non solo quelli per il trasporto pubblico, è intervenuto Tommaso Giuntella, presidente romano del Pd, che ha appoggiato la posizione di Panecaldo: "Il Pd romano ha sempre avuto interesse a massimizzare i benefici per i cittadini". Ha fatto sentire la sua voce anche Umberto Marroni, deputato ed ex capogruppo del Pd al Comune nella passata consiliatura: "l'impianto deve essere di proprietà della Roma, le cubature aggiuntive non rientrano nello spirito della legge, questa è una variante urbanistica". La proprietà dell'impianto è tema rilanciato anche da Antonio Stampete, presidente della Commissione Urbanistica: "è di Pallotta o della As Roma? Tutti i consiglieri sono interessati a questo aspetto", e, ribadendo che "l'accordo di New York è buono ma si può sempre migliorare la questione viabilità" attacca "quelli che oggi parlano ma che ieri, con le Giunte di centrosinistra, hanno creato cubature su cubature senza servizi, come a Ponte di Nona". 

E a Roberto Morassut - ex assessore all'Urbanistica di Veltroni e estremamente critico su tutto il dossier - saranno fischiate le orecchie.

giovedì 31 luglio 2014

STADIO, OGGI IL D-DAY

Oggi è il D-Day dello Stadio. Oggi, in mattinata, negli uffici dell’Urbanistica all’Eur, si riunisce la Conferenza di Servizi che dovrà esaminare il progetto dello Stadio della As Roma a Tor di Valle presentato dalla Eurnova di Parnasi. Oggi, sapremo, quindi, non tanto se il progetto verrà accolto o respinto - difficile ipotizzare che i funzionari capitolini boccino completamente l’opera - ma quali prescrizioni verranno impartite ai proponenti per ottenere l’assenso del Comune al progetto definitivo. A ieri sera ancora non c’era assolutamente nulla di deciso e definito: tutto in alto mare.






Alle diverse - e spesso contraddittorie - uscite dei politici, ha fatto da contraltare l’intervista di Mark Pannes a Roma Channel ribadita a chiare lettere anche dal presidente, James Pallotta. 

Da un lato, limitandoci solo agli Assessori - in diverse circostanze, perplessità sono state espresse dai titolari dell’Urbanistica, Giovanni Caudo, dei Trasporti, Guido Improta, dei Lavori pubblici, Paolo Masini, del Commercio, Marta Leonori, e dello Sport, Luca Pancalli. In sintesi, i cinque Assessori hanno manifestato riserve sull’impatto generale che lo Stadio, e tutte le opere ad esso collegate, potrà avere sulla città. Troppe cubature richieste per un progetto carente in termini di interesse pubblico.

Dall’altra, l’intervista di Pannes che, da membro del CdA della Roma, braccio destro di Pallotta e capo dell’intero progetto Stadio, dice a chiare lettere: il progetto dev’essere valutato unitariamente, portiamo un sacco di soldi alla città in opere pubbliche e migliaia di posti di lavoro fra costruzione e successiva gestione dello Stadio ma, consapevoli anche noi che il progetto non è perfetto, siamo pronti a fare modifiche.
Ancora più netto il presidente della Roma, James Pallotta: “Questo è un progetto nell’ordine del miliardo di euro, di cui 300 milioni dedicati alle infrastrutture con finanziamenti privati. Approvare questo progetto è importante”.

Al tavolo della Conferenza di Servizi di oggi, siederanno tutti i vari capi dipartimento e capi di direzione dei diversi assessorati comunali. Non è prassi che i politici partecipino alle Conferenze di Servizio, quindi non dovrebbero esserci né Caudo né Improta, i due uomini forti della Giunta e i cui Assessorati sono più direttamente coinvolti nell’opera. Quasi tutti i direttori delle diverse branche dell’Urbanistica e della Mobilità, più Segretariato Generale, al quale è demandato il compito di scrivere la eventuale delibera da portare in Consiglio comunale, e l’Avvocatura capitolina.
Oltre loro ci saranno Atac, Ama, Acea, Eni, Italgas, Regione Lazio, Trenitalia, Asl, tre Sovrintendenze, all’Archeologia, ai Beni Culturali e ai Beni architettonici e per il Paesaggio, e l’Autorità di Bacino del Tevere.
Tutti questi tecnici devono decidere se il progetto presentato da Parnasi va accolto così com’è, respinto direttamente o accolto con modifiche.

Nel primo caso, prima si va dritti in Consiglio comunale con una delibera che dichiari l’interesse pubblico dell’opera. Dopo di che, Parnasi presenterà il progetto definitivo in Regione che ha 6 mesi di tempo per approvarlo in Conferenza di Servizi decisoria. A quel punto, si potrà iniziare a costruire.
Nel secondo caso, l’iter si ferma. Parnasi potrà solo riprendersi le carte, rifare il progetto e provare a ripresentarlo.




Nel terzo caso, invece, occorrerà vedere quali modifiche potrebbero essere richieste dal Comune. E qui la strada si fa complessa. Se sono modifiche parziali e non particolarmente significative sul progetto, Parnasi dovrà tenerne conto in sede di progetto definitivo, da presentare sempre in Regione. Se, al contrario, fossero estremamente impattanti, tanto da alterarne l’intero equilibrio economico-finanziario e, quindi, la sua sostenibilità, Parnasi potrebbe scegliere di ritirarlo, modificarlo e ripresentarlo oppure di provare la strada del tirar dritto e modificare il progetto definitivo sperando nell’avallo della Regione. In mezzo, ci sarà il Consiglio comunale che dovrà votare la delibera che sancirà l’interesse pubblico dell’opera. 
E lì occorrerà vedere quanto ila delibera sarà restrittiva: se l’Assemblea voterà un testo che rende totalmente vincolanti tutte le prescrizioni della Conferenza di oggi, il progetto dovrà essere adeguato, pena la decadenza del pubblico interesse. 


lunedì 28 luglio 2014

STADIO AS ROMA IN SOSPESO

Giovedì 31 luglio è il D-Day per lo Stadio: il Comune darà il responso al progetto di fattibilità presentato dalla società Eurnova del Gruppo Parnasi.


Nelle “stanze dei bottoni”, però, complice anche il clima avvelenato dall’arrivo – per altre storie – di tre avvisi di garanzia ad altrettanti funzionari dell’Urbanistica, tutti e tre al lavoro anche sullo Stadio, il clima è pesante e le valutazioni sul progetto del Gruppo di Lavoro, preparatorio alla Conferenza di Servizi, non sono positive.
Vediamo perchè.

LA STIMA DEI COSTI
Ad inizio settimana, è stata completata l’analisi dei costi che Eurnova ritiene di dover sostenere per costruire le opere pubbliche – strade, fognature, parcheggi, verde pubblico – necessarie al sistema Stadio. Il Comune ritiene questi costi sottostimati di almeno il 30%. Invece dei 270 milioni preventivati da Parnasi (che ne coprirebbe solo 50), il costo reale dovrebbe essere intorno ai 350 milioni di euro. Il timore è che, avallando questo aspetto del progetto così com’è, una volta iniziati i lavori, si possa rendere necerssaria una “variante di progetto” per evitare il blocco dei cantieri, con richiesta di aumento di cubature per scongiurare il rischio Nuvola di Fuksas o Vele di Calatrava.


PARCHEGGI
Nel progetto, si ritiene che 6mila auto di tifosi siano occupate da 3 persone per veicolo. Alla Mobilità ritengono errata questa ipotesi e, di conseguenza, che i posti auto siano sottostimati. Anche perchè, una parte consistente dei parcheggi sarebbe a pagamento, a 5 e 10 euro ad incontro. Il rischio, paventano dalla Mobilità, è che non solo la quantità in sé sia sottostimata ma che proprio i costi così onerosi, possano spingere molti alla ricerca del posto selvaggio, con caos in tutto il quadrante.

INFRASTRUTTURE
Alla Mobilità ritengono che gli interventi proposti nel progetto di adeguamento delle strade principali – via del Mare, via Ostiense e Roma-Fiumicino – siano inadeguate e che il progetto sia troppo limitato alle immediate vicinanze dello Stadio per essere davvero fruibile per tutta la città.


TEMPI DI AFFLUSSO
Anche il calcolo delle fasce orarie dei tempi di afflusso allo Stadio in occasione degli incontri viene ritenuto non attendibile perchè, in caso di partite infrasettimanali, i tifosi si sommerebbero agli altri cittadini che gravitano in quel quadrante mandando la città ulteriormente in sofferenza.

METROPOLITANA
Uno dei nodi che non convince né Improta né il titolare dell’Urbanistica, Giovanni Caudo. Entrambi ritengono che allo Stadio ci si debba poter arrivare in metro. Ma, in primo luogo, in Comune non esiste nemmeno uno straccio di progetto che preveda nuove instrastrutture di metropolitana in quella zona. In secondo luogo, a parte la Metro B – per il quale l’unica ipotesi di studio accademico prevederebbe uno scambio come a Bologna e un ponte per saltare i binari dal costo superiore ai 100 milioni e tempi di realizzazione indefiniti – l’altra linea su ferro, la Roma-Lido di Ostia, già è al limite del collasso oggi ma, soprattutto, è di proprietà della Regione Lazio che pensava pure di darla in gestione ai francesi di Ratp.

CUBATURE
Il progetto Eurnova è diviso in due parti: il Quadro A – che comprende lo Stadio vero e proprio, l’area chiamata Trigoria (campi da allenamento, palestre, commerciale, uffici, il ristorante panoramico, la Hall of Fame), i 5.800 metri quadri di commerciale che includono il centro Nike, i parcheggi e il verde pubblico – e il Quadro B, cioè le cubature aggiuntive tutte utilizzate per uffici e negozi e due hotel. Cubature aggiuntive pari a circa 970mila metri cubi. Si tratta di ciò che Eurnova ritiene necessario per “far quadrare i conti” delle opere pubbliche.
All’Urbanistica, però, non paiono molto propensi a dare l’ok a questa parte del progetto. Non si vedrebbe, a parere dei funzionari, quale sia la pubblica utilità per la città di questa parte dell’opera che, anzi, viene vista più come una speculazione edilizia. Anche perchè, argomentano in Campidoglio, la sostenibilità dell’intero piano – oggi calcolato con mutui ventennali – si potrebbe raggiungere senza cubature aggiuntive ma prolungando la durata dei mutui.


DIFFICOLTÀ POLITICHE
Vi è un aspetto da non sottovalutare: in Assemblea capitolina molti esponenti della maggioranza che sostiene la Giunta Marino hanno a più riprese espresso quanto meno dubbi, se non proprio la loro contrarietà all’opera

POSSIBILI SCENARI

Le indiscrezioni raccolte fra i corridoi capitolini indicano come possibile esito della Conferenza di Servizi un “ni”: “sì”, ma con consistenti prescrizioni e modifiche, al Quadro e “no” al Quadro B. Sarebbe nei fatti una bocciatura ufficiosa ma non ufficiale del progetto. Se così fosse, due strade le più semplici. Prima, Parnasi ritira lo Studio, lo rielabora e lo ripresenta corretto con tutte le indicazioni. Seconda, si va dritti al progetto definitivo. In quel caso, sarà la Regione a indire la Conferenza di Servizi finale ma il progetto dovrà tener conto delle prescrizioni redatte dalla Conferenza di giovedì 31 luglio. In mezzo, però, ci vuole il voto del Consiglio comunale.