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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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lunedì 7 settembre 2020

COMUNALI 2020, ESAME PER RAGGI E ZINGARETTI



Non c’è solo il referendum. Nel Lazio, il 20 e 21 settembre, si voterà anche per il rinnovo di 36 Sindaci e Consigli comunali: 15 in provincia di Roma; nove in quella di Frosinone; sette nel reatino; tre in provincia di Viterbo e due in quella di Latina.
Di questi 36 comuni al voto, 11 hanno popolazione superiore ai 15mila abitanti e, quindi, nel caso che al primo turno nessuno superasse la metà dei voti validi, si andrebbe al turno di ballottaggio fissato per domenica 4 e lunedì 5 ottobre.
Questi 11 Comuni over 15mila sono tutti politicamente rilevanti e gli esiti del voto possono costituire un test in vista dei prossimi appuntamenti come le Comunali di Roma del 2021.

PROVINCIA DI ROMA
Il più popoloso è il Comune di Albano Laziale che conta oltre 38mila abitanti. Dopo due mandati, finisce l’era di Nicola Marini, esponente Pd, che, quindi, non può più ricandidarsi. Al suo posto, sostenuto da ben nove liste, il centrosinistra candida Massimiliano Borelli, consigliere comunale di lunghissimo corso (prima elezione nel 1996) e dal 2010 ininterrottamente presidente del Consiglio comunale. Borelli è anche consigliere in Città Metropolitana nonché uno degli uomini di Zingaretti che lo aveva nel proprio staff quando era presidente della Provincia di Roma e poi ancora in Regione Lazio. Di contro, il centrodestra candida Matteo Orciuoli, sostenuto da 7 liste. Completano il quadro, Luca Nardi per i 5Stelle e Bruno Valentini per il PCI.
Secondo per popolazione è il Comune di Genzano, quasi 24mila abitanti, che torna al voto anticipatamente per il crollo della Giunta 5Stelle eletta nel 2016 con il sindaco Daniele Lorenzon, sfiduciato dai suoi a marzo 2019. Qui i 5Stelle si ripresentano con Walter Ippolito ma la partita vera si gioca fra il centrodestra che candida Pierluigi Rosatelli, e il Pd (con 4 civiche) che porta Carlo Zoccoletti. Chiudono l’elenco degli aspiranti sindaci, Flavio Gabbarinim sostenuto da 3 civiche, e Roberto Borri, PCI e una civica.
Altre elezioni il cui esito ha un forte rilievo politico sono quelle di Colleferro. Qui, l’uscente Pierluigi Sanna (Pd e 4 civiche) si ripresenta forte della chiusura anticipata dell’inceneritore della città decisa, un anno prima della scadenza contrattuale, dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti, che ha così regalato a Sanna un bel viatico per la rielezione. Anche perché il centrodestra, consapevole di non avere chance, a preferito tentare la strategia della divisione fra candidati - Rocco Sofi sostenuto da Lega e Fratelli d’Italia più una civica, e l’ex sindaco Mario Cacciotti portato da Forza Italia e due civiche - per tentare la carta della massimizzazione dei consiglieri comunali eletti. I 5Stelle si presentano con Daniele Capuano e conclude l’elenco dei candidati Valerio Giuffré con una civica a sostegno.
Altro comune dove i 5Stelle hanno miseramente fallito riportando l’amministrazione al voto anticipato è Anguillara Sabazia dove venne eletta nel 2016 Sabrina Anselmo sfiduciata dai suoi a febbraio di quest’anno. Qui, i grillini non si ripresentano nemmeno. Quindi, la partita si gioca fra Michele Cardone, per il Pd, e Angelo Pizzigallo, per il centrodestra, che però ha in Sergio Manciuria, altro candidato sostenuto da tre liste civiche, un pericoloso competitor a destra. Conclude l’elenco dei candidati Francesco Falconi, avvocato, consigliere comunale uscente e nella passata consiliatura sostenitore della giunta grillina.
Anche ad Ariccia e a Rocca di Papa si terranno elezioni anticipate ma non a causa dei dissidi di maggioranza quanto per il decesso dei due sindaci eletti nel 2016: Roberto De Felice ad Ariccia, scomparso a febbraio scorso; e Emanuele Crestini a Rocca di Papa deceduto nel giugno 2019 a seguito degli esiti di un incendio sviluppatosi nel palazzo comunale dal quale il primo cittadino uscì per ultimo, dopo aver messo in salvo tutti i presenti. Entrambi erano stati eletti con liste civiche e in entrambi i comuni si affrontano 6 sfidanti per la poltrona di sindaco. Ad Ariccia, per il centrosinistra corrono Emilio Tomasi (centrosinistra), Gianluca Straccoli (centrodestra), Emanuele Imperioli (M5S) e tre civici: Enrico Indiati, Giorgia La Loggia e Emilio Cianfanelli.
A Rocca di Papa, i 6 in corsa sono: Andrea Croce (centrosinistra), Massimiliano Calcagni (centrodestra), Marco D’Antoni (M5S). Anche qui, chiudono tre civici: Elisa Pucci, Veronica Cimino e Enrico Fondi.
Chiude l’elenco dei Comuni sopra i 15mila abitanti della provincia di Roma, quello di Zagarolo. Qui, il sindaco uscente, Lorenzo Piazzai (Pd e tre civiche) ha deciso di non ripresentarsi per il secondo mandato e lascia, quindi, il campo alla vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Emanuela Panzironi. Contro di lei il centrodestra schiera Marco Bonini. Assenti i 5Stelle, ci sono però tre candidati civici: Giacomo Vernini, Marco Ricciardi e Giovanni Luciani.



PROVINCIA DI LATINA
Sono solo due i comuni al voto in provincia di Latina e sono entrambi al di sopra dei 15mila abitanti: Terracina e Fondi. I sindaci uscenti, Salvatore De Meo a Fondi (Forza Italia) e Nicola Procaccini a Terracina (Fratelli d’Italia) sono stati entrambi eletti al Parlamento europeo solo che il primo, diventato sindaco nel 2015, ha di fatto completato il mandato da primo cittadino mentre il secondo, sindaco dal 2016, porta il Comune al voto anticipato di un anno. In entrambi i comuni il centrodestra si presenta diviso: a Fondi, Lega e Forza Italia sostengono Beniamino Maschietto, mentre FdI porta Giulio Mastrobattista. A Terracina, i meloniani candidano Roberta Ludovica Tintari, e Lega e forzisti Valentino Giuliani. In realtà non è la prima volta che accade questa divisione alle elezioni anche se alla fine ha comunque prevalso il candidato di centrodestra. Di contro, a Fondi il Pd candida Ranieri De Filippis, dirigente della Regione Lazio. I 5Stelle si presentano con Giuseppe Manzo e chiudono due candidati civici: Luigi Parisella e Francesco Ciccone. 
A Terracina, invece, il Pd candida Armando Cittarelli, i 5Stelle Pietro Vanni e si contano tre civici: Andrea Bennato, Gianfranco Scisione e Gabriele Subiaco.



PROVINCIA DI FROSINONE
Qui c’è un solo comune over 15mila che va al voto: Ceccano. Anche in questo caso di tratta di un voto anticipato dovuto alla caduta del sindaco Roberto Caligiore, eletto nel 2015, alla testa di liste civiche e sfiduciato nel marzo 2019. Caligiore si ripresenta sotto le insegne del centrodestra mentre il Pd, che non ha presentato il proprio simbolo, candida l’ex presidente del Consiglio Comunale, Marco Corsi, il quale dovrà anche guardarsi a sinistra da Emanuela Piroli, in lista con i Verdi e due civiche. Qui, assenti sia i 5Stelle che altri candidati civici.

PROVINCIA DI VITERBO
Anche qui, c’è un solo comune che supera i 15mila abitanti e che va al voto: Civita Castellana. Lo scorso anno venne eletto un candidato della Lega, Franco Caprioli, che, dopo una serie di scontri interni con la sua maggioranza e problemi di salute, ha preferito dimettersi lo scorso giugno. Qui vanno al voto per il centrodestra Luca Giampieri, per il Pd Domenico Ciancilla, per Rifondazione Comunista Yuri Cavalieri e, infine, per i 5Stelle, Maurizio Selli. 

venerdì 25 aprile 2014

DALLA VIA CRUCIS AL PRIMO MAGGIO: ECCO IL CONTO DI MARINO

È noto che il "sindaco per caso", Ignazio Marino, sia andato a Palazzo Chigi a batter cassa.
Meno noto è il quantum economico delle richieste capitoline, il tono usato dal Sindaco e gli escamotage che lo stesso ha suggerito per evitare l'accusa, fin troppo facile, che il Governo finanzi le inefficienze romane con i soldi di tutti.

Andiamo per ordine.

Secondo i bene informati del Campidoglio, tutto è successo qualche giorno fa, quando, il Sindaco è salito a Palazzo Chigi per chiedere a Renzi fondi per Venerdì Santo, Pasqua, Natale di Roma, Liberazione e Santificazioni e Primo maggio.

La lista della spesa presentata da Marino è piuttosto sostanziosa: ben 7 milioni di euro.
Cifra che dovrebbe coprire, nelle intenzioni del Primo Cittadino, i costi che il Comune deve sostenere per tutte le manifestazioni che si svolgono in questi giorni a Roma e, cioé: la Via Crucis del Venerdì Santo, le celebrazioni per la Pasqua e il Natale di Roma, quelle per l'anniversario della Liberazione e del Primo Maggio e, dulcis in fundo, per la cerimonia di santificazione dei due Pontefici, Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II, in programma per domenica 27 aprile.



Al conto, i partecipanti alla riunione, alla quale ha preso parte anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, hanno strabuzzato gli occhi: bello salato. Ma, soprattutto, difficile da far passare sotto silenzio.

Di fronte alla freddezza degli astanti, Marino se ne sarebbe uscito con una concitata minaccia: "Se volete, dico al Vaticano che le santificazioni possono farle a Washington o a Brescia". 
La reazione sarebbe stata decisamente dura: "Sindaco, questo non è il tono giusto. Tutti coloro che sono seduti a questo tavolo sono qui per cercare di risolvere il problema".
Ma l'ennesima, improvvida uscita di Ignazio aveva ormai raggelato il clima.

Ma ecco la soluzione al problema di come reperire questi fondi così come proposta dal Sindaco: fare una legge che destini i fondi non come finanziamenti a Roma Capitale ma come stanziamenti per le santificazioni. 

Una genialata per evitare l'opposizione del Parlamento a ulteriori soldi da destinare alla Capitale, intortandoli come eventi legati alla "sfera Papa Francesco". In fondo, ha argomentato Marino, “siamo tutti in campagna elettorale e nessuno avrebbe la forza di opporsi”. 
Potere del Vaticano, vieni a me!

Infine, un'ultima chicca. 
Dopo la figuraccia nazionale del selfie con Obama - fatta senza fascia tricolore, di straforo, sotto una scaletta di un aereo e nel territorio di un altro Comune - ora Ignazio ci riprova.
E vorrebbe farsi immortalare al fianco di Papa Francesco chiedendo per sé un posto in prima fila per la cerimonia di canonizzazione di domenica.
Qualcuno però dovrebbe spiegare all'Ignazio capitolino che i posti "importanti" in Vaticano vengono riservati alle più alte cariche della Repubblica (Presidenza della Repubblica, di Camera e Senato, del Consiglio dei Ministri, della Corte Costituzionale). Insomma, posti riservati all'"alta politica internazionale" e lui tra questi non ci rientra. 

A questo punto, solo un suggerimento: turisti e, soprattutto, romani saranno  in piazza San Pietro e per le vie limitrofe. Dato che “Non è politica, è Roma”, Ignazio potrebbe farsi qualche bella ora di fila e un po’ di lotta per un posto tra la gente. Tranquillo, i selfie vengono bene anche da là!