*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

Visualizzazione post con etichetta Enrico Stefàno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Enrico Stefàno. Mostra tutti i post

sabato 8 agosto 2020

FDI: PROROGARE LO SPEGNIMENTO DELLA ZTL


Prorogare l’ordinanza di sospensione delle Zone a Traffico limitato fino al 31 dicembre”: lo chiede Fratelli d’Italia con una mozione depositata ieri in Consiglio comunale e che dovrebbe essere messa ai voti appena l’Aula riaprirà i battenti dopo la sospensione ferragostana dei lavori.
La mozione, a firma del capogruppo, Andrea De Priamo, di Giorgia Meloni e del consigliere Francesco Figliomeni, prende le mosse dalla decisione del Governo, avallata dal voto in Parlamento, di prorogare lo stato di emergenza per la pandemia da Coronavirus fino al prossimo 15 ottobre.
Al momento - spiega De Priamo - non è che a Roma, in centro, ci sia tutto questo flusso infernale di macchine che gira. Abbiamo l’economia della città e del Paese fermi, negozi e botteghe, bar e ristoranti, che sono entrati in una crisi nera. Gli aiuti di Stato nella migliore delle ipotesi sono lenti e insufficienti, quando ci sono. Noi crediamo che sia un modo per dare un segnale alla città di attenzione ai problemi economici. Anche perché non è che Atac stia funzionando in modo brillante offrendo un servizio realmente concorrenziale”.
Nel testo della mozione si legge: “numerose associazioni di categoria chiedono alle istituzioni di mettere in campo tutte le azioni possibili per il rilancio economico e cercare di recuperare almeno in parte quanto perduto” e che il Campidoglio “sta varando una serie di misure atte a limitare gli effetti negativi dell’emergenza sanitaria per i cittadini e i comparti produttivi al fine di delineare una strategia organica di sostegno e rilancio complessivo all’economica cittadina”. Per questo, Fratelli d’Italia chiede di “prorogare l’apertura delle ZTL del centro storico, del Tridente e di Trastevere fino al 31 dicembre” prossimo per “favorire la ripresa sociale ed economica della città agevolando gli spostamenti su tutto il territorio capitolino”.
E se è scontato il “no” del presidente della Commissione Mobilità, il grillino Enrico Stefàno, che già in passato ha polemizzato anche con il suo gruppo per la decisione del sindaco Raggi di spegnere le telecamere, un’attenzione diversa potrebbe arrivare da un altro grillino, il presidente della Commissione Commercio, Andrea Coia, che su questi temi ha posizioni meno intransigenti.
L’eventuale prolungamento dell’ordinanza Raggi che disattiva le telecamere ai varchi, però, potrebbe presentare un problema che, fino ad oggi il Campidoglio non ha saputo valutare: la gestione dei contenziosi con chi il permesso ZTL lo ha già pagato (e caro) in anticipo e che, quindi, si ritroverebbe con un pezzo di carta ormai divenuto inutile. Già in passato il problema era stato sollevato ma con un imbarazzante silenzio di risposta dal Comune che non ha saputo (o potuto) trovare una soluzione: rimborsare o prolungare la validità dei permessi già rilasciati.

domenica 31 maggio 2020

ZTL, SCONTRO STEFANO RAGGI



Lo spegnimento delle telecamere delle varie ZTL fino al 30 agosto non ha solo il problema del totale silenzio della Giunta Raggi sui rimborsi ma ha anche un prezzo politico: la rottura con il presidente della Commissione Mobilità, il grillino Enrico Stefàno, che, in un post pubblicato sulla propria pagina facebook critica in modo netto la decisione della Raggi: “perdi coerenza e credibilità”.
E suona come un nuovo campanello d’allarme sulla tenuta della compagine pentastellata: Stefàno contro Raggi nel momento in cui l’assessore allo Sport e Grandi Eventi, Daniele Frongia, cerca altre strade che portano all’abbandono della Giunta a meno di un anno dal voto.
Andando per ordine: la Raggi, dopo l’annuncio di un paio di giorni fa, proroga le ordinanze che sospendono fino al 30 agosto le ZTL della città, dimenticandosi ancora una volta di affrontare il problema dei rimborsi per chi ha già pagato. Che Legambiente sia contraria (“altra scelta sbagliata”) è quasi banale. Che lo sia anche il presidente della Commissione Mobilità, molto meno. Anche perché Stefàno è uno dei quattro consiglieri della prima ora, eletto già con Marino sindaco, uomo di punta sui trasporti dei grillini romani: è stato di fatto il vero assessore alla Mobilità durante la pallida esperienza di Linda Meleo, formale titolare della delega. E di fatto continua ad esercitare una forte “presa” anche sotto il successore della Meleo, Pietro Calabrese.  Stefàno scriva su facebook: “Se riattivi la Sosta Tariffata, se realizzi una rete di corsie ciclabili "transitorie", se implementi i servizi di sharing, se aumenti la possibilità di mettere tavolini all'aperto, logica, coerenza, linearità, buon senso, imporrebbero anche la riattivazione della ZTL”. E aggiunge: “invece no, si procede a caso, accontentando oggi uno e domani l'altro, anche se questi stridono fortemente tra loro. E come si dice, alla fine per accontentare tutti non accontenti nessuno, e anzi ti metti contro tutti, perchè non puoi fare sempre "di tutto un po' ". E perdi quella cosa che per me è fondamentale nella vita ancora prima che in politica, coerenza e credibilità”. Spiega poi che tanto i parcheggi per lasciare la macchina sono tutti fuori dalla ZTL e che i posti dentro sono, di fatto, appannaggio dei residenti. Quindi, “aprire la ZTL non serve a nulla, se non a creare traffico "a monte" (perchè tutti si sentiranno in diritto di "provare" ad andare a via del Corso in auto) e a penalizzare il trasporto pubblico (bus e soprattutto taxi)”.
Ora, senza voler ripercorrere i lunghi addii di assessori, consiglieri e dirigenti che hanno fatto della Giunta Raggi una “giunta girevole”, con un pezzo del mondo 5Stelle che non vuol sentir parlare di deroghe ai due mandati, Frongia che, legittimamente, aspira ad un posto di vertice a Sport e Salute; e Stefàno contro Raggi sulla ZTL, fanno, in 24 ore, un bell’uno-due pugilistico


sabato 16 maggio 2020

COSÌ CAMBIERÀ SAN GIOVANNI






Quasi un anno di lavori a partire da lunedì 18 quando apriranno i primi cantieri per la radicale modifica della viabilità di via La Spezia e via Taranto, a San Giovanni.
L’annuncio dell’avvio dei lavori è giunto ieri dal Campidoglio con una nota stampa: “Inizieranno lunedì 18 maggio i lavori di riqualificazione e riorganizzazione della viabilità nel quartiere San Giovanni, nell’area compresa tra viale Castrense, via La Spezia, via Taranto e Largo Brindisi. Il progetto prevede un nuovo assetto di traffico nella zona, l’istituzione di una corsia preferenziale su via La Spezia, interventi di pedonalizzazione e la realizzazione di due piste ciclabili. I lavori partiranno da Largo Brindisi, per il quale è previsto un ampliamento della zona pedonale. In base al progetto, l’area pedonale diventerà anche un hub multimodale, con l’accesso diretto alla stazione metro San Giovanni e la realizzazione di un parcheggio per le biciclette, chiuso e controllato, accessibile ai titolari di MetreBus Card. Le ciclabili previste su via La Spezia e via Taranto convergeranno su Largo Brindisi. Su via La Spezia una nuova preferenziale favorirà la circolazione dei mezzi pubblici”.
Il progetto, redatto da Roma Servizi per la Mobilità, prevede una serie di interruzioni al traffico anche dei mezzi pubblici: da lunedì 18, totale divieto di parcheggio su via La Spezia e via Taranto, ed è prevista la chiusura di largo Brindisi tra via Appia Nuova e via Faenza. Saranno deviate le linee di bus 16, 51, 77, 81 e la “MC2”, cioè la linea che, fino al 12 luglio, sostituisce dalle 21 di sera la metro C fra San Giovanni e Malatesta. Di due fermate una - la 82563 su via La Spezia quasi davanti l’ingresso posteriore delle Poste - sarà soppressa mentre un’altra la 70393, su via Taranto 30 metri dopo via Pontremoli - sarà spostata all’altezza del civico 8 della stessa via Taranto.
In pratica, via La Spezia diverrà senso unico a scendere verso San Giovanni da via Nola. Via Taranto sarà senso unico al contrario. 

Di fatto, quindi, interessati dal cantiere stradale della durata di quasi un anno sono poco meno di 350 metri lineari su via La Spezia e poco meno su Via Taranto per un investimento totale di 1 milione e 70mila euro. 
Alla fine dei lavori, via La Spezia avrà sul lato numeri pari la corsia preferenziale, sul lato numeri dispari la ciclabile e in mezzo due corsie per le macchine. Su via Taranto, niente preferenziale ma solo la ciclabile che sarà sul lato dei numeri civici pari. 
Champagne in Campidoglio: “Ridisegniamo gli spazi - scrive il sindaco di Roma, Virginia Raggi - dando respiro al quartiere, rendendolo più vivibile per tutti, residenti e cittadini che lo frequentano ogni giorno”. 
Le fa eco l’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese che parla di “ulteriore cambiamento dopo l'apertura della stazione metro C, per favorire il trasporto pubblico e la mobilità pedonale e ciclabile, valorizzando un'area strategica della città”. Chiude il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno: “Credo molto in questo intervento perché rappresenta la nostra visione, differente rispetto al passato, di come debba essere la città di Roma e gli spazi urbani nel 2020”. 



Foto 1 - Le specifiche dell'intervento contenute nel progetto esecutivo

Foto 2 - La planimetria dell'intervento su Via La Spezia (progetto esecutivo)

Foto 3 - La planimetria dell'intervento su Via Taranto (progetto esecutivo)

Foto 4 - La planimetria dell'intervento su Largo Brindisi (progetto esecutivo)

sabato 8 febbraio 2020

IL TRAM 8 SI ALLUNGA FINO A TERMINI


Novità in arrivo, oltre che per la metro C, anche per il tram 8. In Commissione Mobilità, a parte la terza linea della sotterranea, è stato affrontato anche il nodo del tram 8 che arriverà fino a Termini
In Commissione è stato spiegato che “i binari, che attualmente si fermano al capolinea di largo Berlinguer, proseguiranno e passeranno davanti al marciapiede dell’Altare della Patria, poi su via dei Fori Imperiali e infine su via Cavour fino a piazza Vittorio, dove poi si divideranno: una parte correrà fino a Termini, l’altra fino alla via Prenestina. Da un lato quindi nascerà la nuova linea 8 Casaletto-Termini e dall’altro una linea ‘Est-Ovest’ Casaletto-Prenestina". 
Inizia a definirsi il progetto della cosiddetta ‘linea tranviaria dei Fori’, il cui progetto è stato presentato ieri in Commissione ieri dall’ingegner Pierfrancesco Canali
Parallelamente all’iter per la realizzazione della stazione ‘Venezia’ prosegue, dunque, anche il progetto del nuovo tram dei Fori il cui cantiere si intreccerà con quello della fermata e per questo è stato affrontato oggi nell’ambito della discussione sul futuro della metro C
Una particolare novità sarà data dal sistema di alimentazione elettrica ai Fori Imperiali: “La nuova linea - ha aggiunto Canali - non avrà linea aerea e sarà una sorta di passeggiata verso i Fori”. Il che significa, spiega il presidente della commissione, Enrico Stefàno, che la linea verrà dotata “di nuovi tram con speciali batterie”. Del resto, argomenta ancora Stefàno, “abbiamo chiesto e ottenuto dal Ministero dei Trasporti il finanziamento per l’acquisto di 50 nuovi tram” alcuni dei quali dovrebbero essere utilizzati sull’altra linea tranviaria - la Termini-Vaticano-Aurelio, TVA - in progettazione in Campidoglio, da Termini, passando per via Nazionale, IV Novembre, piazza Venezia, via del Plebiscito. L’"obiettivo dell’amministrazione - conclude Stefàno - è chiedere i finanziamenti entro giugno sia della linea dei Fori, che della stazione Venezia della linea C, che della linea tranviaria Tva”.

ENTRO MAGGIO IL PROGETTO DI VENEZIA METRO C


Mentre le linea A della metro cade a pezzi - un’ora di stop fra Battistini e Ottaviano alle cinque e mezza del pomeriggio - in Campidoglio si sogna la metro C. Entro maggio, stando a Roma Metropolitane, il Campidoglio presenterà al Ministero delle Infrastrutture il progetto definitivo per la stazione Venezia della metro C per cui sono in corso, da dopo le feste di Natale, i sondaggi archeologici sotto l’aiuola centrale di piazza Venezia. 
Sarà una fermata molto “archeologica” visto che, delle due uscite per ora sicure, quella a piazza Madonna del Loreto incorporerà i resti dell’auditorium di Adriano. L’altra sarà all’angolo tra piazza Venezia e via del Plebiscito. È allo studio, poi, una terza uscita che potrebbe essere realizzata nei pressi di piazza San Marco, sotto cui nascerà in futuro la stazione ‘Venezia’ della linea D. In più sarà realizzato un tunnel sotterraneo che collegherà Palazzo Venezia all’Altare della Patria passando in uno spazio espositivo.
Non fosse il danno dei quasi quattro anni di ritardo dovuti alla indecisione della Giunta Raggi, la Commissione Mobilità di ieri dedicata alla Metro C sarebbe di quelle da segnare per l’importanza. In Commissione, Andrea Sciotti, responsabile del progetto per Roma Metropolitane, ha spiegato che “Le talpe ferme sotto via dei Fori ripartiranno in tempi rapidi. Sono, invece, già attualmente in corso le attività di completamento delle indagini archeologiche per acquisire gli ultimi elementi sul definitivo di Venezia e le opere complementari. Al centro dell’aiuola centrale è allestito il campo prova per il congelamento del terreno. Entro maggio completeremo il progetto per la stazione e chiederemo il finanziamento all’interno del prossimo bando del Mit. Appena consegnato il progetto di ‘Venezia’ al Mit, nella seconda metà del 2020 è previsto invece l’approfondimento tecnico sulla T2, ovvero la tratta Venezia-Clodio della linea C. In estate - ha concluso Sciotti - si è conclusa la prima fase di project review con le attività propedeutiche sulle diverse soluzioni costruttive delle stazione, a partire da Chiesa Nuova. Va ancora deciso se posizionarla lì ma con una soluzione tecnologica differente o se spostarla verso piazza della Cancelleria e largo Argentina. Abbiamo definito con la Soprintendenza un nuovo piano di indagini archeologiche che costeranno 5-10 milioni. Inoltre è in corso la verifica del rapporto contrattuale con Metro C spa".

martedì 28 gennaio 2020

DA BRUTTO ANATROCCOLO A METRO G


Nuovi capilinea: a Termini il primo, vicino piazza dei Cinquecento; Tor Vergata l’altro, nuovi treni per mandare al museo quelli degli anni ’20, un totale di 29 fermate, con 9 da creare proprio a Tor Vergata, come quella davanti alla sede del Policlinico, o quelle che serviranno le facoltà di Economia e Ingegneria della seconda università di Roma. È, in sintesi, il progetto del Campidoglio per trasformare la vecchia ferrovia Roma-Giardinetti nella nuova “Metro G”: nella visione del Comune ci sarà la Metro D, poi la Roma-Lido diventerà Metro E, la Roma-Viterbo sarà la Metro F e la Termini-Giardinetti la Metro G. Così l’hanno presentata ai cittadini, in Commissione Mobilità, i tecnici di Roma Servizi per la Mobilità e il presidente della commissione stessa, Enrico Stefano (M5S). Il progetto originario è già stato approvato dal Ministero nell’ultimo bando per il trasporto pubblico ma il progetto dovrà essere adeguato alle prescrizioni ministeriali entro il prossimo 30 aprile.
La più importante prescrizione è il cambio dello “scartamento” (la distanza fra i due binari, ndr) da quello attuale, cosiddetto ridotto a 950 mm, a quello ordinario, 1435 mm. Quindi, addio anche ai vecchi mezzi, alcuni dei quali risalgono al Fascismo e sono stati rimodernati nel corso del tempo, e arrivo di nuovi tram con la livrea gialla per mantenere il tradizionale colore della linea. 

I lavori non partiranno prima del 2022: investimento da 190 milioni di euro e due anni di lavori al netto degli eventuali ricorsi.
La linea Roma-Giardinetti - ha spiegato Stefàno - non sarà dismessa ma potenziata e prolungata verso Tor Vergata. Anche se noi avremmo preferito rimanesse lo scartamento ridotto, se non altro per non allungare i tempi dell’intervento”.
Il presidente di Roma Servizi per la Mobilità, Stefano Brinchi, ha ricordato che “la nuova linea avrà una capacità di 70.000 passeggeri al giorno e che alcune fermate andranno ricollocate, in particolare quelle tra Centocelle e Giardinetti” per differenziarle da quelle della linea C, che in quel tratto viaggia in parallelo al futuro tram. Il percorso della linea poi, una volta arrivata a Giardinetti, svolterà fino a Tor Vergata. Dall’altro lato il capolinea sarà spostato di alcune centinaia di metri: la linea resterà  su via Giolitti - dove sarà consentito il transito ma non il parcheggio -  ma sarà posizionato quasi a piazza dei Cinquecento.


Per quanto riguarda, infine, il nodo della proprietà, attualmente della Regione Lazio (Atac esercita solo il servizio, ndr), Stefàno ha chiarito che “al momento della stipula della convenzione con il Mit si affronterà definitivamente anche il passaggio della proprietà al Comune di Roma”.


lunedì 20 gennaio 2020

SBANDATI NEL PARCHEGGIO MAI NATO DI ANNIBALIANO


È una delle grandi opere incompiute della città: il parcheggio di scambio di piazza Annibaliano, parzialmente realizzato in occasione della realizzazione della omonima fermata della metro B1 e mai terminato. La stazione metro è aperta dal giugno 2012 e nel 2020 del parcheggio si trova traccia solo sui pezzi di carta. Discorso analogo per quello di Conca d’Oro, gemello (leggere differenze di dimensioni e posti auto) di Annibaliano per genesi e problemi. 
Per protestare contro “lo stato di abbandono” della struttura Annibaliano Fratelli d’Italia ha organizzato un presidio con raccolta firme con i consiglieri comunali Andrea De Priamo e Lavinia Mennuni, il capogruppo alla Regione Lazio Fabrizio Ghera, la deputata Maria Teresa Bellucci, il capogruppo in Municipio II Holljwer Oliver Paolo.
Una struttura alla mercè del degrado: 7560 metri quadri per 273 posti auto, uno scheletro nascosto sotto la piazza diventato una discarica maleodorante meta di sbandati e topi”, dicono gli esponenti del partito della Meloni. “Il parcheggio di scambio Annibaliano sarebbe una struttura importante non solo per i residenti, ma anche per il rilancio commerciale dell’intero quartiere, ma oggi, dopo vari annunci della Sindaca e dei suoi assessori, è solo un parcheggio fantasma”.
Le tracce “politiche” risalgono a un annetto fa: a inizio febbraio 2019 la Commissione Mobilità, presieduta dal grillino Enrico Stefàno, fa un sopralluogo. Annuncio: abbiamo trovato i fondi europei per completare la progettazione. Poi le previsioni: abbiamo dato il compito di realizzare il progetto esecutivo dei lavori a Roma Metropolitane e per aprile 2019 lo approviamo. Così per ottobre/novembre saremo in grado dai bandire le gare d’appalto e per il 2022 di affidarlo ad Atac.
La realtà dei fatti è contenuta in una delibera di giunta, la 322 approvata il 31 dicembre, quindi 11 mesi dopo la seduta della Commissione Mobilità. 
E leggerla è frustrante e istruttivo: i fondi sono quelli stanziati dall’Unione Europea tramite la Regione Lazio. Il progetto definitivo risale al dicembre 2018 con integrazioni a fine febbraio 2019. Poi inizia una altalena di corrispondenze fra Roma Metropolitane, Campidoglio, Vigili del Fuoco, Vigili Urbani, Ufficio Parcheggi, . Di mese in mese si susseguono lettere e protocolli, varianti ai progetti, integrazioni, carte e tavole. Alla fine si contano nella delibera ben 20 passaggi che fanno scalare l’approvazione del progetto esecutivo da marzo a dicembre 2019. In mezzo, appunto lettere, precisazioni, correzioni, integrazioni. 
L’esito di tutto questo lavoro della bizantina burocrazia italica lo spiega Enrico Stefàno: “La vicenda societaria di Roma Metropolitane non ha influito dato che, pur in liquidazione, continuano come di consueto le attività già in essere come questa. Ora, dopo l’approvazione in Giunta del progetto esecutivo a dicembre, verrà indetta la gara d’appalto per la realizzazione”. 
Vediamo cosa andrà a gara. Per Annibaliano, il totale dell’investimento sarà di poco meno di 4,3 milioni di euro, tutti coperti dall’Unione Europea via Regione Lazio. Per Conca d’Oro, 3,3 milioni con la stessa copertura economica. Di questi soldi, come base di gara d’appalto (quindi ci saranno ribassi) quasi 2 milioni e mezzo di euro sono i fondi destinati al completamento vero e proprio dei lavori di Annibaliano e 2,2 milioni quelli per Conca d’Oro. Il resto, sono fondi destinati alla progettazione, imprevisti, oneri di vario titolo. Con questi fondi dovranno essere completate le strutture dei due parcheggi che finiranno per rendere ai romani 272 posti auto piazza Annibaliano e 203 Conca d’Oro. 
Per Fratelli d’Italia, però, non basta: “il Municipio II ha la sfortuna di essere governato dal Pd. Infatti La giunta Del Bello e la maggioranza di centrosinistra che governa il Municipio  invece di occuparsi dei problemi reali e concreti dei cittadini, come nel caso del parcheggio chiuso di piazza Annibaliano con il suo operato crea solo ulteriori problemi a zone già penalizzate. Non si spiegherebbe altrimenti la delibera approvata sulle manifestazioni dell’estate municipale con la quale prevedono dal 1 giugno al 31 ottobre per i prossimi tre anni di realizzare una manifestazione fintamente culturale a piazza Annibaliano. Quattro mesi tra stand, musica, somministrazione di alcolici e cibo che porterà solo ulteriori fastidi ai residenti andando a congestionare con altre macchine una zona già compromessa da una grossa carenza di posti auto a causa della mancata apertura del parcheggio e solo per favorire le associazioni amiche in una zona fortemente degradata. Per l’ennesima volta - concludono - si antepongono le logiche di partito e gli interessi di pochi al benessere e all’interesse dei cittadini”.
Aggiunge Andrea De Priamo, capogruppo della Meloni in Campidoglio: “Al netto delle difficoltà burocratiche, qui abbiamo un’Amministrazione che con troppa leggerezza promette e non riesce a mantenere. Da febbraio a dicembre è un periodo lunghissimo per adeguare solo i progetti esecutivi”. 


sabato 28 dicembre 2019

METRO C, SPUNTA SAXA RUBRA


La metro C “continuerà almeno fino a Clodio-Mazzini, i romani chiedono di andare oltre Farnesina e di arrivare a Saxa Rubra”: lo ripete da un po’ Virginia Raggi, sindaco di Roma. E lo ha ripetuto anche ieri, di fronte al ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, invitata a un sopralluogo al cantiere della stazione Amba Aradam/Ipponio della C. 
Oggi Amba Aradam/Ipponio è la via d’uscita degli elementi scavati dalle talpe che, ora, sono arrivate sotto via dei Fori Imperiali, in direzione piazza Venezia, appena dopo via di San Pietro in Carcere
Per dovere di cronaca: nel tracciato originale della linea C non c’è la fermata Saxa Rubra. Al massimo c’è quella Ospedale Sant’Andrea-Grottarossa. Ma tant’è.


Al sopralluogo - politicamente molto simile a un tour di ringraziamento alla De Micheli che ha messo una toppa al disastro della Giunta Raggi evitando il tombamento delle talpe stanziando in extremis 10 milioni di euro per proseguire gli scavi - c’era lo stato maggiore del Campidoglio: l’assessore alla Mobililtà, Pietro Calabrese, e il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, il presidente di Metro C, Franco Cristini, l'amministratore delegato Fabrizio Paolo Di Paola, e l'amministratore unico di Roma Metropolitane, Giovanni Mottura
Lontanissimi i tempi - 23 settembre 2013 - in cui i grillini  (firme di Raggi, De Vito, Stefàno e Frongia) presentavano in Consiglio una mozione per fermare la C a San Giovanni. Oggi, il nuovo verbo grillino è quello delle metro. 
Nonostante la stazione Amba Aradam, a causa dell’inerzia della Giunta pentastellata, non aprirà nel 2021 ma nel 2024, il sopralluogo è l’occasione, per il Sindaco, per rilanciare un’altra volta il Piano Urbano per la Mobilità sostenibile: “Ad agosto abbiamo approvato il Piano che disegna uno scenario della mobilità di Roma da qui a 10 anni predisposto insieme ai cittadini” che hanno espresso “una richiesta molto complessa di trasporto su ferro”. 
Il Ministero dei Trasporti - spiega ancora la Raggi - ha stanziato 10 milioni per continuare gli scavi fino a Colosseo. Amba Aradam sarà un’altra stazione museo, proprio come San Giovanni, perché negli scavi è stato ritrovato un ‘castrum’”. Giustamente, quindi, la Raggi chiede che il Mistero dei Beni Culturali partecipi in modo più incisivo alle opere: “chiederemo al Mibact una partecipazione maggiore per creare un sistema museale con tutti i reperti ritrovati negli scavi delle nostre metropolitane”. 
Per quanto vi siano ancora “molti step per il completamento della metro C” la Raggi rilancia: “la stazione di piazza Venezia sarà il nodo di scambio con la futura metro D”, ad oggi un’idea dell’èra Veltroni rimasta su carta
È la volta del ministro De Micheli: “Come ministero abbiamo appena approvato i 10 milioni per sbloccare la metro C e arrivare a piazza Venezia e sono contenta perché questa sarà un’opera che cambierà la vita dei romani”. Il Ministro ha poi aggiunto come “nei giorni scorsi sia stato approvato in Conferenza Stato-Regioni quasi mezzo miliardo di euro per tramvie e funivie a Roma”. Questi fondi serviranno a finanziare l’acquisto di 50 nuovi tram, la realizzazione delle linee tranviarie su viale Palmiro Togliatti e via Tiburtina e le funivie Battistini-Casalotti e Magliana. Il ministero di Porta Pia ha invece respinto le richieste del Campidoglio di finanziare anche il tram via Cavour-largo Corrado Ricci e la Roma-Giardinetti.





Foto 1 - I “conci” che vengono utilizzati per rivestire internamente le gallerie durante lo scavo
Foto 2 -L'area di cantiere di Amba Aradam/Ipponio lato via Norico
Foto 3 - I nastri trasportatori sui quali vengono caricati i materiali scavati dalle due talpe,
ora all’altezza del Campidoglio, e che fuoriescono a Amba Aradam
Foto 4 - Un momento dell’incontro di ieri. A sinistra: il presidente della Commissione Mobilità del Comune, Enrico Stefàno; il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli;
l’assessore capitolino alla Mobilità, Pietro Calabrese; il sindaco di Roma, Virginia Raggi

Foto 5 - La galleria “dispari” (quella che sarà percorsa dai treni in direzione Monte Compatri)
che collega la stazione Amba Aradam/Ipponio con quella di San Giovanni 

Foto 6 - Le due gallerie che collegano la stazione Amba Aradam/Ipponio con San Giovanni: la prima è
per i treni che andranno in direzione Monte Compatri, la seconda per quelli in direzione Clodio/Mazzini

Foto 7 - L’area delle future banchine della stazione Amba Aradam/Ipponio
Foto 8 - Uno dei monitor di controllo della talpa meccanica che sta scavando le gallerie

Foto 9 - Il monitor della talpa che mostra l’avanzamento dello scavo. Attualmente la TMB si trova
appena oltre l‘ingresso del Campidoglio di via di San Pietro in Carcere, sotto via dei Fori Imperiali.  
Foto 10 - L'ultimo tratto di galleria scavata con l’inizio del motore della talpa
Foto 11 - Le “Colonne d’Ercole”: qui finiscono i binari. Da questo punto in poi si sta scavando

giovedì 12 dicembre 2019

ROMA-LIDO, LE CORSE SALTANO PER MANCANZA DI TRENI


Le corse calano principalmente a causa della mancanza di treni: questo è l’impietoso quadro della Roma-Lido di Ostia spiegato, ieri mattina, in Commissione Mobilità da Atac. 
Spiega il direttore di esercizio di Atac, Giovanni Nicastri: “Nel 2018 eravamo al 95% di corse effettuate rispetto al contratto di servizio. Nel 2019, anche se il dato è limitato fino a novembre, siamo scesi al 94,5. Le cause sono scioperi, mancanza di personale, cause esterne e soprattutto carenza di treni”. Praticamente, due corse su tre saltano perché non ci sono treni. “Il parco complessivo dei treni è si 15 convogli, di cui 8 Caf e 7 Ma200 (quelli più vecchi e maggiormente soggetti a rottuire, ndr). Nell’ora di punta, fra le 7 e le 9 del mattino e nelle ore serali, sono previsti 9 treni” ma in realtà “oscilliamo fra 7 e 9”. E quando non ci sono 9 convogli disponibili, il servizio va in tilt. Aggiunge Nicastri: “Se salta un treno nell’ora di punta il disservizio all’utenza è altissimo anche se in termini percentuali ha un’incidenza minima sul servizio complessivo”. 
Alla seduta era presente anche Nicola Passanisi (Regione Lazio) che ha spiegato i programmi di rilancio della linea, quelli finanziati con i famosi 180 milioni di euro che girano su carta da agosto 2016: “Si parte subito dalle stazioni ferroviarie dove saranno realizzati lavori per l’eliminazione delle barriere architettoniche, per le manutenzioni e per il sistema di comunicazione. Inoltre, si lavorerà di notte per fare le manutenzioni straordinarie sulla linea vera e propria che necessita di ammodernamento tecnologico”. Già, perché non essendo adeguata come sistema di comunicazione, la velocità di percorrenza è stata fatta scendere a 70 km l’ora e, fino a che non saranno completati gli interventi, rimarrà così. Da ultimo, Passanisi è tornato sulla questione del trasferimento della proprietà della Roma-Lido e della Roma-Giardinetti al Comune: “Se per la Roma-Giardinetti ci sono stati atti e documenti e siamo in attesa dell’ultimo via libera per avviare l’iter di trasferimento, per la Roma-Lido servono atti protocollati”. I tweet non bastano. In conclusione della seduta, si è presentato anche l’assessore alla Mobilità del Comune, Pietro Calabrese, che totalmente fuori contesto ha provveduto ad alzare lo scontro politico con la Regione “L'accordo con la Regione, se non prevederà che quest'ultima si impegni a proseguire le linee programmatiche di Roma Capitale per trasformare la Roma Lido in una metropolitana, da parte mia non verrà firmato”. Peccato che lui non debba firmare nulla. 

giovedì 14 novembre 2019

RIAPRIRANNO DUE FRA I PIÙ "ANTICHI" CANTIERI DI ROMA


Da lontano ma, forse forse, si intravede uno spiraglio di luce per due dei cantieri più “antichi” di Roma: il giardino segreto di via Giulia e il parcheggio interrato di lungotevere Arnaldo da Brescia. Sono due opere del vecchio Piano Urbano Parcheggi che sono stati oggetto, insieme ad altri interventi, della seduta di ieri della Commissione Mobilità.
A spiegare lo stato dell’arte è Alberto Di Lorenzo, nuovo responsabile del settore Attuazione del piano parcheggi: "Per il giardino segreto di via Giulia bisogna definire i paletti tra l'intervento del concessionario che dovrà fare il muro di cinta e quello del Municipio, che subito dopo potrà far partire l'appalto per realizzare il verde. Mi vorrei prendere una settimana di riflessione per capire se potrà essere il concessionario a fare tutto".
La vicenda del giardino segreto davanti al liceo Virgilio dura dal 2013, da quando cioè si decise di realizzare il parcheggio interrato, effettivamente realizzato, nella “Quinta di via Giulia”. Nel 2016 si arrivò alla definizione del progetto per l'allestimento superficiale sopra il parcheggio che prevedeva un giardino "segreto" con alberi ed essenze mediterranee, tra angoli nascosti e ruderi. “Aspettiamo da tre anni e mezzo - ha commentato l'assessore ai Lavori pubblici del I Municipio, Tatiana Campioni, presente alla riunione - e per noi va bene che tutto sia fatto da un unico soggetto ma auspichiamo che la decisione finale arrivi entro l'anno. Bisogna avviare immediatamente i lavori, potremmo aprire i cantieri in estate”.
Da un decennio buono, poi, a lungotevere Arnaldo da Brescia - zona piazza del Popolo, ponte Regina Margherita, via Cola di Rienzo - sta lì, con i suoi bandoni di metallo e le erbacce che si moltiplicano: “Il segretariato generale - dice sempre Di Lorenzo - da agosto sta valutando una delibera con il progetto più recente, frutto delle molte modifiche di questi anni, per la creazione di un parcheggio da 156 posti totali”.

martedì 12 novembre 2019

TUTTI A PIEDI A PIAZZA DEL COLOSSEO


Prende corpo l’ipotesi di pedonalizzare parzialmente piazza del Colosseo. Il progetto, presentato da alcuni comitati di residenti e commercianti della zona, prevede di creare un marciapiede di circa 1000 metri quadri sul lato della piazza compreso fra via Claudia e via Labicana: praticamente il punto in cui passano oggi i tram e dove è collocato il parcheggio dei taxi alle spalle del Coming Out.
Il progetto presentato prevede di spostare la fermata del tram dall’attuale collocazione - lungo piazza del Colosseo fra via dei Santi Quattro e via di San Giovanni in Laterano (gay street) - un po’ più avanti, praticamente dove oggi è collocato il parcheggio taxi.
Noi su questo spostamento della fermata abbiamo necessità di approfondimenti tecnici - spiega il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno - perché non solo i tassisti hanno già espresso in passato la loro contrarietà allo spostamento del loro parcheggio, ma anche perché collocare lì la nuova fermata del tram potrebbe comportare dei problemi in termini di sicurezza”.
In sostanza, potrebbe esserci il rischio che due o tre tram accodati, possano finire per bloccare il transito da via Claudia e, magari, impedire il passaggio di mezzi di soccorso e di emergenza.
Per i taxi invece il problema è molto pratico: il parcheggio all’angolo con via Labicana consente ai conducenti di imboccare direttamente più direttrici: quella verso il Colosseo e poi Campidoglio e piazza Venezia, quella lungo via Labicana e anche quella in direzione Circo Massimo. Qualunque altro posto rischia di ridurre sensibilmente questa libertà negli spostamenti con la conseguenza che il cliente rischia di dover percorrere molta strada (pagando) prima di imboccare la direzione desiderata. L’unica alternativa sarebbe spostare i taxi lungo via Claudia che, però, è stretta e percorsa da moltissimi pullman turistici. 
Roma Servizi per la Mobilità ha comunque un progetto in fase di avvio dei lavori per il rifacimento dei marciapiedi delle fermate del tram di fronte al Colosseo - aggiunge Stefano - e già con questi lavori le banchine delle fermate saranno allargate”.

sabato 9 novembre 2019

L'ULTIMA TROVATA GRILLINA: PEDONALIZZARE PIAZZA VENEZIA A NATALE



È l’ultima invenzione della compagine grillina al governo di Roma: pedonalizzare piazza Venezia. Siamo in una fase ancora embrionale del progetto ma, stando alla seduta della Commissione mobilità di ieri mattina, l’idea entra nel mondo del reale. Dopo l’aumento del costo delle strisce blu, l’estensione della Ztl e le funivie ora ci si dedica all’”ipotesi” - così era definita nella convocazione della Commissione - di rendere perdonabile almeno una parte di piazza Venezia.
Il verbale della seduta è molto chiaro. Il presidente della Commissione, Enrico Stefàno (M5S), nel presentare il punto all’ordine del giorno, dice: “È un mio pallino, lo confesso. Già in alcune domeniche, una parte della piazza viene pedonalizzata. Già si potrebbe pensare di attuarla tutte le domeniche?”. 
A rispondere, da un punto di vista tecnico, è l’Agenzia Roma Servizi per la Mobilità: “Nelle ipotesi, anche le transenne e i materiali rimovibili sono stati inseriti calcolando l'impatto minore possibile. La segnaletica non verrebbe mai alterata”. Riprende Stefàno: “Si potrebbe pensare di farle tutte le domeniche, soprattutto durante le feste natalizie. Tutto ciò è realizzabile già quando in alcune domeniche si pedonalizza Via dei Fori Imperiali. Si espanderebbe anche a Piazza Venezia”.
Piazza Venezia con il suo selciato disastrato, dannazione di motorini, coppe dell’olio, ammortizzatori e tacchi alti. Piazza Venezia dove, attualmente, transitano 14 linee di bus diurni (e 7 notturni) e, fra le diurne, alcune che sono fra le linee più affollate di Roma come il 64, il 70, l’81, l’87 e il 492. Linee che, quindi, potrebbero essere “toccate” da questa pedonalizzazione.
Spiega ancora Stefàno: “Vogliamo portare avanti questa proposta: rendere definitivo tutte le domeniche l'assetto che oggi c'è con “Via Libera” - l’iniziativa che periodicamente vede alcune zone della Capitale pedonalizzate e ciclabili, ndr - in una parte di piazza Venezia. Ovvero pedonalizzare tutte le domeniche, come sono pedonalizzati i Fori Imperiali, la parte di piazza Venezia verso il Palazzo delleGenerali, dividendola dai percorsi dei bus e dei taxi”. 
Qualora questo progetto andasse avanti, sarebbe un’ennesimo colpo alla già disastrata mobilità del centro storico: piazza Venezia è comunque uno snodo fondamentale del traffico urbano della città, come testimoniato dall’intenso volume di traffico sulla piazza, spesso bloccata, nonostante sia all’interno della Zona a traffico limitato. 
Piazza Venezia, soprattutto, che risulta ai margini della progettualità dell’Amministrazione Raggi. Il tombamento delle talpe della Metro C dovuto all’incapacità della Giunta grillina di prendere per tempo le decisioni utili sul percorso da seguire; la revisione progettuale della stessa Metro C annunciata da un paio d’anni e mai partita; la liquidazione di Roma Metropolitane che si sta rapidamente trasformando nel colpo di grazia alla prosecuzione dei lavori sulla terza linea della sotterranea capitolina; la chiusura ancora della fermata Barberini sulla linea A: sono quattro elementi che rischiano di trasformare l’idea di pedonalizzare piazza Venezia, seppur parzialmente e di per sé magari anche affascinante, in ulteriore caos.