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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.
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venerdì 11 ottobre 2019
domenica 4 agosto 2019
STADIO; FIUMICINO SI OFFRE ANCHE A LOTITO
Se il Comune di Fiumicino potrebbe essere il “piano B” della Roma nel caso in cui saltasse il tavolo col Campidoglio per Tor di Valle, la Lazio potrebbe essere il “piano B” di Montino, sindaco di Fiumicino, se, invece, Tor di Valle andasse in porto.
"Se saltasse l'interlocuzione con la Roma, perché magari si sblocca la situazione a Tor di Valle, e si presentasse Lotito dicendo “io ho in mente di fare lo stadio della Lazio”, io sono disponibile, apro porte e finestre e dico “benissimo, discutiamone”. Non ho una pregiudiziale da club, io faccio l'amministratore pubblico e quindi penso al meglio della città. La ricaduta è molto importante".
Questo è quanto ha detto, ai microfoni di RadioRadio, il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, che ha aggiunto: “A quel punto Lotito dovrà decidere se lasciare il versante Nord Est della Capitale e andare sul versante Ovest. Ci siamo sentiti per altro, e non su questo”.
Ovviamente, in attesa della risposta da parte della Regione sulla richiesta, avanzata lo scorso 19 luglio dalla Roma, di chiarimenti in merito ai legami fra Stadio e opere di mobilità gestite da altri soggetti (l’ammodernamento della Roma-Lido di Ostia finanziato e gestito dalla Regione stessa), continua a tenere banco in un profluvio di dichiarazioni la possibile via d’uscita, cioè spostare il progetto giallorosso a Fiumicino.
Ipotesi plausibile solo a condizione che la Roma e il Campidoglio rompessero e ci si trovasse in tribunale. Ma, intanto, Montino, da vecchia volpe della politica, si infila nelle difficoltà della Raggi e dei 5Stelle chiarendo che “non è vero che la maggior parte dei terreni sia di Leonardo Caltagirone ma di una ventina di proprietari con destinazione d'uso centro logistico, commerciale e attività sportive”.
giovedì 1 agosto 2019
STADIO; FRONGIA: "ITER RALLENTATO MA VA AVANTI"
Lo Stadio della Roma va avanti: “la Sindaca e l’Amministrazione hanno confermato l’interesse nell’andare avanti con i prossimi incontri. Ci sono delle prescrizioni da seguire, ma non ci sono novità a riguardo. Sicuramente non è stato un percorso lineare e privo di ostacoli, tutto questo ha rallentato l’iter amministrativo”. Lo ha detto l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, ai microfoni di RadioRadio, aggiungendo sul Flaminio: “Lotito mi ha parlato del nuovo stadio quando io gli proponevo il Flaminio. Mi disse di no. Il Flaminio non è un contenitore sufficiente”.
venerdì 15 marzo 2019
STADIO DELLA LAZIO; IL NODO RESTA IL TEVERE
C’è un filo rosso che lega in una sorta di incantesimo lo Stadio della Roma di Tor di Valle e quello “delle Aquile” della Lazio, sulla Tiberina: il Tevere. Che per l’impianto della Lazio, però, è il principale nemico. Nel duro botta e risposta fra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e la Società biancazzurra, emergono due novità. La prima è che del progetto versione 2005 dello Stadio delle Aquile è in fase di predisposizione un aggiornamento. La seconda è che questo aggiornamento sarà presentato quando la Raggi andrà in visita al centro sportivo di Formello, ora in corso di ammodernamento, per l’inaugurazione a lavori ultimati. Cosa che potrebbe avvenire prima della fine del campionato (maggio).
Solo quando il patron della Lazio, Claudio Lotito, scoprirà le carte e depositerà ufficialmente un progetto preliminare - la modifica delle norme obbliga a presentare un preliminare e non più uno studio di fattibilità come fu per la Roma - allora si potrà capire come la Lazio intenda superare lo scoglio più grande, il Tevere.
Perché, al netto delle altre problematiche - soprattutto quella delle enormi cubature a compensazione richieste nella versione 2005 - a bocciare il progetto iniziale della Lazio, mai andato oltre alcuni disegni e prospetti di base, furono per il Campidoglio di Veltroni e la Regione di Storace proprio i problemi legati al Tevere. Che, nell’area della Tiberina dove Lotito possiede già ettari di terreni agricoli, ha il suo “sfogatoio”: se la piena sale oltre 12 metri e mezzo a Ponte Milvio, il Fiume viene “sgonfiato” chiudendo la diga a Castel Giubileo e aprendo le chiuse proprio sulla Tiberina. Se così non si facesse, tutta la zona di Ponte Milvio e del quartiere Flaminio finirebbe allagata.
E la differenza con il progetto giallorosso è tutta qui: Tor di Valle non è un’area di esondazione controllata del Fiume e le idrovore servono solo in caso di problemi locali (per altro mai verificatisi ad Ippodromo funzionante).
Le voci di corridoio raccontano che l’aggiornamento sul tema del progetto biancazzurro verterà sulla possibilità di creare nuove aree di esondazione controllata a nord di quelle attuali. Qualora Lotito ottenesse il via libera sia dell’Autorità di Bacino del Tevere che dei Comuni interessati, si tratterebbe di una brillante soluzione al problema.
Poi, ci sarebbe da verificare il cambio di destinazione d’uso dei terreni, le opere pubbliche necessarie e le compensazioni: ma sarebbero problemi risolvibili.
Ovviamente, però, tutto ciò funzionerà solo quando la Lazio uscirà dalle chiacchiere radiofoniche - protagoniste delle ultime uscite in tema - e metterà il tutto nero su bianco in un vero progetto scritto e protocollato.
C’è poi il convitato di pietra, ogni volta che si parla di Stadio della Lazio. È il Flaminio che la Raggi ha tentato di rilanciare ricevendo la ferma risposta della società biancoceleste. Che il Flaminio non sia un impianto adatto al calcio professionistico di serie A e internazionale oramai lo sanno anche i sampietrini: non ci sono gli spazi per creare i prefiltraggi, la struttura è troppo addossata a palazzi e abitazioni che possono essere un enorme problema in caso di disordini e di incidenti. E, ancora, non è possibile costruire la copertura né realizzare parcheggi interrati. Senza, ovviamente, considerare il doppio vincolo: quello architettonico e quello di opera di ingegno riconosciuto agli eredi Nervi.
mercoledì 9 gennaio 2019
LOTITO RILANCIA (ALLE SUE CONDIZIONI) LO STADIO DELLA LAZIO
“Io ancora non ho chiesto, sto aspettando. Aspetto”. Se per la Roma siamo all’ultimo miglio, per lo Stadio della Lazio tutto è fermo. Parola di Claudio Lotito che, nella serata di lunedì, a conclusione della riunione allargata dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive, torna a parlare dello Stadio della Lazio. E, incidentalmente, anche di quello della Roma.
Secondo il patron biancoceleste “la legge è stata deturpata negli altri paesi per gli stadi sono intervenuti i governi che hanno messo i soldi. Siccome in Italia i soldi non si possono mettere perché non ci stanno, se il privato vuole fare un’iniziativa, è giusto che venga messo nella condizione di farlo”.
In realtà, con poche eccezioni - Wembley, Ethiad Stadium, Stadio Olimpico di Londra, Parco dei Principi, Stade de France, Amsterdam Arena - le principali squadre europee hanno stadi di proprietà costruiti privatamente: Bayern Monaco, Barcellona, Real Madrid, Manchester United, Liverpool, Chelsea, Arsenal.
Torna, poi, il Presidente della Lazio sulla sua idea originaria dello Stadio delle Aquile da fare a nord di Roma, sulla Tiberina: “Io avevo proposto all’epoca, uno stadio dove c’era uno svincolo dell’autostrada a tre corsie, la stazione ferroviaria dentro lo stadio ed era pure facilmente raggiungibile, se uno voleva fare una cosa romantica tipo Tamigi, partiva da Castel Sant’Angelo col battello e andava allo stadio. Questo non me l’hanno consentito”.
All’epoca (2004/2005) sia il Comune di Roma che la Regione Lazio bocciarono l’idea di Lotito perché localizzato in un’area soggetta a un vincolo non superabile (è la zona di esondazione controllata del Tevere per evitare che vada sott’acqua Roma in caso di piena) e perché il progetto venne ritenuto comunque troppo impattante presentando una richiesta di cubatura per abitazioni considerata eccessiva.
Lotito, però, contrattacca: “Chi è preposto a governare, si deve assumere la responsabilità di scegliere sentendo in via preventiva tutte le esigenze e poi decidere e sarà valutato per la decisione presa, ma non è che possiamo criminalizzare prima la decisione. Le pubbliche amministrazioni, soprattutto quelle locali, frappongono una serie di ostacoli di carattere tecnico”.
Fra le obiezioni di carattere tecnico per Lotito rientra pure il problema dei vincoli idrogeologici: “Il vincolo idrogeologico è superabile. Venezia non è costruita sull’acqua? C’è un modello secondo cui se una volta ogni duecento anni c’è un’esondazione, quello è il rischio idrogeologico. Quella zona ha un vincolo strumentale che è legato al fatto che quando c’è la piena, inondano artificialmente le pianure per evitare che s’inondi Roma. Si chiamano “casse di espansione” strutture che si possono espandere e l’acqua va lì. Quindi è un problema che si supera. Il Comune di Monterotondo, 35mila abitanti, era in zona a vincolo idrogeologico tant’è vero che le casse d’espansione sono state fatte dopo”.
Non è da escludere l’idea di non farlo a Roma: “ci stanno tanti comuni limitrofi” ma rimane il problema dei costi: “quanto costa lo stadio? Trecento milioni? Trecento milioni di cubatura. Cinquecento? Cinquecento milioni di cubatura”. Peccato che le compensazioni non vengano concesse per lo Stadio, considerato opera privata, ma per le opere pubbliche.
domenica 17 dicembre 2017
BANCA IGEA PER LO STADIO; INTERVISTA AL DG MAIOLINI
Francesco Maiolini, direttore generale di Banca Igea, l’istituto che Luca Parnasi ha indicato, insieme a Rotschild, come advisor del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle, sul servizio di messaggistica whatsapp ha come immagine del profilo una foto di Giorgio Chinaglia. Domanda d’obbligo: lei è della Lazio?
“Assolutamente sì. Stiamo per lanciare quattro carte di credito per i tifosi della Lazio. Una con il gol di Fiorini che salvò la Lazio dalla serie C nella partita col Vicenza 1986-87; una con il gol di Lulic nella finale di Coppa Italia; una con la maglia storia e l’ultima più istituzionale”.
E finanzia lo Stadio della Roma?
“Ma (ride) abbiamo previsto nelle fondamenta un sistema di autodistruzione… Ovviamente, siamo un istituto di credito. Parnasi è un imprenditore giovane, brillante, con grandi idee e capacità. A Roma, dopo anni di ripiegamento su se stessa, occorre gente che sappia farsi carico di responsabilità e Luca Parnasi è una persona simile”.
Cosa l’ha convinta del progetto Stadio?
“Noi siamo una banca di prossimità e l’impatto socio economico del progetto è estremamente rilevante: per i prossimi 3/5 anni ci saranno cantieri aperti e migliaia di posti di lavoro. Noi abbiamo raccolto una serie di aziende, di cui non posso fare i nomi, ovviamente. Tutte le aziende sono di dimensioni medie: questa è una risposta alla crisi economica della città che viene dal suo tessuto più forte e sano”.
Quante sono queste aziende?
“Al momento sono cinque, tutte romane. Nelle prossime settimane potrebbero diventare già sette. E già sono in corso contatti con multinazionali”.
In termini economici, quanto anno contribuito queste prime cinque aziende?
“Non posso fornire questo dato ma posso dire che queste prime cinque società si sono sobbarcate un grande rischio di impresa, visto che non c’era la certezza del buon esito dell’intera operazione”.
Qual è esattamente il ruolo della sua banca nell’operazione?
“Non ci siamo limitati solo ad una attività di selezione basata sull’analisi della capacità di queste aziende di portare avanti appalti e opere complesse come quelle connesse con il progetto dello Stadio della Roma ma abbiamo anche effettuato un’indagine reputazionale”.
Vale a dire?
“Abbiamo verificato che queste aziende non avessero mai avuto precedenti rapporti con la giustizia o che non fossero incorse in procedure fallimentari. Insomma, questa è davvero la parte sana della città che si sta impegnando in un progetto importante, rispondendo così anche alle autorità che lo hanno approvato”.
giovedì 22 giugno 2017
martedì 21 marzo 2017
sabato 4 marzo 2017
martedì 4 novembre 2014
LOTITO E IL DERBY DEGLI STADI
“Per lo stadio della Lazio, dieci anni fa, sono stato un antesignano e abbozzai un'ipotesi di progetto che poi mi fu tarpato su presupposti di alcuni vincoli. Sono curioso di vedere che cosa succede a quello della Roma che si trova in una condizione forse peggiore di quel progetto della Lazio”. Parola di Claudio Lotito, presidente della Lazio, a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24.
I vincoli, ai quali fa riferimento il Patron biancazzurro e che “tarparono” il progetto di Casa Lazio, sono quelli di “esondazione controllata” del Tevere. In sostanza, in caso di piena pericolosa per Roma, parte dei terreni della Tiberina, interessati dallo Stadio delle Aquile, verrebbe utilizzata come “cassa di espansione naturale” e, quindi, sommersa dalle acque del Tevere per evitare danni peggiori in città.
Lotito, poi, ha aggiunto: “È totalmente infondato che vorrei una legge senza regole per mettere a frutto i miei terreni sulla Tiberina. Innanzitutto, non ho scelto ancora la location, ma al di là di questo, penso che uno stadio debba avere un'auto consistenza di carattere economico-finanziario, un equilibrio economico-finanziario finalizzato sia alla realizzazione che al mantenimento. Quei terreni erano un'ipotesi di lavoro. È un'ipotesi ancora vera, sono 550 ettari, penso la più grande proprietà del comune di Roma. Se quei terreni sono a rischio esondazioni? Se sono a rischio esondazione quei terreni, figuriamoci quelli che stanno sulla sponda del Tevere che è dove verrà realizzato lo stadio della Roma. Sono curioso di vedere che cosa succede, se c'è un pari trattamento”.
Il tema del rischio esondazioni è stato affrontato più volte, sia in sede tecnica che politica. Paolo Masini, assessore ai Lavori pubblici, ad inizio settembre disse: “Chiedo che parte dei fondi sia destinata a fronteggiare il dissesto idrogeologico. Non è infatti possibile realizzare un’opera di quella portata senza ricordare che proprio lì (in realtà era all’Infernetto e non a Tor Di Valle, circa 15 km di distanza) un paio di anni fa, una persona è morta per le esondazioni del Tevere”.
Anche in sede tecnica, durante la Conferenza di Servizi, il tema è stato affrontato. L’Autorità di Bacino del Tevere, infatti, ha garantito che nella zona di Tor di Valle non si registra rischio esondazione ma ha richiesto - e il Comune lo ha inserito in delibera - un investimento, 5 milioni di euro, per mettere in sicurezza il Fosso di Vallerano (a circa 1 km a monte dell’area dello Stadio). Si tratta di un “intervento di messa in sicurezza del fosso”, con “consolidamento dell'argine del Tevere nei pressi della confluenza del Fosso” con “adeguamento geometrico e strutturale” che “dovranno contenere la portata della piena di riferimento”.
A completare la giornata, va registrato anche un esposto in Procura contro la delibera comunale sulla pubblica utilità dello Stadio. Presentato questa mattina dai rappresentanti del “Comitato Difendiamo Tor di Valle dal cemento”, si chiede ai magistrati di controllare “procedure e provvedimenti per verificare illeciti e violazioni di norme amministrative e di legge”.
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