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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Metro. Mostra tutti i post
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giovedì 6 agosto 2020

METRO A SINGHIOZZO: PERSI 17 GIORNI DA INIZIO ANNO




Prosegue inarrestabile il servizio a singhiozzo che Atac fornisce all’utenza: l’Azienda sarà anche salva, per parafrasare la propaganda grillina, ma in strada i mezzi non passano.
Ieri mattina, per il secondo giorno consecutivo, è rimasta chiusa la ferrovia Roma-Lido di Ostia fra Piramide e Acilia. Il motivo, in questo caso, è il rogo nell’area di Tor di Valle ma le scene sulle vetture sostitutive, al netto del mancato rispetto delle misure anti Covid, sono da paese del Quarto mondo.
La mattinata si era aperta con la chiusura in uscita della stazione Vittorio Emanuele della linea A della metro. E capita che Atac si perda i bus: alle 11.47 l’Azienda non era in grado di fornire i tempi di arrivo del 77 in direzione Piramide. In questi giorni, poi, il servizio di superficie viene svolto con una media della metà dei bus che erano disponibili prima della quarantena e, nonostante questo, capita ancora che Atac non riesca a garantire che sulle linee certificate come idonee per il trasporto disabili non vi siano bus con ostacoli: è successo ancora ieri, sulla linea 90, dove a mezzogiorno e mezzo girava la vettura 5271 non accessibile ai portatori di handicap.
Nei giorni scorsi, poi, si sono registrati guasti alla Metro B e alla C: due volte ciascuna il 2 agosto con rallentamenti e circolazione interrotta.
Fra circolazione interrotta, stazioni chiuse, rallentamenti da inizio anno Atac ha fatto perdere ai romani (almeno) 17 giorni, cioè un abbondante 8% del servizio che l’Azienda avrebbe dovuto fornire.
I dati provengono dall’account twitter ufficiale di Atac, @infoatac, che di norma avvisa con i cinguettii quando una linea si ferma o rallenta o chiude.
L’analisi nel dettaglio dimostra come la più tartassata sia la linea A: da inizio gennaio a fine luglio, sono stati persi 5 giorni e 23 ore in chiusure, e 2 giorni e 1 ora in rallentamenti. A volte si tratta di cose di pochi minuti ma altre volte sono stazioni che chiudono per ore o interruzioni lunghe delle linee per soccorrere passeggeri, guasti tecnici (tipologia di motivazione abusatissima da Atac senza che mai si sappia quale guasto fosse), scioperi, intervento delle forze dell’ordine. 
A seguire come linea tartassata c’è la C, che, per inciso, è la linea più nuova fra le tre e con i treni a guida automatica. Nei primi sette mesi del 2020 in totale si sono persi più di otto giorni di servizio: 4 con blocchi e sospensioni della circolazione e 4 con i rallentamenti. 
Paradossalmente, quindi, la migliore per prestazioni risulta la linea più vecchia di Roma, la B: qui si è perso un totale di un giorno e pochi minuti in termini di chiusure e nemmeno uno completo come rallentamenti che si verificano sì di frequente ma sono spesso di pochi minuti di durata. I bilanci staranno anche a posto, come sostengono i grillini, ma la gente non si sposta sopra i libri contabili.   

sabato 25 aprile 2020

FASE 2 IN METRO? MEGLIO A PIEDI



Occorrerà ricalcolare tutti i tempi: 30 persone per volta, ogni tre minuti, potranno accedere alle banchine della metropolitana. Almeno così hanno provato ieri i tecnici di Atac: a San Giovanni, tre ore di sperimentazione per vedere come potrebbero funzionare gli accessi regolati nelle stazioni della metro. Inutile girarci intorno: code in rapidissima formazione e tempi che si allungano a dismisura. Se la metro è stata considerata fino ad oggi il sistema più veloce per trasportare un gran numero di persone insieme, con questo sistema diventa più rapido andare a piedi. Facile fare i conti: un treno trasporta 1.200 passeggeri. Al ritmo di 30 persone in ingresso ogni 3 minuti per riempirlo ci potrebbero volere due ore
Ieri, per circa tre ore, dalle 7 alle 10 di mattina, è stato effettuato un primo test alla stazione San Giovanni della linea A e C. All'ingresso della stazione il personale Atac controllava l'ingresso dei passeggeri mentre, per regolare i flussi, le persone sono state fatte entrare da un ingresso e uscire da un altro, così da evitare una commistione tra passeggeri in entrata e in uscita. Tra le altre misure messe in campo il posizionamento di colonnine tendi nastro, per indicare i percorsi da seguire e la chiusura del collegamento sotterraneo tra le linee A e C. Cosa quest’ultima che se ha semplificato i controlli ha anche aumentato considerevolmente. la fila.
Commentando questo test, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, su facebook, ha scritto: “è un processo che coinvolge tutti i cittadini, perché solo insieme potremo affrontare le prossime sfide con lo stesso senso civico e la responsabilità dimostrata nei giorni più difficili dell’emergenza”; l’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese, ha annunciato che le prove saranno ripetuteanche nei prossimi giorni per eventualmente apportare dei correttivi”. Il vicepresidente del Consiglio comunale, Francesco Figliomeni (FDI), però lancia l’allarme: “preoccupa il fatto che non siano stati pensati dei protocolli per i disabili, nel caso specifico dei ciechi e degli ipovedenti”.
La fase 2 si preannuncia comunque complicata: bus e metro contingentate ma anche regole per i negozi particolarmente stringenti. Le misure che sono al vaglio del Governo sono basate sulla metratura dei negozi di 40 metri quadri. Un negozio con una dimensione simile può far entrare un cliente alla volta e avere due addetti. Se più piccolo, il rapporto sarà un cliente e il negoziante. Se più grande, dovranno essere previsti entrate separate dalle uscite e comunque un numero contingentato di ingressi. Quasi superfluo specificarlo: guanti e mascherine per tutto il personale. Nei negozi di vendita di generi alimentari, obbligo di guanti anche per i clienti e in fila, a parte l’abituale metro di distanza da mantenere, è comunque consigliato indossare la mascherina. Altra previsione: i negozianti dovranno dotarsi di dispenser di disinfettante da porre almeno all’ingresso del negozio e, se l’ambiente è grande, ne dovranno predisporre più di uno in angoli diversi. Ancora: la disinfezione. A parte ripulire tutto, anche filtri dei condizionatori prima di riaprire, una volta ripresa l’attività sarà necessario disinfettare gli ambienti due volte al giorno utilizzando ipoclorito di sodio o etanolo per i camerini, le maniglie le vetrine e la cassa e i bagni. 
Regole a parte per parrucchieri, barbieri e saloni di bellezza: rapporto di uno a uno fra clienti e personale, riapertura fissata, per ora, fra l’11 e il 18 maggio, disinfezione obbligatoria di tutti gli strumenti usati e, quasi certamente, un maggior numero di passaggi di disinfezione rispetto ai due degli altri negozi.  

martedì 25 febbraio 2020

CANTIERI E SCIOPERO. CHE CAOS


Metro ferme o a singhiozzo, linee di superficie con altissima percentuale di adesione allo sciopero, lavori, incidenti, traffico: agitare bene e ecco servito l’ennesimo giorno di passione per i romani e i turisti. 
Seguendo gli account twitter di Atac e di Roma Mobilità sembra di leggere una specie di bollettino di guerra. Traffico intenso praticamente ovunque, incidenti e il blocco dei trasporti hanno di fatto semi paralizzato la città.
Lo sciopero del trasporto pubblico locale è stato indetto da Fast Confsal e ha riguardato tutta la rete di superficie - quindi,  bus, filobus, tram, e bus elettrici - quella delle metropolitane e le ferrovie urbane, Roma-Lido, Termini-Giardinetti e Roma-Viterbo. 
All’astensione dal lavoro, ha aderito anche il sindacato Usb di Roma Tpl, la società privata che ha in gestione, per conto del Campidoglio che ha continua a prorogare l’appalto, un centinaio di linee bus in periferia.
E i sindacati gongolano: «Altissima l’adesione allo sciopero di oggi indetto da Usb nelle aziende private che effettuano servizio di trasporto pubblico locale a Roma. Oltre il 90 per cento delle adesioni, a testimonianza di quanto i lavoratori soffrano le problematiche che vivono tutti i giorni sulla loro pelle, come il mancato pagamento degli stipendi; problemi che ricadono anche sulla cittadinanza, con circa 60 corse al giorno che saltano e fanno venire a mancare l'unica possibile mobilità nella la città». 
Il sito del Campidoglio e il servizio informazioni del Campidoglio ancora nella mattinata di ieri non erano in grado di comunicare se i varchi ZTL - abitualmente disattivati in concomitanza di uno sciopero del trasporto pubblico - fossero attivi o meno. Numerose le segnalazioni di utenti che, dopo non aver trovato notizie sul sito, si sono rivolti, senza successo, allo 060606.

Il risultato dell’astensione dal lavoro è sintetizzato da alcuni tweet di Roma Mobilità: «Sciopero: metro A attiva con riduzioni di corse; Metro B-B1 8.30 partite ultime corse dai capolinea, poi chiusura; Metro C alle 8.30 partite ultime corse dai capolinea, poi chiusura. Termini-Centocelle attiva con riduzioni di corse. Ferrovia Roma-Lido ultime partenze da Porta San Paolo ore 9.30 e da Colombo ore 10.15, poi chiusura. Ferrovia Roma-Nord, treni cancellati tratta urbana: 700 (Flaminio 13.40-Montebello 14);  treni cancellati intera tratta: 303 (Catalano 9.40 - Montebello 11.08), 304 (Montebello 12.20 - Catalano 13.46) e 702 (Flaminio 14.20 - Catalano 16.09)». 
Per il servizio di superficie, a Termini le attese hanno superato i 20 minuti e, considerando che si parla generalmente di autobus ai capilinea, è un tempo infinito. E, non a caso, l’account twitter aziendale, @infoatac, invitava gli utenti in attesa alle fermate a utilizzare l’app oppure a chiedere informazioni sui tempi di attesa.
Non bastasse quindi il caos, la ZTL a sorpresa (i varchi sono rimasti attivi), ci si sono messi anche i limiti di velocità sulla via del Mare, dal chilometro 16,700 e fino allo svincolo con Acilia, tratti interessati da sondaggi geologici per verificare lo stato del manto stradale e che comportano anche un senso unico alternato. Limiti e senso unico rimarranno in vigore almeno al 14 marzo.
Da ultimo, a completare il quadro, ci sono i cantieri su via Aurelia per il rifacimento del manto stradale, in direzione centro, dal km 9,7 al km 7,9 che rimarrà chiuso al traffico fino al 15 marzo. Deviati alcuni bus. È ancora chiusa la canna nord della Galleria Giovanni XXIII per lavori. Infine, a causa delle buche, è ancora chiusa via del Foro Italico all’altezza dello svincolo per viale della Moschea.

giovedì 23 gennaio 2020

BARBERINI NON RIAPRE NEANCHE A FINE MESE



La certezza dell’ufficialità ancora non c’è ma le probabilità che Barberini non riapra neanche entro fine gennaio sono sempre più consistenti. 
Formalmente la Otis, la società che per conto di Atac, sta lavorando su 4 delle 6 scale mobili di Barberini, dovrebbe terminare domani, venerdì 24. Ma sembrerebbe che le cose non stiano andando affatto bene e che la scadenza del 24 possa slittare. Quindi, considerando anche i tempi necessari ad effettuare il collaudo da parte dei tecnici del Ministero dei Trasporti - cui per legge spetta l’ultimo test prima del via libera - è assai difficile che tutti i lavori possano concludersi in tempo per consentire una riapertura della stazione entro fine mese.
Barberini aveva chiuso i battenti il 21 marzo 2019 e, a oggi siamo a 308 giorni di chiusura. La storia è nota: Atac affida un appalto a una società che vince con un ribasso del 49,73%. Iniziano a verificarsi sempre più problemi fino all’incidente a Repubblica (23 ottobre 2018) con i russi feriti dal crollo della scala mobile. Dopo di che, anche nelle altre due stazioni più profonde della linea A, Spagna -54 metri e Barberini -30 metri, con sempre più allarmante frequenza si registrano delle rotture delle scale mobili. Nel silenzio del sindaco di Roma, Virginia Raggi, e dell’allora assessore ai Trasporti, Linda Meleo, sotto natale 2018 ci sono giorni tragicomici con aperture e chiusure delle stazioni in maniera casuale. Fino a marzo: dopo un’altra serie di incidenti, Atac chiude direttamente le due stazioni. Risultato, per mesi si parte da Termini e si scende a Flaminio. Spagna e Repubblica riaprono a maggio 2019 la prima e a fine giugno la seconda. Barberini resta chiusa. Fino a settembre rimane sotto sequestro da parte della Procura. Poi, dissequestrata, iniziano i lavori affidati ad Otis chiamata da Atac, con un appalto d’urgenza, a mettere una pezza a una serie di scale mobili ferme da mesi. Prima doveva aprire per Natale, poi dopo, poi metà gennaio, quindi a fine mese. 
A Barberini ci sono 6 scale. Per riaprire la stazione solo in uscita servono, per ragioni di sicurezza, quattro scale mobili funzionanti. Tre di queste hanno già ottenuto il via libera dal Ministero. La quarta, no. Il primo collaudo, una quindicina di giorni fa, è andato male: ancora problemi ai dischi frenanti. Ancora lavori, dunque, che avrebbero dovuto concludersi il 24. E che, a quanto risulta a Il Tempo, invece richiederanno ancora ulteriori giorni di lavoro. Per le altre due scale che garantirebbero la riapertura di Barberini anche in ingresso ai viaggiatori, i lavori sono ancora da programmare. 


lunedì 30 dicembre 2019

DE PRIAMO: "SPETTA A FDI INDICARE IL CANDIDATO SINDACO"




Per la qualità e la quantità di lavoro svolto su Roma in questi anni, e, quindi, l’esperienza acquisita, credo spetti a Fratelli d’Italia indicare il nome del candidato sindaco della Capitale per le comunali del 2021. E non credo molto ai nomi della società civile: certe cariche come il Sindaco di Roma richiedono sensibilità politiche”.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Campidoglio, Andrea De Priamo, analizza l’esperienza di governo cittadino della Raggi e dei 5Stelle e traccia la strada per il futuro.
Credo che il tempo stringa e che sia necessario per il centrodestra essere pronti con nome e programma anche un anno prima del voto”.

Cioè fra sei mesi. Priorità? Il nome o il programma?
Prima di tutto il programma. Noi abbiamo già una serie di provvedimenti pronti, li abbiamo presentati in questa consiliatura e da quelli pensiamo di ripartire. Il nome è importantissimo ma ancor di più lo sono le priorità della città”.

Due anni e mezzo di Ignazio Marino da sommare, a giugno 2021, a un quinquennio Raggi. Sette anni e mezzo in cui Roma, chiacchiere propagandistiche a parte, è rimasta ferma.
Per questo ci sono molte cose da fare. Ad esempio, con l’Urbanistica. Rapidamente vanno rilanciati i programmi di rigenerazione urbana e va affrontato il problema dei condoni in giacenza. Lo dicono tutti i sindaci ma poi nessuno lo fa realmente. Lì c’è un tesoretto di svariate decine di milioni di euro che può essere recuperato e messo a frutto, ad esempio, per la manutenzione delle strade”.

Grandi opere pubbliche: metro C, metro D, funivie. Tanti nomi, pochi soldi e tantissimo tempo perduto.
Noi abbiamo ritenuto in passato che la C fosse semplicemente troppo costosa rispetto alla resa. Ora, però, deve essere portata avanti. Rapidamente. E arrivare non solo a Clodio/Mazzini ma all’Ospedale Sant’Andrea-Grottarossa. Mi auguro che nel tempo che alla Raggi resta da governare, la revisione progettuale sulla tratta Venezia-Clodio sia completata. Sono due anni che la annuncia”.

E le altre grandi opere?
Seguiremo due regole: pressare il Governo, qualunque esso sia, perché si renda conto dell’importanza di Roma e ne finanzi lo sviluppo”.

E la seconda?
Niente perdite di tempo. Basta con tentennamenti e ripensamenti anche per opere discutibili. Ad esempio: se le funivie fossero iniziate, dovrebbero andare avanti. E così il resto”.

Capitolo rifiuti. 
Non possiamo pensare di andare avanti con un’Ama ridotta in queste condizioni. Va fatto un ragionamento che parta dall’impiantistica necessaria, senza pregiudizi. Anche con l’apertura ad Acea. Basta che non ci sia un’Ama di serie B”.  

Cosa salva della Giunta Raggi? E cosa boccia?
L’assessore De Santis e il lavoro fatto sul personale del Campidoglio. Bocciata l’ex assessore ai Lavori pubblici, Margherita Gatta”.

mercoledì 13 novembre 2019

DISASTRO METRO: CHIUDE SPAGNA, MANZONI A SINGHIOZZO; PIOVE A VALLE AURELIA. E POI I FLAMBUS: GIÀ 26


Chiude Spagna, Barberini non si sa quando e come riaprirà, piove dentro la stazione Valle Aurelia, Baldo degli Ubaldi la rivedremo forse a gennaio, Manzoni fa le bizze: la metropolitana è diventata la nuova nemesi, dopo i rifiuti, della Giunta Raggi.
Ieri pomeriggio si rompe un treno a Cornelia: saltano i freni. Evacuazione delle carrozze che, poi, vanno portate al deposito. Il quale è ad Anagnina. Praticamente, un treno “sfrenato” invece di poter arrivare alla stazione successiva, Battistini, che è capolinea, è costretto a essere rimorchiato per oltre 15 chilometri fino al deposito che sta, appunto, ad Anagnina. Cammina, cammina quando il convoglio arriva a Spagna i freni si piantano un’altra volta, sollevano un denso fumo acre e scatta l’allarme antincendio. Tutti fuori, stazione chiusa per quasi un’oretta. Per la cronaca, le denunce degli utenti sulla rete testimoniano del fumo anche a Lepanto dove, però, l’antincendio non è scattato. Né è scattato in nessuna delle fermate successive creando, ovviamente, il dubbio sulla sensibilità dei sensori: troppo a Spagna o poco nelle altre?
Capitolo stazione di Valle Aurelia: “scale mobili rotte, ascensori fermi da mesi e oggi (ieri, ndr) scende acqua dalle plafoniere direttamente sulla banchina di acceso ai treni. È proprio il caso di dire che l’amministrazione 5stelle fa acqua da tutte le parti”, denuncia Daniele Giannini, consigliere regionale della Lega. Gli fa eco Angelo Belli, coordinatore Lega nel Municipio XIII: “Sono passati solo 15 giorni dal termine dei lavori di manutenzione e di collaudo di questa fermata, gli ascensori sono ancora tutti rotti da luglio scorso e una scala mobile non funziona. Dopo la chiusura della fermata Baldo degli Ubaldi, che sta creando notevoli disagi, ci aspettavamo una manutenzione seria, non approssimativa”.
Il sito aziendale ieri riportava un “90%” di impianti funzionanti, fra ascensori, montascale e scale mobili. Poi, però, spulciando meglio viene fuori che 12 stazioni della linea A su 27, il 45%, lamenta qualche problema agli impianti, una le scale mobili, una gli ascensori o i montascale, qualcuna con più di un sistema fuori servizio. Anche sulla B sono 12 su 26 (46%) le stazioni con problemi agli impianti. Un filino meglio sulla linea C: 6 stazioni su 22 (27%) con qualche disservizio.
Capitolo Manzoni: negli ultimi giorni la stazione chiude con una certa frequenza. Prima il 20 agosto, poi il 23 settembre, di nuovo il 19 ottobre poi si ferma il 4, l’8, il 10 e l’11 novembre. Stando ad Atac la colpa è del maltempo: quando piove si allaga un locale tecnico di servizio da cui poi l’acqua cola sotto, invadendo le fosse delle scale mobili. Ovviamente, più è intenso il fenomeno meteorologico più la chiusura è lunga. Praticamente, i tecnici Atac, nonostante l’apposizione di paratie, finiscono per dover asciugare le scale mobili e, come accaduto il 4 novembre, anche ripristinare i servizi elettrici nella stazione. 
Da ultimo, per non farsi mancar nulla, ieri all’alba una vettura del 2013 in servizio sulla linea notturna N8 ha preso fuoco. Il bus, che era vuoto e in rientro al deposito, è andato completamente distrutto. Il conto aggiornato dei flambus del 2019 recita 26 vetture in fiamme di cui 13 distrutte.


venerdì 8 novembre 2019

ANCORA CAOS SUI TRASPORTI CAPITOLINI


Guasto tecnico” è stata la dicitura che, su twitter, ha dominato, ieri, nel corso dell’intera giornata, le comunicazioni ufficiali di Atac: metro B, metro C, Roma-Lido. Treni rotti e stazioni chiuse: un mercoledì di passione per gli utenti del trasporto pubblico. 
Si parte con la stazione San Giovanni preda dell’ormai abituale caos dovuto al pessimo sistema di scambio fra la linea A e la C: gente ammassata nel tentativo di cambiare convogli. Il problema di San Giovanni è oramai quotidiano e sarà destinato a durare fino a che non si concluderanno i lavori per la connessione diretta fra le due linee mentre oggi gli utenti sono obbligati a “uscire” da una linea e “entrare” nell’altra risalendo di fatto praticamente in strada.
Sofferenza sulla linea C: prima “circolazione rallentata causa guasto tecnico” alla stazione di Teano, poi altro guasto tecnico e chiude la stazione Giardinetti.
Cambiando linea, non cambiano i guasti tecnici: stavolta tocca alla stazione Policlinico chiudere i battenti per oltre 3 ore. Tra l’altro, a complicare ancor di più la situazione, ci si mette anche Ferrovie dello Stato con un altro guasto tecnico a Roma Tiburtina che alle 7.30 di mattina per quasi 4 ore manda in tilt la circolazione dell’intero nodo di Roma.
Treno guasto. Si prega di scendere”: è l’annuncio che, alle 8.30 di mattina, ha “allietato” la giornata degli utenti della Roma-Lido di Ostia. Già quel treno era stato “rimodulato” ovvero spostato: doveva essere quello delle 8, poi spostato alle 8.08, poi alle 8.11, quindi alle 8.14 fino a che, a Casal Bernocchi, la resa: tutti a terra. Gente che scende, banchine che si riempiono all’inverosimile e tante male parole all’indirizzo della Regione, del Campidoglio e di Atac. Atac che ufficialmente non riporta alcun disservizio, quasi a ultima beffa per migliaia di persone. 
La quotidianità dell’eccellente servizio reso da Atac ai romani è esemplificata in modo plastico dalle scale mobili: 12 stazioni su 27 della linea A contano impianti fermi, in termini percentuali è il 44% delle stazioni con problemi. Sulla linea B la percentuale di stazioni con problemi a scale mobili o ascensori o montascale si ferma “solo”, si fa per dire, al 38%: 10 stazioni su 26 hanno qualche impianto fermo. Che sulla nuovissima linea C, dopo 5 anni dall’apertura, sia il 27% delle stazioni a contare qualche impianto fermo (6 stazioni su 22) è ancora da capire se sia una notizia positiva (sono poche) o negativa (sono stazioni nuove).

sabato 26 ottobre 2019

METRO, RIAPRE VALE AURELIA DOPO CHECK SULLE SCALE MOBILI


Cinque mesi per la revisione ventennale delle scale mobili della stazione metro A di Valle Aurelia che, ieri, ha riaperto. Tanto ci ha messo Atac per completare un adempimento previsto per legge: tutti gli “impianti di traslazione”, cioè scale mobili, montascale e ascensori, devono essere sottoposti a revisione programmata ogni 20 anni. 
Valle Aurelia aveva chiuso tutti i suoi impianti a fine maggio scorso. Sono, quindi, cinque mesi giusti giusti quelli che Atac ha utilizzato per concludere una revisione che doveva essere programmata da tempo. 
Ora è il turno di Baldo degli Ubaldi, sempre linea A. Che è addirittura chiusa. L’annuncio dell’Azienda parla di tre mesi di fermo per consentire la revisione di tutte le scale mobili e gli ascensori. Quindi, con possibile riapertura per metà gennaio. Dopo di che, sarà il turno di Cornelia. Visto proprio il precedente di Valle Aurelia, più di qualcuno fra gli utenti si pone l’ovvio quesito: basteranno tre mesi per Baldo degli Ubaldi? 
Il problema delle scale mobili - è giusto di un paio di giorni fa la chiusura della fermata Vittorio Emanuele per la rottura dell’ultima scala mobile superstite - sta affliggendo la metropolitana romana da oltre un anno. Di fatto, da quando l’attuale management Atac ha bandito e poi assegnato una gara d’appalto per la manutenzione con un ribasso finale che ha sfiorato il 50% sul prezzo di partenza. Sin dall’inizio gli utenti avevano segnalato il moltiplicarsi di episodi di rotture degli impianti. Per arrivare poi al terribile incidente di ottobre 2017 a Repubblica, con i 40 tifosi russi della CKSA  feriti dal crollo della scala. E, ancora, a Natale le chiusure a singhiozzo anche di Barberini e Spagna, culminate poi nello stop definitivo di fine marzo scorso con Barberini ancora chiusa e decine e decine di altri impianti fermi praticamente in tutte le stazioni delle tre linee metro. 

sabato 24 agosto 2019

METRO A ANCORA NEL CAOS, SALTA MANZONI

Niente pace per la metro A: non bastassero i lavori - quelli sì, necessari ma che comunque arrecano un temporaneo e inevitabile disagio all’utenza in favore, si spera, si un futuro migliore - che vanno avanti sulla linea Anagnina-Battistini, ci si mette a beffare l’utenza anche lo stop and go improvvisato.
È successo per due volte, ieri, alla stazione Manzoni: i treni passavano e non potevano fermarsi. Prima chiusura, alle 8 di mattina con tweet di @infoatac - l’account aziendale che segnala problemi sulla rete in tempo (quasi) reale - delle 8.21 seguente la segnalazione di un utente che lamentava la stazione completamente al buio. Riapertura alle 9.15. Poi, nuovamente, alle 12.30 altra chiusura. E nuova riapertura alle 14 passate. Motivazioni ufficiali @infoatac non ne rilascia, anche se più di qualche utente chiede conto del perchè di queste ripetute chiusure. L’azienda parla in via ufficiosa di un guasto elettrico, forse per problemi di Acea. Ma, come avvenne quando ci fu il famigerato apri/chiudi per le scale mobili rotte a Spagna e Barberini, informazioni precise e complete non vengono mai fornite.
E non è solo ieri: altri disagi, sempre sulla A, si erano registrati a San Giovanni, mercoledì 14. Prima alle 6 di mattina, poi all’una del pomeriggio la stazione chiude ma, in questo caso, i bus sostitutivi che già prestavano servizio per i lavori vengono allungati anche sulla tratta San Giovanni/Arco di Travertino. E, a parte un generico e pallido “guasto tecnico” non è che la trasparentissima azienda di via Prenestina si prenda la briga di spiegare cosa si sia rotto. Visto, appunto, il precedente del trittico Repubblica/Barberini/Spagna, il sospetto più che giustificato è che si possa trattare di rotture che pongono seriamente a rischio l’incolumità dei passeggeri. Ma, del resto, questo management Atac è già passato alla storia per i “principi di incendio” comunicati ufficialmente per i bus flambé con foto che, però, mostrano vetture completamente bruciate. 
Già che ci siamo, non è il caos sia limitato alla sola linea A: il 17 sera, alle 21, si ferma per un paio d’ore anche la stazione Torre Spaccata della linea C sempre per il solito “guasto tecnico” non precisato. Insomma, non c’è pace per chi ad agosto è rimasto a Roma a lavorare. 

venerdì 9 agosto 2019

METRO, A NOVEMBRE RIAPRE BARBERINI. FORSE




Forse, per novembre, potrebbe riaprire la stazione metro Barberini, chiusa dal 21 marzo scorso a seguito dei problemi sulle scale mobili. 
L’annuncio sulla possibile riapertura, condito da mille condizionali, arriva da Atac, ascoltata in Commissione Trasparenza.
Di fronte alla Commissione presieduta dal Dem Marco Palumbo, il direttore Procurement, Legale e Affari generali di Atac, Franco Middei, ha spiegato: “Entro fine settembre partiranno gli interventi sulle prime due scale mobili, ed entro fine ottobre sulle altre due. Orientativamente la stazione Barberini potrà riaprire a novembre. La stazione è sotto sequestro e Atac, il 6 agosto, ha presentato istanza di dissequestro sulla base del cronoprogramma dei lavori presentato dalla ditta Otis sulle scale mobili. Aspettiamo di poter entrare per effettuare i lavori sulle 4 scale. I tempi che sono previsti da Otis per i lavori sono fine settembre per i lavori sulla prima coppia di scale, fine ottobre per la seconda coppia di scale. Quindi prevediamo appunto nelle prime settimane di novembre di avviare le verifiche necessarie sulle stesse e poi riaprire la stazione, perché la riapertura deve avvenire in sicurezza e senza ombre”.
Le scale mobili a Barberini sono 6 e sono fondamentali: non esistono scale fisse, quindi per l’accesso in stazione - che, per altro, è la seconda, dopo Spagna, per profondità scendendo a meno 30 metri sotto il piano strada - 4 scale mobili funzionanti sono il minimo standard di sicurezza.
Il caos scale mobili era iniziato a ottobre del 2017 quando, qualche ora prima della partita di Champions fra Roma e CSKA di Mosca, una trentina di tifosi russi era rimasta coinvolta nel crollo della scala a Repubblica, conteggiando svariati feriti. Stazione immediatamente sequestrata dai magistrati. Poi, gli stessi “sintomi” di Repubblica si erano registrati alle scale di Spagna e Barberini che, sotto le feste di Natale, vennero chiuse a singhiozzo. Un singhiozzo di apri e chiudi ben oltre il ridicolo nel più totale silenzio del sindaco di Roma, Virginia Raggi, e dell’assessore alla Mobilità, Linda Meleo. Alla fine, anche Barberini e Spagna vennero chiuse per sicurezza creando, per mesi, il treno alta velocità di Roma con salita a Termini e discesa a Flaminio. Caos generato dal meraviglioso appalto per la manutenzione delle scale mobili bandito da questo management di Atac (nominato da questa Giunta comunale) e da Atac assegnato con un ribasso che sfiorava il 50%. Caos dal quale con fatica e a carissimo prezzo si sta uscendo: scaricare e sostituire il vecchio appaltatore, trovare chi (Otis) nell’emergenza lavorasse per riaprire solo alcune scale mobili ci costa un totale di 8 milioni e 648mila euro. 7 milioni e spicci da dare alla Schindler come subentrante al vecchio appaltatore fino a giugno 2020 e un altro milioncino abbondante a Otis per rimettere in piedi 23 scale mobili nelle tre stazioni centrali della linea A.
Che, poi, nelle altre stazioni le cose non è che vadano bene:  ieri 27 fermate fra A, B, C, e Roma-Lido, lamentavano impianti fermi: 7 nella A, 11 nella B/B1, 5 nella C e 4 della ferrovia per Ostia. 
Atac centellina le riaperture: “Entro fine mese - dice sempre Middei - riaprirà anche l'altra scala mobile della stazione Repubblica. La quinta scala mobile della stazione metro A di piazza di Spagna è stata riaperta in questa settimana”.
E le opposizioni vanno a nozze. Bruno Astorre, senatore Pd, ironizza: “Atac comunica che la fermata metro Barberini aprirà forse a novembre. Ma non specifica di quale anno”; Davide Bordoni, capogruppo Forza Italia in Campidoglio: “Il Comune risarcisca gli imprenditori penalizzati attraverso una specifica delibera”; Francesco Figliomeni, Fratelli d’Italia, parla di “cittadini abbandonati. Nessuno degli assessori della giunta Raggi si è degnato di presentarsi in commissione”.
Infine, nota di colore: la rete non perdona. Non passa giorno senza che il sindaco Raggi pellegrini per la città presentando la prima tranche dei nuovi bus, i 227 comprati da Consip. Solo che gli utenti hanno notato come i bus usati per la presentazione siano sempre gli stessi: identici numeri di matricola. Un po’ come la leggenda degli aerei di Mussolini.

martedì 4 giugno 2019

ECCO QUANTO "COSTA" AD ATAC LA CHIUSURA DI REPUBBLICA

Novantuno mila biglietti timbrati in meno ogni mese: questo è quanto Atac perde a causa della chiusura della fermata Repubblica della linea A della metropolitana.
Il dato emerge dall’analisi delle timbrature mensili effettuate - fonte Atac, su base mensile, da gennaio 2018 a marzo 2019 - nelle stazioni metro di Termini, Repubblica e Barberini.

In sintesi: ogni mese fino alla sua chiusura, avvenuta il 23 ottobre 2018 a causa del grave incidente che ha visto vittime i tifosi russi del Cska Mosca feriti dal crollo di una scala mobile, ai tornelli di Repubblica si timbravano 318mila 556 biglietti al mese, poco più di 10mila al giorno.
Nello stesso periodo, la media di Termini era di 1milione e 153mila timbrature mensili e a Barberini si superavano le 526mila ogni mese.

Analizzando la variazione successiva alla chiusura di Repubblica dei dati di Termini e Barberini - lo ricordiamo: le due stazioni prima e dopo Repubblica - si scopre che questa variazione, che c’è, è inferiore del 29% a quanto faceva da sola Repubblica stessa. 
In termini numerici, chiusa Repubblica, a Termini si è registrata una media di 235mila biglietti timbrati in più al mese e a Barberini una diminuzione media mensile di 7.700 timbrature, con un saldo negativo di 91mila biglietti timbrati pari a un meno 28,63%.



Non si può, ovviamente, tradurre questa diminuzione in una perdita economica: pur essendo Repubblica una fermata molto turistica per via del gran numero di alberghi, grandi e piccoli nella zona, e quindi con una fruizione di utenza più casuale di altre fermate, non è possibile convertire la diminuzione delle timbrature in un calo di incassi, visto che l’utenza potrebbe essersi spostata sugli autobus. 
Anche perché, l’Azienda ci tiene a presentare i conticini in attivo e sostiene che “il  calo delle validazioni nelle stazioni considerate nel primo trimestre 2019 sul primo trimestre 2018 è stato più che compensato dall'aumento di validazioni sull'intera linea. Nei primi tre mesi del 2019, infatti, su tutta la linea A, le validazioni sono aumentate di oltre il 5% rispetto allo stesso periodo del 2018. A ciò si aggiunga che si è registrato un aumento delle vendite dei biglietti, sempre nel primo trimestre 2019 del 4,9 rispetto al primo trimestre 2018%”.

Al netto del fatto che Atac limita l’analisi al solo primo trimestre e che i conti si fanno a fine anno - ancora in attesa del bilancio 2018 - il nodo qui non è quello economico ma quello di rendere misurabile un disservizio all’utenza. Perché, alla fine, il nodo per Atac non è tanto e solo quello di far soldi quanto quello di trasportare romani e turisti, lavoratori e studenti, in giro per la città. 
L’analisi dei dati, poi, evidenzia anche come si sia modificato il comportamento dell’utenza al perdurare della crisi dovuta alla chiusura di Repubblica. 

Nel primo mese, novembre 2018, infatti, il saldo di Termini e Barberini è in attivo: 250mila timbrature in più nella prima e 93mila in più nella seconda stazione, portano il totale generale dei biglietti obliterati nei tornelli a +343mila, con un saldo positivo, quindi, di quasi 25mila biglietti timbrati in più (+7,8%) rispetto ai 318mila che Repubblica faceva in media da sola.
La pazienza, però, è durata solo un mese. A dicembre, si va in rosso: la copertura offerta da Termini e Barberini sfiora appena i 160mila biglietti timbrati contro i 318mila che Repubblica faceva da sola, quindi con un -158mila pari a un -50%. A gennaio, il calo è più contenuto ma sempre consistente: il saldo è -114mila tibrature, cioè -35%. A Febbraio, si sprofonda ancor di più con la peggiore performance registrata: -171mila biglietti in meno, pari a -53%. A marzo, invece, complice la stagione che registra sempre un aumento dell’uso della metro, il calo si arresta a soli -36mila biglietti (393mila a Termini e -111mila a Barberini) con un meno 11%.


Va, inoltre, evidenziato come per Barberini abbia giocato un ruolo non piccolo il lungo apri e chiudi della stazione che si è registrato nel periodo delle feste natalizie: al mattino aperta, nel pomeriggio chiudeva, magari apriva solo alla discesa dei passeggeri e quindi non era accessibile in entrata, e così via. Un balletto registrato il 7 e 8 dicembre, poi una chiusura totale l’11, kl 12 e il 13 dicembre e poi di nuovo parziale dal 14 al 19 dicembre, il 12 marzo, il 21 marzo fino alla chiusura totale avvenuta il 23 marzo.
Valzer apri e chiudi che ha riguardato anche Spagna: chiusure parziali il 10 e il 23 novembre, l’8 dicembre (ma qui c’era il Papa per la festa della Madonna a piazza di Spagna), dal 15 al 17 dicembre, il 19 e il 23 dicembre; chiusure totali il 29 e il 30 novembre, dall’11 al 14 dicembre, ancora il 18 dicembre, fino allo stop definitivo durato dal 23 marzo al 7 maggio.

Per analizzare, però, quanto queste chiusura abbiano avuto effetti - Barberini è ancora chiusa e Repubblica non aprirà prima di altre 6 settimane, cioè a metà luglio - sarà necessario attendere che Atac renda disponibili dati più aggiornati, rispetto a quelli consegnati fino ad ora.

sabato 25 maggio 2019

METRO; PIÙ DI 1 MILIONE PER RIPARARE LE SCALE MOBILI


Otto milioni e 648 mila euro, più iva: tanto costa alle casse di Atac lo scherzetto delle scale mobili. Questo è quanto emerge dalla lettura dei documenti, pubblicati finalmente ieri sul sito dell’Azienda di via Prenestina, degli incarichi affidati alla Otis - una delle grandi multinazionali di ascensori, scale mobili - dopo il caos dei mesi scorsi. 
I documenti pubblicati ripercorrono tutte le vicende: l’appalto per la manutenzione delle scale mobili assegnato Metroroma Scarl con un ribasso di poco inferiore al 50% sulla base d’asta, i disservizi, le contestazioni, la rescissione del contratto. In mezzo, ovviamente, l’incidente di Repubblica di ottobre 2018 e quelli di Barberini del 22 febbraio e 21 marzo. E, poi, il duplice  problema di trovare di corsa qualcuno che sostituisse il manutentore e qualcuno che rapidamente mettesse mano alle scale mobili per riaprire le fermate chiuse
A sostituire Metroroma Scarl dal 1 giugno 2019 al 1 giugno 2020 sarà la Schindler cui verrà corrisposto un importo di 7 milioni e 383mila euro
A questi soldi che serviranno per la manutenzione ordinaria, si deve aggiungere un altro milione e 265 mila euro, sempre più Iva, che Atac dovrà pagare a Otis per i lavori di emergenza che si stanno svolgendo in queste settimane, per un totale generale, appunto, di 8 milioni e 648mila euro. Un caro prezzo per aver aggiudicato un appalto con un ribasso del 49,73%. 
Nel documento del direttore generale di Atac, Paolo Simioni, poi, finalmente arriva un minimo di chiarezza sugli interventi che si stanno facendo e sulle scelte che l’Azienda sta portando avanti.
Si legge che a inizio maggio, Atac ha “comunicato a Otis la riperimetrazione degli impianti compresi nelle verifiche generali escludendo le scale mobili installate presso le stazioni di Termini, Colosseo e Laurentina” ma inserendone una in più di quelle inizialmente previste a Barberini e altre due in più a Repubblica. Alla fine, “il numero definitivo degli impianti” sui quali sono in corso (o si faranno) le verifiche sono “23 di cui 8 a Spagna, 6 a Barberini, 6 a Repubblica e 3 a Flaminio”.
Infine, il piccolo giallo: nell’audizione dello scorso 10 maggio in Commissione Trasparenza, Atac, su domanda precisa circa i tempi di Barberini, rispose che la stazione era ancora “sequestrata”. In realtà, la Procura ha autorizzato Atac ad effettuare “interventi manutentivi” a inizio aprile e poi ancora prorogati il 9 giugno. Cosa che però Atac ha omesso di spiegare ai Consiglieri in Commissione. 

venerdì 10 maggio 2019

REPUBBLICA NON RIAPRIRÀ PRIMA DI LUGLIO


Sei mesi da quando Repubblica ha chiuso. E, se va bene, prima di altri due non riaprirà. In barba alle roboanti dichiarazioni che l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, aveva fatto il 10 aprile scorso a Unomattina, annunciando la riapertura di Spagna entro domenica 14 aprile e di Repubblica “prima di Pasqua” (il 21 aprile). Siamo al 10 maggio: Spagna ha riaperto i battenti l’altro ieri, 8 maggio (e già ieri, 9 maggio, una scala mobile si è subito fermata, anche se per solo una mezz’ora) e per Repubblica, altro che Pasqua: se va bene, la riavremo per Ferragosto.
Questo è quel che è emerso dalla seduta della Commissione Trasparenza, disertata dall’assessore Meleo, alla quale hanno preso parte, però, i funzionari di Atac che hanno spiegato quanto si sta facendo e il lungo, complesso e travagliato iter che ha portato l’Azienda prima a revocare l’appalto alla società di manutenzione per inadempienza e poi a correre ai ripari affidandosi alla Otis, la società costruttrice di una gran parte delle scale mobili montate nelle metro romane. 
Tra l’altro, almeno in teoria, per agosto è previsto uno stop alla linea A per lavori di ammodernamento, il che, quindi, può produrre la beffa di Repubblica che riapre e poi richiude subito insieme alla intera linea. 
Intanto, il primo aggiornamento sulle scale mobili è che Atac ha trovato finalmente la nuova società che farà manutenzione: la Schindler con cui è stato sottoscritto il contratto il 18 aprile scorso.
Poi il secondo, e in questo caso, meno lieto aggiornamento riguarda la stazione Repubblica: “Otis  ha comunicato che in 8 settimane, tra reperimento materiali originali prodotti da casa madre e posa in opera, dovremmo arrivare almeno ad una riapertura parziale. Atac in questo momento si sta facendo guidare dal costruttore, e quindi per i tempi e i lavori l'ultima parola spetta a loro”. Facendo i conti, 8 settimane significa una riapertura prevedibile per la metà di luglio. Le scale mobili si ruppero a ottobre 2018, quindi, se la scadenza di 8 settimane sarà effettivamente rispettata (ma non si tiene conto dei collaudi e dell’ultimo check dell’Ustif, l’ufficio ministeriale preposto ad avere l’ultima parola su scale mobili, impianti, treni), saranno stati necessari non meno di 8 mesi per riaprire una sola stazione metro.
Al netto delle scontate recriminazioni sulle lungaggini apparenti, va, però, specificato anche che le procedure per la revoca di un appalto sono lente e complesse e devono essere tutte quante percorse con attenzione per evitare di trovarsi a perdere un eventuale ricorso in tribunale. Vero è che Atac ha iniziato a ravvisare inadempienze e malfunzionamenti del servizio scale mobili quasi da subito, ma per poter giungere alla revoca di un appalto, occorre che si verifichino alcune condizioni reiterate nel corso del tempo: ecco perché appaiono ridicole le dichiarazioni scandalizzate di alcuni esponenti grillini che, dopo l’ultimo incidente di Barberini, avevano annunciato la revoca dell’appalto come se fosse stata decisa in pochi minuti. Ovviamente, poi, rimane aperto il quesito di come si faccia a poter accettare che un appalto si possa aggiudicare con un ribasso del 49,73% che è quanto è accaduto in questo caso, con l’appalto scale mobili ideato, gestito e assegnato da questa Amministrazione. 
Il tutto mentre per Barberini c’è il silenzio più assoluto: “Barberini risulta ancora sequestrata - hanno spiegato i funzionari di Atac - quindi lì il dialogo è da fare con altri soggetti giudiziari”. E con questi chiari di luna c’è il rischio di poter assistere alla riapertura con il prossimo Sindaco!

mercoledì 8 maggio 2019

METRO, RIAPRE SPAGNA DOPO 44 GIORNI



Tirare fuori dal frigo la prima bottiglia di italico spumante: la fermata Spagna della metro A finalmente ha riaperto i battenti. 
L’evento (quasi) storico è avvenuto ieri pomeriggio: l’Ufficio speciale trasporti a impianti fissi, l’ormai noto Ustif, del Ministero delle Infrastrutture (competente a collaudare e dare l’ultimo ok per treni, binari, scale mobili e ascensori) ha completato le prove su tutte le scale mobili. Per il Ministero, quindi, “Atac può riaprire la stazione”. Che, pochi minuti dopo, finalmente riapre, anche se due scale mobili sono risultavano ancora ferme ieri nel tardo pomeriggio. Dopo 44 giorni consecutivi di chiusura, quindi, Spagna resuscita con 4 scale funzionanti sulle 6 esistenti. 
Poco dopo le 18, anche @infoAtac - l’account twitter dell’azienda che fornisce informazioni sui (dis)servizi quotidiani all’utenza - cinguetta: “riaperta la stazione Spagna della linea A della metropolitana. Alle ore 18, i treni hanno ripreso a fermare alla stazione Spagna. Restano, per ora, chiuse, le stazioni Repubblica e Barberini. Resta attiva, inoltre, la linea bus di supporto MA10 Termini-Flaminio”. 
Al netto dell’abituale ironia dei romani nelle risposte (“Peccato, a me piaceva il rapido Termini-Flaminio”; “Daje!! Ne mancano solo due”, “quindi per due giorni stiamo a posto”, “così? Senza avvisare? Se lo sapevo portavo le paste” e via dicendo) la speranza è che, almeno per questa volta, non si tratti di una riapertura farlocca come quella che avvenne dopo i primi disservizi registrati a Natale: nel periodo natalizio, dopo l’incidente con i tifosi russi feriti a Repubblica e la chiusura di quella stazione, Spagna e Barberini iniziarono a funzionare a singhiozzo. Tipo terno al lotto, turisti e romani non sapevano se avrebbero trovato aperte o chiuse le due stazioni. E questo giochino di aperture e chiusure random andò avanti fino alla chiusura definitiva, 45 giorni fa, di entrambe le stazioni con la creazione della Tav metropolitana fra Termini e Flaminio.
Né sono mancate le polemiche, feroci, anche grazie alle dichiarazioni del sindaco, Virginia Raggi, e di altri esponenti 5Stelle romani, come Paolo Ferrara. A dar fuoco alle polveri, in realtà, era stata l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, che, andando in tv ad Unomattina, lo scorso 10 aprile, aveva annunciato - sempre senza uno straccio di contraddittorio - l’imminente riapertura di Repubblica e Spagna prima di Pasqua. A corredo, poi, la clamorosa “scoperta” che la manutenzione delle scale mobili sembrava non essere fatta a norma ma con “fascette metalliche” invece che con la sostituzione dei pezzi. Peccato, però, che nei post e nei video del Sindaco e di altri esponenti 5Stelle romani venisse omesso che l’appalto in questione era stato creato, fatto e assegnato sotto questa Amministrazione, che il vincitore della gara si era aggiudicato l’appalto per la manutenzione con un ribasso pari al 49,73% e che i disservizi non solo erano iniziati subito ma che Atac li aveva registrati già da un anno, tanto che l’Azienda di Trasporto aveva preso la decisione di revocare l’appalto non per gli ultimi disservizi ma proprio per quelli vecchi. Con molti mesi di ritardo. 
Tutte questioni che la comunicazione social dei grillini comunali aveva riattizzato. Ora, fidando che Spagna “regga”, restano da riaprire Repubblica e Barberini, per le quali Atac non fornisce ufficialmente nessuna data.