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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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lunedì 13 luglio 2020

E I ROMANI SI MERITANO QUESTO?

TRASPORTI PUBBLICI
Atac, Crisi infinita. E Roma Tpl è in proroga
L’arrivo di nuovi bus - spacciato come una novità mentre, dopo Veltroni, ne acquistarono sia Alemanno che Marino - non riesce minimamente a compensare il tracollo di Atac. La Raggi e i 5Stelle hanno scelto la strada del concordato preventivo ma, nonostante le iniezioni di mezzi pagati dal Comune e non da Atac, l’Azienda arretra nel servizio erogato all’utenza tanto che, da gennaio 2020, non vengono neanche più pubblicati i rapporti mensili sullo stato del servizio erogato.
La prima rata dei creditori privilegiati del concordato sarà pagata in queste settimane ma tutti gli altri creditori senza privilegi slitteranno al 2023 e i funzionari Atac già hanno messo le mani avanti e, usando il Covid come argomentazione, chiesto l’aiuto del Governo per avere liquidità.  
L’altra società, il consorzio Roma Tpl, ha il contratto di servizio scaduto a maggio 2018. Da allora, il Comune a trazione grillina, non è stato in grado di indire una regolare gara d’appalto per trovare sul mercato il successore: dopo 3 proroghe, l’unico tentativo fatto è stato stangato dai giudici amministrativi che hanno bocciato la gara. Siamo giunti alla quarta proroga - ed è appena il caso di ricordare quante polemiche sollevò proprio la Raggi contro Marino per le proroghe - che scadrà a fine ottobre 2020 ma, visti i tempi ristretti che rendono sempre più difficile indire la nuova gara, si arriverà alla quinta.  

MANUTENZONE STRADE
Buche ovunque e risarcimenti
Nei primi tre anni di governo sul fronte manutenzione stradale il nulla o quasi. A testimoniarlo, le righe scritte nella Relazione annuale dell’Agenzia per il controllo della Qualità dei servizi pubblici del Comune (soggetto autonomo ma i cui vertici sono nominati dall’Assemblea capitolina, quindi dalla maggioranza 5Stelle) in cui si fa riferimento a una “ripresa” dell’attività nel 2018. Lo stato del manto stradale delle vie di Roma è sotto gli occhi di tutti. 
Gli stanziamenti disposti dal Campidoglio sono una goccia nel mare per la loro esiguità: a marzo scorso il “vanto” del Comune a 5Stelle era uno stanziamento complessivo di 322 milioni di euro, 95 per l’ordinaria e 266 per la manutenzione straordinaria. 
Le strade di Roma sono divise in due tipi: di competenza del Campidoglio e sono le consolari o comunque strade di grande rilievo e importanza, e quelle di competenza dei Municipi. In termini di misure, le strade di competenza del Comune sono 800 km lineari, pari a circa 11 milioni di metri quadri. Quelle di competenza dei Municipi, sono 4.700 km per una superficie di 45 milioni di metri quadri, vale a dire meno di 6 euro a metro quadro. Reti arancioni da pollaio a parte, il conto economico del disastro Raggi sulle strade lo fornisce ancora l’Agenzia per la Qualità: 7mila richieste di risarcimento danni per 1,7 milioni erogati fra il 2016 e il 2018.
GRANDI OPERE
Metro C e Stadio, troppo tempo perso 

Fra quelle pubbliche e quelle private, la Giunta Raggi si è contraddistinta per un quadriennio di assoluta indecisione. Impossibile dimenticare i tre anni persi a discutere (sui social) cosa fare della Metro C e altrettanto impossibile dimenticare come le due talpe che stanno scavando i tunnel siano ferme da un anno sotto i Fori Imperiali per l’incapacità di approvare gli atti necessari a farle proseguire.
L’intero complesso delle altre grandi opere di urbanistica - Torri dell’Eur, Mercati generali, Caserme di via Guido Reni - siano rimaste impantanate nelle sabbie mobili della palude grillina: ferme. 
Come fermo è la più grande opera privata in progettazione: lo Stadio della Roma. Ancora oggi, dopo quattro anni di Consiliatura, ci sono consiglieri che domandano “che succede se non lo votiamo”, dimostrando di non aver neanche capito le regole di base. In quattro anni la Raggi è riuscita nell’impresa di peggiorare il progetto e rallentare l’iter approvativo. Un capolavoro. 
Da quattro anni assistiamo alle buone intenzioni sull’acquisizione dalla Regione al patrimonio comunale delle due ferrovie ex concesse, Roma-Lido di Ostia e Termini-Giardinetti. Ma, oltre le chiacchiere mancano tutti gli atti amministrativi necessari a completare l’iter.   

IL NODO DEI RIFIUTI
Situazione al collasso e monnezza ovunque
Il capitolo rifiuti è forse quello dove più di tutte si è manifestata la nemesi delle favole grilline: da “no discarica” alla creazione della discarica a Monte Carnevale. Da mai più Malagrotta alla scelta di un sito, Monte Carnevale, appunto, prospiciente Malagrotta e da esso distante un chilometro e 200 metri. Da “la differenziata salverà Roma” a un più mogio rimettiamo i secchioni. 
Dopo quattro anni di “cura Raggi” i risultati sono semplicemente catastrofici: l’immondizia, con cicli sempre più ravvicinanti nel tempo e lunghi nella durata, rimane in strada. Ama è come mai avvenuto prima sull’orlo del fallimento tanto che il direttore generale del Campidoglio ha aperto a una possibile ricapitalizzazione dell’azienda. Il sistema di gestione del ciclo dei rifiuti è peggiorato: l’impianto Ama di via Salaria è andato a fuoco, quello di Rocca Cencia è al limite. Ci si appoggia a Manlio Cerroni e ai suoi impianti oppure ad altri privati. 
I vertici di Ama sono cambiati vorticosamente con sette avvicendamenti in quattro anni: Daniele Fortini, Alessandro Solidoro, Antonella Giglio, Lorenzo Bagnacani, Massimo Bagatti, Luisa Melara, Stefano Zaghis. Il risultato finale lo spiegano le tabelle dell’Agenzia per la Qualità dei Servizi del Comune: il voto dei romani ad Ama oscilla fra il 2,8 della pulizia stradale al 4,2 della raccolta.

VERDE PUBBLICO
Gli alberi vanno giù e la città è una giungla
A ogni bava di vento o pioggia che sia appena più intensa dell’acquerugiola, gli alberi della città vengono giù. E giù, peraltro, restano a lungo tanto che viene da domandarsi se il Campidoglio non stia sperimentando un sistema di decomposizione naturale. E per ogni albero caduto tocca anche sorbirsi la giaculatoria del monitoraggio: il Comune gli alberi li monitora sempre. Evidentemente monitora quelli sbagliati, visto che, nonostante questa intensa opera di controllo, gli alberi continuano a cadere.
Il verde pubblico della città ha superato il livello giungla urbana. Il Campidoglio gestisce direttamente 41 km quadrati di verde urbano cui va aggiunto un altro km e 700metri quadri di verde scolastico: 315mila alberi situati per il 54% nei parchi, per i 36% in strada pari a 1.200 km di filari alberati e per il 4% nelle scuole. 
I dati del Campidoglio, propaganda sui monitoraggi a parte, raccontano che nel solo 2012, ultimo anno di Alemanno, erano state effettuate 9500 potature. Nei primi tre anni del Governo Raggi, sono state superate le 10mila: praticamente meno di 3500 potature annue. E se nel 2012 erano stati piantati 1830 nuovi alberi contro 1400 abbattimenti e un saldo positivo di 430 nuove alberature, nei primi 3 anni Raggi il totale è 404 a fronte di 3806 abbattimenti e un saldo negativo di 3402 alberi che non ci sono più.

giovedì 9 gennaio 2020

RIFIUTI, CAPITALE ANCORA SOMMERSA E AMA VA ALLA GUERRA DELLE CIFRE


Ama sul banco degli imputati tenta la difesa disperata: di fronte ai cumuli di immondizia, ai maleodoranti cassonetti stracolmi, alle centinaia di immagini e video che sui social vengono postati dagli utenti, l’Azienda si rifugia nel burocratese e nei numeri. Insomma, prova a buttarla in caciara. Circa ottomila sono i dipendenti della municipalizzata dei rifiuti ma operativi veri e propri sono circa 2.500. Un migliaio sono invalidi. Il resto - qualcosa in più di 4mila - sono amministrativi. La flotta è ridotta al lumicino, tanto che la stessa Virginia Raggi, giusto ieri a margine  della presentazione dell’ennesimo monitoraggio sugli alberi, si è sentita in dovere di rimarcare come una ventina di nuovi camion siano arrivati e altri “ne arriveranno”, con i soliti verbi al futuro. Ad oggi, se va bene, operativi sono 4 mezzi su 10. Poi c’è la catastrofe degli impianti: l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, con sano pragmatismo e violando uno dei tabù grillini aveva inserito nel nuovo piano industriale anche un termovalorizzatore. Niente, dietro front e passo di corsa: termovalorizzatore cancellato. Non si può chiedere ai pentastellati di digerire la discarica a Monte Carnevale e pure un termovalorizzatore. Qualcosa della vulgata va salvaguardata e pazienza se la città affoga oggi e andrà peggio domani. Perché fra sette giorni Colleferro chiude. Proroghe non sembrano esserci: sempre a margine del monitoraggio degli alberi, né la Raggi né il vice presidente della Regione, Daniele Leodori, hanno aperto a possibili prolungamenti della vita della discarica di Colleferro. Che, quindi, dal 15 gennaio chiuderà i battenti lasciando a Roma, per terra, 1.100 tonnellate di indifferenziato al giorno (su circa 3mila prodotte, quindi un terzo) cui vanno sommate anche quelle, 2/300 tonnellate al giorno, che vanno a finire nell’impianto di Rida Ambiente ad Aprilia il quale scarica i residui di lavorazione sempre a Colleferro e che già dagli ultimi giorni del 2019 non accoglie più l’immondizia romana. La crisi dell’impiantistica romana ha radici profonde e lontane: la presenza di Malagrotta ha sempre evitato alla Capitale di affrontare in modo sistematico il nodo rifiuti. Il tentativo di trovare soluzioni alternative sotto Alemanno ha finito per scontrarsi con i veti incrociati e si è arenato in un nulla di fatto. Con Marino arriva la chiusura di Malagrotta a settembre 2013 ma la presentazione dell’alternativa - gli ecodistretti - non solo arriva ad aprile 2015 ma è incompleta, contestata e muore con la fine dell’esperienza del Chirurgo in Campidoglio a ottobre dello stesso anno senza aver mai visto la luce. Nel frattempo, nessun nuovo impianto viene creato. I quattro anni di Virginia Raggi finiscono per aggravare la situazione con la città che da due anni vive nell’emergenza costante e l’eccezione sono i periodi, sempre più brevi e sporadici, di strade pulite e cassonetti svuotati regolarmente. 
Di fronte al caos di queste feste natalizie, Ama finisce di nuovo sul banco degli imputati e ieri pomeriggio ha tentato il contrattacco inondando le redazioni di sette comunicati in meno di due ore zeppi di numeri e cifre asettiche che finiscono per scontrarsi con la realtà delle immagini del mondo reale. Dice l’Azienda che nel periodo Natale-Capodanno sono stati raccolti il 3,4% in più di rifiuti rispetto al 2018, sostenendo che “il piano di Natale ha funzionato”. Poi, che il tasso medio di assenza dal lavoro, nel periodo fra il 23 e il 29 dicembre è sceso al 3,8% in “chiaro decremento rispetto al 4,45% rilevato nello stesso periodo del 2018. Il trend in costante diminuzione è testimoniato anche dal confronto con il tasso di assenze del periodo equivalente del 2017, quando, nella settimana in oggetto, si era registrata una percentuale media di assenze del 5% con picchi dell’8,5%”. Altro passaggio: “il giorno di Capodanno” erano al lavoro 1.200 operatori con il 4,8% di malati e che sono state anche raccolte 50 tonnellate di rifiuti abbandonati. Infine, Ama ci tiene a precisare che "proseguono le attività di verifica delle condizioni di decoro presso le aree esterne ai plessi scolastici” con il monitoraggio di "200 tra scuole, asili nido e altri siti sensibili come ospedali, presidi sanitari, strutture socio-assistenziali, effettuando interventi di pulizia mirati ove necessario. Queste attività vengono svolte con cadenza quotidiana dal personale in forza alle 55 sedi di zona e alle 5 autorimesse dislocate in tutta la città. Le operazioni di pulizia delle aree adiacenti gli istituti scolastici sono effettuate da squadre formate da 2/3 operatori con l’ausilio di 1 mezzo a vasca per la raccolta dei rifiuti (oltre a 1 spazzatrice in caso di necessità)”.


giovedì 2 gennaio 2020

DISCARICA A MONTE CARNEVALE



La scelta della Raggi arriva a metà del pomeriggio del 31 dicembre: la discarica di Roma sarà a Monte Carnevale. La nuova discarica è nel territorio del Municipio XI, commissariato da aprile 2019 dopo il fallimento della Giunta municipale 5Stelle e che andrà al voto in primavera. Siamo ad appena un paio di km in linea d’aria da Malagrotta che, però, ricade nel territorio del Municipio XII
Nella tarda mattinata del 31 dicembre era saltata Tragliatella, dichiarata sito non idoneo per la vicinanza con una serie di edifici sensibili (una scuola e un centro di riabilitazione su tutti). In cambio della designazione di Monte Carnevale “la Regione stralcerà dal Piano Rifiuti in via d’approvazione, come da accordo, l’indicazione del sub-ato per il Comune di Roma Capitale e disporrà tutte le attività necessarie per consentire, come richiesto da Roma Capitale, una serie lavori straordinari all'impianto Tmb di Rocca Cencia”.
Ignazio Marino chiuse Malagrotta nel settembre 2013. A dicembre 2019, sei anni dopo, siamo ancora lì: stessa area, anche se amministrativamente parte di due Municipi differenti, stesso impianto, la discarica. Neanche due ore dopo la comunicazione del Campidoglio su Monte Carnevale e si scatena l’inferno. 
Ancora non credo alle mie orecchie e ai miei occhi. Aspetto di leggere la delibera di giunta, che ancora non ho potuto vedere, prima di ammettere la sconfitta del M5s, tutto - scrive Simona Ficcardi, consigliera capitolina, su Facebook - la scelta della sindaca e dalla giunta è gravissima, una scelta che ripudio”.
Altrettanto duro Stefano Vignaroli, altro grillino e presidente della Commissione parlamentare Ecomafie. A botta calda, il 31 dicembre, afferma che “la decisione di realizzare la nuova discarica di rifiuti urbani di Roma a due chilometri dalla discarica di Malagrotta è inaccettabile” e definisce “vergognosa” e “una presa in giro” la scelta della Raggi. Poi, il giorno dopo, smorza i toni e prova a buttare la colpa su Zingaretti e la Regione: “Quella di Monte Carnevale è una scelta improvvisata, effettuata dal Comune su pressione della Regione. Regione che ha deciso di chiudere Colleferro e non ha trovato alternative. Sul sito di Monte Carnevale il Comune aveva poco tempo fa dato parere negativo anche per la sola discarica di inerti. A soli 80 metri ci sono le abitazioni e a 240 si trova il Sic Macchiagrande della Riserva Statale del Litorale Romano. Andrebbe inoltre valutata con la massima attenzione la condizione della falda acquifera” che Vignaroli giudica già “compromessa da opere di escavazione per scongiurare il rischio di un nuovo disastro ambientale nella Valle Galeria”. Insomma, buttarla in caciara politica e continuare ad alimentare diffidenze e paure: un perfetto mix con pensiero quasi complottista: “Un sito che proprio recentemente è passato da una società privata ad un’altra. Quando si tratta di realizzare una discarica non è pensabile scegliere il sito in modo affrettato e superficiale”. Dopo tre anni e mezzo di governo Raggi, è troppo pure per la propaganda grillina. 


A parte le proteste dei residenti e quelle dei pentastellati, c’è il resto del mondo politico che si schiera contro Virginia Raggi e la scelta di Monte Carnevale come sito per la futura discarica di Roma. 
Parte Matteo Salvini che come augurio per l’anno nuovo spera “che il 2020 porti ai romani nuove elezioni e un sindaco finalmente capace, no a nuove discariche sulla pelle dei cittadini”. Sparano a palle incatenate anche da Fratelli d’Italia: Marco Visconti, delegato all’Ambiente dei meloni ai (omonimo dell’ex assessore all’Ambiente della Giunta Alemanno): “non ci siamo proprio. È lo stesso quadrante di Malagrotta, nel territorio dove tra l’altro, la Regione aveva già avviato l’iter, prontamente opposto dal M5S in Campidoglio, per una discarica per lo stoccaggio dei rifiuti speciali contenenti amianto”. Contro Monte Carnevale anche Piergiorgio Benvenuti, ultimo presidente di Ama sotto Alemanno: “incredibile, grave, senza nessuna logica o programmazione”, dice a proposito di Monte Carnevale rimarcando come “sarà una nuova Malagrotta, proprio nello stesso territorio”. Marco Palma e Federico Rocca invitano Mario Torelli, ex presidente grillino del Municipio sfiduciato dai suoi ad aprile scorso e nominato dalla Raggi-commissario come suo delegato, a “portare la delega del Municipio, magari in una busta della spazzatura rigorosamente per la carta e cartone alla Sindaca Raggi”
Nel silenzio del Pd capitolino, anche Gianluca Lanzi, candidato Dem alla presidenza del Municipio (si vota in primavera) si schiera contro Monte Carnevale parlando di Tragliatella come di un “depistaggio volto a coprire quello che la Raggi ha sempre avuto in mente: far tornare i rifiuti nella Valle Galeria” accusando contemporaneamente la destra (“Renato Brunetta”) per l’opposizione a Falcognana e la Lega per quella a Tragliatella ma dimenticando le proteste analoghe del Pd
Da ultimo, il Comune di Fiumicino - col sindaco Esterino Montino e l’assessore alla scuola, Paolo Calicchio - dicono “no a Monte Carnevale” considerato “dietro alla porta di casa nostra”:  “è a ridosso della vecchia discarica di Malagrotta, c’è la raffineria di Roma, l’impianto Ama per i rifiuti speciali e l’aeroporto Leonardo Da Vinci. L’impianto, poi, sarebbe sopra le falde acquifere che forniscono Fiumicino”.

mercoledì 20 febbraio 2019

AMA; MURARO: "AI MANAGER QUESTA AZIENDA SERVE SOLO PER IL CURRICULUM"


Gli amministratori che si sono succeduti sanno che non rimarranno più di 1 o 2 anni, che al massimo Ama è una voce nel curriculum. E comunque servono manager competenti e romani: non si può continuare a prendere manager da altre città che hanno gestito sì e no 200 persone”.

Paola Muraro è stata il primo assessore all’Ambiente della Giunta Raggi e venne dimissionata perché raggiunta da un avviso di garanzia per fatti legati ad Ama antecedenti il mandato in Campidoglio. Fatti da cui è stata assolta: “Ho ritirato il decreto di archiviazione che è datato settembre: un prestampato che si riferisce alle motivazioni del Pm. È un’indagine che ha fatto “morti” prima del processo. Un periodo difficile della mia vita, un calvario che è alle spalle”.

Quando ha detto “Roma ha bisogno di discariche”, ha voluto mandare un messaggio alla Raggi “Non mi richiamare ché non vengo”?
"La discarica serve. Non parliamo più di Malagrotta ma di una discarica di inerti. Certo, il Sindaco quell’affermazione non l’ha presa molto bene".

Ha letto la bozza di piano industriale Ama?
"Hanno avviato il porta a porta e il sistema informatico ma gli operatori non sanno come utilizzarlo. Allora diventa inutile fare comunicati. Quando mi si parla di “materiali post consumo” non è che cambiando le parole ho risolto il problema, se poi, a casa mia, il materiale post consumo lo ritirano una volta al mese. Al Sindaco non vengono detti i problemi".

Sicura che non vengano detti? Non è che non si accettano le soluzioni? Se dico no inceneritori, termovalorizzatori, gassificatori, discariche e la differenziata salverà il mondo, poi devo portare i rifiuti in viaggio...
"Sono d’accordo nel dire che manca l’impiantistica. Per questo dico che occorrono impianti che possano trattare comprese le discariche per inerti. Per questo le scelte, anche scomode, vanno fatte in modo definitivo non legate alla durata della consiliatura". 

Quindi?
"Quindi, da tecnico, io suggerirei di procedere con una revisione totale di tutte le autorizzazioni già rilasciate su Roma per trattare i rifiuti, alcune delle quali non sono usate. Queste autorizzazioni vanno aggiornate con le più recenti tecnologie". 

Qual è la scelta tecnica migliore per Roma?
"Cominciamo a posizionare gli impianti di recupero, parametrati sul fabbisogno di Roma quindi non piccoli che non sono vantaggiosi neanche dal punto di vista ambientale. Il problema a Roma e nel Lazio sono discariche e termovalorizzatori. Roma conferisce in discariche fuori regione che sono in via di esaurimento e, quindi, inizieranno a privilegiare i rifiuti locale. Esistono brevetti e tecnologie innovative, anche del CNR, che generano materiali termoplastiche e inerti. Era quel che volevo realizzare nei mesi del mio assessorato insieme alla riduzione dell’indifferenziato".

Ma la riduzione dell’indifferenziato richiede un’Ama viva e in buona salute.
"Sono d’accordo. In questi due anni non sono riusciti a ottimizzare le risorse Ama. C’erano progetti presentati dagli stessi operatori Ama che erano alla base delle micro isole ecologiche, vale a dire la rimozione dei cassonetti dalla strada per essere concentrati in aree specifiche sorvegliate da personale con disabilità. Questo sistema può consentire di ridurre subito l’indifferenziato".

La differenziata però aumenta con ritmi da lumaca e Ama versa in condizioni critiche.
"Ama ha un suo attivo che deriva dalla Tari. Il problema è che paga lo scotto di non avere un parco mezzi adeguato, zero manutenzioni, cassonetti sempre rotti che sembriamo l’Africa, centinaia di km per portare i rifiuti fuori regione".

Che idea si è fatta di questa lunga agonia di Ama? Forse fonderla con Acea?
"Lo avevo già ipotizzato due anni fa. Anche perché Acea ha un impianto su terreno Acea in corso di autorizzazione a Malagrotta. Ama spazzerà le strade e Acea farà gli impianti?"

domenica 6 gennaio 2019

COMPLOTTINI E PROPAGANDA

...E L’INFERNO SOTTO CASA

Vulgata (semi) ufficiale del grillismo: se a Roma si affoga di rifiuti è colpa di qualcun altro. Ovviamente, quando se ne parla. 
Perché la prima linea del fronte propaganda 5Stelle è “non parlarne”. Un po’ come quegli esilaranti gatti che nascondono la sola testa dietro una tenda, con tutto il corpo e la coda fuori, ma con l’idea del “se non ti vedo, non mi vedi”. 
Ecco, il silenzio dei pentastellati sui rifiuti non è solo un “non so che dire” ma è anche un modo per tacitare il tema, eliminando argomenti per i giornalisti cattivi che ce l’hanno con noi accerchiati dai poteri fortissimi.

A Roma, di fortissimo, s’è solo la puzza. Diuffusa, nauseabonda, persistente, essa si insinua nella nari e lascia stordirti. Il vero nuovo modello di impiantistica dei rifiuti del grillismo: la discarica sotto casa di ciascun romano.

Poi c’è la seconda linea, la vera e propria Maginot della comunicazione. Il complottismo: ci fu quello dei frigoriferi, poi i divani, i forni, gli assenteisti, i piromani. Valeva pure per Atac: ricordiamo tutti la ridicola denuncia sui bus flambé per colpa dei poteri forti. Poi, si dimostrò quello che tutti sapevano: le buche e l’età delle vetture unite alla scarsa o nulla manutenzione arrostiscono una vettura ogni dieci giorni. E dio ci ha messo una mano sulla capoccia, visto che a oggi non ci sono stati né morti né feriti gravi.

Torniamo ai rifiuti: c’è il dossier da portare in Procura. L’ennesimo dossier la cui realizzazione pare oramai diventata l’attività principale dell’Amministrazione grillina di Roma. Dossier sulla qualsiasi che poi finiscono a coriandoli di carnevale. Complotti, complottini e complottismi ma, mi raccomando, non diciamo che dopo due anni e 8 mesi di Giunta abbiamo sbagliato tutto sui rifiuti. 
Avevamo previsto il calo della produzione di rifiuti. Aumenta. Sarà il complotto dei droghieri!
Avevamo previsto un aumento esponenziale della differenziata. Se va bene si aumenta a un +1% annuo, ma forse tornerà indietro. Sarà il complotto dei cittadini cattivi.
Avevamo previsto un miracolo di impianti. Non ce n’è nessuno nuovo, quelli progettati stanno a carissimo amico, nascono vecchi e insufficienti. E il TMB va a fuoco ma sarà colpa del complotto dei piromani.
I cassonetti vanno a fuoco? Complotto. 
Pagate la Tari con il peggior rapporto qualità/prezzo d’Italia? Spazzatevi pure i marciapiedi.
Tanto arruoliamo pecore e mucche per potare le erbacce (che stanno tutte lì e lì rimarranno fino alla prossima emergenza), api per lo smog, pipistrelli per le zanzare (sia mai che evitiamo un’estate con gli zampironi!), gabbiani per mangiare i sorci e sorci per mangiare i rifiuti. 

Cari romani, avete votato i laureati della vita al governo cittadino, quelli che hanno letto in trenta secondi due siti trovati a pagina 25 di google e su quello regolano la loro azione politica. Avete scelto chi prometteva il paradiso in terra. 

Non lamentatevi ora dell’inferno sotto casa. 


POSTILLA PER GLI STRUZZI

  • C'è chi dice: "colpa di Zingaretti"/1. No, mi spiace. Zingaretti avrà colpa un minuto dopo che il Campidoglio avrà indicato i siti dove localizzare gli impianti e la Regione non avrà a quel punto varato il Piano Regionale dei Rifiuti. Questo dice la legge. Fino a che il Comune non compirà quest'atto, la Regione non può emanare il Piano Rifiuti aggiornato. Non penserete che Zingaretti, che non è mai brillato come cuor di leone, si assuma, non obbligato, la necessità di "commissariare" la Raggi nella scelta dei siti (vanno indicati in Area Metropolitana) consentendo al Sindaco e ai 5Stelle di fare polemica e prendendosi i vaffa dei cittadini interessati dai siti? La legge dice che spetta al Sindaco della Città Metropolitana indicare i siti. Punto. 
  • C'è chi dice: "colpa di Zingaretti"/2. No, mi spiace ancora. Il primo problema qui è Ama (azienda di proprietà del Comune di Roma e certo non della Regione) che non riesce a gestire adeguatamente la raccolta. Figurarsi poi il resto del ciclo dei rifiuti. Ama che da quando c'è la Raggi ha visto ben 4 cambi di vertici (tanto per indicare chiarezza di intenti e lungimiranza nella scelta dei manager). La flotta dei mezzi oramai è vecchia, mediamente 1 veicolo su 3 rimane fermo per manutenzione, il personale non è sufficiente a fare la differenziata spinta e a garantire il normale servizio di raccolta dove la differenziata porta a porta non è stata ancora attivata. Mediamente, per ogni punto percentuale di aumento di raccolta differenziata porta a porta occorrono 10 milioni di euro di investimenti. Che Ama non ha (anzi, pregate iddio che non faccia la fine di Atac ché la cura grillina sta arrivando anche a questo). E che il Campidoglio non mette. 
  • C'è chi dice: "allora meglio prima! quelli di mafia capitale! Il piddi!" e tutto l'armamentario di idiozie del cretino di turno. Mafia Capitale si occupava di potature del verde e di gestire i campi rom e l'accoglienza per i migranti. Non si è mai occupata, per far soldi, di gestire i rifiuti. Due cooperative facenti riferimento a Buzzi eseguivano una parte della raccolta di carta e cartone. Una di queste, la 29giugno, lo faceva ancora pochi mesi fa. Se non siete ciechi (cretini o in malafede) bastava guardare le scritte sulle fiancate dei camioncini bianchi. Qui il problema, però, non è la raccolta di carta e cartone, plastica e metallo e vetro. Qui il problema sono gli indifferenziati.
  • C'è chi dice: "se critichi la Raggi allora stai con... (segue elenco dei nemici del popolo)". Pezzo di deficiente, non è che se io e XXX, YYY, ZZZ, MMM etc. etc. diciamo le stesse cose stiamo per forza dalla stessa parte. Ti viene in mente, magari, che se tutto il mondo parla (e critica) l'incapacità di questa Amministrazione a gestire dopo 30 mesi di governo il ciclo dei rifiuti, che foto e video si moltiplicano urbi et orbi, forse non siamo noi che critichiamo a dire il falso ma sono quelli che governano che non sanno davvero cosa stanno facendo?

BREVE SPIEGAZIONE PER GLI STRUZZI
Dati Ama (Il link al sito Ama con i dati sulla raccolta dei rifiuti 2016): A Roma si producono giornalmente 4.600 tonnellate di rifiuti. Duemila sono quelle differenziate (quindi, carta e cartone, vetro, plastica e metallo, organico) e 2.600 sono gli indifferenziati. Al netto delle fluttuazioni di tonnellata più, tonnellata meno, in termini percentuali questo vuol dire che il 57% dei rifiuti è indifferenziato e il 43% viene differenziato (Questo il link al sito del Campidoglio per i dati scorporati per frazione sulla differenziata 2016).
Quel 57% (2.600 tonnellate al giorno circa) veniva pre-trattato per poi essere avviato a conclusione del ciclo con lo smaltimento. Il trattamento meccanico biologico (TMB) veniva fatto nell'impianto Ama di via Salaria (quello andato a fuoco nella notte dell'11 dicembre scorso), in quello Ama di Rocca Cencia e nei due impianti TMB di Manlio Cerroni (quello di Malagrotta) a Malagrotta e sempre a Rocca Cencia. 
Dopo di che c'è il buco nero. Una volta che i rifiuti sono stati trattati e preparati, Ama li porta (a spese nostre) altrove. Prima andavano a Malagrotta in discarica. Ora viaggiano per mezza Italia a carissimo prezzo e qualcuno va pure fuori confine. 
Questo perché ad Ama manca la parte più redditizia del trattamento dei rifiuti, quella legata alla chiusura del ciclo della "monnezza". Che si fa con gli impianti. Impianti che pochi hanno il coraggio di dire che servono e che quasi tutti gli altri, invece, si affannano a cianciare della loro inutilità. 
È molto più facile ululare e dire che non servono inceneritori, gassificatori, termovalorizzatori, discariche; abbaiare alla gente paurosa e impaurita (in parte a ragione in parte a torto) che noi, no, mai permetteremo; annunciare la più grande menzogna della millenaria storia delle menzogne umane e cioè che la differenziata salverà il mondo; piuttosto che scegliere quale linea di chiusura del ciclo rifiuti seguire, convincere la gente che non sarà nociva della salute e costruirla. 
Ah, San Francisco così spesso citata a sproposito, è la città con la più alta percentuale di differenziata al mondo (oltre l'80%) e anche quella con una delle più grandi, funzionali e pulite discariche al mondo, perché anche quando riesci a differenziare quasi tutto, c'è sempre una parte che non si può differenziare, magari i residui di lavorazione o, purtroppo capita, proprio rifiuti veri e propri. L'incatesimo "reducto" funziona solo nei libri di Harry Potter!

CONCLUSIONE PER GLI STRUZZI
Venire a fare gli sboroni con la bavetta alla bocca ululando a Zingaretti, il Pd, Mafia Capitale e altro vi rimarca per ciò che siete: struzzi. Infilate la testa sotto la sabbia perché è più facile autoconvincersi che la colpa è di qualcun altro, piuttosto che ammettere di aver votato il peggio che potesse capitare: incompetenza, incapacità e arroganza messe assieme. 

martedì 18 dicembre 2018

I RIFIUTI DEL TMB SALARIO VANNO AD APRILIA


Sulla carta Roma non dovrebbe essere sommersa dai rifiuti per le feste di Natale: la Regione Lazio e la Rida Ambiente di Aprilia hanno firmato un accordo grazie al quale Roma potrà spedire 400 tonnellate di rifiuti al giorno in provincia di Latina che, a sua volta, con questo accordo, potrà utilizzare la discarica di Colle Fagiolara (Colleferro) per smaltire le lavorazioni. Un accordo, questo, considerato essenziale per scongiurare il pericolo del Natale con la discarica casalinga sotto l’abitazione di ogni romano. 
Quindi, pur in assenza di notizie sulle tariffe, queste 400 tonnellate giornaliere di Rida Ambiente di Aprilia vanno sommate alle 400 consentite alla Saf di Frosinone, alle 100 del TMB privato di Rocca Cencia, alle 100 di Malagrotta, alle 100 di Ecologia Viterbo e alle 60 di GSA Latina per un totale di 1.160 tonnellate al giorno cui si possono sommare le 350 del tritovagliatore di Ostia per un quantitativo globale quotidiano di 1.510 tonnellate ben superiore alle 750 che erano quelle autorizzate al TMB Salario andato a fuoco qualche giorno fa. Ci sono, quindi, 760 tonnellate in più già solo su carta, senza considerare che nell’impianto di via Salaria raramente si superavano le 600 tonnellate giornaliere (e molto più spesso si stava sulle 500).
Ed è anche partita ufficialmente dal Campidoglio la richiesta di prorogare per un altro anno l’accordo con la Regione Abruzzo che, nel 2017, ha trattato oltre 70mila tonnellate di rifiuti della Capitale.   
Insomma, in teoria - pur utilizzando impianti e discariche non romane - Roma non dovrebbe avere nessun problema di rifiuti. In teoria, appunto, visto che non c’è strada in cui i rifiuti non siano cumuli enormi. Avveniva prima dell’incendio al Salario e ora sta peggiorando. 
Tanto che Ama stessa si sente in dovere di comunicare che nelle ultime 48 ore sono state raccolte “più di 3.900 tonnellate di rifiuti indifferenziati” con la predisposizione di “servizi di pulizia supplementari intorno alle postazioni di conferimento, che scattano all’occorrenza”.

Sui social però la disfatta è totale: i post con foto raccapriccianti sono centinaia e coprono davvero ogni strada della Capitale. 
E che la situazione sia difficile lo sottolineano le parole del sindaco di Roma, Virginia Raggi: “Oggi si è fatto un importante passo in avanti”, dice riferendosi all’accordo con Rida Ambiente aggiungendo: “Io però sono convinta che ci sia ancora molto da lavorare perché, comunque, dobbiamo assicurare Roma nella gestione delle tonnellate che venivano lavorate all'impianto Salario andato a fuoco”.
Il problema, ovviamente, è, forse, solo arginato per Natale: fra un mese queste autorizzazioni supplementari causate dall’incendio del TMB Salario andranno a scadenza. Senza metter mano in modo strutturale al problema dell’impiantistica per la Capitale - i due impianti per il compostaggio dell’organico sono fermi in Regione su richiesta del Comune che deve vincere le resistenze delle popolazioni locali di Cesano e Casal Selce - il resto dell’azione politica del Campidoglio si traduce di fatto solo in appelli.

domenica 28 ottobre 2018

RAGGI, LE FAVOLETTE NON BASTANO PIÙ

Quella di ieri potrebbe essere la giornata che segna l’inizio della fine del regno pentastellato a Roma.
No, non per la manifestazione di protesta di #Romadicebasta. Che pure è di grande importanza. Ma per la reazione ad essa.
Una reazione scomposta - come tutte le reazioni a un qualcosa che non si era messo in cantiere e, quindi, essendo imprevisto è mancante degli anticorpi - ma soprattutto una reazione miope.
Roma va male. E sì, non è certo colpa di Virginia Raggi. O, meglio, non solo colpa di Virginia Raggi perché lei e i suoi hanno delle responsabilità enormi, colossali. 
In primo luogo, responsabilità strategiche: nessuno di loro ha una visione di Roma. C’è solo la corsa alla toppa, al momento, all’emergenza. 
Mi spiego: nella visione di lungo periodo di Veltroni le Vele di Calatrava costituivano (avrebbero dovuto costituire) un elemento di sviluppo di un quadrante di Roma. 
Durante il Governo Alemanno, c’era l’idea di buttar giù e ricostruire con nuovi criteri Tor Bella Monaca
Con Marino, si sceglie di appoggiare Tor di Valle perché si ritiene che lo sviluppo di Roma debba andare lungo l’asse di Fiumicino. Giuste o sbagliate che fossero, erano visioni del futuro di questa città.
E la Raggi? Qualcuno sa cosa intende fare delle periferie? Quale sarà l’asse di sviluppo urbano del prossimo decennio (non potendosi pretendere un tempo più lungo per carità cristiana)? 

Poi ci sono le voragini di pensiero di teatro: Atac, Ama, IPA, Adr, e il restante universo delle Municipalizzate. Che ne vogliamo fare? Slogan e frasi fatte non bastano più. Vanno bene per vincere le elezioni (forse) e poi per un primo breve periodo. Dopo di che, occorrono i fatti.
La Raggi, ad oggi e ammesso che poi vada tutto bene, passerà alla storia solo per il concordato fallimentare di Atac. Del resto, non c’è traccia alcuna. 
Ci viene raccontato dall’universo pentastellato che ci sono due elementi su cui tutto il loro concetto di mondo si può fondare e può funzionare, Roma compresa: onestà e gare d’appalto.
Per le gare d’appalto (e con esse la democrazia diretta che, per loro, funziona solo su Rousseau) basta vedere come non funzionano le cose. Il referendum su Atac dell’11 novembre la Raggi lo sta letteralmente boicottando in ogni modo possibile e immaginabile: non c’è traccia alcuna, a pochi giorni dal voto, né di informazione né di propaganda. 
L’unica cosa che vediamo è che, con fastidio, quando è stata incalzata, la Raggi ha risposto solo che è un referendum consultivo. 
E, quindi? Oltre che, magari, auspicare che non si raggiunga il quorum del 30% degli aventi diritto al voto, se dovesse andare male e vincessero i “sì” (con quorum superato)? Che farà? Ne terrà conto o farà il pesce in barile e se ne fregherà?
Per le gare d’appalto, poi, non ne parliamo: il deserto. Ritardi, incapacità, bandi ritirati e ripresentati e ritirati (vedasi le rimozioni auto), bandi deserti e una città ferma. Nessuno, nessun imprenditore si fida più del Comune. E se non è solo colpa della Raggi, di certo lei e i suoi nulla hanno fatto di concreto per invertire la rotta.

Parlano gli industriali romani lamentandosi del fermo totale della città e lei risponde piccata che non è vero.
Parlano i commercianti di via Emanuele Filiberto o di viale Libia per lamentarsi dei problemi dei cordoli e la risposta dell’Amministrazione è che si tratta di gente che ama la doppia fila. 
Si lamentano i cittadini ovunque dei rifiuti, ma la colpa è di Zingaretti (salvo poi essere sconfessati dal tuo stesso Ministro dell’Ambiente).

Insomma, nella più classica strategia mediatica, è sempre colpa di qualcun altro e quando proprio non si riesce a trovare un credibile capro espiatorio, allora è il vecchio che torna, mafia capitale che riciccia, e le signore borghesi con il barboncino al guinzaglio. Insomma, si cerca solo il facile nemico

Ecco, l’errore - e, caro Padellaro, no, la Raggi i suoi bonus se li è giocati da molto e non può essere solo la tua atavica paura del mostro fascista la ragione per tenere in piedi per altri 2 anni e mezzo questa combriccola di perfetti incapaci - che ieri tutto il gruppo comunicazione 5Stelle ha fatto è stato quello di etichettare le 5 o 10mila persone che hanno manifestato contro l’Amministrazione comunale come un gruppo di piddini travestiti e spogliati di bandiere e stemmi di partito. 
Non è così. Certo, c’erano quelli del Pd. Ma c’erano quelli che lavorarono con Alemanno. C’erano leghisti. E c’erano i rilanci sui social di Fratelli d’Italia. Di Forza Italia. E di gente che non si è mai politicamente qualificata. Non è che godi di un presunto (e sedicente) diritto di primogenitura, sai? 
Anche gli altri, possono parlare, contestare, manifestare e, pensa - guarda un po' com'è strana quella forma di governo che chiamiamo democrazia - possono farlo anche gli sconfitti alle elezioni. Vincere le quali non ti assegna nessun diritto divino, non hai un'investitura del Padreterno e nemmeno quella del popolo: hai vinto le elezioni con una maggioranza, spesso risicatissima, di voti!
La ricerca del nemico odiato - il Pd nel caso della Raggi, Barillari, Stefàno, e di tutti gli altri peones 5Stelle che hanno infiorettato questo pensiero, compresi i troll con le stelline nel nome - significa non capire che stai fallendo. Che la gente è stufa. 

È stufa degli alberi che cadono tutti i giorni e sentirsi rispondere che stiamo monitorando. Ma cosa monitori? 
È stufa delle aiuole e delle aree verdi, degli spartitraffico, dei parchi dove erba e arbusti sembrano la foresta amazzonica. Ma stiamo facendo le gare. E quanto cazzo ci vuole? Sono 28 mesi che governi!
È stufa di aspettare un autobus per le mezze ore e sentirsi dire che è il migliore dei sistemi di trasporto pubblico possibile.
È stufa di scoprire che le telecamere a San Lorenzo non funzionano perché sono coperte da alberi  e rami e che da 28 mesi nessuno è andato a tagliarli nonostante reiterate richieste.
È stufa di avere Malagrotta sotto casa a ogni secchione ma leggere i post trionfanti di Virginia e Pinuccia che ci raccontano di aver fatto partire la differenziata per i due palazzi di via tal dei tali. 
È stufa di non vedere mai un vigile in strada a farsi il culo (e quando se ne trova uno, viene fotografato come un monumento raro) e farsi prendere per il culo quando usa il servizio “io segnalo”.
È stufa di vedere in metro i saltafila senza mai che vi sia qualcuno che interviene. 
È stufa delle buche in strada, sui marciapiedi, delle strade riattappate con lo sputo dopo i lavori.

Come accaduto con Alemanno prima e Marino poi, anche la Raggi si è candidata lanciando una serie di parole d’ordine e di slogan che hanno alzato l’asticella delle attese dei romani. E quando a una grande aspettativa subentra una delusione, questa diviene una grande delusione
Alemanno - fra le varie - venne eletto perché prometteva un sistema diverso da quello che per 15 anni aveva governato la città. Ha fallito.
Marino fu una sorta di reazione ad Alemanno: venne scelto prima ed eletto poi perché prometteva contemporaneamente la discontinuità tanto dal duo Rutelli/Veltroni (e apparati) quanto da Alemanno. Ha fallito.
La Raggi viene eletta ugualmente come reazione tanto ai primi 15 anni di Pd, quanto ad Alemanno e a Marino. E sta fallendo. 
Fallendo perché banalmente non è capace politicamente (lei e i suoi, sia chiaro, si parla della Raggi ma si indica l’intero M5S capitolino) di gestire l’ordinario e non ha una visione di lungo periodo. Ha qualche banale parolina d’ordine che, però, nell’immediato non funziona più e va bene solo per qualche troll da social.

Credere ed etichettare chi protesta - per la cronaca: mai da quando c’è l’elezione diretta dei sindaci, si è vista una manifestazione di tale imponenza, di sabato mattina (manco a dire che c’era da fare sega a scuola o al lavoro), all’ora di pranzo, convocata senza bandiere di partito né settoriale (classico sciopero per un motivo speficico), contro il Sindaco e la sua Amministrazione tout court - semplicemente come un reduce Pd è sciocco, riduttivo, banale e superficiale. E significa che hai perso il contatto con la realtà: stai iniziando anche tu a credere alle favolette che racconti in giro? 

C’è la data del 10 novembre che incombe. Personalmente penso (e spero) che la Raggi non sarà (sia) condannata. Ma, se lo fosse, stando ai regolamenti interni 5Stelle dovrebbe dimettersi. Già si parla di qualche escamotage per evitare il voto: cazzate tipo togliere il simbolo, votazione su Rousseau o magari una nuova modifica al regolamento interno (che diverebbe una “lex ad Raggiorum”?). Se si arrivasse a un artificio simile, questo sarebbe un colpo feroce alla (scarsa) residua credibilità Cinque Stelle. Se si dimettesse, sarebbe assai arduo scommettere su una riconferma dei pentastellati in Campidoglio. 

Ma - 10 novembre a parte - se non riesci a renderti conto che la città è totalmente fuori dal tuo controllo, che non riesci ad incidere in nessuna delle tue iniziative, se i suoi collaboratori stretti (leggi Assessori) palesano tutti i loro limiti, magari perché rispondono ad altri e non al Sindaco, ecco, allora dovresti interrogarti sul tuo fallimento. E non sulla protesta. 
E, men che meno, battezzarla così scioccamente come una protesta Pd. 


A proposito: il Pd se lo sogna di riuscire a portare in piazza tutta quella gente.

sabato 9 giugno 2018

IMMONDIZIA SENZA FINE





 Ogni cassonetto di Roma è potenzialmente una discarica”: immagine concreta, quella utilizzata dal presidente di Legambiente Lazio, Roberto Scacchi, per presentare il “dossier rifiuti a Roma 2018”.
Le criticità cicliche - sostiene Legambiente - si sono incancrenite diventando strutturali: la percentuale di raccolta differenziata cresce in maniera impercettibile grazie per altro “all’incremento delle frazioni di organico e vetro”, in città aumenta la produzione globale di rifiuti (AMA 2018: +17mila tonnellate di rifiuti raccolti nel primo quadrimestre dell’anno), il porta a porta è fermo come percentuale al 2016. 
Sono sbagliate le analisi - per Legambiente - fatte dalla Raggi che nel suo “Piano per la riduzione e la gestione dei materiali post consumo” ha previsto una diminuzione della produzione globale di rifiuti e un aumento della differenziata, due elementi che, per il Sindaco, giustificano il no pentastellato a qualunque apertura di nuovi impianti. E i due programmati dalla Raggi - Casal Selce e Cesano Osteria Nuova - sono con tecnologia superata e insufficienti come dimensionamento. 
Insomma per Legambiente sono “ben chiare le principali cause dell’inefficienza del ciclo” dei rifiuti a Roma: “la carenza impiantistica e l’inadeguatezza del parco mezzi di AMA, la mancanza dei centri di riuso e la lenta diffusione del porta a porta”. Risultato: “cumuli di rifiuti si impossessano delle strade della capitale e le foto di questo disagio invadono i social”. 
Quanto messo in campo dal Campidoglio - dice Legambiente - è davvero troppo poco per un’inversione in positivo del ciclo dei rifiuti. Ci sono municipi interi con soli cassonetti, i rifiuti viaggiano dovunque impattando sulla vita di cittadini di altri territori e accordi come l’ultimo per l’invio in Puglia, buono per una sola giornata di rifiuti, sono un nonnulla rispetto all’enorme mole di produzione. La buona sperimentazione del porta a porta a microchip è poco utile a mutare il trend, rivolgendosi a poche decine di utenze e intanto si è mandato a incenerimento il 41% dei rifiuti prodotti”.

Veniamo ai numeri forniti a Legambiente su dati ufficiali Ama: la capitale produce circa 1.700.000 tonnellate annue di rifiuti totali. Al giorno sono 4.700 tonnellate. “Di queste, il 44,3% (fonte Ama, 2018), sono differenziate: si tratta di circa 2000 tonnellate che vengono gestite, in seguito alla raccolta, dai Consorzi di filiera. Le restanti 2.700 tonnellate di rifiuti indifferenziati devono essere avviate agli impianti di trattamento meccanico-biologico - Tmb che nel territorio comunale sono attualmente 2 di proprietà dell’Ama e 2 del consorzio Co.La.Ri”. 
Con questi numeri - sostiene Legambiente - l’accordo per conferire in Puglia, fino al 30 giugno prossimo, 4.500 tonnellate complessive, sembra del tutto irrisorio”. 
E veniamo al Piano regionale rifiuti, la querelle che da due anni oppone la Raggi a Zingaretti, rilanciata dalla Sindaca con le estemporanee dichiarazioni rese due giorni fa all’inaugurazione elettorale del Parco di Tor Marancia nell’VIII Municipio chiamato, domani, al voto per scegliere il nuovo presidente dopo la prematura débacle pentastellata. 
Per Legambiente: il Piano rifiuti “nel Lazio è fermo al 2012 e nel complesso iter di consultazioni dei vari livelli per la redazione del nuovo piano, la Regione sta attendendo i documenti finali delle Province. A quest’ultime competono le funzioni amministrative concernenti la programmazione ed organizzazione del recupero e dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale”.  
Altra nota dolente: il parco mezzi Ama. A dicembre 2017 erano censiti 2469 veicoli con un’età media di 8 anni abbondanti e la gara per noleggiare 130 nuovi mezzi è andata deserta. 
Solo tre Municipi (I Centro Storico, VI Casilino e IX Eur) hanno superato il 50% di differenziata e, pur giudicando Legambiente, positiva la raccolta porta a porta col chip iniziata dal Ghetto e in estensione ai Municipi VIII Garbatella e IX Eur entro fine anno, è un’attivazione che “procede molto a rilento”. Tra l’altro, la disparità, anche fra le tariffe, fra Municipi e quartieri rischia di creare e intensificare una forma di “turismo” del rifiuto. 
La più grande nota dolente, però, per Legambiente è quella del dove finiscono i rifiuti. Se i differenziati finiscono nei vari consorzi per vetro, plastica, alluminio, acciaio e carta, il problema sono gli indifferenziati. Gli impianti Ama di trattamento meccanico biologico di Rocca Cencia e via Salaria trattano 318 mila tonnellate annue cui vanno sommate le 617mila e spicce tonnellate trattate da Colari, Avezzano, Frosinone, Latina. Dopo di che i nostri rifiuti vanno in gita: Austria, Abruzzo, Puglia. E poi l’organico che spediamo all’impianto di compostaggio Ama di Maccarese e poi a Pordenone, Padova, Emilia Romagna. Insomma, a 5 anni dalla chiusura di Malagrotta, Roma ancora non è stata in grado di trovare un modo di gestire i rifiuti.