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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 2 gennaio 2020

DISCARICA A MONTE CARNEVALE



La scelta della Raggi arriva a metà del pomeriggio del 31 dicembre: la discarica di Roma sarà a Monte Carnevale. La nuova discarica è nel territorio del Municipio XI, commissariato da aprile 2019 dopo il fallimento della Giunta municipale 5Stelle e che andrà al voto in primavera. Siamo ad appena un paio di km in linea d’aria da Malagrotta che, però, ricade nel territorio del Municipio XII
Nella tarda mattinata del 31 dicembre era saltata Tragliatella, dichiarata sito non idoneo per la vicinanza con una serie di edifici sensibili (una scuola e un centro di riabilitazione su tutti). In cambio della designazione di Monte Carnevale “la Regione stralcerà dal Piano Rifiuti in via d’approvazione, come da accordo, l’indicazione del sub-ato per il Comune di Roma Capitale e disporrà tutte le attività necessarie per consentire, come richiesto da Roma Capitale, una serie lavori straordinari all'impianto Tmb di Rocca Cencia”.
Ignazio Marino chiuse Malagrotta nel settembre 2013. A dicembre 2019, sei anni dopo, siamo ancora lì: stessa area, anche se amministrativamente parte di due Municipi differenti, stesso impianto, la discarica. Neanche due ore dopo la comunicazione del Campidoglio su Monte Carnevale e si scatena l’inferno. 
Ancora non credo alle mie orecchie e ai miei occhi. Aspetto di leggere la delibera di giunta, che ancora non ho potuto vedere, prima di ammettere la sconfitta del M5s, tutto - scrive Simona Ficcardi, consigliera capitolina, su Facebook - la scelta della sindaca e dalla giunta è gravissima, una scelta che ripudio”.
Altrettanto duro Stefano Vignaroli, altro grillino e presidente della Commissione parlamentare Ecomafie. A botta calda, il 31 dicembre, afferma che “la decisione di realizzare la nuova discarica di rifiuti urbani di Roma a due chilometri dalla discarica di Malagrotta è inaccettabile” e definisce “vergognosa” e “una presa in giro” la scelta della Raggi. Poi, il giorno dopo, smorza i toni e prova a buttare la colpa su Zingaretti e la Regione: “Quella di Monte Carnevale è una scelta improvvisata, effettuata dal Comune su pressione della Regione. Regione che ha deciso di chiudere Colleferro e non ha trovato alternative. Sul sito di Monte Carnevale il Comune aveva poco tempo fa dato parere negativo anche per la sola discarica di inerti. A soli 80 metri ci sono le abitazioni e a 240 si trova il Sic Macchiagrande della Riserva Statale del Litorale Romano. Andrebbe inoltre valutata con la massima attenzione la condizione della falda acquifera” che Vignaroli giudica già “compromessa da opere di escavazione per scongiurare il rischio di un nuovo disastro ambientale nella Valle Galeria”. Insomma, buttarla in caciara politica e continuare ad alimentare diffidenze e paure: un perfetto mix con pensiero quasi complottista: “Un sito che proprio recentemente è passato da una società privata ad un’altra. Quando si tratta di realizzare una discarica non è pensabile scegliere il sito in modo affrettato e superficiale”. Dopo tre anni e mezzo di governo Raggi, è troppo pure per la propaganda grillina. 


A parte le proteste dei residenti e quelle dei pentastellati, c’è il resto del mondo politico che si schiera contro Virginia Raggi e la scelta di Monte Carnevale come sito per la futura discarica di Roma. 
Parte Matteo Salvini che come augurio per l’anno nuovo spera “che il 2020 porti ai romani nuove elezioni e un sindaco finalmente capace, no a nuove discariche sulla pelle dei cittadini”. Sparano a palle incatenate anche da Fratelli d’Italia: Marco Visconti, delegato all’Ambiente dei meloni ai (omonimo dell’ex assessore all’Ambiente della Giunta Alemanno): “non ci siamo proprio. È lo stesso quadrante di Malagrotta, nel territorio dove tra l’altro, la Regione aveva già avviato l’iter, prontamente opposto dal M5S in Campidoglio, per una discarica per lo stoccaggio dei rifiuti speciali contenenti amianto”. Contro Monte Carnevale anche Piergiorgio Benvenuti, ultimo presidente di Ama sotto Alemanno: “incredibile, grave, senza nessuna logica o programmazione”, dice a proposito di Monte Carnevale rimarcando come “sarà una nuova Malagrotta, proprio nello stesso territorio”. Marco Palma e Federico Rocca invitano Mario Torelli, ex presidente grillino del Municipio sfiduciato dai suoi ad aprile scorso e nominato dalla Raggi-commissario come suo delegato, a “portare la delega del Municipio, magari in una busta della spazzatura rigorosamente per la carta e cartone alla Sindaca Raggi”
Nel silenzio del Pd capitolino, anche Gianluca Lanzi, candidato Dem alla presidenza del Municipio (si vota in primavera) si schiera contro Monte Carnevale parlando di Tragliatella come di un “depistaggio volto a coprire quello che la Raggi ha sempre avuto in mente: far tornare i rifiuti nella Valle Galeria” accusando contemporaneamente la destra (“Renato Brunetta”) per l’opposizione a Falcognana e la Lega per quella a Tragliatella ma dimenticando le proteste analoghe del Pd
Da ultimo, il Comune di Fiumicino - col sindaco Esterino Montino e l’assessore alla scuola, Paolo Calicchio - dicono “no a Monte Carnevale” considerato “dietro alla porta di casa nostra”:  “è a ridosso della vecchia discarica di Malagrotta, c’è la raffineria di Roma, l’impianto Ama per i rifiuti speciali e l’aeroporto Leonardo Da Vinci. L’impianto, poi, sarebbe sopra le falde acquifere che forniscono Fiumicino”.

sabato 21 dicembre 2019

UN'ESTATE SENZA PONTE DELLA SCAFA



Si prospetta una nuova torrida estate per gli abitanti di Ostia e Fiumicino: due mesi di lavori sul ponte della Scafa.  Lavori necessari al consolidamento del pilone centrale del Ponte. Quello vecchio, sia chiaro. Perché di quello nuovo - le cui tracce progettuali risalgono all’era Veltroni e fra poco saranno di competenza degli archeologi - si hanno notizie tutt’altro che confortanti. Parliamo di quel ponte, la Scafa appunto, che unisce Ostia a Fiumicino e che, insieme a quello sul Grande Raccordo Anulare, è uno dei due assi di connessione fra il Comune retto da Esterino Montino (Pd) e il X Municipio di Roma
Un ponte che è solo croce degli abitanti: traffico costante giornaliero, incidenti frequenti e, da un po’, anche ammaloramento. Dopo la tragedia di Genova e del Ponte Morandi, quando scattò in tutta Italia la “psicosi ponti”, vennero fatti controlli anche su quello della Scafa. Che, infatti, nell’estate 2018 rimase chiuso a lungo. Venne fuori, ad esempio, che lo strato di asfalto superficiale non era dei 12/14 centimetri di spessore abituali, ma arrivava anche a 35 cm, segno evidente che, nel corso dei decenni, le ditte semplicemente stendevano l’asfalto nuovo sopra quello vecchio. Nell’estate 2018, poi, ovvia e stucchevole coda di polemiche con l’ennesimo rimpallo di responsabilità fra il Comune di Roma e la Regione Lazio
Ora si ricomincia e l’allarme lo lancia Marco Possanzini, segretario di Sinistra italiana a Ostia: “Il ponte della Scafa a Ostia chiuderà per circa due mesi nell’estate del 2020. Nonostante il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, abbia chiesto che il cantiere sia h24 per accorciare i tempi e abbia annunciato che organizzerà dei pullman che si attesteranno sul lato della sponda di Fiumicino così da ridurre al minimo i disagi, rimane un enorme punto interrogativo su come il municipio X di Roma Capitale deciderà di gestire le criticità”. Per Possanzini "i tempi sono relativamente stretti e per programmare efficacemente un servizio capace di attutire i disagi, bisogna attivarsi sin da subito con una cabina di regia capace di mettere in sinergia tutte le autorità coinvolte”.
Al momento, il Comune di Fiumicino ha organizzato un servizio di pullman per portare i propri cittadini sul lato di Ostia, quindi, Roma. In attesa, quasi messianica, che, dopo 12 anni di annunci, venga costruito il ponte nuovo, il cui progetto prevede un’unica campata ad arco posizionato vicino, 100 metri circa, a quello attuale.

sabato 7 dicembre 2019

RIFIUTI; NIENTE VOTO, 5STELLE SPACCATI. RAGGI ALL'ATTACCO DI ZIGARETTI. SINDCI DELL'HINTERLAND CONTRO IL CAMPIDOGLIO




Nessun voto: sette ore di seduta straordinaria del Consiglio comunale non sono bastate per finire le discussioni e votare gli ordini del giorno proposti da maggioranza e dalle opposizioni. Tutto rimandato alla prossima seduta, fissata per martedì 10
Movimento 5Stelle spaccato fra l’ala “raggiana” arroccata sul “no” a qualsiasi impianto dentro Roma e il manipolo dei comunali allineati sulle posizioni del consigliere regionale Marco Cacciatore favorevole alle decisioni della Regione. L’impasse dei grillini ha finito per far mancare il numero legale a lungo e così, alle 5 del pomeriggio, seduta chiusa e se ne riparla martedì con i voti sugli ordini del giorno prima dell’inizio dei lavori sul bilancio. 
In mezzo alle due fazioni pentastellate, l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, che chiede il termovalorizzatore (“almeno due”) e si muove con Regione Lazio e Ministero della Difesa per chiudere sulle aree, “quattro, una per ogni quadrante della città” in cui realizzare siti di trasferenza.
La Regione Lazio e il Ministero dell’Ambiente, invitati a Palazzo Senatorio, hanno evitato di presentarsi. In compenso, presente un folto numero di Sindaci dei comuni dell’hinterland romano, fasce tricolori indosso. 
La seduta è scivolata sulla mezz’ora di dichiarazioni della Raggi che ha accusato direttamente la Regione e il suo presidente, Nicola Zingaretti, di tenere nell’emergenza la Capitale, di inerzia per la mancata approvazione del Piano Rifiuti, di adottare provvedimenti “emergenziali”. Secondo giro: la Raggi ha nemmeno troppo velatamente “ricordato” ai sindaci della provincia che 50 di loro si servono di Roma per smaltire i rifiuti e che “parlare di sub-ambito” per i rifiuti (l’autosufficienza di Roma nel suo territorio, ndr) potrebbe essere applicato anche alle “infrastrutture idriche” e che “se il sub-ambito viene portato avanti vuol dire che ciascuno penserà per sé, e questo vale per tutti i comuni della provincia”. Terzo attacco della Raggi: dopo aver elencato uno per uno i 50 Comuni che usano i Tmb romani per trattare i loro rifiuti, il Sindaco ha indicato in Fiumicino il comune più scroccone: “dopo 60 anni di conferimenti nella discarica di Malagrotta ha deciso di conferire i propri rifiuti nei Tmb di Malagrotta”. Replica di Esterino Montino, sindaco della cittadina litoranea: “Fino a 26 anni fa eravamo Roma il cui l'unico impianto di trattamento dell'organico di proprietà dell'Ama è a Maccarese, nel comune di Fiumicino”. Infine, la Raggi si è retoricamente domandata se vi sia un accordo politico-elettorale fra Zingaretti e il sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, alla base della decisione di chiudere anticipatamente la discarica di Colleferro visto che nel Comune della Valle del Sacco si andrà al voto per il Sindaco il prossimo anno. Replica di Sanna, unico sindaco dell’hinterland a parlare in Aula Giulio Cesare: “Non c’è alcun accordo. Il contratto ventennale scade quest'anno. Le province di questa regione hanno dato tanto alla Capitale. Non andremo oltre: “lasciateci stare. Abbiamo già dato””. Se la Raggi ha centrato l’intero suo intervento nell’illustrare le mancanze di Regione e dei suoi predecessori, le opposizioni hanno avuto gioco facile nel rimarcare come, fra le parole del Sindaco, non ci fosse un solo accenno alle responsabilità del Campidoglio a trazione 5Stelle, come se a Palazzo Senatorio si fossero seduti ieri pomeriggio. 

domenica 4 agosto 2019

STADIO; FIUMICINO SI OFFRE ANCHE A LOTITO


Se il Comune di Fiumicino potrebbe essere il “piano B” della Roma nel caso in cui saltasse il tavolo col Campidoglio per Tor di Valle, la Lazio potrebbe essere il “piano B” di Montino, sindaco di Fiumicino, se, invece, Tor di Valle andasse in porto. 
"Se saltasse l'interlocuzione con la Roma, perché magari si sblocca la situazione a Tor di Valle, e si presentasse Lotito dicendo “io ho in mente di fare lo stadio della Lazio”, io sono disponibile, apro porte e finestre e dico “benissimo, discutiamone”. Non ho una pregiudiziale da club, io faccio l'amministratore pubblico e quindi penso al meglio della città. La ricaduta è molto importante". 
Questo è quanto ha detto, ai microfoni di RadioRadio, il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, che ha aggiunto: “A quel punto Lotito dovrà decidere se lasciare il versante Nord Est della Capitale e andare sul versante Ovest. Ci siamo sentiti per altro, e non su questo”.
Ovviamente, in attesa della risposta da parte della Regione sulla richiesta, avanzata lo scorso 19 luglio dalla Roma, di chiarimenti in merito ai legami fra Stadio e opere di mobilità gestite da altri soggetti (l’ammodernamento della Roma-Lido di Ostia finanziato e gestito dalla Regione stessa), continua a tenere banco in un profluvio di dichiarazioni la possibile via d’uscita, cioè spostare il progetto giallorosso a Fiumicino.
Ipotesi plausibile solo a condizione che la Roma e il Campidoglio rompessero e ci si trovasse in tribunale. Ma, intanto, Montino, da vecchia volpe della politica, si infila nelle difficoltà della Raggi e dei 5Stelle chiarendo che “non è vero che la maggior parte dei terreni sia di Leonardo Caltagirone ma di una ventina di proprietari con destinazione d'uso centro logistico, commerciale e attività sportive”.

sabato 3 agosto 2019

STADIO, QUARTO INCONTRO FIUMICINO-AS ROMA



Quarto incontro fra il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, e una delegazione della As Roma, capeggiata dal vicepresidente con delega allo Stadio, Mauro Baldissoni.
Stiamo continuando a lavorare all’ipotesi Fiumicino per lo stadio della Roma. Naturalmente, tutto è vincolato all’evolversi delle cose a Roma. Ma non vogliamo farci trovare impreparati nel caso in cui la società optasse definitivamente per il piano B”, spiega il sindaco Montino che, nell’occasione, era accompagnato anche dal vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Ezio di Genesio Pagliuca, e da alcuni tecnici comunali.
Si tratta del quarto incontro tecnico che facciamo. La proposta Fiumicino non è in concorrenza con nessuno. Se non dovesse realizzarsi il progetto di Tor di Valle, la Roma sa che qui, a pochi chilometri da lì, ci sono 400 ettari di terreno completamente edificabili pronti ad ospitare lo stadio, con tempi di realizzazione che sarebbero dimezzati rispetto al progetto originale”. L’ipotesi Fiumicino resta la carta di riserva: terminato l’esame del Piano Territoriale in Regione, la presidente della Conferenza di Servizi, Manuela Manetti, da lunedì potrebbe iniziare l’esame della richiesta della Roma sul tema della legame fra l’apertura dello Stadio di Tor di Valle e i completamento delle opere sulla Roma-Lido non di competenza della Roma ma della Regione. La risposta della Manetti potrebbe sciogliere l’impasse cui si è giunti nelle interpretazioni normative e concludere l’iter. O a favore della Roma o del Campidoglio ma comunque concluderlo in tempi ragionevoli. 

venerdì 2 agosto 2019

STADIO A FIUMICINO? FACCIAMO CHIAREZZA ++ AGGIORNAMENTO ++


A ogni sospiro in cui entrano contemporaneamente le parole “Stadio” e “Fiumicino” tornano prepotentemente domande circa il possibile spostamento del futuro Stadio da Tor di Valle a Fiumicino.
Il 29 maggio scorso avevo scritto questo corsivo.
Oggi, 2 agosto, confermo quanto scritto a maggio: non si può spostare un progetto come se stessimo giocando a SimCity.

E ora spiego.

CAMBIARE = AZZERARE
Non è per Fiumicino. È un discorso globale. Qualunque spostamento, dentro Roma, a Fiumicino, Ciampino o in qualunque altro posto scegliate implica il totale, assoluto e irreversibile azzeramento di quanto fatto fino a ora.
Vale per quanti cianciano di Tor Vergata, di Pietralata, di aree a nord, sud, est o ovest di Roma. Vale per Fiumicino. Per Tivoli, Guidonia, Caltanissetta, Parigi e Marte.

Tempo buttato: ripartiamo da maggio 2014, quando venne presentato il progetto e, subito dopo, depositato in Comune.
Soldi buttati: a oggi la Roma ha sostenuto spese per circa 80 milioni di euro (qualcuno arriva a scrivere 90) che verrebbero presi e semplicemente ridotti a coriandoli.

Fosse solo questo, uno potrebbe anche pensarci.

Ma


usciamo dalla logica SimCity: un edificio non si sposta con un clic su una mappa. E un progetto non è dato solo dalla parte estetico-architettonica ma, soprattutto, da quella ingegneristico-strutturale. Ovvero, per progettare il disegnino di cui si continua a vedere il rendering, occorre fare dei calcoli che riguardano nell’ordine: il terreno, la sua capacità di assorbimento idraulico, la sua geologia, la sua archeologia.
Quindi, calcoli di statica, di bradisismo, di idraulica. E solo dopo questi - che si ottengono, lo ricordiamo, con consistenti sondaggi geologici - si progettano fondamenta. Il disegnino è la parte estetica. Dietro l’estetica c’è la statica.
quindi, significa ricominciare a capire se un terreno è giusto, regge tecnicamente da un punto di vista di statica. Significa rifare i sondaggi geologici.

Poi, significa rifare l’iter amministrativo che consiste in:

·         Redazione progetto preliminare 
·         Conferenza di servizi preliminare
·         Delibera di Giunta comunale di Fiumicino sul pubblico interesse
·         Delibera di Consiglio comunale di Fiumicino Fiumicino sul pubblico interesse
·         Redazione progetto definitivo
·         Conferenza di Servizi decisoria che, se l’area scelta necessita di variante urbanistica, è di competenza regionale, altrimenti gestita dal Comune
·         Variante e Convenzione urbanistica approvate dal Consiglio Comunale - IL PUNTO CUI SIAMO ORA PER TOR DI VALLE
·         Adeguamento delle carte progettuali a eventuali prescrizioni della Conferenza di Servizi decisoria, eventuali osservazioni alla variante urbanistica approvate dal Consiglio comunale, elementi inseriti nella Convenzione urbanistica
·         Check e successiva determina della presidenza della Conferenza di Servizi decisoria sul recepimento delle prescrizioni (in Regione se la CdS era regionale e in quel caso occorre successiva delibera di Giunta Regionale)
·         Firma degli atti d’obbligo

CAMBIARE = NUOVO PARTNER
A parte le questioni procedurali, cambiare la localizzazione significa anche cambiare il partner: niente più Eurnova, con la quale intercorrono rapporto piuttosto consolidati, per ricominciare da capo con un altro soggetto.

CAMBIARE = ROTTURA COL COMUNE
Solo qualora si giungesse a una rottura definitiva e insanabile – i cui effetti si vedrebbero a quel punto in Tribunale – fra il privato e il Comune di Roma si potrebbe pensare di accantonare l’attuale area e l’attuale progetto in favore di uno nuovo, con un nuovo partner e un nuovo iter. Ipotesi che, al momento, non è nel mondo del reale possibile ma solo in quello delle infinite possibilità degli universi paralleli.

LETTURE POLITICHE DEGLI INCONTRI

Tutti questi elementi dovrebbero da soli basta a qualificare gli incontri fra la Roma e Fiumicino per ciò che sono.
Inizialmente erano rubricati come una forma di cortesia nell’ascoltare chi ha una proposta da fare. La loro reiterazione significa per il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino (vecchia volpe del panorama politico romano) incunearsi nelle difficoltà dell’Amministrazione Raggi e provare a portare sul proprio territorio un investimento da centinaia di milioni di euro. Per il Pd, partito di cui Montino è esponente storico, significa rifilare una cinquina in faccia ai 5Stelle dimostrandone, ancora una volta, la totale mancanza di visione della città, incompetenza amministrativa, indecisione politica.
Per la Roma però significa da una parte avere una (molto minima) forma di pressione sul Comune di Roma (della serie: “non dipendiamo mica solo da voi e dalle vostre paturnie”) ma, soprattutto, avere una potenziale carta da giocarsi solo se le cose andassero male con il Campidoglio.
Tuttavia – e qui è la spiegazione della reiterazione degli incontri – per poter avere in mano una carta, a livello amministrativo, occorre sapere che carta è.
I terreni di Fiumicino quale accatastamento hanno?
Chi sono i proprietari?
Che vincoli gravano?
Quali e quante opere pubbliche servono?
Qual è l’indice di edificabilità?
Serve una variante urbanistica (serve, ndr)?
Servono espropri? Vanno comprati? A quale prezzo?

Le domande sono tante, tantissime. E richiedono necessariamente degli incontri: del resto, prima di scegliere Tor di Valle, le aree preselezionate nel 2012 (Pallotta non era neanche ancora presidente, ndr) erano oltre 100. Poi scesero, progressivamente: 80, 42, 12, 3 e, infine, Tor di Valle. Che venne scelta il 30 dicembre 2012, nove mesi dopo l’incarico conferito a Cushman e Wakefield.

PREMATURI IL FUNERALE PER TOR DI VALLE E LO CHAMPAGNE PER FIUMICINO
Infine, per quanti – associazioni varie o singoli – si affrettano a celebrare il funerale di Tor di Valle, magari accampando delle idiozie così clamorose da rientrare nel novero del terrapiattismo 2.0, oppure a stappare champagne per Fiumicino (stranamente sempre gli stessi soggetti del terrapiattismo funebre), va appena ricordato che la complessità dell’iter di Roma non è diversa da quella che si incontrerà a Fiumicino. Le leggi sono le stesse. Anzi, in un caso sono anche peggio: nel 2014 la legge consentì alla Roma di presentare uno Studio di Fattibilità che era poco più che un compitino da quinta elementare con pochi dati e molte chiacchiere.
Le nuove norme in materia, invece, sono così stringenti che pur rimanendo il nome di “Studio di Fattibilità”, in caso si ricominciasse l’iter a Fiumicino (e vale per qualunque altra area, Marte incluso), sarebbe necessario presentare un vero e proprio progetto preliminare e anche molto molto avanzato. Ad esempio, occorre aver svolto “
indagini geologiche, idrogeologiche, idrologiche, idrauliche, geotecniche, sismiche, storiche, paesaggistiche ed urbanistiche, di verifiche relative alla possibilità del riuso del patrimonio immobiliare esistente e della rigenerazione delle aree dismesse, di verifiche preventive dell'interesse archeologico, di studi preliminari sull’impatto ambientale di studi di fattibilità ambientale e paesaggistica e evidenzia, con apposito adeguato elaborato cartografico, le aree impegnate, le relative eventuali fasce di rispetto e le occorrenti misure di salvaguardia; deve, altresì, ricomprendere le valutazioni ovvero le eventuali diagnosi energetiche dell'opera in progetto, con riferimento al contenimento dei consumi energetici e alle eventuali misure per la produzione e il recupero di energia anche con riferimento all'impatto sul piano economico-finanziario dell'opera; indica, inoltre, le caratteristiche prestazionali, le specifiche funzionali, le esigenze di compensazioni e di mitigazione dell’impatto ambientale la descrizione delle misure di compensazioni e di mitigazione dell'impatto ambientale, nonché i limiti di spesa, calcolati secondo le modalità indicate dal decreto di cui al comma 3, dell'infrastruttura da realizzare ad un livello tale da consentire, già in sede di approvazione del progetto medesimo, salvo circostanze imprevedibili, l’individuazione della localizzazione o del tracciato dell’infrastruttura nonché delle opere compensative o di mitigazione dell’impatto ambientale e sociale necessarie” (articolo 23, comma 6 del codice dei contratti pubblici, decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50). Questa roba, nel 2014, non c’era. Dovrebbe bastare per capire che il progetto che andrebbe presentato non potrebbe mai essere lo stesso – una sessantina di pagine – del 2014, ma probabilmente sarà più simile a quello definitivo portato in Comune nel 2016, le famose 50mila pagine. Costate, più o meno, una trentina di milioni di euro.
Ultima annotazione: di Sindaci che anticipano i tempi, rassicurano sulla facilità dell’iter, garantiscono sul buon esito del tutto ne abbiamo già avuto uno.
E stando a lui, la Roma avrebbe già dovuto giocare a Tor di Valle. Lui non è più Sindaco anticipatamente e la Roma è ancora al tavolo col Campidoglio.