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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 30 giugno 2020

PALAZZETTO DELLO SPORT, DUE ANNI PER PUBBLICARE IL BANDO PER LA RISTRUTTURAZIONE



Gli annunci dell’Amministrazione Raggi partivano addirittura nel 2017: il palazzetto dello Sport di viale Tiziano (quello a pochi metri dall’altro buco nero del Campidoglio: lo Stadio Flaminio) sarebbe rimasto chiuso per due anni, 2018-2020, per consentire i lavori di ristrutturazione interni ed esterni alla struttura.
Alla veneranda data di metà 2020, nuovo annuncio, di ieri:  pubblicata la procedura aperta per l’affidamento dei lavori di risanamento conservativo del Palazzetto: spogliatoi, presidio medico, pavimentazione dell’arena, impermeabilizzazione, sostegno della cupola, climatizzazione, per un totale di poco superiore a 2 milioni e 577mila euro..
Nel frattempo, Virtus Roma e Eurobasket sono emigrate altrove fra le polemiche, la Virtus all’Eur l’Eurobasket a Cisterna di Latina.
È appena il caso di ricordare come la sorveglianza alla struttura venisse spostata dal Palazzetto dello Sport al Flaminio dopo il rinvenimento nel vecchio stadio del cadavere di un clochard (febbraio 2018) e che, nei brogliacci dell’Inchiesta Rinascimento, quella su Luca Parnasi e Luca Lanzalone, ci fossero anche passaggi proprio sui problemi delle due società capitoline di basket e i vertici dell’Assessorato allo Sport del Comune.
Come se i due anni di attesa per il solo bando non fossero mai passati e l’Amministrazione Raggi si fosse insediata ieri, la nota del Campidoglio riporta il verbo del sindaco, Virginia Raggi (“L’intervento era atteso da tempo, gli uffici e l'Assessorato Sport hanno lavorato molto”) e dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia: “Lo avevo anticipato e finalmente è stato pubblicato il bando che prevede un progetto per un unico lotto di lavori di risanamento e adeguamento a norma che sono necessari per la riapertura dell’impianto”.



martedì 19 novembre 2019

STADIO FLAMINIO NEL COMPLETO DEGRADO


È chiuso dall’anno di grazia 2011 e, da allora, promesse tante, soldi spesi pure ma lo Stadio Flaminio continua ad essere un buco nero di degrado, sporcizia, abbandono.
Siamo andati a fare un sopralluogo e quel che si presenta è lo stesso sfacelo di uno, due, quattro, sei anni fa. Peggiorato, se possibile: un enorme pino è crollato e sta marcendo sul lato che dà verso il viadotto di Corso Francia. Nel crollo una consistente porzione di muro perimetrale è stata intaccata e sembra solo attendere che il peso del tronco finisca l’opera della forza di gravità oppure che il marciume del legname salvi la struttura. E non è che dall’altro lato, quello di viale Tiziano, le cose siano poi tanto migliori: l’albero che è caduto sul muro di cinta e sui cancelli è solo leggermente più piccolo del grande pino.
Per il resto, il solito panorama: materassi abbandonati, cumuli di rifiuti, calcinacci e altri materiali di risulta. Poi ci sono i camper: uno, in particolare, sul retro del Flaminio, circondato da carrelli della spesa, sempre di più e sempre vuoti. 
Sotto i piloni del viadotto di Corso Francia, poi, la quantità di rifiuti abbandonati è sconcertante: alcuni oramai sono ricoperti da erbacce, segno di una lunga giacenza all’aria aperta.
Ogni tanto una volante della Polizia o dei Carabinieri fa un giro intorno, facendo ben attenzione a schivare le buche e le lunghissime fenditure dell’asfalto. Tutta l’area è ridotta a un enorme parcheggio: il Campidoglio, versione 5Stelle, ha investito molta credibilità sul recupero del Flaminio spendendo circa 100mila euro per rimuovere i detriti e i rifiuti dopo l’omicidio, a febbraio 2018, di un clochard cingalese all’interno dell’impianto. Centomila euro che, da fuori, sembrano non aver prodotto un miglioramento della situazione. Secondo l’assessore allo Sport, Daniele Frongia - uno degli uomini di punta dell’Amministrazione Raggi e, certamente, fra quelli dotati di maggior capacità politica - entro novembre dovrebbe essere completato il progetto di riqualificazione finanziato dalla Fondazione Getty. A fine agosto, Frongia spiegava: “Abbiamo istituito un gruppo di lavoro con la Facoltà di Ingegneria de La Sapienza, con Cassa Depositi e Prestiti e l’Istituto per il Credito Sportivo” e il progetto di riqualificazione del Flaminio e “del Villaggio Olimpico” avrebbe dovuto essere completato entro la fine di questo mese. L’idea - se il progetto andrà in porto - è quella di far partire i lavori entro fine consiliatura. A inizio ottobre, il Flaminio era assurto a querelle fra la Raggi e il leader della Lega, Matteo Salvini, con le accuse di quest’ultimo sul degrado e la replica di Frongia: “il recupero del Flaminio è una priorità”.

mercoledì 9 ottobre 2019

UNA POLISPORTIVA NELL'ANSA DEL TEVERE


Presentato ieri mattina in Campidoglio il progetto della Polisportiva Ss Lazio per la costruzione di un complesso sportivo da edificare nell’ansa del Tevere fra la via Flaminia, la Salaria e Castel Giubileo.
L’idea, in sintesi, è quella di costruire un complesso sportivo, una serie di opere pubbliche - l’elenco include una nuova sede per il XV Municipio, abitazioni per 50 famiglie che vivono  in zona a rischio esondazione, un ponte sulla Tiberina di connessione diretta con il Raccordo e il raddoppio di parte della stessa Tiberina, parcheggi di scambio per 4mila vetture a La Celsa sulla Roma-Viterbo - e, a sostegno economico dell’intervento, un albergo, uno studentato, un cento commerciale a vocazione sportiva, una struttura sanitaria dedicata alla medicina dello sport e una residenza sanitaria assistita.
Non pochi i problemi: vincoli archeologici per i quali sarà necessario un nulla osta della Soprintendenza speciale, vincoli paesistici con modifica in discussione alla Regione Lazio, vincoli per il Tevere che richiederanno interventi mirati e specifici (e che già hanno sollevato la reprimenda di Cristina Grancio, consigliere comunale ex 5Stelle ora nel Gruppo Misto).
L’obiettivo finale è quello di realizzare un parco sportivo di 31 ettari con campi di calcio, rugby, hockey, basket, pallavolo, tennis, calcetto, con piscina olimpionica coperta e palazzetto dello sport annesso. Tutto ciò verrà poi ceduto in uso gratuito alla Polisportiva Ss. Lazio. Da ultimo, nella proposta, la Polisportiva chiede al Campidoglio di avere in uso il complesso dello Stadio Flaminio, dove realizzare un museo della Polisportiva, un teatro all’aperto, e il Palazzetto dello Sport di viale Tiziano dove verrebbero a trovar casa tutte le attività sportive indoor.  

venerdì 15 marzo 2019

STADIO DELLA LAZIO; IL NODO RESTA IL TEVERE


C’è un filo rosso che lega in una sorta di incantesimo lo Stadio della Roma di Tor di Valle e quello “delle Aquile” della Lazio, sulla Tiberina: il Tevere. Che per l’impianto della Lazio, però, è il principale nemico. Nel duro botta e risposta fra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e la Società biancazzurra, emergono due novità. La prima è che del progetto versione 2005 dello Stadio delle Aquile è in fase di predisposizione un aggiornamento. La seconda è che questo aggiornamento sarà presentato quando la Raggi andrà in visita al centro sportivo di Formello, ora in corso di ammodernamento, per l’inaugurazione a lavori ultimati. Cosa che potrebbe avvenire prima della fine del campionato (maggio).
Solo quando il patron della Lazio, Claudio Lotito, scoprirà le carte e depositerà ufficialmente un progetto preliminare - la modifica delle norme obbliga a presentare un preliminare e non più uno studio di fattibilità come fu per la Roma - allora si potrà capire come la Lazio intenda superare lo scoglio più grande, il Tevere
Perché, al netto delle altre problematiche - soprattutto quella delle enormi cubature a compensazione richieste nella versione 2005 - a bocciare il progetto iniziale della Lazio, mai andato oltre alcuni disegni e prospetti di base, furono per il Campidoglio di Veltroni e la Regione di Storace proprio i problemi legati al Tevere. Che, nell’area della Tiberina dove Lotito possiede già ettari di terreni agricoli, ha il suo “sfogatoio”: se la piena sale oltre 12 metri e mezzo a Ponte Milvio, il Fiume viene “sgonfiato” chiudendo la diga a Castel Giubileo e aprendo le chiuse proprio sulla Tiberina. Se così non si facesse, tutta la zona di Ponte Milvio e del quartiere Flaminio finirebbe allagata.
 
E la differenza con il progetto giallorosso è tutta qui: Tor di Valle non è un’area di esondazione controllata del Fiume e le idrovore servono solo in caso di problemi locali (per altro mai verificatisi ad Ippodromo funzionante).

Le voci di corridoio raccontano che l’aggiornamento sul tema del progetto biancazzurro verterà sulla possibilità di creare nuove aree di esondazione controllata a nord di quelle attuali. Qualora Lotito ottenesse il via libera sia dell’Autorità di Bacino del Tevere che dei Comuni interessati, si tratterebbe di una brillante soluzione al problema. 
Poi, ci sarebbe da verificare il cambio di destinazione d’uso dei terreni, le opere pubbliche necessarie e le compensazioni: ma sarebbero problemi risolvibili. 
Ovviamente, però, tutto ciò funzionerà solo quando la Lazio uscirà dalle chiacchiere radiofoniche -  protagoniste delle ultime uscite in tema - e metterà il tutto nero su bianco in un vero progetto scritto e protocollato.  
C’è poi il convitato di pietra, ogni volta che si parla di Stadio della Lazio. È il Flaminio che la Raggi ha tentato di rilanciare ricevendo la ferma risposta della società biancoceleste. Che il Flaminio non sia un impianto adatto al calcio professionistico di serie A e internazionale oramai lo sanno anche i sampietrini: non ci sono gli spazi per creare i prefiltraggi, la struttura è troppo addossata a palazzi e abitazioni che possono essere un enorme problema in caso di disordini e di incidenti. E, ancora, non è possibile costruire la copertura né realizzare parcheggi interrati. Senza, ovviamente, considerare il doppio vincolo: quello architettonico e quello di opera di ingegno riconosciuto agli eredi Nervi. 

martedì 30 ottobre 2018

FINALMENTE PARTE LA BONIFICA ALLO STADIO FLAMINIO


Forse, per lo Stadio Flaminio, finalmente ci siamo. Dopo un quinquennio di abbandono - equamente distribuito fra le Giunte Marino e Raggi - ieri mattina gli operai di Ama sono entrati nel vecchio stadio per iniziare le operazioni di bonifica: camion, piccole ruspe, muletti per rimuovere i quintali di immondizia che si sono accumulati nell’ultimo lustro.
Presente all’avvio delle operazioni di pulizia, l’assessore allo Sport, Daniele Frongia: "Finalmente parte la bonifica contro il degrado di questo importantissimo impianto, che riguarderà sia il perimetro esterno che le zone interne e gli uffici", ha spiegato. Con l'intervento verranno rimossi rifiuti, detriti ed erbacce che infestano la struttura: un lavoro imponente, considerato la stato di degrado e incuria generali, che ancora non ha una data ufficiale di fine lavori, ma solo una previsione. "Iniziamo a vedere cosa troviamo, tra qualche settimana forniremo un cronoprogramma”. Secondo la nota ufficiale diffusa dal Campidoglio, si prevede che i lavori durino non meno di un mese. Lavori, affidati ad Ama, che costeranno alle casse comunali 101mila euro. 
Bonificare per poi recuperare: questo è l’obiettivo del Campidoglio che ha ottenuto un finanziamento di 180mila euro, messo a bando dalla Getty Foundation, per sviluppare un piano di conservazione dell’impianto. Al lavoro preparatorio prenderanno parte il dipartimento di Ingegneria strutturale dell'Università La Sapienza, la Pier Luigi Nervi Project Association e ovviamente il Comune di Roma. "La bonifica è solo il secondo step verso il recupero del Flaminio - ha ricordato Frongia - Il terzo sarà individuare una soluzione temporanea per permettere la fruizione dell'impianto ed evitare che torni in stato di abbandono”.
A questo proposito, ad ottobre 2017, proprio Frongia, durante un’audizione di fronte le Commissioni Sport e Bilancio, aveva annunciato la possibilità che l’area esterna dello Stadio potesse diventare "un parcheggio temporaneo per bus turistici. Stiamo lavorando con l'assessore Meleo e Roma servizi per la mobilità - spiegò all’epoca Frongia  - questo consentirebbe la riqualificazione dell'area, l'installazione di una nuova recinzione e poi entrerebbero dentro i bus turistici evitando la formazione di nuovo degrado”.
L’ultimo step, secondo l’Assessore, sarà “procedere con la soluzione definitiva, cui stiamo lavorando con il Coni e la Federugby per mantenere un utilizzo sportivo”.
Non a caso, pochi giorni fa,  il presidente dell'Istituto per il Credito Sportivo, Andrea Abodi, diceva del Flaminio “riprenderà vita non solo l'infrastruttura sportiva, ma anche l'area del Villaggio olimpico e delle zone vicino all'Auditorium". L’idea che circola, con la stessa Federugby sarebbe quella di trasformare il vecchio impianto sulla Flaminia o in una sorta di Coverciano del rugby o in stadio per la sede di una squadra romana di alto livello internazionale (che al momento non esiste).
Sarebbe interessante, però, comprendere come mai nel 2012 Federugby abbandonò il Flaminio rescindendo l’accordo col Campidoglio (che non è più riuscito a riutilizzare la struttura) per migrare all’Olimpico. Se realmente si chiuderà l’accordo sul Flaminio di domani, sarebbe per la Federazione una notevole marcia indietro. 

giovedì 22 febbraio 2018

STADIO FLAMINIO, DA MARINO A RAGGI I PROGETTI NAUFRAGATI



Forse il fondo lo si è toccato a inizio febbraio, il 2, quando dentro lo Stadio Flaminio venne rinvenuto il cadavere di un cingalese senza fissa dimora picchiato a morte, secondo la ricostruzione dei Vigili Urbani, da un connazionale arrestato dalla Polizia Locale una settimana dopo. E quel giorno il Campidoglio decise di spostare immediatamente la vigilanza dentro l’area del Flaminio, togliendola dal Palazzetto dello Sport. 
La lenta agonia del Flaminio, però, va avanti da oramai un quinquennio abbondante: a inizio 2013 il Comune incaricò Risorse per Roma di predisporre uno studio di fattibilità per rilanciarlo dopo la fine dell’esperienza del rugby e del Sei Nazioni. Il cambio amministrazione del 2013 portò il progetto di Risorse per Roma ad essere chiuso in un cassetto e il nuovo assessore allo Sport di Marino, Luca Pancalli, tentò un accordo con la Federazione Gioco Calcio per destinare l’impianto a “casa madre” delle nazionali giovanili. Progetto rimasto sulla carta. 
Il Campidoglio è il proprietario della struttura sulla quale, però, grava il vincolo dei Beni Culturali di “interesse artistico e storico”, lo stesso che la Eichberg avrebbe voluto imporre sull’ippodromo di Tor di Valle. Non bastasse, agli eredi del progettista, Pier Luigi Nervi, detengono, tramite la Fondazione Nervi, i diritti morali e la proprietà intellettuale dell’opera: hanno, in sostanza, l’ultima parola su qualunque progetto di riqualificazione o ristrutturazione venga presentato. Lo stesso diritto che qualcuno avrebbe voluto riconoscere all’erede di Lafuente, progettista dell’Ippodromo di Tor di Valle. Zero soldi della proprietà (Comune), vincolo dei Beni Culturali e diritti degli eredi Nervi hanno fino ad ora reso vano qualunque tentativo di ristrutturare e riqualificare l’impianto. 
L’attuale Amministrazione ha tentato di mettere mano al problema: prima con la partecipazione a un bando della Fondazione Getty. Bando vinto con il quale verrà finanziata la realizzazione di un studio per predisporre il (futuro nuovo) progetto di riqualificazione dell’area. Le prime polemiche arrivarono poche settimane dopo l’insediamento della Giunta Raggi: a luglio 2016 il capogruppo di Fratelli d’Italia, Fabrizio Ghera, attaccò duramente l’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e l’allora assessore al Bilancio, Minenna, accusandoli di aver cassato un finanziamento di 6,5 milioni di euro destinati a riqualificare l’impianto. La risposta fu che 6,5 milioni non bastavano. Da allora, più o meno ciclicamente, arriva l’annuncio della “nuova vita” del Flaminio. In genere se ne occupa l’assessore Frongia: “Abbiamo iniziato il percorso di riqualificazione dello stadio”, annuncia il 3 gennaio 2017. “Stiamo ricevendo molte idee da soggetti privati e pubblici per il Flaminio. Stiamo studiando la soluzione migliore. Vogliamo restituire ai cittadini il Flaminio al più presto” ed era il 14 marzo 2017. Ad aprile, il 6, sopralluogo di Frongia nell’impianto con la spiacevole sorpresa di discrepanze fra le planimetrie in mano del Campidoglio e i lavori effettivamente effettuati negli anni. In quell’occasione, Frongia: “andiamo avanti per ridare decoro al Flaminio”. Ad agosto: “Con la famiglia Nervi abbiamo subito collaborato per riportare lo Stadio Flaminio agli antichi splendori”
Poi il 31 ottobre: “Se entro la fine della nostra consiliatura non avessimo iniziato con i lavori per la riqualificazione del Flaminio sarebbe grave” ma intanto se ne farà un parcheggio temporaneo per i pullman turistici. Pochi giorni fa, presentando alla stampa il nuovo regolamento per gli impianti sportivi che inizia oggi la discussione in Aula, “l’auspicio è di poter dare notizie entro poche settimane”. 

sabato 27 dicembre 2014

FLAMINIO DIMENTICATO, LA FIGC SI DIFENDE

Negli ultimi “10 mesi lo Stadio Flaminio non ci è mai stato consegnato, così come non ci sono state fornite le piante catastali. Non ci è stato insomma consentito di dare corso alle nostre legittime pre-valutazioni progettuali ed economiche necessarie per qualsiasi progetto di fattibilità e sostenibilità dell'investimento, come tra l’altro previsto dalla delibera di Giunta del febbraio 2014”. Parola della Federazione Italiana Gioco Calco che interviene in modo molto secco sulla vicenda del Flaminio che cade sempre più a pezzi.



Il Flaminio - prosegue la Figc - è rimasto sotto la titolarità e la responsabilità della Coni Servizi fino al 23 dicembre, quando sarebbe passato dalla stessa Coni Servizi a Roma Capitale, unici due enti che avrebbero potuto e dovuto intervenire per la salvaguardia dell’area”. 
In sostanza, come già il Tempo aveva rivelato lo scorso 24 dicembre, chi doveva occuparsi di manutenerlo, ristrutturarlo e rilanciarlo, non l’ha fatto.  Ed è in atto una diatriba anche con risvolti giudiziari che vede il Comune impegnato in Tribunale contro la Coni Servizi. 

Ripercorrendo la vicenda, ad ottobre 2013, Comune e Figc annunciano urbi et orbi la volontà di rinascita del Flaminio, restaurato cinque anni prima al costo di 9 milioni di euro di fondi pubblici, brevemente impiegato per il rugby e quasi subito abbandonato. Passano i mesi, si ventilano proclami, e a febbraio 2014, la Giunta Marino approva la concessione, senza gara d’appalto, dell’impianto alla Figc. Se non che, di fatto, il Comune, secondo la Figc, non era in possesso della struttura che rimaneva invece nella disponibilità del Coni, meglio, della Coni Servizi, la società strumentale del Coni che si occupa principalmente della gestione delle strutture per lo svolgimento dello sport. 

Coni Servizi chiede di restituire l’impianto al Comune, ma si rifiuta di firmare un “verbale di consistenza”, vale a dire un atto ufficiale che descrive le condizioni dei luoghi al momento della riconsegna degli stessi. E a quel punto il Comune ricorre in Tribunale per un accertamento tecnico preventivo, una perizia, insomma, che certifichi in modo imparziale lo stato attuale dell’impianto.
Non vogliamo entrare nel merito dell’assegnazione del Flaminio a febbraio 2014”, dice la Federazione prendendo le distanze in maniera netta dal Campidoglio e dalla sua volontà di assegnarlo a Coni Servizi con la delibera proposta dall’allora assessore allo Sport, Luca Pancalli, ed avallata dall’intera Giunta capitolina.
L’attuale management della Federazione - dicono ancora da via Allegri - non ha seguito l’iter di concessione dello Stadio” ma ha compiuto una “semplice presa d’atto dello stato dell'opera. Oggi, in un contesto economico–finanziario profondamente mutato rispetto a un anno fa in ragione dei tagli del CONI sui contributi a noi destinati per il 2015, la FIGC non potrebbe più sostenere investimenti come quelli ipotizzati solo un anno fa sullo Stadio Flaminio”. 
Traduzione: signori, un anno fa c’era forse una possibilità; oggi non c’è una lira, bamboli, quindi non se ne può comunque fare nulla, cause o non cause. Quindi “auspichiamo l’apertura di un tavolo congiunto CONI, Roma Capitale e FIGC per stabilire modalità nuove e congiunte per il recupero di un'opera a cui noi tutti teniamo”. 



Lo scorso 15 dicembre il sindaco Marino e il presidente del Coni, Malagò, dispensavano sorrisi ad uso della stampa e del mondo per celebrare la candidatura di Roma a sede ospitante delle Olimpiadi 2024. Non più di cinque giorni fa, sempre il Sindaco incassava il sospiratissimo ok del Consiglio comunale alla delibera che sancisce il pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma, innaffiando questo “sì” da reiterate dichiarazioni trionfalistiche che gli portavano in regalo le bacchettate della Regione. Intanto il Flaminio, giorno dopo giorno, continua a perdere pezzi, a lasciare spazio alle erbacce e date segnate sulle agende per gli annunci ai quali non seguono realizzazioni concrete.