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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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mercoledì 6 maggio 2020

DA UNA BUCA AFFIORA IL PAVIMENTO IMPERIALE DI PIAZZA DEL PANTHEON

Per una volta, le buche di Roma regalano una gioia (non solo ai gommisti): a causa dell’apertura di una delle classiche voragini capitoline, emerge una parte della pavimentazione di epoca imperiale del Pantheon. 


L’annuncio arriva dalla Soprintendenza Speciale di Roma: sette lastre di travertino, ritrovate a “circa 2,30 / 2,70 metri sotto il piano stradale con dimensioni di circa 80 per 90 centimetri per uno spessore di 30 centimetri, sono state ritrovate una prima volta negli anni ‘90 del secolo scorso in occasione della costruzione di una galleria di sottoservizi (polifera), e lo scavo venne rilevato e documentato”. 


«Dopo oltre vent’anni dal loro primo rinvenimento –spiega Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma– riemergono intatte le lastre della pavimentazione antica della piazza antistante al Pantheon, protette da uno strato di pozzolana fine. Una dimostrazione inequivocabile di quanto sia importante la tutela archeologica, non solo una occasione di conoscenza, ma fondamentale per la conservazione delle testimonianze della nostra storia, un patrimonio inestimabile in particolare in una città come Roma».


In epoca imperiale la piazza era molto più grande della attuale e si apriva di fronte al Pantheon, il tempio dedicato a tutti gli dei fatto costruire da Agrippa tra il 27 e il 25 avanti Cristo. L’area è stata interamente ristrutturata nel II secolo dopo Cristo dall'imperatore Adriano, e anche la piazza venne rialzata e nuovamente pavimentata. Le quote cui si trovano le lastre, oggi rimesse in luce, appaiono pertinenti alla fase adrianea del complesso. 


Il cantiere in un primo momento in capo al I Municipio, consegnato poi ad Acea continuerà nei prossimi giorni per il ripristino idrico e con ulteriori indagini archeologiche della Soprintendenza Speciale di Roma in collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. 


mercoledì 29 gennaio 2020

LO STATO SI ARRENDE A CHI OCCUPA


Un elaborato e bizantino giro di parole per certificare la resa dello Stato verso l’illegalità delle occupazioni abusive: è questo il senso politico della risposta, firmata dal sottosegretario al Ministero dell’Interno, il grillino Carlo Sibilia, all’interrogazione presentata dal senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, in merito all’occupazione abusiva del palazzo di via di Santa Croce in Gerusalemme.
Lo stabile ex Inpdap, ribattezzato Spin Time Labs e occupato dal 2012 da Action di Andrea Alzetta era balzato agli onori delle cronache in tre momenti: a maggio 2019 quando l’elemosiniere di papa Francesco, il cardinale Konrad Krajewski, aveva riallacciato la luce che Acea aveva staccato per morosità, promettendo che avrebbe pagato la bolletta (300mila euro) con Acea che ancora aspetta i soldi. La seconda, il 22 dicembre, quando le Sardine hanno organizzato la loro assemblea romana proprio nello stabile occupato. E, la terza, a capodanno quando nel palazzo, dove vivono 165 famiglie, 430 persone, era stata organizzata una festa aperta anche ai minorenni con ingressi a 20 euro prima delle mezzanotte, a 10 dopo la mezzanotte e a 5 euro per occupanti e indigenti. Anche in questo caso, come nei due precedenti, non poche le polemiche. Cui, appunto, seguì l’interrogazione del senatore Gasparri. 
La risposta del sottosegretario Sibilia è disarmante: “alla denuncia ritualmente presentata ha fatto seguito l’instaurazione di un procedimento penale” scrive Sibilia che aggiunge “non risultano adottati provvedimento dall’Autorità Giudiziaria che, come noto, dato l’elevato numero di occupazioni in corso nella Capitale, ne consentirebbero l’inserimento nel Piano degli Sgomberi, da ultimo predisposto dal Prefetto di Roma il 18 luglio 2019”. Dopo di che, una paginetta sciatta di vaga sociologia d’accatto sul diritto all’abitare e le occupazioni che ricorda davvero molto da vicino il Conte Mascetti e la sua celeberrima supercazzola espressa nel più puro linguaggio dell’asettico burocratese. 
Su tutte le furie Gasparri: “Nel palazzo occupato si svolgono attività commerciali, feste illegali e a capodanno ci sono strati eventi che hanno costretto le forze dell'ordine a intervenite. Nulla si dice quando in quello stabile si svolgono feste a pagamento che garantiscono lucri e guadagni a chi le organizza. La risposta che ho ricevuto sul piano degli sgomberi è del tutto insoddisfacente, perché sicuramente ci saranno state delle attività svolte dalla Prefettura con il concorso del Polizia, ma casi eclatanti come questo dell'edificio di via Santa Croce in Gerusalemme imporrebbero un'azione immediata. In quello stabile si compiono illegalità e non basta dire che un paio di persone sono state segnalate all'autorità giudiziaria. Peraltro anche la lentezza dei procedimenti penali, che dalla risposta del sottosegretario Sibilia si ricava, dimostra come la Procura di Roma non agisca nei modi dovuti di fronte a questa illegalità. La Procura osserva mentre dovrebbe mettere in atto iniziative ben più severe e decise. Lo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme a mio avviso va sgomberato domani. I grillini al governo non solo dimostrano incapacità, ma alimentano comportamenti assolutamente illegali”.

martedì 1 ottobre 2019

ARCHEOLOGIA: ALTRI DUE SCHELETRI SOTTO PIRAMIDE


Il sottosuolo di Roma continua a riservare nuove scoperte: dopo lo scheletro rinvenuto lo scorso 20 settembre, ieri altre due tombe emergono da sotto l’asfalto davanti all’uscita della metro B Piramide. Lo scavo archeologico fa parte di un cantiere di Acea per il rinnovamento dell’illuminazione della piazza e ha una lunghezza di 6 per una profondità di 1,70 metri, e sarà ultimato nei prossimi giorni. 
Le prime analisi sullo scheletro del 20 settembre, sembrano attestare che si trattasse di un maschio adulto di età compresa fra i 30 e i 40 anni. Ieri, invece, le ossa rinvenute sono della sepoltura di una donna e di un bambino, non lontani dalla prima tomba. L’intera area è nota da molto tempo agli studiosi come la necropoli Ostiense, sorta nel I secolo a.C. ai lati della via consolare e sopravvissuta per molti secoli: già lo scorso anno, in occasione di lavori per il rinnovo dei binari del tram 3 su via Marmorata erano emersi reperti archeologici comprese alcune tombe, tessere di mosaico di un pavimento, parti di intonaco ad affresco, un pezzo di muraglione di età imperiale, magazzini di granaglie del porto, depositi di anfore, pezzi di opus reticulatum il tutto pochissimi centimetri sotto l’asfalto.
Per i ritrovamenti di ieri, le prime analisi indicano che la donna fosse di giovane età, fra i 20 e i 30 anni, e da alcune calcificazioni del bacino gli archeologi sono convinti che avesse partorito poco prima del decesso e forse anche a causa di esso. La presenza di numerosi chiodi rinvenuti nella sepoltura porta a ipotizzare che la inumazione sia avvenuta in una cassa, il cui legno è deperito nel corso dei secoli: il fanciullo era deposto all’altezza dell’anca della donna. 
Tutte e tre le sepolture - quella del 20 settembre e quelle di ieri - sono prive di corredo e sono tombe molto povere senza neanche traccia di quelle tegole di copertura proprie delle sepolture di persone di bassa condizione sociale. Secondo gli archeologi queste tombe sono di età tardo antica, probabilmente fra il IV e il V secolo dopo Cristo e lo stato di conservazione è molto compromesso da precedenti lavori per i sotto servizi (acqua, elettricità). Stando alla nota diffusa dalla Soprintendenza statale, nei prossimi mesi verranno effettuate indagini scientifiche e antropologiche sugli scheletri per ottenere ulteriori informazioni sui defunti sepolti: ad esempio, se le tre tombe possono appartenere a membri di una stessa famiglia.





martedì 17 settembre 2019

STADIO; RIPARTONO LE RIUNIONI


Lentamente, ma si riparte. Ieri riunione interna fra uffici tecnici del Campidoglio e della Città Metropolitana per discutere approfondimenti sulla questione degli svincoli sulla via del Mare/Ostiense all’interno del progetto Stadio della Roma di Tor di Valle. Mercoledì, poi, seconda riunione con Acea con cui dovrà essere affrontato il problema degli odori derivanti dal depuratore che, in particolari condizioni atmosferiche, potrebbero essere avvertiti anche nel futuro impianto giallorosso nonostante nel progetto siano state accuratamente studiate una serie di barriere verdi olfattive. 
Due riunioni che, dopo la lunghissima pausa estiva, segnano il riavvio effettivo delle procedure che dovrebbero portare alla conclusione delle discussioni sul progetto, o approvandolo con champagne e cotillon o con lo show down in tribunale
Due riunioni, va aggiunto, che sono propedeutiche a far trovare agli uffici pubblici dei diversi enti una posizione comune in vista della prossima riunione plenaria, ancora da convocarsi ma comunque a stretto giro, e che, se non proprio definitiva, potrebbe però segnare un punto di svolta nel lungo e travagliato iter sul futuro impianto della Roma. 
Un iter che, durante i mesi estivi, ha visto raggiungere una serie di accordi fra i privati proponenti e gli uffici capitolini su molti punti del progetto, lasciando fuori il problema della contestualità fra l’apertura di Tor di Valle e il completamento delle opere pubbliche di mobilità. Mentre il Campidoglio ha cercato di far rimanere i vincoli della versione Marino del progetto - quando tutte le opere pubbliche di mobilità erano a carico dei proponenti - la Roma si è opposta all’idea che lo Stadio potesse aprire solo dopo la fine di tutti i lavori sulla Roma-Lido di Ostia che sono ora di competenza e finanziamento regionale. E proprio la Regione, a inizio luglio, ha chiarito la questione ribadendo che lo Stadio è vincolato al completamento di tutte le opere di mobilità vagliate dalla Conferenza di Servizi ma non altre. Quindi, per semplificare: lo Stadio non apre se la stazione Tor di Valle non è completa ma non può rimanere chiuso se manca Acilia Sud. 

sabato 24 agosto 2019

METRO A ANCORA NEL CAOS, SALTA MANZONI

Niente pace per la metro A: non bastassero i lavori - quelli sì, necessari ma che comunque arrecano un temporaneo e inevitabile disagio all’utenza in favore, si spera, si un futuro migliore - che vanno avanti sulla linea Anagnina-Battistini, ci si mette a beffare l’utenza anche lo stop and go improvvisato.
È successo per due volte, ieri, alla stazione Manzoni: i treni passavano e non potevano fermarsi. Prima chiusura, alle 8 di mattina con tweet di @infoatac - l’account aziendale che segnala problemi sulla rete in tempo (quasi) reale - delle 8.21 seguente la segnalazione di un utente che lamentava la stazione completamente al buio. Riapertura alle 9.15. Poi, nuovamente, alle 12.30 altra chiusura. E nuova riapertura alle 14 passate. Motivazioni ufficiali @infoatac non ne rilascia, anche se più di qualche utente chiede conto del perchè di queste ripetute chiusure. L’azienda parla in via ufficiosa di un guasto elettrico, forse per problemi di Acea. Ma, come avvenne quando ci fu il famigerato apri/chiudi per le scale mobili rotte a Spagna e Barberini, informazioni precise e complete non vengono mai fornite.
E non è solo ieri: altri disagi, sempre sulla A, si erano registrati a San Giovanni, mercoledì 14. Prima alle 6 di mattina, poi all’una del pomeriggio la stazione chiude ma, in questo caso, i bus sostitutivi che già prestavano servizio per i lavori vengono allungati anche sulla tratta San Giovanni/Arco di Travertino. E, a parte un generico e pallido “guasto tecnico” non è che la trasparentissima azienda di via Prenestina si prenda la briga di spiegare cosa si sia rotto. Visto, appunto, il precedente del trittico Repubblica/Barberini/Spagna, il sospetto più che giustificato è che si possa trattare di rotture che pongono seriamente a rischio l’incolumità dei passeggeri. Ma, del resto, questo management Atac è già passato alla storia per i “principi di incendio” comunicati ufficialmente per i bus flambé con foto che, però, mostrano vetture completamente bruciate. 
Già che ci siamo, non è il caos sia limitato alla sola linea A: il 17 sera, alle 21, si ferma per un paio d’ore anche la stazione Torre Spaccata della linea C sempre per il solito “guasto tecnico” non precisato. Insomma, non c’è pace per chi ad agosto è rimasto a Roma a lavorare. 

giovedì 7 marzo 2019

AMA, ATAC, ADIR: QUANTE DELUSIONI DAI BILANCI DELLE SORELLE DI ACEA


Se Acea può strappare un sorriso alla Raggi - ma soprattutto all’assessore al Bilancio, Lemmetti - con il suo dividendo, ci sono almeno altre tre partecipate che, al contrario, sono una croce per i bilanci e anche per la tenuta politica della maggioranza. 
Atac vive in un limbo: il concordato in continuità è passato ma questo non ha estinto il debito monstre ereditato dal passato, superiore al miliardo e duecento milioni di euro. Semplicemente, esso è stato parzialmente ridotto e, soprattutto, spalmato nel tempo. Ma prima o poi questi debiti verso fornitori e creditori dovranno essere pagati e l’azienda, oggi, non pare esattamente in miglior salute rispetto a prima del concordato: i dati sul servizio reso all’utenza sono pessimi (fra il 70 e l’80% di quanto previsto nel contratto di servizio), le gare d’appalto continuano ad essere un disastro è l’arrivo dei 335 nuovi bus totali, previsto per quest’anno, se va bene si fermerà a sole 108 vetture, per altro prese a noleggio e a caro prezzo. 
L’altra sorella è, ovviamente, Ama. L’immondizia allieta il panorama dei romani e dei turisti, senza più fare distinzioni fra centro storico e periferie, piazze di pregio e viottoli suburbani. Ma la crisi di Ama - una crisi strana, nata tutta in seno all’amministrazione grillina con la guerra fra Lemmetti e l’ex assessore all’Ambiente, Montanari - si centra tutta sui bilanci: quello del 2017 ancora non è stato approvato. È quello dei famosi 18 milioni di contenzioso fra Campidoglio e Azienda, 18 milioni per servizi erogati negli anni scorsi nei cimiteri e riconosciuti fino, appunto, al bilancio 2017 con il collegio dei sindaci che prima approva il documento finanziario e subito dopo lo boccia aprendo la strada alla crisi. Quei 18 milioni sono costati la poltrona al quarto board nominato dalla Raggi (quinto se si considera quelli nominati prima del 2016 e ereditati dai grillini) e, nonostante l’avvicendamento a via Calderon de la Barca, ancora il bilancio 2017 non vede la luce. E, quando la vedrà, sarà comunque in rosso. E manca ancora il bilancio 2018 le cui premesse paiono, se possibile, ancor peggiori delle precedenti. A questo, si somma la crisi dell’impiantistica determinata dall’incendio del TMB Salario cui la Raggi, ad oggi, non ha saputo trovare una soluzione strutturale ma solo escamotage tampone. Quindi, i bilanci Ama in rosso, zero possibilità di assunzioni e tanta mondezza ancora per strada.
La terza sorella povera è Assicurazioni di Roma: fra alberi che crollano e buche nell’asfalto, la compagnia assicuratrice che tutela il Campidoglio ha visto raddoppiare le spese per risarcimento danni. Nel 2018 sono stati necessari 13 milioni di euro, più del doppio di quanto fu necessario per il 2017, che si era fermato a soli 7 milioni. Sono tanti soldi e il 2019 non sembra aprirsi sotto una luce migliore dell’anno scorso. 

mercoledì 1 agosto 2018

L'INSOSTENIBILE MOBILITÀ DELLA RAGGI


Rino Palmieri è ingegnere, ha 87 anni e da due combatte da solo una battaglia contro la burocrazia risultando lui, grande invalido, più moderno e all’’avanguardia dell’incartapecorito establishment capitolino. Rino ha ottenuto da Enel di predisporre sotto casa una colonnina per ricaricare la sua Smart elettrica nell’area di parcheggio a lui riservata in quanto portatore di handicap.
A luglio 2016 presenta la domanda e un bel mattino, il 12 dicembre, arriva uno squadrone di operai.
In mezza giornata - racconta Rino Palmieri - sono venuti gli operai e qui in via Cornelio Magni, al quartiere ardeatino, hanno fatto un bello scavo. Poi hanno interrato una ventina di metri di connettore elettrico. Poi hanno predisposto tutto quello che serve per installare la colonnina. Poi hanno chiuso i cavi in quegli armadi di plastica grigia tanto comuni in mezzo la strada. Hanno richiuso la buca. E poi è finita lì”.
È finita lì nel senso che da quel 12 dicembre c’è un nuovo cavo interrato per Roma ma è un cavo non connesso alla rete elettrica. E, di conseguenza, manca la colonnina vera e propria di ricarica.
Io - spiega ancora l’ingegner Palmieri - essendo invalido avrei diritto ad avere la colonnina “personale”, diciamo, a mio uso. I funzionari di Enel, recentemente, mi hanno fatto presente che potrebbe essere più semplice se anche altri potessero usarla. Va bene, non è un problema. Basta averla, però”.
Perché la questione è che da quel dicembre del 2016 a oggi il Campidoglio era impegolato a predisporre il Piano per le colonnine elettriche e che, in attesa di questo piano, a parte il mega spot con la Formula E all’Eur, nella situazione dell’ingegner Palmieri ci sono molte altre persone: ferme da anni in attesa che il Campidoglio muova le sue pedine. Tanto che nel Piano capitolino, approvato in Giunta a ottobre 2017 e dal Consiglio comunale ad aprile scorso, è stata prevista la possibilità che Enel e Acea possano presentare le richieste di avvio di Conferenza di Servizi non solo per le colonnine di nuova installazione ma anche per recuperare quelle già esistenti da anni ma mai attivate.
All’Enel - racconta ancora l’ingegner Palmieri - ho versato un contributo per i lavori di 500 e spicci euro e da due anni, di fatto, mi rimbalzano da un ufficio all’altro. Ho compilato non so più quanti moduli di quelli con allegati fitti fitti. E quando scrivo, mi viene risposto con lettere prestampate e precompilate” nel più puro esempio di burocrazia imperante. 
Eppure dal 2020 la Mercedes, tanto per citare una delle grandi case automobilistiche produrrà solo Smart elettriche dimostrando che almeno per una parte, il futuro della mobilità sarà elettrico. 
Dal Campidoglio però arrivano rassicurazioni: l’assessorato alla Mobilità, quello della Meleo, competente per materia, ritiene che con l’avvenuta adozione del nuovo regolamento tutti questi problemi burocratici siano superabili con poche mosse e che, quindi, entro poche settimane sia possibile dare il via alle Conferenze di Servizi per i vari lotti di colonnine elettriche.
La previsione per il Comune è che con il nuovo regolamento entro il 2020 possano essere installate 700 nuove colonnine di ricarica, aprendo finalmente la mobilità anche ai veicoli elettrici che scontano proprio la carenza di punti dove effettuare il “pieno” elettrico.

sabato 30 dicembre 2017

BATTAGLIA IN AULA SULLA MARATONA DI ROMA


Subito dopo la ripresa dei lavori dell’Aula, l’Assemblea capitolina dovrà occuparsi del problema Maratona di Roma. Dovrebbe essere, infatti, inserita in agenda proprio per le prime sedute post natalizie - il 9 o l’11 gennaio - la mozione “Diario”, quella presentata con la prima firma del presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, che chiede alla Giunta Raggi di interrompere gli affidamenti diretti alla società di Enrico Castrucci, storico organizzatore dell’evento sportivo, e di andare a bando di gara. 


Le motivazioni ufficiali sono contenute nel testo della mozione e parlano di un rilancio del turismo sportivo, di un numero crescente di partecipanti sia alla gara che agli eventi connessi, i grandi nomi dell’atletica. Insomma, l’obiettivo è quello di portare l’evento romano a un livello “tecnico pari o superiore a quello delle più importanti maratone mondiali”. 

Ovviamente, a fianco alle motivazioni ufficiali ce ne sono altre ufficiose ma non meno importanti: vero che il Comune formalmente non paga nulla ma fra la sponsorizzazione di Acea e gli interventi di Ama, Atac e Vigili Urbani il “peso economico” dell’Amministrazione capitolina c’è e si sente bene. 
E, nell’ottica grillina questo “peso” del Comune non può essere dato con affidamento diretto
Che poi, incidentalmente, Castrucci sia uomo politicamente trasversale (è nota la sua amicizia anche con l’attuale presidente del Consiglio comunale, il grillino Marcello De Vito) ma da sempre considerato molto vicino al Pd sarà certamente un elemento collaterale. 
Quindi, il 6 dicembre la Raggi - dopo il lavorìo certosino dell’assessore allo Sport, Daniele Frongia, che ne ha riscoperto l’esistenza - convoca il Comitato Promotore della Maratona internazionale di Roma, che si riunisce il 13 e il 22 dicembre e che vede attorno al tavolo i vertici della Federazione italiana di Atletica leggera (Fidal) e il Campidoglio. 
Comitato che si riunì l’ultima volta nel 2005, Veltroni sindaco, all’epoca assegnando all’epoca a Castrucci l’organizzazione dell’evento e mai più riconvocato, né da Veltroni, né da Alemanno, né da Marino, ognuno dei quali semplicemente prorogò di anno in anno l’affidamento diretto. Tanto che dagli organizzatori della Maratona filtrano anche notizie circa il possesso di marchi, loghi e titoli sportivi con i quali sarebbero pronti a dare battaglia per bloccare il bando. Bando cui, per altro, gli attuali organizzatori potrebbero non partecipare per mancanza di alcuni requisiti. 
Questa possibile esclusione dal bando degli attuali (e storici) organizzatori aprirebbe le porte per un boccone piuttosto succulento, fra 3,5 e 4 milioni di euro a edizione: si vocifera
che in Campidoglio siano già state avanzate manifestazioni di interesse a organizzare l’edizione 2019 della Maratona da parte di RCS, l’editrice della Gazzetta dello Sport e che, guarda caso, ha appena chiuso gli accordi per il Giro d’Italia a Roma e che collabora con l’organizzazione della mezzamaratona Roma-Ostia; poi ancora, sia gli organizzatori della Maratona di Berlino che quelli di Parigi e, infine, un'azienda romana, la “Purosangue” guidato da Massimiliano Monteforte, già responsabile dei top runners di Maratona di Roma. 
L’eventuale ricorso di Castrucci, però, in caso di accoglimento, metterebbe a rischio il bando. Ecco, quindi, che come già accaduto per alcuni impianti sportivi a Caracalla, l’assessore Frongia avrebbe in mano l’asso: affidamento diretto sì ma solo a strutture terze di garanzia. Ad esempio la Fidal stessa che potrebbe o gestirla direttamente o affidarla a un advisor, magari quella Infront (sì, la stessa dei diritti tv sui campionati di calcio) che ha già svolto lo stesso ruolo per la recente prima edizione della mezzamaratona Via Pacis, dello scorso settembre. 

giovedì 14 dicembre 2017

ECCO IL CAPODANNO 2018


Più di mille artisti, 100 esibizioni per 24 ore ininterrotte di festa: la versione Raggi del Capodanno 2018 sarà organizzata con spettacoli teatrali, concerti, dj set, arti circensi, fuochi d’artificio. E, soprattutto, la nuova illuminazione del Palatino. Novecento mila euro il costo delle feste per il nuovo anno, il cui programma è stato presentato ieri mattina dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, e dal vicesindaco e assessore alla Cultura, Luca Bergamo
Gli eventi per i festeggiamenti della notte più lunga dell’anno inizieranno alle 21.30 del 31 dicembre per concludersi alle 21 del primo gennaio 2018. Tanti gli enti culturali che parteciperanno il animeranno la manifestazione: dal Teatro dell’Opera all’Accademia nazionale di Santa Cecilia, passando per il Palaexpo, la Casa del cinema, la Casa del jazz e tanti altri ancora. 
Si parte la sera del 31 dicembre con l’evento internazionale “Roma illumina l’infinito” che trasformerà il Circo Massimo (sponsorizzato dai privati e quindi non inserito nei 900mila euro di costo) in una grande macchina scenica caratterizzata da più set, con una gigante marionetta semovente mitologica, gli artisti de ‘La Fura dels Baus’ e dj set fino a tardi. Poi fino all’alba performance, eventi e spettacoli coinvolgeranno le aree pedonali della città da piazza dell’Emporio, a ponte Garibaldi fino al Giardino degli aranci, ponte della Scienza e piazza Bocca della verità. Tra gli artsit coinvolti Abrogio Sparagna e l’Orchestra popolare italiana.
Sarà un evento indimenticabile” annuncia la Raggi che aggiunge: “quest’anno abbiamo ampliato l’area pedonale dedicata: passiamo dai 74mila metri quadri dello scorso anno ai 154mila metri quadri”.
La grande novità è la riaccensione del Palatino dopo 13 anni con un nuovo impianto permanente al led. La notte del 31 dicembre la grande area archeologica e la zona che si affaccia direttamente sul Circo Massimo si accenderà con un nuovo impianto di illuminazione definitivo studiato per valorizzare al massimo le rovine, a partire dalla Domus severiana, lo stadium, la Domus augustana, il Pedagogicum e la Domus Flavia. 
I tecnici di Acea hanno spiegato i dettagli: “Abbiamo recuperato i cavi posti dopo il 2000 e cambiato solo le lampade sostituendo quelle a iodio con quelle più moderne che usano la tecnologia al led”. 
"Una parte della festa sarà dedicata agli amatori per chi vuole fare spettacoli e cortometraggi", ha spiegato Bergamo, che ha definito l’evento 2018 "parla di poesia e emozioni ed è molto più bello del singolo grande concerto”.

venerdì 10 ottobre 2014

METROPOLITANE E PERI

Non era necessario scomodare dossier segreti e Cia per capire che la sceneggiata andata in onda al Ministero dei Trasporti, la durissima presa di posizione di Marino, le accuse ai costruttori, erano solo ed esclusivamente, appunto, una sceneggiata ad uso e consumo "delle romane e dei romani", per usare un'espressione tanto stantia quanto costantemente ripetuta proprio dal Primo Cittadino.

Era ovvio che il Comune sapesse.

Quanto meno per una questione di logica.

Da 15 mesi Marino governa (?) la città. 
Ha cacciato tutti gli uomini che ha trovato nei vari posti. 
A volte scegliendo la cacciata solo perchè lì messi da Alemanno e non per ragioni legate al merito (vedi la vicenda Carlo Buttarelli).
E ha sostituito questi uomini con persone sue, di fiducia. Come, aggiungerei, è anche giusto che sia.
È successo con i Vigili Urbani, appunto.
Con l'Ama.
Con l'Atac. Roma Metropolitane, Acea, Opera e così via.

Frequentemente, troppo frequentemente, Marino è inciampato clamorosamente sulla scelta dei curriculum dei prescelti, inanellando figuracce planetarie.
E gli uomini che ha scelto per sostituire i vecchi stanno dimostrando la loro inadeguatezza di fronte all'intera città.

Quindi, dopo 15 mesi, diviene lecito attendersi che i tuoi uomini ti abbiano informato che...
Che la Metro C ha dei problemi.
Che l'Atac sta andando all'aria.
Che l'Ama non riesce a far fronte alle necessità di pulizie della città.
Che i Vigili appaiono impotenti a regolare il traffico caotico.
Che le pedonalizzazioni imposte dall'alto creano più problemi di quelli che risolvono.
Che la cultura è morta.
Che si risana l'Opera licenziando chi canta e suona e, cosa ancor più meschina, facendo leva su un malcelato sentimento popolare di giustizia sociale additando come sperperi piccole compensazioni (indennità di frac e di umidità che solo chi non ha mai frequentato un teatro o un musicista può pensare siano sciocchezze) per un lavoro durissimo e delicatissimo.

Non è, quindi, logico credere che tu non sia stato informato.
Anche perché il modus operandi di un funzionario comunale, specie se di nomina politica, è più o meno questo: se il problema posso risolverlo io, lo tengo riservato, lo risolvo e guadagno punti. Ma se il problema non è da me risolvibile, corro a scaricarlo sulla scrivania del mio superiore diretto. Che se la sbrighi lui!

La frase sulle "teste che rotolano" - più o meno variamente e ciclicamente pronunciata dal Sindaco nelle sue diverse declinazioni - l'abbiamo udita e letta più volte. Le teste sono ancora lì, più o meno tutte. Così come i problemi che i "capoccia" non hanno affrontato, saputo affrontare, risolto. Vedasi i rifiuti che hanno trasformato la città in un'immensa discarica. 

Ora, tornando alla Metro C. Marino non poteva non sapere. 
Spieghiamo.

Ammettiamo anche che i funzionari da te scelti e messi in posti di grande responsabilità non ti abbiano avvisato. 
Domanda: non sono stati informati anche loro? Allora, hai scelto degli incapaci.
Oppure, sapevano ma non ti hanno avvisato? Allora, hai scelto dei conniventi con un sistema che tu stesso, Ignazio, giudichi marcio.
E già questa considerazione potrebbe bastare a se stessa.

Oppure, cosa assai più probabile e oggi certificata da Repubblica e da Il Tempo, sapevano e ti hanno informato per tempo. 
E, allora, spiace dirlo, sei inaffidabile. Quindici giorni prima dell'apertura della Metro C - apertura, poi, poche ore al giorno, su una tratta che va dal nulla al nulla, con un treno ogni quarto d'ora... una metro da operetta! - ti sei fatto bello con l'open day. Hai fatto vedere ai romani com'è bella la nuova metro. Quindici giorni dopo, invece, torni a casa scornato e spernacchiato dall'intera città.

Caro Ignazio, le tue accuse suonano ridicole e le tue spiegazioni non convincono. 
Neanche un po'. 
Anche perché è da un mese e mezzo che a Roma lo sanno tutti che la Metro C aveva problemi. Il Tempo te lo ha scritto a chiare lettere e, conoscendo chi lavora nel tuo Ufficio Stampa, almeno quegli articoli te li avranno fatti leggere. Neanche quelli ti hanno spinto ad agire? A verificare?


In sostanza, hai giocato sporco: hai scommesso, hai azzardato, hai provato il colpetto da furbetto: hai sperato che andasse tutto a posto - un po' come Henslowe di Shakespeare in Love "non lo so, è un mistero" - così da prenderti i meriti. 

È andata male e scarichi la palla su chi ti ha preceduto e sui costruttori. 

Siamo stanchi, esausti di un Sindaco che non fa altro, da 15 mesi, che cadere dal pero.
A quando anche il "destino cinico e baro"?

giovedì 26 settembre 2013

Lupus et Agnus

Ci siamo. Il grande gioco del Domino sta arrivando rapidamente alla sua conclusione.
La prima a cadere è stata la testa di Carlo Buttarelli, comandante generale della Polizia Municipale. 

Carlo Buttarelli
 Con lui si è rodata la tecnica del "lupus et agnus", quella, cioè, di utilizzare (palesi quanto inverosimili o leggere) accuse per ottenere prima le dimissioni del vertice nel mirino e poi la possibilità di metterci le mani sopra.Esattamente quello che, nella favoletta di Esopo, faceva il lupo con l'agnello: lo accusava di inquinargli l'acqua anche se il povero ovino beveva a valle del lupo. Una scusa buona per il lupo che giustificava l'aggressione e il successivo "fiero pasto".

Ferinamente e scientemente anche nel caso delle Municipalizzate - e, pur non essendo il Corpo dei Vigili una Municipalizzata, esso ha la stessa valenza strategica di Acea, Ama, Atac o altre - la Giunta Marino utilizza la stessa tecnica.
Dopo Buttarelli è toccato a Diacetti, giovane ma agguerrito manager, chiamato da Alemanno alla guida di Atac pochi mesi prima delle elezioni comunali.

Per Buttarelli la scusa fu data da 48 ore di rallentamenti - ingiustificati, secondo il Sindaco - nell'organizzare e far partire i controlli (fantasma) antiabusivismo in cinque piazza romane. Buttarelli voleva organizzare le cose a puntino e avere la certezza che i soldi promessi per gli straordinari dei Vigili fossero reali e non solo pezzi di carta.
Viste le polemiche, aveva ragione da vendere il povero ex Comandante: i controlli sono stati un fuoco di paglia costoso ma ancora da pagare. E i Vigili sono sul piede di guerra.

Per Diacetti furono non specifiche "inefficienze" di Atac.


Enrico Diacetti

Che Atac sia inefficiente è cosa nota dai tempi di Papa Borgia. Usare questa come scusa per la rimozione è più ridicolo che altro.
Diacetti se ne andò con signorilità e Marino ha potuto mettere i suoi manager al comando.
Dato che il servizio non è migliorato - se non per l'arrivo (scaglionato) dei 399 nuovi bus, quelli rossi, acquistati però da Alemanno - ma, a giudicare dalle lettere dei lettori pubblicate sui vari quotidiani è addirittura peggiorato, appare chiaro che la manovra è servita al Sindaco, o meglio ai partiti che lo sostengono, per rimettere in piedi il carrozzone di controllo sull'azienda.
E, questo si vedrà con più chiarezza fra qualche giorno, quando arriveranno i nuovi "supermanager" targati PD e SeL.

Piergiorgio Benvenuti
Poi è il turno di Ama. Qui la cosa è un po' più complicata. Ghigliottinare Piergiorgio Benvenuti, di area Fratelli d'Italia, dopo che Marino ha elogiato la Meloni e i suoi come "la destra che vorrei" sarebbe un'operazione di difficile gestione politica e di immagine. Quindi, meglio concentrarsi su Franco Panzironi, che guida la Multiservizi, una controllata Ama, dando così soddisfazione a quel "pierino" di Athos De Luca che ne ha fatto, ormai una questione personale, visto che Panzironi è realmente "l'uomo di Alemanno".
Franco Panzironi
Tuttavia, da un punto di vista giuridico, la vicenda è intricata e il rischio è quello di precipitare le cose per accelerarle e poi ritrovarsi fra qualche mese con una sentenza contraria del Tar o di qualche giudice che obblighi a reintegrare il "ragionier Franco".

 
Poi è stato il turno di Assicurazioni di Roma.
Per chi non lo sapesse, Assicurazioni di Roma è la "piccola cassaforte" del consenso e del controllo interno dei 19mila circa dipendenti dell'Azienda Comune di Roma. In sostanza, si occupa di gestire le varie assicurazioni (vita, auto, casa, etc etc) dei dipendenti capitolini; organizza attività simili al Cral e, quindi, è una macchina di consenso. Anche perché se ti si mettono contro i dipendenti capitolini sono guai: hai voglia a fare delibere, resteranno di fatto tutte sulla carta.
Assicurazioni di Roma è sempre stata molto nell'ombra: da sempre viene gestita con metodi clientelari e i sindaci vi hanno messo mano in modo riservato e discreto.
Il primo a rompere questa tradizione è stato Alemanno: l'ha commissariata, generando le vibranti proteste del PD che ne h visto un atto di lesa maestà. Svariati ricorsi del management uscente, però, sono stati respinti confermando la legittimità degli atti di Alemanno.
I bilanci sono tornati bene o male in attivo ma Marino vi ha visto una mala gestio e quindi ha commissariato il commissario. Insomma, vi ha rimesso le mani sopra. In questo caso con estremo gaudio del PD che, finalmente, è tornato a controllare una bella leva di potere.

Questo, però, è un gioco del Domino: Vigili, Atac, Ama e AdR sono le prime tessere, solo le prime tessere di questa vicenda.

L'obiettivo vero - come già scritto un po' di tempo fa, suscitando gli sciocchi quanto ilari commenti di qualche benpensante dell'Ufficio Stampa di Marino - è quello di mettere la mani sulle due casseforti romane: Acea e Camera di Commercio.
 
 
Sono queste due realtà quelle che producono denaro, denaro al quale attingere per organizzare la qualsiasi.
Entrambe sono presiedute da Giancarlo Cremonesi, manager di grande trasversalità politica e imprenditoriale, ma certamente non assimilabile alle realtà più strettamente piddine e men che mai di SeL.
Da qualche giorno il povero Giancarlo è sotto attacco in Camera di Commercio. Ufficialmente Marino (e Zingaretti interessato forse più del Sindaco a mettere le mani su Acea) sta alla finestra non avendo potere diretto.
L'accusa?
Giancarlo Cremonesi
Non aver rispettato un "patto della crostata" per il quale lui avrebbe dovuto passare la mano a Lorenzo Tagliavanti, storico capo della CNA, e uomo forte della sinistra nel mondo economico.
Non esistono meccanismi di sfiducia e Marino non ha la forza per imporre a Cremonesi le dimissioni.
Vi sono solo due strade: un assedio interno  per logoramento e una trattativa esterna per convincimento.
Quindi, Tagliavanti e tutta l'ala piddina, hanno dato vita a un raggruppamento di imprese (piccolissime, piccole e medie) che cerca di minare dall'interno la posizione di Cremonesi per renderne meno salda la gestione. Contemporaneamente, è partito il pressing (molto ben sostenuto da Corriere e Repubblica) per assediare la posizione di Cremonesi. E non tarderanno ad arrivare, da Palazzo Senatorio, quelle "offerte che non si possono rifiutare" per convincere un cremonesi Cremonesi indebolito dopo questo logoramento (così sperano in Campidoglio) a mollare l'osso.

E oggi è partito anche l'assalto ad Acea. Manovra a tenaglia, questa, contro Cremonesi: anche qui, l'accusa è ridicola: le bollette pazze che creano problemi. Le bollette pazze esistono da sempre. Usarle come un "piede di porco" rende però bene l'idea di quanto siano fasulle e strumentali le accuse.
Ma la chiave di lettura è un'altra: se Marino e il Campidoglio attaccano Cremonesi come Acea (cosa in loro potere) ne smuovono la credibilità manageriale anche come Camera di Commercio.
Parafrasando un vecchio adagio... colpirne uno per educarne cento... Qui se ne colpisce uno per prenderne due, di posizioni: quella di guida di Acea e quella in Camera di Commercio.
Così, oltre che mettere finalmente le mani sulle due casseforti, Marino ottenere un terzo (e anche un quarto) risultato da non sottovalutare: sedersi al tavolo delle trattative con Caltagirone con in mano un po' di atout e non di scartine.
Acea, infatti - lo ricordiamo - è una società mista pubblico privato in cui  il socio di maggioranza è il Comune ma il socio di minoranza più importante è Caltagirone, l'editore del Messaggero. Avere in mano una leva di minaccia (oltre quella dell'Urbanistica) può sempre essere utile per ricondurre in un alveo più delicato il Messaggero, oggi la voce più importante dell'informazione non asservita.
Infine, ultimo risultato, tranquillizzare l'ala pubblica della sua riottosa maggioranza: controllare Acea significa dire a PD e SeL che l'acqua resta pubblica e che quando si arriverà alla creazione della holding capitolina per la gestione di tutte le municipalizzate, non ci sarà il rischio di vedere privatizzata l'acqua.