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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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giovedì 24 settembre 2020

I TREDICINE E L'IMPERO INIZIATO CON LE CALDARROSTE

 


Un impero economico partito dalle caldarroste: questo è quando in 60 anni i Tredicine sono riusciti a costruire a Roma. Le loro bancarelle sono davanti San Pietro, i loro camion bar erano a piazza Venezia o al Colosseo, le castagne dietro piazza di Spagna. Un impero economico partito dalle caldarroste: questo è quando in 60 anni i Tredicine sono riusciti a costruire a Roma. Le loro bancarelle sono davanti San Pietro, i loro camion bar erano a piazza Venezia o al Colosseo, le castagne dietro piazza di Spagna. 
Capostipite: Donato Tredicine il 19 novembre 1959 lascia i suoi nove figli a Schiavi, in Abruzzo, e viene a Roma: la mattina al lavoro in un cantiere e il pomeriggio a vendere caldarroste fra i vicoli di piazza di Spagna. All’epoca la fonte di reddito principale erano proprio le castagne, un asset ancora oggi patrimonio di famiglia. Arrivano poi i figli, cinque: Mario, Alfiero, Elio, Dino ed Emilia. E da lì inizia un vero e proprio impero. Che cresce anno dopo anno e si basa sulle licenze per il commercio ambulante, i chioschi gelato e di frutta in centro o i camion bar, le bancarelle a piazza Navona nel periodo natalizio. Una serie di inchieste giornalistiche, prima ancora di quelle giudiziarie, avevano già evidenziato l’enorme potere dei Tredicine derivato da un controllo, diretto e indiretto, quasi monopolistico di tutte queste postazioni: nel 2012, risultavano nelle mani della famiglia 42 postazioni di vendita ambulante su 68 disponibili. 
Ancora: su 300 “posti fissi e unici” del centro storico - appunto, dalle caldarroste ai camion bar - 150 circa risultavano nelle mani della famiglia. Per rendere comprensibile il valore: per le postazioni migliori, si parla di incassi che possono arrivare anche a 5mila euro al giorno o comunque con una media di 20-30mila euro al mese. E il valore delle licenze è enorme: si arriva a 650mila euro l’una.
La famiglia diviene progressivamente sempre più importante tanto che uno dei nipoti del capostipite, Giordano Tredicine, entrerà in Consiglio comunale, fra le fila di Forza Italia. 
Prima delle inchieste su Mafia Capitale e poi quella degli arresti di ieri, ogni anno c’erano sempre lunghi ed estenuanti contenziosi sulle bancarelle natalizie di piazza Navona e poi la lunghissima querelle sullo spostamento dei camion bar dal Colosseo e dalle zone di maggior pregio: solitamente vincenti in tribunale, i Tredicine vennero sconfitti proprio sui camion bar facendo segnare una delle poche vittorie dell’Amministrazione capitolina che va ascritta a merito di Ignazio Marino.
I primi cenni di cedimento arrivarono con l’inchiesta Mafia Capitale che travolse Giordano Tredicine condannato in primo grado a 3 anni per corruzione, ridotti poi a 2 e mezzo in appello.






giovedì 18 dicembre 2014

STADIO, (FORSE) LUNEDÌ L'OK DEL COMUNE

Le polemiche infuriano ma si va avanti. 
Lunedì 22 si potrebbe chiudere con il voto sulla delibera che sancisce il pubblico interesse alla costruzione dello Stadio della Roma di Tor di Valle. 
Ieri, un altro singhiozzo del Consiglio comunale: a mezzogiorno, relazione dell’assessore all’Urbanistica, Caudo, inizio della discussione sul testo con il voto sulle pregiudiziali di legittimità presentate dai 5Stelle e, all’una, immediata caduta del numero legale. 



Oggi si riparte con il dibattito che occuperà l’intera seduta e lunedì si proseguirà prima con la discussione e poi (forse) con il voto, prima sugli emendamenti, il cui termine di presentazione scade oggi alle ore 14.00, poi sull’intera delibera. 
E già Fratelli d’Italia annuncia di averne presentati 100 (Ghera). I Grillini sono infuriati: “la maggioranza non c’è e va in seconda convocazione apposta”, dice Frongia
Ma anche dal centrodestra gli strali sono feroci: “la maggioranza perde la faccia e paralizza l’Aula” (Cantiani, NCD); “Il Sindaco non ha più una maggioranza” (Rossin e Tredicine, FI); “la maggioranza faccia chiarezza sulla sua posizione” (Rocca, Enti locali FdI).



La mattinata si era aperta con la relazione di Caudo: maxischermo e tante slide per ripercorrere la storia del progetto e le sue modifiche, quasi una lezione universitaria. Nulla di nuovo che non sia già stato scritto e detto ma con l’unica precisazione di Caudo che i lavori dureranno 27-30 mesi dalla posa della prima pietra e che “una volta che l'Assemblea voterà, il prosieguo dell’iter è affidato al proponente, che deve presentare i progetti definitivi e valutare se è il caso o no di proseguire l’iniziativa”. 



Alle polemiche politiche risponde il capogruppo Pd, Panecaldo: “La caduta del numero legale serve per poter snellire la procedura: il dibattito di oggi, con la parola ai consiglieri, rischiava di essere troppo diluito nel tempo. In questo modo possiamo iniziare prima”. 




Intanto, nonostante le perplessità espresse più volte (soprattutto sulla proprietà del futuro impianto), Pomarici (Lega), annuncia il voto favorevole. “Voterò sì per i benefici alla città e perché spero, da tifoso, che lo stadio possa consentire alla società di essere competitiva”.

giovedì 4 settembre 2014

STADIO, OGGI IN GIUNTA IL PRIMO SÌ

Ci siamo, oggi è il gran giorno. 
Nel pomeriggio - la riunione è convocata per le 17.00 - la Giunta capitolina approverà la delibera che riconosce l’interesse pubblico nella costruzione del nuovo Stadio di Tor di Valle



Ieri pomeriggio, l’assessore all’Urbanistica, Caudo, ha incontrato i consiglieri di opposizione per illustrare il programma dell’opera. 



Anche qui - come per l’assemblea del Pd romano di martedì - a tener banco i soliti temi: proprietà - “Da tifoso mi preoccupa il fatto che la Roma non sarà proprietaria dell’impianto”, dice Marco Pomarici (Ncd); “Smettiamo di chiamarlo ‘Stadio della Roma’ perché non lo è”, Mino Dinoi (Cantiere Italia) - opere pubbliche da fare e interesse pubblico. 
Per Forza Italia - dice Davide Bordoni - risolti i problemi di cui sopra, è un’opera importante”. 
Gli fa eco Fabrizio Ghera (Fratelli d’Italia): “Al netto dei problemi, può essere un ottimo volano per l’economia della città”. 
Lo stadio lo vogliamo tutti - afferma l’ex sindaco, Alemanno - ma, al di là dei problemi infrastrutturali, dovrà essere prodotto un conto economico chiaro per evitare il rischio speculazioni”. 
Infine, Giordano Tredicine (PdL): “Le condizioni per ora emerse mi sembrano positive, ma la delibera deve passare in Assemblea capitolina e avrei gradito poter vedere anche il progetto integrativo presentato dopo l’incontro di New York”.
Insomma, quasi più unanimità nel centrodestra che nella maggioranza di centrosinistra. 


Durante l’incontro, l’assessore Caudo ha consegnato ai consiglieri una nota riassuntiva che chiarisce alcuni dettagli delle opere, soprattutto da un punto di vista economico.


“Condizioni poste per il riconoscimento dell’interesse pubblico sono: riduzione dell’impatto per trasporto e mobilità; contestuale realizzazione delle opere pubbliche essenziali che devono assicurare la piena funzionalità al momento della prima utilizzazione dello Stadio; legame di strumentalità fra Stadio e As Roma; coinvolgimento delle realtà imprenditoriali locali”, si legge nel documento. 



Che prosegue con l’analisi delle opere infrastrutturali richieste dal Campidoglio e i loro costi. Primo: la metro. Costo di 50,45 milioni di euro per prolungare con uno scambio la linea B da Magliana a Tor di Valle. 
7,5 milioni di euro per costruire il ponte ciclo/pedonale sul Tevere dalla stazione Magliana della ferrovia Orte-Fiumicino. 
L’adeguamento della via del Mare e via Ostiense (“fino al raccordo con il GRA come da proposta presentata”) costerà 38,6 milioni di euro. 
Saranno 93,7, invece, i milioni di euro che si stimano come costi per realizzare un nuovo tratto di viabilità fra l’autostrada Roma-Fiumicino e la via Ostiense/via del Mare, con un nuovo ponte sul Tevere compreso lo svincolo di connessione con la Roma-Fiumicino. 



Per le opere idrogeologiche, la spesa sarà di 5 milioni. Totale, 195 milioni che portano, quindi, il costo totale delle opere di urbanizzazione ai famosi 320 milioni di euro, invece che ai 270 inizialmente previsti. Di questi 320, 125 milioni (e non più 50) sono “coperti” dal proponente. Il resto verrà “pagato” con cubature pari a 977.020 metri cubi, invece del milione e 78mila inizialmente richiesto.




Ultima annotazione, è quella che riguarda le altre prescrizioni. La prima delle quali è il parco sul Tevere inizialmente solo “una striscia marginale”, dato che l’”area disegnata a verde non faceva parte della proposta”. Dopo New York, il parco sarà di 34 ettari e - seconda annotazione - sarà totalmente coperto con un sistema di videosorveglianza di ultima generazione installato e mantenuto dal proponente.