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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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martedì 30 gennaio 2018

ELEZIONI, I DEM SILURATI NEL LAZIO


Nel Lazio è più o meno un’epurazione. Politica più ancora che elettorale. 
Fuori due pezzi da novanta dei Dem romani, due che la storia del partito nell’ultimo decennio l’hanno scritta: Marco Miccoli e Umberto Marroni. Entrambi hanno acquisito meriti durante il quinquennio di Gianni Alemanno in Campidoglio: Marco Miccoli nel ruolo di segretario romano e Marroni in quello di capogruppo in Aula Giulio Cesare hanno guidato l’opposizione dei Democrat romani al primo Sindaco di centrodestra dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Marroni era l’unico dalemiano in una pattuglia di veltroniani o bettiniani, Miccoli, venendo dalle fila della Cgil, etichettò Alemanno come “il peggior sindaco” di Roma. Nessuno dei due, pur avendo collaborato con Renzi, non può essere annoverato di certo fra i renziani. Anzi. Per Miccoli era stato offerto il collegio di Torre Angela, poi finito al socialista Oreste Pastorelli. E questo ha spinto l’ex federale romano a rinunciare a correre: “Il nostro destino personale, specie in momenti come questo, viene dopo quello generale”. Per Marroni, considerato in quota Emiliano, la partita è stata più complessa: Renzi è riuscito a relegare Emiliano alla sola sua regione di provenienza, la Puglia, quindi tutti i candidati a lui riconducibili al di fuori della Puglia - Marroni nel Lazio, Beppe Lumia in Sicilia e Simone Valiante in Campania - sono stati cassati dalle liste. “Nella surreale assenza di un confronto con i vertici del Partito regionale - scrive Marroni sulla sua pagina facebook - appare una conduzione autoreferenziale dei vertici del PD con cadute di stile anche nei rapporti personali che dovrebbero essere il collante di una comunità politica, pur nelle scelte difficili”.
In realtà, però, i vertici del Pd danno per persi i collegi uninominali romani: 1, Tor Bella Monaca, dovrebbe finire ai 5Stelle e tutti gli altri al centrodestra. Questo ha spinto anche Nicola Zingaretti a non sacrificare uno dei suoi uomini forti, Mario Ciarla, per il quale avrebbe dovuto ingaggiare una battaglia per poi farlo finire in un collegio impossibile. Fuori pure l’ex direttore generale dell’Anci e attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Angelo Rughetti, uno dei tecnici più preparati del Pd. Nel gioco delle candidature incrociate politiche-regionali, sembra, invece, che l’accordo per portare Michela De Biase, (il cui consorte è il ministro ai Beni Culturali, Dario Franceschini) attuale capogruppo dem in Aula Giulio Cesare sugli scranni del Consiglio regionale, abbia “salvato” la ricandidatura di Bruno Astorre, uomo forte del Pd ma di origine “Margherita”. 
Altro esponente del partito democratico di estrazione non certo di sinistra tutt’altro che matematicamente certo di ritrovare il suo seggio in Parlamento è Beppe Fioroni che sarà candidato a Viterbo, suo collegio storico (è stato anche Sindaco) e sua città natale, ma senza avere nessun paracadute: o la va o la spacca. Per Roberto Giachetti, vicepresidente uscente della Camera, candidato sindaco contro la Raggi e consigliere Dem in Aula Giulio Cesare, le polemiche si sono sprecate: prima rinuncia “alla candidatura sicura nel plurinominale per combattere esclusivamente nel collegio uninominale di Roma 10 dove vivo da sempre”, scrive sulla sua pagina facebook, poi deve rinunciarvi per non far saltare l’accordo coi radicali e quindi viene “candidato in un collegio della Toscana” che “è più sicuro di quello dove volevo candidarmi”.

martedì 22 agosto 2017

TORRI DELL'EUR, SCATTA LA RIVOLTA CONTRO LA RAGGI



La notizia che la società Alfiere (vale a dire Cassa Depositi e Prestiti, ormai socia solitaria vista l’uscita di Telecom) ha presentato al Tar richiesta di risarcimento danni contro il Campidoglio per un ammontare di 328 milioni di euro per la decisione della Giunta Raggi di revocare i permessi per ristrutturare le Torri dell'Eur ha animato l’asfittico agostano panorama politico romano.
Parte per primo Roberto Diacetti, presidente di Eur SpA e quindi direttamente interessato dal problema riqualificazione delle Torri: “Leggiamo del contenzioso che allontana una soluzione a breve della vicenda. La destinazione d'uso più funzionale sarebbe quella alberghiera. L'hotel La Lama, accanto alla Nuvola, infatti, con le sue 400 camere non sarà in grado di soddisfare l'utenza dei grandi congressi internazionali e della crescente vocazione business dell'area. In secondo luogo una struttura alberghiera rispetto ad una struttura direzionale produrrebbe un indotto economico significativo e un impatto meno negativo sotto il profilo della già congestionata mobilità del quadrante. Ma qualora si confermasse la precedente destinazione ad uffici, si trovi presto una soluzione che consenta ai cittadini, ai congressisti, a coloro che alloggeranno alla Lama di godere della bellezza di un quartiere oggi ferito dagli scheletri delle Torri”.

Tutte le opposizioni in Consiglio comunale armano l’artiglieria contro la Raggi e i suoi assessori alll’Urbanistica, l’ex Paolo Berdini, e l’attuale, Luca Montuori.
Umberto Marroni, deputato Pd ed ex capogruppo democratico in Consiglio comunale durante il governo Alemanno, annuncia la presentazione di un’interrogazione al Governo; Marco Miccoli, altro deputato e già federale del Pd romano, spara alto e chiede le dimissioni della Raggi; per il piddino Marco Palumbo, presidente della Commissione trasparenza in Campidoglio, la vicenda è “l’ennesimo disastro della Giunta Raggi”. Anche il centrodestra attacca: Andrea De Priamo, vicepresidente dell’Aula Giulio Cesare, parla di “atti sconclusionati di Berdini” e della “non meno grave inerzia dell'assessore Montuori che non ha compiuto alcun atto in merito” paventando “conseguenze catastrofiche” per le casse capitoline. Davide Bordoni, capogruppo di Forza Italia in Campidoglio, va giù ancor più duro: “aspettiamoci le richieste di risarcimento anche per l’ex Fiera di Roma”.


domenica 25 maggio 2014

LO STUPRO DELLA VERITÀ

Era l'inizio di gennaio di quest'anno. 
Un gruppo di tre uomini, ubriachi, attacca per violentare una ragazza in via Borgognona, a pochi metri di piazza di Spagna. I tre, non paghi del tentativo, aggrediscono anche due vigilesse che erano accorse in aiuto della giovane vittima.
In parallelo, segnalammo la strana disparità di trattamento riservato a questo episodio dalle colonne di Repubblica e Corriere rispetto a quanto avvenne a febbraio 2011 per il falso stupro di piazza di Spagna. 


Adesso ci risiamo.
Una ragazza viene stuprata per una notte intera in un palazzo occupato. Stranamente - diciamo che forse non siamo stati abbastanza bravi da trovarne traccia - né Repubblica Corriere dedicano una-riga-una a questo stupro.
Inutile caricare foto degli articoli. Semplicemente non ci sono. La notizia non c'è. Non viene data.
La riporta solo il Messaggero.


Esattissimamente come quando, il 26 febbraio 2011, una ragazza venne stuprata in un palazzo occupato. Nemmeno la zona è tanto tanto distante.
Nel 2011 era l'ex ambasciata di Somalia in via dei Villini.



Oggi in uno dei tanti palazzi okkupati dagli amici degli amici, zona viale delle Province.
All'epoca, decine e decine di articoli si succedettero uno dopo l'altro, foto, foto notizie, inchieste, polemiche. Ovviamente la colpa era di Alemanno (manco fosse stato lui in persona) e nessuno approfondì il grande problema di uno stabile che godeva del privilegio dell'extraterritorialità: bastava puntare l'indice. E accusare.

Oggi, il palazzo è semplicemente okkupato, non gode dell'extraterritorialità e chissà gli okkupanti a quale dei tanti gruppi e gruppuscoli della galassia della sinistra fanno parte, se di Action, dei Comitati per tizio, per caio, per il passero solitario.



Quando si dice... corsi e ricorsi storici...

Inutile dire che a sinistra tutto tace. Non ci sono levate di scudi, marce, accuse, valanghe di comunicati. Tutto passa in modo desolante, squallido, dietro, in secondo piano, nascosto. Non c'è la dignità della donna, non c'è emergenza sicurezza, non c'è far west, non c'è Chicago.
Non sentiamo i roboanti comunicati di Marco Miccoli, Athos De Luca, Paolo Masini, Dario Nanni, Ileana Argentin, Umberto Marroni, Enzo Foschi, Jean-Leonard Touadì e via via gli altri (andiamo a memoria, citando semplicemente quelli che avevano il "è colpa di Alemanno" sempre pronto).

Sono tutti - sinistra e colleghi - impegnatissimi a decidere se Marino sopravviverà alle odierne elezioni oppure lo rispediscono a Genova in bicicletta.
Intanto, una ragazza porterà una ferita nella sua carne. 
Ma non c'è nessuno da accusare, quindi... 'sti cazzi!

giovedì 5 dicembre 2013

PIÙ AVVISI DI GARANZIA PER TUTTI (DIMISSIONI PER NESSUNO)

"Come si cambia", cantava la Mannoia.
Correttamente, giustamente, in modo sacrosanto oggi che una Procura, quella reatina, apre un fascicolo di indagine a carico dell'intero gruppo consiliare del Pd al Consiglio regionale del Lazio nella scorsa legislatura, ci si appella, da parte degli interessati, alla presunzione di innocenza e si invoca  il diritto di rimanere al proprio posto.







Si sono minacciate querele nei confronti dei giornalisti e delle testate che hanno anticipato la vicenda. Addirittura, una brava collegha come Federica Angeli che, pur su una testata non etichettabile certo come vicina al polo di centrodestra, come La Repubblica, è stata malamente apostrofata, quasi che "dare una notizia" (scomoda) sia un tradimento.

Ovviamente, la presunzione di innocenza e persino il diritto di non dimettersi di fronte a una indagine che deve ancora giungere a conclusione è uno dei cardini del nostro sistema giudiziario.

Tuttavia, a quanto pare, è una di quelle cose che funzionano molto "a convenienza".

Basti ricordare quanto segue:




Gli stessi Marco Miccoli e Enzo Foschi, in quella occasione, non ebbero lo stesso sacro rispetto per i cardini dell'ordinamento giudiziario italiano:



Parole forti: fogna, vomitevole, incollati alle poltrone. È richiesta di dimissioni, per tutti.

Verrebbe volentieri da chiedersi ironicamente se non sarebbe ora che chi parlava ieri in un modo, oggi si attenga alle sue stesse parole.

Appunto... "Come si cambia"...