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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 18 luglio 2020

"A CASTEL ROMANO NESSUNA EMERGENZA SANITARIA MA SOLO DEGRADO AMBIENTALE"




Sarà il tribunale amministrativo regionale a decidere se ha ragione il Campidoglio o la Regione Lazio a proposito dello sgombero e della messa in sicurezza del campo rom di Castel Romano
Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha infatti presentato ricorso al Tar contro l’ordinanza firmata dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti, per le “azioni organizzative e funzionali alla chiusura definitiva” di Castel Romano. 
Fa sorridere, già alla prima riga, leggere come Virginia Raggi ricorra non solo contro Zingaretti ma anche contro Raggi Virginia sindaco della Città Metropolitana: visto che il ricorso è indirizzato anche contro la Città Metropolitana governata dalla Raggi. Ed è quanto meno curioso vedere come, a fronte di rifiuti ovunque e roghi tossici, il Comune sostenga che non vi sia un’emergenza sanitaria ma solo un problema di tutela ambientale
La storia di Castel Romano viene ripercorsa nelle prime pagine: nato nel 2005 (sindaco Veltroni) come campo per la collocazione temporanea dei nomadi sgomberati da Vicolo Savini, si allarga e si stabilizza. Stando alla ricostruzione del Comune, il campo è diviso in due parti, una di proprietà pubblica e una privata e ricade all’interno della Riserva naturale di Decima Malafede, e sull’area insistono 4 diversi campi rom divisi in base all’etnia degli abitanti. Nel 2018 Zingaretti firma l’ennesima deroga alle norme sulla salvaguardia ambientale della Riserva valida però solo sulla parte pubblica dell’area. Il problema è che su quella privata insistono due depuratori che, da allora, non hanno più ricevuto manutenzione mentre dovrebbero servire tutti e quattro i campi. 
Di fondo, a parte questioni formali in punta di diritto, questo è il primo motivo concreto di ricorso del Campidoglio: se Zingaretti, argomentano gli avvocati del Comune, non mi consente di manutenere i depuratori non può poi accusarmi per la scarsa igiene dell’area. Il secondo è che il Governo, causa emergenza sanitaria, ha sospeso tutti gli sgomberi fino al 1 settembre 2020.
Fa, però, sorridere leggere come fra le argomentazioni “politiche” addotte dal Comune per spiegare che non è vera l’accusa della Regione di inerzia, vi siano la delibera di istituzione del “Tavolo per l’inclusione dei Rom” del 2016, quella per il “Piano di indirizzo per l’inclusione dei Rom” del 2017 e una del 2019 per sperimentare misure di sostegno ai Rom. Pezzi di carta a parte, il lavoro del Comune si riduce a impegnare 480mila euro (su un preventivo di 1,3 milioni) per sgomberare i rifiuti e non allo sgombero vero e proprio, all’istituzione di un presidio di vigilanza e all’apposizione di barriere di cemento. Tutto ciò per arrivare a sostenere come non esista “l’emergenza igienico-sanitaria ma più semplicemente una situazione di ampio degrado della zona”.
È surreale che Sindaca Raggi abbia impugnato l'ordinanza della Regione Lazio sostenendo che non sussiste a Castel Romano alcuna emergenza igienico sanitaria - spiega Roberta Angelilli, di Fratelli d’Italia, autrice insieme a Il Tempo e Le Iene dell’esposto da cui è partita tutta la vicenda - negando non solo l'evidenza palese ma ignorando anche le continue denunce ed esposti, dei cittadini e delle autorità. Già dal 2017  i Vigili urbani avevano evidenziato il degrado del campo e la  Asl Roma 2 ha più volte, anche recentemente nel mese di marzo e di aprile, effettuato sopralluoghi denunciando condizioni non conformi a criteri minimi di carattere igienico sanitario di sicurezza. Solo dopo l'esposto di Fratelli d’Italia e il servizio de Le Iene la Raggi si è decisa, il 7 luglio, a ripristinare la vigilanza all’ingresso, soppressa nel 2015”.



venerdì 15 maggio 2020

MASCHERINE FANTASMA; ZINGARETTI: "CHI HA SBAGLIATO, PAGHERÀ. DA OGGI SI CAMBIA"




Sulla gestione della pandemia Coronavirus nel Lazio si va verso l’istituzione di una Commissione speciale: lo ha deciso il Consiglio regionale del Lazio che, nei prossimi giorni, deciderà sulla operatività. Ieri, seduta dedicata al Covid-19 e al caso “mascherine fantasma” alla presenza di Nicola Zingaretti, presidente della Giunta.
Come da previsioni, Zingaretti ha ringraziato le opposizioni: “Più trasparenza c’è e meglio è. Hanno fatto bene le opposizioni a vigilare, denunciare e indicare i problemi”. Spiega il Presidente: “Eco Tech ci ha comunicato di avere sottoscritto accordi con le sue aziende fornitrici per la restituzione dell’intera somma dell’accordo erogato e la firma di una transazione che fissa un puntuale piano di rientro e su questo si è avviata una procedura di restituzione. Vigileremo con grande rigore perché l’impegno sia rispettato fino a quando l’ultimo euro non ritornerà in cassa”. E sulle polizze fidejussorie esibite da Eco Tech, Zingaretti aggiunge: “va avanti anche l’iter che riguarda le polizze. L’1 maggio è già stata chiesta la loro escussione e domani (oggi per chi legge, ndr) è il termine ultimo per la loro riscossione”. E per il futuro, Zingaretti, dopo aver rimarcato il ruolo nella vicenda del vicepresidente Daniele Leodori (“mi ha sostituito in momenti difficili”) annuncia un “audit” per stilare un nuovo piano operativo per altre emergenze simili. 
A parte un paio di richiami alla magistratura, il caso finisce così. Il resto della relazione e della replica, Zingaretti lo dedica ad esaminare la fase 2 nel Lazio: riaperture per bar e ristoranti anche con consumo sul posto, riavvio dell’attività per barbieri, parrucchieri, estetisti, banchi non alimentari nei mercati; poi sport (“ma senza l’uso degli spogliatoi”) e spiagge (“quelle libere devono restare tali”). Altri passaggi sugli aiuti economici: “28mila domande di Cassa integrazione pagate su 70mila presentate. Poche”.
Nel successivo dibattito in Aula, durato fino al tardo pomeriggio, spesso in un eloquio improbabile fatto di inglese masticato, italiano alla Luca Giurato e di virus invisibili (come se ne esistessero di visibili), la maggioranza ha puntato tutto sui numeri: contagi contenuti nel Lazio quindi siamo stati bravi e il caso Eco Tech è un incidente casuale di percorso. E opposizioni barricadere: Fratelli d’Italia e Lega all’attacco a testa bassa con tutti i loro esponenti e particolarmente incisivi gli interventi di Chiara Colosimo, Sergio Pirozzi e Giancarlo Righini che parlano di “inadeguatezza”, “sciatteria amministrativa” e “photoshop di documenti”. Duro il leghista Daniele Giannini (“emergenza sottovalutata”); anodino l’intervento della grillina Roberta Lombardi (“sistema sanitario regionale impreparato”) se paragonato a quello della collega Francesca De Vito: “La Regione annulli le forniture non arrivate”.
Da Roberta Angelilli, membro dell’esecutivo di FdI, parte un nuovo fronte: “fra revoche e blocchi in dogana mancano ancora quasi 16 milioni di mascherine per quasi 50milioni di valore”. 


domenica 10 maggio 2020

MASCHERINE FANTASMA; ZINGARETTI: "FARE PIENA LUCE"


Si va verso lo showdown in Consiglio regionale sul caso “mascherine fantasma”: giovedì prossimo il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, riferirà in aula sull’intera vicenda e, oltre chiedere scusa per i toni usati contro le opposizioni, potrebbe presentarsi con le poltrone di Carmelo Tulumello, a oggi ancora capo della Protezione civile regionale, e di Andrea Cocco, vicecapo di gabinetto, come offerta di pace. 
Anche fosse, però, non è detto che basti. Vanno lette in questo senso le dichiarazioni che Zingaretti ha fatto ieri nel corso di una conferenza stampa dall'ospedale Spallanzani: “Abbiamo tutto l'interesse affinché si faccia piena luce su questa vicenda. C'è stata anche una sollecitazione delle forze di opposizione che condivido. Assicuro che stiamo facendo di tutto anche attraverso l'invio della documentazione alla Procura, per appurare cosa è accaduto e se qualcuno si è approfittato di una situazione di necessità di questo approvvigionamento. Se qualcuno lo ha fatto pagherà tutto. Oltre alla violazione della legge si parla di una malattia che ha messo un sistema intero in grande fibrillazione.Tutta la documentazione che la Protezione civile ha sarà puntualmente inviata alle forze preposte alle indagini. Ovviamente noi lavoriamo anche per il pieno recupero degli esborsi fatti dalla Regione”. Lontani i tempi delle accuse ai consiglieri di opposizione che avevano sollevato il caso - Chiara Colosimo (FdI) per prima, Laura Corrotti e Orlando Tripodi (Lega) e Francesca De Vito (M5S) - e che dalla maggioranza e dallo staff di Zingaretti erano stati accusati di spacciare fake news, fare sciacallaggio e speculazione politica.
E mentre l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, nella stessa conferenza stampa lancia la campagna sui test per il Covid - da lunedì si partirà su base volontaria con 100mila operatori sanitari e 60mila delle forze dell’ordine per poi passare ai cittadini - le opposizioni non paiono davvero accontentarsi delle parole di Zingaretti di ieri. 
Per il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (FdI), “oltre il caso mascherine fantasma”, quello Eco Tech, c’è anche quello delle “mascherine fuffa”, la fornitura di 5milioni di mascherine FFP2 fornite dalla European Network (quasi 22 milioni euro) e bloccate perché non adatte a scopi sanitari. 
La Lega ha presentato due interrogazioni specifiche, una su Eco Tech e una sulla Europea Network, e attacca: “È curioso che in Lombardia, su richiesta delle opposizioni, si sia già istituita la commissione d'inchiesta sull'emergenza, mentre Zingaretti sfugge da tre settimane dalla proposta di legge della Lega presentata alla Pisana. Fontana non ha nulla da nascondere, invece il Presidente della Regione Lazio? Oppure il Segretario del Pd è imbarazzato dall'iniziativa del Pd lombardo?”.
Altrettanto dura Roberta Angelilli, membro della direzione nazionale di FdI e, insieme a Chiara Colosimo, fra i “motori” dell’inchiesta delle opposizioni: “Al di là delle accuse e degli attacchi ai quali la sinistra ci ha sottoposto in queste settimane, apprezziamo le parole di Zingaretti che riconosce che le opposizioni hanno ben svolto il loro compito istituzionale. Ma le parole non bastano. Devono essere accompagnate dai fatti. Ancora oggi ci sono richieste di accesso agli atti e interrogazioni che giacciono inevase e senza risposta. Chi ha sbagliato, anche fosse solo per manifesta incapacità, deve essere rimosso. E non si può pensare che giovedì, in Consiglio, Zingaretti faccia semplicemente la mossa e pronunci qualche parolina di scuse. Deve dimostrare di avere il coraggio di rimuovere chi ha scritto sciocchezze negli atti regionali, chi non è stato in grado neanche di vagliare la credibilità di una polizza o fare una visura societaria. Un leader nazionale non può essere ostaggio di quarte file senza né arte né parte”. 


martedì 28 aprile 2020

MASCHERINE FANTASMA, BLITZ DELLE IENE IN REGIONE


Andrà in onda questa sera a Le Iene il caso “mascherine fantasma” alla Regione Lazio. E certo, né la Protezione civile e i suoi funzionari, né lo staff della Regione ne escono bene. Anzi, escono decisamente ammaccati. 
La Regione Lazio, coi soldi dello Stato centrale, compra una serie di beni per fronteggiare il Coronavirus. Soprattutto, mascherine
Solo che gli acquisti non vengono fatti dai fornitori abituali ma vengono affidati, senza gara d’appalto, a società spesso assai improbabili. Chi era inattivo, chi vende carte da parati e vernici, chi si occupa del benessere sessuale. E poi c’è il caso nel caso, l’affidamento Eco Tech: nove milioni e mezzo di pezzi da comprare, 3,5 milioni di FFP2, 4 di FFP3 tutte di marca 3M e 2 di chirurgiche. Tre affidamenti in totale con consegne il 23 marzo, il 30 marzo e poi a finire entro il 6 aprile. Commessa da 35,8 milioni di euro, 16,6 dati in anticipo e senza cautelarsi con una polizza. 
Risultato, arrivano, in ritardo, solo le chirurgiche. Le FFP2 e le FFP3 non arriveranno mai. E i soldi degli anticipi al momento non sono recuperati. 
Procura che indaga, Guardia di Finanza che acquisisce la documentazione e svariati personaggi iscritti nel registro degli indagati con l’accusa, per ora, di “inadempimento in pubbliche forniture”. 
A sollevare il caso, ricordano le Iene, prima la consigliera regionale Chiara Colosimo e poi Roberta Angelilli, di Fratelli d’Italia, che da esponenti del Pd e dallo staff della Regione vengono accusate di spargere “fake news”. 
Le Iene, nella puntata in onda questa sera, ricostruiscono tutti gli eventi e cercano di avere un confronto con alcuni dei protagonisti: il capo della Protezione civile, Carmelo Tulumello, scortato dal capo ufficio stampa di Zingaretti, Emanuele Lanfranchi. Poi, ancora, per conto Eco Tech, viene sentito Sergio Mondin, il marito dall’amministratrice unica dell’azienda. E l’avvocato Giuseppe Cavallaro, legale di Luciano Rattà, uno dei rappresentanti della azienda svizzera Exor, il quale il 19 marzo spedisce in Regione un preventivo per mascherine 3M per conto Exor a un prezzo decisamente inferiore (2,53€ a pezzo) rispetto a quello proposto dalla Eco Tech (3,60 €/pezzo) la quale però compra dalla stessa Exor. Un giro infernale, con il duo Tulumello/Lanfranchi che cerca di buttarla in caciara sui preventivi lasciando nelle Iene il dubbio: “non capiamo se ignorano che gli era arrivata un’altra proposta per quelle stesse mascherine ad un prezzo inferiore oppure se semplicemente cercano di capire se abbiamo in mano le prove di quello che stiamo dicendo.

domenica 19 aprile 2020

CORONAVIRUS; MASCHERINE: AZIENDA CHE VAI, PREZZO CHE TROVI



Sette euro e mezzo, più Iva. Totale nove euro e 15 centesimi. Tanto la Regione è stata disposta a pagare una mascherina FFP2 e FFP3. Il dato è scritto nero su bianco nella determina con cui, l’11 marzo, la Regione commissiona alla società genovese Futuro SrL, l’acquisto di 160mila FFP2 e 100mila FFP3, spendendo la faraonica cifra di 2milioni 379mila euro, iva inclusa. 
Ma, se questa è la punta dell’iceberg, non sono isolati i casi di acquisti poco sensati.  
Sempre l’11 marzo, dalla NBC System di Brera (Vt) vengono comprati mille pezzi di FFP3. In questo caso, però, li paghiamo poco: solo 3,5 euro a pezzo. Resta il quesito: con mille pezzi, quale fabbisogno di un ospedale si copre? 
Altro giro: 2 aprile, al prezzo non esattamente conveniente di 4,45 euro al pezzo più Iva, la Regione compra 5mila FFP3 dalla IDP SRL di Cogliate (Mb).
Per le FFP2, quelle in assoluto più acquistate dalla Regione Lazio almeno su carta, il 1 aprile se ne prendono solo 300mila pezzi dalla Emgi di Milano a 3,9 euro l’una e una spesa di 1 milione e 170mila euro.
Passando alle chirurgiche, il 6 marzo alla Servimed di Talsano (Ta) viene commissionata la fornitura di 21mila pezzi, a 1 euro e 10 a pezzo, fanno 23mila euro e spicci. Il 25 marzo alla Union Petroli - società che di base commercia in carburanti, moto e auto - viene affidata la comanda per 300mila chirurgiche a 82 centesimi l’uno.
In altri casi, prezzi a parte, le comande della Protezione civile si muovono nell’ordine del milione di pezzi. 
Succede così con la Eco Tech: in tre affidamenti, si comprano tre milioni e mezzo di FFP2, 4 di FFP3 e 2milioni di chirurgiche. Oppure con la European Network Tlc: la commessa sostanziosa è quella del 19 marzo con 5milioni di FFP2 ordinate al prezzo di 3,5 euro l’una per un totale di oltre 21milioni di euro.
Insomma, il prezzo delle mascherine dovrebbe variare molto in funzione del quantitativo acquistato ma dalla Regione sembrano aver privilegiato la bulimia: intanto compro e pazienza del costo.
Per cui, nel magazzino della Protezione Civile regionale ora dovrebbero trovarsi: 19 milioni e 240mila FFP2 per oltre 67 milioni di euro impegnati, 4 milioni 106 mila FFP3 del valore di 21 milioni e 14 milioni 621mila chirurgiche per un importo di 7 milioni e 777mila euro.
Prezzo medio di una FFP2 è 3,5 euro a pezzo con un minimo di 2,3 euro offerto dalla Wisdom Glory Holdings e il massimo di 7,5 della Futuro SrL; di una FFP3 è 5,33 con il minimo di 3,9 euro/pezzo della Eco Tech e il massimo sempre i 7,5 euro della Futuro; e, infine, per le chirurgiche siamo a 53 centesimi prezzo medio con un minimo di 36 centesimi della Gold Beam Company e il massimo di 87 della Wolrdwide Luxury. 
Spiega Roberta Angelilli, membro dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia, che ha analizzato questo aspetto della vicenda: “A prescindere dagli aspetti penali, su cui attendiamo gli approfondimenti della Procura, ciò che colpisce guardando le determine è l’evidenza di alcune offerte anomale che sembrano configurare un possibile, ingente danno erariale. In generale tutte le società fornitrici rispondono nel mese di marzo, in cui i prezzi delle mascherine avevano subito un forte rialzo. Ciononostante, prendendo a riferimento le mascherine chirurgiche e le FFp2 che sono state fornite da quasi tutte le società interpellate si può notare come la forbice del prezzo unitario sia davvero troppo larga. La Corte dei Conti dovrà capire cosa è successo”.

sabato 11 aprile 2020

CORONAVIRUS; LA NOMINA DI TULUMELLO FINISCE ALL'ANAC


La nomina di Carmelo Tulumello alla guida della Protezione civile della Regione Lazio finisce davanti all’Autorità nazionale Anti Corruzione (Anac). L’esposto parte da Roberta Angelilli, membro dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia. Secondo la Angelilli, la scelta di Tulumello sarebbe viziata da una serie di errori procedurali il più grave dei quali riguarda proprio le gare d’appalto
Tulumello è laureato in Giurisprudenza, ha comandato la Polizia Municipale di Fara Sabina, poi di Rieti, poi della Polizia provinciale di Rieti. È iscritto all’Albo dei Segretari comunali e provinciali. 
A giugno 2016 Tulumello tenta di diventare sindaco di Fara Sabina con il centrosinistra: portato da Zingaretti, vince le primarie ma non la poltrona di primo cittadino, fermandosi al 27 e spicci per cento contro il 56% del candidato vincitore, Davide Basilicata
La Regione a ottobre 2016 emana il bando per cercare il capo della Protezione civile. 
A novembre, la Giunta Zingaretti, dopo aver ricevuto un totale di 10 candidature, sceglie proprio Tulumello.
Fino qui è storia. Secondo la segnalazione della Angelilli, Tulumello “risulta privo di esperienze a livello regionale in materia di protezione civile e può presentare, rispondendo al bando, solo un'esperienza limitata al territorio reatino. In sostanza non ha mai messo piede in una sala operativa di protezione civile con compiti dirigenziali e non ha mai coordinato attività di carattere operativo a supporto dei primi interventi urgenti di protezione civile”. C’è poi il giallo delle gare d’appalto. Leggendo il verbale della seduta della Giunta che nomina Tulumello, viene fuori un pasticcio: vengono usati per dichiarare idoneo Tulumello i criteri del 2014 e non quelli del 2016: mancano la capacità di provvedere alla gestione amministrativa, ivi compresa la procedura di acquisto di beni e servizi in contesto di emergenza; e, secondo, la capacità di programmare e pianificare interventi post emergenziali in coordinamento  con i soggetti del sistema integrato protezione civile.
Risultato: stando al verbale della Giunta regionale Tulumello viene dichiarato idoneo ma sui criteri 2014 e non su quelli 2016.
Spiega la Angelilli: “Ironia della sorte uno dei due requisiti riguardava proprio le competenze relative alle procedure di acquisto di beni e servizi in contesto di emergenza. Esattamente il caso della clamorosa vicenda della ritardata fornitura delle mascherine, ancora aperta e sotto l’attenzione dalle autorità competenti. Insomma da quasi quattro anni abbiamo nel Lazio un capo della Protezione civile valutato dalla Giunta regionale secondo requisiti inesistenti nel bando di selezione. Su questo presenterò un esposto all’ANAC. Questa incredibile vicenda porta alla luce l'assoluta spensieratezza e superficialità con cui nella Regione Lazio si procede a nomine strategiche. In merito alla pasticciata gara sulle mascherine, l’inadeguatezza di Tulumello si basa proprio sulla paradossale circostanza di essere stato selezionato senza avere l’esperienza e la competenza per gestire affidamenti e gare”.



giovedì 31 ottobre 2019

MCL: "FERMIAMO IL BARATRO DI ROMA"


È un degrado verticale, un disastro sotto gli occhi di tutti e su tutti i fronti”: durissima l’analisi di Carlo Costalli, presidente del Movimento Cristiano Lavoratori (MCL), enunciata concludendo i lavori del  convegno che si è tenuto ieri mattina all’Auditorio dell’Ara Pacis, “Dai mali, le idee: proposte per Roma”. 
Il degrado verticale di Roma è sotto gli occhi di tutti: un disastro su tutti i fronti che ha sprofondato la città dal primo al terzo mondo - addetto Costalli - abbiamo deciso di scendere in campo, continuando a denunciare le criticità ma soprattutto con l'obiettivo di andare oltre ed elaborare idee e progetti, perché di questo Roma ha bisogno. Sarebbe ingeneroso dare tutta la colpa alla Raggi che ha ricevuti un’eredità pesante ma l'amministrazione si rivela assolutamente inadeguata alla gestione della macchina comunale”.
Nel corso degli interventi che si sono succeduti - Barbara Barbuscia, presidente MCL Roma, Pietro Giubilo, ex sindaco di Roma e vicepresidente della Fondazione italiana Europa popolare, Sabrina Alfonsi (Pd), presidente del I Municipio, Roberta Angelilli (FdI) già vicepresidente del Parlamento Europeo - sono state evidenziate le più palesi carenze gestionali della città. E un elemento di particolare riflessione è la governance di Roma, i poteri speciali, più o meno invocati da tutti. 
Con l’eccezione della Alfonsi: “prima di poteri, prima di risorse, Roma ha bisogno di una classe dirigente in grado di spendere quel che c’è” ha detto nel corso del suo intervento spiegando come il Campidoglio solo ora, a poche settimane dalla chiusura dei bilanci, stia chiamando i Municipi per erogare finanziamenti fino a oggi non spesi né impegnati per strade, verde, decoro, scuole. “Chiunque abbia amministrato sa come due mesi per spendere i soldi in un appalto non bastino. Il Campidoglio mi dia i soldi a dicembre” con il nuovo bilancio approvato, “per poter programmare”.
Secondo la Barbuscia “Se all'inizio si poteva essere indulgenti verso un sindaco e una giunta che aveva sollevato tante speranze e attese, oggi dopo oltre tre anni di cattiva amministrazione non è più possibile: manca qualsiasi progetto di sviluppo, occorrono scelte forti, senza ulteriori rinvii”.
Giubilo: “Non si può più essere indifferenti di fronte al degrado urbano e sociale, amministrativo e politico, della capitale. Roma non può continuare a essere considerata come un qualunque Comune e neanche solo come una delle Città Metropolitane, ma il suo ruolo di capitale italiana deve rivestire un interesse nazionale", avverte Giubilo che indica una soluzione: “serve una eccezione costituzionale per una normativa speciale” per la Capitale.

sabato 25 maggio 2019

FDI: "PER IL ROGO DEL TMB SALARIA SOSPETTI SU PREVENZIONE"

C’è un particolare elemento che potrebbe gettare nuova luce sull’incendio dell’impianto di trattamento dei rifiuti (TMB) dell’Ama di via Salaria avvenuto l’11 dicembre 2018 ed è il possibile mancato rispetto da parte dell’azienda di una serie di previsioni di legge - le cosiddette “dotazione minime” - destinate proprio alla prevenzione degli incendi.
Il tema è stato sollevato dal deputato di FdI Paolo Trancassini (su impulso di Roberta Angelilli, già europarlamentare e ricandidata a Strasburgo per FdI, da sempre vicina ai comitati civici e che da anni segue la vicenda) il quale ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Ambiente, Costa, per sapere se il Ministero abbia verificato se Ama abbia realmente rispettato tutte le previsioni di legge legate alla prevenzione antincendi. Si tratta della designazione preventiva dei lavoratori incaricati di attuare le misure di prevenzione e lotta antincendio - una designazione che per legge deve essere formalizzata dal datore di lavori e controfirmata dai lavoratori designati - e, soprattutto, della dotazione di attrezzature antincendio che l’azienda deve mettere a disposizione di questi lavoratori. L’eventuale mancanza di questi requisiti potrebbe esporre Ama ad essere oggetto di possibili sanzioni penali e pecuniarie.