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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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domenica 30 agosto 2020

ELEZIONI COMUNALI 2021, INTERVISTA A GIOVANNI CAUDO

Io ho dato la mia disponibilità a partecipare alle primarie. Che, pur essendo di coalizione, non prevedono la partecipazione dei 5Stelle con i quali, se fosse, non intendo avviare nessun mercato di posti in cambio di alleanze”.
È stato l’assessore all’Urbanistica della Giunta di Ignazio Marino, è il “papà” del progetto iniziale dello Stadio della Roma e, oggi, è il presidente del III Municipio strappato alle suppletive ai 5Stelle. 
Giovanni Caudo, almeno uno a sinistra ha il coraggio di dire che intende candidarsi. Come continuatore dell’esperienza Marino?
Quella è stata un’esperienza positiva. Punto. Con Marino continuo ad avere un rapporto di amicizia. Ma, nel caso, la mia è una candidatura diversa”.
I suoi avversari potrebbero agitare lo spettro dell’inchiesta che la vede indagato sulla vicenda delle Torri dell’Eur.
Un’inchiesta vecchia già di un quinquennio. Ho incontrato più volte il pm (Erminio Amelio, ndr) per essere interrogato e credo di aver chiarito la mia posizione. Aspetto con serenità ma, intanto, io vado avanti”.
Un quinquennio l’inchiesta, un quinquennio la Raggi. Dalla visuale privilegiata di ex assessore e presidente di Municipio ha dovuto confrontarsi col Campidoglio.
A parte il rispetto umano per Virginia Raggi, credo che questa consiliatura sia stata un’occasione persa per la città con tante aspettative andate deluse. Indecisioni su tutti i livelli, dirigenti politici spesso improvvisati e in alcuni casi non interessati alla città ma a un tweet. Il prossimo sindaco dovrà occuparsi dei 150 anni di Roma Capitale nel 2021 e del Giubileo del 2025: due appuntamenti la cui preparazione sarebbe spettata alla Raggi. E qui siamo ancora con l’Ama che non funziona e gli autobus che prendono fuoco”.
Lei sarebbe disposto ad allearsi con i grillini?
Le primarie sono di coalizione e i 5Stelle non ne fanno parte. In un ipotetico ballottaggio, poi, ci si rivolge a tutti gli elettori anche a quelli che votano pentastellato ma, se toccasse a me d’intesa con la coalizione, non ci sarebbe alcun mercato di posti. La radicalità della mia candidatura è l’unica offerta che posso fare”.
Caudo, ha citato i rifiuti e Atac. Non sono i soli problemi, ma ha in mente qualcosa per questo?
Sui rifiuti occorre “investire” su due temi, quello sociale, cioè la partecipazione consapevole dei cittadini allo sforzo di tenere pulita la città, e quello industriale. Devono andare di pari passo. Occorre pensare a qualcosa che unisca Ama, Acea e Eni, per utilizzare i rifiuti nel modo più produttivo, riducendone l’impatto negativo. Ridurre il problema agli zozzoni è una faciloneria: Ama non funziona e non per colpa degli operatori ma perché in questi cinque anni la capacità operativa è peggiorata”. 
Atac? La Raggi si “vende” il salvataggio dell’azienda.
Il salvataggio è solo burocratico ma il servizio invece è scadente, paghiamo milioni di chilometri che non vengono percorsi e alle fermate ormai ci sono gli assembramenti. Un conto è il bilancio, che va peraltro ben controllato, un conto è il servizio reso ai cittadini. Va ripensata l’architettura aziendale e la rete come fu fatto ai tempi di Tocci”.
Se a sinistra sembra regnare confusione, quale quadro vede a destra? C’è un candidato che teme di più?
Io non credo ci sia da “temere” un candidato di destra. Anzi, auspico che a destra emerga una figura autorevole e competente. Perché la qualità del governo di una città dipende in modo diretto anche dalla qualità dell’opposizione. Spero poi che non si giochi una campagna elettorale sulla pelle degli ultimi e dei disperati”.
Caudo, la sicurezza però è un tema.
Sì ma la sicurezza è una cosa, non rendersi conto che sgomberare un campo Rom o un accampamento di disperati senza nessuna alternativa significa solo crearne uno nuovo cento metri distante, spostando il problema senza risolverlo soltanto per avere uno slogan per un post o un manifesto”.

sabato 29 agosto 2020

ELEZIONI COMUNALI 2021, INTERVISTA A GIULIO PELONZI

Questo gioco del totonomi non porta da nessuna parte. Più che il nome altisonante, serve un progetto, una visione della città e una squadra all’altezza delle necessità di recuperare almeno un decennio perso. Il nome arriverà dopo, con le primarie che devono essere primarie delle idee”.
Giulio Pelonzi è il capogruppo del Pd in Consiglio comunale ed è uno degli homini novi dei Dem a Roma. Pelonzi, questa storia delle primarie suona piuttosto stantia: i nomi che circolano oggi, David Sassoli e Paolo Gentiloni, sono stati stracciati alle primarie del 2013 da Ignazio Marino. E sappiamo com’è finita.
Ma infatti devono essere primarie vere che non si limitino alla scelta fra nomi ma sulle idee. Io vorrei delle primarie in cui i candidati sindaco si confrontano fra loro sulle idee per Roma”.
Che esce da cinque anni di Virginia Raggi.
Un quinquennio buttato. La Raggi e i 5Stelle hanno dimostrato di non saper governare. A Palazzo Senatorio ma anche nei Municipi. E le macerie che lasciano sono terrificanti”.
Esempi?
I poteri per Roma, oggi Virginia Raggi li invoca. A parte che nel 2016, in audizione alla Commissione Affari Istituzionali del Consiglio regionale, disse che non servivano e ci sono i resoconti stenografici, oggi sembra chiederli solo come alibi per l’immobilismo. Cinque anni di appalti mancati, di Atac al disastro, di rifiuti che strabordano, di mancato sviluppo delle opere pubbliche, di “no” alle Olimpiadi, di edilizia popolare ferma”.
Però il Pd e il centrosinistra hanno enormi responsabilità: fra Regione, Provincia (fino a che c’era) e Campidoglio il centrosinistra ha governato sempre per 47 anni contro i 22 e mezzo degli altri.
Certo che la Raggi ha comunque ereditato una situazione difficile legata in primo luogo al taglio dei trasferimenti dello Stato e della Regione. Però ci hanno messo tantissimo del loro con una totale incapacità amministrativa a tutti i livelli”.
Sull’altro fronte, quello di destra? Chi teme di più?
Ovviamente Giorgia Meloni è il candidato sindaco che può sparigliare ma, dato che sembra non avere alcuna intenzione di candidarsi, onestamente non saprei indicare altri nomi. Anche perché, e questo ragionamento vale per entrambi gli schieramenti, non si è mai vista una corsa a sindaco che inizia un anno prima delle elezioni. Tutto questo dibattito nasce solo perchè la Raggi ha forzato i tempi e ha annunciato il desiderio di ricandidarsi nel giorno delle stelle cadenti”.
“Stelle cadenti” in che senso?
L’annuncio è arrivato il 10 agosto, giorno di San Lorenzo e per tradizione delle stelle cadenti. Come quelle dei 5Stelle, cadono una dopo l’altra”.
Pelonzi, la Raggi avrà anche i suoi motivi per fare lo strappo, ma siete voi del Pd che ci governate assieme a Palazzo Chigi e anche in Regione dove la Giunta Zingaretti regge solo grazie ai buoni uffici della pattuglia grillina alla Pisana. 
Ma non c’entra”.
No, c’entra eccome: è fisiologico che si apra un dibattito se il Pd dice “no a un Raggi bis”, qualcuno “no ai 5Stelle” anche se poi in Parlamento si vota tutti assieme, qualcuno vuole le primarie di partito, qualcuno di coalizione. Onestamente, a sinistra regna un gran caos.
Ripeto, il quadro è semplicemente prematuro. Ora è una reazione alla ricandidatura della Raggi. Dopo le Regionali si vedrà seriamente”.

martedì 11 agosto 2020

IL QUINQUENNIO DI “SUCCESSI” DI VIRGINIA RAGGI


Il quinquennio di Virginia Raggi e dei 5Stelle in Campidoglio si può sintetizzare in tanta (scadente) propaganda e paralisi del Comune.
La prima cosa che emerge è proprio il fermo totale di tutte le principali attività della macchina capitolina: da quelle ordinarie a quelle straordinaria.
L’accelerazione degli ultimi giorni sullo Stadio della Roma è solo un palliativo elettorale che segue un quadriennio di inerzia. Come per Tor di Valle, l’incapacità decisionale dei grillini - persi in discussioni interne senza fine e senza costrutto in ossequio al principio dell’uno vale uno che si trasforma in un’impasse infinita - si è riverberata direttamente su tutte le grandi opere che sono al palo. Ferma la metro C che ha accumulato, di fatto, un ritardo di lavorazione pari esattamente al mandato pentastellato. Azzerato il prolungamento della B da Rebibbia a Casal Monastero, opera di cui si sono perse le tracce. Come per la metro D, ripescata dal cilindro poche settimane fa ma solo a livello di annunci. Scomparsi dai radar: la Città dei Giovani, le Torri dell’Eur, le caserme di via Guido Reni, la Raggi si è concentrata sulle due opere più inutili della storia: le funivie, strappate al nulla dalla necessità di imporre una traccia del passaggio dei grillini a Palazzo Senatorio. 
Lo stesso percorso delle grandi opere - tentennamenti e ripensamenti - lo si vede nella composizione della Giunta che ha cambiato un enorme numero di assessori. Un’invasione di “stranieri” che di Roma conoscono poco o niente ha preso possesso delle stanze del Campidoglio, arrivati tutti accompagnati dalla fanfara e ripartiti dopo qualche mese fra le polemiche: prima degli attuali ci sono stati tre assessori al Bilancio; due alle Partecipate, due al Commercio, uno ad Urbanistica, uno a Lavori pubblici, uno alla Mobilità, una alle Politiche sociali, una al Patrimonio. A questi va sommato l’assessorato alla Semplificazione, soppresso. Più il caos rifiuti.
Gli assessori all’Ambiente sono cambiati tanto quanto i manager di Ama. Il risultato finale è sotto gli occhi e i nasi di tutti i romani: chiacchiere a parte buone solo per intasare le caselle email dei giornali, Ama è arrivata al limite. I rifiuti restano in strada per settimane ovunque: al centro e in periferia, dove c’è il porta a porta spinto e dove ci sono i cassonetti. Il Piano rifiuti della Regione - usato come alibi dai 5Stelle dal 2018 - per quando non convincente ora è approvato. La Raggi ha rinnegato la prima parte del verbo grillino finendo per indicare Monte Carnevale, di fronte a Malagrotta da cui dista poco più di un km in linea d’aria, come sede della discarica di Roma. Ma, tempi tecnici a parte, la città è preda delle crisi dei rifiuti che con cicli sempre più ravvicinati fra loro e più lunghi nella durata stanno rendendo la Capitale un letamaio maleodorante. 
E con i rifiuti, si accompagna il verde: aiuole stile giungla, alberi che crollano per totale assenza di manutenzione e un monitoraggio che, a ogni crollo, ci viene propinato come fosse la panacea. 
Terzo settore in crisi, quello del trasporto pubblico. La propaganda grillina gira tutta attorno al concordato: un congelamento dei debiti, di cui solo una piccola parte viene pagata e, per il resto, un’Azienda che si tiene in piedi solo grazie alle sovvenzioni (sotto varie forme) pubbliche. Anche qui, chiacchiere a parte, siamo a 18 bus flambé nel 2020, metropolitane che hanno già fatto perdere ai romani oltre 17 giorni di tempo e management i quali, analogamente ad Ama, saltano come i tappi a capodanno. 
E questa lunga serie di “successi” della Giunta Raggi ha anche un’immediata eco in Consiglio comunale dove da ormai molto tempo, la maggioranza grillina è tale solo sulla carta riuscendo a mala pena a tenere il numero legale. Le sconfitte elettorali nelle urne - Politiche, Regionali, suppletive dei Municipi - si vedono anche in Aula Giulio Cesare dove i rapporti fra i consiglieri sono sempre più tesi.