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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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sabato 21 dicembre 2019

UN'ESTATE SENZA PONTE DELLA SCAFA



Si prospetta una nuova torrida estate per gli abitanti di Ostia e Fiumicino: due mesi di lavori sul ponte della Scafa.  Lavori necessari al consolidamento del pilone centrale del Ponte. Quello vecchio, sia chiaro. Perché di quello nuovo - le cui tracce progettuali risalgono all’era Veltroni e fra poco saranno di competenza degli archeologi - si hanno notizie tutt’altro che confortanti. Parliamo di quel ponte, la Scafa appunto, che unisce Ostia a Fiumicino e che, insieme a quello sul Grande Raccordo Anulare, è uno dei due assi di connessione fra il Comune retto da Esterino Montino (Pd) e il X Municipio di Roma
Un ponte che è solo croce degli abitanti: traffico costante giornaliero, incidenti frequenti e, da un po’, anche ammaloramento. Dopo la tragedia di Genova e del Ponte Morandi, quando scattò in tutta Italia la “psicosi ponti”, vennero fatti controlli anche su quello della Scafa. Che, infatti, nell’estate 2018 rimase chiuso a lungo. Venne fuori, ad esempio, che lo strato di asfalto superficiale non era dei 12/14 centimetri di spessore abituali, ma arrivava anche a 35 cm, segno evidente che, nel corso dei decenni, le ditte semplicemente stendevano l’asfalto nuovo sopra quello vecchio. Nell’estate 2018, poi, ovvia e stucchevole coda di polemiche con l’ennesimo rimpallo di responsabilità fra il Comune di Roma e la Regione Lazio
Ora si ricomincia e l’allarme lo lancia Marco Possanzini, segretario di Sinistra italiana a Ostia: “Il ponte della Scafa a Ostia chiuderà per circa due mesi nell’estate del 2020. Nonostante il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, abbia chiesto che il cantiere sia h24 per accorciare i tempi e abbia annunciato che organizzerà dei pullman che si attesteranno sul lato della sponda di Fiumicino così da ridurre al minimo i disagi, rimane un enorme punto interrogativo su come il municipio X di Roma Capitale deciderà di gestire le criticità”. Per Possanzini "i tempi sono relativamente stretti e per programmare efficacemente un servizio capace di attutire i disagi, bisogna attivarsi sin da subito con una cabina di regia capace di mettere in sinergia tutte le autorità coinvolte”.
Al momento, il Comune di Fiumicino ha organizzato un servizio di pullman per portare i propri cittadini sul lato di Ostia, quindi, Roma. In attesa, quasi messianica, che, dopo 12 anni di annunci, venga costruito il ponte nuovo, il cui progetto prevede un’unica campata ad arco posizionato vicino, 100 metri circa, a quello attuale.

venerdì 13 settembre 2019

GOVERNANCE CAPITALE: LA RAGGI NON VUOLE IL TUTOR DEL GOVERNO


Soldi e poteri: la partita su Roma è politica e vede nelle ultime ore il sindaco di Roma, Virginia Raggi, puntare i piedi. "Io sto facendo un lavoro molto puntuale sui poteri speciali di Roma Capitale”, dice la Raggi che aggiunge: “Credo che Roma Capitale debba dialogare direttamente con il premier e con i ministri. Quindi, non vedo assolutamente nessun tipo di sottosegretario, a meno che non vogliate considerare e nominare il sindaco della Capitale come sottosegretario. È necessario che la Capitale venga trattata da Capitale come accade in tutte le altre nazioni del Mondo. Non trovo che questa sia una soluzione praticabile”.
Una bella giravolta da chi, in audizione in Regione, rifiutò i poteri. Il problema viaggia su due binari paralleli: il sistema di governo della città, oggi uguale a quelle di qualunque altro Comune italiano ma oggetto di tentativi di riforme da oltre un decennio. E, in seconda battuta, i soldi: Roma sostiene spese per il suo ruolo di Capitale che in altre Nazioni vengono supportate dallo Stato centrale con fondi specifici (e consistenti). Per noi, invece, si deve far fronte con il magro bilancio ordinario. 
E Roma si inserisce anche nella questione Ministri e sottosegretari. La delega è nelle mani di Francesco Boccia, Pd, ministro per gli Affari regionali. E i Dem hanno avanzato la proposta di creare un sottosegretario ad hoc per gestire questa riforma. 
La Raggi, però, di questa ipotesi non vuol sentire parlare. Anche perché il Sindaco può ascrivere a sé un rapporto molto diretto con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Non solo perché nel discorso sulla fiducia, Conte ha rimarcato il ruolo di Roma e la necessità di riformare la governance capitolina (“dovrà essere profondamene riformata, perché sia più aderente al ruolo che la città riveste, anche in quanto sede delle massime istituzioni della Repubblica”). Ma anche perché Conte fu professore a uno degli esami sostenuti dalla Raggi per la laurea in Giurisprudenza. Che, forse, conta poco ma è sempre meglio del rapporto con Boccia. 
Il Sindaco, quindi, rilancia. Già chiesto l’appuntamento al Premier, mentre dal Ministero dell’Economia sembra pronta una maggiore disponibilità a sostenere le richieste economiche della Capitale, visto che ora, al Governo, manca il partner nordista.
Altro passaggio fondamentale: dopo le resistente iniziali dei 5Stelle, ora l’arco delle forze politiche sembra compatto nel voler procedere a una riforma dello status di Roma. “Lo stato di crisi in cui versano le grandi città e, particolarmente, le loro periferie, non necessitano solo di investimenti ma anche di strumenti legislativi e operativi. È giunto il momento di presidiare questa competenza, unitamente a quella di Roma capitale: status giuridico, stato dei decreti attuativi pregressi, risorse, beni e funzioni nazionale e internazionale”, afferma il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (FdI). Gli fa eco Stefano Fassina (Leu): “Su Roma Capitale vi è un fronte trasversale”.


sabato 7 settembre 2019

TUTTI D'ACCORDO: UNA LEGGE SPECIALE PER ROMA CAPITALE


Il ritornello è a una sola voce: i poteri speciali per Roma Capitale. Ed è a una sola voce, più o meno, anche l’idea specifica: dotare il Campidoglio di poteri legislativi e autonomia ai Municipi. Ovvero, di fatto, fare di Roma una Regione a tutti gli effetti, magari pure speciale, con poteri finalmente adeguati al ruolo di Capitale e fondi diretti (e abbondanti). Sono d’accordo i 5Stelle - dopo il lungo letargo iniziale in cui di poteri non se ne voleva sentir parlare - il Partito Democratico e pure Forza Italia e Fratelli d’Italia che, pure, col nuovo governo rosso-giallo nulla hanno a che fare. Anzi, FdI, per bocca del capogruppo, Andrea De Priamo, rivendica la primogenitura di un consiglio straordinario dedicato e FI (Davide Bordoni) che Berlusconi e Tajani abbiano già parlato della governance di Roma nella consultazioni con il premier, Giuseppe Conte. 
Il problema del governo cittadino è centrale e primario - spiegano il capogruppo Pd, Giulio Pelonzi, e la consigliera dem Giulia Tempesta - e con esso quello dei finanziamenti alla città”. Analoga la posizione dell’ex capogruppo M5S, Paolo Ferrara: “I poteri sono fondamentali altrimenti rischiamo di far rimanere la città comunque sempre impantanata. E con i poteri servono i finanziamenti”. 
Berlino - gli fa eco Marco Palumbo (Pd) - riceve un fondo perduto annuale di 300 milioni di euro solo per il trasporto pubblico”.
Il problema, però, è serio: dall’inizio degli anni ’90, con la scomparsa dei finanziamenti perla vecchia legge per Roma Capitale, il Campidoglio ha dovuto far fronte con i bilanci ordinari a tutta una serie di funzioni - Ministeri e Governo, Ambasciate, Santa Sede, manifestazioni, mobilità - che hanno finito per squilibrare i conti. I famosi 12 miliardi e spicci di euro di debito hanno molti padri ma una sola madre: la fine del finanziamento statale a Roma Capitale. 
Io credo - aggiunge ancora Palumbo - che il Governo potrebbe comunque dare un segnale forte a Roma: l’assegnazione a un sottosegretario di una delega speciale per la Capitale che, per troppo tempo, anche dai governi di sinistra, non è mai stata tenuta nella giusta considerazione”.
Per Ferrara, oltre i poteri per la città, il Governo deve riservare un’attenzione speciale al litorale: “Siamo l’unica Capitale che ha un proprio mare eppure se si pensa Roma non è certo alla spiaggia che si fa riferimento. E questo a Ostia sta riaccendendo troppe pulsioni secessioniste”.
Siamo alla vigilia del 150esimo anniversario di Roma Capitale - puntualizza Pelonzi - e credo sia giunto il momento di mettere mano seriamente a questa riforma”. Che, però, per farla seria, richiede una modifica della Costituzione con la creazione di una nuova Regione, Roma. Il che significa doppia votazione per ciascuna Camera a un intervallo minimo di 3 mesi e maggioranza qualificata in entrambi i rami del Parlamento per evitare l’ennesimo referendum che, come i precedenti, rischierebbe di morire per mancanza di quorum. 
C’è anche chi lascia gli aspetti normativi da parte e si concentra su temi più concreti: Ilaria Piccolo (Pd) si aspetta un maggior impegno per le infrastrutture e Angelo Diario (M5S) per gli impianti sportivi “patrimonio enorme di questa città”.

giovedì 8 agosto 2019

McDONALD’S NON CI STA E FA RICORSO


McDonald’s non ci sta e se ne va in Tribunale, portandosi dietro Ministero dei Beni culturali, Soprintendenza, Comune, Municipio. La storia del ristorante a Caracalla, con i lavori in corso interrotti d’imperio dal Ministero potrebbero costare cari assai alle casse del pubblico erario.
Abbiamo appreso della decisione del Ministero dei Beni Culturali e del Comune di Roma di procedere alla revoca delle autorizzazioni per i lavori di riqualificazione dell’area presso Viale delle Terme di Caracalla”, scrive in una nota la catena di fast food che aggiunge: “A partire dal 2015, McDonald’s, assieme all’attuale proprietà, ha regolarmente svolto tutte le procedure amministrative, ottenendo dagli enti competenti tutte le autorizzazioni e i nulla osta necessari e previsti per la riqualificazione in oggetto. Non possiamo mancare di sottolineare con dispiacere che, giunti al termine di un lungo iter burocratico, ci troviamo - come spesso capita a molti imprenditori italiani, piccoli o grandi - a veder bloccato un investimento che crea occupazione, con un intervento che avviene a procedura conclusa e lavori avviati”.
Esito scontato per una pratica che sembra racchiudere in sé la summa di tutto il bizantinismo della burocrazia italiana: ognuno degli attori di questa farsa che si pare essersi limitato negli anni al compitino senza mai guardare il progetto più globale. 
Abbiamo deciso di intraprendere un’azione legale presso il Tribunale Amministrativo della Regione Lazio per salvaguardare un progetto e un investimento che avrebbe comportato la riqualificazione dell’area e la realizzazione di un ristorante, riconvertendo l’edificio già esistente e quindi senza alcuna nuova edificazione. McDonald’s, come è sempre avvenuto in occasione dell’apertura dei suoi ristoranti, è aperta al confronto con le autorità competenti per trovare tutte le soluzioni tecniche e progettuali per garantire i più elevati standard rispetto alle normative in vigore e al decoro urbano”.
Una risposta a carte bollate che, fra le varie, respinge al mittente il risibile tentativo del duo Pd Michele Anzaldi e Luciano Nobili che, un paio di giorni fa, avevano rivolto un “appello pubblico a McDonald’s” affinché “non aprisse una pur legittima battaglia legale che servirebbe solo ad arricchire gli studi legali e danneggerebbe non soltanto i cittadini, chiamati a pagare con le proprie tasse gli errori della burocrazia, ma anche il marchio stesso della catena di fast food”. 
Perché, in fondo, gli investimenti privati di migliaia di euro devono essere fatti a fondo perduto.
Si sorprende il consigliere del Municipio I 'Sinistra x Roma, Adriano Labbucci: “oggi faccio un giro intorno al vivaio e vedo un via vai di camion e operai all'interno che lavorano. Strano. Ma ancora più strano è che ai due cancelli che immettono al vivaio non ci sia alcun cartello che riporti la notifica della sospensione dei lavori, tanto più necessaria dopo tutto quello che è successo in cui trasparenza e informazione sono stati i grandi assenti. Il ministro Bonisoli e il sindaca Raggi saranno in grado rapidamente di rispondere. Io continuerò a battermi senza tregua perché questo scempio sia definitivamente fermato”. Costi quel che costi. E forse ancora in troppi a non aver compreso il significato del diritto amministrativo e i rischi per progetti non adeguatamente valutati, limitandosi a slogan politici del momento che cavalcano un’indignazione di comodo. 

venerdì 12 aprile 2019

TELECAMERE SU CASSIA BIS E PONTINA


Potrebbe essere vicina la soluzione al problema delle aree di sosta e di emeregenza sui tratti romani di Cassia Bis e Pontina trasformate, dall’inciviltà di molti, in discariche a cielo aperto.
Dopo la denuncia de Il Tempo dei giorni scorsi, infatti, si è tenuta una riunione operativa al Ministero delle Infrastrutture con la presenza di funzionari sia di Anas che del Comune di Roma che della Regione Lazio. 
Il problema, molto italiano, è la confusione di competenze che genera lo stallo: pulire le piazzole di sosta non si sa a chi spetti, se ad Anas, cui Pontina e Cassia Bis sono state concesse a febbraio 2019, oppure al Campidoglio e, quindi, ad Ama. 
Secondo Anas, infatti, la pulizia della sede stradale, piazzole di sosta comprese, spetterebbe ai Comuni, magari anche con la sottoscrizione di apposite convenzioni, mentre all’Azienda compete la pulizia del verde limite strada e eventuali aiuole verdi spartitraffico. Secondo il Campidoglio, invece, dall’obbligo di pulire le sedi stradali sono escluse le arterie in regime di concessione, come, appunto, Cassia Bis e Pontina. Fatto sta che da mesi sembra che tutti gli insudiciatori di professione si siano dati convegno su queste strade i cui bordi e piazzole di sosta sono diventate depositi di sanitari, elettrodomestici, bottiglie, plastica, copertoni, materassi, calcinacci, mobilia, masserizie varie, televisori. Insomma, di ogni possibile rifiuto non solo ingombrante ma anche semplicemente domestico.
Nella riunione al Ministero, Anas ha preso l’impegno di stanziare un totale di 400mila euro - 200mila per Cassia bis e altrettanti per la Pontina - per le operazioni di bonifica con la motivazione che i rifiuti hanno oramai invaso la sede stradale e possono costituire pericolo per gli automobilisti. In attesa, però, che si celebrino le gare - difficile che ci voglia meno di un quadrimestre - Anas, che non ha a disposizione nel suo parco mezzi veicoli adibiti alla rimozione dei rifiuti, ha preso contatto con il Campidoglio affinché, pagando il servizio, sia Ama ad occuparsi in questo periodo di vuoto della pulizia delle due strade.
Pulizia che, però, da sola sarebbe sufficiente solo a liberare le aree fra una discarica e l’altra senza tentare di risolvere il problema alla radice. Per questo, in collaborazione con la Regione Lazio, Anas intende posizionare lungo le due arterie una serie di telecamere che consentano non solo di riprendere genericamente eventuali “zozzoni” all’opera ma anche di identificare sia le targhe dei veicoli che i volti degli incivili in modo tale da poter, poi, inviare al Campidoglio i dati di chi abbandona i rifiuti affinché il Comune possa multarlo. 

martedì 9 aprile 2019

LA CASSIA BIS, DISCARICA A CIELO APERTO


C’è di tutto: pneumatici in quantità, bottiglie di vetro, rifiuti in plastica. Gli scarti delle lavorazioni edilizie e dei famigerati svuotacantine. Sono le piazzole di sosta di emergenza lungo la Cassia Bis, la Statale che porta da Roma a Viterbo passando per Olgiata, Formello, Cesano di Roma prima di uscire dal territorio di competenza di Roma Capitale e finire sotto altre Amministrazioni comunali. Stiamo parlando di 12 aree di sosta di emergenza, sei in direzione Viterbo e altrettante in direzione Roma, poste fra la galleria Montelungo (km 8 dal Raccordo) e Cesano di Roma (km 13,5). Ciascuna di queste piazzole è una discarica: qualcuna meno “frequentata” altre praticamente invase da rifiuti di ogni tipo. Ci sono elettrodomestici vari, apparecchi Tv, forni, sanitari. Ci sono i residui di veicoli come paraurti e fari, ci sono vetri abbandonati ma c’è anche lo spazio per l’immondizia indifferenziata quotidiana: sacchi e sacchi neri pieni di scarpe, oggetti casalinghi, borse e valige. Insomma, tante micro discariche che stanno lì da mesi, nell’inerzia del Comune, dell’Ama e di Anas. 
La strada è passata alla gestione Anas con l’ultima infornata, a inizio febbraio 2019. La pulizia delle aree verdi e la manutenzione di asfalto (ridotto un colabrodo) e segnaletica (oramai quasi del tutto illeggibile) spetta ad Anas. Ai comuni, secondo Anas, spetta la pulizia delle piazzole di sosta, visto che non rientra nelle competenze dell’Azienda che, per altro, è anche sprovvista dei mezzi meccanici necessari. Per il Comune (regolamento sui rifiuti), invece, la pulizia spetta a chi ha la concessione, cioè Anas.
Insomma, non si capisce più a chi tocchi pulire le piazzole dalle discariche che l’inciviltà di molti le ha rese: al Comune e, quindi, ad Ama o all'Anas?
Alcuni rifiuti sono così tanto raggruppati da far pensare a qualche “differenziata” mai finita nel posto giusto: decine di bottiglie in vetro, ad esempio, tutte raggruppate fra loro, oppure numerosi sacchi neri contenenti le bottiglie di plastica ben schiacciate e tutte radunate assieme. Poi ci sono gli insudiciatori per definizione: quelle aziende truffaldine che operano nel settore delle ristrutturazioni edili o in quello dei traslochi e che, a differenza delle società serie che consegnano i loro scarti in discarica, risparmiano inquinando l’ambiente con ogni possibile rifiuto. E, discorso analogo per le decine e decine di pneumatici abbandonati. 
Nella giornata odierna è stata fissata al Ministero delle Infrastrutture una riunione tecnica, insieme proprio al Comune e ad Anas, che dovrebbe affrontare sia il problema pulizia che quello dell’installazione delle telecamere di sorveglianza senza le quali, anche dopo le bonifiche, la Cassia bis resterà comunque una discarica. 


giovedì 10 gennaio 2019

RIFIUTI/ SINDACO DI CERVETERI: "PIZZO DEL PRETE È VINCOLATA"


È inaccettabile che la Città Metropolitana non abbia preso in considerazione le osservazioni presentate da noi e dal Comune di Fiumicino su Pizzo del Prete. O sono incapaci o sono in malafede. Io non voglio fare il Sindaco “Nimby” (Non nel mio giardino) e sono disposto a fare un impianto di compostaggio aerobico, voglio chiudere il ciclo dei rifiuti ma non voglio chiudere il ciclo dei rifiuti a Roma dove non si differenzia”.
È infuriato il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci. La sua Amministrazione, sostiene il primo cittadino, ha presentato con il Comune di Fiumicino e il Ministero dei Beni culturali nel corso dei mesi alla Città Metropolitana delle carte che attestano la presenza di vincoli archeologici sulle aree indicate invece come libere nelle mappe consegnate a Regione e Ministero dell’Ambiente.

Sindaco, lei ritiene che non siano stati adeguatamente considerati i vincoli archeologici su Pizzo del Prete. Venissero accolti, l’area uscirebbe dal novero di quelle bianche per essere sotto tutela. Ma che succede se, invece, non accolgono questi vincoli?
Noi non consentiremo l’arrivo di rifiuti romani. Abbiamo avuto Malagrotta al nostro confine, l’aeroporto, la centrale di Civitavecchia e anche la discarica di Cupinoro che ha compromesso l’ecosistema circostante. Abbiamo già dato. Noi ci batteremo in tutte le sedi. Se in quelle istituzionali non veniamo ascoltati come sembra, altro che le barricate, qui dovranno venire con l’esercito”.

Sindaco, però, queste sono mappe tecniche. Recepiscono e disegnano uno stato dei luoghi sulla base di normative nazionali e regionali. A Roma città aree bianche non ci sono. Come ne usciamo?
Ripeto: noi difenderemo il nostro territorio con i denti perché penso che abbiamo già dato. Roma è l’unica Capitale d’Europa che vergognosamente non è in grado di fare una raccolta differenziata mentre nei nostri comuni, nonostante le difficoltà e senza avere le agevolazioni che ha Roma, abbiamo fatto uno sforzo enorme nel porta a porta, la Capitale continua a gestire l’immondizia come nel Medioevo. Che facciamo a fare la differenziata nei 120 comuni della Città Metropolitana se il centoventunesimo comune da solo inficia tutti i nostri risultati?”.

Però Roma non è certo paragonabile a Cerveteri.
Infatti intendo paragonare Roma a Londra, Parigi o Berlino ma se non lo sai gestire i rifiuti, le conseguenze non possono pagarle gli altri”.

venerdì 14 settembre 2018

TROPIANO CAPO GABINETTO IN CONFLITTO DI INTERESSE


È considerato uno dei magistrati amministrativi emergenti e, non a caso, a lui sono state demandate numerose cause particolarmente delicate. Parliamo di Filippo Maria Tropiano, magistrato che dal Tar di Reggio Calabria era stato inviato a giugno 2017 "in missione di lunga durata" nella Seconda Sezione del Tribunale amministrativo del Lazio, "per l'integrazione dei collegi giudicanti nelle udienze da ottobre 2017 a febbraio 2018”.
È lui, secondo insistenti rumors di Radio Campidoglio, il potenziale nuovo capo di gabinetto di Virginia Raggi, sindaco di Roma.
Solo che, da magistrato, proprio perché a ruolo alla Seconda Sezione, ha fra i suoi “clienti” proprio il Campidoglio, cosa che rende questa scelta quanto meno inopportuna. La sua sezione, infatti, è quella competente, fra l’altro, per i ricorsi che vedono coinvolto il Comune di Roma e anche Roma Servizi per la Mobilità “ad esclusione dei ricorsi in materia urbanistica, edilizia, elettorale, commercio, occupazione di suolo pubblico, alloggi di edilizia residenziale pubblica e distributori di carburante”. In aggiunta, la Seconda Sezione si occupa anche della Città Metropolitana di Roma Capitale il cui Sindaco è sempre Virginia Raggi
E, infatti, il magistrato Tropiano è anche il relatore dei ricorsi (Italia Marathon Club di Enrico Castrucci e RCS Group), contro il bando del Campidoglio per affidare l'organizzazione della Maratona di Roma dal 2019 al 2022. I due ricorsi erano stati presentati in tempi diversi e il collegio giudicante li ha riuniti in un unico procedimento che era stato esaminato il 23 maggio scorso con decisione di rinviare la discussione sul merito senza ricorrere a una eventuale ordinanza sospensiva del bando, fissando l'udienza pubblica allo scorso 11 luglio. Da allora si attendono le decisioni del Tar che ha da 45 a 90 giorni di tempo per pubblicare la sentenza con il presidente Fidal, Alfio Giomi, che garantisce: "La maratona si farà e noi saremo l'organo di garanzia". 

domenica 25 marzo 2018

RITORNO ALL'ANTICO PER PIAZZA DI SIENA

L’erba sarà perenne, i gradoni delle tribunette restaurati e Piazza di Siena, dentro Villa Borghese, tornerà agli antichi fasti settecenteschi. 
Sono alcune delle novità riguardanti il progetto di riqualificazione condotto da Coni e Federazione italiana sport equestri in joint venute in occasione del prossimo Concorso ippico di Piazza di Siena in programma dal 24 al 27 maggio. Il progetto 2018 è stato presentato ieri alla presenza del direttore marketing del Coni ed event director di Piazza di Siena, Diego Nepi, e del numero uno della Fise, Marco Di Paola. 
A chiudere con le polemiche dei giorni scorsi, tutte le strutture necessarie allo svolgimento del concorso saranno temporanee e smantellate nel giro di 48 ore dalla fine dell’evento. Tutto, grazie a un accordo di 12 mesi con il Comune di Roma sulla base del quale Coni e Federazione italiana sport equestri in joint venture gestiranno unitamente l’area verde all’interno di Villa Borghese, con un servizio gratuito di manutenzione ordinaria e di vigilanza.
Il restauro di Piazza di Siena rimarrà alla città, come lascito: qualcosa che era stato inserito nel dossier olimpico per il 2024 troppo frettolosamente accantonato dalla Raggi e dalla sua maggioranza. 
Tutta la fase di realizzazione del progetto sarà supervisionata dal personale ella Soprintendenza Speciale e archeologica e dalla Sovrintendenza Capitolina. "Dovevamo fare qualcosa che andasse oltre l’evento sportivo, che è qualcosa di straordinario, lasciare qualcosa alle persone anche oltre il concorso. È l’eredità che lo sport rilascia alla comunità. Che è la stessa missione del Coni e del suo presidente", ha spiegato Diego Nepi, direttore marketing del Coni ed event director di Piazza di Siena che ha aggiunto: “Piazza di Siena non ha bisogno di nulla, deve solo farsi vedere e per questo rispetto agli anni precedenti, quando gli allestimenti coprivano le bellezze architettoniche e paesaggistiche, sarà utilizzato il 70% in meno degli spazi a fronte dell’aumento dello spazio per la parte sportiva”.
Riguardo la principale novità del manto erboso dell’ovale, tutti i cittadini potranno entrare sul prato tutto l’anno, come in qualsiasi parco. Un investimento totalmente privato di circa 300 mila euro: "Questa è una grandissima innovazione, coraggiosa - ha spiegato il numero uno della Fise, Marco Di Paola - con il Coni abbiamo voluto riportare l’evento a quello che sono le vere tradizioni, oltre al fatto che l’erba è l’elemento naturale in cui i cavalli vivono". Tutte le altre strutture collegate all’evento, saranno invece temporanee e dismesse nel giro di due giorni dalla fine dell’evento. Tra le novità, anche la riqualificazione dell’area relativa all’ex Galoppatoio. Attigua all’ovale, l’area, oggi "un angolo di degrado urbano", come lo definisce Di Paola, diventerà un campo di gara per nazionali, oltre a contenere il parcheggio Van aperto a tutti in stile paddock di Formula Uno. Quanto alla parte sportiva, il venerdì 25 maggio si terrà la Coppa delle Nazioni a cui parteciperanno 9 Paesi: Usa, Canada, Nuova Zelanda, Germania, Svizzera, Francia, Olanda, Svezia e ovviamente Italia. Sabato il ‘Piccolo Gran Premiò e l’attesissimo ‘6 Barrierè, domenica il Gran Premio che quest’anno vede un montepremi aumentato da 600 a 800mila euro.



mercoledì 24 gennaio 2018

LA CAPITALE DELLE OPERE INCOMPIUTE


Partendo dalle Vele di Calatrava, l’altra grande incompiuta sportiva romana è lo Stadio Flaminio, ridotto a un bel rudere vincolato. A rischio di fare un bis a breve c’è l’ippodromo di Capannelle dove è partito il contenzioso in Tribunale fra lo storico concessionario, la Hippogroup, e il Campidoglio ma che potrebbe a breve rimanere inutilizzato e preda di vandali. 
Poi ci sono le strutture viarie: la più scandalosa e trafficata è la via Tiburtina il cui raddoppio è partito nell’era Alemanno, già a singhiozzo per una serie di ritrovamenti archeologici, e poi impantanatosi del tutto nell’epoca di Marino. Ancora oggi, passando sulla Tiburtina, barriere jersey, restringimenti e salti di corsia costellano quasi l’intero tracciato ma di operai non si vede traccia. Via Boccea e via Pineta Sacchetti dovevano allargarsi, la prima addirittura raddoppiare. Dovevano, appunto. Poi c’è lo scandalo dietro Piazza del Popolo: il parcheggio di Lungotevere Arnaldo da Brescia era iniziato sotto Veltroni. O, meglio: sotto Veltroni vennero messe le barriere che delimitavano l’area di cantiere. Le barriere e il cantiere stanno ancora lì, del parcheggio non c’è traccia. Come non c’è traccia dei ponti: quello della Scafa e quello di Dragona, Ostia il primo e Acilia il secondo. Da decenni se ne parla, ma chi abita nel quadrante continua a sognarli. Un po’ tipo il ponte dei Congressi: tante chiacchiere, cantieri zero.
Poi c’è il lungo elenco delle opere di urbanistica o, come le chiamano oggi, di “rigenerazione urbana”. Tralasciando lo Sdo - Sistema direzionale orientale - di Pietralata ormai entrato di diritto nel mito, il tour per le grandi incompiute parte dall’Eur, con le Torri di Ligini che poche settimane fa hanno visto il Campidoglio soccombere al Tar per aver bloccato l’operazione Telecom. Il Campidoglio è corso ai ripari con i ricorsi ma il rischio è che possa arrivare un salasso di oltre 320 milioni di euro di danni da pagare a Telecom e a Cassa Depositi e Presiti. Intanto, mentre Sparta e Atene litigano, quei ruderi stanno lì, a fianco alla Nuvola di Fuksas. Poco oltre, sempre sulla Colombo, c’è lo sfregio di piazza dei Navigatori, quasi di fronte la sede della Giunta Regionale del Lazio, con il gran palazzo di vetro e acciaio, che più anonimo non si può, a troneggiare nel nulla. Anche nel nulla delle opere di urbanizzazione. A seguire l’elenco “ex”: ex Mercati generali, ex caserme di via Guido Reni, ex Mattatoio, ex Fiera di Roma. Tutti complessi immobiliari sparsi per la città per i quali si sono ipotizzate mille destinazioni diverse, spesso con progetti approvati e poi rimessi in discussione all’ultimo. Anche qui, rischio ricorsi e salate penali da mettere sul conto della Tesoreria capitolina. Ma che, nel frattempo, stanno lì, ferme ad ammuffire e ad ammalorarsi.
Anche piazza Augusto Imperatore piano piano sembra rientrare nel limbo: bellissima la recinzione pagata e marchiata con il logo di Tim, con la trovata del viso del successore di Giulio Cesare a sbalzo che pare seguire con lo sguardo il visitatore. Ma oltre la cancellata, sembra esserci ancora troppo poco per parlare di una riqualificazione della piazza e del Mausoleo dell’Imperatore. 
I lavori, oramai, sono bloccati da oltre 100 giorni: la speranza è che il nodo Pigneto (metro C/ferrovie) non finisca per rientrare nell’elenco delle incompiute, come il prolungamento della linea B da Rebibbia a Casal Monastero, il nuovo capolinea della Roma-Civita Castellana-Viterbo a Flaminio e la nuova stazione Acilia Sud della Roma-Lido. 

sabato 10 settembre 2016

STADIO; LA REGIONE ACCELERA

Il conto alla rovescia è partito il 6 settembre, giorno in cui il Campidoglio ha inviato in Regione l’ultima tranche di documentazione sul progetto dello Stadio della Roma di Tor di Valle. E i 180 giorni scadranno il 5 marzo
E la Regione ha tirato giù, sulla base della riforma Madia della pubblica amministrazione, una bozza di calendarizzazione degli step dei lavori della Conferenza di Servizi la cui indizione sarà annunciata l’inizio della prossima settimana, con buona probabilità lunedì 12 o martedì 13
E mentre per mercoledì 14alle 11, è stato fissato in agenda un incontro fra il presidente della Roma, James Pallotta, e il sindaco, Virginia Raggi, e il vicesindaco, Daniele Frongia, gli uffici regionali stanno correndo: giovedì sera, un’ora di colloquio riservato fra gli assessori all’Urbanistica del Comune, Paolo Berdini, e della Regione, Michele Civita. Al centro dell’incontro, principalmente le procedure da seguire proprio per lo Stadio. Intanto, i dirigenti dei vari dipartimenti e degli enti regionali interessati si sono riuniti in via informale per iniziare ad esaminare il dossier. 
In sostanza, la Regione sembra animata dalla volontà di imprimere una forte accelerazione ai tempi facendo da contraltare alla melina messa in campo dal Comune che, proprio nell’ultima documentazione trasmessa alla Regione, aveva domandato “prima di indire la conferenza di servizi decisoria, di richiedere le integrazioni alla documentazione”.

Nella mappa, tutti gli interventi previsti nel progetto
Sarà l’ultima riforma del ministro Madia a scandire tempi e partecipanti alla Conferenza. Secondo quanto si apprende, quindi, ci sarà un solo rappresentante per ciascun ente: uno per il Comune, quasi certamente l’architetto Vittoria Crisostomi, direttore della Trasformazione Urbana; uno per la Regione, Manuela Manetti, direttore della direzione Territorio, Urbanistica e Mobilità. 
Poi uno per la Città Metropolitana e uno per lo Stato, quasi certamente un funzionario della Prefettura. 
A questi, se ne affiancherà uno per ciascuna delle società dei pubblici servizi. 
Infine, anche un delegato per i proponenti sarà presente alle sedute di lavoro, chiaramente solo come interlocutore e senza diritto di voto. In tutto, quindi, si riduce il numero dei componenti a poco più di una decina di persone tutte sotto il coordinamento del segretario generale della Giunta regionale, Andrea Tardiola.


Riforma Madia che regola anche i vari passaggi di lavoro della Conferenza. Entro gli ultimi 10 giorni di settembre (data probabile ma non ufficiale: il 20) i proponenti saranno “invitati” a presentare il progetto agli uffici regionali facendo, da quel giorno, partire i 45 giorni che la norma mette a disposizione dei membri della Conferenza per la presentazione delle eventuali prescrizioni motivate
Terminato questo passaggio (il 5 novembre se la presentazione avverrà realmente il 20 settembre), si entrerà nel vivo dei lavori. Non solo, ma da quella stessa data il Campidoglio dovrebbe essere in grado di portare in Assemblea Capitolina la variante urbanistica da adottare: saranno stati, infatti, affrontati tutti i problemi legati alle opere pubbliche che determinano il calcolo esatto delle cubature concesse in compensazione. L’assessore Berdini, quindi, da quel momento potrà chiedere la calendarizzazione della variante in Aula e ottenerne l’adozione, cioè un semplice voto di “presa d’atto”, non emendabile. E non potrà che essere un voto favorevole, poiché si tratterebbe di un atto dovuto frutto di un lungo percorso iniziato con la delibera di pubblico interesse del 2014. Ottenuta l’adozione della variante, essa dovrà essere “pubblicata a fini urbanistici”, cioè affissa all’Albo Pretorio per 30 giorni entro i quali potranno pervenire le eventuali osservazioni. Trascorsi i 30 giorni, la variante e le osservazioni che fossero nel frattempo pervenute torneranno in Conferenza di Servizi per le controdeduzioni. Terminato anche questo passaggio, il testo della variante sarà inserito come parte integrante del verbale finale della Conferenza stessa. 

Percorso analogo, ma senza la pubblicazione, dovrà seguire anche la convenzione urbanistica, vale a dire il contratto fra pubblico e privato che regola, fra l’altro, anche l’andamento preciso dei lavori: la Conferenza dovrà redigerne il testo che poi Berdini dovrà portare in Consiglio comunale per la ratifica e, quindi, riportare in Conferenza perché venga adottato definitivamente. 
Se il calendario dei tempi tecnici previsti venisse rispettato, a inizio febbraio e fino al 5 marzo si valuteranno le carte e i lavori prodotti per chiudere, quindi, proprio il 5 marzo in perfetto cronometro con i 180 giorni. L’eventuale parere positivo espresso in Conferenza avrà il valore di permesso a costruire. Saranno necessari ancora alcuni atti, prima di vedere la vera prima pietra del nuovo Stadio: la Giunta regionale dovrà fare proprio il verbale della Conferenza con una delibera di Giunta. Solo in quel momento, la fase due dell’iter burocratico sarà davvero terminata.