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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta autobus flamé. Mostra tutti i post
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sabato 21 marzo 2020

OTTAVO BUS FLAMBÉ DEL 2020



Siamo a otto. Otto bus andanti a fuoco in questi primi ottanta giorni dell’anno, media di uno ogni dieci giorni. Ieri notte, lungo la via Ardeatina, ad andare completamente distrutto dalle fiamme un veicolo in servizio sulla linea 074. La vettura era di Roma Tpl, il soggetto privato che gestisce per conto del Comune 100 linee di periferia. 
Con quest’ultimo incendio che ha completamente distrutto il veicolo di cui è rimasto in piedi solo il telaio, sono, dunque, otto i bus andati a fuori da inizio anno. Il primo a incendiarsi è stato, lo scorso 24 febbraio, un veicolo Roma Tpl in servizio sulla linea 710: incendio a Largo La Loggia alle 6 di mattina e vettura completamente distrutta dalle fiamme. 
Poi, in sequenza ravvicinatissima tutti gli altri sette andati a fuoco in 17 giorni, uno ogni due giorni e mezzo.
Tre marzo, ancora Roma Tpl, sulla bretella della penetrazione urbana della Roma-L’Aquila, va a fuoco un mezzo fuori servizio della linea 039 alle undici di sera finendo distrutto. Giorno dopo, sempre Roma Tpl, a inizio pomeriggio viene solo danneggiata una vettura della linea 546 a Ipogeo degli Ottavi.
Due giorni dopo, 6 marzo, alle cinque di mattina è il turno di Atac: senza che l’azienda senta il bisogno di comunicarlo, viene completamente distrutta dalle fiamme una vettura della linea 723. L’incendio all’alba dentro la rimessa Magliana
Passano 5 giorni e, l’11 marzo, ad essere danneggiata in modo molto pesante è un veicolo della linea 791, sempre di Atac, a viale Marconi. 
Giorno dopo, alle sette e mezzo di sera va a fuoco una vettura snodata di Atac sul ponte della Stazione Tiburtina. La parte posteriore della vettura è distrutta: ironicamente, quella vettura da 18 metri potrebbe rientrare in servizio come una da 12. Anche in questo caso, Atac tace l’annuncio dell’incendio.
Siamo al 16 marzo e, all’alba, sul Raccordo in carreggiata interna all’altezza dell’Appia, danni pesanti per una vettura fuori servizio di Roma Tpl.
Ieri, infine, quello di via Ardeatina, ancora Roma Tpl.


Inizia ad assumere contorni allarmanti la quantità di autobus che, in questo mese di marzo, sta prendendo fuoco. Nonostante, tra l’altro, il servizio di trasporto pubblico non solo sia stato ridotto per fronteggiare la pandemia del Coronavirus ma anche perché quei pochi bus che girano per le strade, girano praticamente vuoti, con un carico, quindi, molto leggero e senza il solito traffico cittadino che, spesso, carica il funzionamento dei motori. 
Il computo finale, dunque, recita 89 bus flambé, 5 di Roma Tpl e 3 di Atac (dei quali uno solo pubblicamente annunciato). Di questi 8, due - uno a testa per Atac e Roma Tpl - solo pesantemente danneggiati. Gli altri sei o con danni davvero ingenti o completamente distrutti dalle fiamme. Come d’abitudine, formalmente ignote le cause. 




martedì 17 marzo 2020

ALTRO BUS FLAMBÉ: E SIAMO A 7


Siamo a 7 bus flambé da inizio anno: ieri mattina presto, un veicolo di Roma Tpl - il privato che gestisce 100 linee di periferia - è andato a fuoco sul Grande Raccordo Anulare, in carreggiata interna, all’altezza della diramazione fra Roma Sud e l’Appia. Il computo reca 4 mezzi di Roma Tpl e 3 di Atac (dei quali solo uno pubblicamente annunciato). Di questi 7, due di Roma Tpl e 1 di Atac sono risultati pesantemente danneggiati ma, forse, recuperabili. Gli altri, invece, avrebbero subìto danni troppo pesanti. Il primo bus flambé del 2020 si è registrato il 24 febbraio, gli altri 6 sono andati a fuoco dal 3 marzo al ritmo di uno ogni due giorni. Come sempre, formalmente ignote le cause dei roghi.


lunedì 30 dicembre 2019

ALTRO BUS FLAMBÉ E ATAC NASCONDE I DATI



Arriva Capodanno e i “botti” li procura Atac: tre giorni e altri due bus flambé. C’è solo da sperare che l’Azienda di via Prenestina finisca in fretta i materiali pirotecnici e che continui a “dirci bene” senza feriti e vittime.
L’ultimo episodio ieri mattina alle 5: “per cause ancora da accertare - si legge nel comunicato aziendale, ormai un copia e incolla al quale cambiare solo data e ora del rogo - si è sprigionato un incendio su una vettura senza passeggeri a bordo che circolava lungo la via Cristoforo Colombo, avviandosi a prendere servizio. L'autista ha avvisato i Vigili del Fuoco e provato ad estinguere le fiamme con l'estintore in dotazione, ma senza successo. Non c'è stato nessun problema per le persone. La vettura era in servizio da 17 anni”.
Dopo di che, Atac, memore delle polemiche dei giorni scorsi sull’esatto numero dei bus flambé, si avventura nel riepilogo dei dati: “con quello di ieri, sono 23 i bus che nel 2019 sono stati interessati da incendi, 15 dei quali con esito distruttivo, mentre negli altri otto casi, le vetture sono state recuperate per il servizio. Nel 2018, fra incendi distruttivi e non distruttivi, erano stati registrati 49 casi”.
E qui emerge l’oscurità dell’Azienda. Abbiamo presentato una richiesta di accesso agli atti: troppe volte i comunicati aziendali parlano di “principio di incendio” con immagini di vetture distrutte. Quindi, per vederci chiaro, sfruttando le norme sull’accesso civico generalizzato, abbiamo presentato la relativa domanda. 
Abbiamo chiesto all’Azienda di fornire i dati sui bus andati a fuoco, vale a dire, per ciascun anno - 2015, 2016, 2017, 2018, e 2019 - la data dell’incendio, il numero di linea sulla quale la vettura interessata dalle fiamme prestava servizio. Poi il luogo e l’ora del rogo, il numero di matricola della vettura, l’anno di acquisizione nella flotta aziendale del bus bruciato e i km che la vettura aveva già percorso al momento dell’incendio. 
Per completare questa “anagrafe” dei bus arrostiti, avevamo chiesto anche di conoscere la casa produttrice e il modello della vettura bruciata e, infine, tre dati importanti. Visto che le note Atac parlano sempre di ”cause da accertare” e spesso qualche politico avanza ipotesi di sabotaggi, abbiamo chiesto di conoscere le cause del rogo, qualora accertate, oppure, se ignote, la ragione del mancato accertamento. Da ultimo, gli esiti del rogo: se le vetture fossero completamente bruciate o solo danneggiate e, in caso di riparazione, la data di reimmissione in servizio. 
Domande e risposte semplici che, però, l’Azienda non vuol rendere note. Nonostante la presenza di comunicati stampa che spesso riportano più o meno tutti i dati oggetto della richiesta di accesso, l’Azienda oscura si nasconde: “si comunica - rispondono - che sulla materia di che trattasi è in corso un’indagine della Procura della Repubblica, pertanto i dati e le informazioni richieste non sono ostensibili”. Peccato che le indagini possano durare al massimo 1 anno (6 mesi + 6 mesi di proroga) e che, appunto, salvo le cause dei roghi, il resto dei dati viene reso noto dall’Ufficio Stampa. La negazione degli atti, però, rende impossibile verificare la veridicità dei numeri di Atac.
 


lunedì 9 dicembre 2019

TERZO FLAMBUS IN 3 GIORNI


E siamo a 32: il conto dei bus flambé del 2019 ha subito un’improvvisa impennata negli ultimi giorni. Ieri mattina, intorno alle 10, svampa e finisce in cenere una vettura in servizio sulla linea 708, quella che va Via Iris Versari (Mostacciano/Spinaceto) fino all’Eur, piazzale dell’Agricoltura. Una sola passeggera al momento del rogo con l’autista che ha la prontezza di far accostare la vettura più lontano possibile dai palazzi prima di abbandonarla al suo triste destino, all’incrocio fra via Elio Chiarini, via Vinicio Cortesi e via Marcello Garosi. Dall’incendio, domato dai Vigili del Fuoco, non si è salvato un grosso pino che dovrà certamente essere monitorato e, probabilmente, abbattuto. 
La vettura arrostita era uno dei vecchissimi “puffocitaro”, versione color puffo dei Mercedes Citaro ed era in servizio dal 2001, quando sindaco era un Walter Veltroni appena arrivato. 
Appena due giorni prima se n’erano andate nel cimitero degli elefanti motorizzati un bus Atac al Fosso della Magliana e uno di Roma Tpl a Ponte di Nona. Il tutto, quindi, porta il computo totale dei bus che hanno 
“incontrato il fuoco” a 32 nel 2019, 4 di Roma Tpl, tutti gli altri di Atac. Di questi 32, il conteggio ha due casi - 29 maggio, linea 119 a via Sistina; e, 24 luglio, linea 409 a Portonaccio davanti Muccassassina - che Atac ha etichettato come “malfunzionamento” del sistema antincendio. Dei 30 rimasti, 17 sono stati totalmente distrutti e 13 solo danneggiati. Ultimo dato statistico: di quelli danneggiati, quattro risultano tornati in servizio.
Se si allarga il conteggio a far data dall’insediamento dei grillini in Campidoglio e di Virginia Raggi a Palazzo Senatorio, le statistiche a oggi riportano 101 vetture bruciacchiate: 14 nei 6 mesi pentastellati 2016 alla guida del Comune nel 2016, poi 22 nel 2017 e 33 nel 2018.
Giusto in occasione del rogo del Fosso della Magliana all’alba di un paio di giorni fa, Atac aveva molto imprudentemente annunciato che “il totale degli episodi di incendio nell'anno in corso risulta inferiore di circa il 60% rispetto a quanto osservato nell'anno scorso”. Statistica che già era ottimistica quando era stata diffusa - in realtà, in percentuale, la diminuzione era solo del 53% - ma che con l’ultimo rogo è oramai definitivamente archiviata come prematuraDal 2016 a oggi sono 58 le vetture del trasporto pubblico che sono andate completamente distrutte (4 di Roma Tpl) e questo è uno degli elementi che spiega come mai l’arrivo, oramai completo, dei 227 nuovi bus turchi (che la Raggi ha presentato già oltre una decina di volte in giro per la città) non riesca a risollevare le sorti dell’Azienda che continua a perdere chilometri nel servizio di superficie. L’ultimo computo - aggiornato con i dati di ottobre 2019 - fa segnare un -15% fra i km programmati nei primi 10 mesi dell’anno (78,5 milioni) e quelli effettivamente percorsi (66,5 milioni) dai soli autobus. Sull’intero servizio di superficie (bus, tram, filobus e elettrici) siamo a 71 milioni di km percorsi contro 64,6 programmati (-16%).


sabato 7 dicembre 2019

ALTRI DUE AUTOBUS FLAMBÉ


Ancora due autobus in fiamme con lo strascico di piccole querelle polemiche. All’alba di ieri mattina, in prossimità del Grande Raccordo Anulare zona Romanina-Torrenova, solita scenda: bus vuoto, iniziano le fiamme, autista che prova a spegnerle senza riuscirci, vettura carbonizzata.

Una scena che, da quando la Raggi siede a Palazzo Senatorio (giugno 2016), stando alle cronache, è già avvenuta 56 volte. In altri 35 casi invece l’autista è riuscito a domare le fiamme. Cinque volte invece è bastato il sistema antincendio a bordo delle vetture. Delle quaranta danneggiate dal fuoco, il computo riporta che 28 di esse sono state recuperate e sono rientrate in servizio.
Si tratta di dati a spanna, ottenuti dai casi di cronaca, dalle comunicazioni ufficiali dell’Azienda e dalle segnalazioni sui social dei lettori verificate poi con gli uffici di via Prenestina (non sempre confermate e spesso etichettate come “fuoriuscita della polvere degli estintori”). 
E, come tutti i computi non ufficiali, sono dati soggetti a mille contestazioni. L’ultima delle quali proprio ieri, in occasione del bus “svampato” a Torrenova con Atac che spiega come “i casi documentati di bus distrutti a causa di incendi, dal primo gennaio 2017 ad oggi, sono in tutto 38” e che “il totale degli episodi di incendio nell'anno in corso risulta inferiore di circa il 60% rispetto a quanto osservato nell'anno scorso”. Nei dati ufficiali consegnati ai giudici e scritti nelle carte del Concordato fallimentare si legge che nel 2017 Atac segnò
11 vetture distrutte e 35 danneggiate (46 in totale) e che al 31 ottobre 2018, data di consegna delle carte, si contavano per il 2018 ancora 11 vetture completamente arse e 29 danneggiate per un totale di 40. Dopo la consegna dei concordato altre 4 vetture ebbero a che vedere con le fiamme con un totale, quindi, di 44 bus flambé per il 2018. Nel 2019 le cronache riportano: 4 incendi a gennaio, uno a marzo, due a maggio, 3 a giugno, due a luglio, ancora due ad agosto e altrettanti a settembre, uno a ottobre, 3 a novembre e, ora, questo di dicembre per un totale di 21 bus flambé. Che, in termini percentuali fa appena appena al di sotto del 50%. E dicembre non è ancora finito. Infine, ieri sera alle 19, in via Luciano Conti angolo largo Corradini D'Ascanio, a Ponte di Nona, è andato in fiamme un altro bus della linea 555. L'autista ha fatto in tempo a far scendere l'unico passeggero del mezzo pubblico. 


mercoledì 13 novembre 2019

DISASTRO METRO: CHIUDE SPAGNA, MANZONI A SINGHIOZZO; PIOVE A VALLE AURELIA. E POI I FLAMBUS: GIÀ 26


Chiude Spagna, Barberini non si sa quando e come riaprirà, piove dentro la stazione Valle Aurelia, Baldo degli Ubaldi la rivedremo forse a gennaio, Manzoni fa le bizze: la metropolitana è diventata la nuova nemesi, dopo i rifiuti, della Giunta Raggi.
Ieri pomeriggio si rompe un treno a Cornelia: saltano i freni. Evacuazione delle carrozze che, poi, vanno portate al deposito. Il quale è ad Anagnina. Praticamente, un treno “sfrenato” invece di poter arrivare alla stazione successiva, Battistini, che è capolinea, è costretto a essere rimorchiato per oltre 15 chilometri fino al deposito che sta, appunto, ad Anagnina. Cammina, cammina quando il convoglio arriva a Spagna i freni si piantano un’altra volta, sollevano un denso fumo acre e scatta l’allarme antincendio. Tutti fuori, stazione chiusa per quasi un’oretta. Per la cronaca, le denunce degli utenti sulla rete testimoniano del fumo anche a Lepanto dove, però, l’antincendio non è scattato. Né è scattato in nessuna delle fermate successive creando, ovviamente, il dubbio sulla sensibilità dei sensori: troppo a Spagna o poco nelle altre?
Capitolo stazione di Valle Aurelia: “scale mobili rotte, ascensori fermi da mesi e oggi (ieri, ndr) scende acqua dalle plafoniere direttamente sulla banchina di acceso ai treni. È proprio il caso di dire che l’amministrazione 5stelle fa acqua da tutte le parti”, denuncia Daniele Giannini, consigliere regionale della Lega. Gli fa eco Angelo Belli, coordinatore Lega nel Municipio XIII: “Sono passati solo 15 giorni dal termine dei lavori di manutenzione e di collaudo di questa fermata, gli ascensori sono ancora tutti rotti da luglio scorso e una scala mobile non funziona. Dopo la chiusura della fermata Baldo degli Ubaldi, che sta creando notevoli disagi, ci aspettavamo una manutenzione seria, non approssimativa”.
Il sito aziendale ieri riportava un “90%” di impianti funzionanti, fra ascensori, montascale e scale mobili. Poi, però, spulciando meglio viene fuori che 12 stazioni della linea A su 27, il 45%, lamenta qualche problema agli impianti, una le scale mobili, una gli ascensori o i montascale, qualcuna con più di un sistema fuori servizio. Anche sulla B sono 12 su 26 (46%) le stazioni con problemi agli impianti. Un filino meglio sulla linea C: 6 stazioni su 22 (27%) con qualche disservizio.
Capitolo Manzoni: negli ultimi giorni la stazione chiude con una certa frequenza. Prima il 20 agosto, poi il 23 settembre, di nuovo il 19 ottobre poi si ferma il 4, l’8, il 10 e l’11 novembre. Stando ad Atac la colpa è del maltempo: quando piove si allaga un locale tecnico di servizio da cui poi l’acqua cola sotto, invadendo le fosse delle scale mobili. Ovviamente, più è intenso il fenomeno meteorologico più la chiusura è lunga. Praticamente, i tecnici Atac, nonostante l’apposizione di paratie, finiscono per dover asciugare le scale mobili e, come accaduto il 4 novembre, anche ripristinare i servizi elettrici nella stazione. 
Da ultimo, per non farsi mancar nulla, ieri all’alba una vettura del 2013 in servizio sulla linea notturna N8 ha preso fuoco. Il bus, che era vuoto e in rientro al deposito, è andato completamente distrutto. Il conto aggiornato dei flambus del 2019 recita 26 vetture in fiamme di cui 13 distrutte.


domenica 3 novembre 2019

TOR PIGNATTARA, UN BOATO POI FUMO INTORNO AL BUS


Ore 14:00 di sabato pomeriggio, angolo fra via degli Angeli e via di Tor Pignattara, “periferia” di Roma, come l’ha superficialmente definita giusto pochi giorni fa il sindaco di Roma, Virginia Raggi: una vettura Atac, di quelle snodabili in servizio sulla linea 409, si ferma avvolta da un fumo bianco. Secondo i nostri lettori che ci hanno segnalato l’accaduto, poco prima che si alzasse il fumo, si è sentito un boato. Bus flambé, l’ennesimo? Secondo Atac si è trattato solamente del malfunzionamento dell’estintore: forse a causa di un surriscaldamento, le microcariche che regolano la fuoriuscita della polvere ignifuga, sono scattate. Sarebbe questo il boato avvertito dai cittadini. E il fumo bianco che si vede nelle foto sarebbe solo la polvere antifuoco.
L’affidabilità nelle smentite e nelle precisazioni da parte di Atac è inversamente proporzionale alla quantità di volte in cui vetture bruciate completamente sono state etichettate come “principio di incendio” nei comunicati dell’Azienda di via Prenestina.
Gli ultimi casi di bus flambé si erano registrati a fine settembre, quindi poco più di un mese fa, a torre Gaia e alla Bufalotta. Nel primo caso, a Torre Gaia, un autobus Atac in servizio sulla linea 20 era stato completamente distrutto dalle fiamme divampate mentre la vettura era ferma in attesa di riparazione. Era il 25 settembre. Il giorno precedente, alla Bufalotta, invece un altro principio di incendio su un bus sulla linea 351. Qualche settimana prima, fine agosto, altro incendio, questa volta sulla cassia, ad una vettura in servizio sulla linea 301. Nell’ultimo triennio sono circa 100 gli autobus che sono andati a fuoco a Roma. Ovviamente, il caso più famoso è quello del bus esploso a via del Tritone e che solo per una serie di fortunate circostanze non ha provocato feriti gravi. Del centinaio di autobus che hanno "incontrato" le fiamme, non tutti ovviamente sono andati completamente bruciati, anzi la maggior parte poi è stata recuperata. In molti casi si è trattato di principi di incendio, rapidamente domati dagli autisti con l’ausilio anche dei sistemi di auto spegnimento.
Tuttavia, la moria di autobus dovuta a incendi e a rotture nell’ultimo triennio si è rivelata così consistente che anche l’arrivo, non ancora del tutto completato, dei 227 nuovi autobus prodotti in Turchia, non appare in grado di consentire il recupero di questo svantaggio. A dimostrazione, i dati sul servizio reso da Atac a settembre: il divario fra quanto programmato da contratto di servizio e quanto effettivamente percorso in termini di chilometri, per gli autobus, è superiore all’11%. Numeri drammatici che testimoniano la sempre minore possibilità di raggiungere gli obiettivi previsti dal concordato preventivo.

sabato 23 febbraio 2019

RAGGI "RESUSCITA" ATAC CON 38 BUS A NOLEGGIO


Sono trentotto e saranno bianchi: sono i primi bus che il Campidoglio a 5Stelle ha noleggiato. A queste 38 vetture che sono nuove e che sono state prese dalla Cialone, si aggiungeranno altri 70 veicoli, però già vecchietti di 8 anni di età, noleggiati in Israele
In totale, quindi, quando arriveranno i 70 (marzo/aprile), saranno 108 vetture in più a circolare per le strade romane, per 12 mesi con possibile proroga di altri 6
Inutile sottolineare il noleggio sia visto dai 5Stelle come la rinascita di Atac e dal Pd come l’ennesima certificazione del fallimento dei grillini. 
Un fallimento sancito anche dal Tar che ha annullato la gara per la messa a bando del servizio di trasporto pubblico di periferia, quello oggi svolto da Roma Tpl e che il Campidoglio a trazione grillina sta tentando di mettere a bando senza riuscirci andando di proroga in proroga. Le motivazioni della decisione del tribunale amministrativo saranno rese note all’emanazione della sentenza ma, intanto, la gara è ferma e torna indietro.
Fonte: Relazione dei Commissari Giudiziali (prof. avv. Giorgio Lener, prof. dott. Giuseppe Sancetta, avv. Luca Gratteri) alla sezione fallimentare del Tribunale ordinario di Roma per il Concordato preventivo Atac, pag. 592.
Nel frattempo, l’Amministrazione - che con le gare d’appalto, mantra pentastellato, non pare avere un gran feeling - prova il rilancio con questo provvedimento tampone. Diciotto mesi massimi di noleggio, 38 vetture nuove e 70 usate non paiono neanche lontanamente sufficienti ad arginare il crollo del servizio offerto da Atac, oramai stabilmente vicino al 72% del contratto di servizioAlla fine, le 38 nuove (20 da 8 metri e 18 da 12 metri) costeranno fra 50mila e 80mila euro annui di noleggio, mentre le 70, tutte 12 metri, costeranno 60mila euro a bus. Totale dello scherzo: 6milioni e 640mila euro per 1 anno o poco meno di 10milioni se fossero 18 mesiAnche perché dall’insediamento dell’attuale Amministrazione sono già andati a fuoco e completamente distrutti 35 bus mentre quelli danneggiati sono già 98, il che, quindi, porta il totale delle vetture uscite dal servizio ad aver ampiamente superato il centinaio. Insomma, nella migliore delle ipotesi, queste 108 vetture aggiuntive - al netto dei costi di noleggio - potranno a mala pena compensare, per un anno, al massimo uno e mezzo, il numero degli autobus persi da quando la Raggi è sindaco. Numeri impietosi che, al di là della propaganda, non appaiono essere sinonimo di rilancio dell’azienda, al massimo di un galleggiamento. 

Calcolo aggiornato delle sole vetture Atac/Roma TPL completamente distrutte da incendi



venerdì 4 gennaio 2019

ATAC, PRIMO BUS FLAMBEÉ DEL 2019


Sei di mattina e arriva il primo bus Atac flambé dell’anno. Succede alla vettura numero 4268, in servizio sulla linea 16. Si tratta di un CityClass Cursor Iveco a metano, entrato in servizio nel 2006. Nell’incendio che ha totalmente carbonizzato il bus sono rimaste coinvolte anche altre 6 vetture private. Inquietante il primo annuncio di Atac che su twitter parla di “guasto a vettura” riferendosi solo al “servizio limitato” quasi che si trattasse di un normale disservizio. Uno scivolone, poi, corretto nel comunicato ufficiale diffuso in un secondo momento dall’Azienda in cui viene spiegato che “per ragioni da accertare, si è sviluppato un incendio su una vettura della linea 16 in arrivo al capolinea di via Costamagna. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco. Nessun problema per le persone. Atac ha avviato un indagine interna”.
Prosegue, quindi, il problema dei bus a fuoco che, nel 2017, aveva fatto registrare 22 vetture incenerite e, nel 2018, ben 25, cui sommare, però, anche gli incendi che hanno solo danneggiato parzialmente gli autobus. Una questione legata al pessimo stato di manutenzione delle strade che sollecita oltremodo le parti del motore e all’età dei mezzi: a questo proposito, basta ricordare come i 350 CityClass Cursor oggi in servizio nella flotta Atac (stesso tipo di quello andato a fuoco ieri) raggiungeranno l’età di 18/19 anni a vettura il prossimo anno. Stesso numero di compleanni raggiunti nel 2020 anche da una quindicina di vetture corte e dai 116 Mercedes Citaro Interurbani tuttora in circolazione, ancora però considerati affidabili. Almeno 370 vetture, quindi, che già oggi dovrebbero essere in pensione: l’età media degli autobus italiani è di 11 anni e qualche mese, mentre, secondo una ricerca di CNR e Censis del maggio scorso, in Germania gli autobus hanno mediamente poco più di 6 anni e mezzo; 7,6 nel Regno Unito e 7,8 in Francia, per una media europea che si attesta intorno ai 7 anni.
A queste 370 vetture la cui sostituzione non è più rinviabile, dovrà necessariamente aggiungersi anche quella dei 330 Mercedes Citaro che, nel 2022, raggiungeranno un’età media oscillante fra i 17 e i 21 anni.
Tutto questo fa apparire come un pallido tampone l’arrivo annunciato dal Campidoglio per la metà di quest’anno dei 227 bus ordinati tramite piattaforma Consip direttamente dal Comune (non da Atac) ma la cui costruzione non è ancora neanche iniziata. 
Non a caso, i report mensili che Atac diffonde sullo stato del servizio prestato alla città sono da mesi al di sotto del’80% rispetto a quanto stabilito nel contratto di servizio in vigore: in pratica, su 20 corse a stento se ne raggiungono 16 quando lo standard accettabile sarebbe, da contratto, di 19. Dato che, per inciso, corrisponde drammaticamente ai 300 guasti giornalieri segnalati sui bus, con solo una cinquantina di vetture di rimpiazzo. Insomma, oggi il servizio reso da Atac è drammatico. Se il Comune non interverrà rapidamente con l’acquisto di minimo 700 (meglio 850) nuove vetture di qui a 4 anni, il servizio rischia il collasso finale

venerdì 11 maggio 2018

I "NOSTRI" BUS BRUCIAVANO PURE A LONDRA


Roma non è l’unica a lamentare autobus flambé nel menu del trasporto pubblico locale. Anche Londra ha lo stesso problema. O, meglio, lo ha avuto. E lo ha avuto sempre con gli autobus Mercedes Citaro, stesso tipo di quello andato a fuoco a via del Tritone due giorni fa. 
Succedeva all’indomani della fornitura dei Citaro. Anno di grazia, 2004
Il 24 marzo l’Atac londinese, la Trasport for London, annuncia l’immediato ritiro di tutti i 150 veicoli, 20 da 12 metri e 130 da 18 metri, da poco acquistati a 200mila sterline a vettura e messi su strada.
Un primo incendio  dopo che, in pochi giorni, ben tre incendi si erano susseguiti - il primo a Edgware Road, il secondo a Camberwell - l’ultimo dei quali, sabato 20 marzo 2004, era andato a fuoco a Park Lane, nel pieno centro di Londra con l’autista che mette in salvo i passeggeri, prova a spegnere, senza successo, il rogo che lascia solo una carcassa distrutta. 
Insomma, lo stesso film visto sugli schermi romani due giorni fa. 
All’epoca la linea era la 436 - secondo quanto riportano gli archivi del The Guardian e della Bbc - che va dalla stazione di Paddington, Londra centro, a Lewisham, periferia sud-est. E, ovviamente, anche all’epoca ci furono polemiche in Consiglio con l’opposizione conservatrice all’allora sindaco di sinistra, Ken Livingstone, che tuonava contro le “ticchettanti bombe a orologeria” o, soprannominando questi bus, “le carriole infuocate di Ken”.
Quando si dice che tutto il mondo è paese.
L’Atac londinese si risolse a ridurre il servizio per una settimana su alcune linee dove prestavano servizio i Citaro, facendoli controllare e revisionare, per poi rimetterli in strada. 
Hans Smits, allora alla guida della filiale inglese Evobus (la società Mercedes che produce gli autobus), disse: “Sulla base dei risultati dell'indagine tecnica, Evobus ha deciso che sono necessarie alcune modifiche a tutti gli autobus Citaro a Londra. Al fine di non correre alcun rischio, questi veicoli sono stati messi fuori servizio fino a quando queste modifiche sono state completate. Dopo la revisione, questi veicoli potranno essere utilizzati senza restrizioni”.
«Passano gli anni e i bus a Roma continuano a incendiarsi. Sarebbe importante sapere quante indagini siano state avviate all’interno dell’azienda dei trasporti, con quali esiti e soprattutto con quali atti conseguenti. Perché quello che sta accadendo non è accettabile, è troppo anche per una città, come la nostra, assuefatta al degrado. Eppure basterebbe prendere esempio dalle altre capitali europee e da chi ha fatto dei mezzi pubblici un motivo di orgoglio nazionale. E non di vergogna, come accade a Roma», afferma Antonello Palmieri, presidente dell’Associazione Romanuova che è andata a scovare gli articoli londinesi. 
Dall’indagine londinese emerse che la causa dei ripetuti incendi era un tubo flessibile interno al motore. All’epoca, anche altri Comuni britannici che avevano in dotazione i Citaro decisero di ritirarli temporaneamente e sottoporli a verifica: Coventry, Birmingham, Manchester, Oxford e Berkshire. Dopo di che, prima di essere reinseriti su strada, tutte le vetture vennero dotate di un nuovo sistema anti incendio.
A Roma, ancora oggi, il 29% della flotta di Atac è composto da veicoli Mercedes Citaro da 12 metri: 220 con allestimento urbano (3 porte), 200 suburbano (2 porte) e 120 extraurbano (2 porte ma un maggior numero di posti a sedere). Gli ultimi arrivi di vetture nuove sono stati i 337 Citelis di Alemanno e i 150 Urbanway di Marino. In attesa dei 600 nuovi veicoli promessi dalla Raggi, di fatto il 73% della flotta risale a Veltroni sindaco.