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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Amministrazione Marino. Mostra tutti i post
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domenica 23 febbraio 2020

TIBURTINA CANTIERE INFINITO (fotogallery)




Cinque operai e due ruspe. Tutto qui. Questi i lavori sulla via Tiburtina, quelli per il cantiere del raddoppio della consolare, approvati nel 2004, primo mandato Veltroni e avviati nel 2008, Alemanno sindaco.
Un cantiere tanto veloce che l’erba ricresce sugli scarti e i rifiuti accumulati ai lati della strada. Un’opera così tanto lavorata che la rete arancione, quella un po’ stile pollaio, in moltissimi punti ha cambiato colore perdendo quella simpatica tonalità evidenziatore per spegnersi in un mesto marroncino. E, in altri, la rete è oramai bianca traslucida. 
Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e l’assessore ai Lavori pubblici, Linda Meleo, hanno sottolineato, in un po’ di tweet, come, da un paio di tombini puliti, siano emerse una scheda telefonica del 1997 e una lattina di Coca-Cola che era in vendita nell’anno 2000. Ma che le reti di protezione di un cantiere scoloriscano da arancione a marrone e poi a bianco o che l’erba ricresca sopra l’immondizia da cantiere, non un cenno.
Insieme alla Metro C è uno dei grandi cantieri da più a lungo aperti a Roma: ce ne sono altre, ovviamente, di opere che non vedono mai la luce, ma in genere si tratta di opere più piccole come i parcheggi interrati. 
Il raddoppio della Tiburtina doveva servire a completare lo sviluppo della “Tiburtina Valley” pomposissimo nome col quale era stato ribattezzato l’asse industriale della Tiburtina. Dalla nuova stazione dell’Alta Velocità fino a Settecamini, la Tiburtina doveva consolidarsi come una delle grandi aree di sviluppo della città. Più che mai necessario, quindi, il raddoppio della Consolare ma dalla iniziale stima di 36 mesi di lavori, siamo a un cantiere aperto da quasi 12 anni, già quattro volte la stima iniziale.
E certo, con cinque operai e due ruspe non sembra certo che i cantieri potranno terminare in tempi brevissimi.
Prima un tempo infinito per realizzare il nuovo collettore fognario con l’obiettivo di evitare i canonici allagamenti della Tiburtina all’altezza di Pietralata; poi una serie di rinvenimenti archeologici, alcuni dei quali di grande rilievo come tratti dell’antica Tiburtina di epoca romana. Ancora: problemi con le società subappaltatrici del contratto con una lunga serie di ritardi nel pagamento degli stipendi. Insomma, il cantiere per il raddoppio della Tiburtina non si è fatto mancare nulla. 
Dall’arrivo della Raggi in Campidoglio il cantiere, dopo essersi fermato sotto Alemanno causa archeologia ed essere rimasto silenziosamente fermo sotto Ignazio Marino, è ripartito, ora affiancato da quello per l’abbattimento dei 500 metri della Tangenziale Est e domani da quello del tram dal Verano alla Stazione Tiburtina. Con estrema lentezza, a marzo 2019 almeno il tratto iniziale di un po’ più di un chilometro e mezzo, dalla Stazione a via Fiorentini è stato completato. Certo, la doppia fila regna sovrana a tutte le ore ma almeno il traffico non è dovuto ai cantieri. Dall’incrocio con via Fiorentini fino a Ponte Mammolo cantieri non ce ne sono e il caos è garantito dalla conformazione stessa della Consolare, una corsia, poi due, poi una, semafori. Dopo Ponte Mammolo il traffico è la costante: i cinque operai e le due ruspe stanno operando proprio davanti la stazione metro Rebibbia ma, a parte questa laboriosa oasi, da Ponte Mammolo a Raccordo c’è solo il deserto. Il rudere della vecchia fabbrica di Penicillina sorveglia dall’alto i zigzag dei jersey di cemento che delimitano le corsie; disegnano i salti da una parte all’altra; proteggono, si fa per dire, i parcheggi ricavati alla buona, delimitati dalle reti un tempo arancioni e punteggiati da rifiuti coperti d’erba.












lunedì 5 agosto 2019

METRO C: SOLO IL MINISTTO PUÒ SVEGLIARE LE TALPE


Le due “talpe” che stanno scavando i tunnel della metro C sono arrivate entrambe ai Fori Imperiali, cioè alla futura stazione di scambio fra la C e la linea B di fronte al Colosseo. 
E si sono fermate. Dovranno arrivare a piazza Venezia e poi fermarsi in attesa che il Campidoglio decida davvero (con atti formali) cosa fare e quale percorso seguire: la revisione progettuale sempre annunciata ancora non è partita e, quindi, i tempi si allungano. 
E fra le prime carte sul tavolo del neoministro perle Infrastrutture, la Pd Paola De Micheli, ci sarà la Metro C. Perché fino a che il Ministero non firmerà il via libera al raggiungimento di Piazza Venezia, le talpe rimarranno ferme, nel limbo, sotto i Fori Imperiali. 
Con conseguenze importanti perché lo stop a Fori Imperiali, a cascata, ha effetti di blocco dei lavori anche indietro: a Amba Aradam Ipponio - la stazione con la Casa del Comandante e la Caserma dei legionari - è collocata la base di alimentazione delle talpe. Se le talpe si fermano, si ferma anche la base. Il risultato di questo capolavoro di ritardi, saranno nuovi ritardi anche per Amba Aradam Ipponio. 
Una colpa che l’Amministrazione Raggi condivide appieno e quasi in parti uguali con l’Amministrazione di Ignazio Marino: è dal 2013 che il Campidoglio era consapevole del problema su Piazza Venezia e la decisione di variare il progetto scavi e portare le talpe fino a piazza Venezia (pronte a proseguire quando sarà scelta la direzione successiva) è stata presa solo a inizio luglio 2019. In pratica, l’Amministrazione Raggi, persa nelle diatribe interne sulle grandi opere, si è fermata per un triennio anche solo per prendere una decisione banale come quella di spingere le talpe appena oltre piazza Venezia, pronte, appunto, a riprendere gli scavi se e quando la revisione del progetto per la tratta Venezia-Clodio sarà avviata e portata a termine. Per Marino invece la colpa si limita “solo”a due anni e mezzo di mancanza di decisioni. 
Ora, complice la crisi di Governo e il cambio alla guida del Ministero delle Infrastrutture, passato dalle mani del grillino Danilo Toninelli a quelle della De Micheli, da luglio a oggi nulla è stato fatto. La procedura prevede che sia il MIT ad approvare questa variante del progetto originario e, quindi ad autorizzare le talpe a spingersi fino a dopo piazza Venezia. 
Ogni settimana di ritardo, quindi, a questa autorizzazione corrisponderà a un allungamento dei tempi della C. Anche perché se Amba Aradam Ipponio è, di fatto, già bloccata a breve si dovranno fermare anche le opere nel pozzo sotto Villa Celimontana e, a seguire, nella stessa stazione Colosseo/Fori Imperiali. La ragione è semplice: le talpe scavano le gallerie che, poi, vengono allargate. E questa operazione non si può fare fino a che le talpe non si sposteranno. Al momento, a Fori Imperiali si sta realizzando il corridoio che collegherà la stazione Colosseo della Linea B con la futura stazione Fori della C: un’operazione che comporterà alcuni interventi invasivi (basta osservare che sono state installate delle reti di protezione sovrastanti le banchine della B) tanto che in queste settimane la B vedrà le sue corse limitate. 
La possibile previsione dei ritardi è di almeno un semestre sulla tabella di marcia: i 190 metri aggiuntivi che, rispetto al progetto originario, le talpe dovranno scavare dopo piazza Venezia, richiedono, dopo la decisione del Campidoglio, le approvazioni del Genio Civile, poi del Ministero delle Infrastrutture e del Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) e, infine la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Per completare questo iter, difficilmente si potrà scendere sotto i 6 mesi di tempo: se il calendario ottimistico pensava per il 2024 di aprire Amba Aradam-Ipponio e Fori Imperiali è probabile che queste scadenze vadano riviste. 


sabato 13 luglio 2019

AL VIA L'ABBATTIMENTO DI PARTE DELLA TANGENZIALE EST


Formalmente partiti i lavori per abbattere una parte della Tangenziale Est, quella, per intendersi, sopraelevata e prospiciente la Stazione Tiburtina
A finire in polvere saranno un totale di 460 metri per un costo di 9,9 milioni di euro che l’Amministrazione Raggi ha investito nell’assestamento di bilancio del 2017
La storia parte molto da lontano con l’Accordo di Programma sottoscritto dall’Amministrazione Veltroni che includeva la nuova Stazione Tiburtina con tutti i parcheggi annessi, la nuova galleria della Tangenziale che passa alle spalle della Stazione stessa, il grande collettore fognario di Tiburtina/Pietralata per evitare gli abituali allagamenti a ogni pioggia e, infine, l’abbattimento di questa parte di Tangenziale sopraelevata.
Se gli altri punti, piano piano, erano stati realizzati - Stazione Tiburtina Alta Velocità nel 2011 e galleria nuova Tangenziale nel 2012 da Alemanno sindaco; nuovo collettore fognario con la nuova viabilità della Tiburtina dal sindaco Raggi - era rimasta fuori la sopraelevata.
Non solo per i soldi. Quanto perché non si sapeva cosa farne. Abbatterla sì, ma dopo? Di annunci su questo abbattimento ne erano stati fatti a iosa: Marino sindaco nel settembre 2014, poi questa Amministrazione nel 2017, a metà 2018 e, finalmente si dovrebbe partire. 
Dopo la gara d’appalto, il costo per l’abbattimento di questo quasi mezzo chilometro di strada con i suoi piloni e le rampe è sceso con un ribasso del 23% circa da 9,9 milioni a 7,6 reali. Tempo stimato per il completamento della demolizione: 450 giorni, vale a dire che il cantiere dovrebbe chiudere per ottobre del prossimo anno.
Nello specifico, il progetto realizzato da Risorse per Roma e dal Dipartimento Lavori pubblici del Campidoglio, prevede la demolizione della sopraelevata nel piazzale ovest con realizzazione di una nuova rete fognaria, poi la rettifica di via Tiburtina con la ristrutturazione di fronte al Verano con sistemazioni stradali anche in via della Lega Lombarda. Ancora: tutta la viabilità davanti la stazione, il rifacimento della stazione dei pullman, la creazione di parcheggi interrati per il quartiere e parcheggi di scambio per i viaggiatori. Rimarranno in piedi le rampe di collegamento tra la Tiburtina in direzione centro e la Tangenziale in direzione San Giovanni; quella di connessione fra via della Lega Lombarda e via Tiburtina compresa la rampetta che consente a chi viene da Stazione Tiburtina di dirigersi verso il Raccordo. Le altre rampe, saranno demolite.   




mercoledì 26 giugno 2019

METRO C, LA PRIMA TALPA A COLOSSEO


Colosseo-Fori Imperiali: la prima delle due talpe che sta scavando la linea C della metro è a pochi metri dalla futura intersezione fra la “linea verde” e la metro B, di fronte all’Anfiteatro Flavio. 
Metro C, infatti, ha reso noto l’ultimo aggiornamento sulla posizione delle talpe: la prima è praticamente arrivata a Colosseo, la seconda ha superato il pozzo di Villa Celimontana.
Manca poco, quindi, e le due talpe finiranno per essere sepolte lì, sotto via dei Fori Imperiali. L’inerzia più totale del Comune di Roma - versioni Alemanno, Marino e Raggi - sta per determinare l’interramento delle due talpe: nel 2010, Giunta Alemanno, Roma Metropolitane ordina al consorzio costruttore, Metro C, di sospendere le attività di progettazione della tratta T2, quella che va da piazza Venezia a piazzale Clodio passando sotto Corso Vittorio Emanuele prima e a Ottaviano San Pietro poi. 
Sospensione in attesa di “superiori decisioni dell’Amministrazione comunale” che, però, non sono mai arrivate. Con Marino una fetta del Pd voleva deviare il percorso direttamente verso Flaminio. Poi con i 5Stelle, Paolo Berdini arrivò a teorizzare il capolinea a Corviale. Poi lo stop a Colosseo. Poi, finalmente il rinsavimento del Campidoglio e il via libera alla prosecuzione ma, al di là di una richiesta di revisione del progetto per il “dopo piazza Venezia”, nulla è stato fatto. 
E così, di inerzia in inerzia, di centralità delle piste ciclabili e di altri marginalia simili, il Campidoglio sta condannando le talpe a rimanere a disposizione per gli archeologi del futuro: tecnicamente non è possibile realizzare un manufatto di fine tratta da cui estrarre le due talpe che, quindi, superata la stazione Colosseo/Fori Imperiali verranno parzialmente abbandonate nel sottosuolo visto che la stazione Venezia sarà scavata senza di esse. E, in futuro, recuperarle - a tanto ai calcoli degli ingegneri di MetroXRoma - costerebbe un’ottantina di milioni di euro da aggiungere ai costi “ordinari” della costruzione della linea che non sono esattamente a buon mercato.
Nel frattempo, inesorabilmente, le talpe vanno avanti e, con esse, avanzano anche tutti i lavori: a partire dalle opere di consolidamento della Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio sotto cui passa la C. Nonostante la grande profondità del tracciato della linea rispetto alla Basilica, sono stati eseguiti interventi di consolidamento delle varie strutture murarie, delle travi di legno e il restauro di affreschi e mosaici. 
Intanto, a Colosseo sono già stati completate alcune opere sui solai con la rimozione di vecchi pozzi, sono stati montati i pilastri in acciaio che sosterranno il solaio della stazione e, soprattutto, sono terminate le opere di consolidamento dei terreni fondamentali per salvaguardare la stazione della linea B.
In corso, invece, delicatissimi interventi di tipo archeologico con la rimozione controllata di alcune strutture risalenti all’epoca dell’imperatore Nerone con il recupero di alcuni soffitti che sono stati rinvenuti. Insieme a questi, si stanno completando le demolizioni di alcuni muri degli atri delle stazioni. Infine, a brece inizieranno i lavori di scavo del cunicolo di collegamento fra la futura stazione della C e l’attuale stazione della linea B.

sabato 2 febbraio 2019

DA APRILE STOP AD AUTO E MOTO NEL TRIDENTINO


Sul finire del 2014 ci provò Ignazio Marino, ora è il turno di Virginia Raggi: dal 1 aprile “inizierà la fase di pre-esercizio per rilevare l'accesso degli autoveicoli, ciclomotori e motoveicoli non autorizzati ai varchi elettronici della zona a traffico limitato del Tridente Ztl A1”. 
Parliamo dell’area più interna e di pregio del centro storico di Roma, quella del cosiddetto “Tridente Medìceo”, vale a dire quella porzione delimitata da via di Ripetta e l’attuale via del Babuino con in mezzo via del Corso. Nomi moderne per strade antiche: via di Ripetta era via Leonina, dal nome di papa Leone X; via del Babuino era via Clementina, dal nome di papa Cemente VII. Due papi della famiglia De’ Medici: il primo, Leone X, al secolo Giovanni, era il quarto figlio di Lorenzo il Magnifico e regnò fra il 1513 e il 1521. Il secondo, Giulio, era il figlio illegittimo di Giuliano, fratello di Lorenzo il Magnifico, e fu pontefice fra il 1523 e il 1534. 
Elaborazione grafica su dati Roma Capitale

Nel tridente che prende il nome della famiglia fiorentina, potranno accedere solo i veicoli a 2 o 4 ruote che hanno il permesso ZTL A1, specifico per l’area centralissima. 
Nel primo mese (1 aprile-1 maggio) “ogni ingresso della Ztl A1 sarà presidiato da pattuglie della Polizia locale di Roma Capitale. Al termine di questa prima fase, il sistema di controllo per il rilevamento automatico degli accessi alla Ztl A1 Tridente entrerà in effettivo esercizio, consentendo il pieno rispetto della disciplina già prevista e il sanzionamento degli autoveicoli, motoveicoli e ciclomotori non autorizzati all'ingresso nell’area". 
Nel 2014, quasi nello stesso periodo della decisione di pedonalizzare via dei Fori Imperiali, Marino fece partire questa restrizione alla circolazione. All’epoca furono molte le polemiche, soprattutto perché per la prima volta alle due ruote veniva interdetto l’accesso alle aree del centro e per il compito assegnato ai Vigili di rimanere in presidio statico ai varchi almeno fino all’accensione delle telecamere. Da inizio 2018, però, le telecamere erano spente: era necessaria un’autorizzazione specifica con certificazione da parte del Ministero delle Infrastrutture per consentire le multe da remoto anche ai motorini e non solo alle autovetture. 
A fine dicembre, il Ministero “ha autorizzato la sostituzione della tecnologia installata che permette di rilevare e sanzionare i motoveicoli e ciclomotori non autorizzati” per cui, nelle prossime settimane sarà adeguata anche la segnaletica e, a partire dal 1 aprile torneranno attivi i varchi che resteranno accesi “dal lunedì al venerdì (esclusi i festivi) dalle 6.30 alle 19 e il sabato (esclusi i festivi) dalle 10 alle 19”, come spiega la nota del Campidoglio.
Per l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo, l’accensione delle telecamere “consentirà un controllo ancora più stringente del Tridente e il pieno rispetto della norma già in vigore, da anni, a tutela di una delle aree di maggior pregio della nostra città. Per un'informazione più accurata alla cittadinanza è stata predisposta una campagna di comunicazione a cura di Roma Servizi per la Mobilità”.

mercoledì 9 gennaio 2019

RIFIUTI, LA DISCARICA DI ROMA SARÀ A CERVETERI


La futura discarica di Roma potrebbe essere, quasi certamente, a Cerveteri. Mentre altre strutture per il trattamento dei rifiuti potrebbero essere realizzate nei Municipi XI, XIII e XIV di Roma e nell’area tiburtina verso Guidonia
Questo è quanto trapela dalla riunione di ieri sera della cabina di regia sul problema rifiuti che si è tenuta al Ministero dell’Ambiente e cui hanno preso parte Regione, Città Metropolitana e Campidoglio
Nella riunione, la Città Metropolitana ha consegnato due nuove mappe aggiornate, una per le discariche e una per tutti gli altri impianti. Per ogni mappa sono stati indicati quattro diversi livelli di tutela: si parte dalle aree cosiddette bianche, prive cioè di vincoli. Poi, a salire nella scala dei vincoli, ci sono quelle con “attenzione progettuale” dove, con appositi accorgimenti tecnici sarà possibile realizzare impianti, quindi le aree a vincolo parziale e, infine, quelle a vincolo totale
Secondo le prime informazioni, una sola area, Cerveteri appunto, è stata indicata come “bianca” per le discariche. Mentre i tre Municipi capitolini e l’area di Guidonia rientrerebbero nel novero delle aree con “attenzione progettuale”.
L’approvazione di questa nuova mappatura non verrà sottoposta alla votazione del Consiglio della  Città Metropolitana.
In una nota diffusa dalla Pisana, si legge che “La Regione ha accolto positivamente questo nuovo atto e in questi giorni verificherà la congruità dei documenti forniti. Contestualmente verrà richiesto al Comune di Roma la conferma o l'eventuale aggiornamento del piano industriale dell'Ama, compreso il fabbisogno impiantistico previsto, anche alla luce della chiusura del Tmb Salario. Acquisiti questi atti e verificata la loro sostenibilità, nelle prossime settimane la Regione procederà all'approvazione in giunta del nuovo Piano Rifiuti".
Si va, dunque, verso la chiusura del Piano regionale dei Rifiuti regionale, fermo al 2012: la consegna delle nuove mappe pone fine a una lunghissima querelle fra Regione e Comune, iniziata già nella prima Legislatura Zingaretti quando sindaco di Roma era Ignazio Marino, e proseguita poi durante questa prima metà del mandato di Virginia Raggi in Campidoglio. Dopo l’indicazione di queste aree, spiegano dal Comune, spetterà alla Regione Lazio indicare esattamente cosa costruire. Secondo questa impostazione di Palazzo Senatorio, non è detto che Roma si doti effettivamente di una discarica a Cerveteri o di altri impianti sul territorio capitolino o di altri comuni ma sarà la Pisana, poi, a decidere effettivamente se e cosa realizzare. 
Intanto, la questione rifiuti continua ad animare il dibattito politico: “Il sindaco Raggi manda un dossier in procura contro gli assenteisti di Ama, incolpa i romani che insudiciano le strade ma non si assume le proprie responsabilità. E Zingaretti ovviamente asseconda”, dice Stefano Parisi (Energie per l’Italia) candidato alla guida della Regione sconfitto da Zingaretti. “Raggi e Zingaretti - prosegue Parisi - non dicono che anche se in Ama lavorassero tutti il doppio, e la raccolta funzionasse, comunque i camion non avrebbero dove mettere i rifiuti raccolti. Non c'è solo un problema di produttività dell'azienda, di cui il sindaco di Roma non è un cliente ma il proprietario ma esiste un problema di differenziata, Tmb, termovalorizzatori, discariche, cioè di questioni mai risolte in sei anni di governo della regione da parte di Zingaretti e in quasi tre anni di giunta Raggi”.
E mentre in zona Cassia Giustiniana le mamme denunciano la presenza di topi morti vicino le scuole, a Ottavia, zona di residenza della Raggi, tornano a farsi vedere i cinghiali grufolanti fra i rifiuti e il Codacons, dopo averla annunciata, lancia una class action contro Ama e Comune.

mercoledì 31 ottobre 2018

STADIO, ORA SI PUÒ RIPARTIRE CON L'ITER


L’Inchiesta Rinascimento si chiude e si va verso il processo. L’assenza, però, di provvedimenti diretti nei confronti di Eurnova o dell’iter di approvazione del progetto della Roma di costruire il proprio futuro Stadio a Tor di Valle, a questo punto può autorizzare un (cauto) ottimismo. Cauto perché alla fine l’ultima parola non è mai davvero detta ma, prudenza di opportunità a parte, il fatto che la Procura non abbia ritenuto di domandare al Giudice per le Indagini preliminari provvedimenti diretti che investano lo Stadio conferma le prime parole pronunciate, il 13 giugno scorso - giorno dell’esplosione dell’inchiesta con gli arresti eccellenti di Luca Parnasi, patron di Eurnova e socio della Roma nel progetto, dei cinque collaboratori di Parnasi, di Luca Lanzalone, avvocato chiamato dei grillini a dirimere l’ingarbugliata situazione, e degli altri politici coinvolti nell’indagine - dal sostituto procuratore Ielo: “La Roma non è coinvolta” né lo è l’iter, la cui formazione è stata lunga e collegiale.
Che, a questo punto, potrebbe ripartire senza ulteriori intoppi. Al netto della questione dei finanziamenti per pagare il progetto il cui valore globale è non inferiore a 800 milioni di euro, la Roma (e con essa la nuova Eurnova guidata da Giovanni Naccarato) a questo punto può iniziare un lavori di pressione verso il Campidoglio per stringere i tempi.
Da una parte gli uffici capitolini stanno conducendo, su disposizione del sindaco, Virginia Raggi, un controllo approfondito su tutti gli atti preparatori al via libera dato al progetto in Conferenza di Servizi regionale, dall’altro, i funzionari del Dipartimento Urbanistica, mentre predispongono le controdeduzioni alle osservazioni alla variante urbanistica, continuano a incontrare - oramai con cadenza di 3 o 4 appuntamenti a settimana da inizio ottobre - i tecnici di Eurnova per mettere a punto il testo della Convenzione urbanistica. Variante, con osservazioni e controdeduzioni, e Convenzione che andranno al voto di adozione in Consiglio comunale, presumibilmente non prima di febbraio/marzo del prossimo anno. 
Anche perché, oramai, sarà necessario attendere anche l’esito dei lavori del Politecnico di Torino sulla viabilità del progetto dopo il taglio delle opere pubbliche di mobilità deciso dalla Raggi necessario per i 5Stelle per poter giungere al taglio delle cubature delle tre torri di Libeskind. Visto il contratto siglato fra Comune e Ateneo torinese, secretato e blindatissimo, il bollino blu non dovrebbe arrivare prima di metà gennaio (a metà dicembre dovrebbe arrivare la relazione preliminare). 
E non saranno le eventuali dimissioni del sindaco, Virginia Raggi - qualora, da condannata nel processo Marra, onorasse il regolamento dei 5Stelle rinunciando all’incarico - a poter comunque fermare l’iter. Le dimissioni del Sindaco, infatti, non inciderebbero né sull’iter di formazione della variante urbanistica né su quello della Convenzione: entrambi sono, di fatto, atti dovuti che discendono dall’esito della Conferenza di servizi regionale. Gli input politici, in questo caso, sono già stati dati, prima dalla coalizione di centrosinistra all’epoca Marino e ora dai pentastellati con la delibera Raggi di pubblico interesse. L’eventuale “nuovo Tronca” quindi potrebbe, essendo investito dei poteri tanto della Giunta quanto del Consiglio, tranquillamente approvare secondo le indicazioni degli uffici tecnici sia la variante che la convenzione urbanistica. 
Perciò, dopo la conclusione del filone principale delle indagini, è solo una questione di volontà politica.

martedì 24 luglio 2018

STADIO, PRIMO VERTICE DOPO GLI ARRESTI


Primo appuntamento in Campidoglio fra l’Amministrazione Raggi e il nuovo management di Eurnova, la società partner della Roma e promotrice del progetto Stadio di Tor di Valle già di proprtietà di Luca Parnasi, finito travolto dall’inchiesta Rinascimento della Procura di Roma.
Un incontro interlocutorio, secondo quanto trapela, in cui i proponenti - il nuovo ad di Eurnova, Giovanni Naccarato, accompagnato dal direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni - hanno ribadito al direttore generale del Comune, Franco Giampaoletti, e all’assessore al’Urbanistica, Luca Montuori, l’assenza di rilievi penali dell’indagine Rinascimento sull’iter dello Stadio. E, quindi, per questo è stata riaffermata la volontà di riprendere l’iter e realizzare l’impianto di Tor di Valle.
Dall’altro lato, però, ci si mantiene piuttosto sul generico. Intanto, il Campidoglio torna ad avere un interlocutore, la Eurnova, nel pieno delle sue funzioni visto l’avvicendamento ai vertici. Ma certezze, poche: è in atto la due diligence disposta dal sindaco, Virginia Raggi, all’indomani del terremoto giudiziario. Un controllo degli atti da parte degli uffici capitolini su tutti gli elaborati dal Comune sin dall’inizio dell’iter, nella parte finale della sindacatura Alemanno e in tutta l’èra Marino. Difficile pensare a una conclusione del check interno prima della fine dell’estate. 
Alcuni giorni fa, il sindaco, Virginia Raggi, ieri assente all’incontro, ha spiegato che, anche alla luce delle intercettazioni di Parnasi e del suo staff sul problema studi sui flussi di traffico e Ponte di Traiano, gli uffici potrebbero essere investiti anche della necessità di approfondire il tema mobilità, lasciando aperta la porta a una rielaborazione della stessa delibera di pubblico interesse qualora emergesse dagli approfondimenti l’essenzialità del Ponte di Traiano. Che la Raggi ha frettolosamente accantonato per raggiungere un nuovo equilibrio economico che consentisse il taglio delle tre torri. In realtà, le parole del Sindaco non hanno effettivamente chiarito se a Eurnova verrà richiesto o meno di implementare i primi studi sul traffico inserendo gli scenari mancanti (la costruzione di Ponte di Traiano e Ponte dei Congressi) e aumentando gli orari di simulazione (oggi due soli, mattina feriale 7.30-8.30 per testare il business park e serale infrasettimanale, 19.30-20.30, per l’ingresso a una partita in serale feriale) sia in ingresso che, soprattutto, in uscita dallo Stadio. Dal Campidoglio trapela l’ottimismo di poter riprendere l’iter da dove si era interrotto il giorno dell’arresto di Parnasi.


venerdì 29 dicembre 2017

RAGGI PREPARA L'ENNESIMO RIMPASTO


Il rimpasto di Giunta è in agenda. La data è ancora tutta da decidere. Troppe controindicazioni per gennaio, in Campidoglio si ragiona sulla possibilità di apportare nuove modifiche alla composizione della Giunta nel prossimo mese di marzo
Anche perché, a inizio gennaio arriverà l’udienza che deciderà se rinviare o meno a giudizio la Raggi
In casa pentastellata, il rinvio a giudizio viene dato per scontato ma con buone chanche di uscire indenni dal processo. 
Tuttavia, con le bordate mediatiche cui la Raggi sarà sottoposta in caso di processo, molti ritengono più prudente evitare di aggiungere pure l’ennesimo cambio di assessori. 
Anche perché il principale indiziato di uscita, Adriano Meloni titolare del Commercio, da qualche giorno è in una situazione di maggior tranquillità, visto che le polemiche delle scorse settimane per la Befana a piazza Navona si sono placate. E, quindi, non si sente più l’urgenza di procedere a una sostituzione in corsa, magari con la soluzione interna data dalla scelta del capo dipartimento di Meloni, quel Leonardo Costanzo gran tessitore della ricucitura dei rapporti con il presidente della Commissione Commercio, Andrea Coia. 
A Marzo, invece, si arriverebbe al rimpasto avendo acquisito il risultato delle elezioni. E anche, probabilmente, con l’esito finale del concordato preventivo di Atac. A oggi, come testimonia una recente uscita sui social del presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno (15 dicembre, “mai avuto l’onore di vederla in Commissione”), l’altra grande indiziata di uscita è l’assessore ai Trasporti, Linda Meleo. Che l’intero sistema del trasporto pubblico romano sia prossimo al collasso non è certo un segreto. 
E dopo quasi un biennio di governo dello stesso Assessore (una specie di record per la Giunta porta girevole) diventa difficile dar da bere l’idea che la colpa sia di Nerone. 
Ecco, quindi, che i mormorii sulla Meleo che vanno avanti da più di qualche settimana si sono fatti improvvisamente più insistenti e, se prima c’era una forma di vassallaggio politico di Enrico Stefàno, ora questo ombrello protettivo sembra essersi di molto affievolito.
Il problema è legato al regolamento interno 5Stelle che impedisce a un eletto consigliere di ricoprire il ruolo di assessore. Unica eccezione, quella di Daniele Frongia che, però, si dimise da Consigliere per andare a ricoprire il ruolo di capo di gabinetto della Raggi. Posizione che poi gli fu preclusa per ragioni procedimentali e venne “risarcito” con la nomina a vicesindaco e assessore allo Sport
Dopo la caduta in disgrazia - all’epoca, ottobre-dicembre 2016, dello scontro con Berdini sullo Stadio della Roma di Tor di Valle - in quanto elemento di spicco del cerchio magico della Raggi, a Frongia è stato tolto il ruolo di vicesindaco, compensandolo poco dopo, con l’aggiunta  della delega ai Grandi eventi. Un incarico portato a buon fine, visto l’accordo con Rcs per il Giro d’Italia e quello con Alejandro Agag per la Formula E, tanto che più di qualcuno lo vedrebbe pronto per riprendere in mano l’altro dossier di cui si era occupato all’epoca della consiliatura Marino, quello del Patrimonio comunale. Ovviamente, lasciando lo Sport. Se si sciogliesse il nodo del regolamento interno 5Stelle, a quel punto allo Sport potrebbe puntare Angelo Diario. Stefàno, unico grillino al secondo mandato a non aver avuto alcun ruolo di rilievo, potrebbe finalmente anche avere i galloni da Assessore dopo averne svolto almeno parzialmente le funzioni.