*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

*****************************************************************************************************************************************************************************************************************************************************

Visualizzazione post con etichetta Roberto Gualtieri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Roberto Gualtieri. Mostra tutti i post

domenica 19 luglio 2020

SU ROSATI MAL DI PANCIA BIPARTISAN


Per i grillini la Raggi ha un alto gradimento in città, fino al al 25%. E comunque l’eventuale modifica sul divieto di superare i duemandati può essere superata visto che i grillini già possono appoggiare candidati esterni. Tradotto: la Raggi potrebbe essere candidata con una lista civica, appoggiata dal Movimento. 





L’approdo di Antonio Rosati, Pd, alla presidenza di Eur SpA non sembra, almeno per ora, certificare la parafatura dell’alleanza sul territorio fra Dem e pentastellati auspicata a più riprese dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti. La prima scelta del Ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri, era l’ex presidente della Provincia (e ex presidente di molte altre cose), Enrico Gasbarra la cui candidatura, però, è stata bocciata con un veto intransigente dal sindaco di Roma, Virginia Raggi. Motivazione: per paradosso proprio l’eccezionale curriculum di Gasbarra i cui innumerevoli incarichi nel tempo lo pongono agli occhi dei grillini come l’esponente tipico della Prima Repubblica.  
Se da Forza Italia, Maurizio Gasparri stigmatizza la nomina come uno “scellerato inciucio” da “manuale Cencelli”, tutti e due i partiti appaiono, almeno per ora, fermi sulle rispettive posizioni: per il Pd non può esserci un’alleanza fino a che c’è Virginia Raggi. Per i grillini, non c’è storia: la Raggi sarà la candidata al bis. La convergenza sembra poter arrivare grazie alla legge elettorale che, per il Sindaco di Roma, prevede il doppio turno. Lato M5S Campidoglio la questione è che con o senza la deroga o la modifica al vincolo dei due mandati è la Raggi che sarà candidata. E di un appoggio immediato dei Dem non se ne parla visti gli attacchi quotidiani e, secondo i grillini, immotivati all’Amministrazione capitolina. Lato Pd le posizioni oscillano da quelle altrettanto intransigenti come quelle di Marco Palumbo (“ma dopo i disastri che hanno combinato ma come possiamo appoggiarli e fare un’alleanza? Anche senza la Raggi non si può”) a quelli più morbide espresse dal capogruppo, Giulio Pelonzi:Con la Raggi in campo no, non è possibile un’alleanza. Ma senza, se si trova una candidato civico in grado di essere di unione, se ne può discutere”. La quadra si potrebbe trovare al secondo turno: “al primo - spiega Pelonzi - si va da soli. Poi eventualmente si vedrà cosa fare al secondo”. Pensiero condiviso anche sulla sponda grillina: primo turno da soli, poi al secondo vediamo. In ogni modo, Rosati dovrebbe approdare all’Eur, benedetto dalla Raggi e con un accordo che passa sopra la testa di Zingaretti, deciso fra Goffredo Bettini (padre politico di Rosati) e Roberto Gualtieri, il dalemiano ministro delle Finanze.

giovedì 9 luglio 2020

METRO C SUPPPLICA CONTE: "COMMISSARIATECI"




Commissariate la Metro C e applicate il “modello Genova”. Lo chiede il Consorzio Metro C - il raggruppamento di imprese private che sta realizzando la terza linea di metropolitana romana - al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte
La richiesta è contenuta in una lettera che Metro C ha spedito a Conte, ai Ministri dei Trasporti, Paola De Micheli; dell’Economia, Roberto Gualtieri; alla Regione Lazio, al Campidoglio e a Roma Metropolitane (formalmente ancora la stazione appaltante). 
La lettera è un durissimo atto d’accuso e pur se il Comune non è mai nominato non è affatto difficile riconoscere il Campidoglio nell’”Amministrazione” e nel “Committente” iscritti nella missiva.
Paralisi operativa”, “assoluta inerzia”, “reiterati solleciti”, “gravità inaudita”, “ingiustificabili ostacoli”, “stato di paralisi in cui versa l’Amministrazione”: sono solo alcune delle espressioni che Metro C usa per descrivere un semplice fatto: da un anno le talpe sono ferme. Il cantiere è immobile e le poche lavorazioni che si stanno compiendo - con Agenzia per la Mobilità che si è affrettata a far uscire un comunicato di avanzamento del cantiere - non riguardano le talpe ma le lavorazioni di stazione a Colosseo. 
Un anno fa, il 5 luglio, Virginia Raggi twittava: “Metro C a piazza Venezia: ipotesi sempre più concreta. Inviato al MIT (Ministero delle Infrastrutture, ndr) progetto definitivo. Presto talpe in azione”. Dopo un anno le talpe, però, sono ancora ferme esattamente nello stesso punto aprendo inquietanti interrogativi sul significato temporale dell’avverbio “presto” usato dal Sindaco. 
Non è stata completata l’istruttoria di alcune varianti di fondamentale importanza per il prosieguo dei lavori”, scrive Metro C al Governo, “a distanza di circa 7 mesi dall’adozione della delibera CIPE con cui nel dicembre 2019 è stato finanziato il prolungamento delle gallerie fino a piazza Venezia e dopo circa 4 mesi dalla relativa pubblicazione, marzo 2020 l’Amministrazione non abbia ancora rimosso gli ingiustificabili ostacoli di ordine burocratico che continuano tuttora ad impedire l’approvazione del relativo progetto”. Un’inerzia che oltre a mettere gli operai in cassaintegrazione, rende “più incombente il rischio di vedere irreversibilmente danneggiate” le talpe “a causa del prolungato fermo e di non poterle più impiegare” per proseguire gli scavi “vanificando ogni sforzo compiuto per evitare” il tombamento delle stesse sotto i Fori Imperiali. Per questo, Metro C chiede al Governo di nominare un Commissario Straordinario e di applicare il decreto Semplificazione sul modello seguito per il Ponte di Genova. 
Oggi in Consiglio comunale è previsto il voto che manca a riprendere i lavori e che è atteso da mesi e, teoricamente, sul modello Genova, è proprio il Sindaco che dovrebbe essere il candidato ideale al ruolo di Commissario per bypassare i freni burocratici. Un’ipotesi tutt’altro che rassicurante. 

venerdì 3 luglio 2020

FRANCHESCHINI L'ANTI-RAGGI


Ad ogni scossone dei rapporti fra i due azionisti principali del Governo, il Pd e i 5 Stelle, e il premier, Giuseppe Conte, corrisponde, quasi con una relazione geometrica, uno scossone sulla tenuta interna dei due stessi partiti, uno sulla Regione Lazio e uno sulla corsa al Campidoglio. Tutti diabolicamente collegati come fosse un enorme domino.
Negli ultimi giorni due elementi stanno mandando in fibrillazione il sistema: Conte e il Pd si stanno allontanando sempre di più praticamente su ogni tema all’ordine del giorno, dal Mes e dal Dl Liquidità, fino alle cose più piccole. E, in Regione, continua la lotta al coltello fra i due Zingaretti boys, il vicepresidente Daniele Leodori, e l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, con il segretario del Pd stufo di questa continua serie di discussioni che stanno finendo per logorare la già raffazzonata maggioranza che tiene su la Pisana. Tanto che, secondo fonti Pd, lo stesso Zingaretti starebbe iniziando a considerare l’esperienza di governo in Regione come un qualcosa di concluso.
La sommatoria di questi due fronti - Pd e Conte e Regione maionese impazzita - potrebbe finire per avere ripercussioni molto più profonde anche sulla candidatura per Roma. Il mandato Raggi scade a giugno 2021 e, ancora oggi, la risposta di tutti i partiti, Pd per primo, è che di Roma e delle candidatura se ne parlerà dopo le Regionali di autunno che segneranno, qualunque sia il risultato, uno spartiacque.
Il risultato delle Regionali potrebbe assestare il colpo di grazia al governo Conte o comunque indebolirlo, rendendo necessario un cambio di passo e di assetti nell’esecutivo. In questo caso, per evitare le urne che potrebbero consegnare a Salvini e alla Meloni la maggioranza del Parlamento che eleggerà, nel 2022, il successore di Sergio Mattarella al Quirinale, Zingaretti potrebbe essere obbligato ad entrare direttamente nella compagine di governo.
Di conseguenza, salterebbe sia la Regione - che andrebbe al voto anticipato, forse anche insieme al Comune di Roma in un election day di fuoco - che l’assetto interno del Pd. Zingaretti, dunque, dovrebbe lasciare la guida del Lazio ma, entrando nel governo, finirebbe per divenire automaticamente il capo delegazione, fagocitando il ruolo oggi ricoperto da Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali e capo delegazione del Pd all’interno della maggioranza. 
I rapporti tra il premier Conte e Franceschini, inoltre, non sarebbero affatto idilliaci: i due hanno visioni molto discordanti su tutti i principali dossier aperti. Le discussioni a Palazzo Chigi sarebbero all’ordine del giorno.
Insieme a quelli di Roberto Gualtieri ed Enrico Letta - solo per citare i nomi di due big Dem, ai quali bisogna comunque aggiungere Paolo Gentiloni e, soprattutto, David Sassoli - il nome di Franceschini era già girato come quello di possibile candidato sindaco di Roma per la coalizione di centrosinistra. È uomo di levatura, con una solida esperienza amministrativa e di governo (l’esatto contrario della Raggi e di Marino) ma, come da lui stesso detto in conversazioni private con colleghi di partito, non è romano e, pur essendo il marito di Michela Di Biase, consigliera regionale romana e una delle «grandi potenze» del Pd capitolino, il timore è quello di finire come Ignazio Marino, un marziano troppo distante dalla mentalità del Campidoglio e della sua melassa. 
Inoltre Franceschini oggi si trova nel suo elemento: ai Beni Culturali e capo delegazione Pd è, di fatto, uno degli uomini di maggior rilievo nel panorama politico Dem.
Tuttavia, l’eventuale ingresso di Zingaretti al Governo finirebbe, appunto, per erodere la posizione di Franceschini il quale, a questo, punto, potrebbe anche essere tentato dall’avventura a Palazzo Senatorio.


martedì 2 giugno 2020

LUCHA Y SIESTA, LA REGIONE DISERTA L'ASTA. RIPARTONO LE POLEMICHE

Rischia di riaccendersi la polemica fra il Campidoglio e la Regione Lazio più quella, mai sopita, fra il centrodestra e il centrosinistra regionali. 
Il tutto, sulla pelle delle donne. 



Oggi è andata deserta la gara per la vendita dell’edificio di proprietà Atac dove ha sede l’associazione Lucha Y Siesta che ha occupato lo stabile di via Lucio Sestio per farne un centro di accoglienza e assistenza a donne vittime di violenza.
Lo stabile rientra in quelli che Atac deve vendere per ripianare i debiti e onorare il concordato preventivo con l’ovvia conseguenza dello sfratto della Casa. 
Negli scorsi mesi - per coincidenza a ridosso delle elezioni suppletive per la Camera che hanno visto trionfare l’attuale ministro dell’Economia, il Pd Roberto Gualtieri - la Regione Lazio si era pubblicamente impegnata ad partecipare alla gara per l’acquisto. Erano i giorni in cui il Pd e il centrosinistra ha provato prima a far passare uno stanziamento nella legge di bilancio a favore dell’altra Casa delle Donne, quella Internazionale alla Lungara. Poi, fallito il tentativo, ci ha riprovato con fondi regionali e con una doppia “cantonata” social: prima Zingaretti su twitter annuncia lo stanziamento, poi se lo rimangia. Il giorno dopo, stesso cliché da parte della segreteria e regionale del Pd. In entrambi i casi, colpa di qualche eccessivamente zelante social media manager. 
Fatto sta che all’epoca il centrodestra insorse contro questi stanziamenti, considerati un foraggiamento elettorale. E i 5Stelle si attaccarono frontalmente col Pd, in una riedizione dei memorabili scontri Raggi-Zingaretti sui rifiuti e lo Stadio della Roma.
Ora, il conflitto mediatico si riaccende: la Regione non presenta l’offerta per l’immobile di Lucha Y Siesta e i 5Stelle e il centrodestra attaccano entrambi la Regione.

CAMPIDOGLIO: “DIFFERENZA FRA ‘ANNUNCITE’ E POLITICA”
Esordisce l’assessore ai Servizi sociali del Campidoglio, Veronica Mammì, che parla di “differenza tra 'annuncite' e politica”. E aggiunge: “ricordo bene i rappresentanti regionali tesi nello sforzo eroico di sbracciarsi, per annunciare che avrebbe partecipato all'asta per 'salvare' l'immobile… prenderlo, con tutte le donne dentro… vincere l'asta sembrava praticamente cosa fatta… e invece, all'asta non si sono proprio presentati. In quelle stesse settimane di annunci, il Comune 'cattivo' lavorava, concretamente, per dare delle alternative abitative alle donne e ai loro bambini, prima che l'immobile fosse venduto all'asta".
Le fa eco il capogruppo grillino in Consiglio comunale, Giuliano Pacetti: “Dov’è finita la Regione Lazio? La differenza tra Regione e Comune è tutta qui: noi non prendiamo impegni che sappiamo di non poter mantenere. Noi non prendiamo in giro nessuno. Dalla Regione Lazio invece sono arrivate solo parole mentre il Comune di Roma ha messo in sicurezza le donne vittime di violenza”.

FRATELLI D’ITALIA: NUOVA PUNTATA SCONTRI RAGGI-ZINGARETTI
Da Fratelli d’Italia, vanno all’attacco il deputato Federico Mollicone, e la consigliera regionale Chiara Colosimo: “La politica degli annunci e degli scontri della coppia Zingaretti-Raggi si arricchisce di una nuova puntata. Oggi il Comune fa sapere che l'asta per l'immobile  è andata deserta e la Regione stessa non vi ha preso parte. Insomma una vicenda imbarazzante dai contorni oscuri e della quale a pagarne le conseguenze sono donne già segnate da storie di soprusi e violenze”.

L’EFFETTO SU ATAC DELLA MANCATA ASTA
C’è poi un altro risvolto: la gara deserta significa che ancora una volta Atac rimane senza uno dei pilastri del concordato preventivo. Una delle basi del Concordato è il ripianamento dei debiti attraverso la vendita del patrimonio immobiliare da cui l’azienda si aspetta di incassare almeno 92 milioni di euro.
Già nella giornata di oggi i funzionari Atac, ascoltati in Commissione Mobilità, hanno preannunciato lo slittamento almeno al 2023 del pagamento dei creditori chirografari (quelli non privilegiati, ndr) e la necessità non solo di rivedere il Contratto di Servizio con il Comune (che Atac non onora da anni nonostante la propaganda aziendale e grillina) ma anche di ridiscutere il biglietto integrato a tempo e di avere almeno 150 milioni dallo Stato per attappare la falla causata dal Covid. Pena il fallimento. 
La mancata vendita dello stabile di via Lucio Sestio è un altro macigno sulla strada della sopravvivenza di Atac.  




martedì 3 marzo 2020

SUPPLETIVE/ OCCHIO CHE RITORNA IL PD



Di voti ne ha presi poco più di 20mila, meno della metà di quanti ne ottenne Paolo Gentiloni, ma per Roberto Gualtieri, ministro dell’economia e ora anche deputato, e, soprattutto per il centro sinistra, il risultato pur scarno può sembrare un biglietto per il Campidoglio
Certo, il Collegio Roma 1, dove si è votato domenica per eleggere il successore di Gentiloni approdato a Bruxelles nel governo europeo come Commissario all’Economica, è più o meno costantemente un feudo del centrosinistra. Anche quando il centrosinistra perse il Campidoglio con Alemanno e con la Raggi, il Roma 1, che coincide quasi integralmente con il I Municipio Centro Storico, è sempre stato guidato dall’area dem (comunque la si voglia chiamare). 
E, certo, con un’affluenza ridotta come quella di domenica ferma al 17 e spicci per cento finisce sempre per privilegiare il voto organizzato, caratteristica propria del mondo di sinistra.
Resta il fatto che Gualtieri in termini percentuali ha incassato quasi 2 voti sui 3 espressi.
Non è una camminata sugli allori, sia chiaro. Lo schieramento di centro sinistra in termini assoluti perde un voto su due rispetto a quelli del 2018 ma ce n’è abbastanza per far esultare il segretario dem, Nicola Zingaretti che, domenica a tarda sera, quando il risultato non era ufficiale ma ormai acquisito twitta: “Bravo Roberto. Un’altra vittoria, con un grande scarto. L'alleanza funziona, da un po' si è tornati a vincere. Grazie a tutte e tutti coloro che ci hanno creduto e che hanno combattuto in una situazione difficile. E non finisce qui!”.
È chiaro un dato: l’area di centrosinistra cancella il ricordo del notaio, di Ignazio Marino e di Mafia Capitale. Via i fantasmi del passato: il filotto di buoni risultati elettorali nella Città Eterna è troppo lungo per poter essere derubricato a incidentale. 
I due Municipi che i 5Stelle non hanno saputo tenere - III Monte Sacro e VIII Garbatella - sono caduti come frutti maturi in grembo alla coalizione di centrosinistra. Nell’VIII senza ballottaggio, ha vinto Amedeo Ciaccheri, per altro esponente di un mondo movimentista da tempo in ombra. A Montesacro si è imposto Giovanni Caudo, già assessore all’Urbanistica nella Giunta Marino, uno di quei pochi di quella fallimentare esperienza di governo passato alle cronache per la serietà e l’impegno a gestire la cosa pubblica. Nel Municipio XI, altra perla governativa pentastellata franata miseramente fra ripicche e sgambetti da piccola politica, il polso della situazione sul territorio assegna ancora il vantaggio al candidato Pd, Gianluca Lanzi.
Analizzando i risultati delle politiche 2018 emerge come, con i 5Stelle nel pieno dell’exploit elettorale, nei nove collegi della Capitale, solo 4 andarono ai grillini (De Toma al Roma 4 Collatino; Fioramonti a Roma 5 Torre Angela; Mariani a Roma 6 Tuscolano; e Del Re a Roma 11 Primavalle), 4 al centrosinistra (Gentiloni a Roma 1; Madia a Roma 2 Monte Sacro; Prestipino a Roma 8 Ardeatino e Magi a Roma 10 Gianicolense) e uno al centrodestra (Anna Grazia Calabria a Roma 3 Castel Giubileo). Nello stesso giorno delle politiche, poi, si votò anche per le Regionali con Zingaretti e la sua coalizione che, in città, staccarono sia il centrodestra 771mila voti contro 651mila che i 5Stelle, terzi a 607mila voti per la Lombardi. 
La somma, quindi, di tutti questi dati finisce per indicare l’area di centrosinistra come quella che oggi si trova nella migliore posizione per cercare di scalare nuovamente il Campidoglio. Sempre che, governando con i 5Stelle a Palazzo Chigi, il Pd non perda il biglietto della lotteria.


domenica 1 marzo 2020

LEMMETTI AVVELENA IL VOTO


Sette candidati per un seggio. Urne aperte solo oggi, domenica, dalle 7 di mattina fino alle 23. Sono le elezioni suppletive per il Collegio Roma 1 della Camera dei Deputati che comprende l’intero territorio del Municipio I più due enclave, una dal Municipio XIV, il Quartiere Trionfale, e una dal II, il Flaminio. In tutto, sono 160mila, circa, i romani chiamati a scegliere il successore dell’ex premier, Paolo Gentiloni, Pd, ora a Bruxelles, membro importante - Commissario per l’Economia - nella Commissione  presieduta dalla tedesca Ursula von del Leyen. 
Dei sette candidati in corsa, nell’area di sinistra si collocano Marco Rizzo, Partito Comunista; e Elisabetta Canitano, per Potere al Popolo. Nell’area più conservatrice, Mario Adinolfi, Partito della Famiglia. Quarto in corsa, Luca Maria Lo Muzio Lezza per gli europeisti verdi della lista Volt.
Per gli schieramenti maggiori, Rossella Rendina è la candidata grillina che deve cimentarsi nell’improba impresa di portare a casa qualcosa, meglio se in doppia cifra, nonostante il disastro più che triennale della Giunta Raggi.
Per i due schieramenti maggiori, lo sfidante è Maurizio Leo,  già deputato ed ex assessore al Bilancio della Giunta Alemanno, in corsa sotto i simboli di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e UdC. Considerando politicamente che il Collegio Roma 1 esprime quasi costantemente deputati del Pd, l’uomo da battere è Roberto Gualtieri, ministro delle Finanze in carica che corre senza i simboli dei partiti che lo appoggiano - Pd, Art.1, Sinistra Italiana, Italia Viva di Renzi, Psi, DemoS e EuropaVerde - e che ha scelto una lista simil-civica, “Roma con Gualtieri”. 
E l’attacco più forte di queste ultime giornate elettorali a Gualtieri, viene dal responsabile dei conti del Campidoglio, l’assessore al Bilancio della Raggi, Gianni Lemmetti, che scrive: “Vorremmo tanto credere alle parole del ministro  Gualtieri, candidato nelle suppletive a Roma, che auspica per la Capitale “risorse, strumenti e poteri adeguati per esercitare il ruolo che merita”. Ma i fatti ci dicono che, al momento, si tratta solo di belle promesse elettorali. Nelle sue vesti di ministro, Gualtieri avrebbe già potuto aiutare la nostra città. Ma non ci risultano atti concreti in questo senso. Anche ieri sera (l’altro ieri sera, ndr), nell’appuntamento di chiusura della campagna elettorale, Gualtieri ha ribadito di aver accettato di candidarsi per fare da interlocutore per il rilancio di Roma. Peccato che, in questi mesi al Governo, l’uomo che governa le finanze dello Stato non abbia mai risposto alle nostre sollecitazioni e richieste di incontro. Le sue parole quindi giungono tardive, dettate dalle circostanze. Dispiace che il ministro dell’Economia abbia condotto la campagna elettorale agitando solo l’ennesimo specchietto per le allodole nei confronti dei romani”.

mercoledì 19 febbraio 2020

DA ZINGARETTI L'AIUTO ALLE AMICHE DEL PD


Solo pochi giorni fa è miseramente fallito un blitz alla Camera per inserire un succoso finanziamento alla Casa Internazionale delle Donne all’interno del Milleproroghe. Ma la bufera politica intorno alla Casa non accenna a placarsi.
Parliamo di un’associazione, la Casa Internazionale delle Donne, che da 45 anni offre aiuto, assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e in difficoltà. La Casa nasce nel 1973 quando alcune femministe occupano Palazzo Nardini a via del Governo Vecchio. Poi, dopo un lungo contenzioso con il Comune, nel 1985 il sindaco, Nicola Signorello, assegna loro un’ala del Convento del Buon Pastore alla Lungara. Nel 2001, Veltroni sindaco “sigla” la pace con la Casa con la consegna ufficiale dell’edificio. Passa Alemanno, passa Marino, arriva la Raggi. E i 5Stelle, con una visione esclusivamente ragionieristica della cosa pubblica, chiedono alla Casa (novembre 2017) gli arretrati per 880mila euro e inizia un nuovo contenzioso tutto politico e tutto giocato sulla pelle delle donne. 
Da una parte i 5Stelle, dall’altra il Pd. A maggio 2018, ad esempio, Zingaretti annuncia l’intenzione della Regione di dichiarare la Casa “sito di interesse pubblico”. L’impasse non si sblocca e si avvicina sempre più la data dello sfratto. Poche settimane fa, quindi, il centrosinistra propone un emendamento al Milleproroghe per stanziare 900mila euro alla Casa che, però, cade nel territorio del Collegio elettorale Camera 1, quello dove il candidato della sinistra è il ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri. La Raggi esulta come fosse una sua decisione. Ma il giorno dopo le Presidenze delle Commissioni Bilancio e Affari Istituzionali dichiarano l’emendamento inammissibile ed è la volta di Giorgia Meloni di esultare. 
Ora, dopo il lungo riassunto delle puntate precedenti, scoppia di nuovo la tempesta. Tutto nasce da una delibera della Regione che assegna con affidamento diretto (costo 39mila euro e spicci, appena sotto la soglia di 40mila euro che rende obbligatorio il ricorso alla gara d’appalto) alla società Alleanza Italiana per lo Sviluppo sostenibile (Asvis) dell’ex ministro del lavoro, Enrico Giovannini, la stesura di una sorta di tabella da cui ricavare il valore economico dei servizi resi sul territorio dalle organizzazioni no profit, inclusa, ovviamente la Casa delle Donne. Attacca il centrodestra. Per la consigliera regionale della Lega, Laura Corrotti, “lo studio ancora oggi assente assegna alla Casa internazionale delle Donne, grazie a questo studio sperimentale, un valore pari a 700mila euro all’anno”. Però, aggiunge la Corrotti, nel 2017 la Regione emana una delibera che stanzia 90mila euro per la Casa e, all’interno della stessa delibera si legge “che il valore economico delle attività erogate a titolo gratuito sono pari ad un valore di 700mila euro l’anno, come certifica uno studio commissionato però l’anno successivo con una determina del 20 dicembre 2018".
Altro giro, altro attacco. Stavolta da Fratelli d’Italia con il consigliere Giancarlo Righini: “Il presidente della Regione Lazio si ricorda della sua carica solo per sfruttare il potere del suo mandato a vantaggio del Pd. Dopo le tante nomine strategiche nei più diversi settori, arriva l’ingente finanziamento alla “Casa delle Donne” fondamentale presidio militante della sinistra nel centro storico di Roma, attualmente interessato dalle elezioni suppletive del I Collegio della capitale”. Righini annuncia anche un’interrogazione urgente e "esposto per verificare la legittimità di questo stanziamento con fondi pubblici che dovrebbero essere invece assegnati alle ASL che istituzionalmente se ne occupano”.
Nell’interrogazione, Righini scrive: “il 18 febbraio il presidente Zingaretti ha annunciato pubblicamente un contributo della Regione a favore della Casa Internazionale delle Donne pari a “700mila euro l’anno””. Segue altra denuncia: “nel corso del 2019 e in questi primi mesi del 2020, la Regione con più atti” ha impegnato “la somma di 750mila euro a favore di Lazio Innova” per la “prevenzione e contrasto alle discriminazioni di genere”.
Righini sottolinea la velocità fra la delibera regionale del 13 febbraio e l’annuncio di 5 giorni dopo dello stanziamento dei fondi ma come “dall’analisi dei dati a disposizione della trasparenza amministrativa non sono stati rinvenuti atti mediante i quali sia possibile verificare le procedure adottate per stabilire l’entità del contributo annunciato” e, quindi, chiede a Zingaretti “con quale atto stata finanziata per 700mila euro annui la Casa Internazionale delle Donne”.
Casa che, per altro, stando ai tabulati dei finanziamenti erogati dalla Regione, ha ricevuto dalla Pisana 90mila euro nel dicembre 2017 come “contributo straordinario” e poco più di 110mila ad aprile 2018 come bandi dei Fondi Sociali europei.
Un chiarimento arriva da Maura Cossutta, ex parlamentare e oggi presidente della Casa Internazionale: quando il Campidoglio ha avviato le procedure di recupero dei crediti e di sfratto, "nel nostro ricorso al Tar abbiamo allegato una perizia fatta dal prof. Croce di Pisa che, analizzando ore di lavoro, costi del lavoro e via dicendo, ha valutato in 700mila euro il valore del nostro lavoro. Ieri, il presidente Zingaretti è venuto da noi e ci ha detto che la Regione ha avviato uno studio (quello di Giovannini, ndr) per fare questa valutazione in via autonoma. Se il Comune vuole una propria perizia, non ha che da venire a vedere quel che facciamo”. 
Se il Campidoglio annuncia che le donne di Lucha y Siestahanno accettato il piano personalizzato di accoglienza offerto da Roma Capitale”, l’assessore al Patrimonio della Raggi, Valentina Vivarelli, è molto dura: “È encomiabile che Zingaretti doni 700mila alla Casa. A questo punto ci auguriamo possa fare la stessa cosa con altre associazioni private che hanno un debito con i cittadini di Roma. La Casa paga un canone di locazione pari al 10 per cento del suo valore effettivo (quindi di pagare circa 80 mila euro l’anno rispetto al valore complessivo di circa 800 mila euro annui) ma ha accumulato un debito di circa 900mila euro”.


lunedì 10 febbraio 2020

LE SUPPLETIVE PER LA CAMERA SPAVENTANO RAGGI E ZINGARETTI


Sono solo elezioni suppletive e il collegio - il Roma 1 della Camera dei Deputati - “vale” numericamente circa il 7,5% del corpo elettorale romano. Eppure, quelle del prossimo 1 marzo, sono elezioni particolarmente significative. 
Lo sono per il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e la sua maggioranza sempre meno solida anche in Consiglio comunale. Lo sono per Nicola Zingaretti e il suo Pd che ha il deputato uscente da sostituire - l’ex premier, Paolo Gentiloni, approdato a Bruxelles - e che, quindi, deve riconfermare un feudo storicamente di sinistra come il centro storico della Capitale e un pezzo della Roma Bene, dato che dentro c’è Prati, il Delle Vittorie, Testaccio e Trastevere e Trionfale. 
E lo è anche per il centrodestra che può testare la capacità di insidiare il Pd in un feudo storico della sinistra.
Il tutto, chiaramente, in ottica 2021 quando, a giugno, si voterà per il Sindaco di Roma
I candidati dei tre schieramenti sono ufficializzati: il ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri, per il centrosinistra. L’ex assessore al Bilancio della Giunta Alemanno, Maurizio Leo, per il centrodestra. Poi c’è Rossella Rendina, giovane attivista che corre sotto il simbolo pentastellato. 
Al di fuori dei tre schieramenti maggiori, onor di cronaca impone la menzione anche del quarto candidato, il leader del Partito della Famiglia, Mario Adinolfi
Gli ultimi sondaggi su scala nazionale indicano i 5Stelle scendere pericolosamente verso il 12%; la Lega arretrare intorno al 31% dopo la sconfitta nelle regionali in Emilia-Romagna ma rimanere saldissimamente primo partito in Italia. Sale di qualche punto, al 22% circa, il Pd e continua la salita di Fratelli d’Italia che ha sfondato stabilmente la quota dell’11% avvicinandosi, quindi, molto al peso che le rilevazioni assegnano ai 5Stelle. 
A Roma dal giugno 2016 sono i 5Stelle a governare la città ma dalla trionfale marcia di Virginia Raggi verso Palazzo Senatorio a oggi per i pentastellati sono stati solo dolori e sconfitte elettorali: due Municipi - il III Montesacro e l’VIII Garbatella - sono saltati quasi subito finendo nelle braccia del centrosinistra. Alle regionali, la città di Roma ha trainato in basso il risultato del Movimento su scala regionale. Le Europee sono state un altro disastro. E le rilevazioni demoscopiche sul gradimento della Raggi e della sua Amministrazione sono una bocciatura senza appello su qualsiasi settore. Aggiungere la crisi dei rifiuti che, dal 2016 è praticamente una costante; il peggioramento dei risultati di Atac che, propaganda a parte rimane distante anni luce dal rispetto del Contratto di Servizio per bus, tram e filobus; alberi che cadono anche senza vento, figurarsi quando piove. Praticamente nel sistema Campidoglio si salvano solo i musei che, però, vivono di luce propria. Non sarà in sé, quindi, il risultato della Rendina a contare ma il test servirà a comprendere più o meno quanto il M5S a Roma sarà distante dal parametro nazionale. E potrebbe anche comportare la fine delle speranze della Raggi di una ricandidatura, con i 5Stelle o con una lista civica civetta.
Per Zingaretti e il Pd il concetto è semplice: mantenere intatto il collegio e non perderlo. Possibilmente confermando quei 48mila e spicci voti che Gentiloni aveva preso nel 2018. Chi ha tutto da guadagnare è Maurizio Leo e, con lui, l’intero centrodestra. Nel 2018 il candidato di coalizione, Luciano Ciocchetti, ex assessore all’Urbanistica nella Giunta Polverini, prese poco più di 35mila voti. Aumentarli è già una vittoria, considerando che ce ne sono poco meno di 20mila che andarono ai 5Stelle e che, almeno per gran parte, potrebbero essere redistribuiti. Una vittoria di Leo sarebbe il grimaldello per avanzare una seria ipoteca su Palazzo Senatorio nel 2021 perché, se fosse, non si vince un feudo di sinistra per caso. 



sabato 5 ottobre 2019

METRO C AL GOVERNO: "NOMINATE UN COMMISSARIO"


Metro C spa chiede al Governo di nominare “con carattere di urgenza un apposito commissario straordinario” per la gestione dell’appalto della linea C della metropolitana di Roma ”conferendogli tutti necessari poteri, ai sensi e per gli effetti della normativa richiamata in oggetto, per l’espletamento delle funzioni atte a rimuovere i numerosi ostacoli alla realizzazione e al completamento dell’opera”. 
A smentire le ottimistiche previsioni del sindaco di Roma, Virginia Raggi, sulla prosecuzione delle grandi opere, Metro C per prima, rese giovedì davanti al  consiglio comunale nel dibattito sulla liquidazione di Roma Metropolitane, giunge la lettera che Metro C SpA, il consorzio che la metro la sta costruendo, spedisce a una sfilza di autorità: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, i ministri delle Infrastrutture e del Bilancio, Paola De Micheli e Roberto Gualtieri, il prefetto di Roma, Gerarda Pantalone, e per conoscenza inviata anche a Roma Metropolitane, al sindaco di Roma, Virginia Raggi e al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti
Metro C “ha appreso in queste ore la decisione del socio unico (il Campidoglio, ndr) di mettere in liquidazione Roma Metropolitane” stazione appaltante dei lavori. 
Questa decisione crea “preoccupazione” alle aziende e a “tutto il sistema bancario che finanzia il processo di realizzazione di un’opera di preminente interesse nazionale, andando ad ostacolare ulteriormente lo sviluppo delle attività oggetto di affidamento, con il concreto rischio di pregiudicare definitivamente l’obiettivo di pervenire al completamento del tracciato fondamentale da Monte Compatri a Clodio”.
Torna ancora il mantra della Giunta Raggi: “l’ingiustificata inerzia e le gravi inefficienze da parte dell’amministrazione” capitolina che ha “assunto in ritardo rispetto alle esigenze del progetto, o in taluni casi addirittura omesso, le determinazioni”. Esempio per tutti la storia delle talpe che scavano la metro e che grazie all’immobilismo della Raggi e della Meleo finiranno sepolte sotto via dei Fori Imperiali obbligando a spendere 80milioni per ricomprarle e a ricominciare gli scavi da piazzale Clodio invece che da piazza Venezia con ritardi e costi ancora incalcolabili: “Entro la fine dell’ anno le due talpe completeranno lo scavo delle gallerie e una volta cementate rimarranno sepolte nel sottosuolo di via dei Fori imperiali. La linea resterà così priva della possibilità della comunicazione fra binari per lo scambio dei treni alla stazione Colosseo, impedendo in tal modo il corretto funzionamento in condizioni di efficienza e sicurezza”. Aggiunge Metro C che questa inerzia e l’irrigidimento del Comune ha portato a una serie di contenziosi per 570 milioni di euro