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In questo blog mi dedico a guardare con occhio maliziosamente indipendente ciò che accade a Roma - e qualche volta anche nel resto del mondo - soprattutto attraverso ciò che della mia città raccontano i quotidiani. Generalmente prendo in considerazione i tre quotidiani più importanti per vendite e diffusione nella Capitale: Corriere della Sera, La Repubblica e il Messaggero. A volte troveranno spazio anche gli altri quotidiani, la cui lettura è comunque sempre accurata.

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Visualizzazione post con etichetta Stefano Zaghis. Mostra tutti i post
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sabato 4 luglio 2020

CAOS AMA: NIENTE BILANCI E RIFIUTI IN STRADA. RICAPITALIZZAZIONE IN VISTA E CONSULENZE D'ORO


Non si approvano i bilanci da tre anni, la raccolta dei rifiuti è di nuovo al collasso, ma Ama e il suo Amministratore Unico, Stefano Zaghis, riescono a trovare il tempo e quasi 40mila euro per elargire un “affidamento per l’ideazione dell’immagine coordinata delle sedi, delle isole ecologiche e degli elementi per la raccolta dei rifiuti solidi urbani”. Peraltro, ad un collega dello stesso Zaghis in Ferrovie dello Stato.



A Castel Giubileo (III Municipio) da oltre una settimana Ama non ritira più i rifiuti porta a porta
Da settimane - a parte la solita scadente propaganda aziendale - la situazione della raccolta rifiuti è sotto gli occhi di tutti. In alcune zone, come Castel Giubileo e Settebagni (III Municipio) Ama non si vede da giorni e le strade sono invase di rifiuti. Sui social si moltiplicano le foto e i video si cumuli di spazzatura sotto i condomini e nelle vie: non c’è praticamente più un quartiere che sia pulito (ammesso che lo siano mai stati). 
I sindacati sono sul piede di guerra: “Adesso il Comune si è preso fino a fine luglio per esaminare il piano tariffe”, spiega Alessandro Bonfigli (Uil) che aggiunge: “Ci sono 250 persone oggi in cassa integrazione che senza piano assunzionale rimarranno a spasso perdendo il lavoro. Il Piano assunzionale è sul tavolo da mesi ma senza che il Comune a 5Stelle prenda una decisione. Ora un mese per vagliare il piano tariffe. Così non se ne esce”.
Però, mentre l’Ama arranca sempre più, con i Sindaci revisori dei conti Ama sull’uscio, il Campidoglio si sta preparando a ricapitalizzare l’Azienda
Insomma, dopo quattro anni di cura Raggi, il fallimento è dietro l’angolo e per evitarlo servono soldi pubblici. 
Spiega una nota Ama: “Il direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti, aprendo a questa possibilità, nel corso di una seduta della commissione Trasparenza, ha lasciato intendere che il capitale sociale dell'azienda (attualmente stimato in circa 182 milioni di euro) potrebbe finire sotto il limite di legge di 50mila euro (condizione per la ricapitalizzazione), e quindi con il patrimonio azzerato (attualmente vale 285  milioni di euro circa), al termine della maxi-partita di riconciliazione tra  crediti e debiti tra municipalizzata e socio che vale 1,1 miliardi di euro e avrà fine il 31 luglio”.
Mentre il Campidoglio apre il portafogli, Ama non si fa mancare nulla: il 2 dicembre, per 39mila 520 euro (stranamente appena 480 euro sotto la soglia che obbliga alle gare d’appalto) Zaghis richiede a un suo ex collega in FS, l’architetto Marco Tamino, di presentare un’offerta, prontamente accolta, per “progettare e sviluppare gli aspetti relativi necessari ad ottenere un’immagine innovativa coerente con i luoghi di utilizzo, al dimensionamento e all’ottimizzazione tecnico-realizzativa, anche attraverso l’impiego di tecnologie e materiali innovativi dei contenitori (cestini) per la raccolta dei rifiuti solidi urbani e delle domus ecologiche”
I cassonetti saranno pure stracolmi ma almeno avranno un’immagine innovativa. 



giovedì 2 luglio 2020

NIENTE PIÙ CDA A 3 POSTI, ATAC AVRÀ UN SOLO CAPO


La nomina di Giovanni Mottura alla guida di Atac segna un’inversione di rotta nella governance delle partecipate, confermando, dopo quella di Stefano Zaghis in Ama, il ritorno all’Amministratore Unico in luogo dei Consigli di Amministrazione a 3 posti.
Nel 2017 la Giunta Raggi, sfruttando la possibilità offerta dalle norme nazionali sulle società partecipate, decise di utilizzare il Consiglio di Amministrazione a 3 membri per le principali controllate capitoline: Atac, Ama, Risorse per Roma, Æqua Roma, Roma Metropolitane, Roma Servizi per la Mobilità e Zétema.
Leggendo le carte dell’epoca, la decisione era dovuta alla “sussistenza delle ragioni di complessità organizzativa e gestionale” ed era stata presa "sulla base di indicatori qualitativi e dimensionali”.
Tant’è che per Atac, la Raggi ritenne che “la molteplicità, l’articolazione e la complessità dei servizi erogati da Atac” fosse necessario un “organo amministrativo della società” in grado di gestire “ambiti di competenza non assumibili dalla figura dell’Amministratore Unico. Infine un organo amministrativo composto da tre membri offre garanzie di una efficace governance, in relazione alla modalità di assunzione delle deliberazioni, nonché in ordine all’effettività degli strumenti di controllo, nel necessario coinvolgimento del Collegio Sindacale chiamato a partecipare alle sedute del Consiglio di Amministrazione”. Insomma, sfrondando dal burocratese, uno da solo non poteva farcela.
Appena tre anni dopo - la delibera Raggi che sceglieva i CdA è proprio di fine giugno 2017 - dietrofront e passo di corsa: “Si ritiene che nell’attuale fase di vita della società l’organo amministrativo debba essere costituito in forma monocratica” secondo la parte generale delle norme nazionali sulle partecipate e “in deroga alla delibera 137/2017”. Il perché viene evidenziato poco dopo: “ciò in quanto si favorisce il diretto ed immediato ricordo dell’organo amministrativo della società con l’Amministrazione capitolina”. 
Insomma, secondo qualche maligno si avvicinano le elezioni e un fronte importante come Atac va tenuto sotto strettissima sorveglianza.


venerdì 29 maggio 2020

MULTISERVIZI, ACCORDO LONTANO



Botta e risposta fra la Uil e Ama: ieri, in calendario, era stata fissata una riunione fra l’Azienda e le Organizzazioni sindacali per discutere del piano assunzionale. 
In ballo c’è soprattuto il salvataggio dei 270 lavoratori del consorzio che comprende Roma Multiservizi e che dovevano occuparsi della raccolta dei rifiuti delle utenze non domestiche.
La Uil denuncia: “La riunione era stata promossa dall'amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, e dal direttore generale del Comune, Franco Giampaoletti - spiega il coordinatore regionale UIltrasporti, Alessandro Bonfigli - ed è saltata per colpa di Zaghis, che ha comunicato verbalmente il differimento ancora volta di questo incontro per motivi non ascrivibili alla situazione emergenziale delle quattro aziende cambiando le regole delle sane relazioni industriali”.
E il bello è che “ieri mattina alle 10 erano presenti anche il direttore del Personale e quello tecnico di Ama che sono rimasti spiazzati anche loro”.
Secondo quanto racconta Bonfigli, Campidoglio e Ama si erano fatti garanti dell’incontro e, alla fine, hanno disatteso questo impegno che “investe in modo diretto i 270 lavoratori di Multiservizi”.
Abbiamo contattato il dg del Comune, Giampaoletti, che, però, era “impegnato in una conference call con altre 94 persone” e, quindi, impossibilitato a rispondere. 
A stretto giro arriva la risposta di Ama: “è stato rinviato per motivi non imputabili ad Ama il tavolo di confronto tra azienda e OO.SS.
previsto per oggi e avente per oggetto il piano di assunzioni e la vicenda Multiservizi. Il differimento è stato inevitabile vista la non disponibilità di alcune Organizzazioni a partecipare all'incontro assieme ad altre sigle e alla conseguente richiesta di convocazione di tavoli separati”. Insomma, secondo Ama c’è una lotta fra sindacati alla base del rinvio. 
Mi stupisce leggere ricostruzioni fantasiose circa una presunta indisponibilità a partecipare al tavolo per discutere del piano assunzioni, attribuita a me e ad Ama dal coordinatore regionale di Uiltrasporti - spiega Zaghis - A fronte della richiesta delle altre Organizzazioni sindacali di convocare incontri separati, formalizzata solo pochi minuti prima rispetto a quello già calendarizzato per stamattina, abbiamo infatti provveduto a programmare nella stessa mattinata due tavoli distinti. A fronte di ciò è stata però la stessa Uiltrasporti a chiedere una nuova convocazione in altra data. Di tali comportamenti è stato avvisato il Prefetto e il Sindaco di Roma”.



venerdì 14 febbraio 2020

RIMBORSI TARI, AMA RISCHIA LA VORAGINE NEI CONTI



Rischia di aprirsi una immensa voragine nei conti di Ama: il direttore del Dipartimento Ambiente del Campidoglio, Laura D’Aprile, ha spedito all’Amministratore unico di Ama una lettera in cui viene ordinato all’Azienda di specificare nei rendiconti mensili anche i disservizi sulla mancata raccolta dei rifiuti. Rendiconti con la specifica menzione di questi disservizi potrebbero finire per essere utilizzati dai cittadini per chiedere il rimborso della Tari annuale. Immancabile il Codacons: “Il Comune di Roma apre ufficialmente la strada ai rimborsi della Tari in favore dei cittadini che subiscono disservizi nella raccolta dei rifiuti. La nota ufficiale inviata dal direttore del Dipartimento, Laura D’Aprile, di fatto avalla le richieste di rimborso Tari avviate dagli utenti romani – spiega in una nota il presidente Carlo Rienzi – Questo perché per la prima volta il Comune ammette che i rifiuti non vengono raccolti, realizzando così la fattispecie che, in base alle norme vigenti, autorizza i cittadini a chiedere il rimborso dell’80% della Tari quando si registrano disservizi nella raccolta della spazzatura”. Segue il consueto appello alla “mobilitazione generale”.
Mentre i 5Stelle tentano un abbozzo di cambiamento in corsa sul sito, scelto dal sindaco, Virginia Raggi, il 31 dicembre scorso, di Monte Carnevale come localizzazione della nuova discarica di Roma, la New Green Roma, società proprietaria dell’area, sta rapidamente predisponendo il progetto della discarica da sottoporre alla Regione. 
La guerriglia amministrativa e politica fra Comune e Regione prosegue: stando ai pareri resi dagli uffici capitolini, se la Regione dovesse autorizzare in Conferenza di Servizi il sito, questa autorizzazione supererebbe tutti i compiti e le obiezioni tecniche del Campidoglio. La Regione, invece, vorrebbe incassare il via libera degli uffici tecnici prima di procedere con le approvazioni: insomma, nessuno sembra voler prendere la decisione finale e vorrebbe lasciare il cerino a qualcun altro
Nel frattempo, in attesa delle decisioni politiche, l’attenzione torna a centrarsi su Ama. Con le forze politiche di opposizione che attaccano l’azienda per una nomina quanto meno discutibile.
Si tratta della scelta fatta da Ama di nominare Cosimo Calabrese alla guida dell’Organismo di Vigilanza. Solo che Calabrese è titolare di una società che già è sotto contratto con AMA con un appalto fino a maggio di quest’anno sotto la soglia di 40mila euro e, quindi, affidabile con chiamata diretta. 
Protestano le opposizioni: Maurizio Politi e Davide Bordoni (Lega) parlano “conti che non tornano”; Andrea De Priamo (Fratelli d’Italia) annuncia un’interrogazione sulla nomina accusando i 5Stelle di far “man bassa di poltrone” e Valeria Baglio e Giovanni Zannola (Pd) porteranno il  caso in Commissione Trasparenza. La replica di Ama è un bizantinismo niente male: la nomina è ”legittima” perché “lo Statuto dell’Organismo di Vigilanza” è stato sostituito “in data 31 gennaio 2019” e prevede "la possibilità di nominare anche professionisti interni all’azienda”.


martedì 11 febbraio 2020

PRESSING GRILLINO SU RAGGI PER CAMBIARE MONTE CARNEVALE


C’è la “possibilità di trovare nuove areeal posto di Monte Carnevale per realizzare la discarica. Lo hanno detto il presidente della Commissione Ambiente, Daniele Diaco, e il consigliere Roberto Di Palma (entrambi M5S) parlando della riunione di maggioranza sulla discarica, tenutasi la scorsa settimana alla presenza del sindaco Virginia Raggi, al direttore capitolino dell’area Rifiuti, Laura D'Aprile, e al tecnico della Città Metropolitana, Paola Camuccio. La Raggi avrebbe dato la sua disponibilità a rivedere la delibera in cui si indica l'area di Monte Carnevale qualora il lavoro dei tecnici e della commissione Ambiente individui nuove aree idonee. Perciò, questo approfondimento “sarà attivato sia al dipartimento Ambiente che a quello Urbanistica. Poi, la commissione Ambiente ascolterà in diverse audizioni gli esiti di questo approfondimento, magari anche con un passaggio intermedio, comunque c'è la possibilità di trovare nuove aree”.
E se, oltre un mese dopo ancora la maggioranza 5Stelle tentenna sulle scelte da fare, chi ha le idee più chiare è Stefano Zaghis, da qualche mese settima guida di Ama: “Chi ha chiuso la discarica Malagrotta ha messo in crisi Roma. Se prima di chiudere la discarica di Malagrotta fosse stato approvato il piano industriale di Ama, ci fosse stato un piano rifiuti aggiornato e un supporto del Governo con uno strumento tipo Sblocca Italia i contribuenti di Roma avrebbero sofferto meno la Tari”.
Da domenica, le due discariche di Civitavecchia e Roccasecca hanno riaperto i loro cancelli accogliendo i rifiuti della Capitale ma l’ennesimo rischio mondezza è solo accantonato: “Il problema di Roma e del Lazio non è Ama, ma la totale mancanza di impianti, perché negli ultimi sette anni sono stati chiusi e non se n’è aperto nemmeno uno”. Per cui, “basta un minimo problema per creare problematiche importanti in un sistema così fragile” tanto che “per tenere pulita Roma negli ultimi quattro giorni sono stati fatti miracoli”. L’Amministratore Unico di Ama ha poi anche fatto il punto sul problema dei bilanci aziendali, fermi a quello del 2016: quello del 2017, sarà chiuso con un rosso intorno ai 90 milioni di euro. “In giornata firmo il bilancio e in serata lo mando all’azionista (cioè al Comune di Roma, ndr) che dovrà decidere sia sulla vicenda dei crediti cimiteriali che sul Centro Carni”. La partita continuerà a giocarsi su questi ultimi due punti: i 18 milioni di crediti cimiteriali - quelli che hanno causato la rottura con Bagnacani e le dimissioni anche di Pinuccia Montanari da assessore all’Ambiente - dovrebbero essere inseriti in un fondo di svalutazione dei crediti con contestuale attivazione di un arbitrato per chiudere questa querelle. Revisori e Campidoglio avranno ciascuno 15 giorni di tempo per esaminarlo. 

martedì 28 gennaio 2020

L'AMA SI ARRENDE: SIAMO SENZA UOMINI E MEZZI



Roma dovrebbe essere pulita come Disneyworld perché Roma è la Disneyworld della cultura e della bellezza ma per farlo servono persone e mezzi sennò non si arriva al risultato”. Anche l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, alza bandiera bianca e ammette il fallimento dell’Azienda nella gestione della quotidianità dando numeri diversi rispetto alle ultime note ufficiali dell’Azienda. 
Spiega Zaghis in Commissione Ambiente che “sul totale di 6.128 dipendenti al 31 dicembre del 2019 in Ama ci sono 4.235 idonei alle mansioni” gli altri 1888 sono, a diverso grado, inidonei: “Abbiamo il 32% dei nostri lavoratori con svariate inidoneità, il doppio rispetto ad un’azienda come Amsa che ha il 16% e il dato nazionale dice 17%. Non si può lavorare in queste condizioni”. "Dal 1 gennaio 2015 all’1 gennaio 2020 sono uscite da Ama 710 persone e non ne è entrata nemmeno una, escluse le categorie protette. Ad oggi mancano 85 autisti, 40 meccanici e circa 300 operatori. Siamo in attesa di procedere con le assunzioni. Il piano che è stato condiviso col Campidoglio prevede ingressi per circa 400 persone dall’inizio del prossimo anno a scaglioni. La maggioranza sono operatori, meccanici e autisti e metteremo il 20% degli inidonei con scopa e paletta come operatori ecologici di quartiere”.
Oltre agli uomini, mancano anche i mezzi: “la mancanza di mezzi è un problema serio: siamo a Roma non a Reggio Emilia come qualcuno credeva in passato”, con una battuta indirizzata all’ex assessore ai Rifiuti, Pinuccia Montanari, e all’ex ad di Ama, Lorenzo Bagnacani entrambi di Reggio Emilia. “Appena arrivato ho sbloccato una gara di compattatori (i camion che svuotano i cassonetti, ndr) partita a ottobre 2015 e assegnata a marzo 2019”. Gara per iniziali 96 mezzi poi portati a 102: “di questi ne sono arrivati e sono operativi 32, 3 sono in immatricolazione, quindi arriveremo a 35 mezzi per la prossima settimana, a 102 consegnati tra la fine di maggio e l’inizio di inizio giugno, tutti i mezzi saranno operativi per la fine di luglio”. Ma siamo comunque “a meno della metà di quelli necessari”. Senza considerare quanto siano vecchi quelli in possesso dell’Azienda: “su 281 compattatori attualmente disponibili, 201 hanno un’anzianità superiore ai 10 anni”.
Risultato: “Nel 2019 la regolarità rispetto al contratto di servizio sulla raccolta è diminuita dell’1,8% rispetto al 2018, mentre è migliorata di circa il 5,5% la regolarità del servizio di pulizia”. 
C’è spazio anche per un’analisi: “Ama è una società che per trent’anni è stata gestita contando sulla discarica di Malagrotta che è venuta a mancare. Senza avere un piano industriale a disposizione con nuovi impianti, senza un accordo con il Governo per realizzarli in fretta e senza un piano regionale dei rifiuti, è stata chiusa questa discarica. E anche in questi sette anni passati dalla chiusura di Malagrotta nessuno ha realizzato questi nuovi impianti”. Poco male che di questi sette, quattro siano targati 5Stelle e 3 Pd. Infine, i bilanci: “entro metà marzo” Zaghis conta di avere l’”ok da parte dell’assemblea dei soci di Ama (ovvero il Campidoglio, ndr) al bilancio 2017, poi entro metà maggio a quello del 2018 e entro metà luglio a quello 2019".


martedì 21 gennaio 2020

L’AMA BUCA LA COMMISSIONE, 5STELLE INFURIATI



Ama diserta la seduta della Commissione Ambiente dedicata al caos rifiuti della città e il Movimento 5Stelle si scopre improvvisamente all’opposizione. Meglio: infuriato come l’opposizione. E dopo oltre tre anni e mezzo di governo che il partito di maggioranza si scopra opposizione a se stesso non è esattamente un primato di cui esser fieri. 
Ieri era convocata una seduta della Commissione Ambiente. Stando a quanto riferito dal presidente della Commissione, Daniele Diaco (M5S) Ama aveva confermato la propria presenza - era stato invitato l’amministratore unico, Stefano Zaghis - fino a venerdì. Poi, in mattinata, poco prima dell’inizio della seduta, arriva la comunicazione di assenza per “per problemi tecnici legati ad urgenze”.
E così, la seduta si incentra da una parte sulle irrituali proteste dei consiglieri di maggioranza e, dall’altra, sulle dichiarazioni di Laura D’Aprile, dirigente capitolina ai Rifiuti.

La D’Aprile ha utilizzato i dati del rapporto dell’Agenzia sui servizi pubblici locali, relativi alla qualità del servizio resa da Ama nel terzo trimestre 2019: “Gli elementi esaminati sono la pulizia delle strade e delle aree cassonetti, la fruibilità e il decoro dei vari raccoglitori. L’indice di qualità del terzo trimestre 2019 è dell’83,8%, contro un 82,5% dello stesso periodo del 2018”. Dati negativi: “Per noi gli obiettivi sono fissati dal contratto servizio e mediamente sono superiori al 90%”. Lo scostamento da questa alta percentuale è un elemento su cui si valutano le sanzioni all'azienda. La D’Aprile è molto chiara: “Per alcune tipologie di servizi, ad esempio la pulizia delle strade che non si riesce a migliorare, sono al di sotto degli standard del contratto di servizio”. Apriti cielo. Improvvisamente cade la foglia di fico delle decine di note di queste settimana con cui Ama ha inondato le redazioni dei giornali sostenendo che tutto fosse splendido splendente. E i consiglieri grillini si inalberano. Paolo Ferrara, Roberto Di Palma, Alessandra Agnello e Eleonora Guadagno saltano su: “c’è un 16% di disservizio e un’insoddisfazione forte” (Di Palma); “Tutti ci stiamo rimanendo male; questa commissione l'abbiamo voluta noi della maggioranza. A Spinaceto e Tor de Cenci la situazione è disastrosa, come a San Paolo o a via dei Gracchi” (Agnello); “il problema è su tutta Roma. Durante le vacanze di Natale non c’è stata raccolta e non mi venissero a dire del personale perché gli operatori non si sono proprio visti”. 

Il presidente Diaco ha riconvocato Ama per la prossima settimana. In attesa del nuovo folkloristico comunicato stampa sulla perfezione del servizio reso. 

mercoledì 18 dicembre 2019

FOGLIE RADIOATTIVE, L'AMA ORA NEGA (MALDESTRAMENTE)


I carichi di materiali provenienti dalle attività di spazzamento e raccolta dei rifiuti indifferenziati non destano alcun tipo di allarme radioattività, come riportato ieri da alcuni quotidiani, perché evidenziano una presenza radiometrica irrilevante. Questa, infatti, nei pochi casi in cui si riscontra, non supera lo 0,1 circa. In buona parte dei casi, la radioattività è già presente in natura. Elementi come il radon (gas inerte radioattivo di origine naturale) possono infatti essere già naturalmente presenti nelle cosiddette “terre di spazzamento” (foglie, terriccio, polveri, pietre, ecc.)”: Ama cerca di correre ai ripari, piuttosto maldestramente per altro, dopo che ieri abbiamo riportato le affermazioni rilasciate in Commissione Ambiente dai tecnici dell’azienda in merito al Piano Foglie. 
In sostanza, nel corso della Commissione - e basterà attendere la trascrizione dei verbali se non dovessero essere sufficienti le domande rivolte ad Ama durante la seduta da una decina di consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione - Ama ha spiegato come le foglie, apparentemente un rifiuto organico, debbano invece essere considerate un rifiuto indifferenziato. Motivo: smog e polveri sottili sono agenti inquinanti presenti già direttamente sugli alberi e, a maggior conto, quando poi le foglie cadute a terra vengono raccolte insieme a quanto presente sui marciapiedi e sulle strade. Ma, ha spiegato Ama, in qualche caso - a margine dell’incontro quantificato in due volte su 600 - è capitato che il carico contenente foglie venisse “identificato” come radioattivo. Quando i mezzi entrano nei siti di trattamento e di stoccaggio dei rifiuti, vengono fatti passare sotto una specie di portale stile “metal detector” che ne analizza i contenuto di inquinanti. E, appunto, in qualche caso ha rilevato elementi radioattivi diffusi nel cassone e sparsi fra fogliame e rifiuti. Una rivelazione, questa fatta dai tecnici Ama, che ha destato sorpresa e allarme anche fra i consiglieri comunali presenti i quali per lungo tempo hanno chiesto spiegazioni ai tecnici aziendali. Tanto che, hanno spiegato gli emissari dell’Azienda, in questi casi i mezzi vengono, per legge, bloccati fino a che la radioattività non decade per esaurimento naturale. I tecnici Ama, ben lontani dal chiamare in causa il gas radon, hanno attribuito la rilevazione di radioattività alla presenza di rifiuti ospedalieri di esami medici svolti mezzi di contrasto che sono radioattivi. 
Intanto nella tarda serata di ieri l'azienda ha reso note le linee guida del Piano Industriale 2020-2024: quattrocento dieci milioni di euro di investimenti su attrezzature per la raccolta dei rifiuti, per la flotta dei mezzi e gli impianti. È l’annuncio fatto ieri nel tardi pomeriggio dall’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, che, all’Assemblea Generale di Utilitalia, ha illustrato le linee guida del Piano Industriale 2020-2024. Il documento di Ama, come ha spiegato lo stesso Zaghis, dovrà tenere conto del Piano regionale Rifiuti che, pochi giorni fa, è stato approvato in Giunta Zingaretti e che, a breve, inizierà l’iter di votazione in Consiglio regionale per essere licenziato presumibilmente a gennaio prossimo. 
Nella nota diffusa da Ama si legge che “le Linee Guida del nuovo Piano Industriale sono  in linea con la strategia europea lanciata recentemente dalla Commissione Europea con il green new deal, sostenuto anche a livello nazionale, teso a stimolare l’uso efficiente delle risorse, grazie al passaggio a un’economia circolare e pulita. I pilastri del documento strategico pluriennale sono la sostenibilità, la coerenza, la fattibilità e la concretezza che rendano possibile lo sviluppo di un sistema di gestione integrato per la chiusura del ciclo dei rifiuti”. Tutto senza approvazione dei vecchi bilanci e con siti di conferimento ancora da trovare. 

sabato 14 dicembre 2019

NEL 2020 AUMENTA LA TARI


Si avvicina velocemente l’aumento della tassa sui rifiuti, la TaRi. Pochi giorni fa, in un’intervista, lo aveva praticamente annunciato l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis (“se il Campidoglio rifiuta il termovalorizzatore, aumenterà la Tari perché noi continueremo a spendere un sacco di soldi per mandare altrove i rifiuti”). Ieri lo stesso Zaghis lo ha ribadito davanti alla Commissione Ambiente del Consiglio comunale: “Nel 2019 Ama ha speso 170 milioni di euro per mandare i rifiuti in impianti non di proprietà fuori città, Regione o Italia e nel 2020, se non si trova una soluzione sulla discarica di Colleferro, andrà a spendere almeno 190 milioni che pagherà tutta la popolazione”.
Popolazione che, per altro, paga già la Tari più elevata d’Italia: secondo la Relazione annuale dell’Agenzia dei pubblici servizi, ogni romano paga 275 euro l’anno per portar via i rifiuti e spazzare le strade. 
Con una dose di pragmatico realismo, Zaghis spiega: “Siamo in una fase di emergenza, il tempo perso ha portato tutti i nodi al pettine in un colpo solo. Ama ha bisogno di sbocchi perché non si può restare in questa situazione. Il 16 gennaio chiude la discarica di Colleferro, siamo in emergenza ed è un problema molto serio. La città vive sul filo del rasoio e non può stare sempre in questa condizione”. 
Ma dal Campidoglio arrivano segnali scoraggianti: subito dopo il Consiglio straordinario sui rifiuti, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha scritto al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, per chiedergli di sospendere l’ordinanza sui rifiuti e incontrarsi. Risposta: sì all’incontro, no alla sospensione. Risultato, due giorni fa, la Giunta capitolina ha annunciato la decisione di ricorrere al Tar contro l’Ordinanza. Per cui, se Zingaretti temporeggia - con l’effetto di rendere la voce grossa dei primi giorni più un pigolio - la Raggi manda segnali contraddittori. E nessuno sceglie
Zingaretti aspetta la relazione del suo capo dipartimento, Flaminia Tosini, sull’applicazione dell’ordinanza. Alla serata di ieri il testo non era ancora definito ma pronto: Ama ha indicato i siti di trasferenza - quelli nei quali i rifiuti vengono trasbordati da un camion piccolo a uno grande senza toccar terra - che sono Rocca Cencia e Maccarese cui si aggiungono Ponte Malnome e Ostia e con altre due localizzazioni in via di identificazione. Inoltre prosegue la collaborazione fra Ama, Regione e Invitalia sulla redazione del bando di gara per portare all’estero i rifiuti. Infine, sono in definizione il rinnovo degli accordi con Marche e Abruzzo (più Sardegna). Manca la Raggi. Zingaretti potrebbe aspettare fino a martedì: se ci sarà l’incontro o se si andrà al Commissariamento.


sabato 7 dicembre 2019

RIFIUTI; NIENTE VOTO, 5STELLE SPACCATI. RAGGI ALL'ATTACCO DI ZIGARETTI. SINDCI DELL'HINTERLAND CONTRO IL CAMPIDOGLIO




Nessun voto: sette ore di seduta straordinaria del Consiglio comunale non sono bastate per finire le discussioni e votare gli ordini del giorno proposti da maggioranza e dalle opposizioni. Tutto rimandato alla prossima seduta, fissata per martedì 10
Movimento 5Stelle spaccato fra l’ala “raggiana” arroccata sul “no” a qualsiasi impianto dentro Roma e il manipolo dei comunali allineati sulle posizioni del consigliere regionale Marco Cacciatore favorevole alle decisioni della Regione. L’impasse dei grillini ha finito per far mancare il numero legale a lungo e così, alle 5 del pomeriggio, seduta chiusa e se ne riparla martedì con i voti sugli ordini del giorno prima dell’inizio dei lavori sul bilancio. 
In mezzo alle due fazioni pentastellate, l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, che chiede il termovalorizzatore (“almeno due”) e si muove con Regione Lazio e Ministero della Difesa per chiudere sulle aree, “quattro, una per ogni quadrante della città” in cui realizzare siti di trasferenza.
La Regione Lazio e il Ministero dell’Ambiente, invitati a Palazzo Senatorio, hanno evitato di presentarsi. In compenso, presente un folto numero di Sindaci dei comuni dell’hinterland romano, fasce tricolori indosso. 
La seduta è scivolata sulla mezz’ora di dichiarazioni della Raggi che ha accusato direttamente la Regione e il suo presidente, Nicola Zingaretti, di tenere nell’emergenza la Capitale, di inerzia per la mancata approvazione del Piano Rifiuti, di adottare provvedimenti “emergenziali”. Secondo giro: la Raggi ha nemmeno troppo velatamente “ricordato” ai sindaci della provincia che 50 di loro si servono di Roma per smaltire i rifiuti e che “parlare di sub-ambito” per i rifiuti (l’autosufficienza di Roma nel suo territorio, ndr) potrebbe essere applicato anche alle “infrastrutture idriche” e che “se il sub-ambito viene portato avanti vuol dire che ciascuno penserà per sé, e questo vale per tutti i comuni della provincia”. Terzo attacco della Raggi: dopo aver elencato uno per uno i 50 Comuni che usano i Tmb romani per trattare i loro rifiuti, il Sindaco ha indicato in Fiumicino il comune più scroccone: “dopo 60 anni di conferimenti nella discarica di Malagrotta ha deciso di conferire i propri rifiuti nei Tmb di Malagrotta”. Replica di Esterino Montino, sindaco della cittadina litoranea: “Fino a 26 anni fa eravamo Roma il cui l'unico impianto di trattamento dell'organico di proprietà dell'Ama è a Maccarese, nel comune di Fiumicino”. Infine, la Raggi si è retoricamente domandata se vi sia un accordo politico-elettorale fra Zingaretti e il sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, alla base della decisione di chiudere anticipatamente la discarica di Colleferro visto che nel Comune della Valle del Sacco si andrà al voto per il Sindaco il prossimo anno. Replica di Sanna, unico sindaco dell’hinterland a parlare in Aula Giulio Cesare: “Non c’è alcun accordo. Il contratto ventennale scade quest'anno. Le province di questa regione hanno dato tanto alla Capitale. Non andremo oltre: “lasciateci stare. Abbiamo già dato””. Se la Raggi ha centrato l’intero suo intervento nell’illustrare le mancanze di Regione e dei suoi predecessori, le opposizioni hanno avuto gioco facile nel rimarcare come, fra le parole del Sindaco, non ci fosse un solo accenno alle responsabilità del Campidoglio a trazione 5Stelle, come se a Palazzo Senatorio si fossero seduti ieri pomeriggio. 

martedì 3 dicembre 2019

RIFIUTI, ALTRA FUMATA NERA




Ancora un nulla di fatto sui rifiuti: il Tavolo tecnico regionale, convocato prima nella tarda mattinata di ieri e poi riunitosi solo nel pomeriggio, ha finito con una fumata nera. E una riconvocazione questa mattina alle 10.00. Assenti, ieri, la Città Metropolitana e l’Amministratore Unico di Ama, Stefano Zaghis, che era stato convocato. In ogni modo, salvo clamorose sorprese, il gioco dell’oca è sempre quello: i siti nei quali si possono creare impianti di trattamento o smaltimento sono noti più o meno da un decennio. E sono sempre gli stessi. Non a caso, infatti, ciclicamente tornano ad affacciarsi gli stessi nomi: Falcognana, Pizzo del Prete, Cupinoro, Guidonia, Malagrotta e via dicendo. 
L’appuntamento è posticipato a domani, mercoledì, quando il Tavolo dovrà produrre la relazione finale nella quale i tre tecnici - Laura D’Aprile per il Comune, Paola Camuccio per Città Metropolitana e Flaminia Tosini per la Regione Lazio - dovranno indicare i siti sui quali calare gli impianti necessari a Roma.
Il cui sindaco, Virginia Raggi, appare decisamente molto interessata a trovare un colpevole cui addossare la colpa del disastro: “Roma è pronta a fare la sua parte, ma gli ennesimi provvedimenti emergenziali non servono. Dopo la giustissima chiusura di Malagrotta non è più stato fatto nulla. La commissione Ue ha già rappresentato alla Regione Lazio che l’inerzia prolungata per sette anni costituisce un fatto estremamente grave, preludio a una prossima procedura di infrazione. Roma vuol fare la sua parte ma all’interno del piano regionale rifiuti. La Regione sta dicendo che Roma Capitale deve fare una o più discariche sul proprio territorio con un provvedimento emergenziale. Io ricordo che le cosiddette ordinanze hanno una durata di 6 mesi prorogabile fino a 18 mesi. Io non ho mai visto una discarica che dura solo 18 mesi. La Regione con un provvedimento che ha durata massima di 18 mesi vuole farci andare in deroga a norme ambientali e a norme sulla tutela della salute dei cittadini per aprire una discarica che rimarrà a Roma per molti anni. Io credo che non sia la soluzione giusta. Tre milioni cittadini romani hanno la stessa dignità degli altri cittadini del Lazio”.
La guerra dei rifiuti finisce per coinvolgere tutti: a Civitavecchia, durante un sit in di protesta contro la decisione della Raggi - un’ordinanza emergenziale, per altro - di aumentare il quantitativo di rifiuti da portare nella città costiera, un camion Ama è stato bloccato dai manifestanti. 
E “l’incendio” sul problema rifiuti, dopo tre anni e mezzo di fallimenti targati M5S che si sommano a quelli precedenti targati centrodestra e centrosinistra, rischia di diffondersi rapidamente ovunque. Ieri in Commissione Ambiente è stata bocciata la proposta di una società privata di creare un impianto per biomasse sulla Prenestina con la motivazione di eccessiva vicinanza di alcune abitazioni. Dopo le proteste a Falcognana, venerdì si terrà una nuova manifestazione, di mattina, durante il Consiglio straordinario sui rifiuti del 6 dicembre al Campidoglio, alla quale parteciperà una folta delegazione dal territorio di Civitavecchia e dei Comuni limitrofi. La politica dei “no” e dei veti sta raggiungendo il suo apice.

sabato 30 novembre 2019

RIFIUTI; TECNICI AL LAVORO


Lunedì 2 seconda e ultima riunione del tavolo tecnico sui rifiuti con invito anche al neo amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis. Ieri Regione, Città Metropolitana e Comune si sono incontrati, in “casa” Zingaretti, nella sede della Giunta regionale. Al tavolo i tre direttori apicali sul cui capo ricade la gestione del ciclo dei rifiuti: Laura D’Aprile, per il Campidoglio, Paola Camuccio per Palazzo Valentini e Flaminia Tosini per la Regione. 
Note ufficiali non ne sono state rilasciate, quindi, le notizie che trapelano sono tutte indiscrezioni informali. Incontro tecnico, incentrato principalmente all’analisi dei criteri da utilizzare nella selezione delle cosiddette “aree bianche”, ovvero quelle zone del territorio sul quale è possibile realizzare impianti per il ciclo dei rifiuti. Impianti che possono andare dai tritovagliatori, agli inceneritori, dai TMB (trattamento meccanico biologico) ai termovalorizzatori fino alle discariche di servizio.
Sono le diverse normative nazionali e regionali quelle che determinano la scelta di un’area: la vicinanza di scuole, ospedali, case di cura o luoghi vincolati, abitazioni e via dicendo sono gli elementi principali che portano a indicare un’area come “bianca”, cioè senza elementi che vietino di realizzare impiantistica per i rifiuti.
Lunedì, dunque, secondo round con l’invito a Zaghis per chiudere martedì quando, almeno su carta, scadrà l’ultimatum della Regione e il tavolo dovrebbe produrre una relazione finale
Che il clima non sia esattamente entusiasta emerge dalle parole dell’assessore regionale ai Rifiuti, Massimiliano Valeriani: “La notizia positiva è che il tavolo è aperto e ci si sta confrontando. La prima cosa prevista dall'ordinanza sta andando avanti, quindi siamo tutti fiduciosi. È nell'interesse di tutti trovare un percorso condiviso, perché il problema dei rifiuti non è un problema di qualcuno contro l'altro ma della città nel cui interesse va risolto”. Con una sottolineatura: “e va risolto a RomaE mentre in Regione ci si consola con l’apertura del tavolo, l’ennesimo “nuovo” corso Ama in salsa grillina lancia il “piano industriale partecipato, fatto, per la prima volta, anche dai 7.500 dipendenti di Ama”. Ovvero, un sondaggio interno rivolto ai lavoratori dell’azienda invitati a “dare un contributo di idee per le attività future dell’azienda a breve, medio e lungo termine”. Con una lettera ai dipendenti, Zaghis spiega il “rovesciamento della piramide gerarchica” aggiungendo “del resto anche Steve Jobs ha lavorato alla Atari”. La stessa Ama che prevede di assumere “350 nuovi dipendenti” per “rinforzare gli addetti ai servizi di pulizia e raccolta dei rifiuti” più 5 dirigenti apicali in “ruoli di comando in settori operativi”.

giovedì 14 novembre 2019

LEMMETTI: "LA TARI NON AUMENTERÀ"


Promessa di Gianni Lemmetti, assessore al Bilancio della Giunta Raggi: “la Tari (tariffa rifiuti, ndr) non aumenterà”. E questo anche se il bilancio Ama 2017 - quello non ancora approvato e che è costato la poltrona di Ama prima a Lorenzo Bagnacani e poi a Luisa Melara nonché all’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari - dovesse chiudere in negativo. Eventualità tutt’altro che improbabile.
Questo è quanto è emerso dalla seduta della Commissione Trasparenza di ieri mattina, convocata per ascoltare il neo amministratore unico, Stefano Zaghis (impegnato al Ministero) e gli assessori all’Ambiente, Fiorini, e, appunto, al bilancio, Lemmetti. 
Seduta di Commissione che si è svolta come un incontro di scherma: il presidente Marco Palumbo (Pd) e il consigliere Francesco Figliomeni (FdI) da una parte, Lemmetti e Fiorini dall’altra. 
La questione di fondo è quella famosa dei crediti cimiteriali: in sostanza, i consiglieri cercavano di capire se il “buco” sui servizi cimiteriali, i famosi 18 milioni di euro mancanti, potesse essere “scaricato” sulla Tari con un aumento della tariffa. 
Spiega Lemmetti: “I crediti dei rifiuti sono in equilibrio”, ha spiegato, quindi “non dovremo rivalerci sulla Tari ma bisognerà mandare in pareggio i servizi cimiteriali". Insomma, secondo Lemmetti non è possibile "scaricare le eventuali inefficienze dei servizi cimiteriali sulla tariffa della raccolta dei rifiuti. Sono due cose diverse”.
Assai poco convinte le opposizioni. Figliomeni: “in caso di segno negativo del bilancio sulla parte rifiuti la norma Tari prevede immediato riequilibrio tariffario. Ci chiediamo se la Giunta disporrà un aumento della tariffa”.
Valeria Baglio (Pd) attacca: “Lemmetti mischia le carte: il nodo sono i sovracosti che Ama ha sostenuto sullo smaltimento dei rifiuti: 30 milioni di euro in più nel 2017 e circa 20 nel 2018 senza contare le emergenze del 2019. Ora, evidentemente, non sanno come fare a far quadrare i bilanci. Questa à la vera posta che potrebbe far aumentare la tariffa della Tari”.
Chiude Palumbo: “Ci auguriamo che davvero la Tari non aumenterà ma aspettiamo Lemmetti e suoi al varco del Bilancio di fine anno per verificare come faranno quadrare i conti”.

giovedì 3 ottobre 2019

DISASTRO RIFIUTI, OGGI RAGGI IN CONSIGLIO COMUNALE


Mentre presidi e medici lanciano l’allarme sui rischi per la salute, oggi pomeriggio alle 14.00, Virginia Raggi, sindaco di Roma, riferirà in Aula al Consiglio comunale sulla “situazione societaria di Ama e Roma Metropolitane” mettendo così una pezza alla mancata presenza in Aula martedì, nonostante le pressanti richieste delle opposizioni, con i lavori che erano stati bruscamente interrotti dalle notizie sopraggiunte in Aula sulle dimissioni del Cda di Ama e per la carica della polizia contro i lavoratori di Roma Metropolitane.
Oggi, giornata di dichiarazioni: la politica, più o meno indistintamente, chiede le dimissioni della Raggi e il commissariamento di Ama (strada giuridicamente non percorribile). Qualcuno aggiunge alla richiesta di dimissioni anche il presidente della Regione, Nicola Zingaretti. E è prevista per domani la formalizzazione del nuovo amministratore unico, Stefano Zaghis, attivista 5Stelle della prima ora, nominato nel momento più buio a risollevare le sorti dell’Azienda dei rifiuti.
In Campidoglio la rigidità sulla questione conti e bilanci non sembra attenuarsi neanche di fronte alle dimissioni del secondo management in tre mesi: a Palazzo Senatorio sono certi di aver ragione sui conti. 
Per cercare di garantire un minimo di continuità al lavoro dell’azienda e non precipitare anzitempo verso il baratro, ieri il Collegio sindacale - che fino alla formalizzazione di Zaghis deve sbrigare gli affari correnti - ha incontrato tecnici e funzionari di Ama, controllato il fondo cassa e convocato  l’assemblea per il 10 e 12 ottobre per prendere atto delle dimissioni della Melara e dei suoi e della nomina di Zaghis. Al quale, stando a quanto dichiarato dal direttore dell’Area Rifiuti dell’Assessorato all’Ambiente, Laura D’Aprile, spetterà il compito di presentare in Campidoglio la versione definitiva del Piano industriale. Ovviamente, in aggiunta alla redazione di un bilancio per il 2017 che vada bene al Campidoglio e eviti a tutti di finire davanti ai magistrati della Procura o alla Corte dei Conti. Il cui viceprocuratore del Lazio, Massimo Lasalvia, nei prossimi giorni ha convocato il CdA uscente: dopo Bagnacani, ora è il turno della Melara, Longoni e Ranieri spiegare le questioni economiche che hanno generato la rottura del rapporto fiduciario con Palazzo Senatorio. 
E veniamo all’allarme lanciato dai medici e dai presidi. “A Roma si rischia l'emergenza sanitaria per i rifiuti” affermano Antonio Magi e Pierluigi Bartoletti, presidente e vice presidente dell'Ordine provinciale dei medici-chirurghi e degli odontoiatri (Omceo) di Roma. Aggiungendo: “Occorre evitare che si creino cumuli di immondizia e che un simile degrado diventi attrattivo per gli animali. Non c'è tempo da perdere”. A raddoppiare l’allarme anche l’Associazione nazionale Presidi: “Come segnalato da molti presidi, sia in zone centrali della città sia in periferia la situazione dei rifiuti abbandonati presso gli edifici scolastici o all'interno dei cortili sta aggravandosi di giorno in giorno. Chiediamo che ogni Asl di zona si attivi per verificare lo stato igienico-ambientale ed eventualmente proceda alla richiesta di chiusura degli istituti”.

mercoledì 2 ottobre 2019

QUEI MANAGER CHIAMATI PER SALVARE AMA E ANDATI VIA SBATTENDO LA PORTA


Stefano Zaghis è il settimo vertice di Ama dell’era Raggi. Subentra a Luisa Melara che, in stile Branduardi, era succeduta a Lorenzo Bagnacani che era succeduto a Antonella Giglio che era succeduta a Alessandro Solidoro che era succeduto a Daniele Fortini. Con, in mezzo, la direzione generale di Stefano Bina
Se Fortini era un’eredità della Giunta Marino e, quindi, tutto sommato, quasi comprensibile il suo avvicendamento nello spirito dello spoils system al cambio politico di Amministrazione, tutti gli altri sono stati presentati dalla Raggi come i salvatori della Patria. E, uno dopo l’altro, se ne sono andati sbattendo la porta. E se con Bagnacani, le registrazioni dei colloqui e le carte in Procura si pensava di aver toccato il fondo, con la lettera della Melara si è andati anche oltre il fondo.
Insieme ai management l’intera gestione dei rifiuti ha visto l’avvicendarsi di due assessori e mezzo: prima Paola Muraro, nominata alla guida dell’Ambiente nella Giunta originaria a luglio 2016 ma dimessasi troppo presto, il 14 dicembre 2016, per il coinvolgimento, poi archiviato, in un’inchiesta giudiziaria su Ama. E poi di Pinuccia Montanari, succeduta alla Muraro il 22 dicembre rimasta in carica fino all’8 febbraio scorso quando, proprio a causa dello scontro al calar bianco fra Ama e Campidoglio, fra Bagnacani e Lemmetti, sulla questione dei bilanci, prese le difese di Bagnacani e ci rimise l’incarico. 
Il mezzo, poi, è, paradossalmente, la Raggi stessa. Dal giorno delle dimissioni della Montanari, infatti, non c’è più un assessore con la delega ai Rifiuti e, quindi, ad Ama. L’attuale assessore all’Ambiente, Laura Fiorini, nominata il 4 settembre scorso, ha infatti solo la delega al Verde mentre quella ai rifiuti, non assegnata a nessuno, rimane in capo al Sindaco.
Luisa Melara, Paolo Longoni e Massimo Ranieri, rispettivamente presidente, Ad e consigliere di Ama, si sono dimessi formalmente alle 6 del pomeriggio di ieri. Sono durati in carica solo 104 giorni e, di fatto, non sono riusciti a toccar palla: immediatamente sommersi dalla crisi di giugno dei rifiuti che ancora non si è esaurita, hanno potuto solo mettere in campo una serie di iniziative tampone per arginare il problema senza poterlo realmente affrontare. 
Il post pubblicato martedì 1 ottobre sulla pagina facebook del sindaco,
Virginia Raggi, mentre il CdA di Ama formalizzava le proprie dimissioni
Ora arriva l’era Zaghis: il suo nome era già circolato per Ama proprio nel periodo di interregno fra Bagnacani, dimessosi a inizio febbraio, e la Melara nominata il 7 giugno, come uno dei papabili per andare a guidare l’azienda di via Calderon de la Barca. Ora è il suo turno nel silenzio del sindaco, Virginia Raggi, che oggi non si è presentata in Consiglio comunale per riferire sulla tripla crisi di Ama, di Roma Metropolitane e delle talpe della Metro C oramai sepolte grazie all’inerzia della sua Amministrazione ma con l’orchestrina mediatica del Campidoglio che, mentre il CdA Melara si dimetteva, si occupava di pubblicare sulla pagina facebook del Sindaco l’ennesimo post dedicato alle macchinette mangiaplastica: perfetto stile Titanic.